Jul 072014
 

Diverse volte abbiamo accennato che la storia che usualmente studiamo dovrebbe andare oltre l’Europa, quell’Eurocentrismo con cui affrontiamo gli argomenti del nostro passato. Ché la storia è ben più ampia, è globale, universale, la storia è una immensa ragnatela in cui i fili sono strettamente connessi e interconnessi fra loro, sono parte di un grande indivisibile insieme e solo nell’insieme se ne può comprendere il continuum.

Di seguito una serie di interessanti video che ci mostrano la tesi del prof. Enrique Dussel, tesi che dovremmo approfondire e sviluppare ancor più, magari cambiando il nostro angolo di visione, magari considerando che la vera importanza economico-sociale dell’Europa cominciò – forse – con la Rivoluzione francese e industriale, o che anche la Cina e quel lontano oriente hanno avuto parte rilevante nell’evoluzione dell’essere umano.

Jun 202014
 

Raccontano che le cose stanno così.

L'Europa, una donna seduta che tiene sul grembo varie corone, allegoria, 1695

L’Europa, una donna seduta che tiene sul grembo varie corone, allegoria, 1695

Agenore, re di Tiro, cittadina situata a poco oltre 80 km. dall’odierna Beirut, aveva avuto insieme alla moglie Telefassa una figlia da tutti ammirata per la bellezza, chiamata Europa.

Zeus, il divino signore che tutto comandava e dirigeva, se ne innamorò e la volle con sé a tutti i costi. Ma la cosa non era facile. E allora, dicono ancora gli anziani (1), Zeus inviò suo figlio Ermes a condurre i buoi di Agenore proprio in quella spiaggia dove Europa stava raccogliendo dei fiori.

Il dio, furbo, prese le sembianze di un toro bianco adagiandosi sulla sabbia, sul cui dorso la fanciulla salì. Boccone facile per il potente, che ne approfittò e la portò via fino all’isola di Creta!

Difatti così Ovidio narra:

Deposto lo scettro solenne, proprio il padre e signore degli dei assume l’aspetto di toro. […] Il suo colore è quale neve non calpestata da orme di greve passo, né intrisa dall’Austro piovoso […] Nulla di minaccioso ha l’aspetto, né lo sguardo incute paura; l’espressione è foriera di pace.” (2)

La storia prosegue.

Zeus, trasformatosi in aquila, la conquista. Europa divenne la prima regina di Creta. Tre figli nacquero dall’unione. Nello stesso tempo, Agenore aveva mandato i figli alla ricerca della sorella, ma il “misfatto” oramai era stato commesso.

Tranquilli, non finisce qua!

Il grande capo, a sua volta, la diede in sposa al re di Creta, tal Asterione che, incredulo del bellissimo dono, adottò perfino i tre figli.

Quanti poeti letterati scultori pittori filosofi se ne sono occupati! Assaporiamo ora la bellezza di questi tre dipinti dell’Epoca Moderna:

Ratto di Europa, Jean Cousin il Vecchio, 1550 ca.

Ratto di Europa, Jean Cousin il Vecchio, 1550 ca.

Ratto d'Europa, Simon Vouet, 1640 ca.

Ratto d’Europa, Simon Vouet, 1640 ca.

Il ratto di Europa, François Boucher, 1734 ca.

Il ratto di Europa, François Boucher, 1734 ca.

I fatti, che mi piace trasportare dalla mitologia alla pura e cruda realtà storica (sic!) per meglio entrare nelle dinamiche contemporanee del tema – giacché il confine fra le due sfaccettature è in un certo qual modo davvero invisibile -, potrebbero invitarci a pensare che l’Europa, la nostra odierna Europa, nacque su quelle sponde del Mediterraneo che si rivolgono verso l’Asia e l’Africa, quasi a significare il movimento delle idee che generate di là si sviluppano di qua (o viceversa). Una multiculturalità che dovrebbe affascinare almeno dal punto di vista storico. Una migrazione e immigrazione – in lato sensu – su cui si basa l’evoluzione umana, frontiere che non dovrebbero esistere neanche nella mente.

