Apr 172011
 

Un breve video che ci introduce in uno dei passaggi più importanti della nostra storia di esseri umani: la stampa a caratteri mobili sviluppata da Gutenberg.

Qua il video

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Link correlati.

- Un oggetto rivoluzionario, la nascita del libro.
- Cenni sulla stampa nel secolo XVII.
- Magonza ai tempi di Gutenberg.
- Dal codice al libro stampato: prefazione.
- Riflessioni su Gutenberg, lettera a un amico (IX).

Nov 232010
 

Lunga, pietrosa, curva, sostanzialmente dinamica, fu la strada dello sviluppo della stampa a caratteri mobili gutenberghiani, attraversando periodi di crisi economiche e sociali, guerre e calamità naturali, percorrendo una via prima di allora sconosciuta. Lo sviluppo dei torchi ebbe un’enorme influenza sulla vita quotidiana a cominciare dalla fine del XV secolo, influenza che dura tutt’oggi. Nelle città, nei paesi, nei villaggi, nelle campagne europee iniziava in quegli anni un salto sociale di cui la stampa sembra essere stato fattore determinate, fattore, direi, moltiplicatore, acceleratore. Salto socio-culturale iniziato già tempo prima, basti pensare che la produzione di manoscritti, nell’Italia del Quattrocento, era al massimo splendore, specialmente in città come Bologna, Roma, Firenze, Ferrara, Milano, e via dicendo. E lo stesso dicasi per il commercio dei libri, perfino di quelli di seconda mano, per fare un esempio Vespasiano da Bisticci, oltre a vendere libri nuovi, metteva a disposizione anche quelli usati. I cartolai, dunque, svolsero un ruolo importante, quel ruolo che permise, poco a poco, il passaggio dal manoscritto al libro stampato, giacché tramite loro si vendeva la cultura. A loro i primi tipografi si rivolsero per piazzare le varie edizioni, per conoscere il loro parere, per informarsi sui gusti del pubblico, giacché loro erano a contatto quotidiano con la gente.
E la cultura prese il piede giusto:

Nel Cinquecento e nel Seicento il progresso dell’alfabetizzazione e dell’istruzione diviene già visibile e palpabile in tutta Europa occidentale: l’istruzione diventa uno strumento di mobilità e ascesa sociale con l’introduzione di un sistema, basato sulla divisione delle classi di età e di apprendimento, che inculca sin dall’infanzia il criterio della concorrenza e della competizione come elemento essenziale per la formazione dell’uomo moderno, dell’individuo” (1).

La stampa, tramite quell’oggetto che si modifica, che passa dall’essere scritto dalla mano dei copisti all’essere redatto dai caratteri mobili, la stampa, dicevamo, aiuterà lo sviluppo, il progresso, il miglioramento di tante attività. La vita politica, sociale, religiosa, economica, culturale sarà documentata più facilmente, si annoterà ogni qualcosa si voglia, la storia sarà testimoniata anche dai libri che saranno ampiamente diffusi in tutta Europa. L’uomo dell’Umanesimo, diventerà il centro del mondo, il centro dell’attenzione, l’individuo che si libererà dall’anonimato per incamminarsi verso l’individualità. Le scoperte potranno essere diffuse speditamente, i pensieri cammineranno dall’Italia alla Francia, dalla Germania alla Spagna, all’Austria, all’Inghilterra, sbarcheranno nel Nuovo Mondo, accompagneranno finanche i naviganti, quei naviganti che daranno alle stampe le loro memorie, le loro scoperte, le loro ricerche, quei naviganti, spesso cartografi, che imprimeranno cartine geografiche di mondi sconosciuti. La stampa sarà d’appoggio al potere, sarà mezzo di propaganda, di esaltazione, sarà veicolo che condurrà l’uomo a una crescita sociale che non aveva eguali nei secoli prima del XIV secolo.

Il centro iniziale e propulsore di tutto questo sarà la Germania, anzi la città di Magonza, che, ancora legata al medioevo, darà la possibilità a Gutenberg realizzare il suo sogno.

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1. Paolo Prodi, La storia moderna, il Mulino, Bologna, 2005, pag. 81.

