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Gutenberg e i caratteri mobili

Un breve video che ci introduce in uno dei passaggi più importanti della nostra storia di esseri umani: la stampa a caratteri mobili sviluppata da Gutenberg.

Qua il video

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Link correlati.

- Un oggetto rivoluzionario, la nascita del libro.
- Cenni sulla stampa nel secolo XVII.
- Magonza ai tempi di Gutenberg.
- Dal codice al libro stampato: prefazione.
- Riflessioni su Gutenberg, lettera a un amico (IX).


Un oggetto rivoluzionario, la nascita del libro

Lunga, pietrosa, curva, sostanzialmente dinamica, fu la strada dello sviluppo della stampa a caratteri mobili gutenberghiani, attraversando periodi di crisi economiche e sociali, guerre e calamità naturali, percorrendo una via prima di allora sconosciuta. Lo sviluppo dei torchi ebbe un’enorme influenza sulla vita quotidiana a cominciare dalla fine del XV secolo, influenza che dura tutt’oggi. Nelle città, nei paesi, nei villaggi, nelle campagne europee iniziava in quegli anni un salto sociale di cui la stampa sembra essere stato fattore determinate, fattore, direi, moltiplicatore, acceleratore. Salto socio-culturale iniziato già tempo prima, basti pensare che la produzione di manoscritti, nell’Italia del Quattrocento, era al massimo splendore, specialmente in città come Bologna, Roma, Firenze, Ferrara, Milano, e via dicendo. E lo stesso dicasi per il commercio dei libri, perfino di quelli di seconda mano, per fare un esempio Vespasiano da Bisticci, oltre a vendere libri nuovi, metteva a disposizione anche quelli usati. I cartolai, dunque, svolsero un ruolo importante, quel ruolo che permise, poco a poco, il passaggio dal manoscritto al libro stampato, giacché tramite loro si vendeva la cultura. A loro i primi tipografi si rivolsero per piazzare le varie edizioni, per conoscere il loro parere, per informarsi sui gusti del pubblico, giacché loro erano a contatto quotidiano con la gente.
E la cultura prese il piede giusto:

Nel Cinquecento e nel Seicento il progresso dell’alfabetizzazione e dell’istruzione diviene già visibile e palpabile in tutta Europa occidentale: l’istruzione diventa uno strumento di mobilità e ascesa sociale con l’introduzione di un sistema, basato sulla divisione delle classi di età e di apprendimento, che inculca sin dall’infanzia il criterio della concorrenza e della competizione come elemento essenziale per la formazione dell’uomo moderno, dell’individuo” (1).

La stampa, tramite quell’oggetto che si modifica, che passa dall’essere scritto dalla mano dei copisti all’essere redatto dai caratteri mobili, la stampa, dicevamo, aiuterà lo sviluppo, il progresso, il miglioramento di tante attività. La vita politica, sociale, religiosa, economica, culturale sarà documentata più facilmente, si annoterà ogni qualcosa si voglia, la storia sarà testimoniata anche dai libri che saranno ampiamente diffusi in tutta Europa. L’uomo dell’Umanesimo, diventerà il centro del mondo, il centro dell’attenzione, l’individuo che si libererà dall’anonimato per incamminarsi verso l’individualità. Le scoperte potranno essere diffuse speditamente, i pensieri cammineranno dall’Italia alla Francia, dalla Germania alla Spagna, all’Austria, all’Inghilterra, sbarcheranno nel Nuovo Mondo, accompagneranno finanche i naviganti, quei naviganti che daranno alle stampe le loro memorie, le loro scoperte, le loro ricerche, quei naviganti, spesso cartografi, che imprimeranno cartine geografiche di mondi sconosciuti. La stampa sarà d’appoggio al potere, sarà mezzo di propaganda, di esaltazione, sarà veicolo che condurrà l’uomo a una crescita sociale che non aveva eguali nei secoli prima del XIV secolo.

Il centro iniziale e propulsore di tutto questo sarà la Germania, anzi la città di Magonza, che, ancora legata al medioevo, darà la possibilità a Gutenberg realizzare il suo sogno.

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1. Paolo Prodi, La storia moderna, il Mulino, Bologna, 2005, pag. 81.