Il percorso, dunque, dalla mitologia alla realtà è stato lungo, tortuoso, contraddittorio, ché nel Medioevo il termine era più espressione geografica che politica. Certo, potremmo dare a Carlo Magno l’appellativo di “padre d’Europa” -siamo nel IX secolo -, ma… lo fu davvero? O forse desiderava rimettere in piedi il vecchio Impero Romano? E che cosa si pensava nell’immaginario popolare collettivo? Non entro nella questione, è troppo ampia e polemica per un breve articolo come questo.

Cosicché il concetto d’Europa, con il trascorrere degli anni, iniziò a esser sempre più adoperato, specialmente dopo la caduta di Costantinopoli, 1453, e l’avanzare dell’impero ottomano. Era necessario unire le genti europee per fermare il passo ai nemici: papa Pio II, al secolo Enea Silvio Piccolomini, ne fu l’emblema espressivo.

In tempi passati siamo stati colpiti in Asia e in Africa, e cioè in terra altrui, ma ora siano colpiti e sconfitti in Europa, e cioè nella nostra patria, nella nostra casa, nella nostra dimora.” (3)

Poi tanti altri se ne sono interessati, Rousseau per esempio nelle sue Considérations sur le gouvernements de Pologne parlava che non ci sono più francesi spagnoli tedeschi inglesi, ma solo europei, e allora va oltre:

Oggi non vi sono più francesi, tedeschi, spagnoli, nemmeno inglesi, checché se ne dica; ci sono soltanto europei. Tutti hanno gli stessi gusti, le stesse passioni, gli stessi costumi, poiché nessuno ha ricevuto modalità nazionali che provenissero da un particolare principio. Tutti nelle stesse circostanze faranno le medesime cose; tutti si diranno disinteressati e saranno disonesti (o birboni); tutti parleranno del bene pubblico e non penseranno che a se stessi; tutti vanteranno la mediocrità e vorranno esser opulenti; questi non hanno ambizioni che per il lusso, non hanno che passione per l’oro. Sicuri d’avere con esso tutto ciò che li tenta, si venderanno al primo che vorrà pagarli. Che cosa importa loro a quale padrone obbedire, di quale stato seguire le leggi? A patto che trovino denaro da rubare e donne da corrompere, sono ovunque nei loro paesi.” (4),

allo stesso modo Hume considerava importante e da conservare la pluralità della ricchezza culturale.

Suvvia però, facciamo un lungo salto temporale, poggiamo i piedi nell’oggi, proprio mentre si è votato qualche settimana fa (25 maggio 2014) per il Parlamento Europeo, e leggiamo il buon Croce quando accennava, più o meno a metà Novecento, al suo concetto d’Europa contemporanea:

Per intanto, già in ogni parte di Europa si assiste al germinare di una nuova coscienza, di una nuova nazionalità (perché, come si è già avvertito, le nazioni non sono dati naturali, ma stati di coscienza e formazioni storiche); e a quel modo che, or sono settant’anni, un napoletano dell’antico regno o un piemontese del regno subalpino si fecero italiani non rinnegando l’esser loro anteriore ma innalzandolo e risolvendolo in quel nuovo essere, così e francesi e tedeschi e italiani e tutti gli altri si innalzeranno ad Europei e i lori pensieri indirizzeranno all’Europa e i loro cuori batteranno per lei come prima per le patrie più piccole, non dimenticate già ma meglio amate.
Questo processo di Unione Europea che è direttamente opposto alle competizioni dei nazionalismi e sta contro di essi e un giorno potrà liberare completamente l’Europa, tende a liberarla in pari tempo da tutta la psicologia che ai nazionalismi si congiunge e li sostiene e ingenera modi, abiti e azioni affini. E se tal cosa avverrà, o quando essa avverrà, l’ideale liberale sarà a pieno restaurato negli animi.” (5)

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Il dibattito, nell’Europa sì nell’Europa no, continua ancora oggi, oggi che siamo già entrati nell’epoca internettiana, epoca che dovrebbe portare a una maggiore “unione transnazionale”, una unione rappresentata dalle più disparate forze storico-culturali, dalle più variegate reminiscenza mitiche, una unione, insomma, che dovrebbe conquistare e cambiare prima di tutto la nostra forma mentis.

