Feb 042016
 

Chi era il croato Giulio Clovio? Perché fu un personaggio di rilievo del XVI sec.? Che rapporti aveva con l’Italia del tempo? Con quali artisti entrò in contatto? Quali opere ci rimangono di lui?

Giulio Clovio, Adorazione dei Re Magi e Salomone ricevendo la regina di Saba, Libro d'Ore del cardinal Farnese, 1546

Giulio Clovio, Adorazione dei Re Magi e Salomone ricevendo la regina di Saba, Libro d’Ore del cardinal Farnese, 1546

Quella qui a lato, è una delle pagine decorate da uno dei più competenti miniaturisti del XVI sec., uomo, Giorgio Giulio Clovio (1498-1578), considerato il Michelangelo della miniatura. E in un certo qual modo, i due sembrano quasi somigliarsi anche fisicamente, almeno in età avanzata: fronte spaziosa, enormi orecchie, naso ben prominente, barba folta, viso sottile… A parte questa mia scherzosa osservazione, Clovio fu uno di quegli artisti rinascimentali che seppe incarnare lo spirito del tempo, in cui studio e genialità erano due delle tante peculiarità.

Il nostro Juraj Julije Klović nacque da genitori Macedoni nell’odierna Croazia, alcuni dicono a Grižane, altri a Drivenik, città – allora territorio veneziano – che tuttavia se lo contendono. Purtroppo sembra non esserci registro che indichi esser stato partorito nella seconda, mentre è fatto noto che viveva nella prima. Sia come sia, i giochi della vita lo porteranno in Italia, a contatto con i più eminenti maestri, vedi Giulio Romano con il quale dette i primi passi. Visse a Venezia, a Firenze, a Roma, a Buda, e altre località, incaricato di miniare alcune delle preziosità che oggi ci rimangono, manoscritti di indubbio valore appartenenti a re, principi, alla curia romana.

Vediamo alcuni aspetti.

– Lo stesso Vasari (1511-1574), nel suo Vite de’ più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a’ tempi nostri, lo indica come uno dei più grandi del tempo. Dedicato principalmente a temi storici e religiosi, Giulio Clovio aveva un polso fermo, deciso, sicuro dei suoi movimenti anche nei minimi particolari.

– Accompagnò Pieter Bruegel il Vecchio (1525 ca.-1569) quando questi venne in viaggio a Roma. Ci rimane, del rapporto fra i due, un foglio su cui l’olandese dipinse un medaglione, non si sa invece dove siano conservate le sei opere di Bruegel che Clovio citò nel suo testamento.

Giulio Clovio indicando il Libro d'Ore miniato per il cardinal Alessandro Farnese, El Greco, 1571-72

Giulio Clovio indicando il Libro d’Ore miniato per il cardinal Alessandro Farnese, El Greco, 1571-72

– Clovio aiutò un giovane cretese a prendere contatto con i personaggi influenti dell’epoca affinché lo aiutassero: era El Greco (1541-1614), accolto come ospite a Roma dal cardinale Alessandro Farnese (1520-1589), grande mecenate.

– L’opera più famosa del nostro croato è un libro d’ore, di possessione del suddetto cardinal Farnese, nove anni di fatiche dedicati a miniare un capolavoro: l’Officium Virginis vedeva la luce nel 1546 con 28 miniature di indiscussa pregevolezza.

– I colori da lui preferiti sembrano essere le varie sfumature di azzurro, di viola, rosa, giallo, verdi sbiaditi; i suoi corpi sono allungati, a mo’ manierismo, i paesaggi e gli sfondi danno vitalità all’insieme; angeli sfingi cariatidi sibille maschere decorano meravigliosamente i margini dei suoi lavori.

– È invece poco noto che Clovio, con buona probabilità, disegnò inoltre vestiti per le nozze del 1565 di Ortensia Borromeo (1550-1578), così come quadri di piccoli formati.

– Potremmo affermare che Giulio fu sicuramente uno degli ultimi straordinari miniaturisti di un secolo, il XVI, che oramai vedeva i caratteri mobili gutenberghiani favorire una maggiore diffusione dei testi, quella stampa che poco a poco metterà da parte le mansioni di miniaturisti e amanuensi, un passaggio dai manoscritti alla stampa che interesserà mezza Europa.

