Mar 142013
 

Le immagini, il suono, i video: elementi importantissimi nella scuola del domani, nel nostro quotidiano, nella vita culturale di ciascuno di noi. Personalmente immagino un’educazione scolastica sempre più attenta alle nuove tecnologie, e non di meno lo sarà nel divulgare la Storia.

Il video che segue, con sottotitoli in italiano, è davvero illuminante.

Feb 132013
 

Le agevolazioni che i nuovi mezzi di comunicazione, in particolare internet, ci stanno mettendo a disposizione non sono da sottovalutare, sono da assimilare e sfruttare al massimo.
In questi ultimi anni, la rete permette lavorare da un pc e nello stesso tempo visitare il mondo girovagando (ne ho parlato in questo mio ebook). E oramai sono decine i giovani, e i meno giovani, che viaggiano per i più remoti paesi vivendo dei lavori che il web offre, lavori vuoi legati alla stessa rete, vedi community manager web design e via dicendo, vuoi da essa facilitati.

Bogotà, Rino, 2012L’essere nomade, oramai da oltre 20 anni, e nomade digitale negli ultimi 7-8 anni, mi ha permesso vivere in varie parti, giacché è dimorando che si può entrare nella realtà di un luogo, nella storia di una nazione, nella mentalità nel carattere nelle tradizioni. In tal modo si possono compartire esperienze pianti sorrisi tristezze, facendo flanella per le strade di una città si riesce a entrare nelle dinamiche sociali culturali morali spirituali di quel luogo, nell’aura che circonda ogni cosa.
La storia acquista così quella peculiarità che a volte manca: la tangibilità, la materialità, la concretezza che permette conoscerla nei minimi dettagli, per restare legata indelebile nella nostra memoria.

Nel mio vagabondare, mi piace bighellonare e perdermi per le vie piazze vicoli delle città dei paesini (»»qua), mettermi dentro i piccoli musei (»»qua) o case private aperte al pubblico (»»qua), mi affascina parlare con gli anziani, sedermi con loro a prendere un caffè o una birra o un vino e chiacchierare fino a notte fonda, è un modo per immedesimarmi – per quanto possibile – nelle loro faccende, e non solo in quelle pubbliche, ma pur in quelle private, che, alla fin dei conti, si fondono e confondono con le prime. Particolare che diventa universale.

Per tal motivo, insisto sempre che le diverse mentalità, che non sono altro che storia, vanno capite comprese, non giudicate, vanno indagate scomposte fino all’atomo per accorgersi che tutto fa parte di un grande mosaico, di quell’immenso puzzle che è la vita composto da milioni di piccoli tasselli, essenza che il nomade digitale ha la possibilità sperimentare sulla propria pelle abitando i luoghi.

E il nomade digitale, se veramente vuole “conoscere”, deve far tesoro di questa storia locale, risiedere partecipando alla vita quotidiana degli abitanti, comprare il pane nella bottega del “barrio”, sedersi in una “tienda” e offrire un caffè, viaggiare negli autobus, oltre, certamente, visitare musei teatri biblioteche e quanto di culturale possa esserci.
Il nomade digitale deve, per dirla in altre parole, essere – anche ma non solo – un flâneur (»»qua).

Jan 192013
 

Con l’introduzione dei nuovi mezzi di comunicazione, il computer la rete il web, la storia diventa sempre più cosmopolita, nel senso che gli studi, agevolati dai recenti media, saranno non più legati all’ambito locale, ma acquisteranno una valenza sopranazionale, universale, una materia da affrontare nel suo unicum per meglio capire e inquadrare fatti ed eventi.
Ma non solo, bisogna andar oltre. Riporto di seguito l’esperienza dei figli di due miei amici.

Carolina, di origine colombiana, Thierry, francese, sposati da una quindicina di anni, hanno due figli, Charlotte 15 e Nicole 12 anni, cresciuti fra la Colombia la Francia gli Stati Uniti e ora da due anni a Shanghai. Parlano tre lingue e stanno imparando il cinese mandarino, non hanno paura dei cambi delle novità di mettersi in mondi sconosciuti, non temono abbracciare nuove realtà, giocano con la tecnologia, internet è nella loro vita quotidiana colloquiando con amici di mezzo mondo.