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*****

- 1. Sembra che le prime prove scritte sul mito d’Europa siano quelle di Omero, nella cui Iliade (750 a. C. circa) Zeus relata, fra i tanti, l’amore con Europa (vedi »»qua). Anche Esiodo nel suo Teogonia (700 a. C. circa) parla di Europa e di sua figlia Teti (vedi »»qua).
- 2. Ovidio, Metamorfosi, II (»» qua).
- 3. Enea Silvio Piccolomini, De constantinopolitana clade et bello contra Turchos congregando, in PIUS II, Orationes politicae et ecclesiasticae, a cura di J. D. Mansi, 1755, p. 263.
- 4. Jean Jacques Rousseau, Considérations sur le gouvernements de Pologne, 1782 (»»qua, tradotto da Serena Zampini).
- 5. Benedetto Croce, Storia d’Europa nel secolo XIX, Adelphi, 1991.

Apr 192014
 
Martin Lutero, eretico, di Gaspar Bouttats, XVII sec.

Martin Lutero, eretico, di Gaspar Bouttats, XVII sec.

Geniale figura del Cinquecento, uomo più intuitivo che sistematico e meditativo, cresciuto in un ambiente cattolico severo, contadino e volgare, ma anche superstizioso, Martin Lutero incarnò le “scosse” religiose dell’epoca, preparando e aprendo il terreno a scissioni che smuoveranno le basi della Chiesa. Lutero, in poche parole, riaccese un fuoco che da decenni covava, un fuoco che aspettava essere rimosso per propagarsi per le vie che oggi conosciamo.

Bisogna pur ricordare che

Perché un’idea nuova ottenga successo, è decisivo che attorno ad essa si formi una corrente che la sostenga e la propaghi. Colui che la enuncia deve trovare degli uditori pronti a diffonderla, dei partigiani dei quali divenire il capo.
Lutero trovò e si formò un tale ambiente, dapprima nelle aule, tra i colleghi dell’università di Wittenberg, poi nel suo ordine. (1)

Insomma,

Lutero poi, sotto tutti i punti di vista, esercitava un prodigioso potere di attrazione sulla gioventù studiosa di tutti i paesi. (2)

E allora, la stessa università di Wittenberg – fondata da Federico il Saggio nel 1502/3 in cui lo stesso Martin insegnerà -, sebbene non ancora luterana, sarà focolaio di propagazione delle idee del riformatore tedesco, studenti colleghi amici nemici saranno veicoli di trasmissione, varcando i limiti locali, paesani, territoriali, della stessa scuola e dello stesso ordine.

Giacché, dicono,

Lutero e il cardinale Caetano, Francesco Salviati, affresco 1550-1560 ca.

Lutero e il cardinale Caetano, Francesco Salviati, affresco 1550-1560 ca.

[…] Lutero era uno spirito bellicoso e fanatico, amante della lotta e dello scontro frontale […].
Lutero aveva un concetto fortemente pessimistico dell’uomo e considerava ogni sua forma di agire intellettuale e morale assolutamente impotente in ordine alla salvezza, per cui non poteva giudicare positivamente né gli sforzi della filosofia né quelli della morale: tutto questo andava disprezzato e calpestato in nome della theologia crucis. (3)

In tutto ciò, nella sua “umiltà” scriveva:

Mi ha dato [Dio] vestiti e scarpe, mangiare e bere, casa, moglie e figlio, campo, bestiame e tutti i beni… e tutto questo senza merito né dignità alcuna da parte mia, per pura, paterna, divina misericordia. Per tutto questo io devo ringraziarlo e lodarlo, servirgli e obbedirgli.”(4)

La cui conversione interiore

[…] per quanto riguarda la teologia, era già maturata nella convinzione che la teologia avesse bisogno di una riorganizzazione, che la portasse ad un rinnovamento radicale. La Bibbia, Agostino e la mistica avevano orientato e condotto a maturazione la sua conversione teologica. Già le prime dichiarazioni di Lutero permettono di cogliere la sua ribellione contro il vuoto del meccanicismo teologico.”(5)

