Apr 152014
 
Cacciatore di schiavi, Johann Moritz Rugendas, 1823

Cacciatore di schiavi, Johann Moritz Rugendas, 1823

I negri possiamo dire essere stati l’unica manodopera importata con la forza nelle terre americane del dopo Colombo, negri trasportati e utilizzati con violenza, negri che sono stati “elementi” necessari e imprescindibili nell’economia del continente.

E in Argentina il loro arrivo si ha già verso la fine del ‘500, un flusso più o meno continuo che seguì almeno fino ai primi dell’800. Secondo alcuni calcoli (1), entrarono legalmente o illegalmente nel territorio argentino fra il XVII e XVIII sec. qualcosa come 40.000 di origine africana, una massa che talvolta era il 40-45% della popolazione di origine europea, per esempio nella città di Tucumán.

I principali mercati di schiavi che si conoscono a Buenos Aires durante il XVIII sec. erano tre: uno appartenente alla Compañia Francesa de Guinea, operante nel sud della città dove oggi c’è il Parque Lezama; un altro inglese proprietà della South Sea Company nei pressi della Quinta del Retiro; infine quello degli spagnoli, negli ultimi anni del ‘700, nella zona dell’allora dogana, vicino il Riachuelo, detto Barracas.

I prezzi variavano da zona a zona, da corporatura a corporatura, da età a età, dall’essere maschile o femminile, adulto o vecchio. Nel 1731, un gruppo di essi si vendeva a Mendoza per 50 pesos a testa (2) più che nell’odierna capitale, mentre a Santiago del Cile potevano essere smerciati a 100 pesos di più.

Sebbene i negri fossero la maggiore forza lavoro, esistevano altri “individui” che partecipavano ai lavori quotidiani. Seguiamo il racconto di due padri gesuiti, Gaetano Cattaneo e Carlo Gervasoni che vissero in prima persona l’esperienza di visitare il Sud America e quei luoghi in particolare:

“[…]

Si trova la città di Buenos Aires sulle rive del grande Rio de la Plata, a 200 miglia dalla sua foce, ed è la capitale della provincia denominata Rio de la Plata, di cui fanno parte altre due piccole città, una chiamata Santa Fe e l’altra Corrientes, che sono le uniche di questa vasta provincia. Questa è la migliore e più popolata delle città che si trovano da questa parte delle imponenti montagne delle Ande fino al mare, a tal punto che hanno tre o quattro o al massimo cinque o sei mila anime (tranne Assunzione che è molto più numerosa), a Buenos Aires ve ne saranno almeno sedicimila, fra cui un migliaio di spagnoli europei e tre o quattromila spagnoli del paese, discendenti in linea retta da quelli che in precedenza si stabilirono qui con le loro famiglie e che si distinguono poco o nulla dagli europei né nello spirito né nelle capacità. Questi ultimi sono chiamati creoli. Tutto il resto sono mulatti, meticci e neri. Sono chiamati mulatti i nati da legittimo matrimonio tra bianchi e negri o viceversa […], meticci coloro i quali nascono da spagnoli sposati con indigeni o viceversa […]. I negri sono molti e l’America è piena di loro, non perché esista qualche nazione di negri, ma perché vengono continuamente portati dall’Africa dai britannici, dove li acquistano a migliaia come bestiame […]

Questi sono gli unici in tutte queste province che servono nelle case, coltivano i campi e lavorano in tutti gli altri ministeri. E se non fosse per questi schiavi non si potrebbe vivere, perché nessun spagnolo per quanto povero venga dall’Europa vuole essere servo, ma una volta raggiunte le Indie, anche non avendo con che sostenersi, vuole essere signore.

[…]” (3)

*****

- 1. Félix Luna, Historia integral de la Argentina, 2, El sistema colonial, Booket, Buenos Aires, 2009, pag. 258.
- 2. Félix Luna, Historia integral de la Argentina, 2, El sistema colonial, op. cit. pag. 261.
- 3. Segunda carta del padre Cattaneo, Societatis Iesu, a su hermano José, de Módena (»»qua) (trad. di Gaspare Armato).

Mar 282014
 

Una serie di immagini tratte da pubblicazioni dell’epoca, prodotto talvolta di viaggiatori che hanno descritto ciò che hanno visto o sentito, che si riferiscono alla storia dell’America del Sud durante la conquista spagnola. Suggerisco dettagliarle con estrema cura, presentano particolari davvero interessanti, per esempio, nella terza i locali sono dipinti senza capelli.

Lama caricati di merce destinata agli spagnoli

Metodo con cui i minerali preziosi, argento e oro, venivano trasportati, in Perù, dai lama, XVII sec. Quando un animale era sovraccaricato, spesso si sedeva e difficilmente si rialzava. Se scappavano, dovevano essere uccisi per recuperare il carico.
- Immagine da Theodor de Bry; autore dell’opera Historia general de los hechos de los castellanos Antonio de Herrera y Tordesillas.

*****

Donna che rema in una zattera

Una donna rema in una zattera fatta di balsa, fine XVII secolo. Già dalla prima metà del ‘500 questo tipo di imbarcazioni erano note agli spagnoli (Pizarro).
- da Francisco Coreal, Voyages de François Coreal aux Indes Occidentales.
- nota: Coreal potrebbe essere il nome fittizio di uno scrittore che non ha mai viaggiato nei territori descritti nel libro.

*****

L'inca Atahualpa in catene

Atahualpa, l’ultimo re degli Incas, giustiziato dagli spagnoli nel 1533. Qua viene mostrato con le catene ai polsi e al collo. Attorno alla sua immagine, scene di vita quotidiana degli indigeni locali.
- Immagine da Theodor de Bry; autore dell’opera Historia general de los hechos de los castellanos Antonio de Herrera y Tordesillas.

*****

Ostaggi in mano spagnola

Nativi americani, in questo caso del Costa Rica, detenuti a scopo di estorsione, fine XVII inizi XVIII sec., con il fine di essere riscattati dietro ricompensa. Notare gli esotici animali (sic) e il cesto che doveva contenere oro, argento e oggetti vari (vedi qua).

Mar 052014
 
Giorgio III in avanzata età

Giorgio III in avanzata età

Personaggio chiave nell’Europa del XVIII primi decenni del XIX secolo, Giorgio III Hannover (1738-1820) successe al nonno Giorgio II, morto il padre, Federico di Hannover (1707-1751), quando lui ancora giovane.