Nei vari Paesi in cui sono vissuti, hanno appreso la storia nazionale e, qualche giorno fa, parlando con me, riuscivano a interconnettere avvenimenti dello stesso periodo storico e lontani fisicamente, avvenimenti che, se a un primo acchito non avevano nulla in comune, alla fine facevano parte di un percorso umano collegato in un grande insieme, riuscivano insomma, grazie a studi più estesi, ad avere una più ampia visione delle vicende, per nulla criticandole, ma semplicemente narrando le relative esperienze.

Ecco, questo sarà sempre più il mondo di domani, un mondo in cui le materie scolastiche dovranno superare i confini locali per immergersi nelle acque della conoscenza globale, cultura che permetterà vincere le sfide del futuro.

Oct 102011
 

“Prima di iniziare la lezione, controllo generale dei compiti
assegnati per casa.”
“Profe…”
“Dimmi cara.”
“Lei lo sa, io le voglio tanto bene, ma i compiti non li ho fatti.”
(sorridendo dolcemente) “Ok, va bene, ho capito.”
“Profe, scusi, cosa sta scrivendo sul registro?”
“Ti sto mettendo quattro.”
“Ma come, profe! Prima mi sorride piena di dolcezza e poi mi
mette quattro?!”
“Tu mi vuoi bene, ma non fai i compiti. Anch’io ti voglio bene
(per questo ti sorrido), ma ti metto quattro.”
“Allora non le voglio più bene.”
“Allora neanch’io.” (1)

Antonella Landi riesce a coniugare le attività di docente scrittrice e blogger in maniera davvero mirabile. Oramai da qualche anno curioso periodicamente il suo blog, un modo per entrare nelle dinamiche dell’insegnamento e leggere del suo rapporto con studenti cinesi, in modo particolare. Il suo ultimo libro, Tutta colpa dei genitori, poi, è un piacevole testo che dovrebbe condurci a riflettere sul ruolo dei genitori – ma non solo – nello sviluppo formativo dei giovani, e capire che, a mio avviso, prima di educare i figli, bisognerebbe formare i grandi. E se c’è un aspetto del suo modo di essere che mi affascina, questo è la sua franchezza, la sua spontaneità, la sua chiarezza.

- Che cos’è per te la Storia, che rapporto hai con essa?
La Storia è diventata il mio pane quotidiano a partire dagli anni del Liceo, momento in cui me ne sono innamorata. Avevo un ottimo docente, il professor Sergio Sammicheli, che ce la insegnava mescolandola alla Filosofia e con essa completandola. La Storia mi ha guidata attraverso una lettura nuova anche della religione a cui appartengo per nascita e cultura, quella cattolica. La Storia è diventata poi un lavoro: insegnarla a scuola, spiegarla ai ragazzi che ho davanti ogni mattina è l’occasione per provare a illuminarli sul presente, a fornire loro la strumentazione necessaria per leggere il mondo che si sono ritrovati tra le mani. La Storia è anche sinonimo di speranza. Io credo (voglio farlo) che da questa barbarie nascerà (auspicabilmente presto) un’era migliore.

- Che cosa significa avere coscienza storica e a che cosa serve?
Avere una coscienza storica significa vivere con gli occhi aperti sul presente e le spalle non completamente girate verso il passato. Bisogna sempre camminare un po’ di traverso e con la coda dell’occhio guardarsi dietro. Quello che successe ieri aiuta a capire affrontare e migliorare quello che succede oggi. Guai a chi dimentica. Primo Levi lanciò una vera e propria maledizione a coloro che scordano che “tutto questo è stato”.