E così, mentre

[…] in Germania Lutero divulgava le sue tesi, in Vaticano si allestivano spettacoli teatrali. Sotto Giulio II la situazione era stata seria, ma non disperata; adesso era disperata, ma non la si considerava seriamente. Tra lazzi e  danze, si andava incontro alla rovina. (6)

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- 1. Joseph Lortz,  La Riforma, ed. Jaca Book, Milano, 1971, vol.1, pag. 240.
- 2. Joseph Lortz,  La Riforma, op. cit., pag. 328.
- 3. Battista Mondin, Storia della teologia, Edizioni Studio Domenicano, Bologna, 1996, vol. 3, pag. 189.
- 4. Martin Lutero, Scritti religiosi, a cura di Valdo Vinay, Utet, Torino, 1967.
- 5. Joseph Lortz,  La Riforma, op. cit., pag. 240.
- 6. Ludwig Hertling, Angiolino Bulla, Storia della Chiesa, Città Nuova editrice, Roma, 2001, pag. 304.

Apr 032014
 

La storia del passato vista a volo d’uccello. Sì, perché l’anno scorso, sei studenti (»»qua il loro sito) della De Montfort University di Leicester, cittadina nel centro dell’isola inglese, hanno realizzato un video dalle immagini tridimensionali davvero interessante per entrare nelle dinamiche visive degli eventi del tempo.

Concentrando la loro attenzione nel quartiere da dove partì il famoso incendio del 1666, intorno alla Puddin Lane, nella casa del fornaio Thomas Farriner, il dinamico filmato ci immette nei vicoli, nelle viuzze, nei passaggi di una città ancora stile medievale, in cui il fuoco ha avuto vita facile nelle case addossate l’una all’altra, costruite con materiali altamente incendiari. Ci fa toccare, in poche parole, l’atmosfera quotidiana inglese, basta osservare per esempio le insegne dei negozi, i fangosi viottoli su cui si appoggiavano le assi di legno per camminare, i prodotti venduti lungo le vie, e tanto altro ancora.

Con il sostegno di mappe dell’epoca, con precise descrizioni, con documenti e testimonianze alla mano, i ragazzi sono riusciti a ricreare una suggestiva parte della Londra della metà XVII secolo, nell’Inghilterra di Carlo II Stuart.

Di seguito il bel filmato.

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Mar 222014
 

Nella storia nulla è predeterminato; la storia è una traccia lasciata nel tempo da scelte umane molteplici e di diversa origine, quasi mai coordinate.” (1)

Scelte fatte dagli uomini, da coloro che hanno saputo, in un certo qual modo, “imporre” le proprie decisioni, personaggi a volte carismatici, altre volte solo giocatori ignoti di un continuum che ha segnato una data epoca.

Non è vano ricordare che la storia non è lineare, non va da un punto a un altro, non ha un cammino ben definito, la sua ragnatela (»»qua un articolo sugli intrecci) è così grande che abbraccia l’intero mondo, l’intero universo delle passioni umane, quasi a dire che la storia è il percorso dei sentimenti, degli impulsi di quegli esseri che sono stati e sono soggetti e oggetti nell’evoluzione materiale del nostro essere su questa Terra (»»qua un articolo sulla trasformazione).

Il prof. Alessandro Barbero ci introduce alcuni di quei protagonisti.

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- 1. Zygmunt Bauman, Nascono sui confini le nuove identità, Corriere della Sera, 24 maggio 2009.

Mar 052014
 
Giorgio III in avanzata età

Giorgio III in avanzata età

Personaggio chiave nell’Europa del XVIII primi decenni del XIX secolo, Giorgio III Hannover (1738-1820) successe al nonno Giorgio II, morto il padre, Federico di Hannover (1707-1751), quando lui ancora giovane.

Amante delle arti – ricordiamo fondò nel dicembre 1798 la Royal Academy of Arts -, delle scienze, buon collezionista di libri, di mappe, di musica, religioso a tal punto da restare per varie ore al giorno in preghiera, ebbe ben 15 figli dalla regina Carlotta di Meclemburgo-Strelitz (1744-1818), molti dei quali raggiunsero l’età adulta, e addirittura due furono sovrani britannici, uno re di Hannover e una principessa di Württemberg.

