Apr 072014
 

Una timeline che ci presenta le terre del nord America dal 1492, da quando Colombo sbarcò qualche migliaio di chilometri più giù, passando per l’immigrazione Puritana, fino al 1750, prima della loro indipendenza dalla madrepatria spagnola. Una serie di date con i principali avvenimenti che ci portano in un’epoca storica di vitale importanza per comprendere il nostro mondo contemporaneo. Interessante, ma da prendere solo come informazione da approfondire, il grafico relativo al numero di nativi e ai successivi arrivi europei.

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Apr 012014
 

Una timeline che ci mostra una successione di date e di fatti che hanno interessato la religione cattolica in Europa dalla fine del XV secolo in poi, dallo “scossone” di Zwingli, non certo il primo, a quello di Lutero, passando per Calvino, la Controriforma, le guerre di religione in Francia, poi quella dei Trent’anni, fino a raggiungere gli inizi del XVIII secolo, un modo per avere un quadro d’insieme su un tema che è principale nello sviluppo degli eventi dell’Età Moderna.

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Timeline of the Reformation

 

Feb 162014
 

La scoperta dell’America ha dato avvio altresì, nel medio lungo periodo, a una trasformazione politico economica e sociale che ha interessato mezzo mondo, forse il mondo intero. Le vie commerciali, che una volta avevano il Mediterraneo come centro, sono adesso spostate verso l’Atlantico e i paesi del nord Europa, fra cui Olanda Francia Inghilterra. Le politiche esteriori degli stati europei guardano con occhio attento alle nuove terre e alle possibilità di arricchirsi e ampliare i propri confini. Le società di casa nostra vedranno persone e merci giungere da oltreoceano, indigeni inviati in Inghilterra, per esempio, a scopo di studio – ricordiamo Jemmy Button arrivare a Londra dal profondo sud americano -, non dimenticando poi l’enorme tratta degli schiavi, così come prodotti agricoli prima sconosciuti, mais patata fagioli, e tanto altro ancora.

Diamo pertanto suggerimento di tre, dei tantissimi testi, che potrebbero introdurci all’argomento in questione.

La conquista dell'America

Partiamo da un volume necessario e utile per capire chi era “l’altro”, chi erano gli indigeni, che rapporto hanno avuto con i conquistatori nel trascorso degli eventi avvenuti durante la conquista del Messico. Erano considerati inferiori o riconosciuti uguali? Tzvetan Todorov in La conquista dell’America analizza con spirito investigativo la storia di un popolo la cui cultura è stata quasi del tutto distrutta.

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Conquista. La distruzione degli indios americani

Ma quali furono le cause della loro scomparsa? Quali sono stati i meccanismi che hanno permesso la loro sconfitta essendo pur più numerosi degli spagnoli o degli europei in generale che sbarcavano in quelle terre? Nel suo Conquista. La distruzione degli indios americani, Massimo Livi Bacci ci porta nelle testimonianze di quegli eventi che hanno condotto al loro annientamento, annientamento causato anche, dice l’autore, per la natura umana delle società sottomesse.

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Verso il nuovo mondo. L'immaginario europeo e la scoperta dell'America

Francesco Surdich, Verso il nuovo mondo. L’immaginario europeo e la scoperta dell’America. Motivazioni politiche religiose economiche spinsero a ricercare nuove vie di comunicazione, vie che dettero come risultato la scoperta di terre al di fuori dai paradigmi di quel periodo, mettendo l’Europa difronte a una realtà ben diversa e distinta. L’esplorazione dell’America, oltre a sconvolgere tutta una serie di archetipi scientifici e religiosi, fu la porta d’ingresso verso la costruzione di una nuova società, oggigiorno alla base del nostro modus vivendi.

Jan 292014
 
Machi - Chamán - Mapuche, 1903

Machi – Chamán – Mapuche, 1903

Sono oramai più di due anni che mi dedico in situ agli studi sugli indigeni sudamericani prima dell’arrivo di Colombo, passando per gruppi etnici colombiani, peruviani, adesso cileni, dai quimbaya ai muisca, dai wari ai lima agli inca, seguendo ancora con gli yàmana e i mapuche, fra gli altri. E c’è un particolare che mi colpisce, il loro rispetto verso la natura, verso la terra in cui vivono e lavorano, la loro devozione verso quelle “energie” che “abitano” i luoghi sacri, le montagne in particolare. Tutto ha un ritmo, tutto è legato all’aspetto religioso, tutto segue una tradizione tramandata da padre in figlio, per secoli. Cosicché diamo un’occhiata generale a quegli elementi che li accomuna.

L’armonia della natura, l’amore verso Pachamama, insieme a certi principi di reciprocità e dualità sono la base della spiritualità del nativo sudamericano che gli spagnoli trovarono al loro arrivo nelle Nuove Terre – XVI sec.