Jul 212010
 

Galileo Galilei, Dialogo sopra i due massimi sistemi, frontespizio, edizione del 1632

Avrebbero avuto le scoperte scientifiche lo stesso progresso senza i torchi di Gutenberg? E i primi fogli informativi che peso hanno avuto nella realtà locale? Sarà legato alla stampa lo sviluppo delle lingue nazionali? È stato un mezzo, l’oggetto-libro, di comunicazione fra dotti, fra letterati, fra scienziati?
Proprio il 20 gennaio 1612 per i tipi della tipografia Alberti, in quel di Venezia, usciva il primo Vocabolario degli accademici della Crusca, opera che ebbe immediato successo, non senza mancare le polemiche. Seguiva quello francese del 1694, Dictionnaire dell’Académie Française. Negli stessi anni si moltiplicavano tutta una serie di pubblicazioni dedicate alle scoperte scientifiche, ricordiamo solo Dialoghi sopra i due massimi sistemi del mondo, dell’italiano Galileo Galilei, volume rivoluzionario che, pur avendo avuto ben due visti ufficiali, fu causa di problemi per l’autore, chiamato a testimoniare davanti al tribunale dell’Inquisizione.
Anni duri, di lotte, di battaglie, fra cui la violenta Guerra dei Trent’anni (1618-1648) causata ufficialmente da divergenze religiose. Eppure la stampa, fra alti e bassi, seppe andare avanti, seppe dare informazione, seppe continuare il cammino che aveva intrapreso nella metà del 1400.
I fogli costituiranno la base divulgativa del futuro quotidiano, quei fogli che catturavano l’attenzione del popolo per le notizie spesso curiose, particolari, crude, quei fogli da cui scaturirà il The Spectator, un giornale che uscirà a Londra fra il marzo 1711 e il dicembre 1712, una delle prime forme di giornalismo.
In Italia riscuote un successo strepitoso il romanzo di Gian Francesco Biondi, Eromena, uno dei primi testi eroico galante. In Olanda si stampano atlanti e cartine geografiche. In Francia si fonda l’Académie française, voluta dal cardinale Richelieu nel 1635.
In tutto questo fermento, c’è una famiglia di stampatori che tra seconda metà del 1500 e il 1600 salta alla vista, gli olandesi Elzevir. Gente innovativa, laboriosa, che, costretta dalla carestia di carta, inventarono un nuovo formato, un rivoluzionario formato per l’epoca, il dodicesimo. L’uso di caratteri più piccoli, ben chiari e definiti, resero famose le loro pubblicazioni. Fra le tante, due edizioni del Nuovo Testamento, del 1624 e 1633, sono le più ricercate, ancora oggi, da collezionisti e bibliofili. Louis, iniziatore della dinastia, lavorò alle dipendenze di un altro grande stampatore, Plantin; lì, si crede, imparò i primi rudimenti. Lo sviluppo fu tale che dopo la stamperia di Leida ne aprirono una ad Amsterdam, dove, fra le altre cose, si stampavano i lavori dei più rilevanti autori inglesi e francesi, diffondendoli in tutta Europa tramite una eccellente rete commerciale.
In questi anni gli editori, almeno i più grandi, quelli con decine e decine di titoli, presero l’abitudine di stampare un loro catalogo, alcuni di loro addirittura lo inseriranno alla fine del libro. Modo semplice e facile per far conoscere e divulgare la loro attività.
Ancora nel XVII secolo la stampa poteva essere considerata, in alcuni casi, arte, poteva essere paragonata a essa. Gente che per dare alla luce una sola pagina faceva prove e prove, dosando l’inchiostro, la pressione dei torchi, verificando rilegature, tastando la pesantezza della copertina, e via dicendo.

Jul 152010
 

Abbiamo già accennato diverse volte e addirittura dedicato uno studio alla storia del libro, iniziando dai manoscritti, passando per i caratteri mobili e continuando con internet, gli e.reader, gli e.book. Una trasformazione che, oltre a interessare la vera e propria struttura del libro, si evidenziò nella forma di lettura, una volta ad alta voce, poi, pian piano, a bassa voce fino ad essere silenziosa, acquistando così, il lettore, una specie di potere sull’oggetto e sul testo scritto, un potere finanche critico.
Bene, ma come si presentava Magonza, città in cui il buon Gutenberg sviluppò l’ars artificialiter scribendi, verso la metà fine del secolo XV?

