Jul 232015
 
Contratto di acquisto di uno schiavo, Lima,1794

Contratto di acquisto di uno schiavo, Lima, 1794

La storia è fatta anche di cifre, di statistiche che parlano, che hanno un loro linguaggio, una loro concretezza, a volte triste, cifre che servono per comprendere determinate realtà storiche che hanno interessato un’epoca. Agli inizi dell’Ottocento, dopo tre secoli (ben oltre) di commercio di schiavi, alcuni stati coloniali ne dichiararono l’illegalità: la Gran Bretagna nel 1807 (»»qua), gli Stati Uniti d’America nel 1808 (»»qua una mappa), la Danimarca qualche anno prima, nel 1792. Il tutto almeno formalmente, giacché fino al gennaio 1870 continuavano a sbarcare a Cuba schiavi provenienti dall’Africa (»»qua).

La loro compravendita (»»qua come erano trasportati) aveva arricchito nobili, principi, re, aveva sostenuto diverse economie locali e statali, una responsabilità che pesa fra l’altro sull’Europa:

“… a cominciare dal reperimento dei capitali necessari all’organizzazione della tratta transatlantica per finire con gli alibi attraverso i quali cercava di legittimarla. Varrà ricordare che, prima del Settecento, gli africani deportati in America sono più di un milione, mentre nel corso del Settecento e agli inizi dell’Ottocento superano i sei milioni. La sempre maggiore richiesta di schiavi nelle colonie americane è dovuta all’incremento delle esportazioni – cotone, caffè, tabacco, zucchero – verso l’Europa. Ove si considerino i carovanieri arabi, le compagnie mercantili, le manifatture tessili europee, i coloni americani, il fenomeno della tratta rivela dimensioni globali.” (1)

Diamo una visione sulla quantità di schiavi che arrivarono nel Nuovo Mondo fra il 1492 e il 1870 (2).

Sbarcati in:

– Messico: 200.000
– Cuba: 702.000
– Porto Rico: 77.000
– Santo Domingo: 30.000
– Centro America 21.000
– Ecuador e Panamá e Colombia: 200.000
– Venezuela: 121.000
– Perù: 95.000
– Bolivia e Rio della Plata: 100.000 (vedi articolo »»qua)
– Cile: 6.000
Totale: 1.552.000

Sebbene Carlo V avesse proibito nel 1526 la schiavitù e papa Paolo III dichiarava nella sua “Veritas Ipsa” (»»qua) che gli “indios erano uomini veri”, i fatti erano ben diversi da come alcune voci desideravano. Lo stesso Bartolomé de Las Casas scriveva nel 1542:

Per terminare con questa vicenda di infamie e di ferocie voglio soltanto aggiungere che, da quando han posto piede nel paese [si riferisce agli spagnoli] fino a oggi, nel corso cioè dei suddetti 16 anni, quegli aguzzini non han cessato di mettere in mare navi piene zeppe di indiani che hanno mandato a vendere a Santa Marta [N.d.R. Colombia], all’isola Spagnola, alla Giamaica e a San Juan: in tutto più di un milione di schiavi.” (3) (4)

*****

– 1. Attilio Brilli, Dove finiscono le mappe, il Mulino, 2012, ebook, pos. 3458, 3464.
– 2. da: The Atlantic Slave Trade: a census, di P.D. Curtin.
– 3. da: Brevisima relación de la Destrución de las Indias,  Bartolomé de Las Casas.
– 4. ancora oggi gli storici non sono concordi sulle cifre della schiavitù nell’età moderna, per cui alcuni autori parlano di vari milioni altri di poco più di un milione.

*****

(Articolo già pubblicato il 27 marzo 2008, corretto, ampliato e ripubblicato in data odierna)

Maggiori approfondimenti in:

Colombo e le Nuove Terre


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Jul 142015
 
 Carlo V e Isabella del Portogallo, metà XVII sec., Tiziano


Carlo V e Isabella del Portogallo

Ben sappiamo che l’alimentazione è la base della nostra vita, della nostra sopravvivenza e, ancor più, quanto influisce sul carattere e sulle passioni di un uomo. Fare colazione da principe, pranzo da re e cena da povero, dice un vecchio adagio orientale, eppure raramente seguiamo i consigli storici dei nostri avi.