Cenni sulla stampa nel secolo XVII

Galileo Galilei, Dialogo sopra i due massimi sistemi, frontespizio, edizione del 1632

Avrebbero avuto le scoperte scientifiche lo stesso progresso senza i torchi di Gutenberg? E i primi fogli informativi che peso hanno avuto nella realtà locale? Sarà legato alla stampa lo sviluppo delle lingue nazionali? È stato un mezzo, l’oggetto-libro, di comunicazione fra dotti, fra letterati, fra scienziati?
Proprio il 20 gennaio 1612 per i tipi della tipografia Alberti, in quel di Venezia, usciva il primo Vocabolario degli accademici della Crusca, opera che ebbe immediato successo, non senza mancare le polemiche. Seguiva quello francese del 1694, Dictionnaire dell’Académie Française. Negli stessi anni si moltiplicavano tutta una serie di pubblicazioni dedicate alle scoperte scientifiche, ricordiamo solo Dialoghi sopra i due massimi sistemi del mondo, dell’italiano Galileo Galilei, volume rivoluzionario che, pur avendo avuto ben due visti ufficiali, fu causa di problemi per l’autore, chiamato a testimoniare davanti al tribunale dell’Inquisizione.
Anni duri, di lotte, di battaglie, fra cui la violenta Guerra dei Trent’anni (1618-1648) causata ufficialmente da divergenze religiose. Eppure la stampa, fra alti e bassi, seppe andare avanti, seppe dare informazione, seppe continuare il cammino che aveva intrapreso nella metà del 1400.
I fogli costituiranno la base divulgativa del futuro quotidiano, quei fogli che catturavano l’attenzione del popolo per le notizie spesso curiose, particolari, crude, quei fogli da cui scaturirà il The Spectator, un giornale che uscirà a Londra fra il marzo 1711 e il dicembre 1712, una delle prime forme di giornalismo.
In Italia riscuote un successo strepitoso il romanzo di Gian Francesco Biondi, Eromena, uno dei primi testi eroico galante. In Olanda si stampano atlanti e cartine geografiche. In Francia si fonda l’Académie française, voluta dal cardinale Richelieu nel 1635.
In tutto questo fermento, c’è una famiglia di stampatori che tra seconda metà del 1500 e il 1600 salta alla vista, gli olandesi Elzevir. Gente innovativa, laboriosa, che, costretta dalla carestia di carta, inventarono un nuovo formato, un rivoluzionario formato per l’epoca, il dodicesimo. L’uso di caratteri più piccoli, ben chiari e definiti, resero famose le loro pubblicazioni. Fra le tante, due edizioni del Nuovo Testamento, del 1624 e 1633, sono le più ricercate, ancora oggi, da collezionisti e bibliofili. Louis, iniziatore della dinastia, lavorò alle dipendenze di un altro grande stampatore, Plantin; lì, si crede, imparò i primi rudimenti. Lo sviluppo fu tale che dopo la stamperia di Leida ne aprirono una ad Amsterdam, dove, fra le altre cose, si stampavano i lavori dei più rilevanti autori inglesi e francesi, diffondendoli in tutta Europa tramite una eccellente rete commerciale.
In questi anni gli editori, almeno i più grandi, quelli con decine e decine di titoli, presero l’abitudine di stampare un loro catalogo, alcuni di loro addirittura lo inseriranno alla fine del libro. Modo semplice e facile per far conoscere e divulgare la loro attività.
Ancora nel XVII secolo la stampa poteva essere considerata, in alcuni casi, arte, poteva essere paragonata a essa. Gente che per dare alla luce una sola pagina faceva prove e prove, dosando l’inchiostro, la pressione dei torchi, verificando rilegature, tastando la pesantezza della copertina, e via dicendo.


Magonza ai tempi di Gutenberg

Abbiamo già accennato diverse volte e addirittura dedicato uno studio alla storia del libro, iniziando dai manoscritti, passando per i caratteri mobili e continuando con internet, gli e.reader, gli e.book. Una trasformazione che, oltre a interessare la vera e propria struttura del libro, si evidenziò nella forma di lettura, una volta ad alta voce, poi, pian piano, a bassa voce fino ad essere silenziosa, acquistando così, il lettore, una specie di potere sull’oggetto e sul testo scritto, un potere finanche critico.
Bene, ma come si presentava Magonza, città in cui il buon Gutenberg sviluppò l’ars artificialiter scribendi, verso la metà fine del secolo XV?

La storia di Magonza (Mainz in tedesco e Mayence in francese), oggi città nella Germania occidentale, che sorge alla confluenza dei fiumi Reno e Meno, si perde nei segni ancestrali del tempo. Di dubbie radici galliche e/o celtiche, solo con i romani, arrivati dopo le guerre galliche, si iniziano ad avere notizie sicure, siamo intorno al 52-55 a.C. Resterà sotto la cura dell’impero romano per oltre 500 anni.
Il vero sviluppo della città avvenne grazie al suo compito di evangelizzazione dei popoli germanici verso il 745-750 d.C. per opera del vescovo Bonifacio, nominato tale dal papa Gregorio III. Fu tanta la crescita religiosa del centro, che l’arcivescovo di Magonza era considerato il sostituto del pontefice al nord delle Alpi. La libera città imperiale, parte del Sacro Romano Impero, sarà punto di riferimento della chiesa Cattolica, anche per il motivo di essere stata governata generalmente da principi elettori cattolici.
Ai tempi di Gutenberg, ancora legata a tradizioni medievali, era soprattutto centro di scambi commerciali, centro particolarmente ricco per l’epoca. Nei mercati si vendevano spezie di Alessandria, limoni di Castiglia, tessuti e tele d’Olanda e di Borgogna, sete del Levante. La città, quando il nostro personaggio era giovane, era governata dagli uomini della Zecca, ma col passare degli anni l’influenza dei nuovi reggitori provenienti dalle gilde si fece palese. Proprio poco tempo dopo l’uscita della Bibbia, la città raggiunse il massimo dello splendore, seppur in un periodo di cambi sociali e di conflitti.
Grazie alla stampa e all’interesse sia dei governanti che degli studiosi, nel 1477 sorse la prima università con annessa la prima biblioteca, Bibliotheca Universitatis Moguntinae: la nuova classe, il nuovo ceto borghese aveva voglia di sapere, di conoscere, di studiare, di fare quel salto sociale che lo avrebbe portato, in un futuro prossimo, a prendere decisioni che avrebbero influito sulla politica, sull’economia.
Tutto ciò è importante per capire in quale ambiente nascerà e si svilupperà l’opera di Johann Gutenberg, giacché il contesto in cui scaturisce e si sviluppa un progetto, una idea, è sempre e indissolubilmente legato ad essa e lo influenzerà vuoi in modo positivo o negativo o vuoi con indifferenza.


Giuliano de’ Ricci, i libri e internet

I torchi gutenberghiani, ne abbiamo scritto varie volte, hanno cambiato il modo di avvicinarsi alla cultura, oltre a quello di leggere e di rapportarsi con i libri. Chi ne era favorevole, chi invece li trovava poco utili, o chi li rifiutava del tutto. Fra questi ultimi, ricordiamo Vespasiano da Bisticci o, in un primo momento, Lorenzo de’ Medici, o addirittura Federico da Montefeltro che diceva non volere libro stampato artificialmente nella sua biblioteca.
Un’altra rivoluzione sta interessando il nostro presente, una rivoluzione, a nostro avviso – dico nostro perché ne abbiamo parlato con Alessio Miglietta nel libro dedicato al Codice -, ancor più profonda rispetto a quella della metà del XV secolo: internet, la rete, il web sta influenzando in particolar modo il relazionarci con la stessa vita, con la stessa quotidianità.
Ebbene, come allora, anche oggi ci sono coloro che accettano la novità e coloro che la rifuggono e addirittura la tacciano di “diavoleria” o mezzo per diffondere infamie, cattiverie, depravazioni, e via dicendo.
Leggiamo cosa pensava dei libri stampati Giuliano de’ Ricci, nel 1567, poco più di cento anni dopo l’invenzione di Gutenberg.

“Non avremo tanti libri se non fosser le stampe che eccitassino i giovani a’ tradimenti, alle rapine, alle crapule, alle luxurie, che ammaestrasino i vecchi nell’accumular danari per fas et nefas et con essempi d’avaritia li mantenessimo in quel che la natura detta a quella età sospettosa, non sarebbe tanti dubbi nelle leggi, tante fallacie nell’astrologia, non tante vanità nella poesia, non tante bugie nell’historie, non tante sottigliezze nella grammatica, non tanta diversità d’oppinione nelle matthematiche, non tante fallenze nella musica, non tante superstizione nella filosofia, non tante falsità nella medicina se non fosse la stampa, quale ha guasto non solo queste ma tutte l’altre scientie.” (1)

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1. Giuliano de’ Ricci, In biasimo della stampa, lezione tenuta a Perugia nell’Accademia degli Eccentrici, 1567, inedita, (Firenze, Biblioteca Riccardiana, ms Bigazzi 279), letta in G. Sapori, Giuliano de’ Ricci e la polemica sulla stampa nel Cinquecento, in “Nuova Rivista Storica”, 56, 1972, pp.151-164.


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