Amante delle arti – ricordiamo fondò nel dicembre 1798 la Royal Academy of Arts -, delle scienze, buon collezionista di libri, di mappe, di musica, religioso a tal punto da restare per varie ore al giorno in preghiera, ebbe ben 15 figli dalla regina Carlotta di Meclemburgo-Strelitz (1744-1818), molti dei quali raggiunsero l’età adulta, e addirittura due furono sovrani britannici, uno re di Hannover e una principessa di Württemberg.

Nel 1811, il sovrano britannico, quasi cieco e pieno di reumatismi, fu dichiarato pazzo, vivendo rinchiuso nel castello di Windsor fino alla sua morte. E a proposito dei suoi disturbi mentali, vale la pena sottolineare il film, diretto da Nicholas Hytner,  La pazzia di Re Giorgio, del 1994, in cui si sottolinea, fra l’altro, anche la perdita di potere da parte della corona inglese a favore del Parlamento. Nello stesso tempo l’opera cinematografica, premio Oscar per la migliore scenografia, mostra le pratiche mediche del periodo giorgiano che tentavano curare il re cercando di comprendere il corpo umano, per esempio, attraverso le analisi delle feci e delle urine, proponendo cure come le purghe e altro ancora.

Vari eventi di un certo rilievo interessarono il suo regno, fra cui ricordiamo:

→1763:
Trattato di Parigi, termina la Guerra dei Sette Anni, la Gran Bretagna diventa una potenza mondiale;

→ 1776:
Dichiarazione di Indipendenza Americana, la Gran Bretagna in seguito perde parte dell’America;

→ 1789-1815:
Rivoluzione francese e successive guerre napoleoniche;

→1805:
Battaglia di Trafalgar, morte dell’ammiraglio Lord Nelson, oramai la Gran Bretagna è una potenza marittima;

→ 1807:
Abolizione del commercio degli schiavi.

YouTube Preview Image

Mar 012014
 

Questo non vuole essere un articolo sulle mongolfiere (ne avevo accennato »»qua), né essere dedicato al volo e alla sua storia, desidera solo rilevare le grandi possibilità dell’ingegno umano (»»qua), del suo passare dalle idee alla realizzazione, dalla fantasia alla realtà, una realtà concreta e tangibile che ha accompagnato lo sviluppo del nostro esistere su questa Terra a trasformazioni davvero sbalorditive. Trasformazioni avvenute, se lo pensiamo bene, specialmente in questi ultimi due secoli quando, a partire dalla Rivoluzione industriale, gli avanzi tecnologi sono stati di un livello e di una rapidità prima impensabile. L’Illuminismo, inoltre, supponiamo essere stato ulteriore motore di spinta di quella ricerca scientifica che già procedeva dal XVII secolo.

L'elicotterro, o la vite aerea, di Leonardo da Vinci

L’elicotterro, o la vite aerea, di Leonardo da Vinci

Si accennava all’ingegno: chi meglio di Leonardo potrebbe personificarlo? Fu suo un primitivo tentativo di creare un’elica per portare l’uomo fra le nuvole.

Trovo, se questo strumento a vite sarà ben fatto, cioè fatto di tela lina, stopata i suoi pori con amido, e svoltata con prestezza, che detta vite si fa la femmina nell’aria e monterà in alto” (1).

Ma tutto finì lì, su qui fogli che sono giunti fino a noi e che testimoniano il suo acume, la sua fantasia.

Sebbene vi siano stati vari tentativi fra il Seicento e il primo Settecento (1709), ricordiamo a mo’ d’esempio il gesuita portoghese Bartolomeu Lourenço de Gusmão, furono solo i famosi fratelli francesi a dar avvio ai giochi.

La mongolfiera dei fratelli Montgolfier, 1783

La mongolfiera dei fratelli Montgolfier, 1783

Dicono esserci stati 130.000 spettatori in quel 19 settembre francese del 1783. In presenza di Luigi XVI e Maria Antonietta, il pallone gonfiato con aria calda dei Montgolfier s’innalzava lentamente. E fu tale l’impatto che ebbe nella mente collettiva del tempo – l’uomo sfidava la natura e si preparava a emulare gli uccelli -, che l’eco si propagò ben presto per il continente europeo, aprendo le sfide sulla creatività e sulle immense possibilità della mente.

Una sfida, dicevamo, non da tutti recepita e compresa, allora come oggi. Mettiamoci nei pensieri di un povero contadino vedersi cadere sulla testa un tale oggetto sconosciuto e non sapere che cosa essere e che reazione avrebbe dato, immaginiamoci la sua paura, il suo comportamento, il suo difendersi.

Allarme generale degli abitanti di Gonesse, Francia, causato dalla caduta della pallone volante dei Montgolfier, 1783

Allarme generale degli abitanti di Gonesse, Francia, causato dalla caduta della pallone volante dei Montgolfier, 1783

Nel frattempo il nostro Monti, Vincenzo il poeta del Settecento, celebrava nel suo “Al Signor Montgolfier”:

“[…]
Deh! perchè al nostro secolo
non diè propizio il Fato
d’un altro Orfeo la cetera,
se Montgolfier n’ha dato?
[…]” (2)

La mongolfiera di Vincenzo Lunardi, 1784

La mongolfiera di Vincenzo Lunardi, 1784

Tuttavia ci voleva qualcosa di più leggero dell’aria. Nel 1766, Henry Cavendish aveva ideato un apparato per produrre diidrogeno.

L’immagine di sopra rappresenta sicuramente la prima mongolfiera che sorvolò i cieli inglesi: era il 15 settembre del 1784. Il pallone era stato gonfiato con idrogeno da Lunardi, quel Vincenzo nato nella nostra Toscana Lucca, e si elevava da Chelsea, Londra. Gli spettatori erano migliaia, da tutte le parti, addirittura dai tetti delle case. Presente altresì la corte reale. Il volo durò ben oltre due ore.

Oramai la competizione era stata lanciata, di lì a poco gli sforzi dell’intelletto umano daranno origine a macchine sempre più complesse, per arrivare ai primi rudimenti dei fratelli Wright e del loro Flyer (1903).

Crocifissione, 1350 c.ca, nel Monastero Visoki Decani, Kosovo

Crocifissione, 1350 c.ca, nel Monastero Visoki Decani, Kosovo

Giochiamo adesso un po’ con l’immaginazione e trasportiamoci in pieno Medioevo. Siamo sicuri che le prime macchine volanti con uomini dentro siano state quelle dei fratelli Montgolfier?

1350 circa: questo affresco di sopra che rappresenta la Crocifissione, è in Kosovo, sull’altare del monastero Visoki Dečani. Ai due lati, due individui sembrano pilotare due palle, due “oggetti volanti” poco usuali, siamo a metà XIV secolo (sic!).