- Credi che la Storia abbia dei corsi e ricorsi?
Sono abbastanza vichiana, effettivamente. Anche perché (purtroppo) non mi pare che l’uomo sia migliorato così significativamente nel corso del tempo. Anzi, proprio guardando la Storia si vede come i peggiori crimini siano stati commessi nel secolo più prossimo al nostro, nel secolo appena passato. Mi riferisco alla shoah, la più grande vergogna commessa dall’uomo, appena una manciata di decenni fa. Per questo dobbiamo vigilare su noi stessi. Potremmo ricommettere errori già commessi.

- Qualcuno parla di revisionismo storico, di rivedere la Storia – anche, ma non solo – alla luce di nuove idee, spesso politiche e di parte, che ne pensi?
Se per revisionismo storico s’intende la rilettura ridimensionante che è stata fatta di certi episodi come quello che citavo sopra, lo sterminio del popolo ebraico, trovo che si tratti di un’operazione abominevole al pari del negazionismo.

- Tu che hai insegnato e insegni a ragazzi cinesi, che approccio hanno con la nostra storia, la nostra letteratura, la nostra cultura?
Ho riscontrato molto interesse per la nostra cultura da parte dei miei studenti cinesi. Essi reagiscono con vivace curiosità agli argomenti che propongo e tentano spesso paragoni e parallelismi tra la nostra e la loro storia. L’anno scorso, in prima, è stato molto divertente sovrapporre la mitologia greco-latina con le leggende cinesi e sostituire i nostri mostri classici ai loro draghi. Ne sortivano sempre messaggi morali e umani analoghi, in cui tutti noi ci ritrovavamo puntualmente. Credo che quelle siano state le lezioni migliori. Per me, prima di tutto. Ho imparato moltissimo dai miei nuovi studenti. E loro hanno perso la testa per Italo Calvino! Mi è toccato dedicare l’ora settimanale di narrativa a un numero esagerato di Fiabe italiane: era diventata una dipendenza, si divertivano da matti e senza neanche rendersene conto hanno assimilato molti dei nostri usi e costumi popolari.

- Quanta storia c’è nei tuoi libri?
Dipende: nel primo (La profe. Diario di un’insegnante con gli anfibi) c’è soprattutto la mia storia. La storia della mia passione per l’insegnamento, della mia avventura scolastica. Certo, indirettamente si parla anche della Storia come materia d’insegnamento e di come sia arduo ma contemporaneamente stimolante proporla ai giovani. Nel secondo (Storia parecchio alternativa della Letteratura italiana) la Storia si fa presenza naturalmente più tangibile perché va ad accompagnare la presentazione dei vari autori di cui racconto ironicamente la vicenda biografica e l’opera. Nel terzo (Tutta colpa dei genitori) c’è forse una storia in qualche modo sociologica: un ritratto “a pelle” di come sono mutati i rapporti tra le categorie educatrici più importanti, quella dei genitori e quella dei professori.

- Come si potrebbe attirare l’attenzione dei giovani verso la Storia?
È sbagliato pensare che con i giovani si debbano per forza fare salti mortali per interessarli a qualcosa. I giovani non vanno ingannati. Vanno trattati da adulti pensanti. Va fatto loro capire che l’ignoranza è la malattia peggiore che possa colpirli, che sapere è vivere meglio, è avere più possibilità, è salvarsi dalla prospettiva di una vita grigia e mediocre. Non bisogna aver paura di imporre obblighi e doveri ai ragazzi: la Storia va studiata, punto. Prima sarà un obbligo esoso. Dalla prima volta in cui percepiranno il valore immenso del sapere, scatterà la molla e il dovere diventerà piacere. Ho visto ragazzi farsi vanto (bellissimo a vedersi) di quello che avevano imparato a scuola e ragazzi mortificati per le occasioni perse.

