Jul 142015
 
 Carlo V e Isabella del Portogallo, metà XVII sec., Tiziano


Carlo V e Isabella del Portogallo

Ben sappiamo che l’alimentazione è la base della nostra vita, della nostra sopravvivenza e, ancor più, quanto influisce sul carattere e sulle passioni di un uomo. Fare colazione da principe, pranzo da re e cena da povero, dice un vecchio adagio orientale, eppure raramente seguiamo i consigli storici dei nostri avi.

Carlo V (1500-1558) era un sovrano che amava la buona cucina, i pasti pantagruelici accompagnati da musica, canti, recitazione di versi, sebbene spesso mangiasse da solo per meglio assaporare il tutto. Il piatto prediletto era il pasticcio di anguille o il pesto di capponi con il latte o, addirittura, le zucche e le spezie che preferiva appena sveglio. Meglio se abbondantemente salato.

Accompagnato dalla fama di buongustaio, a Bologna, per esempio, nell’incoronazione del febbraio 1530, offrì dei buoi arrostiti e vino a piacimento al popolo. Sui prodotti provenienti dalle Nuove Terre, poi, aveva opinioni contrastanti, ricordiamo i sacchi di cacao che Hernán Cortés, dopo aver conquistato il Messico, portò in dono al sovrano, 1528, e sul cui sapore non seppe ben decidersi.

Caccia in onore di Carlo V, Lucas Cranach, 1544

Caccia in onore di Carlo V, Lucas Cranach, 1544

I medici glielo avevano suggerito di correggere le sue abitudini alimentari, giacché aveva, da sempre, seri problemi di salute, attaccato spesso da una dolorosissima gotta, oltre che di attrite e ulcera, che lo accompagnerà sino alla morte. Ma lui sembra facesse orecchio da mercante, specialmente quando ad abbeverare un lauto pranzo c’era abbondanza di birra, meglio fredda. Addirittura quando nel 1555 si ritirò, abdicando al trono, nei pressi del monastero di San Jerónimo di Yuste, in Estremadura, si portò dietro tutta una comitiva di servitori e cuochi: non riusciva a frenare la sua gola.

Visse fino al 30 agosto 1558, giorno in cui il sovrano di un impero in cui “non tramontava mai il sole” cominciò a sentire dolori di testa, pesantezza, sete e caldo, dovuti all’incipiente febbre malarica che gli procurava altresì tremori, delirio e freddo interno.

Il 19 settembre 1558, oramai in coma, il malinconico Carlo V morirà pronunciando la parola “Ay Jesus!”

*****

(Articolo già pubblicato il 22 febbraio 2008, corretto, ampliato e ripubblicato in data odierna)

Proposte letture:

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Jun 232015
 

Colombo e le Nuove Terre


Chi erano i Quimbaya? E i Chibcha? Che relazione avevano avuto con Colombo e i conquistadores? Che cosa era il Capac Ñan? Come si alimentavano gli Incas? Come erano considerati gli indios dagli spagnoli? Che cosa diceva la bolla Veritas Ipsa di Paolo III e che importanza ebbe? E sugli schiavi che dall’Africa giungevano nel porto di Cartagena de Indias?

Questo ebook presenta una serie di argomenti relativi all’esplorazione delle Nuove Terre da parte di Colombo e contemporanei, fatti ed eventi che tanto rilievo ebbero nel trascorso del Cinquecento a tal punto da influenzare, fra l’altro, l’economia europea e parlare di uno spostamento dell’asse economico dal Mediterraneo verso l’Atlantico.

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Jun 052015
 

Boton quiz

– 1. Quando Colombo salpò nell’agosto del 1492, che cosa cercava?
– 2. Come si chiamavano le navi con le quali Colombo solcò l’Oceano Atlantico, e quale era l’ammiraglia?
– 3. Quali terre scoprì quel 12 ottobre 1492?
– 4. Quante volte viaggiò verso le Nuove Terre?
– 5. Chi erano i sovrani spagnoli al tempo delle sue scoperte?
– 6. In che anno Colombo fu arrestato e perché?
– 7. Quando e come morì?