Carlo V (1500-1558) era un sovrano che amava la buona cucina, i pasti pantagruelici accompagnati da musica, canti, recitazione di versi, sebbene spesso mangiasse da solo per meglio assaporare il tutto. Il piatto prediletto era il pasticcio di anguille o il pesto di capponi con il latte o, addirittura, le zucche e le spezie che preferiva appena sveglio. Meglio se abbondantemente salato.

Accompagnato dalla fama di buongustaio, a Bologna, per esempio, nell’incoronazione del febbraio 1530, offrì dei buoi arrostiti e vino a piacimento al popolo. Sui prodotti provenienti dalle Nuove Terre, poi, aveva opinioni contrastanti, ricordiamo i sacchi di cacao che Hernán Cortés, dopo aver conquistato il Messico, portò in dono al sovrano, 1528, e sul cui sapore non seppe ben decidersi.

Caccia in onore di Carlo V, Lucas Cranach, 1544

Caccia in onore di Carlo V, Lucas Cranach, 1544

I medici glielo avevano suggerito di correggere le sue abitudini alimentari, giacché aveva, da sempre, seri problemi di salute, attaccato spesso da una dolorosissima gotta, oltre che di attrite e ulcera, che lo accompagnerà sino alla morte. Ma lui sembra facesse orecchio da mercante, specialmente quando ad abbeverare un lauto pranzo c’era abbondanza di birra, meglio fredda. Addirittura quando nel 1555 si ritirò, abdicando al trono, nei pressi del monastero di San Jerónimo di Yuste, in Estremadura, si portò dietro tutta una comitiva di servitori e cuochi: non riusciva a frenare la sua gola.

Visse fino al 30 agosto 1558, giorno in cui il sovrano di un impero in cui “non tramontava mai il sole” cominciò a sentire dolori di testa, pesantezza, sete e caldo, dovuti all’incipiente febbre malarica che gli procurava altresì tremori, delirio e freddo interno.

Il 19 settembre 1558, oramai in coma, il malinconico Carlo V morirà pronunciando la parola “Ay Jesus!”

*****

(Articolo già pubblicato il 22 febbraio 2008, corretto, ampliato e ripubblicato in data odierna)

Proposte letture:

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Jul 022015
 

Boton quiz

Abbiamo già parlato di Enrico VIII (»»qua), dedicandogli anche un quiz (»»qua). Approfondiamo l’argomento con altre sei domande che rivelano aspetti poco noti del sovrano inglese.

– 1. Quale delle sei mogli Enrico VIII chiamava “rosa senza spine”?
– 2. Chi fu il suo precettore, continuando a essere suo principale consigliere per lungo tempo?
– 3. Che cosa accadde nel 1536 che influì nella salute del sovrano per il resto della sua vita?
– 4. Che cosa era il “Valor Ecclesiasticus” voluto da Enrico VIII nel 1535?
– 5. Chi era Henry Fitzroy?
– 6. Una delle mogli di Enrico VIII era stata ambasciatrice, chi?

*****

Enrico VIII, moneta, Half Groat, XVI sec.

Enrico VIII, moneta, Half Groat, XVI sec.

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– 1. Catherine Howard, quinta delle sue consorti, che, malgrado le dolci parole del sovrano, fu poi fatta decapitare nel 1542 accusata d’infedeltà. Caterina aveva circa la metà degli anni di Enrico.
– 2. Thomas More, famoso umanista scrittore e politico dell’epoca. Tommaso fu anche insignito della carica di Lord Cancelliere, carica che non fu ostacolo alla sua decapitazione nel 1535, avendo rifiutato accettare la rottura con la Chiesa cattolica e l’annullamento del matrimonio di Enrico con Caterina d’Aragona.
– 3. Durante una “giostra” Enrico cadde dal suo cavallo che a sua volta precipitò sulle sue gambe, schiacciandole in modo serio e doloroso. Causa che gli procurò durante gli anni a venire forti mal di testa e ulcera agli arti inferiori. Da quel giorno, 24 gennaio 1536, il re iniziò a ingrassare notevolmente.
– 4. Fu una specie di indagine per classificare e quantificare i beni del clero cattolico, dopo esser stato lui nominato capo della Chiesa d’Inghilterra. Era un modo per valutare le relative tassazioni.
– 5. Figlio illegittimo di Enrico VIII e di una delle sue amanti, Elizabeth Blount, avuto nel 1519, figlio che cercava legittimare elevandolo a duca di Richmond e Somerset.
– 6. Caterina d’Aragona, moglie del deceduto fratello maggiore Arturo. La futura regina sarà ambasciatrice spagnolo in Inghilterra nel 1507. La prima ambasciatrice femminile in Europa.