La storia di Magonza (Mainz in tedesco e Mayence in francese), oggi città nella Germania occidentale, che sorge alla confluenza dei fiumi Reno e Meno, si perde nei segni ancestrali del tempo. Di dubbie radici galliche e/o celtiche, solo con i romani, arrivati dopo le guerre galliche, si iniziano ad avere notizie sicure, siamo intorno al 52-55 a.C. Resterà sotto la cura dell’impero romano per oltre 500 anni.
Il vero sviluppo della città avvenne grazie al suo compito di evangelizzazione dei popoli germanici verso il 745-750 d.C. per opera del vescovo Bonifacio, nominato tale dal papa Gregorio III. Fu tanta la crescita religiosa del centro, che l’arcivescovo di Magonza era considerato il sostituto del pontefice al nord delle Alpi. La libera città imperiale, parte del Sacro Romano Impero, sarà punto di riferimento della chiesa Cattolica, anche per il motivo di essere stata governata generalmente da principi elettori cattolici.
Ai tempi di Gutenberg, ancora legata a tradizioni medievali, era soprattutto centro di scambi commerciali, centro particolarmente ricco per l’epoca. Nei mercati si vendevano spezie di Alessandria, limoni di Castiglia, tessuti e tele d’Olanda e di Borgogna, sete del Levante. La città, quando il nostro personaggio era giovane, era governata dagli uomini della Zecca, ma col passare degli anni l’influenza dei nuovi reggitori provenienti dalle gilde si fece palese. Proprio poco tempo dopo l’uscita della Bibbia, la città raggiunse il massimo dello splendore, seppur in un periodo di cambi sociali e di conflitti.
Grazie alla stampa e all’interesse sia dei governanti che degli studiosi, nel 1477 sorse la prima università con annessa la prima biblioteca, Bibliotheca Universitatis Moguntinae: la nuova classe, il nuovo ceto borghese aveva voglia di sapere, di conoscere, di studiare, di fare quel salto sociale che lo avrebbe portato, in un futuro prossimo, a prendere decisioni che avrebbero influito sulla politica, sull’economia.
Tutto ciò è importante per capire in quale ambiente nascerà e si svilupperà l’opera di Johann Gutenberg, giacché il contesto in cui scaturisce e si sviluppa un progetto, una idea, è sempre e indissolubilmente legato ad essa e lo influenzerà vuoi in modo positivo o negativo o vuoi con indifferenza.

Feb 092010
 

I torchi gutenberghiani, ne abbiamo scritto varie volte, hanno cambiato il modo di avvicinarsi alla cultura, oltre a quello di leggere e di rapportarsi con i libri. Chi ne era favorevole, chi invece li trovava poco utili, o chi li rifiutava del tutto. Fra questi ultimi, ricordiamo Vespasiano da Bisticci o, in un primo momento, Lorenzo de’ Medici, o addirittura Federico da Montefeltro che diceva non volere libro stampato artificialmente nella sua biblioteca.
Un’altra rivoluzione sta interessando il nostro presente, una rivoluzione, a nostro avviso – dico nostro perché ne abbiamo parlato con Alessio Miglietta nel libro dedicato al Codice -, ancor più profonda rispetto a quella della metà del XV secolo: internet, la rete, il web sta influenzando in particolar modo il relazionarci con la stessa vita, con la stessa quotidianità.
Ebbene, come allora, anche oggi ci sono coloro che accettano la novità e coloro che la rifuggono e addirittura la tacciano di “diavoleria” o mezzo per diffondere infamie, cattiverie, depravazioni, e via dicendo.
Leggiamo cosa pensava dei libri stampati Giuliano de’ Ricci, nel 1567, poco più di cento anni dopo l’invenzione di Gutenberg.