Nel 1811, il sovrano britannico, quasi cieco e pieno di reumatismi, fu dichiarato pazzo, vivendo rinchiuso nel castello di Windsor fino alla sua morte. E a proposito dei suoi disturbi mentali, vale la pena sottolineare il film, diretto da Nicholas Hytner,  La pazzia di Re Giorgio, del 1994, in cui si sottolinea, fra l’altro, anche la perdita di potere da parte della corona inglese a favore del Parlamento. Nello stesso tempo l’opera cinematografica, premio Oscar per la migliore scenografia, mostra le pratiche mediche del periodo giorgiano che tentavano curare il re cercando di comprendere il corpo umano, per esempio, attraverso le analisi delle feci e delle urine, proponendo cure come le purghe e altro ancora.

Vari eventi di un certo rilievo interessarono il suo regno, fra cui ricordiamo:

→1763:
Trattato di Parigi, termina la Guerra dei Sette Anni, la Gran Bretagna diventa una potenza mondiale;

→ 1776:
Dichiarazione di Indipendenza Americana, la Gran Bretagna in seguito perde parte dell’America;

→ 1789-1815:
Rivoluzione francese e successive guerre napoleoniche;

→1805:
Battaglia di Trafalgar, morte dell’ammiraglio Lord Nelson, oramai la Gran Bretagna è una potenza marittima;

→ 1807:
Abolizione del commercio degli schiavi.

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Dec 272013
 
Malleus maleficarum

Malleus maleficarum, inizio Cap. V.

Le streghe hanno smesso di esistere
quando noi abbiamo smesso di bruciarle.” (1)

Con una scopa di paglia fra le gambe, con un lungo vestito che svolazzava, la strega del Cinquecento viaggiava qua e là per tentare sovvertire l’ordine religioso: così è illustrata dall’immaginario popolare del tempo. La sua caccia, da parte delle autorità religiose, vuoi cattoliche vuoi protestanti, durò ben inoltrato il XVIII secolo, una lotta che finiva spesso con la morte sul rogo della perseguitata.

Ma la questione viene da ben lontano, da quando religione magia e scienza intrecciano i loro cammini, sicuramente da quando l’uomo è apparso su questa terra, sebbene sia solo nell’Epoca moderna quando il problema viene maggiormente considerato.

E il trattato dei domenicani Jacob Sprenger e Heinrich Institor Kramer, Malleus Maleficarum (1487), sarà un punto di partenza per affrontare la contesa, per identificare e condannare le streghe, una condanna che però sarà eseguita dalle autorità civili, la cui ultima sembra essere stata nel 1782 (»»qua).

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-1. Voltaire, Lettere filosofiche, 1734.

Dec 012013
 

Una serie di video che ci immettono nell’atmosfera rinascimentale, epoca che caratterizzò l’Italia e parti dell’Europa, epoca che permise, fra l’altro, lo sviluppo delle lettere, delle arti, della scienza, punto di partenza per comprendere il mondo a noi contemporaneo.

Nov 102013
 

Espressione di una ben precisa epoca, il Seicento, il Barocco riveste una particolare importanza nella Storia moderna, espressione che, partita da Roma, si diffonde prima in Italia, poi in certe parti d’Europa per raggiungere finanche il sud America. Espressione ancora che prende, oltre all’arte, anche la filosofia, la letteratura, la musica, estrosità e fantasie che investono perfino il quotidiano vivere, influenzando altresì, in un certo qual modo, gli avanzi scientifici, le scoperte geografiche, le varie sperimentazioni.