E mentre riflettiamo, vediamoci questo simpatico video:

YouTube Preview Image

*****

- 1. Manoscritto B, foglio 83 v., 1483-1486.
- 2. »»qua.

Feb 252014
 
A sinistra, esecuzione di Carlo I d'Inghilterra, a destra esecuzione di Luigi XVI di Francia

A sinistra, esecuzione di Carlo I d’Inghilterra, a destra esecuzione di Luigi XVI di Francia

È assai probabile che Luigi XVI e soprattutto sua moglie sognassero di ripetere la storia di Carlo 1°, e di dare una battaglia in piena regola al parlamento, ma con successo migliore. La storia del re inglese era il loro incubo: si afferma anzi che l’unico libro che Luigi XVI fece venire dalla sua biblioteca di Versaglia a Parigi, dopo il 6 ottobre, fosse la storia di Carlo 1°.” (1)

Londra, 30 gennaio 1649, decapitano Carlo I d’Inghilterra;
Parigi, 21 gennaio 1793, Luigi XVI di Francia subisce la stessa sorte: la Rivoluzione francese accelera il passo.

La testa del sovrano inglese, di rimbalzo, ha colpito quella di Luigi XVI facendola cadere a distanza di 144 anni. Due eventi distanti nel tempo e nello spazio, un lungo percorso storico che, in un certo qual senso, è collegato. Se l’hanno fatto gli inglesi, possono farlo anche i francesi, si potrebbe suggerire (sic!).

Nella storia, gli avvenimenti hanno sempre una causa e una conseguenza, così come se di primo acchito possono sembrare slegati, discontinui e indipendenti, alla fine risultano essere, analizzati a distanza di anni, un insieme di fili che si sorreggono a vicenda, una matassa intrecciata dall’uomo nella quale, lo ripetiamo spesso, tutto ha una relazione-interrelazione.

E in effetti, lo scossone che ebbe nel XVII secolo l’Inghilterra degli Stuart, la ricerca di un miglior modo di vivere e governare, quelle tasse – certamente non solo – che gravavano sulle spalle dei meno abbienti, ebbe ripercussioni, con il trascorrere dei decenni, anche nella Francia dell’Ancien Régime di fine XVIII secolo, una Francia in crisi economica e sociale, una Francia che spesso insorgeva per la mancanza di pane, una Francia che vedrà peraltro nella guerra d’indipendenza delle colonie americane motivo d’ispirazione per la sua.

Leggiamo di seguito una serie di articoli riguardanti alcuni particolari della Rivoluzione francese.

- Introduzione alla Rivoluzione francese del 1789.
- La marcia su Versailles, ottobre 1789.
- L’abolizione dei diritti feudali in Francia: 1789.
- I cahiers de doléances nella Francia del XVIII secolo.
- Le donne della Rivoluzione francese.

*****

- 1. Petr Alekseevic Kropotkin, La Grande Rivoluzione: 1789-1793, kindle pos. 2195.

Feb 212014
 

Gli scambi commerciali fra Oriente e Occidente videro un incremento dal XVII secolo in poi. La Cina del periodo in questione è uno dei paesi più ricchi e popolosi del mondo, produce tè, sete, porcellane, spezie, beni di lusso. L’arte ha buona fioritura, nonostante la politica conservatrice del potere, un’arte in cui i pittori e gli artisti in generale preservano le tradizioni, cercando di reinterpretare il passato, sviluppando, dove possibile, temi e tecniche ancestrali.

Affermatisi con la dinastia Ming, i lavori in porcellana si estesero maggiormente con gli imperatori Qing. Accanto a scene di figure campestri o di corte, entra nella rappresentazione anche la mitologia, si aggiungono colori ai classici bianco e azzurro, il tutto si fa più articolato, composto.

E proprio la Cina, in quei decenni fu all’attenzione delle diplomazie europee (leggi »»qua), oltre che terreno di evangelizzazione cattolica. Ricordiamo solo il ruolo che svolsero i gesuiti (leggi »»qua), fra gli altri, nel portare non solo la Parola Divina, ma anche innovazioni tecniche e cultura. Così come, sempre questi, furono tramite per far conoscere una civiltà esotica che stava sempre più conquistando case palazzi e dimore dell’occidente.

La moda sempre crescente degli oggetti orientali è documentata anche dal costante aumento di prezzi che ne permetteva l’acquisto solo ai più ricchi, ma col diffondersi di questa moda anche fra gli strati sociali meno abbienti si cominciò ad avere un’insistente richiesta di oggetti più economici. Le arti cinesi erano diventate di gran moda e gli artigiani europei furono costretti ad imitare gli oggetti orientali, per soddisfare anche collezionisti meno ricchi.” (1)

Case palazzi e dimore, sì, giacché l’arte cinese ebbe buona accoglienza fra i nobili e i borghesi del tempo: era di moda! Arte che, prodotta in gran quantità, viaggerà verso il vecchio continente, influenzando architettura, tessuti, ceramiche, un’esportazione che avrà un certo effetto sulle arti visive di buona parte d’Europa.

Fu tale il successo che intorno al 1709, a Dresda, attuale Germania, si cercò imitarla.

Di seguito, qualche esempio per illustrare visivamente alcuni oggetti di manifattura cinese dell’epoca.

Shoulao, dio della longevità, Dinastia Qing, periodo di Kangxi, metà-fine XVII sec.

Shoulao, dio della longevità, Dinastia Qing, periodo di Kangxi, metà-fine XVII sec.

Shou-lao è il dio della longevità, caratterizzato dalla grossa testa calva, qua con una giacca vivamente decorata da motivi cinesi tipici per augurare la lunga vita.

*****

Piatto cinese, XVII secolo

Piatto cinese, XVII secolo

Piatto di manifattura cinese del XVII secolo destinato al mercato europeo. Nel centro della ceramica possiamo notare un ricorrente tema, anatre in uno stagno, tema, spesso e volentieri, presente nelle tante variazioni.

*****

Zhenwu, Signore del Palazzo Nord, Dinastia Qing, periodo di Kangxi, primi del XVIII sec.

Zhenwu, Signore del Palazzo Nord, Dinastia Qing, periodo di Kangxi, primi del XVIII sec.

Zhenwu è il Signore del Palazzo del Nord, divinità molto importante fra i taoisti. Conosciuto anche come Guerriero Oscuro, altresì rappresentato con un serpente attorcigliato intorno a una tartaruga, protettore sia dello stato sia della famiglia imperiale.

