Feb 132016
 

La storia che trascura l’economia è pura sciocchezza;
una mostra di ombre, e non più comprensibile
di quanto lo sia la lanterna magica per un selvaggio
ignaro della causa delle immagini.
È una sorta di magia, come il grammofono o il telefono
per un beduino che li ascolta per la prima volta.” (1)

Il concetto di economia così come lo intendiamo oggi è un concetto che nasce più o meno nell’Età moderna, quando i traffici iniziavano a globalizzarsi ancor più di prima, una nascente e gradualmente vigorosa borghesia si affacciava sulla nuova realtà dei secoli XV e XVI , quando ancora si aprivano nuove vie commerciali con le terre scoperte da Colombo e le varie rotte che conducevano all’Est, quando insomma l’uomo si accorge che può accedere a beni una volta destinati a pochi. Ma la faccenda è ben più complicata e fra i tantissimi testi, ne ho scelto tre per entrare in quelle dinamiche che oggi sono la base della nostra civilizzazione.

L'economia degli antichi e dei moderni

Partiamo dal periodo classico, dalla differenza che potrebbe esserci fra il mondo antico, quello dei greci e dei latini, con il presente. Moses I. Finley, L’economia degli antichi e dei moderni, ci aiuta a comprendere che l’economia nell’antichità era condizionata dallo status e dall’ideologia civica, più che da motivazioni economiche razionali, che saranno la base del successivo sviluppo a partire dal periodo moderno. Un’economia statica, quella di prima, in confronto a un’economia dinamica quella di dopo. Un libro, che sebbene molto criticato, vale la pena leggere per avere una visione un po’ più ampia.

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Storia economica dell'Europa pre-industriale

Carlo M. Cipolla, Storia economica dell’Europa pre-industriale: imperdibile testo da studiare con cura, volume che porta a scoprire un’Europa che, iniziando dal X-XI sec., si trasforma lentamente da zona poco sviluppata a motore dell’economia mondiale. E in effetti fu nei secoli XVII e XVIII che il nostro continente, grazie a sviluppi scientifici, tecnologici, culturali, sociali, getta le basi ai presenti giochi economici.

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Reti commerciali e traffici globali in età moderna

Il libro della prof.ssa Maria Fusaro, Reti commerciali e traffici globali in età moderna, parte dalle remote origini della globalizzazione, da quei cammini costruiti grazie alle scoperte geografiche che hanno interessato mezzo mondo, in un rapporto di relazioni e interrelazioni che superavano oramai i confini locali e si immettevano con forza in varie altre realtà spesso lontano dalla nostra. Commerci internazionali ed evoluzioni degli strumenti finanziari che favorirono altresì la cosiddetta Rivoluzione industriale del XVIII sec.

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– 1. Ezra Pound, Aforismi e detti memorabili, a cura di G. Singh, Newton Compton, Roma, 1993.

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Jan 092016
 
Cesare Borgia, Lucrezia Borgia e Callisto III a Gandia

Cesare Borgia, Lucrezia Borgia e Callisto III a Gandia

Quando Callisto III sbarcò a Roma per prendere posto sul soglio pontificio in quell’aprile del 1455, nessuno avrebbe mai immaginato che Roma sarebbe stata “invasa” dagli spagnoli: il nuovo papa portava con sé tutta una schiera di collaboratori, amici, parenti, conoscenti e serventi.

Papa, quell’Alfonso o Alonso de Borja, nato a Xativa, vicino Valencia, in Spagna, che avrebbe nominato cardinale suo nipote Rodrigo Borgia, futuro papa Alessandro VI di cui Gandia vide la sua nascita.

E allora andiamo a Gandia e scopriamo alcune curiosità sulla località e sul palazzo.

