Nov 152012
 

Storiografia e dintorni


Che cosa insegnava Henri Pirenne nel campo di prigionia di Holzminden? Che cosa dovrebbe farci capire il tema in questione? Perché è importante entrare in queste dinamiche storico-sociali di un tempo?

Un prezioso aneddoto raccontato dallo storico belga che ci porta nei primi decenni del Novecento, in piena prima guerra mondiale, un argomento, uno dei tanti di questo ebook, che ci rivela un aspetto del carattere dello studioso.

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May 022010
 

Storiografia e dintorni


Che acquerello acquistò nel 1921 Walter Benjamin e perché gli era caro? Che cosa rappresentava per lui? Che cosa volevano indicare le ali e perché volgeva lo sguardo al passato? Che rapporto hanno le parole qedem e qadimah con la concezione benjaminiana?

Un affascinate argomento, uno dei tanti in questo ebook, che ci apre le porte a un mondo che va più in là dell’aspetto materiale della storia, un gioco che parla altresì di emozioni.

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Jan 032010
 

Storiografia e dintorni


Che cosa è la ricerca storica per la Zemon Davis? In che modo, per lei, bisogna avvicinarsi allo studio degli avvenimenti? Che importanza hanno le emozioni? Quale è la forza motrice per la studiosa? È il suo essere di origine ebrea influenzare la visione dei fatti?

Stuzzicante tema che affronta la storia dal punto di vista femminile, capitolo, uno dei tanti di questo ebook, che ci porta in un approccio poco consueto, una investigazione che comprende anche i sentimenti.

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Dec 282009
 

Francia XVIII secolo, illuminismo e rivoluzione


Quale ruolo e che importanza hanno avuto le donne nelle sommosse parigine? Chi era Michelet? Perché sono interessanti i suoi scritti? In che periodo storico fu pubblicato il suo libro che qua ci riguarda?

Un argomento che vale la pena approfondire per meglio entrare nelle dinamiche della Rivoluzione francese e della rilevante posizione che occuparono le donne all’epoca.

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Oct 112009
 

Il Seicento, lo abbiamo visto, è stato un secolo che alcuni studiosi hanno chiamato di crisi, crisi rispetto – anche, ma non solo – al Rinascimento del Quattro-Cinquecento, alla sua arte, ai suoi sviluppi politici ed economici.

Jan Steen, Gioiosa compagnia

Jan Steen, Gioiosa compagnia

Il Barocco sarà la caratterizzante di quegli anni, così come le monarchie assolutiste, lo sviluppo delle ricerche scientifiche, e via dicendo. Barocco che sarà diffuso in quasi tutta Europa, e diciamo quasi in quanto vi fu uno stato, un piccolo ma importante stato, in cui non prese piede, o quanto meno poco: l’Olanda.
Scrive Johan Huizinga nel suo La civiltà olandese del Seicento:

“Uno dei più forti impulsi del Seicento è di conformarsi alle norme stabilite, dottrinarie o politiche, plastiche o prosodiche. Dominano lo splendore e la dignità, la posa teatrale, la regola rigorosa e la dottrina chiusa; l’ideale è il deferente rispetto per la chiesa e per lo stato. La monarchia viene divinizzata come regime politico, mentre i vari paesi adottano come norma fondamentale di condotta uno sfrenato egoismo e arbitrio nazionalistico. Tutta la vita pubblica si svolge entro i canoni di un’ampollosa eloquenza che vuol essere presa per serietà assoluta. Magnificenza e ostentazione, con pomposo formalismo, toccano il culmine: La fede rinnovata si esprime plasticamente in figurazioni altisonanti e trionfali: Rubens, i pittori spagnoli, Bernini.”

Ma tutto ciò toccherà poco o nulla l’Olanda. A parte Joost van den Vondel (1587-1679), poeta e drammaturgo, di tendenze barocche, il resto si dedicherà a realizzare la quotidianità, come i pittori del genere, che rappresenteranno lo sviluppo economico e l’agiatezza della classe borghese dell’epoca. I Paesi Bassi in generale vivranno, durante quasi tutto l’arco del Seicento, un periodo di maturità davvero unica, basta dare un’occhiata alle tele di Jan Steen o di Jan Vermeer.

Grazie al commercio marittimo e alla forza della borghesia, l’Olanda sarà uno dei pochi stati europei a spiccare il volo e a differenziarsi dal resto del mondo. I mercanti saranno la classe più influente, così come i magistrati. Amsterdam, intorno alla fine del ‘500, poteva dichiarare ad alta voce di aver superato la Francia e l’Inghilterra per volume di scambi e per numero di navi. L’assolutismo non radicherà in quelle regioni, sia per la debolezza della forza nobiliare, che per quella dell’autorità centrale.
In tutto ciò salta alla vista un particolare, forse determinate, nella storia olandese del Seicento:

“Ciò che permise agli olandesi di dominare nel commercio internazionale non fu dunque un’organizzazione commerciale o una teoria economica progredita. Al contrario, si può dire che essi trassero giovamento proprio dalla mancanza d’ingerenza statale.” (J. Huizinga, La civiltà olandese del Seicento).