*****

- 1. Mauro Sebastianelli, Maria Rosaria Paternò, Dallo studio tecnico al restauro: le chinoiserie del Museo Regionale di Palazzo Mirto di Palermo, OADI, DOI: 10.7431/RIV01102010, »»qua.
- immagini da MMA.

Jan 262014
 

Sembrerà banale affermarlo, Colombo (1451-1506) non sarebbe approdato sulle coste della futura America, se non avesse viaggiato e sfidato le credenze del tempo. Gli esploratori portoghesi del XV secolo non avrebbero dato i nomi alle nuove terre se non avessero forzato i limiti della conoscenza. Ancor più, Magellano (1480-1521) non avrebbe circumnavigato il globo se non avesse avuto la spinta interiore di andare oltre il sicuro, il noto, portando nell’attraversata la sua esperienza. Questo per quanto riguarda l’età da noi studiata, la moderna.

Jan Bruegel, Paesaggio con viaggiatori, seconda metà XVI sec.

Jan Bruegel, Paesaggio con viaggiatori, seconda metà XVI sec.

Vogliamo andar avanti?

Sulle nostre tavole non ci sarebbero le patate, il peperoncino, il mais se qualcuno, per curiosità, per indagine, per interesse per non li avesse imbarcati in uno dei vascelli diretti verso l’Europa, così come non avremmo conosciuto gli indigeni del nord America se John White non avesse visitato l’odierna Nord Carolina. Non avremmo “visto” certa flora e fauna del sud America se Maria Sybilla Merian non fosse andata in Suriname a disegnare piante e insetti poco noti nel Seicento.

Insomma, per quanto ovvio e logico possa sembrare alla luce della nostra concezione contemporanea della vita, i viaggi sono stati, e sono ancora in un certo qual senso, la forza motrice della nostra civilizzazione, della nostra crescita. L’incontro e incrocio di culture differenti potrebbe essere indicato come punto di forza per lo sviluppo dell’umanità.

Vengono per associazione di idee immediatamente in mente i 15.000 km. del ben famoso viaggio di Marco Polo (1254-1324), un lungo cammino da Venezia a Pechino che avrebbe portato notizie di popoli e mondi lontani (»»qua Il Milione da ascoltare), in quel Medioevo età precorritrice dei grandi viaggi dei secoli successivi.

Non bisogna altresì dimenticare che il nostro Paese fu meta preferita di artisti e letterati del Settecento e dell’Ottocento – certamente non solo di quei secoli -, basta ricordare al Goethe scrittore, al Winckelmann scopritore di Ercolano e Pompei, a Johann Jacob Volkmann anch’egli scrittore, a Guy de Maupassant ammiratore della Venere di Siracusa, fra i tantissimi, personaggi alla ricerca delle impronte del passato per completare il loro percorso di studi, quel Grand Tour a cui tutti, aristocratici e non, aspiravano, e che poteva durare da pochi mesi ad anni interi.

L’Italia senza la Sicilia, non lascia nello spirito immagine alcuna. È in Sicilia che si trova la chiave di tutto [...] La purezza dei contorni, la morbidezza di ogni cosa, la cedevole scambievolezza delle tinte, l’unità armonica del cielo col mare e del mare con la terra… chi li ha visti una sola volta, li possederà per tutta la vita […]”. (1)

Vuoi in carrozza, vuoi a cavallo, vuoi in barca, percorrevano, in condizioni per noi poco comode, le strade e le campagne di mezza Europa, ritraendo con i colori con la matita con la scrittura gli aspetti più bizzarri e interessanti di paesaggi e costumi che colpivano la loro attenzione, prodotto per ricordare e far conoscere le loro peregrinazioni.

Goethe ammirando il Colosseo, Jakob Phillip Hackert, 1790 ca.

Goethe ammirando il Colosseo, Jakob Phillip Hackert, 1790 ca.

Si accavallano i decenni, passano i secoli. I viaggi restano ancora oggi un modo per incontrare “l’altro” e andar oltre le frontiere patrie della mentalità e delle proprie tradizioni. Scriveva Bruce Chatwin (1940-1989), autore britannico di racconti di viaggi, nel suo Anatomia dell’irrequietezza:

Il viaggio non soltanto allarga la mente: le dà forma.” (2)

Lo stesso autore che in un’altra sua opera annotava:

Non riescono a star fermi [gli sherpa], e nella terra degli sherpa, ogni pista è contrassegnata da cumuli di sassi e bandiere da preghiere, messi lì a rammentare che la vera casa dell’Uomo non è una casa, ma la Strada, e che la vita stessa è un viaggio da fare a piedi” (3),

quasi a dire che l’essere nomadi è insito nel DNA di noi umani.

Oggigiorno la tecnologia ha accorciato le distanze, attenuato le incertezze, ha eliminato i possibili pericoli, si sa già a che cosa si andrà incontro, il viaggio sembra, per alcuni, più una ricerca interiore, una sfida con sé stessi.

Una maniera, il “girovagare”, per entrare nelle dinamiche contemporanee di un mondo che oramai appare senza più confini fisici territoriali, un mondo alla portata di tutti, e ancor più con le immense possibilità che offre internet, fra cui quella di poter viaggiare e lavorare nello stesso tempo, un nomadismo che, nell’accezione moderna, diventa digitale (»»qua).

Prima del viaggio si scrutano gli orari,
le coincidenze, le soste, le pernottazioni
e le prenotazioni (di camere con bagno
o doccia, a un letto o due o addirittura un flat);
si consultano le guide Hachette e quelle dei musei,
si cambiano valute, si dividono
franchi da escudos, rubli da copechi;
prima del viaggio s’informa
qualche amico o parente, si controllano
valige e passaporti, si completa
il corredo, si acquista un supplemento
di lamette da barba, eventualmente
si dà un’occhiata al testamento, pura
scaramanzia perché i disastri aerei
in percentuale sono nulla;
prima del viaggio si è tranquilli ma si sospetta che
il saggio non si muova e che il piacere
di ritornare costi uno sproposito.
E poi si parte e tutto è O.K. e tutto
è per il meglio e inutile.

E ora, che ne sarà
del mio viaggio?
Troppo accuratamente l’ho studiato
senza saperne nulla. Un imprevisto
è la sola speranza. Ma mi dicono
che è una stoltezza dirselo.” (4)

E allora un viaggio potrebbe iniziare così:

YouTube Preview Image

*****

- 1. Johann Wolfgang von Goethe, Viaggio in Italia, Mondadori, 2004.
- 2. Bruce Chatwin, Anatomia dell’irrequietezza, Adelphi, 2012.
- 3. Bruce Chatwin, Che ci faccio qui?, Adelphi, 1990.
- 4. Eugenio Montale, Prima del viaggio, in Satura (1962-1970).