Nelle loro credenze, la realtà visibile e tangibile non è certamente l’unica, esiste un mondo occulto ai più che determina la sussistenza del cosmo e dell’uomo. Un uomo caratterizzato da due elementi, corpo e spirito, potendo a sua volontà e con determinati metodi, passare da uno stato a un altro, quando lo spirito si libera del corpo.

Tale particolare evento può manifestarsi per diverse cause, in particolari circostanze della vita, essendo volontario o involontario. E il cosiddetto Chamán è stato ed è colui che ben conosce queste diverse realtà, colui che ha capacità e potere di varcare la soglia del tangibile con l’intangibile, interpretare i sogni, è colui che maneggia con destrezza le piante sacre e le bevande “embriagantes”. Riesce, in poche parole, a comunicare con il sacro, attuando pratiche curative e di divinazione.

Machitún, cerimonia di sanazione da parte di un machi mapuche, immagine di  Claude Gay

Machitún, cerimonia di sanazione da parte di un machi mapuche, immagine di Claude Gay

Il suo “dono” è di solito ricevuto per eredità, rare volte per vocazione, in ogni caso deve passare per un’iniziazione e per un periodo di digiuno e ritiro spirituale, sommettendosi a un rigoroso addestramento per prepararsi a viaggiare nel mondo spirituale mediante le alterazioni di coscienza.

Ogni gruppo ha il proprio Chamán che cura la propria gente, adoperando accorgimenti ancestrali e tipici della zona culturale in cui vive, un Chamán è rispettato e temuto, preso in grande considerazione in quando depositario, inoltre, sia del sapere, sia della storia del gruppo a cui appartiene.

I siti dove si praticano riti chamanici sono luoghi molto spirituali, dove l’energia della terra vibra in maniera più alta che altrove, per cui è di suprema importanza salvaguardarli e venerarli. Le montagne sono posti destinati a tale attività, montagne chiamate “apus” dalla cultura andina, e che proteggono il gruppo o il villaggio mediante gli spiriti – “achachilas”.

Montagne ancora che, considerate maschili, accompagnano a Pachamama, femminile, testimoni del tempo che trascorre, grandi blocchi di terra e pietra modellati dal vento dalla pioggia dalla vegetazione dagli animali. Sono onnipresenti, punto di riferimento della vita dell’indigeno sudamericano, elemento spirituale e magico che forma parte della “cosmovisione” del popolo delle Ande.

Una tradizione che, in un certo qual modo, si conserva tuttavia, per esempio in San Pedro de Atacama, Cile, dove i residenti sono soliti affermare:

Somos un pueblo muy espiritual, respetamos sagradamente la naturaleza y ocupamos mucho el movimiento de las energías”. (1)

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- 1. in Ya, rivista allegata al quotidiano El Mercurio, martes 28 de enero de 2014, n. 1584, pag. 51.

Jan 262014
 

Sembrerà banale affermarlo, Colombo (1451-1506) non sarebbe approdato sulle coste della futura America, se non avesse viaggiato e sfidato le credenze del tempo. Gli esploratori portoghesi del XV secolo non avrebbero dato i nomi alle nuove terre se non avessero forzato i limiti della conoscenza. Ancor più, Magellano (1480-1521) non avrebbe circumnavigato il globo se non avesse avuto la spinta interiore di andare oltre il sicuro, il noto, portando nell’attraversata la sua esperienza. Questo per quanto riguarda l’età da noi studiata, la moderna.

Jan Bruegel, Paesaggio con viaggiatori, seconda metà XVI sec.

Jan Bruegel, Paesaggio con viaggiatori, seconda metà XVI sec.

Vogliamo andar avanti?

Sulle nostre tavole non ci sarebbero le patate, il peperoncino, il mais se qualcuno, per curiosità, per indagine, per interesse per non li avesse imbarcati in uno dei vascelli diretti verso l’Europa, così come non avremmo conosciuto gli indigeni del nord America se John White non avesse visitato l’odierna Nord Carolina. Non avremmo “visto” certa flora e fauna del sud America se Maria Sybilla Merian non fosse andata in Suriname a disegnare piante e insetti poco noti nel Seicento.

Insomma, per quanto ovvio e logico possa sembrare alla luce della nostra concezione contemporanea della vita, i viaggi sono stati, e sono ancora in un certo qual senso, la forza motrice della nostra civilizzazione, della nostra crescita. L’incontro e incrocio di culture differenti potrebbe essere indicato come punto di forza per lo sviluppo dell’umanità.

Vengono per associazione di idee immediatamente in mente i 15.000 km. del ben famoso viaggio di Marco Polo (1254-1324), un lungo cammino da Venezia a Pechino che avrebbe portato notizie di popoli e mondi lontani (»»qua Il Milione da ascoltare), in quel Medioevo età precorritrice dei grandi viaggi dei secoli successivi.