  • Nel 1485 il Ducato di Gandia, titolo nobiliare creato dai Re Cattolici nel 1483, passò in mano ai Borgia. I Borgia avevano partecipato, fra il 1229 e il 1245, con la Corona d’Aragona, nella conquista di Valencia, una volta governata dagli arabi.
  • Quando nel 1609 si iniziò l’espulsione dei “moriscos”, Gandia soffrì negative conseguenze economiche: molte attività legate allo zucchero erano in mano di questi che le gestivano dando lavoro e generando profitti.
  • Il Palazzo Ducale è inoltre la casa natale di Francesco Borgia, fatto Santo nel 1671 da papa Clemente X. Nel 1890 la Compagnia di Gesù acquisterà l’immobile in una subasta, restaurandolo poco a poco.
  • I Borgia, famiglia influente e potente, furono buoni mecenati, ricordiamo aver incaricato opere, fra l’altro, a Michelangelo, Pinturicchio, Tiziano. Dall’ingegno di Leonardo da Vinci uscirono varie macchine da guerra per l’esercito papale.
  • Fra intrighi, lotte intestine, battaglie, guerre, congiure, i Borgia furono protagonisti indiscussi dell’Umanesimo italiano e di quel Rinascimento che valicherà le Alpi.
Palazzo Borgia a Gandia

Palazzo Borgia a Gandia

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Dec 172015
 

Quale fu l’importanza della figura femminile nella Storia? Quali erano i compiti che la “società” le assegnava? Quali esempi ci sono rimasti?

Il problema è che per molto tempo le donne non si sono sentite particolarmente elette a raccontare storie come gli uomini, forse perché da sempre relegate dalla società maschile, in ruoli stereotipati di madri, mogli, educatrici. Spesso alle donne è stata vietata la scrittura in quanto scelta di vita troppo audace.” (1)

Non è mai vano sottolineare l’importanza dei ruoli della donna fra la fine del Medioevo e il Rinascimento, andando oltre in piena Età moderna, ruoli che andavano dall’essere monaca all’essere balia, dall’essere filatrice all’essere cortigiana, da tessitrice a contadina o accudire alla casa al marito ai figli…

Donna, quale solo negli ultimi decenni si sta cercando di dare il giusto e doveroso rilievo nello sviluppo della società, donna come Isabella d’Este, protagonista del Rinascimento, o come coloro le quali hanno lasciato il loro sangue nella Rivoluzione francese, o ancora ricordando le donne nella Lione del XVI secolo. E l’elenco potrebbe essere molto più lungo e dettagliato, magari includendo quelle dedite ai salotti letterari del XVIII sec., o a figure note solo agli addetti ai lavori come Maria Gaetana Agnesi, o alle rivoluzioni di cui poco conosciamo, vedi Policarpa Salavarrieta in Colombia…

Non dimenticando inoltre le studiose contemporanee che contribuiscono ad approfondire la verità storica e a divulgare con un approccio diverso avvenimenti che hanno lasciato l’impronta nella nostra civilizzazione: Natalie Zemon Davis, Anna Foa, Elena Bonora

Affidiamoci dunque a qualche immagine per dare un semplice e superficiale accenno visivo al loro ruolo.

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– 1. Diana Abu-Jaber, in Caffè Letterario, intervista di Valentina Acava Mmaka, 30 gennaio 2002.

(Articolo già pubblicato il 21 settembre 2009, rivisto ampliato e ripubblicato in data odierna)

Monache ricevono da San Benedetto la Regola

Monache ricevono da San Benedetto la Regola

Suore cenando in silenzio, Pietro Lorenzetti,1341

Filatrici e tessitrici ai primi del XV secolo

Filatrici e tessitrici ai primi del XV secolo

Le inservienti, Libro d’Ore, fine XV sec.

Vittore Carpaccio, Le due cortigiane, 1493-1495 ca.

Vittore Carpaccio, Le due cortigiane, 1493-1495 ca.

Contadine del XVI secolo, dal Breviario Grimani

Contadine del XVI secolo, dal Breviario Grimani

Luigi XIV e la sua prima nutrice

Luigi XIV e la sua prima nutrice

William Hogarth, Scene in una taverna,1735

Jean Baptiste Chardin, La lavandaia, 1740

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Letture proposte:

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Dec 112015
 

Personaggio di rilievo nel panorama italiano ed europeo, mecenate, guerriero, politico, uomo del Rinascimento romano, Giulio II, al secolo Giuliano della Rovere, nacque in Liguria, ad Albissola, nel 1443, eletto al soglio pontificio nel 1503 a sessanta anni. Morì a Roma nel 1513, anno in cui Machiavelli scrisse buona parte de Il Principe e Vasco Núñez de Balboa attraversava lo stretto di Panama: il mondo sarà ancor più piccolo e interconnesso!