Jan 092014
 

“Vitium impotens, virtus vocatur”
Il vizio impotente è chiamato virtù
(Seneca)

William HogarthWilliam Hogarth nacque nella Londra pre-industriale il 10 novembre 1697 e vi morì all’età di 67 anni, il 26 ottobre 1764. Oltre a essere pittore, fu anche uno dei più grandi incisori dell’epoca, essendo stato uno dei pochi a ottenere gloria e fama durante la sua vita.

Da ragazzo entrò nella bottega di un suo lontano parente, tale Ellis Gamble, per apprendere l’arte dell’incisione sull’argento. Dopo circa sei anni di apprendistato, stanco di replicare sempre le stesse cose, se ne andò per conto suo aprendo una piccola bottega per incidere sul rame. Sin dall’inizio si manifestò la forza del suo carattere: un semplice, elegante e architettonico cartoncino pubblicitario sulla porta d’entrata annunciava la sua nuova sede, aveva 23 anni.

In quegli anni la pittura inglese attraversava un periodo poco favorevole, in quanto la maggior parte dei dipinti erano eseguiti da artisti europei, gli inglesi non riuscivano a produrre opere degne di nota. Cosicché William cercò di animare sia i colleghi che sé stesso, impegnandosi oltre maniera e perfezionandosi su ciò che era la tendenza del ’700. Il nuovo modello da seguire era l’arte barocca italiana e francese, caratterizzata da elementi quali il movimento, l’energia, la tensione, elementi rappresentati tramite il volume e la prospettiva. Altro componente fondamentale del barocco era la vocazione naturalistica, l’attenzione per le figure umane, per i sentimenti, per la razionalità. Nacquero così, per mano di Hogarth, quadri storici, come le grandi tele per l’ospedale di St. Bartholomew.

Ancora giovane, l’artista inglese illustrò il poema comico-eroico Hudibras di Samuel Butler, con dodici grandi tavole, criticando i puritani. Fu la prima volta che William seguiva il filo di un racconto per raffigurarne le gesta di un eroe che ci ricorda il Don Chisciotte del Cervantes. Era l’anno 1726. L’irrequietezza lo condusse a prendere lezioni di pittura nella scuola d’arte di James Thornhill, di cui sposò segretamente la figlia nel marzo del 1729. Furono gli anni dedicati ai quadri cosiddetti familiari, noti in Inghilterra come scene di conversazione ovvero ritratti di gruppi di famiglie aventi come sfondo una stanza o aperta campagna. Nel ’700, questo tipo di rappresentazioni dovevano dimostrare, raffigurare, rappresentare lo stato sociale, le amicizie, i possedimenti, ma anche l’intimità familiare e la vita domestica del committente. Hogarth ebbe un tale successo, che ben presto divenne famoso. In questi suoi quadri c’è vivacità, naturalezza, dettagli, particolari elaborati. La sua eleganza stava nel non appesantire artificiosamente l’insieme, insieme che nello stesso tempo comunicava sentimenti, espressioni e movimenti.

William Hogarth, Propaganda, ricerca di voti elettorali

William Hogarth, Propaganda, ricerca di voti elettorali

Cercando altri sbocchi ed essendo affezionato al teatro, alla commedia, alla tragedia, alla farsa, dove la rappresentazione si svolgeva in una successione di atti, William decideva di raccontare una determinata storia in una sequenza di immagini. La prima serie da lui composta fu dedicata alla vita di una prostituta, tracciando le passioni, la pietà, il disprezzo, la paura, i dolori, i sentimenti: nasce così la Carriera di una prostituta, era il 1732. Tale fu il successo da indurlo a preparare una seconda serie dal titolo Carriera del Libertino (1732-33). Qua la storia è quella di un uomo libertino, Tom Rakewell, dai comportamenti poco morali e irresponsabili. Con acuto gusto satirico dipinge le tappe della vita di tale personaggio, giovane, frivolo, superficiale, giocoso, che finisce in manicomio. Evidente in tali quadri era anche la vivacità delle emozioni dei protagonisti, gente popolare, gente di tutti i giorni. Il merito di Hogarth fu quello di trasferire in una fila di sequele visive un’accurata azione drammatica, in cui il ritmo era veloce, forte e chiuso. Insomma, in 5 quadri la vita di un personaggio. Affinché giungessero a un vasto pubblico, si passò immediatamente a inciderle. Ulteriore accorgimento di William fu quella di ricorrere alle didascalie ovvero a qualche frase per dare forza e carattere all’intero ciclo.

Si potrebbe dire che sia le illustrazioni per il libro di Butler, Hudibras, sia la sua passione per il teatro siano state fonte d’ispirazione, e quell’idea geniale lo portò ai vertici della popolarità inglese ed europea. Il fine ultimo di tali incisioni era morale, era dimostrare certi errori nel comportamento umano, errori che conducevano i protagonisti a essere esclusi dalla società, essere criticati e derisi.

Altro tema cui William si dedicò fu quello della ritrattistica, genere in alta considerazione nell’Inghilterra del sec. XVIII. Uno dei suoi primi ritratti fu dedicato al capitano Thomas Coram, noto filantropo, seguirono quelli al suo amico, attore di teatro, David Garrick, e tanti altri. Erano gli anni 1740-1750. Ugualmente in codesti quadri, Hogarth mette tutta la sua esperienza affinché risalti una profonda introspezione psicologica, ma anche un certo realismo pittorico. I suoi volti hanno forza, colore, simpatia, emozioni, acquistano propri contrasti chiaroscurali, effetti luministici intensi e pennellate fluide, spesso sentimentali.

William Hogarth, Carriera di un libertino, incisione 1735

William Hogarth, Carriera di un libertino, incisione 1735

Siamo giunti al 1747, quando inizia il ciclo morale dedicato a richiamare i giovani all’ordine, all’operosità e non all’ozio. Con una serie di dipinti intitolati Zelo e infingardaggine, dallo stile grafico crudo, rivela la sua vera intenzione, quella di rimproverare e richiamare l’attenzione dei ragazzi. Altra serie di opere fu dedicata a denunciare i vizi dell’alcol, la crudeltà verso le creature divine, la corruzione del sistema politico: erano gli ultimi lavori del nostro artista.

Alla fine della sua vita si dedicò a scrivere un libro, ancora oggi obbligatorio per gli studenti che si occupano di storia dell’estetica, dal titolo L’analisi della bellezza, in cui tratta dello spazio, del movimento, della superficie pittorica, ma anche dell’eleganza e della grazia.