Non bisogna altresì dimenticare che il nostro Paese fu meta preferita di artisti e letterati del Settecento e dell’Ottocento – certamente non solo di quei secoli -, basta ricordare al Goethe scrittore, al Winckelmann scopritore di Ercolano e Pompei, a Johann Jacob Volkmann anch’egli scrittore, a Guy de Maupassant ammiratore della Venere di Siracusa, fra i tantissimi, personaggi alla ricerca delle impronte del passato per completare il loro percorso di studi, quel Grand Tour a cui tutti, aristocratici e non, aspiravano, e che poteva durare da pochi mesi ad anni interi.

L’Italia senza la Sicilia, non lascia nello spirito immagine alcuna. È in Sicilia che si trova la chiave di tutto [...] La purezza dei contorni, la morbidezza di ogni cosa, la cedevole scambievolezza delle tinte, l’unità armonica del cielo col mare e del mare con la terra… chi li ha visti una sola volta, li possederà per tutta la vita […]”. (1)

Vuoi in carrozza, vuoi a cavallo, vuoi in barca, percorrevano, in condizioni per noi poco comode, le strade e le campagne di mezza Europa, ritraendo con i colori con la matita con la scrittura gli aspetti più bizzarri e interessanti di paesaggi e costumi che colpivano la loro attenzione, prodotto per ricordare e far conoscere le loro peregrinazioni.

Goethe ammirando il Colosseo, Jakob Phillip Hackert, 1790 ca.

Goethe ammirando il Colosseo, Jakob Phillip Hackert, 1790 ca.

Si accavallano i decenni, passano i secoli. I viaggi restano ancora oggi un modo per incontrare “l’altro” e andar oltre le frontiere patrie della mentalità e delle proprie tradizioni. Scriveva Bruce Chatwin (1940-1989), autore britannico di racconti di viaggi, nel suo Anatomia dell’irrequietezza:

Il viaggio non soltanto allarga la mente: le dà forma.” (2)

Lo stesso autore che in un’altra sua opera annotava:

Non riescono a star fermi [gli sherpa], e nella terra degli sherpa, ogni pista è contrassegnata da cumuli di sassi e bandiere da preghiere, messi lì a rammentare che la vera casa dell’Uomo non è una casa, ma la Strada, e che la vita stessa è un viaggio da fare a piedi” (3),

quasi a dire che l’essere nomadi è insito nel DNA di noi umani.

Oggigiorno la tecnologia ha accorciato le distanze, attenuato le incertezze, ha eliminato i possibili pericoli, si sa già a che cosa si andrà incontro, il viaggio sembra, per alcuni, più una ricerca interiore, una sfida con sé stessi.

Una maniera, il “girovagare”, per entrare nelle dinamiche contemporanee di un mondo che oramai appare senza più confini fisici territoriali, un mondo alla portata di tutti, e ancor più con le immense possibilità che offre internet, fra cui quella di poter viaggiare e lavorare nello stesso tempo, un nomadismo che, nell’accezione moderna, diventa digitale (»»qua).

Prima del viaggio si scrutano gli orari,
le coincidenze, le soste, le pernottazioni
e le prenotazioni (di camere con bagno
o doccia, a un letto o due o addirittura un flat);
si consultano le guide Hachette e quelle dei musei,
si cambiano valute, si dividono
franchi da escudos, rubli da copechi;
prima del viaggio s’informa
qualche amico o parente, si controllano
valige e passaporti, si completa
il corredo, si acquista un supplemento
di lamette da barba, eventualmente
si dà un’occhiata al testamento, pura
scaramanzia perché i disastri aerei
in percentuale sono nulla;
prima del viaggio si è tranquilli ma si sospetta che
il saggio non si muova e che il piacere
di ritornare costi uno sproposito.
E poi si parte e tutto è O.K. e tutto
è per il meglio e inutile.

E ora, che ne sarà
del mio viaggio?
Troppo accuratamente l’ho studiato
senza saperne nulla. Un imprevisto
è la sola speranza. Ma mi dicono
che è una stoltezza dirselo.” (4)

E allora un viaggio potrebbe iniziare così:

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- 1. Johann Wolfgang von Goethe, Viaggio in Italia, Mondadori, 2004.
- 2. Bruce Chatwin, Anatomia dell’irrequietezza, Adelphi, 2012.
- 3. Bruce Chatwin, Che ci faccio qui?, Adelphi, 1990.
- 4. Eugenio Montale, Prima del viaggio, in Satura (1962-1970).

Jan 062014
 
Lo Scheggia, Trionfo della Fama, 1449 ca.

Lo Scheggia, Trionfo della Fama, 1449 ca.