“Non avremo tanti libri se non fosser le stampe che eccitassino i giovani a’ tradimenti, alle rapine, alle crapule, alle luxurie, che ammaestrasino i vecchi nell’accumular danari per fas et nefas et con essempi d’avaritia li mantenessimo in quel che la natura detta a quella età sospettosa, non sarebbe tanti dubbi nelle leggi, tante fallacie nell’astrologia, non tante vanità nella poesia, non tante bugie nell’historie, non tante sottigliezze nella grammatica, non tanta diversità d’oppinione nelle matthematiche, non tante fallenze nella musica, non tante superstizione nella filosofia, non tante falsità nella medicina se non fosse la stampa, quale ha guasto non solo queste ma tutte l’altre scientie.” (1)

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1. Giuliano de’ Ricci, In biasimo della stampa, lezione tenuta a Perugia nell’Accademia degli Eccentrici, 1567, inedita, (Firenze, Biblioteca Riccardiana, ms Bigazzi 279), letta in G. Sapori, Giuliano de’ Ricci e la polemica sulla stampa nel Cinquecento, in “Nuova Rivista Storica”, 56, 1972, pp.151-164.

Sep 122009
 

Abbiamo parlato varie volte di Gutenberg e dell’importanza dei suoi torchi, quale mezzo di diffusione della cultura, delle notizie, del pensiero. Qua di seguito un paio di immagini che rivelano come erano le botteghe tipografiche intorno al XVI secolo.

In‌terno di una bottega tipografica rinascimentale

Provate a scoprire voi stessi i diversi specialisti nell’immagine che segue:

Stamperia nel Rinascimento

Jan 012009
 

Con la caduta di Costantinopoli nel 1453, la storia sembra acquistare energia e vigore. Il Rinascimento italiano sarà un periodo di crescita sociale, intellettuale, economica. E proprio in quegli anni, il buon Gutenberg, tramite i suoi torchi e i caratteri mobili, darà impulso alla diffusione dei libri, della cultura. L’Italia vivrà anni di pace, di equilibrio, 50 anni dedicati all’arte e alla letteratura. Fioriranno Firenze, Ferrara, Mantova, Milano, Urbino, poi Roma e via dicendo, il nostro Paese sarà d’esempio a molte corti europee. Poi le guerre italiche fra Spagna e Francia, il Sacco di Roma del 1527… il primo Indice dei libri proibiti del 1559, fino al XVII secolo con il rogo di Giordano Bruno, bruciato vivo a Campo de’ Fiori a Roma il 17 febbraio del 1600.

Di seguito un video che raccoglie, come fosse un telegiornale, notizie del nostro Rinascimento, degli anni che vanno dalla seconda metà del 1400 alla fine del 1500.

http://video.google.com/videoplay?docid=303489137983608395

Nov 072008
 

La storia è passione, passione a trecentosessanta gradi, è interesse, interesse anche dei minimi particolari, è coinvolgimento, coinvolgimento distaccato. Talvolta, bisogna allontanarsi da una certa realtà storica per meglio comprenderla, magari fantasticando un po’, sognando, vaneggiando, immedesimandosi nell’epoca, nei costumi, negli usi.

Qualche settimana fa, ho finito di leggere di Blake Morrison, La confessione di Gutenberg, edito da Tea, un romanzo storico che appassiona fin dalla prima pagina e si ha voglia di leggerlo tutto di un fiato.

Ben conosciamo il nostro personaggio, sia perché padre della stampa in Europa, sia perché ne abbiamo e ne parliamo continuamente con Alessio nelle nostre lettere. Ed è tanto importante l’argomento che valeva la pena approfondire anche con una autobiografia romanzata.

Blake, nelle parole che testimoniano la vita del nostro, gli fa dire:                                         

“Ho capelli bianchi sulla testa che si diradano, ma niente barba. Ho la pelle bianca come pergamena, ma meno dura. Ho superato la sessantina, uno dei pochi da queste parti, a essere vissuto tanto a lungo… Ho la vista debole e sto peggiorando. Non ho paura della morte. Ciò di cui ho paura è che la morte cancelli quello che ho fatto.”                                                                    

Gutenberg, che si dice essere stato un buon amanuense, ha preparato il terreno per la diffusione delle idee, della lettura, della scrittura. Nel libro risalta un personaggio segnato dal destino per l’invenzione della scrittura artificiale, un uomo come tutti gli altri, un uomo a cui piaceva bere, a cui piaceva amare, a cui piaceva il lavoro che realizzava. Personaggio dal forte carattere, era deciso, nella sua impresa, ad andare avanti a ogni costo, superando fastidiosi ostacoli di origine finanziari, prendendo soldi in prestito anche da un uomo, Fust, che lui vedeva malvolentieri. Bello e delicato l’incontro fra la giovanissima figlia di questi con il nostro personaggio già in avanzata età, figlia che poi andrà in sposa a Schöffer. E proprio Schöffer lo aiuterà a realizzare i caratteri per la stampa, collaborerà con lui nella realizzazione della Bibbia a 42 linee, sarà al suo fianco giorno e notte, a tal punto che il Blake fantastica (?) una relazione amorosa fra i due.                            