Per concludere, Hogarth aveva la peculiarità di caratterizzare i suoi personaggi e le sue scene con una sorprendente quantità di osservazioni, che li rendevano vivi, dipingendo l’egoismo, la brutalità, la lussuria, la corruzione, ridicolizzando e drammatizzando il suo tempo, richiamando temi rinascimentali, del barocco, il tutto con la sua forma, il suo carattere, il suo modo di vedere le cose, spesso con il tipico umore inglese.

Moriva così un grande artista del XVIII secolo, un artista che aveva voluto impiegare la vita denunciando i mali dell’epoca, un’epoca in cui si affacciava la rivoluzione industriale, la nuova borghesia, la decadenza degli aristocratici, un’epoca di cambi. La sua arte era il mezzo di propaganda, il suo modo di parlare, criticare, suggerire. Le sue satiriche incisioni, diventate pertanto canale di comunicazione, si rivolgevano non solo al popolo, ai contadini, ai miseri cittadini, ma anche ai nuovi ricchi affinché conoscessero la vera realtà inglese e di Londra in particolare.

L’epitaffio, scritto dal suo amico Garrick, recita: “Addio grande pittore del genere umano”. 

William Hogarth, Carriera di una prostituta, 1732

William Hogarth, Carriera di una prostituta, 1732

Jan 062014
 
Lo Scheggia, Trionfo della Fama, 1449 ca.

Lo Scheggia, Trionfo della Fama, 1449 ca.

Giovanni di Bicci de’ Medici (1360-1429), fondatore del Banco Medici, viene considerato come uno dei primi esponenti di rilievo di una famiglia che tanta influenza ha avuto dagli ultimi decenni del Medioevo fino a inoltrata l’Età moderna, epoca in cui le loro decisioni hanno contribuito a dare un corso ben determinato alla storia dell’Europa. Condottieri, mecenati, duchi, granduchi, papi, cardinali, banchieri, i Medici di Firenze giocarono ruoli ben decisivi.

E fra tutti, Lorenzo de’ Medici è colui che ha rappresentato la famiglia, rendendola famosa ben oltre i confini patri, uomo che, grazie ai vari artisti di cui ha avuto intelligenza circondarsi, ha fatto sì che la Firenze di oggi – ma non solo la città – sia visitata da migliaia di turisti l’anno.

L’immagine di sopra (»»qua), Trionfo della fama (1449), è rappresentata in un vassoio commemorativo dell’epoca – desco da parto -, vassoio adoperato per portare vivande alla nuova madre, nel nostro caso a Lucrezia Tornabuoni (1425-1482), dipinto dallo Scheggia, Giovanni di Ser Giovanni (1406-1486) per celebrare la nascita di Lorenzo de’ Medici, 1449.

Di seguito, una serie di articoli per approfondire alcuni aspetti dell’epoca.

- L’Italia rinascimentale in Europa.
- I Medici rappresentati da Botticelli.
- Lorenzo il Magnifico e alcuni suoi contemporanei.
- I Medici e la congiura dei Pazzi nella Firenze del 1478.
- Cosimo I de’ Medici e l’orologio.
- Gli ultimi Medici.

Jan 022014
 

Elementi di storia moderna.Un e.book che raccoglie ben 16 monografie dedicate ai principali avvenimenti della Storia moderna, dalla scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo, al problema della schiavitù, al cosiddetto Rinascimento, alla Rivoluzione industriale e alle sue conseguenze, alla Rivoluzione francese, passando per l’erotismo, per gli indumenti tipici dell’epoca, per le cucine e le ricette, per elementi di storiografia. Un volume necessario e indispensabile per entrare nelle dinamiche di un periodo del quale siamo figli.

→ Scarica le 677 pagine a solo €. 6,50 

*****

Indice generale

- Sulla scoperta dell’America e dintorni
- Carlo V
- Enrico VIII
- Il denaro nell’età moderna
- L’Europa religiosa del XVI sec.
- Il Rinascimento
- Sulla schiavitù nell’Età Moderna fra il XV e XIX sec.
- Studiare fra il XVI e il XVII secolo
- L’erotismo nell’Età moderna
- A tavola nell’Età moderna
- Su Oliver Cromwell e la Rivoluzione inglese
- I primi passi dell’America a stelle e strisce
- La Rivoluzione industriale
- La Rivoluzione francese
- Vestirsi nell’Età Moderna
- Storiografia e dintorni

Dec 272013
 
Malleus maleficarum

Malleus maleficarum, inizio Cap. V.

Le streghe hanno smesso di esistere
quando noi abbiamo smesso di bruciarle.” (1)

Con una scopa di paglia fra le gambe, con un lungo vestito che svolazzava, la strega del Cinquecento viaggiava qua e là per tentare sovvertire l’ordine religioso: così è illustrata dall’immaginario popolare del tempo. La sua caccia, da parte delle autorità religiose, vuoi cattoliche vuoi protestanti, durò ben inoltrato il XVIII secolo, una lotta che finiva spesso con la morte sul rogo della perseguitata.

Ma la questione viene da ben lontano, da quando religione magia e scienza intrecciano i loro cammini, sicuramente da quando l’uomo è apparso su questa terra, sebbene sia solo nell’Epoca moderna quando il problema viene maggiormente considerato.

E il trattato dei domenicani Jacob Sprenger e Heinrich Institor Kramer, Malleus Maleficarum (1487), sarà un punto di partenza per affrontare la contesa, per identificare e condannare le streghe, una condanna che però sarà eseguita dalle autorità civili, la cui ultima sembra essere stata nel 1782 (»»qua).

*****
-1. Voltaire, Lettere filosofiche, 1734.

Dec 222013
 

Non è mai vano sottolineare l’importanza dei cartografi e della cartografia in generale nel trascorso della Storia moderna, cartografi spesso autori ed editori nello stesso tempo. E sebbene almeno fino a metà del XVI sec., nelle mappe venivano inseriti anche dettagli poco concreti, fantasiosi, con il tempo si perfezionarono, grazie anche alle scoperte scientifiche, sempre più con il fine di raffigurare, per quanto possibile, le realtà territoriali del tempo.

Di seguito due libri che mi sembrano validi per avvicinarci a una materia essenziale nello studio dei fatti dell’epoca, per capire che, per un certo periodo di tempo, le mappe servivano anche come propaganda, per esaltare gesta e conquiste di un re imperatore principe papa, mappe dunque anche a carattere sociale politico, oltre che geografico. E ogni mappa talvolta avrà una storia tutta sua, magari legata alla leggenda, ai racconti dei marinai, dei naviganti, degli esploratori, avrà, per dirla con Attilio Brilli, “del romanzesco” (1).