Giovanni di Bicci de’ Medici (1360-1429), fondatore del Banco Medici, viene considerato come uno dei primi esponenti di rilievo di una famiglia che tanta influenza ha avuto dagli ultimi decenni del Medioevo fino a inoltrata l’Età moderna, epoca in cui le loro decisioni hanno contribuito a dare un corso ben determinato alla storia dell’Europa. Condottieri, mecenati, duchi, granduchi, papi, cardinali, banchieri, i Medici di Firenze giocarono ruoli ben decisivi.

E fra tutti, Lorenzo de’ Medici è colui che ha rappresentato la famiglia, rendendola famosa ben oltre i confini patri, uomo che, grazie ai vari artisti di cui ha avuto intelligenza circondarsi, ha fatto sì che la Firenze di oggi – ma non solo la città – sia visitata da migliaia di turisti l’anno.

L’immagine di sopra (»»qua), Trionfo della fama (1449), è rappresentata in un vassoio commemorativo dell’epoca – desco da parto -, vassoio adoperato per portare vivande alla nuova madre, nel nostro caso a Lucrezia Tornabuoni (1425-1482), dipinto dallo Scheggia, Giovanni di Ser Giovanni (1406-1486) per celebrare la nascita di Lorenzo de’ Medici, 1449.

Di seguito, una serie di articoli per approfondire alcuni aspetti dell’epoca.

- L’Italia rinascimentale in Europa.
- I Medici rappresentati da Botticelli.
- Lorenzo il Magnifico e alcuni suoi contemporanei.
- I Medici e la congiura dei Pazzi nella Firenze del 1478.
- Cosimo I de’ Medici e l’orologio.
- Gli ultimi Medici.

Jan 022014
 

Elementi di storia moderna.Un e.book che raccoglie ben 16 monografie dedicate ai principali avvenimenti della Storia moderna, dalla scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo, al problema della schiavitù, al cosiddetto Rinascimento, alla Rivoluzione industriale e alle sue conseguenze, alla Rivoluzione francese, passando per l’erotismo, per gli indumenti tipici dell’epoca, per le cucine e le ricette, per elementi di storiografia. Un volume necessario e indispensabile per entrare nelle dinamiche di un periodo del quale siamo figli.

→ Scarica le 677 pagine a solo €. 6,50 

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Indice generale

- Sulla scoperta dell’America e dintorni
- Carlo V
- Enrico VIII
- Il denaro nell’età moderna
- L’Europa religiosa del XVI sec.
- Il Rinascimento
- Sulla schiavitù nell’Età Moderna fra il XV e XIX sec.
- Studiare fra il XVI e il XVII secolo
- L’erotismo nell’Età moderna
- A tavola nell’Età moderna
- Su Oliver Cromwell e la Rivoluzione inglese
- I primi passi dell’America a stelle e strisce
- La Rivoluzione industriale
- La Rivoluzione francese
- Vestirsi nell’Età Moderna
- Storiografia e dintorni

Dec 272013
 
Malleus maleficarum

Malleus maleficarum, inizio Cap. V.

Le streghe hanno smesso di esistere
quando noi abbiamo smesso di bruciarle.” (1)

Con una scopa di paglia fra le gambe, con un lungo vestito che svolazzava, la strega del Cinquecento viaggiava qua e là per tentare sovvertire l’ordine religioso: così è illustrata dall’immaginario popolare del tempo. La sua caccia, da parte delle autorità religiose, vuoi cattoliche vuoi protestanti, durò ben inoltrato il XVIII secolo, una lotta che finiva spesso con la morte sul rogo della perseguitata.

Ma la questione viene da ben lontano, da quando religione magia e scienza intrecciano i loro cammini, sicuramente da quando l’uomo è apparso su questa terra, sebbene sia solo nell’Epoca moderna quando il problema viene maggiormente considerato.

E il trattato dei domenicani Jacob Sprenger e Heinrich Institor Kramer, Malleus Maleficarum (1487), sarà un punto di partenza per affrontare la contesa, per identificare e condannare le streghe, una condanna che però sarà eseguita dalle autorità civili, la cui ultima sembra essere stata nel 1782 (»»qua).

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-1. Voltaire, Lettere filosofiche, 1734.

Dec 222013
 

Non è mai vano sottolineare l’importanza dei cartografi e della cartografia in generale nel trascorso della Storia moderna, cartografi spesso autori ed editori nello stesso tempo. E sebbene almeno fino a metà del XVI sec., nelle mappe venivano inseriti anche dettagli poco concreti, fantasiosi, con il tempo si perfezionarono, grazie anche alle scoperte scientifiche, sempre più con il fine di raffigurare, per quanto possibile, le realtà territoriali del tempo.

Di seguito due libri che mi sembrano validi per avvicinarci a una materia essenziale nello studio dei fatti dell’epoca, per capire che, per un certo periodo di tempo, le mappe servivano anche come propaganda, per esaltare gesta e conquiste di un re imperatore principe papa, mappe dunque anche a carattere sociale politico, oltre che geografico. E ogni mappa talvolta avrà una storia tutta sua, magari legata alla leggenda, ai racconti dei marinai, dei naviganti, degli esploratori, avrà, per dirla con Attilio Brilli, “del romanzesco” (1).