Giulio II rimane nell’immaginario collettivo per esser stato un “guerriero”, per indossare quella corazza che ci ricorda il film Il tormento e l’estasi (1965) che tratta della vita di Michelangelo, artista a lui legato, papa descritto altresì dal Guicciardini dal carattere sospettoso e manipolatorio.

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E allora perché non andare a leggere cosa si dice di lui su Twitter, piattaforma di condivisione, termometro popolare, “bar” in cui si riuniscono le più disparate collettività di idee e pareri. Mezzo, Twitter, che ci serve per studi antropologici culturali e sociali, per entrare nelle dinamiche di una società che cambia, nella memoria collettiva di oggi (ricordiamo che, da qualunque fonte provenga, bisogna sempre vagliare più di una volta la notizia prima di accettarla per buona).

– Ecco la scala a chiocciola che Donato di Pascuccio di Antonio, detto il Bramante, progettò per Giulio II ↓

– La Basilica di San Pietro ↓

– L’inaugurazione, il 31 ottobre 1512, della volta della cappella Sistina, quasi 500 mq. di affreschi michelangioleschi ↓

– La via Giulia voluta da Giulio II ↓

– Le stanze di Giulio II affrescate da Raffaello ↓

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Letture suggerite:

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Nov 282015
 
Italia, 1494 (Wikipedia)

Italia, 1494 (Wikipedia)

“… d’improvviso, tra il 1494 e il 1538 sull’Italia si abbatterono i cavalieri dell’Apocalisse. Il Paese divenne campo di battaglia di un conflitto internazionale che coinvolse Spagnoli, Francesi, Germanici. Con la guerra vennero le carestie, le epidemie, le distruzioni del capitale e le interruzioni dei traffici…” (1)

L’Italia dell’Umanesimo e del Rinascimento fu altresì terra di conquista e battaglie fra la fine del XV secolo e la prima metà del XVI, fino alla pace di Cateau-Cambrésis del 1559 che metteva d’accordo, in un certo qual modo, Francia e Spagna, quella Francia di Carlo VIII che era sceso fino a Napoli dicendo esser sua possessione per proprietà dinastica.

Ampliamo un po’ più gli orizzonti ed evidenziamo almeno 5 congiunture che si presentarono nella nostra penisola in quei cinquanta anni, una serie di intrecci che andavano oltre i nostri confini e interessavano mezza Europa.

– 1. Oltre a rompersi equilibri politici, che fra l’altro erano sempre instabili e precari, il Cinquecento vide la nascita di movimenti religiosi che si facevano viepiù contrari ai dettami della chiesa cattolica, Lutero e Calvino fra questi, preceduti da Zwingli e ancor prima da Jan Hus.

– 2. Epoca caratterizzata da uno sviluppo culturale che vedeva l’Italia in prima fila, un Rinascimento che metterà l’uomo al centro del “mondo”, un uomo che prende sempre più coscienza delle proprie capacità. Ne abbiamo parlato a lungo in questo ebook »»qua.

– 3. Le guerre d’Italia portarono anche carestie e peste, calamità che si abbatterono in modo diseguale su buona parte delle regioni, così come in forma e maniera diversa su pianure, montagne, città, villaggi, paesi, e sui vari ceti sociali. Basta ricordare le pesti del 1522 in Sicilia, Roma, Perugia, Firenze (2).

Entrata di Carlo VIII a Firenze nel 1497, di Francesco Granacci, 1518

Entrata di Carlo VIII a Firenze nel 1497, di Francesco Granacci, 1518

– 4. Periodi di maltempo – abbassamento delle temperature – si alternavano sempre più a periodi “normali”, ricordiamo essere nella cosiddetta Piccola glaciazione, anni dunque di raccolti magri, penuria di alimenti, quindi malnutrizione e fame… crisi demografica.

– 5. In tutta questa agitazione, c’era chi si dedicava a magnificare l’arte, fra questi Michelangelo con la volta della Cappella Sistina (1508-1512), il Giudizio Universale (1534-1541) e tanto altro ancora.