                

“Ogni giorno vediamo un po’ più in là. Nuovi mulini che macinano il grano e gli uomini scoprono nuove verità. È una specie di grande avvento della conoscenza, o di rinascita… Sì, il mondo che sto per lasciare sembra migliore di quello in cui sono entrato.”                                                                              

Il Rinascimento era in atto.


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Stamperia nel Rinascimento

Oct 192008
 

Pistoia, 19 ottobre 2008

Mio carissimo Alessio,

stamani avevo in mano un libro, uno di quelli stampati nel XVII sec., Vergel, pubblicato a Barcellona, in Spagna, nel 1629, debitamente autorizzato dalla Chiesa cattolica, con tanto di Licencia, y Privilegio, e sfogliando accuratamente le pagine mi veniva in mente la grande fortuna che abbiamo nel poter leggere idee, pensieri, riflessioni di quasi 400 anni fa, come il sapere si possa trasmettere, si possa compartire, si possa tramandare di generazione in generazione, tutto grazie al nostro buon Gutenberg.

E certamente l’Umanesimo italiano giocò un ruolo privilegiato in codesta trasmissione, Umanesimo che ricercava nei classici i valori per poter dimostrare che la vita non è solo materialità, bensì, e soprattutto, espressione culturale, intellettuale, educativa. La stampa fu il veicolo principale del diffondersi dei pensieri, il tramite per far rivivere il passato classico. Così come il Rinascimento, e non solo in Italia, sarà sviluppato per mezzo dei torchi gutenberghiani.

Pare che alla fine del XV secolo, oltre 250 città d’Europa possedessero una tipografia, di cui 80 solo in Italia. Si pubblicava di tutto, da testi religiosi a testi accademici, da romanzi ad almanacchi, si stampava in latino e in greco, ma si iniziava anche a dare vita a volumi nelle varie lingue nazionali. I libri, non ancora rilegati, viaggiavano dentro botti chiuse – per evitare di sporcarsi o sfuggire all’umidità – per il continente, sia in carri, sia tramite via fluviale. Per i mercanti era una merce di scambio come qualsiasi altra, un bene da comprare e vendere, per la gente letterata un modo di approfondire i loro studi.

Nel 1464-65, i benedettini del monastero di Santa Scolastica di Subiaco invitarono Konrad Sweynheym e Arnold Pannartz, il primo della diocesi di Magonza e il secondo di quella di Colonia, a pubblicare il De oratore di Cicerone, primo libro stampato fuori Germania.

Poi Venezia, la cui posizione strategica farà sì che la città essere un eccellente luogo per lo sviluppo dell’arte tipografica, introdotta, lo ricordiamo, nel 1469 da Johann von Speyer. Grazie, quindi, ai fiorenti scambi commerciali e ai patrizi veneti, che vedevano nel libro un modo di incrementare la loro ricchezza, i libri veneziani andranno a finire in tutta Europa. Milano, invece, solo nel 1471 vedrà l’arrivo del torchio, con la stampa del De verborum significatione di Pompeo Festo.

Rispetto all’energica attività culturale, Firenze arriverà in ritardo all’appuntamento, solo nel 1471, pare perché, in un primo tempo, poco favorita dai Medici. Il primo libro stampato sembra sia stato il Commentarii in Virgili opera, di Servio, riprodotto dall’orefice Bernardo Cennini. Per vari anni la stampa sonnecchierà, sino a quando Marsilio Ficino, Poliziano, addirittura lo stesso Lorenzo de’ Medici e qualche altro letterato si convinceranno di pubblicare tramite i caratteri mobili. Firenze, città altamente alfabetizzata per i tempi,  fu una delle poche, se non l’unica, nella quale il prototipografo era locale.