David Buisseret, I nuovi mondi 

David Buisseret, con I mondi nuovi. La Cartografia nell’Europa moderna, ci immerge letteralmente nelle rappresentazioni territoriali dell’epoca, un’epoca in piena trasformazione politica e geografica, piena di scoperte. Partendo dall’influenza della Grecia e di Roma, per continuare con il Medioevo, approfondisce determinati aspetti dell’Età moderna. Un continuum che serve a capire le trasformazioni avvenute e l’influenza che la cartografia ha avuto nel trascorso della storia, una cartografia utile, fra l’altro, per controllare possedimenti oltremare e preparare battaglie.

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Juergen Schulz, La cartografia fra scienza e arte 

Juergen Schultz, La cartografia tra scienza e arte. Carte e cartografi nel Rinascimento italiano.
Premettendo che “È scorretto attendersi da una mappa assoluta attendibilità e precisione, perché alla fin fine il proposito di un cartografo, anche del più moderno, non è mai quello di registrare la nuda verità”, il libro inizia analizzando la famosa veduta di Jacopo de’ Barbari, fino a parlare di Cristoforo Sorte e del Palazzo Ducale di Venezia, per concludere con le belle rappresentazioni murali cartografiche nell’Italia del Rinascimento. Un libro che, scrivendo di carte e cartografi, ci porta in un aspetto del Rinascimento italiano poco conosciuto.

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- Attilio Brilli, Dove finiscono le mappe. Storie di esplorazione e di conquiste, il Mulino, Bologna 2012, Kindle pos. 3636.

Dec 102013
 

“Cane non mangia cane;
«i feroci leoni non si fanno guerra»;
il serpente non aggredisce il suo simile;
v’è pace tra le bestie velenose.
Ma per l’uomo non c’è bestia più pericolosa dell’uomo.”
(1)

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I “giochi” della guerra hanno avuto parte rilevante nella storia dello sviluppo dell’umanità, hanno preparato e dato vita a stati nazioni confini identità in un mondo che raggiunge i giorni d’oggi ancora dilaniato da lotte spesso intestine, spesso religiose, spesso economiche.

Il sempre maggiore “perfezionamento” delle armi, dalla nascita dell’uomo che si difendeva con pietre e mazze, catapulte e balestre, per passare alla spada alla lancia all’archibugio al cannone alla pistola al fucile alla bomba atomica, identifica periodi più o meno ben precisi che delineano inoltre sviluppi e declini economici e politici che hanno avuto effetto sulle varie società, società che pare essersi evolute – certamente non solo -, almeno in termini materiali, grazie proprio all’uso di questi marchingegni, modificando tuttavia la geografia politica.

La parola guerra sembra incerta a detta di Erasmo da Rotterdam (»»qua altre origini):

Anche i grammatici hanno intuito la natura della guerra: alcuni sostengono che essa si chiama «bellum» per antitesi, perché non ha niente di buono né di bello; la guerra è «bellum» nello stesso senso in cui le Furie sono le «Eumènidi». Altri preferiscono far derivare la parola «bellum» da «bellua», belva: perché è da belve, non da uomini, impegnarsi in uno sterminio reciproco.” (2)

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Un mestiere, quello dei soldati, che prende maggior forza e vigore nell’Età moderna con la formazione di eserciti stabili che scorrazzeranno per mezza Europa, basta ricordare solo la ben famosa Guerra dei Trent’anni (1618-1648) dove ogni mille uomini c’erano a disposizione circa quattro cannoni, oltre all’uso di altre armi da fuoco che cambieranno tattiche e strategie, dove castelli fortezze mura perderanno poco a poco la loro importanza e le battaglie diventeranno sempre più sanguinarie.

Dalla caduta di Costantinopoli – 1453 -, in cui le ancora primitive grandi bocche da fuoco hanno avuto un certo peso, fino alla battaglia di Pavia – 1525 -, in cui gli archibugi hanno dato una buona mano agli spagnoli di Carlo V per sconfiggere i francesi di Francesco I, per passare alla tenace difesa di Vienna – 1683 -, momenti storici in cui l’uso di armi tattiche strategie hanno influito nelle successive decisioni dei governanti per preparare nuove realtà territoriali che formeranno la presente Europa.

