Apr 082013
 

Proseguiamo i brevi post “visivi” su Venezia nel XVIII sec., adesso, sempre grazie a pittori dell’epoca, quattro raffigurazioni che ci mostrano determinate prospettive della città.

Vista del Canal Grande, Bellotto, 1738

Vista del Canal Grande, Bellotto, 1738

Palazzo Ducale e Piazza di San Marco, Canaletto, 1755 circa

Palazzo Ducale e Piazza di San Marco, Canaletto, 1755 circa

Molo visto dal bacino di San Marco, Gaspar Van Wittel, 1697

Molo visto dal bacino di San Marco, Gaspar Van Wittel, 1697

Ponte di Rialto, Francesco Guardi, 1763

Ponte di Rialto, Francesco Guardi, 1763

Apr 082013
 

In secco durante buona parte dell’anno, il Bucintoro, la galea di stato dei dogi di Venezia, veniva messo in mare durante il periodo dell’Ascensione, dopo esser stato ben calafatato. Così Goethe, in Viaggio in Italia, parla del Bucintoro:
Per esprimere in due parole che cosa è il Bucintoro, lo chiamerò una galea da parata… “ (5 ottobre 1786).
Di seguito, l’imbarcazione in un dipinto del pittore veneziano Francesco Guardi, del 1775 circa. (»»»qua la storia)

Il Bucintoro, Francesco Guardi, 1775 circa

Il Bucintoro, Francesco Guardi, 1775 circa

Apr 072013
 

Due immagini di Piazza San Marco, Venezia, nel XVIII sec., vista dal pittore veneziano Francesco Guardi (1712-1793).

Processione notturna in Piazza San Marco, Venezia, Francesco Guardi, 1758 jpg

Processione notturna in Piazza San Marco, Venezia, Francesco Guardi, 1758

Piazza San Marco, Francesco Guardi, 1760 circa

Piazza San Marco, Francesco Guardi, 1760 circa

 

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- Una serie di mappe di Venezia nel trascorso dell’Età moderna.

Feb 222013
 

di Ivana Palomba

Pantalone

Comunque vadano queste elezioni il risultato finale vedrà pagare il solito pantalon, cioè il popolo. La locuzione “paga Pantalone”, eterno lamento del popolo, ha infatti il senso figurato di pagare per tutti senza trarre alcun beneficio.
Il lemma “pantalon” è voce dialettale veneziana molto popolare già agli inizi del ‘600 a indicare il popolo veneziano per le ragioni ben espresse dal Tassini nelle sue curiosità veneziane (1):

a) nome popolare corrotto di Pantaleone, medico e martire a Nicomedia nonché santo titolare di un’antichissima chiesa veneta che fu riedificata dalla famiglia Giordani nel 1009 sotto il dogato di Ottone Orseolo;
b) metafora di “pianta i leoni” per l’abitudine dei veneziani di mettere sulle terre di nuova conquista lo stemma pubblico del leone alato;
od ancora
c) dall’accezione negativa di scherno assunta nel tempo dalla caratteristica maschera veneziana di Pantalone figura del mercante onesto e bonario ma facile agli inganni.

Ricercare invece l’origine della locuzione significa intraprendere un viaggio affascinante nella storia per le linee interpretative proposte.
Secondo Cristoforo Pasqualigo, il detto “Pantalon paga per tutti” risalirebbe alla fine del XV sec., epoca delle guerre di Ferrara, Napoli e Pisa contro Francesi e Turchi, quando i costi incisero sulla ricchissima Venezia che pagò per tutti, rimanendo “asciutta di denaro”(2).

Per Cesare Musatti, la locuzione ha un’origine più recente risalente al periodo della caduta veneziana in cui circolarono molte caricature e satire. Infatti, dopo il trattato di Campoformio (17 ottobre 1797), che vedeva cedere la Serenissima all’Austria, si impose all’attenzione del pubblico una famosa caricatura che raffigurava una carrozza in uscita da villa Manin in cui i rappresentanti francesi e austriaci avevano appena firmato il protocollo d’intesa. Alle proteste dell’oste che inseguendo la carrozza reclamava il costo del vitto e dell’alloggio al grido di: “Chi pagherà?”, gli veniva risposto da Pantalone a cassetta: “Amigo, pago mi”(3).
Verrebbe da dire: Niente di nuovo sotto il sole.