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Jan 092016
 
Cesare Borgia, Lucrezia Borgia e Callisto III a Gandia

Cesare Borgia, Lucrezia Borgia e Callisto III a Gandia

Quando Callisto III sbarcò a Roma per prendere posto sul soglio pontificio in quell’aprile del 1455, nessuno avrebbe mai immaginato che Roma sarebbe stata “invasa” dagli spagnoli: il nuovo papa portava con sé tutta una schiera di collaboratori, amici, parenti, conoscenti e serventi.

Papa, quell’Alfonso o Alonso de Borja, nato a Xativa, vicino Valencia, in Spagna, che avrebbe nominato cardinale suo nipote Rodrigo Borgia, futuro papa Alessandro VI di cui Gandia vide la sua nascita.

E allora andiamo a Gandia e scopriamo alcune curiosità sulla località e sul palazzo.

  • Nel 1485 il Ducato di Gandia, titolo nobiliare creato dai Re Cattolici nel 1483, passò in mano ai Borgia. I Borgia avevano partecipato, fra il 1229 e il 1245, con la Corona d’Aragona, nella conquista di Valencia, una volta governata dagli arabi.
  • Quando nel 1609 si iniziò l’espulsione dei “moriscos”, Gandia soffrì negative conseguenze economiche: molte attività legate allo zucchero erano in mano di questi che le gestivano dando lavoro e generando profitti.
  • Il Palazzo Ducale è inoltre la casa natale di Francesco Borgia, fatto Santo nel 1671 da papa Clemente X. Nel 1890 la Compagnia di Gesù acquisterà l’immobile in una subasta, restaurandolo poco a poco.
  • I Borgia, famiglia influente e potente, furono buoni mecenati, ricordiamo aver incaricato opere, fra l’altro, a Michelangelo, Pinturicchio, Tiziano. Dall’ingegno di Leonardo da Vinci uscirono varie macchine da guerra per l’esercito papale.
  • Fra intrighi, lotte intestine, battaglie, guerre, congiure, i Borgia furono protagonisti indiscussi dell’Umanesimo italiano e di quel Rinascimento che valicherà le Alpi.
Palazzo Borgia a Gandia

Palazzo Borgia a Gandia

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Dec 232015
 
Carlo V, dopo il 1515, Bernard van Orley

Carlo V, dopo il 1515, Bernard van Orley

Non si può trattare Storia moderna se non si approfondisce la figura di Carlo V d’Asburgo (»»qua una serie di articoli), personaggio che ha dominato la scena europea della prima metà del XVI sec., un secolo che vedeva l’uomo uscire dal Medioevo ed entrare in una realtà che poco a poco lo condurrà nel mondo così come lo concepiamo oggi, un lungo percorso.

Ebbene, l’imperatore del Sacro Romano Impero gioca un ruolo di primo piano nel panorama del tempo, reggendo le sorti di un vasto territorio tuttavia legato a vecchie strutture cosiddette feudali, e che raggiungeva i possedimenti di oltreoceano, quelle terre scoperte a fine ‘400 da Cristoforo Colombo.

Viaggiatore incallito, era solito visitare le più disparate parti del suo impero, usualmente per necessità, anche quando la gotta indeboliva già il suo corpo (»»qua). Il suo regno attraversò epoche di crisi, di tumulti, di guerre, basta pensare al Sacco di Roma, alle discussioni teologiche che vedranno Lutero iniziare un nuovo cammino religioso, alle guerre contro la Francia, alle insurrezione contadine tedesche, ai conflitti contro gli ottomani, problemi che mineranno la salute di Carlo V, convincendolo ad abdicare e lasciare la direzione degli affari al figlio Filippo II.

Un sovrano, Carlo V, che qualche storico dice aver avuto un carattere poco fermo, insicuro, poco brillante, mentre per altri risalta per la sua prudenza, pazienza e risolutezza, vedi il caso Lutero, il tutto in un mondo non certo facile da governare.

Di seguito due dei tantissimi libri a lui dedicati, biografie che talvolta vanno oltre il personaggio in questione, entrando nelle dinamiche di un’epoca che tanta importanza ebbe nel continuum storico della nostra civilizzazione.

Carlo V

Carlo V, di Karl Brandi

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La forza e la fede. Vita di Carlo V

La forza e la fede. Vita di Carlo V, di Pierpaolo Merlin

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Dec 172015
 

Quale fu l’importanza della figura femminile nella Storia? Quali erano i compiti che la “società” le assegnava? Quali esempi ci sono rimasti?