Federico il Grande, a capo di uno dei primi eserciti professionali più organizzati e moderni del tempo, la sapeva ben lunga quando scriveva:

La guerra è una sciagura così immane, il suo esito così incerto e le conseguenze, per un paese, così catastrofiche, che i sovrani non avranno mai riflettuto abbastanza prima di intraprenderla.” (3)

Lui, che aveva combattuto per quasi tre decenni in cerca di nuovi confini, per ampliare il suo piccolo regno, lottando contro i grandi che cercavano sottometterlo da est da ovest da sud, lui fautore degli eserciti mercenari, pensando di lasciare continuare a lavorare la popolazione affinché potesse avere i mezzi per pagare i soldati del re.

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Passano i decenni, ma battaglie e guerre sembrano non diminuire d’intensità, morti e feriti servono per “sedersi al tavolo delle trattative” (»»qua) con il fine di imporre e far prevalere le proprie aspirazioni.

E se una volta c’erano i cronisti a raccontare i fatti, descrivendo che cosa avevano visto e che cosa avevano ascoltato, poi entrò la fotografia che aiutò nel lavoro di divulgazione, oggi abbiamo altresì i filmati, le telecamere che presentano il mondo così come appare agli occhi dei giornalisti.

Questo rapido percorso, breve resoconto di idee e pensieri, desidera solo ricordare il triste ruolo che hanno avuto le armi nel destino della nostra evoluzione, soffermando l’attenzione sulle innate capacità distruttive dell’essere umano.

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- 1. Erasmo da Rotterdam, Dulce bellum inexpertis, 1521.
- 2. Erasmo da Rotterdam, Dulce bellum inexpertis, 1521.
- 3. Federico il Grande, L’Anti-Machiavel, 1740.

Dec 032013
 

Il Rinascimento non è un’epoca, ma un temperamento.
(1)

Tanto, tantissimo si è scritto sul Rinascimento, desidero solo segnalare tre libri con cui approfondire ulteriormente l’argomento.

La civiltà del Rinascimento in Italia.

Necessario, se non obbligatorio, è iniziare con il buon Jacob Burckhardt e il suo intramontabile La civiltà del Rinascimento in Italia. Un volume che, con i suoi limiti e i suoi pregi, ci introduce nella vita politica e culturale dell’epoca.

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Affari di genio. Una storia del Rinascimento europeo

Affari di genio. Una storia del Rinascimento europeo della storica inglese Lisa Jardine ci porta invece nei particolari del Rinascimento, nelle merci, nei quadri, negli arazzi, nei libri, insomma in quegli articoli che si muovevano per l’Europa e che caratterizzavano – anche ma non solo – il nuovo stato borghese nascente.

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L'uomo del Rinasciment

A cura di Eugenio Garin, L’uomo del Rinascimento, una raccolta di testi di famosi storici quali Peter Burke, Alberto Tenenti, Tzvetan Todorov e via dicendo, autori la cui analisi rivela un uomo che inizia a prendere coscienza di sé, della sua potenza, della sua centralità. Un’epoca che, secondo il filosofo russo Berdjaev, sta finendo oggi:

La modernità, che sta giungendo alla propria fine, venne concepita all’epoca del Rinascimento Noi oggi stiamo assistendo alla fine del Rinascimento.” (2)

*****
- 1. Ezra Pound, Aforismi e detti memorabili, a cura di G. Singh, Newton Compton, Roma, 1993, pag. 31.
- 2. Nikolaj Aleksandrovič Berdjaev, Nuovo Medioevo, a cura di Massimo Boffa, Fazi, Roma, 2000.

Dec 012013
 

Una serie di video che ci immettono nell’atmosfera rinascimentale, epoca che caratterizzò l’Italia e parti dell’Europa, epoca che permise, fra l’altro, lo sviluppo delle lettere, delle arti, della scienza, punto di partenza per comprendere il mondo a noi contemporaneo.

Nov 282013
 

“Storia e leggenda sono accomunate da una stessa finalità:
tratteggiare l’uomo eterno attraverso gli uomini caduchi.“
(Victor Hugo, Novantatré, 1874)

 

Scudo offerto dal re Filippo II al gruppo etnico Huanca in segno di gratitudine per il loro aiuto nella sconfitta degli Incas a Cuzco.

Scudo offerto dal re Filippo II al gruppo etnico Huanca in segno di gratitudine per il loro aiuto nella sconfitta degli Incas a Cuzco.

L’indigena Catalina Apu-Alaya era discendente, erede di tesori e titoli, del cacique Oto Apu-Alaya della tribù Huancayo, popolo ben bellicoso e indipendente che gli incas intorno al 1460 assoggettarono con sforzo.

Quando Francisco Pizarro conquistò quelle terre, gran aiuto ebbe proprio da quelle genti, in cambio di rispettare loro gli antichi privilegi. Tale fu la reciproca fiducia che il comandante spagnolo fece da padrino al battesimo della ricca indigena, mentre il re Filippo II donò uno scudo in gratitudine della collaborazione ricevuta per la conquista di Cuzco, Perù.