Il nostro sud non era meno. A Napoli si pubblicheranno più libri in latino, almeno il 50%, che in volgare, con una piccola percentuale di testi in lingua ebrea. In generale sono volumi che trattano teologia, letteratura, scienze.

Si potrebbe continuare per parlare di Bologna, di Palermo, Padova, e così via, ma ciò che mi preme sottolineare è come l’Italia abbia immediatamente capito la potenzialità della stampa. E lo stesso Girolamo Savonarola, tanto per fare un esempio, aveva intavolato addirittura con la fiera di Francoforte un rapporto di lavoro per propagandare le sue idee.

L’Umanesimo, il Rinascimento, le arti, le lettere… i libri: elementi che faranno parlare dell’Italia!

Così, sfogliando pagina dopo pagina, mi accorsi che ero arrivato alla fine, alla fine delle 300 e più pagine di questo meraviglioso Vergel che aveva portato la mia mente a riflettere sull’inesorabile trascorrere dei secoli, tempo impresso nelle giallognole pagine del volume e sulla copertina di cuoio di agnello che rivestiva la storia della stampa.

Vado ad adagiare il libro nella mia umile biblioteca, pian pianino, lentamente, con cura e attenzione, con gratitudine, con riconoscimento, dopotutto ho assaporato un libro che ha 400 anni!

Tuo, Rino.

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Le precedenti lettere:

- Rino ad Alessio I

- Rino ad Alessio III

- Rino ad Alessio V

- Rino ad Alessio VII

Sep 242008
 

In questi giorni avrete certamente letto una serie di lettere scambiate tra Alessio Miglietta e il sottoscritto, lettere che raccolgono le nostre riflessioni sull’invenzione della stampa, su Gutenberg e sulle conseguenze. Ebbene, vi propongo questo bel dipinto eseguito dal pittore spagnolo Pedro Berruguete (Paredes de Nava, Palencia 1450 ca. – Avila, 1503) per indicare un dettaglio che ci interessa.

Pedro lavorò per un periodo di tempo alla corte di Federico da Montefeltro (1422-1482) a Urbino, dove incontrò Piero della Francesca, Francesco di Giorgio Martini e tanti altri artisti dell’epoca rinascimentale italiana.

Raffigurati in questo quadro – a piè di pagina – troviamo il duca e suo figlio Guidobaldo, fanciullo elegantemente vestito, con lo scettro in mano. Risaltano immediatamente alla vista il drappo rosso e l’ermellino, segni e simboli di potere, nonché l’armatura, la spada, l’elmo sempre pronti a sostenere l’arte della guerra, ma nello stesso tempo c’è un codice, un manoscritto, uno dei tanti che Federico alloggiava nella sua preziosa biblioteca. Sottolineo manoscritto e non libro a stampa, giacché il duca, come altri personaggi dell’epoca, non accettava ancora la nuova invenzione gutenberghiana. E difatti scriveva il libraio Vespasiano da Bisticci: “In quella libraria i libri tutti sono belli in superlativo grado, tutti iscritti a penna, e non ve n’è ignuno a stampa, che se ne sarebbe vergognato” (1).

Federico amava la cultura, gli piaceva leggere e ascoltare la lettura di particolari testi. Nei periodi che non era impegnato nelle sue campagne militari e risiedeva nel suo bel palazzo, durante il pranzo o la cena, usualmente, un lettore lo intratteneva leggendo pagine che allietavano i suoi convivi. Nella sua biblioteca v’erano testi sacri, dei Padri della Chiesa, letteratura classica, umanistica, opere tecniche e scientifiche, tutti esemplari riccamente decorati. Erano opere che venivano altresì dalla bottega di Vespasiano da Bisticci, miniate da personaggi come Franco de’ Russi, Bartolomeo della Gatta, Francesco del Chierico e tanti altri. I copisti spesso alloggiavano nel suo palazzo, dedicandosi a trascrivere quei libri che più lo appassionavano e interessavano.

Solo col passare degli anni la stampa prenderà forza nei confronti dei codici.

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Pedro Berruguete, Federico da Montefeltro e il figlio Guidobaldo, 1476-77

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1. Federico da Montefeltro, Lettere di Stato e d’Arte, Edizioni di Storia e letteratura, Roma, 1949, pgg. VIII-IX.