- Un libro che consiglieresti in questo momento?
Sto leggendo un libro molto interessante che questa estate ho trovato recensito su “La Stampa”. Lo ha scritto Vinicio Ongini e si intitola Noi domani. Un viaggio nella scuola multiculturale, pubblicato da Laterza. A ben guardare si tratta di un reportage storico sulla situazione della scuola oggi e sulle previsioni relative al suo domani. È proprio a scuola che le trasformazioni sociali si fanno più evidenti: tra i banchi aumentano di anno in anno gli studenti stranieri. Se smetteremo di guardare a questo fenomeno come a un limite ma inizieremo a viverlo come l’eccezionale privilegio che effettivamente è, la scuola non potrà altro che trarne immensi benefici. Nell’istituto dove insegno, il 75% dell’utenza (una brutta parola, ma si fa per fare prima) viene da Paesi diversi dall’Italia. A me ogni mattina sembra di entrare in un meraviglioso mercato multietnico. Ho imparato più dai ragazzi in questi due anni che nei precedenti diciotto. A vivere a contatto con tanti stranieri, la mente si apre, le prospettive mutano, i punti di vista si rivoluzionano, le priorità si trasformano. E tutti noi cresciamo.

*****

- 1. fonte »»»qua.

Jul 162011
 

Conosco Annarita Verzola da almeno 4-5 anni, assidui lettori dei nostri reciproci blog. Annarita lavora da anni nel mondo della scuola, dapprima come insegnante precaria (scuola dell’infanzia e primaria) e oramai da un po’ di tempo in segreteria.
Le sue più grandi passioni sono la lettura e la scrittura per ragazzi, amori nati e cresciuti con lei sui banchi di scuola. Ha pubblicato due libri di narrativa scolastica per la scuola secondaria di primo grado: Fiammetta dei dipinti e Il mistero dell’altopiano. Oltre all’interessante blog dedicato alla letteratura per ragazzi, dal febbraio 2010 ha iniziato la traduzione dall’inglese delle fiabe raccolte e pubblicate dal folclorista scozzese Andrew Lang dal 1889 al 1910: Le favole di Lang.
Collabora con racconti per bambini alla rivista on-line Fili d’aquilone.

*****

- Che cos’è per te la Storia, che rapporto hai con essa?
La Storia è sempre stata la mia materia preferita a scuola e, crescendo, la mia biblioteca personale si è arricchita di numerosi volumi che spaziano in tutte le epoche, da un punto di vista cronologico e dei fatti. A volte mi capita di appassionarmi ad un personaggio, a un fatto o a un particolare periodo in seguito ad altri libri che ho letto, o viaggi che ho fatto e, da quando ti seguo, incuriosita dagli spunti di riflessione che ci offri. Devo dire però che soprattutto mi ha sempre affascinata, all’interno della Storia, la storia minore e quotidiana, quella che ci rivela come vivevano, come agivano, come pensavano le donne e gli uomini che ci hanno preceduti, e in questo senso sono numerosi i libri nella mia biblioteca, a cominciare dall’interessante serie dedicata alla ricostruzione della vita quotidiana in varie epoche. Il mio grande interesse però va soprattutto al Medioevo, sin dai tempi della scuola, quando ancora qualche insegnante si ostinava a definirlo i secoli bui.

- Che significa avere coscienza storica e a che serve?
La coscienza storica è fondamentale perché è il processo attraverso il quale i singoli e spesso la collettività si sono fatti protagonisti di movimenti di affermazione della propria coscienza, dell’intelletto, dello spirito che hanno generato grandi periodi di rivolgimento. È importante avere coscienza storica per non abbandonare il sentiero della presa di coscienza delle realtà e delle necessità di generazioni e di popoli. In questo senso mi sembra interessante il libro di Mario Mieggie Che cos’è la coscienza storica, e intendo leggerlo presto.

- Credi che la Storia abbia dei corsi e ricorsi?
Indubbiamente sì, l’uomo e la società si sono evoluti e sviluppati in maniera a volte rapidissima, ma ciclicamente si ripresentano grandi avvenimenti come le guerre, le epidemie, i periodi di tensione nazionale e internazionale. Ovviamente queste situazioni vengono affrontate in modo diverso, in negativo e in positivo, grazie ai grandi progressi del sapere umano, ma certamente si tratta di corsi e ricorsi.