Da quale paese poteva provenire al resto dell’Europa la moda del barocco? quale poteva darne l’esempio? quale poteva imporla? È evidente: il paese della maggiore cultura e civiltà, da cui l’Europa, come aveva accolto manifatture e industrie e commerci e ordinamenti e scoperte geografiche e invenzioni tecniche, accoglieva arti e scienze e letteratura e poesie e forme del conversare e feste e cerimoniali. E questo paese, nel Cinquecento, e ancora per buona parte del secolo seguente, era l’Italia; e con l’Italia, in alcune manifestazioni del costume e della cultura, la Spagna, alla quale dava forza di penetrazione la sua forza politica; sicché gli avversari spagnuoli dei polemisti italiani avrebbero operato ragionevolmente conciliandosi e affratellandosi con questi. Ma, onore o torto che ci faccia, il barocchismo fu, sostanzialmente, italianismo; e come tale venne accusato in letteratura dai primi che gli si ribellarono contro, dai critici razionalistici francesi, e come tale era implicitamente riconosciuto da tutti gli amatori e committenti d’arte che, sino alla fine del seicento, e anzi sin quasi alla fine del settecento, considerarono l’Italia come il paese che principalmente forniva pittori, scultori e architetti e musici e poeti di corte.” (1)

Di seguito, oltre a una serie di articoli che ci immettono nel relativo secolo, alcuni video che ci mostrano interessanti particolari artistici.

- Il Barocco, cenni.
- Barocco, pittori.
- Barocco europeo, immagini.
- Il Barocco, l’Olanda, il Seicento.
- Il Barocco in Sud America.

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-1. Benedetto Croce, Storia dell’età barocca in Italia, Milano, Adelphi, 2003.

Sep 022013
 

A casa mia, mi ritiro un po’ più spesso nella mia biblioteca,
da dove comodamente governo la mia casa.
Sono sull’ingresso e vedo sotto di me il giardino, la corte,
il cortile e quasi tutte le parti della mia casa.
Qui sfoglio ora un libro, ora un altro,
senz’ordine e senza programma, come capita;
ora fantastico, ora annoto e detto,
passeggiando, queste mie idee. [...]”
(Michel de Montaigne, Saggi)

Con il passaggio dal Medioevo al Rinascimento si evolve poco a poco il concetto di “studium”, due periodi strettamente connessi in cui l’interesse per i testi classici prende ancor più forza con l’Umanesimo. E mentre prima i manoscritti erano patrimonio della Chiesa, degli ordini monastici e dei nobili, così come l’insegnamento veniva “dettato” principalmente da religiosi, con il Rinascimento, con l’invenzione dei caratteri mobili gutenberghiani, con il migliorare le condizioni di vita, con l’avvento della borghesia, i libri passano dall’essere esclusiva di pochi a risiedere anche nelle case dei più abbienti, destinati insomma a un pubblico sempre più ampio e maggiore.

Si sviluppa lentamente l’idea della condivisione, del mettere a disposizione i propri testi per dare possibilità a “chiunque” accedere ai classici greci e latini, e alle nuove pubblicazioni. Un percorso che porta nel trascorso dei secoli all’apertura, per gli interessati e non, delle collezioni una volta private.

Di seguito alcuni video che ci immettono nelle biblioteche in questione, che bisogna pur studiare nella complessità del tempo e del luogo.

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Iniziamo il nostro percorso visivo dalla Malatestiana, voluta dal Signore della città Novello Malatesta, unico esempio di biblioteca a tre navate. Sembra essere stata la prima in occidente che aprì le sue porte al pubblico, nell’agosto del 1455. I testi venivano legati ai banchi per evitare essere portati via.

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La biblioteca Marciana di Venezia ha una storia ben più complessa, sebbene debba l’esistenza al cardinale Bessarione, vescovo di Nicea, che donò nel 1468 la sua preziosa raccolta, contenente, fra l’altro, opere manoscritte di Esiodo, Eschilo, Aristofane, scritti di Aristotele ed Euclide. Già nel 1362, il Petrarca ne aveva proposto il progetto, ma alla sua morte i suoi libri andarono ai Signori di Padova, Da Carrara.

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I libri sono portatori di civiltà. Senza libri, la storia è silenziosa, la letteratura è muta, la scienza è inetta, il pensiero e la speculazione sono ad un punto morto. I libri sono i motori del cambiamento, le finestre sul mondo, i fari eretti nel mare del tempo“. (Barbara Tuchman)

Lo sapeva bene il nostro Federico da Montefeltro, la cui biblioteca privata, nel famoso Studiolo (1473-’76), pur non essendo una vera e propria biblioteca, ma solo una libreria di un principe, è degna di nota per la qualità dei codici che conteneva, raccolta famosa nel Quattrocento anche fra collezionisti: novecento codici, di cui seicento latini, centosessantotto greci, ottantadue ebraici e due arabi.