È bene però considerare l’opinione di alcuni autori, vedi Braudel che diceva esser stati sì decenni di crisi e calamità in generale, ma:

“… non si deve pensare ad un orrore permanente: vi furono alcune pause [nella guerra]; vi furono spostamenti di truppe relativamente tranquilli… E insomma le guerre d’Italia non ne hanno intaccato profondamente la salute economica. La penisola ha certo sofferto, ma le sue sofferenze sono diluite in un tempo lungo: a seconda dei periodi vi furono regioni devastate, altre risparmiate. (3)

Nel frattempo il veronese Bartolomeo Tromboncino (1470 ca.-1535), autore anche di frottole, suonava “Non mi pento esser ligato”. Di seguito nell’esecuzione del cantante e arpista Matteo Zenatti:

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– 1. Carlo M. Cipolla, Storia economica dell’Europa pre-industriale, il Mulino, 2009, pag. 308.
– 2. vedi: Guido Alfani, Il Grand Tour dei cavalieri dell’Apocalisse. L’Italia del «lungo Cinquecento» (1494-1629), Marsilio, 2010, pos. kindle 1755.
– 3. Fernand Braudel, Il secondo Rinascimento, Einaudi, 1987, pag. 46.

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Suggerimento letture:

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Nov 102015
 

Frutti misti di Storia Moderna

Frutti misti di storia moderna, ebookOgni buon frutto di stagione partecipa a una stuzzicante macedonia, ogni avvenimento è parte integrante di un mosaico che serve a presentarci un determinato periodo storico.

Ebbene, salterellando per la cultura, per l’economia, per questioni della società, per la storia degli ebrei, mi sono soffermato sullo sviluppo e la crisi dell’università italiana, sull’erotismo, sui cambiamenti climatici, sul real spagnolo e i talleri di Maria Teresa, sul problema degli emigranti e degli schiavi, sono approdato in Cina e in India, ho dato una svista all’espulsione degli ebrei dalla Spagna nel 1492 e ai loro affari ad Amsterdam, e tanto altro ancora.

Argomenti di un insieme, questi, come frutti misti che contribuiscono alla macedonia!
Un ebook che, tassello dopo tassello, ci presenta un collage di particolari aspetti della Storia Moderna, periodo del quale siamo figli.

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Nov 032015
 

Perché potremmo considerare il 1492 un anno di cambi? Che cosa realmente accadde? Quali eventi caratterizzarono la fine del XV sec. in Europa?

Michelangelo mostra a Lorenzo de' Medici la testa di un fauno, Ottavio Vannini, affresco (1638-1642)

Michelangelo mostra a Lorenzo de’ Medici la testa di un fauno, Ottavio Vannini, affresco (1638-1642)

Se dovessimo segnalare, un po’ arbitrariamente (sic!), un anno “speciale” nella storia dell’Età Moderna, il 1492 è senza dubbio uno di quelli che ha dato avvio e svolta a un continuum storico che poco a poco si rompeva e preparava il terreno per entrare in un diverso modo di vivere. Certamente non tutto avvenne da un giorno all’altro, ricordiamo che la storia è un immenso mosaico dove ogni tassello regge l’altro e solo nell’insieme è possibile leggerla con chiarezza. A volte un avvenimento si manifesta palesemente dopo aver covato per lunghi periodi e maturato le condizioni necessarie per il suo sviluppo.

Di seguito alcuni dei tanti eventi che hanno caratterizzato l’anno in questione (consiglio seguire i vari link per approfondire i relativi argomenti).

  • Cade la città di Granada, la Reconquista da parte di Isabella di Castiglia e Ferdinando II d’Aragona volge al termine, la Spagna poco a poco sarà unificata sotto la corona dei “re cattolici”. I musulmani della vecchia al-Andalus dopo circa 800 anni saranno costretti ad andarsene o a convertirsi, così come gli ebrei sefarditi.
  • Il 9 aprile muore Lorenzo de’ Medici, abile politico e mecenate, aveva dato, in un certo qual modo, a Firenze un periodo di splendore, una fama che superava i confini italici. Qualche anno dopo, la Penisola sarà terra di conquista da parte spagnola e francese: inizieranno le cosiddette Guerre d’Italia.
  • L’11 agosto, dopo accese trattative, Alessandro VI viene eletto al soglio pontificio, i Borgia arrivavano a Roma con parenti amici e conoscenti, fra – anche ma non solo – scandali oscenità e scalpori. Uno dei papi più controversi del Rinascimento, il cui nome divenne sinonimo di libertinismo e dispotismo.
  • Cristoforo Colombo nell’ottobre raggiunge Nuove Terre che poi saranno dette Americhe. Qualcuno dice essere già state scoperte dai vichinghi secoli prima, qualche altro dai cinesi, fatto sta che poco a poco i commerci sposteranno i loro traffici dal Mediterraneo all’Atlantico.
  • Dal 20 novembre in poi a Ferrara iniziano ad affluire i primi ebrei cacciati dalla Spagna, Ercole I d’Este li accoglie. Un mese dopo, il 31 dicembre questi devono lasciare la Sicilia, inizia un nuovo esodo.
  • Il 6 marzo nasce Juan Luis Vives, letterato e filosofo spagnolo, amico di Tommaso Moro ed Erasmo da Rotterdam, figura chiave di quello che sarà chiamato Umanesimo, movimento culturale che partendo dall’Italia, da Firenze in modo particolare, avrà ripercussioni in buona parte dell’Europa. “Le opere del passato sono come i fiori da cui le api traggono il nettare per fare il miele”, dirà nel Trecento il Petrarca.
Il sultano Boabdil consegna le chiavi ai Re cattolici, Francisco Pradilla, 1882

