Pistoia, 19 ottobre 2008
Mio carissimo Alessio,
stamani avevo in mano un libro, uno di quelli stampati nel XVII sec., Vergel, pubblicato a Barcellona, in Spagna, nel 1629, debitamente autorizzato dalla Chiesa cattolica, con tanto di Licencia, y Privilegio, e sfogliando accuratamente le pagine mi veniva in mente la grande fortuna che abbiamo nel poter leggere idee, pensieri, riflessioni di quasi 400 anni fa, come il sapere si possa trasmettere, si possa compartire, si possa tramandare di generazione in generazione, tutto grazie al nostro buon Gutenberg.
E certamente l’Umanesimo italiano giocò un ruolo privilegiato in codesta trasmissione, Umanesimo che ricercava nei classici i valori per poter dimostrare che la vita non è solo materialità, bensì, e soprattutto, espressione culturale, intellettuale, educativa. La stampa fu il veicolo principale del diffondersi dei pensieri, il tramite per far rivivere il passato classico. Così come il Rinascimento, e non solo in Italia, sarà sviluppato per mezzo dei torchi gutenberghiani.
Pare che alla fine del XV secolo, oltre 250 città d’Europa possedessero una tipografia, di cui 80 solo in Italia. Si pubblicava di tutto, da testi religiosi a testi accademici, da romanzi ad almanacchi, si stampava in latino e in greco, ma si iniziava anche a dare vita a volumi nelle varie lingue nazionali. I libri, non ancora rilegati, viaggiavano dentro botti chiuse – per evitare di sporcarsi o sfuggire all’umidità – per il continente, sia in carri, sia tramite via fluviale. Per i mercanti era una merce di scambio come qualsiasi altra, un bene da comprare e vendere, per la gente letterata un modo di approfondire i loro studi.
Nel 1464-65, i benedettini del monastero di Santa Scolastica di Subiaco invitarono Konrad Sweynheym e Arnold Pannartz, il primo della diocesi di Magonza e il secondo di quella di Colonia, a pubblicare il De oratore di Cicerone, primo libro stampato fuori Germania.
Poi Venezia, la cui posizione strategica farà sì che la città essere un eccellente luogo per lo sviluppo dell’arte tipografica, introdotta, lo ricordiamo, nel 1469 da Johann von Speyer. Grazie, quindi, ai fiorenti scambi commerciali e ai patrizi veneti, che vedevano nel libro un modo di incrementare la loro ricchezza, i libri veneziani andranno a finire in tutta Europa. Milano, invece, solo nel 1471 vedrà l’arrivo del torchio, con la stampa del De verborum significatione di Pompeo Festo.
Rispetto all’energica attività culturale, Firenze arriverà in ritardo all’appuntamento, solo nel 1471, pare perché, in un primo tempo, poco favorita dai Medici. Il primo libro stampato sembra sia stato il Commentarii in Virgili opera, di Servio, riprodotto dall’orefice Bernardo Cennini. Per vari anni la stampa sonnecchierà, sino a quando Marsilio Ficino, Poliziano, addirittura lo stesso Lorenzo de’ Medici e qualche altro letterato si convinceranno di pubblicare tramite i caratteri mobili. Firenze, città altamente alfabetizzata per i tempi, fu una delle poche, se non l’unica, nella quale il prototipografo era locale.
Il nostro sud non era meno. A Napoli si pubblicheranno più libri in latino, almeno il 50%, che in volgare, con una piccola percentuale di testi in lingua ebrea. In generale sono volumi che trattano teologia, letteratura, scienze.
Si potrebbe continuare per parlare di Bologna, di Palermo, Padova, e così via, ma ciò che mi preme sottolineare è come l’Italia abbia immediatamente capito la potenzialità della stampa. E lo stesso Girolamo Savonarola, tanto per fare un esempio, aveva intavolato addirittura con la fiera di Francoforte un rapporto di lavoro per propagandare le sue idee.
L’Umanesimo, il Rinascimento, le arti, le lettere… i libri: elementi che faranno parlare dell’Italia!
Così, sfogliando pagina dopo pagina, mi accorsi che ero arrivato alla fine, alla fine delle 300 e più pagine di questo meraviglioso Vergel che aveva portato la mia mente a riflettere sull’inesorabile trascorrere dei secoli, tempo impresso nelle giallognole pagine del volume e sulla copertina di cuoio di agnello che rivestiva la storia della stampa.
Vado ad adagiare il libro nella mia umile biblioteca, pian pianino, lentamente, con cura e attenzione, con gratitudine, con riconoscimento, dopotutto ho assaporato un libro che ha 400 anni!
Tuo, Rino.
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Le precedenti lettere:
- Rino ad Alessio I
- Rino ad Alessio III
- Rino ad Alessio V
- Rino ad Alessio VII