Il problema è che per molto tempo le donne non si sono sentite particolarmente elette a raccontare storie come gli uomini, forse perché da sempre relegate dalla società maschile, in ruoli stereotipati di madri, mogli, educatrici. Spesso alle donne è stata vietata la scrittura in quanto scelta di vita troppo audace.” (1)

Non è mai vano sottolineare l’importanza dei ruoli della donna fra la fine del Medioevo e il Rinascimento, andando oltre in piena Età moderna, ruoli che andavano dall’essere monaca all’essere balia, dall’essere filatrice all’essere cortigiana, da tessitrice a contadina o accudire alla casa al marito ai figli…

Donna, quale solo negli ultimi decenni si sta cercando di dare il giusto e doveroso rilievo nello sviluppo della società, donna come Isabella d’Este, protagonista del Rinascimento, o come coloro le quali hanno lasciato il loro sangue nella Rivoluzione francese, o ancora ricordando le donne nella Lione del XVI secolo. E l’elenco potrebbe essere molto più lungo e dettagliato, magari includendo quelle dedite ai salotti letterari del XVIII sec., o a figure note solo agli addetti ai lavori come Maria Gaetana Agnesi, o alle rivoluzioni di cui poco conosciamo, vedi Policarpa Salavarrieta in Colombia…

Non dimenticando inoltre le studiose contemporanee che contribuiscono ad approfondire la verità storica e a divulgare con un approccio diverso avvenimenti che hanno lasciato l’impronta nella nostra civilizzazione: Natalie Zemon Davis, Anna Foa, Elena Bonora

Affidiamoci dunque a qualche immagine per dare un semplice e superficiale accenno visivo al loro ruolo.

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– 1. Diana Abu-Jaber, in Caffè Letterario, intervista di Valentina Acava Mmaka, 30 gennaio 2002.

(Articolo già pubblicato il 21 settembre 2009, rivisto ampliato e ripubblicato in data odierna)

Monache ricevono da San Benedetto la Regola

Monache ricevono da San Benedetto la Regola

Suore cenando in silenzio, Pietro Lorenzetti,1341

Filatrici e tessitrici ai primi del XV secolo

Filatrici e tessitrici ai primi del XV secolo

Le inservienti, Libro d’Ore, fine XV sec.

Vittore Carpaccio, Le due cortigiane, 1493-1495 ca.

Vittore Carpaccio, Le due cortigiane, 1493-1495 ca.

Contadine del XVI secolo, dal Breviario Grimani

Contadine del XVI secolo, dal Breviario Grimani

Luigi XIV e la sua prima nutrice

Luigi XIV e la sua prima nutrice

William Hogarth, Scene in una taverna,1735

Jean Baptiste Chardin, La lavandaia, 1740

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Dec 112015
 

Personaggio di rilievo nel panorama italiano ed europeo, mecenate, guerriero, politico, uomo del Rinascimento romano, Giulio II, al secolo Giuliano della Rovere, nacque in Liguria, ad Albissola, nel 1443, eletto al soglio pontificio nel 1503 a sessanta anni. Morì a Roma nel 1513, anno in cui Machiavelli scrisse buona parte de Il Principe e Vasco Núñez de Balboa attraversava lo stretto di Panama: il mondo sarà ancor più piccolo e interconnesso!

Giulio II rimane nell’immaginario collettivo per esser stato un “guerriero”, per indossare quella corazza che ci ricorda il film Il tormento e l’estasi (1965) che tratta della vita di Michelangelo, artista a lui legato, papa descritto altresì dal Guicciardini dal carattere sospettoso e manipolatorio.

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E allora perché non andare a leggere cosa si dice di lui su Twitter, piattaforma di condivisione, termometro popolare, “bar” in cui si riuniscono le più disparate collettività di idee e pareri. Mezzo, Twitter, che ci serve per studi antropologici culturali e sociali, per entrare nelle dinamiche di una società che cambia, nella memoria collettiva di oggi (ricordiamo che, da qualunque fonte provenga, bisogna sempre vagliare più di una volta la notizia prima di accettarla per buona).