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Cristoforo Colombo ritratto nella Sala de los Almirantes, all'Alcazar di Siviglia

Cristoforo Colombo ritratto nella Sala de los Almirantes, all’Alcazar di Siviglia

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– 1. Colombo cercava la rotta più breve per andare in Oriente, nell’Asia, che fino allora si raggiungeva via terra, attraverso la Via della Seta, un percorso pericoloso e pieno di insidie.
– 2. L’ammiraglia era la caracca Santa Maria, dove lui era imbarcato, seguito dalle caravelle Niña e Pinta.
– 3. Il genovese approdò in un’isola delle attuali Bahamas che chiamò San Salvador.
– 4. Dopo il suo ritorno da eroe in Spagna, ebbe la possibilità di ripartire per altre tre volte, esplorando i Caraibi e alcune parti del Centro-Sud America.
– 5. Isabella di Castiglia e Ferdinando II d’Aragona, investiti da papa Innocenzo VIII con il titolo di “Maestà cattolica”.
– 6. Da governatore di Hispaniola, fu arrestato nel 1500 accusato di tirannia, maltratto e commercio di schiavi. Ricordiamo inoltre che sull’isola c’erano stati disordini capeggiati da dissidenti spagnoli. Rientrato in catene in Spagna, fu liberato dai sovrani, e pronto a ripartire per la quarta e ultima volta.
– 7. Colombo morì a Valladolid nel maggio del 1506, si dice per un attacco al cuore.

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May 232015
 
Planisfero di Battista Agnese, 1544, con la rotta del viaggio di Ferdinando Magellano

Planisfero di Battista Agnese, 1544, con la rotta del viaggio di Ferdinando Magellano

Avevano lasciato il Muelle de las Mulas, un po’ più al sud della Torre dell’Oro, nel fiume spagnolo Guadalquivir, il 10 agosto 1519, scendendo lentamente verso Sanlucar de Barrameda per mettersi definitivamente nell’Oceano Atlantico.

Erano cinque navi, Trinidad, San Antonio, Concepción, Victoria, Santiago, partite da Siviglia al comando di Ferdinando Magellano (1480-1521) e poi, alla morte di questi, da Juan Sebastián Elcano (1486/87-1526). Li accompagnava un italiano di Vicenza, Antonio Pigafetta (1492 ca.-1531), diventato famoso per aver descritto minuziosamente quel lungo viaggio nel suo Relazione del primo viaggio intorno al mondo.

Poi andando a 52 gradi al medesimo polo, trovassemo nel giorno delle Undecimila vergine uno stretto, el capo del quale chiamammo Capo de le undece mila Vergine, per grandissimo miracolo. Questo stretto è longo cento e dieci leghe, che sono 440 miglia, e largo più o manco de mezza lega, che va a riferire in un altro mare, chiamato mar Pacifico, circondato da montagne altissime caricate de neve.” (1)

Finanziata dalla corona spagnola, all’epoca di Carlo V quasi al culmine della sua gloria e potenza mondiale, la spedizione, la prima circumnavigazione del globo, partita con 234 uomini, sarebbe tornata in patria il 6 settembre 1522 con una sola nave ad aver raggiunto il proposito (2), la Victoria, e 18 superstiti, fra cui Elcano – Magellano era stato ucciso dagli indigeni nell’isola di Mactan, nelle Filippine, nel 1521.

Di seguito un video in cui il prof. Alessandro Barbero ci parla di quell’esperienza.

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– 1. Antonio Pigafetta, Relazione del primo viaggio intorno al mondo.
– 2. La Trinidad non completò il giro, rientrerà in Spagna nel 1525.

Alcuni libri del prof. Alessandro Barbero:

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Feb 232015
 

Anche se uno dei regni insorgerà contro di te
per consegnarti alla distruzione,
sempre ci sarà un altro dove troverai rifugio.”
(1)

Menasseh Ben Israel, ritratto da Rembrandt, 1636

Menasseh Ben Israel, ritratto da Rembrandt, 1636

Nella storia del nomade popolo ebreo (»»qua), grande importanza ha avuto, nel Seicento, l’Olanda, Amsterdam in particolare, vuoi come centro dei loro commerci vuoi come luogo in cui godevano di una certa tolleranza religiosa.

La maggior parte degli ebrei presenti in città proveniva dalle terre iberiche, Spagna e Portogallo, terre che li avevano visti allontanare con la “forza” a fine XV sec. (»»qua), dirigendosi – anche ma non solo – verso il nord Europa. I Paesi Bassi, che avevano proclamato la propria indipendenza nel 1581, sebbene solo nel 1648 riconosciuta, sarà una delle loro destinazioni. Amsterdam già nel 1609 aveva accolto i cosiddetti marranos, ebrei convertiti (»»qua), sebbene qualche decennio prima (1593) si abbiano notizie di una piccola comunità originaria del Portogallo (2).