Il sultano Boabdil consegna le chiavi ai Re cattolici, Francisco Pradilla, 1882

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Oct 222015
 

Nessuno trasmuta una materia se questi
prima non ha trasmutato se stesso.”
(Paracelso)

Paracelso

Paracelso

I giochi alchemici sono sempre stati materia d’interesse lungo il percorso esistenziale dell’uomo, iniziando fin dall’Egitto – ricordiamo la città di Alessandria esser stata all’avanguardia all’epoca -, continuando nel mondo islamico, in Cina – sebbene lo scopo fosse altresì la ricerca dell’immortalità -, nell’età medievale, giungendo fino ad oggi, un continuum storico che sfida le capacità umane e le proietta verso un mondo che qualcuno chiama esoterismo.

Contemporaneo di Copernico (1473-1543) e laureatosi nella stessa università a Ferrara, Paracelso (1493-1541) è un personaggio emblematico della storia europea, della medicina in particolare, collegamento, lui, fra un Medioevo che tentava persistere e una Rinascita che poco a poco germogliava.

È singolare, in Paracelso, lo sconfinamento di motivi medievali in un nuovo orizzonte di pensiero o forse, più precisamente, si potrebbe dire che mentre la scorza della filosofia della natura di Paracelso è ancora medievale, l’embrione della nuova pianta è diverso e v’è l’urgenza di una linfa nuova nel guscio scabro del linguaggio cabalistico ed astrologico.” (1)

Fu di spirito ribelle, a tal punto che fece bruciare dai suoi alunni, per esempio, i testi del greco Galeno e del persiano Avicenna, affermando essere, questi, ignoranti in materia medica.

Questi testi non valgono le fibbie delle mie scarpe.” (2)

Con un carattere forte, orgoglioso, sarcastico, a volte severo, aveva una visione scientifica della realtà che si legava, fra l’altro, con spiritualità e astrologia. Il medico per lui doveva esser portatore di virtù.

Tutte le cose sono un ente, doppio, perché divine e umane, triplo perché spirituali, e dotate di anima e di corpo: un olio (=zolfo), una pietra (=pietra filosofale = mercurio), un carvunculus (=sale)”,

scriveva nel suo Il libro della Santa Trinità.

L'alchimista, Cornelis Pietersz Bega, 1663

L’alchimista, Cornelis Pietersz Bega, 1663

L’individuo come tale era il centro “universale” delle sue investigazioni mediche, un uomo legato alla natura visibile e invisibile delle cose, un paziente cui riservava profonda osservazione per cercare le cause della sua malattia. Diventò famoso proprio quando curò il tipografo e umanista Johann Froben (1460 ca.-1527), amico di Erasmo da Rotterdam (1466 ca.-1536). Stimolando la natura, essa provvederà a curare la sua stessa parte alterata. Affermava nel suo Volumen Paramirum:

Nel mondo c’è un ordine naturale di farmacie, poiché tutti i prati e i pascoli, tutte le montagne e colline sono farmacie […] nella natura tutto il mondo è una farmacia che non possiede neppure un tetto!”