- Qualcuno parla di revisionismo storico, di rivedere la Storia – anche, ma non solo – alla luce di nuove idee, spesso politiche e di parte, che ne pensi?
Il revisionismo è inevitabile, alla luce di nuove conoscenze e di nuovi fatti, emersi magari dopo anni di ricerche, per correggere opinioni e tesi in campo storico, politico o ideologico, che si rivelano non più del tutto corrette. Diverso è l’atteggiamento del negazionismo, volto a negare appunto realtà incontrovertibili come ad esempio l’Olocausto. Ultimamente ho la sensazione che il revisionismo stia scivolando più verso la deriva del negazionismo, ma spero di sbagliare.

- Credi che bisogna snazionalizzare la Storia, nel senso che essa, pur concependosi in Nazioni, Paesi, debba andare oltre?
Credo oramai sia inevitabile, vista la globalizzazione delle conoscenze e delle comunicazioni nella nostra era in cui Internet ci permette di accedere a livelli di conoscenza che alcuni decenni fa non era probabilmente neppure immaginabili. Non ha senso barricarsi in un ottuso nazionalismo, la Storia ci insegna che il tessuto dei fatti è una sottile trama nella quale spesso è impossibile discernere l’inizio dalla fine, lo sfumato passaggio da un tono all’altro. Non è pensabile la fruizione storica per comparti stagni, i personaggi, gli eventi, le svolte epocali sono troppo intimamente intrecciati per nasconderci le ripercussioni che hanno avuto sui paesi vicini. È un po’ come gettare un sasso in una pozza d’acqua e osservare i cerchi concentrici ampliarsi e giungere sino a lambire le propaggini della sponda.

- C’è differenza fra ricerca storica condotta in Italia e in altri Paesi europei, in generale?
Ammetto di non avere una grande conoscenza della ricerca storica di altri paesi, ma ho avuto modo di notare, ricercando fatti e personaggi di mio interesse, che la ricerca storica dei paesi anglosassoni pur essendo molto rigorosa riesce ad avere anche un ottimo tono divulgativo, che coinvolge il lettore profano e lo invoglia ad approfondire. Penso per esempio agli ottimi esempi di Antonia Fraser o alla narrativa storica di Carolly Erickson.

- Come si potrebbe attirare l’attenzione dei giovani verso la Storia? Come vorresti fosse insegnata?
Ritorno a ciò che dicevo prima riguardo il mio interesse per la storia quotidiana. Credo sarebbe un buon approccio offrire ai giovani questo tipo di conoscenza, permettere loro di frugare tra le pieghe minute della storia minore in cui si riflette la storia con l’iniziale maiuscola. A volte poi l’insegnamento scolastico della storia è ancora troppo nozionistico. Inoltre trovo discutibile che l’attuale programma di storia della scuola primaria si fermi alla caduta dell’impero romano.

- Un libro che consiglieresti in questo momento?
In questo momento consiglierei non un solo libro, ma un gruppo di sei: non sono libri di storia, ma romanzi che dipingono con accuratezza e ironia l’Inghilterra rurale vittoriana. Si tratta del cosiddetto Ciclo del Barset di Anthony Trollope, composto di sei romanzi che ci introducono alla conoscenza di una società sì rurale, ma dalle gerarchie ben delineate e i cui personaggi a volte ritornano da un romanzo all’altro, dandoci un preciso e a volte graffiante ritratto della società dell’epoca. Anche qui dunque una storia minore, ma non per questo meno interessante. I titoli sono i seguenti: L’amministratore, Le torri di Barchester, Il dottor Thorne, La Canonica di Framley, La casetta ad Allington e Ultime cronache del Barset. Sono tutti pubblicati da Sellerio.