– Ecco la scala a chiocciola che Donato di Pascuccio di Antonio, detto il Bramante, progettò per Giulio II ↓

– La Basilica di San Pietro ↓

– L’inaugurazione, il 31 ottobre 1512, della volta della cappella Sistina, quasi 500 mq. di affreschi michelangioleschi ↓

– La via Giulia voluta da Giulio II ↓

– Le stanze di Giulio II affrescate da Raffaello ↓

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Nov 282015
 
Italia, 1494 (Wikipedia)

Italia, 1494 (Wikipedia)

“… d’improvviso, tra il 1494 e il 1538 sull’Italia si abbatterono i cavalieri dell’Apocalisse. Il Paese divenne campo di battaglia di un conflitto internazionale che coinvolse Spagnoli, Francesi, Germanici. Con la guerra vennero le carestie, le epidemie, le distruzioni del capitale e le interruzioni dei traffici…” (1)

L’Italia dell’Umanesimo e del Rinascimento fu altresì terra di conquista e battaglie fra la fine del XV secolo e la prima metà del XVI, fino alla pace di Cateau-Cambrésis del 1559 che metteva d’accordo, in un certo qual modo, Francia e Spagna, quella Francia di Carlo VIII che era sceso fino a Napoli dicendo esser sua possessione per proprietà dinastica.

Ampliamo un po’ più gli orizzonti ed evidenziamo almeno 5 congiunture che si presentarono nella nostra penisola in quei cinquanta anni, una serie di intrecci che andavano oltre i nostri confini e interessavano mezza Europa.

– 1. Oltre a rompersi equilibri politici, che fra l’altro erano sempre instabili e precari, il Cinquecento vide la nascita di movimenti religiosi che si facevano viepiù contrari ai dettami della chiesa cattolica, Lutero e Calvino fra questi, preceduti da Zwingli e ancor prima da Jan Hus.

– 2. Epoca caratterizzata da uno sviluppo culturale che vedeva l’Italia in prima fila, un Rinascimento che metterà l’uomo al centro del “mondo”, un uomo che prende sempre più coscienza delle proprie capacità. Ne abbiamo parlato a lungo in questo ebook »»qua.

– 3. Le guerre d’Italia portarono anche carestie e peste, calamità che si abbatterono in modo diseguale su buona parte delle regioni, così come in forma e maniera diversa su pianure, montagne, città, villaggi, paesi, e sui vari ceti sociali. Basta ricordare le pesti del 1522 in Sicilia, Roma, Perugia, Firenze (2).

Entrata di Carlo VIII a Firenze nel 1497, di Francesco Granacci, 1518

Entrata di Carlo VIII a Firenze nel 1497, di Francesco Granacci, 1518

– 4. Periodi di maltempo – abbassamento delle temperature – si alternavano sempre più a periodi “normali”, ricordiamo essere nella cosiddetta Piccola glaciazione, anni dunque di raccolti magri, penuria di alimenti, quindi malnutrizione e fame… crisi demografica.

– 5. In tutta questa agitazione, c’era chi si dedicava a magnificare l’arte, fra questi Michelangelo con la volta della Cappella Sistina (1508-1512), il Giudizio Universale (1534-1541) e tanto altro ancora.

È bene però considerare l’opinione di alcuni autori, vedi Braudel che diceva esser stati sì decenni di crisi e calamità in generale, ma:

“… non si deve pensare ad un orrore permanente: vi furono alcune pause [nella guerra]; vi furono spostamenti di truppe relativamente tranquilli… E insomma le guerre d’Italia non ne hanno intaccato profondamente la salute economica. La penisola ha certo sofferto, ma le sue sofferenze sono diluite in un tempo lungo: a seconda dei periodi vi furono regioni devastate, altre risparmiate. (3)

Nel frattempo il veronese Bartolomeo Tromboncino (1470 ca.-1535), autore anche di frottole, suonava “Non mi pento esser ligato”. Di seguito nell’esecuzione del cantante e arpista Matteo Zenatti:

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– 1. Carlo M. Cipolla, Storia economica dell’Europa pre-industriale, il Mulino, 2009, pag. 308.
– 2. vedi: Guido Alfani, Il Grand Tour dei cavalieri dell’Apocalisse. L’Italia del «lungo Cinquecento» (1494-1629), Marsilio, 2010, pos. kindle 1755.
– 3. Fernand Braudel, Il secondo Rinascimento, Einaudi, 1987, pag. 46.

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Suggerimento letture:

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Nov 102015
 

Frutti misti di Storia Moderna

Frutti misti di storia moderna, ebookOgni buon frutto di stagione partecipa a una stuzzicante macedonia, ogni avvenimento è parte integrante di un mosaico che serve a presentarci un determinato periodo storico.