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Jun 262015
 

Il Rinascimento, un’introduzione


Come si presenterebbe ai nostri occhi una cucina tipica rinascimentale del ceto medio-alto? Quali elementi di ieri sembrerebbero ancora attuali? Che oggetti l’arrederebbero?

Niente di meglio che andare a scomodare un famoso veneziano, Bartolomeo Scappi (1500-1577), cuoco “secreto” prima di papa Pio IV e poi di Pio V. “Vediamo” e analizziamo la cucina in questione grazie alle seguenti immagini tratte dal suo prezioso libro: Opera dell’arte del cucinare, del 1570.

Nell’ebook qui a fianco, parliamo di lui, di alcune sue ricette, del suo tempo, trattiamo dell’Età rinascimentale in generale con preziosi e curiosi dettagli (leggi l’anteprima e l’Indice generale cliccando sull’immagine a sinistra).

Cucina rinascimentale

Cucina rinascimentale

Cucina nel Rinascimento, 1570, B. Scappi

Mestoli e multiformi oggetti, cucina rinascimentale, 1570, B. Scappi

Cucina nel Rinascimento, 1570, B. Scappi.

Coltelli per ben determinati lavori, cucina rinascimentale, 1570, B. Scappi.

Brocche, mestoli, e varie, nel Rinascimento, di B. Scappi

Brocche, mestoli, e varie, nel Rinascimento, di B. Scappi

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Jun 232015
 

Colombo e le Nuove Terre


Chi erano i Quimbaya? E i Chibcha? Che relazione avevano avuto con Colombo e i conquistadores? Che cosa era il Capac Ñan? Come si alimentavano gli Incas? Come erano considerati gli indios dagli spagnoli? Che cosa diceva la bolla Veritas Ipsa di Paolo III e che importanza ebbe? E sugli schiavi che dall’Africa giungevano nel porto di Cartagena de Indias?

Questo ebook presenta una serie di argomenti relativi all’esplorazione delle Nuove Terre da parte di Colombo e contemporanei, fatti ed eventi che tanto rilievo ebbero nel trascorso del Cinquecento a tal punto da influenzare, fra l’altro, l’economia europea e parlare di uno spostamento dell’asse economico dal Mediterraneo verso l’Atlantico.

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Jun 112015
 

Il Rinascimento, un’introduzione


Prepariamo una ricetta di Martino di Como? Passeggiamo per la Roma rinascimentale, fra concubine prelati e papi? E Firenze, che ruolo ha avuto nel Quattro-Cinquecento?
Facciamo due chiacchiere con Erasmo, Vives e Moro? Entriamo nella corte di Lorenzo de’ Medici? E se nella spinta culturale italiana ci siano stati elementi della Rinascita di Costantinopoli prima della sua caduta?

Il presente ebook ci introduce in particolari aspetti del Rinascimento, periodo storico che tuttavia influenza il nostro quotidiano e che ha determinato la civilizzazione occidentale.

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Jun 052015
 

Boton quiz

– 1. Quando Colombo salpò nell’agosto del 1492, che cosa cercava?
– 2. Come si chiamavano le navi con le quali Colombo solcò l’Oceano Atlantico, e quale era l’ammiraglia?
– 3. Quali terre scoprì quel 12 ottobre 1492?
– 4. Quante volte viaggiò verso le Nuove Terre?
– 5. Chi erano i sovrani spagnoli al tempo delle sue scoperte?
– 6. In che anno Colombo fu arrestato e perché?
– 7. Quando e come morì?