Le varie attività, come la produzione di aceto, di sale, di sapone, di zucchero, di tabacco, di lavorazione del ferro, del legno, della pietra, e via dicendo, non dovevano sottostare a restrizioni corporative, avevano dunque un margine di libertà superiore alla media europea. Punto di forza, così, della struttura, se di struttura si possa parlare, dello sviluppo economico di quel paese nordico, modello significativo.

Sarà nel ‘700 che l’Olanda attraverserà un periodo poco felice, a causa della guerra di successione spagnola.

Bartholomeus van der Helst, Banchetto della Guardia Civica di Amsterdam in celebrazione della Pace di Münster, 1648

Bartholomeus van der Helst, Banchetto della Guardia Civica di Amsterdam in celebrazione della Pace di Münster, 1648

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Sep 142009
 

Storiografia e dintorni


Perché è importante divulgare la storia? Chi dovrebbe farlo, quali persone quali istituzioni? Che rapporto c’è fra eventi passati e attualità? Dovrebbe la storia essere giudicata, criticata? Quali potrebbero essere i mezzi per comunicare ancor più gli avvenimenti di un tempo?

Argomento da approfondire, uno dei tanti di questo ebook, che ci invita a riflettere sulla necessità, sul valore di diffondere e far conoscere la nostra memoria storica, quel continuum che da lontano ci porta all’oggi.

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Sep 022009
 

Jules MicheletJules Michelet (1798-1874), famoso storico francese, lo ricordiamo anche per l’immenso lavoro della sua Storia di Francia, opera in 19 volumi incentrata nell’indissolubile rapporto che la Storia ha anche con il popolo, con il semplice cittadino, e non solo con il personaggio famoso o l’uomo di potere. E ancor più tale concetto si evince quando scrive i sette volumi della Storia della rivoluzione francese, interrogando finanche i protagonisti ancora in vita. Di idee liberali, interpretò la Storia in forma totale, Storia imbevuta di religione, filosofia, scienze, arte.
In un discorso dato al Collège de France, 29 dicembre 1842 diceva:

Devo ringraziare le persone compiacenti che raccolgono le mie lezioni, ma nel contempo devo pregarle di non dare a questo alcuna pubblicità. Parlo con fiducia a voi, a voi soli, e non alla gente di fuori. Non vi confido solamente la mia scienza, ma il mio pensiero intimo sul tema più vitale. Appunto perché è molto numeroso, molto completo (per età, sesso, province, nazioni, …), in questo uditorio sento l’umanità, l’uomo, cioè me stesso. Da me a voi, da uomo a uomo, tutto può dirsi. Sembra che uno solo parli, qui: errore, anche voi parlate. Io agisco e voi reagite, io insegno e voi m’insegnate. Le vostre obiezioni, le vostre approvazioni sono per me molto sensibili […] L’insegnamento non è, come si crede, un discorso accademico o un’esibizione; è la comunicazione vicendevole, doppiamente feconda tra un uomo e un’assemblea che cercano insieme. La stenografia più completa, più esatta, riprodurrà il dialogo? No, riprodurrà solamente ciò che ho detto e non anche ciò che non ho detto: io parlo anche con lo sguardo e il gesto. La mia presenza e la mia persona sono una parte considerevole del mio insegnamento. La migliore stenografia parrà ridicola perché riprodurrà le lungaggini, le ripetizioni utilissime qui, le risposte che di sovente alle obiezioni che vedo nei vostri occhi, gli ampliamenti che do su un punto, in cui l’approvazione di tale o talaltra persona mi indica che vorrebbe fermarmi. Occorre lasciare volare queste parole alate. Che si perdano, alla buon’ora! che si cancellino dalla vostra memoria, se ne resta lo spirito, va bene. Sta qui ciò che di toccante e di sacro c’è nell’insegnamento. Che sia un sacrificio, che non ne resti niente di materiale, ma che tutti ne escano forti, abbastanza forti per dimenticare questo debole punto di partenza. Quanto a me, se temessi che le mie parole rischiassero di gelare nell’aria e di essere riprodotte così, isolate da colui per il quale avete una qualche benevolenza, non oserei più parlare. Vi insegnerei qualche tavola cronologica, qualche secca e triviale formula, ma mi guarderei dall’apportare qui, come faccio, me stesso, la mia vita, il mio pensiero più intimo.

 

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