Apr 272011
 

Nella Prefazione al bel libro di Peter Burke, The European Renaissance. Center and Peripheries, uscito a Oxford nel 1998, libro inserito nella collana “Fare l’Europa”, un’iniziativa che coinvolgeva cinque editori europei, fra cui l’italiano Laterza, così scriveva lo storico francese Jacques Le Goff sulla speranza di un’Europa unita:

L’Europa si costruisce. È una grande speranza che si realizzerà soltanto se terrà conto della storia: un’Europa senza storia sarebbe orfana e miserabile. Perché l’oggi discende dall’ieri, e il domani è frutto del passato. Un passato che non deve paralizzare il presente, ma aiutarlo a essere diverso nella fedeltà, e nuovo nel progresso. Tra l’Atlantico, l’Asia e l’Africa, la nostra Europa esiste infatti da un tempo lunghissimo, disegnata dalla geografia, modellata dalla storia, fin da quando i Greci le hanno dato il suo nome. L’avvenire deve poggiare su queste eredità che fin dall’antichità, e anzi fin dalla preistoria hanno progressivamente arricchito l’Europa, rendendola straordinariamente creativa nella sua unità e nella sua diversità, anche in un contesto mondiale più ampio.” (1)

*****
1. Peter Burke, Il Rinascimento Europeo. Centri e periferie, Laterza, Roma-Bari, 1999, pag. IX.

Apr 112011
 

Sganciare la storia dalla mitologia, dare rilevanza alla verità, conferire ai documenti e alle testimonianze il loro giusto peso e contesto nella prova storica, adoperare la ragione più che la memoria, “scrivere soltanto di cose nuove e vere”. Voltaire (1694-1778) aveva le idee ben chiare su come si doveva fare storia. E con lui entra nella storiografia il concetto di “civiltà”, un concetto che abbraccia l’universo umano nelle varie sfaccettature, e non più aneddoti o favole, resoconti di battaglie o esaltazioni di gesta, sterile cronaca, Voltaire vuole una storia umana, una storia che comprenda la politica, l’economia, la cultura, l’amministrazione, e via dicendo, una storia che studi a fondo e penetri l’essere. “Quel che manca di solito a coloro che scrivono di storia è lo spirito filosofico: la maggior parte, invece di discutere dei fatti con gli uomini, raccontano storielle a dei bambini” (1).

La studio della storia deve andare oltre i singoli avvenimenti, o addirittura i singoli archivi, la storia, interessandosi degli uomini, deve curiosare nei loro comportamenti, nelle mutazioni che avvengono, nei vizi e nelle virtù dei personaggi:

Io vorrei sapere quali erano le forze di un paese prima di una certa guerra, e se questa le abbia aumentate o diminuite. Prima della conquista del Nuovo Mondo la Spagna era o no più ricca di oggi? Quant’era più popolata nei tempi di Carlo V che non in quelli di Filippo II? Perché Amsterdam duecento anni fa contava soltanto ventimila abitanti? E come lo si sa in modo positivo? Quant’è più popolata oggi l‘Inghilterra che non sotto Enrico VIII?” (2).

Ma la storia non si ferma qua, la storia non è solo questo, potrebbe essere il punto di partenza, lo spunto, affinché l’uomo curioso entri in un contesto nel quale:

Cercherà quale sia stato il vizio radicale e la virtù dominante di una nazione; perché sia stata potente o debole sul mare; come e sino a qual punto si sia arricchita nell’ultimo secolo” (3).

E andrà oltre, approfondirà la cultura, le arti, la moda, s’interesserà dei particolari, entrerà nelle dinamiche, nei flussi, nei riflussi, considererà anche i minuscoli tasselli che compongono il grande mosaico:

Vorrà sapere come si siano affermate le arti e le manifatture; ne seguirà il passaggio e il ritorno da un paese in un altro. Ma il suo grande oggetto saranno i mutamenti intervenuti nei costumi e nelle leggi. Si saprebbe così la storia degli uomini, e non soltanto di una piccola parte della storia dei re e delle corti”(4).

Una storia laica, al lume della ragione, una storia fatta da uomini per gli uomini, in cui sensazionalismo, falsità, leggende, fantasticherie sono bandite.

*****
1. Voltaire, Scritti filosofici, Laterza, 1972, vol. I, pag. 268.
2. 3. 4. Voltaire, op. cit., pag. 273-276.

Se ami la cultura,

iscriviti alla Storia Moderna Newsletter ↓

e scarica gratis la monografia

"La rivoluzione di Gutenberg"

→ → più di 300 affezionati lettori ricevono settimanalmente la newsletter, unisciti a loro.