Catalina fu donna devota e misericordiosa, oltre che caritatevole, ché donò piastrelle e legno per la costruzione del convento di San Francesco, così come collaborò con l’edificazione dell’ospedale di Santa Ana, ma non solo, offrì altresì alcune delle sue terre di Lima. Un modo per aiutare i poveri, i malati, i meno abbienti. La sua generosità divenne proverbiale.

Ancora oggi, seguendo il racconto da cui riportiamo tale leggenda grazie al politico e scrittore Ricardo Palma (1), in vari paesini peruviani, esiste l’abitudine, nei giorni festivi dedicati al santo patrono, che i ciechi siano vestiti e alimentati, oltre che ricevuti a casa: tradizione voluta da Catalina Huanca.

Dicono inoltre le cronache che tale principessa, rispettata sia dal suo popolo sia dagli spagnoli, era così benestante, che quando veniva dalla sua città natale, San Jerónimo, a Lima, era portata su una lettiga d’argento, scortata da 300 indigeni. La tradizione orale vuole che fosse accompagnata da 50 muli carichi di oro e argento che, sembra, venissero da eredità accumulate nel trascorso dei secoli, patrimoni trasmessi da padre a figlio, e così successivamente.

La leggenda però non finisce qua.

Un secolo dopo – siamo intorno al 1642 -, proprio nel paesello dell’indigena Catalina, un pio frate domenicano è a carico della chiesa del luogo, un religioso ben rispettoso dei beni altrui che non si faceva pagare decima, né riceveva denaro per matrimoni o sepolture, insomma misericordioso per davvero.

Accadde un giorno di esser avvisato che ben presto avrebbe ricevuto visita di un delegato dell’arcivescovo don Pedro Villagómez. Il buon parroco si mise, come si suole dire, le mani nei capelli, non aveva un soldo per dar, come si conveniva, la benvenuta all’incaricato.

Al tempo era suo sagrestano un “indio” poco disposto alla civilizzazione, nel senso che il suo corpo emanava un non piacevole odore, e vestiva sempre con gli stessi “stracci”, oltre ad avere una pelle piena di rughe. Ebbene, l’individuo in questione, avendo visto il prete nei guai, suggerì bendargli gli occhi per condurlo da qualcuno che lo avrebbe sicuramente aiutato.

Il prelato, titubante in un primo momento, accettò l’invito e dopo varie peregrinazioni volute dall’indigeno, giunse in una casa che…

Tre volte bussò il “selvaggio”, al che si aprì una porta che conduceva in un patio e poi in un sotterraneo, dove, tolta la benda al povero fraticello, si presentarono davanti a questi tesori mai vista prima. Illuminata da torce di resina, splendevano ori e argenti. Non restava che scegliere prendere e andar via.

Venne il giorno del ricevimento, e l’incaricato dell’arcivescovo restò bocca aperta per l’accoglienza, i banchetti, per la preparazione della chiesa, per l’elegante trattamento ottenuto.

Ancora una volta, la storiella non finisce qua.

Il pio devoto religioso, una volta allegro gioioso e in buona salute, ben presto si ammalò, cominciò a perder peso, a intristirsi, a parlare da solo frasi senza senso, fino a morire. Il sacrestano scomparve, non si seppe più nulla di lui.

Leggenda e storia confondono ancora oggi i confini della verità, o, come disse Georges Duhamel:

Come tutte le persone serie non credo alla verità storica, ma credo alla verità leggendaria.”

*****

- 1. Ricardo Palma, Tradiciones Peruanas – Cuarta Serie, Fundación Ricardo Palma, Lima, 2007, pag. 34 e segg.
- 2. Georges Duhamel, Note sulle memorie immaginarie, 1934.

Nov 212013
 

Ma dobbiamo stare attenti a non cadere nell’errore di coloro che, abbagliati da un esasperato materialismo, ritengono che un elemento molto importante e necessario sia per questo sufficiente. È facile ma assurdo dimenticare che non sono i capitali che fanno gli uomini, ma sono gli uomini che fanno i capitali.” (1)

Nei giochi economici che l’uomo ha creato, i bisogni rivestono una parte importante per lo sviluppo della società, bisogni che, – talvolta ma non sempre – motore di spinta per le innovazioni, hanno dato vita al materialismo nel quale stiamo vivendo. Nel trascorso della storia, ciò che una volta era oggetto di desiderio di lusso di necessità, con il passar del tempo, poteva trasformarsi, rimpiazzato da un altro (ne abbiamo parlato qua).