David Buisseret, I nuovi mondi 

David Buisseret, con I mondi nuovi. La Cartografia nell’Europa moderna, ci immerge letteralmente nelle rappresentazioni territoriali dell’epoca, un’epoca in piena trasformazione politica e geografica, piena di scoperte. Partendo dall’influenza della Grecia e di Roma, per continuare con il Medioevo, approfondisce determinati aspetti dell’Età moderna. Un continuum che serve a capire le trasformazioni avvenute e l’influenza che la cartografia ha avuto nel trascorso della storia, una cartografia utile, fra l’altro, per controllare possedimenti oltremare e preparare battaglie.

*****

Juergen Schulz, La cartografia fra scienza e arte 

Juergen Schultz, La cartografia tra scienza e arte. Carte e cartografi nel Rinascimento italiano.
Premettendo che “È scorretto attendersi da una mappa assoluta attendibilità e precisione, perché alla fin fine il proposito di un cartografo, anche del più moderno, non è mai quello di registrare la nuda verità”, il libro inizia analizzando la famosa veduta di Jacopo de’ Barbari, fino a parlare di Cristoforo Sorte e del Palazzo Ducale di Venezia, per concludere con le belle rappresentazioni murali cartografiche nell’Italia del Rinascimento. Un libro che, scrivendo di carte e cartografi, ci porta in un aspetto del Rinascimento italiano poco conosciuto.

****

- Attilio Brilli, Dove finiscono le mappe. Storie di esplorazione e di conquiste, il Mulino, Bologna 2012, Kindle pos. 3636.

Dec 102013
 

“Cane non mangia cane;
«i feroci leoni non si fanno guerra»;
il serpente non aggredisce il suo simile;
v’è pace tra le bestie velenose.
Ma per l’uomo non c’è bestia più pericolosa dell’uomo.”
(1)

YouTube Preview Image

I “giochi” della guerra hanno avuto parte rilevante nella storia dello sviluppo dell’umanità, hanno preparato e dato vita a stati nazioni confini identità in un mondo che raggiunge i giorni d’oggi ancora dilaniato da lotte spesso intestine, spesso religiose, spesso economiche.

Il sempre maggiore “perfezionamento” delle armi, dalla nascita dell’uomo che si difendeva con pietre e mazze, catapulte e balestre, per passare alla spada alla lancia all’archibugio al cannone alla pistola al fucile alla bomba atomica, identifica periodi più o meno ben precisi che delineano inoltre sviluppi e declini economici e politici che hanno avuto effetto sulle varie società, società che pare essersi evolute – certamente non solo -, almeno in termini materiali, grazie proprio all’uso di questi marchingegni, modificando tuttavia la geografia politica.

La parola guerra sembra incerta a detta di Erasmo da Rotterdam (»»qua altre origini):

Anche i grammatici hanno intuito la natura della guerra: alcuni sostengono che essa si chiama «bellum» per antitesi, perché non ha niente di buono né di bello; la guerra è «bellum» nello stesso senso in cui le Furie sono le «Eumènidi». Altri preferiscono far derivare la parola «bellum» da «bellua», belva: perché è da belve, non da uomini, impegnarsi in uno sterminio reciproco.” (2)

YouTube Preview Image

Un mestiere, quello dei soldati, che prende maggior forza e vigore nell’Età moderna con la formazione di eserciti stabili che scorrazzeranno per mezza Europa, basta ricordare solo la ben famosa Guerra dei Trent’anni (1618-1648) dove ogni mille uomini c’erano a disposizione circa quattro cannoni, oltre all’uso di altre armi da fuoco che cambieranno tattiche e strategie, dove castelli fortezze mura perderanno poco a poco la loro importanza e le battaglie diventeranno sempre più sanguinarie.

Dalla caduta di Costantinopoli – 1453 -, in cui le ancora primitive grandi bocche da fuoco hanno avuto un certo peso, fino alla battaglia di Pavia – 1525 -, in cui gli archibugi hanno dato una buona mano agli spagnoli di Carlo V per sconfiggere i francesi di Francesco I, per passare alla tenace difesa di Vienna – 1683 -, momenti storici in cui l’uso di armi tattiche strategie hanno influito nelle successive decisioni dei governanti per preparare nuove realtà territoriali che formeranno la presente Europa.

Federico il Grande, a capo di uno dei primi eserciti professionali più organizzati e moderni del tempo, la sapeva ben lunga quando scriveva:

La guerra è una sciagura così immane, il suo esito così incerto e le conseguenze, per un paese, così catastrofiche, che i sovrani non avranno mai riflettuto abbastanza prima di intraprenderla.” (3)

Lui, che aveva combattuto per quasi tre decenni in cerca di nuovi confini, per ampliare il suo piccolo regno, lottando contro i grandi che cercavano sottometterlo da est da ovest da sud, lui fautore degli eserciti mercenari, pensando di lasciare continuare a lavorare la popolazione affinché potesse avere i mezzi per pagare i soldati del re.

YouTube Preview Image

Passano i decenni, ma battaglie e guerre sembrano non diminuire d’intensità, morti e feriti servono per “sedersi al tavolo delle trattative” (»»qua) con il fine di imporre e far prevalere le proprie aspirazioni.

E se una volta c’erano i cronisti a raccontare i fatti, descrivendo che cosa avevano visto e che cosa avevano ascoltato, poi entrò la fotografia che aiutò nel lavoro di divulgazione, oggi abbiamo altresì i filmati, le telecamere che presentano il mondo così come appare agli occhi dei giornalisti.

Questo rapido percorso, breve resoconto di idee e pensieri, desidera solo ricordare il triste ruolo che hanno avuto le armi nel destino della nostra evoluzione, soffermando l’attenzione sulle innate capacità distruttive dell’essere umano.

YouTube Preview Image

*****

- 1. Erasmo da Rotterdam, Dulce bellum inexpertis, 1521.
- 2. Erasmo da Rotterdam, Dulce bellum inexpertis, 1521.
- 3. Federico il Grande, L’Anti-Machiavel, 1740.

Nov 212013
 

Ma dobbiamo stare attenti a non cadere nell’errore di coloro che, abbagliati da un esasperato materialismo, ritengono che un elemento molto importante e necessario sia per questo sufficiente. È facile ma assurdo dimenticare che non sono i capitali che fanno gli uomini, ma sono gli uomini che fanno i capitali.” (1)

Nei giochi economici che l’uomo ha creato, i bisogni rivestono una parte importante per lo sviluppo della società, bisogni che, – talvolta ma non sempre – motore di spinta per le innovazioni, hanno dato vita al materialismo nel quale stiamo vivendo. Nel trascorso della storia, ciò che una volta era oggetto di desiderio di lusso di necessità, con il passar del tempo, poteva trasformarsi, rimpiazzato da un altro (ne abbiamo parlato qua).