Ebbene, salterellando per la cultura, per l’economia, per questioni della società, per la storia degli ebrei, mi sono soffermato sullo sviluppo e la crisi dell’università italiana, sull’erotismo, sui cambiamenti climatici, sul real spagnolo e i talleri di Maria Teresa, sul problema degli emigranti e degli schiavi, sono approdato in Cina e in India, ho dato una svista all’espulsione degli ebrei dalla Spagna nel 1492 e ai loro affari ad Amsterdam, e tanto altro ancora.

Argomenti di un insieme, questi, come frutti misti che contribuiscono alla macedonia!
Un ebook che, tassello dopo tassello, ci presenta un collage di particolari aspetti della Storia Moderna, periodo del quale siamo figli.

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Nov 072015
 

Non c’è miglior occasione per conoscere i costumi tipici di un’epoca che andar alla ricerca di testi del periodo che ci interessa, e internet in questi ultimi anni ci è particolarmente d’aiuto. Nel nostro caso abbiamo scelto il Cinquecento, decenni di cambi culturali, economici, sociali, politici, trasformazioni che hanno portato, fra le altre cose, al cosiddetto Rinascimento, allo spostamento dell’asse economico dal Mediterraneo all’Atlantico, all’esplorazione delle Terre Americane, alle Guerre Religiose…

Ebbene, la Biblioteca Digital Hispánica ha digitalizzato un volume, il Códice de trajes, pubblicato possibilmente fra il 1546-’47, testimonianza illustrata degli indumenti maschili e femminili del secolo in questione, un prezioso volume che si starebbe intere ore a sfogliarlo – almeno digitalmente –, guardandolo con curiosità, dettagliandolo centimetro a centimetro e, possibilmente, confrontandolo con altri esempi più o meno coevi.

Códice de trajes, Danza spagnola, XVI sec.

Códice de trajes, Danza spagnola, XVI sec.

Códice de trajes, Costumi ungheresi, XVI sec.

Códice de trajes, Costumi ungheresi, XVI sec.

Contiene 125 illustrazioni in più di 60 pagine riccamente colorate e luminose, dove si scoprono peculiarità del modo di vestire del XVI secolo in Spagna, in Inghilterra, Germania, Portogallo e tanti altri Paesi ancora, oltre a scene di vita quotidiana, come quella dell’immagine di sopra in cui si possono notare delle persone spagnole danzando. Alcune delle figure sono state copiate, dallo sconosciuto autore, da manoscritti o testi, così come da tele del tempo, il tutto con l’intenzione di raffigurare i costumi durante l’ultimo decennio del regno di Carlo V.

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Oct 222015
 

Nessuno trasmuta una materia se questi
prima non ha trasmutato se stesso.”
(Paracelso)

Paracelso

Paracelso

I giochi alchemici sono sempre stati materia d’interesse lungo il percorso esistenziale dell’uomo, iniziando fin dall’Egitto – ricordiamo la città di Alessandria esser stata all’avanguardia all’epoca -, continuando nel mondo islamico, in Cina – sebbene lo scopo fosse altresì la ricerca dell’immortalità -, nell’età medievale, giungendo fino ad oggi, un continuum storico che sfida le capacità umane e le proietta verso un mondo che qualcuno chiama esoterismo.

Contemporaneo di Copernico (1473-1543) e laureatosi nella stessa università a Ferrara, Paracelso (1493-1541) è un personaggio emblematico della storia europea, della medicina in particolare, collegamento, lui, fra un Medioevo che tentava persistere e una Rinascita che poco a poco germogliava.

È singolare, in Paracelso, lo sconfinamento di motivi medievali in un nuovo orizzonte di pensiero o forse, più precisamente, si potrebbe dire che mentre la scorza della filosofia della natura di Paracelso è ancora medievale, l’embrione della nuova pianta è diverso e v’è l’urgenza di una linfa nuova nel guscio scabro del linguaggio cabalistico ed astrologico.” (1)

Fu di spirito ribelle, a tal punto che fece bruciare dai suoi alunni, per esempio, i testi del greco Galeno e del persiano Avicenna, affermando essere, questi, ignoranti in materia medica.

Questi testi non valgono le fibbie delle mie scarpe.” (2)

Con un carattere forte, orgoglioso, sarcastico, a volte severo, aveva una visione scientifica della realtà che si legava, fra l’altro, con spiritualità e astrologia. Il medico per lui doveva esser portatore di virtù.