Crisi depressioni crolli, alti e bassi, elementi costanti nel continuum storico. Oggi ci lamentiamo che il nostro stipendio non ci permette arrivare a fine mese, mentre i nostri genitori rimpiangono l’ieri dove tutto era più “maneggevole”, e i nostri nonni ci ricordano le difficoltà della loro epoca di guerra. Un costante lagnarsi che ci riporta, per esempio, al memorialista francese Gilles de Gouberville (1521-1578) quando nel 1560 scriveva nel suo Journal:

Al tempo di mio padre, si mangiava carne tutti i giorni, si facevano pasti abbondanti e si trangugiava il vino come fosse acqua. Ma oggi tutto è diverso; tutto costa caro… il cibo dei contadini più abbienti è di gran lunga inferiore a quello dei servi di una volta.” (2)

Annibale Caracci, Il mangiafagioli – 1583

A fine XVIII sec., Thomas Malthus (1766-1834) sosteneva che

La popolazione, se non è controllata, cresce in proporzione geometrica. I mezzi di sussistenza crescono solo in proporzione aritmetica” (3),

un concetto che influenzerà le idee dai suoi coevi in poi, da Charles Darwin a Alfred Russel Wallace a John Maynard Keynes, mentre l’economia diventava man mano sempre più globale, l’industria iniziava a far da protagonista.

Una rete commerciale, un “compra-vendi”, che andava da est a ovest da nord a sud. Una Cina, che fino al Quattrocento sembrava esser sviluppata tecnologicamente come o forse più dell’occidente, perderà terreno, così come Portogallo e Spagna lasceranno il dominio dei mari favorendo, con l’avanzare l’età moderna, Francia e Gran Bretagna. Giochi sociali spesso imprevedibili.

Come imprevedibili saranno, secoli dopo, le manipolazioni borsistiche degli anni ’20 del Novecento negli Stati Uniti, potenza mondiale che influisce oramai nelle decisioni di mezzo mondo.

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Passano gli anni, l’Italia cambia la propria economia da agricola a industriale, la Vespa la Fiat 600 la televisione i frigoriferi, gli elettrodomestici in generale, saranno oggetti da tutti desiderati. Gli anni ’60 saranno così ricordati:

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In tutto questo andirivieni, chissà se qualcuno si ricordava delle parole di Adam Smith (1723-1790), quando scriveva nel XVIII sec.:

Nella corsa alla ricchezza, agli onori e all’ascesa sociale, ognuno può correre con tutte le proprie forze, […] per superare tutti gli altri concorrenti. Ma se si facesse strada a gomitate o spingesse per terra uno dei suoi avversari, l’indulgenza degli spettatori avrebbe termine del tutto. […] la società non può sussistere tra coloro che sono sempre pronti a danneggiarsi e a farsi torto l’un l’altro. (4)

Cosicché resta la riflessione che i cambi sono il pane della nostra vita, nulla resta immutabile nel passaggio del tempo, ciò che ieri era vero oggi potrebbe essere da rivalutare e ciò che stiamo costruendo domani sarà modificato in qualcos’altro, entrando nella vita liquida contemporanea tanto cara a Bauman. Un percorso evolutivo economico che dovrebbe tener in conto delle risorse della nostra Terra, giacché sembrano essere limitate.

E per chiudere questo articolo non resta che affidarci a:

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*****

- 1. Carlo M. Cipolla, Storia economica dell’Europa pre-industriale, il Mulino, 2009, cap. 28, pag. 242.
- 2. in Fernand Braudel, Espansione europea e capitalismo, il Mulino, Bologna, 2006, pag 39.
- 3.  Robert Malthus, The Principle of Population, 1798.
- 4.  Adam Smith, Teoria dei sentimenti morali, 1759

Nov 182013
 

Allora per la scala della terra sono salito,
fra gli atroci meandri delle selve sperdute,
sino a te, Machu Picchu.

Alta città di pietre a scalinata,
dimora degli esseri
che il terrestre
 non potè celare
nelle vesti assonnate.

[...]” (1)

 

Iniziata a costruire intorno al 1440 d. C., a poco meno di 2.500 mt. s.l.m., la città di Pachacútec, oggi Patrimonio dell’Umanità, è un’opera maestra di architettura e ingegneria, una solida struttura dove l’ingegno degli Incas sembra essere arrivato al culmine.

Machu Picchu, dal quechua vieja montaña, è distante circa 130 km. dalla capitale dell’Impero Tahuantinsuyo, Cuzco, un territorio che al tempo – metà del XVI sec. – comprendeva parti dell’odierna Colombia, Ecuador, Perù, Cile, Bolivia, Argentina, strettamente collegato da una eccellente serie di vie di comunicazione.

Si crede che la popolazione residente variasse dalle 300 alle 1000 persone, per lo più legate all’alta società e alla religione, mentre i lavori agricoli erano destinati ai coloni, mitimaes o mitmas che potevano provenire da differenti parti dello stato incaico.

Recenti investigazioni storiche hanno accertato che non sia stato l’americano Hiram Bingham a scoprire le rovine nel 1911, bensì il tedesco Augusto Berns nel 1867, creando addirittura una società per sfruttare i presunti tesori.

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-1. Pablo Neruda in Canto general.

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