Crisi depressioni crolli, alti e bassi, elementi costanti nel continuum storico. Oggi ci lamentiamo che il nostro stipendio non ci permette arrivare a fine mese, mentre i nostri genitori rimpiangono l’ieri dove tutto era più “maneggevole”, e i nostri nonni ci ricordano le difficoltà della loro epoca di guerra. Un costante lagnarsi che ci riporta, per esempio, al memorialista francese Gilles de Gouberville (1521-1578) quando nel 1560 scriveva nel suo Journal:

Al tempo di mio padre, si mangiava carne tutti i giorni, si facevano pasti abbondanti e si trangugiava il vino come fosse acqua. Ma oggi tutto è diverso; tutto costa caro… il cibo dei contadini più abbienti è di gran lunga inferiore a quello dei servi di una volta.” (2)

Annibale Caracci, Il mangiafagioli – 1583

A fine XVIII sec., Thomas Malthus (1766-1834) sosteneva che

La popolazione, se non è controllata, cresce in proporzione geometrica. I mezzi di sussistenza crescono solo in proporzione aritmetica” (3),

un concetto che influenzerà le idee dai suoi coevi in poi, da Charles Darwin a Alfred Russel Wallace a John Maynard Keynes, mentre l’economia diventava man mano sempre più globale, l’industria iniziava a far da protagonista.

Una rete commerciale, un “compra-vendi”, che andava da est a ovest da nord a sud. Una Cina, che fino al Quattrocento sembrava esser sviluppata tecnologicamente come o forse più dell’occidente, perderà terreno, così come Portogallo e Spagna lasceranno il dominio dei mari favorendo, con l’avanzare l’età moderna, Francia e Gran Bretagna. Giochi sociali spesso imprevedibili.

Come imprevedibili saranno, secoli dopo, le manipolazioni borsistiche degli anni ’20 del Novecento negli Stati Uniti, potenza mondiale che influisce oramai nelle decisioni di mezzo mondo.

YouTube Preview Image

Passano gli anni, l’Italia cambia la propria economia da agricola a industriale, la Vespa la Fiat 600 la televisione i frigoriferi, gli elettrodomestici in generale, saranno oggetti da tutti desiderati. Gli anni ’60 saranno così ricordati:

YouTube Preview Image

In tutto questo andirivieni, chissà se qualcuno si ricordava delle parole di Adam Smith (1723-1790), quando scriveva nel XVIII sec.:

Nella corsa alla ricchezza, agli onori e all’ascesa sociale, ognuno può correre con tutte le proprie forze, […] per superare tutti gli altri concorrenti. Ma se si facesse strada a gomitate o spingesse per terra uno dei suoi avversari, l’indulgenza degli spettatori avrebbe termine del tutto. […] la società non può sussistere tra coloro che sono sempre pronti a danneggiarsi e a farsi torto l’un l’altro. (4)

Cosicché resta la riflessione che i cambi sono il pane della nostra vita, nulla resta immutabile nel passaggio del tempo, ciò che ieri era vero oggi potrebbe essere da rivalutare e ciò che stiamo costruendo domani sarà modificato in qualcos’altro, entrando nella vita liquida contemporanea tanto cara a Bauman. Un percorso evolutivo economico che dovrebbe tener in conto delle risorse della nostra Terra, giacché sembrano essere limitate.

E per chiudere questo articolo non resta che affidarci a:

 YouTube Preview Image

*****

- 1. Carlo M. Cipolla, Storia economica dell’Europa pre-industriale, il Mulino, 2009, cap. 28, pag. 242.
- 2. in Fernand Braudel, Espansione europea e capitalismo, il Mulino, Bologna, 2006, pag 39.
- 3.  Robert Malthus, The Principle of Population, 1798.
- 4.  Adam Smith, Teoria dei sentimenti morali, 1759

Nov 102013
 

Espressione di una ben precisa epoca, il Seicento, il Barocco riveste una particolare importanza nella Storia moderna, espressione che, partita da Roma, si diffonde prima in Italia, poi in certe parti d’Europa per raggiungere finanche il sud America. Espressione ancora che prende, oltre all’arte, anche la filosofia, la letteratura, la musica, estrosità e fantasie che investono perfino il quotidiano vivere, influenzando altresì, in un certo qual modo, gli avanzi scientifici, le scoperte geografiche, le varie sperimentazioni.

Da quale paese poteva provenire al resto dell’Europa la moda del barocco? quale poteva darne l’esempio? quale poteva imporla? È evidente: il paese della maggiore cultura e civiltà, da cui l’Europa, come aveva accolto manifatture e industrie e commerci e ordinamenti e scoperte geografiche e invenzioni tecniche, accoglieva arti e scienze e letteratura e poesie e forme del conversare e feste e cerimoniali. E questo paese, nel Cinquecento, e ancora per buona parte del secolo seguente, era l’Italia; e con l’Italia, in alcune manifestazioni del costume e della cultura, la Spagna, alla quale dava forza di penetrazione la sua forza politica; sicché gli avversari spagnuoli dei polemisti italiani avrebbero operato ragionevolmente conciliandosi e affratellandosi con questi. Ma, onore o torto che ci faccia, il barocchismo fu, sostanzialmente, italianismo; e come tale venne accusato in letteratura dai primi che gli si ribellarono contro, dai critici razionalistici francesi, e come tale era implicitamente riconosciuto da tutti gli amatori e committenti d’arte che, sino alla fine del seicento, e anzi sin quasi alla fine del settecento, considerarono l’Italia come il paese che principalmente forniva pittori, scultori e architetti e musici e poeti di corte.” (1)

Di seguito, oltre a una serie di articoli che ci immettono nel relativo secolo, alcuni video che ci mostrano interessanti particolari artistici.

- Il Barocco, cenni.
- Barocco, pittori.
- Barocco europeo, immagini.
- Il Barocco, l’Olanda, il Seicento.
- Il Barocco in Sud America.

*****

-1. Benedetto Croce, Storia dell’età barocca in Italia, Milano, Adelphi, 2003.

iscriviti alla babilonia61 newsletter

distinguiti dalla massa, ama la cultura

 

→ e scarica gratis un e.book in formato pdf che raccoglie, a mo’ di rivista, una serie di articoli

dedicati alla storia moderna, con immagini e video: