Lunga, pietrosa, curva, sostanzialmente dinamica, fu la strada dello sviluppo della stampa a caratteri mobili gutenberghiani, attraversando periodi di crisi economiche e sociali, guerre e calamità naturali, percorrendo una via prima di allora sconosciuta. Lo sviluppo dei torchi ebbe un’enorme influenza sulla vita quotidiana a cominciare dalla fine del XV secolo, influenza che dura tutt’oggi. Nelle città, nei paesi, nei villaggi, nelle campagne europee iniziava in quegli anni un salto sociale di cui la stampa sembra essere stato fattore determinate, fattore, direi, moltiplicatore, acceleratore. Salto socio-culturale iniziato già tempo prima, basti pensare che la produzione di manoscritti, nell’Italia del Quattrocento, era al massimo splendore, specialmente in città come Bologna, Roma, Firenze, Ferrara, Milano, e via dicendo. E lo stesso dicasi per il commercio dei libri, perfino di quelli di seconda mano, per fare un esempio Vespasiano da Bisticci, oltre a vendere libri nuovi, metteva a disposizione anche quelli usati. I cartolai, dunque, svolsero un ruolo importante, quel ruolo che permise, poco a poco, il passaggio dal manoscritto al libro stampato, giacché tramite loro si vendeva la cultura. A loro i primi tipografi si rivolsero per piazzare le varie edizioni, per conoscere il loro parere, per informarsi sui gusti del pubblico, giacché loro erano a contatto quotidiano con la gente.
E la cultura prese il piede giusto:
“Nel Cinquecento e nel Seicento il progresso dell’alfabetizzazione e dell’istruzione diviene già visibile e palpabile in tutta Europa occidentale: l’istruzione diventa uno strumento di mobilità e ascesa sociale con l’introduzione di un sistema, basato sulla divisione delle classi di età e di apprendimento, che inculca sin dall’infanzia il criterio della concorrenza e della competizione come elemento essenziale per la formazione dell’uomo moderno, dell’individuo” (1).
La stampa, tramite quell’oggetto che si modifica, che passa dall’essere scritto dalla mano dei copisti all’essere redatto dai caratteri mobili, la stampa, dicevamo, aiuterà lo sviluppo, il progresso, il miglioramento di tante attività. La vita politica, sociale, religiosa, economica, culturale sarà documentata più facilmente, si annoterà ogni qualcosa si voglia, la storia sarà testimoniata anche dai libri che saranno ampiamente diffusi in tutta Europa. L’uomo dell’Umanesimo, diventerà il centro del mondo, il centro dell’attenzione, l’individuo che si libererà dall’anonimato per incamminarsi verso l’individualità. Le scoperte potranno essere diffuse speditamente, i pensieri cammineranno dall’Italia alla Francia, dalla Germania alla Spagna, all’Austria, all’Inghilterra, sbarcheranno nel Nuovo Mondo, accompagneranno finanche i naviganti, quei naviganti che daranno alle stampe le loro memorie, le loro scoperte, le loro ricerche, quei naviganti, spesso cartografi, che imprimeranno cartine geografiche di mondi sconosciuti. La stampa sarà d’appoggio al potere, sarà mezzo di propaganda, di esaltazione, sarà veicolo che condurrà l’uomo a una crescita sociale che non aveva eguali nei secoli prima del XIV secolo.
Il centro iniziale e propulsore di tutto questo sarà la Germania, anzi la città di Magonza, che, ancora legata al medioevo, darà la possibilità a Gutenberg realizzare il suo sogno.
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1. Paolo Prodi, La storia moderna, il Mulino, Bologna, 2005, pag. 81.
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