Tutte le cose sono un ente, doppio, perché divine e umane, triplo perché spirituali, e dotate di anima e di corpo: un olio (=zolfo), una pietra (=pietra filosofale = mercurio), un carvunculus (=sale)”,

scriveva nel suo Il libro della Santa Trinità.

L'alchimista, Cornelis Pietersz Bega, 1663

L’alchimista, Cornelis Pietersz Bega, 1663

L’individuo come tale era il centro “universale” delle sue investigazioni mediche, un uomo legato alla natura visibile e invisibile delle cose, un paziente cui riservava profonda osservazione per cercare le cause della sua malattia. Diventò famoso proprio quando curò il tipografo e umanista Johann Froben (1460 ca.-1527), amico di Erasmo da Rotterdam (1466 ca.-1536). Stimolando la natura, essa provvederà a curare la sua stessa parte alterata. Affermava nel suo Volumen Paramirum:

Nel mondo c’è un ordine naturale di farmacie, poiché tutti i prati e i pascoli, tutte le montagne e colline sono farmacie […] nella natura tutto il mondo è una farmacia che non possiede neppure un tetto!”

Le sue lezioni avevano come fine risvegliare negli alunni quell’Intelligenza Solare che ogni essere umano possiede e che tuttavia dorme. Uomo, Paracelso, alchimista mago profeta che tentava relazionare microcosmo a macrocosmo, dove tutto è uno, in cui il macrocosmo interagiva con il microcosmo. L’uomo, in poche parole, è un microcosmo che opera con il resto dell’universo e per una guarigione dovrà prendere in considerazione tutte le influenze che riceve dall’esterno (dalle stelle, dalle stagioni, etc.), e che dovrebbero agire non solo sul paziente, ma anche e soprattutto nel resto dell’universo che ha prodotto in lui un certo fenomeno patologico.

Paracelso può considerarsi l’esponente di quella rivoluzione culturale che portò molti uomini di scienza a contrapporre alla «falsità» del sapere insita nei «testi sacri» la «verità» dell’esperienza diretta e della tecnica imitativa della Natura. Il primo colpo di piccone fu dato, ovviamente, ai testi classici – primi tra tutti quelli di Galeno e Avicenna – che imperavano incontrastati da secoli. Paracelso cominciò a demolire i dogmi e a rimettere tutto in discussione.” (2)

Paracelso morì a 48 anni in morì in circostanze misteriose.

Un video sull’alchimia in generale

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– 1. Paracelso, Paragrano, ed. Boringhieri, 1961, Intr. pag.7.
– 2.  Luciano Sterpellone, I grandi della medicina. Le scoperte che hanno cambiato la qualità della vita, Donzelli ed., 2004, pag. 66.
– 3. Luciano Strepellone, op. cit., pag. 67.

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Oct 072015
 
Papa Pio V, Scipione Pulzone, XVI sec.

Papa Pio V, Scipione Pulzone, XVI sec.

Promotore di una coalizione cristiana per affrontare i turchi, resta legato alla memoria della Battaglia di Lepanto, 1571. Antonio Ghislieri (1504-1572) fu anche inquisitore nella città di Como nel 1551, prima della sua elezione a pontefice, 1566.

Vediamo 5 aspetti che hanno caratterizzato la sua vita.

  1. Uno dei propositi del papa fu quello di convertire gli ebrei, potevano restare nei territori della Chiesa solo se accettassero risiedere in ghetti, a modello di quello di Venezia.
  2. Perseguitò ortodossi, valdesi, protestanti adoperando metodi anche violenti. Concedette alle numerose prostitute presenti a Roma risiedere in una determinata zona, l’Ortaccio.
  3. Nei periodi di crisi e carestia alimentare, vedi per esempio l’anno 1566, ordinò distribuire viveri e generi di ogni possibile confort a poveri e bisognosi, fondando varie istituzioni a fine assistenziale.
  4. Fu uno dei primi papi a creare una rete di informatori che aggirandosi per le varie corti europee si informassero e contrastassero ogni possibile tentativo di idee protestanti.
  5. Nel 1570 scomunicò la regina d’Inghilterra Elisabetta I, considerandola eretica, chiudendo fino al XX secolo le relazioni con l’isola britannica.
Roma intorno al 1490

Roma intorno al 1490

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