© Ivana Palomba

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Bibliografia:
- 1. Giuseppe Tassini, Curiosità veneziane, vol.II, Filippi, 1863.
- 2. Cristoforo Pasqualigo, Raccolta di proverbi veneti, III ed. , Zoppelli, 1882.
- 3. Cesare Musatti, Motti popolari veneziani, Venezia 1904.

- Cesare Levi, Il vecchio “papà” della Commedia: Pantalone, Emporium, nov. 1914, pagg. 253-265.

Nov 062012
 

La storia è una grande ragnatela – non ci stancheremo mai di ripeterlo – in cui ogni filo regge l’altro, in una dipendenza-interdipendenza che a volte può sfuggire, ma se vista dall’alto con un’ampia visione acquista una globalità e una lettura quanto più completa possibile.
In questo gioco, durante l’Età moderna, l’impero ottomano fu pedina chiave negli eventi dell’Occidente, eventi vuoi sociali, economici, vuoi culturali, e via dicendo. Ma la Porta fu anche tramite fra Europa e India e Cina, fu terra di transito di merci che dal lontano Oriente raggiungevano, dopo varie tappe e processi, l’America coloniale del XVI-XVII sec.

Cerchiamo di dare dei cenni che possano illustrarci il commercio in questione in quell’epoca.
Partiamo dal fatto che la loro cultura si basava principalmente su valori intrinseci della religione islamica, religione che influiva nelle decisioni di tutti i giorni. I sultani avevano l’abitudine di invitare nella loro corte esperti stranieri, artisti letterati musici scultori…, ma anche viceversa, nel senso che non furono pochi coloro che anelavano visitare quelle terre “esotiche”. Ricordiamo per esempio una sollecitudine di Leonardo da Vinci (1452-1519) che desiderava viaggiare a Istanbul per realizzare opere per il sultano (»»qua), o Gentile Bellini (1429-1507) al servizio di Mehmet II (1432-1481). Scambio di culture che attraversarono i secoli e che produssero trasformazioni nel breve e nel lungo periodo. Pensiamo, per seguire con un altro dato, all’Illuminismo, all’Encyclopédie, idee che si radicarono, in un modo o nell’altro, negli alti vertici dello stato, impulsando riforme più o meno visibili. In effetti, potremmo periodizzare la storia ottomana in base alle riforme ai cambiamenti che giungevano dall’alto e dall’esterno dei confini, che provenivano – anche ma non solo – dall’Europa (1).