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Cristoforo Colombo ritratto nella Sala de los Almirantes, all'Alcazar di Siviglia

Cristoforo Colombo ritratto nella Sala de los Almirantes, all’Alcazar di Siviglia

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– 1. Colombo cercava la rotta più breve per andare in Oriente, nell’Asia, che fino allora si raggiungeva via terra, attraverso la Via della Seta, un percorso pericoloso e pieno di insidie.
– 2. L’ammiraglia era la caracca Santa Maria, dove lui era imbarcato, seguito dalle caravelle Niña e Pinta.
– 3. Il genovese approdò in un’isola delle attuali Bahamas che chiamò San Salvador.
– 4. Dopo il suo ritorno da eroe in Spagna, ebbe la possibilità di ripartire per altre tre volte, esplorando i Caraibi e alcune parti del Centro-Sud America.
– 5. Isabella di Castiglia e Ferdinando II d’Aragona, investiti da papa Innocenzo VIII con il titolo di “Maestà cattolica”.
– 6. Da governatore di Hispaniola, fu arrestato nel 1500 accusato di tirannia, maltratto e commercio di schiavi. Ricordiamo inoltre che sull’isola c’erano stati disordini capeggiati da dissidenti spagnoli. Rientrato in catene in Spagna, fu liberato dai sovrani, e pronto a ripartire per la quarta e ultima volta.
– 7. Colombo morì a Valladolid nel maggio del 1506, si dice per un attacco al cuore.

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May 232015
 
Planisfero di Battista Agnese, 1544, con la rotta del viaggio di Ferdinando Magellano

Planisfero di Battista Agnese, 1544, con la rotta del viaggio di Ferdinando Magellano

Avevano lasciato il Muelle de las Mulas, un po’ più al sud della Torre dell’Oro, nel fiume spagnolo Guadalquivir, il 10 agosto 1519, scendendo lentamente verso Sanlucar de Barrameda per mettersi definitivamente nell’Oceano Atlantico.

Erano cinque navi, Trinidad, San Antonio, Concepción, Victoria, Santiago, partite da Siviglia al comando di Ferdinando Magellano (1480-1521) e poi, alla morte di questi, da Juan Sebastián Elcano (1486/87-1526). Li accompagnava un italiano di Vicenza, Antonio Pigafetta (1492 ca.-1531), diventato famoso per aver descritto minuziosamente quel lungo viaggio nel suo Relazione del primo viaggio intorno al mondo.

Poi andando a 52 gradi al medesimo polo, trovassemo nel giorno delle Undecimila vergine uno stretto, el capo del quale chiamammo Capo de le undece mila Vergine, per grandissimo miracolo. Questo stretto è longo cento e dieci leghe, che sono 440 miglia, e largo più o manco de mezza lega, che va a riferire in un altro mare, chiamato mar Pacifico, circondato da montagne altissime caricate de neve.” (1)

Finanziata dalla corona spagnola, all’epoca di Carlo V quasi al culmine della sua gloria e potenza mondiale, la spedizione, la prima circumnavigazione del globo, partita con 234 uomini, sarebbe tornata in patria il 6 settembre 1522 con una sola nave ad aver raggiunto il proposito (2), la Victoria, e 18 superstiti, fra cui Elcano – Magellano era stato ucciso dagli indigeni nell’isola di Mactan, nelle Filippine, nel 1521.

Di seguito un video in cui il prof. Alessandro Barbero ci parla di quell’esperienza.

YouTube Preview Image

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– 1. Antonio Pigafetta, Relazione del primo viaggio intorno al mondo.
– 2. La Trinidad non completò il giro, rientrerà in Spagna nel 1525.

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May 182015
 

pàprica (o pàprika) s. f. [dal serbocr. (ma anche ungh. e ted.) paprika, propr. «peperone», der. di papar «pepe» che risale al lat. piper «pepe»]. – Polvere di colore rosso vivo, ricavata da alcune varietà di peperone, leggermente piccante o fortemente acre a seconda che si utilizzino i pericarpi e i semi lavati in acqua, oppure il frutto intero con i semi non lavati; è detta anche pepe rosso, pimento rosso, capsico”:

così recita il vocabolario Treccani alla voce paprica. Ma andiamo con ordine.