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Il destino di molti uomini dipese dall’esserci o non esserci stata una biblioteca nella loro casa paterna”, diceva alla fine del XIX secolo Edmondo De Amicis. Agevolati stimolati privilegiati sembra essere stati quegli umanisti del tempo che dedicavano i propri lavori ai membri della casa d’Este, usufruendo dei 450 volumi presenti nel 1467 nella biblioteca Estense
 di Modena, di cui uno dei volumi più famosi fu ed è la rinomata Bibbia di Borso d’Este, riccamente miniata.

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A Roma, per volere di papa Sisto IV, nacque ufficialmente, nel 1475, la Biblioteca apostolica vaticana, oggi una delle più autorevoli al mondo per albergare raccolte di testi unici rari introvabili altrove. Oggi, come allora, destinata a studiosi e ricercatori accreditati.

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Spesso il piacere della lettura dipende in gran parte dalla comodità fisica del lettore [...] Ci sono libri che ho letto in poltrona e altri che ho letto alla scrivania. Ci sono libri che ho letto nella metropolitana, in macchina, in autobus. Trovo che i libri letti in treno partecipino della qualità di quelli letti in poltrona, forse perché in entrambi i casi posso facilmente astrarmi da quanto mi circonda [...]”, scrive Albert Manguel, in Una storia della lettura (»»qua una recensione).

E il buon Cosimo de’ Medici, i libri, anzi i manoscritti, se li portava spesso dietro quando viaggiava.

Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, disegnata da Michelangelo Buonarroti.
Fu grazie a Cosimo de’ Medici, il Vecchio, che si deve questa biblioteca fiorentina, appassionato e collezionista di manoscritti principalmente di autori latini e greci. Sarà poi Lorenzo il Magnifico a ingrandire la collezione. Fu aperta al pubblico nel 1571.

Quale sarà il futuro delle biblioteche nell’era di internet?

May 082013
 

Con un patrimonio di oltre 14.000 volumi, la Biblioteca Carlos Castro Saavedra di Medellin custodisce la memoria storica antioqueña. E in effetti tutti i libri pubblicati da un autore antioqueño o da un editore antioqueño o su tema antioqueño, per legge, una copia deve essere depositata proprio in quegli archivi.
Per tal motivo riveste un’importanza davvero unica e particolare, essendo ponte tra il passato e il presente, legame indissolubile che serve a mettere in evidenza la memoria le tradizioni il passato di un dipartimento che in questi ultimi anni è proiettato solidamente verso un futuro che lo vede protagonista.

Di seguito un video che ci mostra le varie sale, grazie alla bibliotecaria Emilse Cardona.

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»»»aquí en español.

May 082013
 

Con un patrimonio de más de 14.000 volúmenes, la Biblioteca Carlos Castro Saavedra de Medellín es la depositaria de la memoria histórica Antioqueña. De hecho, por ley, se deberá dejar una copia de todos los libros publicados por un autor o un editor Antioqueño o sobre tema Antioqueño.
Por esta razon, la biblioteca es de gran importancia, ya que es el puente entre el pasado y el presente, legado indisoluble que sirve para poner en relieve las tradiciones, la herencia y los recuerdos de un departamento que en los últimos años ha sido proyectado sólidamente hacia un futuro en el cual es ya protagonista.

A continuación, un video que nos muestra las distintas salas. Gracias a la bibliotecaria Emilse Cardona.

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»»»qua in italiano.

Dec 022011
 

Qualche video che ci introduce sia l’epoca francese in questione sia lo stesso Luigi XIV che incarnò un periodo storico di tutta rilevanza, periodo che influenzò modus vivendi, politica, economia, società…

 

Jan 222011
 

Una serie di interviste sul significato della storia orale e sulla sua importanza sia come metodo di indagine storico sia come trasmissione del nostro passato, un passato, in questo caso, “ricordato” dalle classi meno partecipative nella stesura dei fatti.

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