Le sue lezioni avevano come fine risvegliare negli alunni quell’Intelligenza Solare che ogni essere umano possiede e che tuttavia dorme. Uomo, Paracelso, alchimista mago profeta che tentava relazionare microcosmo a macrocosmo, dove tutto è uno, in cui il macrocosmo interagiva con il microcosmo. L’uomo, in poche parole, è un microcosmo che opera con il resto dell’universo e per una guarigione dovrà prendere in considerazione tutte le influenze che riceve dall’esterno (dalle stelle, dalle stagioni, etc.), e che dovrebbero agire non solo sul paziente, ma anche e soprattutto nel resto dell’universo che ha prodotto in lui un certo fenomeno patologico.

Paracelso può considerarsi l’esponente di quella rivoluzione culturale che portò molti uomini di scienza a contrapporre alla «falsità» del sapere insita nei «testi sacri» la «verità» dell’esperienza diretta e della tecnica imitativa della Natura. Il primo colpo di piccone fu dato, ovviamente, ai testi classici – primi tra tutti quelli di Galeno e Avicenna – che imperavano incontrastati da secoli. Paracelso cominciò a demolire i dogmi e a rimettere tutto in discussione.” (2)

Paracelso morì a 48 anni in morì in circostanze misteriose.

Un video sull’alchimia in generale

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– 1. Paracelso, Paragrano, ed. Boringhieri, 1961, Intr. pag.7.
– 2.  Luciano Sterpellone, I grandi della medicina. Le scoperte che hanno cambiato la qualità della vita, Donzelli ed., 2004, pag. 66.
– 3. Luciano Strepellone, op. cit., pag. 67.

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Letture consigliate:

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Sep 232015
 

Dicono che l’Italia è un Paese di poeti santi e naviganti, dicono anche che pizza e spaghetti ci identificano, e qualcuno dice altresì che tanti furono i capitani di ventura al soldo dei più grandi imperi europei così come delle piccole realtà comunali. Alcuni di questi risaltano nella Battaglia di San Romano del 1432, il tolentinato Niccolò Mauruzi (1350 ca.-1435), Michele Attendolo da Cotignola (1370-1463), Bernardino della Ciarda (?-1437).

Uno scontro durato più di sei sette ore, quello a San Romano (Pisa) del 1° Giugno del 1432, fra fiorentini comandati proprio da Niccolò da Tolentino e senesi capitanati da Bernardino della Ciarda, un successo politico di Cosimo il Vecchio. Il vero committente di quel trittico che Paolo Uccello (1397-1475) preparò e che oggi è, ahimè, diviso e sparso per l’Europa, sembra esser stato il ricco mercante Lionardo Bartolini Salimbeni, sostenitore di Cosimo, avendo partecipato agli scontri. Trittico così distribuito:

Niccolò da Tolentino alla battaglia di San Romano (1438-1440 ca.), Paolo Uccello

Niccolò da Tolentino alla battaglia di San Romano (1438-1440 ca.) è alla National Gallery di Londra;

Disarcionamento di Bernardino della Ciarda nella battaglia di San Romano (tra il 1435 e il 1455), Paolo Uccello
Disarcionamento di Bernardino della Ciarda nella battaglia di San Romano (tra il 1435 e il 1455) è alla Galleria degli Uffizi a Firenze;

Il contrattacco di Michele Attendolo da Cotignola a fianco dei fiorentini nella battaglia di San Romano (1455 ca.), Paolo Uccello
Il contrattacco di Michele Attendolo da Cotignola a fianco dei fiorentini nella battaglia di San Romano (1455 ca.) al Museo Louvre di Parigi.

Al di là delle geometrie degli animali e degli uomini, al di là dei colori poco reali dei cavalli le cui pose sono talune rare e curiose, è la descrizione di un evento storico del XV sec. ciò che a noi qua interessa, in cui il pittore fiorentino mette in rilievo la forza delle armi, dei vessilli al vento, delle lunghe lance, delle pericolose balestre, delle forti armature, la massa dei cavalli, la decisione dei condottieri nelle cariche offensive. Una potente evocazione del caos che la guerra porta e delle sue conseguenze, un caos che accentuerà le sue dinamiche con l’introduzione delle armi da fuoco di lì a poco, e che nel trittico dell’Uccello non sono ancora presenti.