Cosicché le due civilizzazioni, l’europea cattolica e l’ottomana islamica avevano con buona frequenza scambi di opinioni intercambi culturali economici, oltre che, certamente, contrasti militari che variarono nel tempo l’aspetto territoriale del continente. Accenniamo al caffè introdotto a Vienna dopo la battaglia del 1683, o alle coltivazioni di riso in Ungheria, o al tulipano importato (metà del XVI sec.) nei Paesi Bassi da un ambasciatore di Ferdinando I (1503-1564) alla corte di Solimano il Magnifico (1494-1566), Augherius de Busbecq (1522-1592), di stanza a Istanbul: eventi la cui base di partenza fu l’impero ottomano.
E non è da dimenticare che Venezia ebbe un ruolo di primaria importanza nei traffici economici fra occidente e oriente, grazie a una serie di privilegi che aveva ottenuto. Eppure, con il passare dei decenni, i giochi cambiarono e, dalla presa di Cipro nel 1570-‘73, nuove possibilità si aprirono per tutti. Per porre fine al monopolio veneziano, gli ottomani invitarono gli altri stati europei, Francia Inghilterra Olanda, a commerciare con loro, mettendo da parte l’intermediazione veneziana e favorendoli con una serie di agevolazioni, così come la famiglia Medici ebbe, già dalla metà del XV sec., la possibilità di avere agenti a Pera, Bursa, Edirne, etc.
L’economia della Porta era d’ispirazione libero-scambista, nel senso che le basse tasse, sia d’importazione sia d’esportazione, cercavano agevolare i traffici. Con una tariffa intorno al 5% sul valore delle merci – per gli inglesi al 3% – la circolazione di beni e prodotti prese un certo sviluppo, sviluppo che influirà nell’economia occidentale favorendo, in un certo qual modo, un primo accenno di capitalismo.
Al contrario la pensavano in alcuni paesi europei, dove alti canoni e divieti proibivano l’entrata, per esempio, di frumento cera lana cotone di origine ottomana, con il fine di frenare la grande quantità di denaro che viaggiava verso quelle terre. Decisioni che, intorno alla fine del XVII sec., penalizzarono l’economia del vicino che si vide costretto a chiudere fabbriche e a ridurre il lavoro, un lavoro che aveva una manodopera più economica rispetto all’occidente, motivo, peraltro, dei bassi prezzi che potevano offrire.
Un cammino che indusse a ricercare, grazie allo sviluppo scientifico occidentale, nuovi mezzi per ridurre i costi produttivi e competere con un Impero che, nel mentre, restava legato a vecchi paradigmi basati sulla forza umana, un processo tecnologico che aprirà le porte all’industrializzazione del XVIII sec.

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- 1. AA.VV, Historia de la Humanidad, Planeta, 1994-2004, vol. 5, pag. 249.

Jun 122012
 

Lo sviluppo delle città, il loro ingrandirsi, l’ampliare i confini, può anche essere analizzato tramite la cartografia dei periodi in questione, tramite quelle mappe che porrebbero dare una visione d’insieme del continuum della storia. Cartografia che prenderà forza e vigore in seguito alla scoperta delle Nuove Terre da parte di Colombo, così come dai viaggi di Magellano, Vasco da Gama e via dicendo, cartografia che passerà dal raffigurare elementi “fantastici” a rappresentare quanto più possibile la realtà dei luoghi. Un lungo percorso da Dicearco da Messina (350 a.C.-290 a.C.), che si crede essere stato il primo a rappresentare il Mediterraneo (Itinerario intorno al mondo), fino all’impulso dato dagli arabi, per seguire con il genovese Petrus Vesconte, sicuramente l’autore della prima carta geografica (»»» qua) datata e autografata (1313).
Di seguito, quattro mappe della città di Venezia nel trascorso dei secoli della Storia moderna.

Venezia, 1493, Hartmann Schedel, Liber chronicarum.

Venezia, 1572, Braun and Hogenberg, Civitates orbis terrarum.

Venezia, 1650 circa, Matthaeus Merian.

Venezia, 1800, John Stockdale.

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Letture suggerite:

- David Buisseret, I mondi nuovi. La cartografia nell’Europa moderna, Sylvestre Bonnard, 2004.
- Juergen Schulz, La cartografia tra scienza e arte. Carte e cartografi nel Rinascimento italiano, F. C. Panini, 2006.
- Francesca Fiorani, Carte dipinte. Arte, cartografia e politica nel Rinascimento, F. C. Panini, 2010.

Apr 052012
 

Parliamo spesso di cartografia, di seguito quattro città italiane del XV sec. rappresentate in altrettante mappe di Hartmann Schedel (1440-1514), famoso per le sue Cronache di Norimberga, uno dei primi cartografi ad avvalersi dei torchi gutenberghiani.

Firenze, 1493

Genova, 1493

Roma, 1493

Venezia, 1493

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Letture suggerite:

- David Buisseret, I mondi nuovi. La cartografia nell’Europa moderna, Sylvestre Bonnard, 2004.
- Juergen Schulz, La cartografia tra scienza e arte. Carte e cartografi nel Rinascimento italiano, F. C. Panini, 2006.
- Francesca Fiorani, Carte dipinte. Arte, cartografia e politica nel Rinascimento, F. C. Panini, 2010.

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