Mercato centrale di Budapest

Mercato centrale di Budapest (foto G. Armato)

Sicuramente Cristoforo Colombo non avrebbe mai immaginato che i prodotti vegetali caricati nelle stive dei suoi vascelli nelle terre americane da lui raggiunte a fine Quattrocento avrebbero cambiato nel lungo periodo le abitudini alimentari di mezzo continente europeo, anzi di mezzo mondo (»»vedi qua). Uno di questi è il capsicum di cui accennava nel suo diario a metà gennaio del 1493. Pianticella da secoli conosciuta dagli indigeni del Messico e del Perù, sarà una delle prime specie vegetali introdotte nell’impero spagnolo, un impero che, ricordiamolo, prima con Carlo V e poi con Filippo II comprenderà peraltro le lontane terre asiatiche.

In breve il capsicum si diffuse in tutti questi paesi col nome di pimiento, peperone, spagnolino, paprika. Con l’unione delle corone di Spagna e di Portogallo sotto Filippo II le Molucche del Nord, dove a Cebù morì Magellano, divennero Filippine, ed il piccante e clorato vegetale invase l’Asia fino alle vette dell’Himalaia.” (1)

E giacché la Storia è una grande ragnatela che tutto copre e tutto collega, basta andar per il mercato centrale di Budapest per vedere assaporare e comprare il risultato di quell’avventura del nostro genovese: la paprica. Passeggiando per i lunghi corridoi del Nagyvásárcsarnok, edificio dalla possente struttura principale in ferro della fine dell’800, ci si imbatte in decine e decine di locali che la offrono nei più disparati sapori, da piccante a meno piccante, a dolce e ancor più dolce, insomma per tutti i palati.

Eppure la storiella è tuttavia più curiosa.

Paprica nel mercato centrale di Budapest

Paprica nel mercato centrale di Budapest (foto G. Armato)

Quantunque fosse dunque presente in Spagna già dai primi del ‘500, coltivata localmente nella provincia di Murcia e Cáceres, furono i turchi, probabilmente prendendola in India – giunta, come letto, dalle nuove terre americane -, a portarla durante la loro avanzata del XVI-XVII sec. verso il centro Europa, conosciuta in Ungheria nel 1569 (»»qua), a Buda, ma solo nel XIX secolo diventata famosa e di uso comune. I turchi la adoperavano sia come alimento, sia come medicina contro febbre e malaria.

Il peperoncino fu, ed è, specie che si adattò molto bene al clima mite continentale ungherese, pianta di facile riproduzione che si propagò in modo davvero veloce per le varie regioni del sud a partire dalla fine del Settecento inizi dell’Ottocento, considerando che un ben noto chef francese, Georges Auguste Escoffier (1846-1935), fu colui che nel 1879 introdusse la paprica ungherese nella cucina occidentale, avendola comprata a Szeged (Seghedino). Due i piatti da lui proposti nel Casinò di Montecarlo: Poulet au Paprika, Gulyás Hongroise (»»qua le ricette di Escoffier).

Motivo per cui l’Ungheria si convertì in paese produttore ed esportatore di paprika, ingrediente principale di uno dei loro piatti più famosi, il gulasch. Basta altresì ricordare la cittadina di Kalocsa a poco meno di 130 km. al sud di Budapest con il suo museo dedicato proprio alla paprika.

Adesso non ci resta che preparare un buon piatto di Gulasch:

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– 1. Giovanni Rebora, La civiltà della forchetta. Storie di cibi e di cucine, ed. Laterza, Roma-Bari, 2011, Kindle pos. 1364-1374.

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Apr 072015
 

Colombo e le Nuove Terre


Chi era Bernardino de Sahagún? Che cosa faceva in Sud America? Quale interessante opera scrisse? Perché è importante il suo scritto e che cosa si diceva in esso?

Un argomento, uno dei tanti, affrontati in questo ebook che ci offre una visione d’insieme sugli indigeni locali, un modo per cercare di comprendere una realtà lontana da quella europea, ma non per questo minore o secondaria.

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