Eppure un altro dettaglio si può cogliere nella presentazione pittorica, quello dei condottieri, peculiarità – certamente non solo – dei Comuni italiani di fine Medioevo inizi Età moderna, uno per tutti il ben famoso Federico da Montefeltro (1422-1482). Personaggi che si preparavano senza remore ai conflitti e pronti a cambiar di bando se il salario offerto dall’altro era più conveniente, di solito ingaggiati per brevi periodi, 3-4 mesi, con un contratto rinnovabile di volta in volta. Pericolosi impresari di guerra la cui fortuna inizierà lentamente a declinare con l’avvento della polvere da sparo, degli archibugi, dei cannoni, e dei primi eserciti permanenti del XVII sec.

E non bisogna dimenticare che venivano in Italia anche da lontano, combattendo per Siena Pisa Firenze Milano Vaticano…, vedi a mo’ d’esempio l’inglese Sir John Hawkwood (1320 ca.-1394), italianizzato dal Machiavelli come Giovanni Acuto, cui lo stesso Paolo Uccello affrescherà in una parete interna sinistra del Duomo di Firenze. Tanto famoso da restare in Italia e combattere, per uno o l’altro bando, per quasi 30 anni. O il tedesco Hermann Vesternich, nella busta paga di Firenze per circa 20 anni (1).

E allora viene in mente Giovanni dalle Bande Nere (1498-1526), capitano di ventura che lotta contro i lanzichenecchi durante la loro discesa verso Roma, poco prima del Sacco del 1527, soldati di ventura pur loro:

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– 1. Alexander Lee, The Ugly Renaissance, Doubleday, 2014, pag. 281.

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Sep 032015
 
Vasco da Gama (from Gallica)

Vasco da Gama (from Gallica)

Caro conte Vasco, sebbene qualche sito in internet, vedi Wikipedia.it, dice oggi essere il suo compleanno, e sebbene della sua data di nascita non abbiamo precise notizie, le auguro lo stesso buon compleanno (sic).

Ma andiamo con ordine.

In quel tempo il Portogallo era una potenza navale di tutto rilievo, orientata verso le esplorazioni: lì nasce Vasco da Gama, a Sines, paesino sul mare, nel Sud, il 3 (?) settembre del 1469 (?). Morirà di malaria, a Cochin, oggi Kochi, in India, il 24 dicembre 1524.

Decenni effervescenti quelli di metà-fine XV secolo e principi del XVI, pieni di viaggi e scoperte. Manuele I del Portogallo (1469-1521), sulla scia di Giovanni II (1455-1495), continua favorendo le navigazioni e i viaggi lungo le coste dell’Africa, un tentativo per raggiungere l’Oriente e avere accesso diretto ai prodotti di quelle esotiche terre, fra cui le pregiate spezie. Un modo per sottrarsi agli arabi e alle loro carovane che a quel tempo avevano il monopolio dei commerci con l’India e paesi limitrofi.

Vasco da Gama gioca, fra i tanti contemporanei, un ruolo interessante in quegli intrecci esplorativi, essendo stato il primo, mettendo deciso le vele direzione Sud-Africa, a oltrepassare quello spazio di mare pericoloso chiamato Capo di Buona Speranza, salire ancora un po’ la costa orientale fino a Malindi, oggi in Kenia, e spingersi in India, grazie a un astronomo yemenita, Ahmad ibn Majid al-Najdi. Era il 20 maggio del 1498, sei anni dopo il primo viaggio di Colombo verso le Nuove Terre, Vasco approda a Calicut. Si aprì così una nuova rotta che avrebbe accelerato e ampliato le comunicazioni fra Occidente e Oriente, favorendo oltre a scambi commerciali, anche intrecci culturali. Si pensi solo che fra il 1501 e il 1508 sono salpate dal Portogallo per le Indie 81 navi con circa 7.000 uomini (1).

Vasco da Gama davanti il Zamorin di Calicut, José Veloso Salgado, 1898.

Vasco da Gama davanti il Zamorin di Calicut, José Veloso Salgado, 1898.

Vasco, in quel primo viaggio, sarebbe stato in mare per circa 300 giorni, navigando ben 24.000 miglia marine. Dei 150-170 uomini partiti insieme a lui, solo 54 vedranno al ritorno le coste lusitane, il resto morirà per la via.

Poco a poco il mondo diventava sempre più piccolo, a portata di mano, anzi a portata di caracca.

E allora buon compleanno Vasco da Gama!

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– 1. Wolfgang Reinhard, Storia dell’espansione europea, Guida ed., Napoli, 1987, pag. 82.

Suggerimento letture:

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Colombo e le Nuove Terre


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