Nell’epoca da noi considerata, autorizzati dagli Stati Generali delle Provincie Unite, questi potevano esercitare, più o memo indisturbati, il proprio culto e i propri traffici, distinguendosi alcuni nell’esercizio dell’industria della seta, mentre altri lavoravano con lo zucchero, monete, olio, tessuti, libri. Zucchero che arrivava dal Brasile attraverso la Compagnia Olandese delle Indie Occidentali, processato e venduto altresì all’estero. Una delle prime raffinerie fu quella dei fratelli Abraham e Isaac Pereira fondata ad Amsterdam nel 1665. Attiva fu peraltro la commercializzazione del tabacco, prodotto originario del Brasile e che veniva venduto a mezza Europa. Per il traffico dei diamanti e gemme preziose si dovette aspettare la metà del Settecento, controllando loro – per lo più ashkenaziti – il settore.

Dicevamo dei libri, e qua ci basta ricordare che vari furono gli stampatori di origine ebrea che diedero luce a migliaia di volumi, nelle più disparate lingue – olandese portoghese francese spagnolo italiano inglese ebreo -, destinate al mercato non solo locale, realtà che oramai aveva superato Venezia. Il rabbino Menasseh Ben Israel (1604-1657), uno di questi, e unico ebreo a partecipare addirittura alla fiera del libro di Francoforte nel 1634. Di lui Rembrandt, di cui era amico, ci lascerà diversi ritratti. Non dimentichiamo inoltre David de Castro Tartas che fra il 1672 e il 1702 pubblicherà un periodico, La Gazeta de Amsterdam, in lingua spagnola, contenente informazioni politiche, commerciali, marittime, e che sarà un mezzo per comunicare e informare pur oltre le frontiere patrie.

Gazeta de Amsterdam, 1672

Gazeta de Amsterdam, 1672

E sebbene molti fossero coloro che avevano intrapresero attività ben redditizie – ricordiamo che erano finanche azionisti delle due compagnie, Occidentale e Orientale, oltre che della Borsa di Amsterdam -, ciò non significa tutti fossero agiati, ché la maggior parte degli ebrei erano piccoli commercianti, medici, artigiani, pescatori, sarti, orafi, argentieri, gente comune, tuttavia la loro importanza nelle attività giornaliere era di somma importanza e muoveva l’economia. Oltre al fatto che gli immigranti portavano con loro preziosi capitali da investire, di grande utilità in un Paese in pieno sviluppo.

Intorno al 1632 gli ebrei, prevalentemente sefarditi, erano circa 1.500 su una popolazione locale di 114.000 abitanti, pochi anni dopo, 1660, raggiungevano la somma di 4.000, stavolta contando quelli di provenienza polacca e tedesca, ashkenaziti (3). Infatti, durante la Guerra dei Trent’anni (1618-1648), Amsterdam accolse una gran quantità di questi provenienti dalle terre germaniche in guerra e in piena crisi economica, fuggendo dalla miseria e dalla distruzione, e dalla Polonia in lotta contro i russi e le ribellioni (1648-1649) dei cosacchi di Chmielnicki (1596-1657).

La loro vita quotidiana avveniva in libertà, nel senso, peraltro, che il quartiere in cui vivevano non era un ghetto, non c’erano né mura né porte d’entrata, così come nessuno era obbligato a portare determinati distintivi sugli abiti. Vicino la casa del pittore Rembrandt (1606-1669) viveva Daniel Pinto, fondatore insieme a suo fratello Abraham, della comunità portoghese di Amsterdam, all’altro lato abitava Salvador Rodrígues, un mercante, mentre a pochi passi c’era Isaac Montalto, figlio di quell’Elias Montalto medico di Maria de’ Medici alla corte francese.

Il porto di Vlooyenburg, quello che oggi si chiama Waterlooplein, fu il cuore del mondo ebreo. Un agglomerato di case negozi attività che permetteva all’Olanda di quel Seicento esser considerata ambita meta.

Johann Leusden, Dolci ai bambini nella festa del Simchat Torah, 1657

Johann Leusden, Dolci ai bambini nella festa del Simchat Torah, 1657

Nel 1615 avevano poi ottenuto autorizzazione a costruire la prima Sinagoga, che anni dopo si convertirà addirittura in meta turistica: nel 1639 sarà visitata dalla regina madre di Francia Maria de’ Medici (4). Conclusa nel 1675, sarà la più grande del continente.

La prosperità dei nostri vicini Olandesi evidenzia che la diversità religiosa dei nostri fratelli non è un ostacolo, viceversa vivono in pace gli uni con gli altri… sufficientemente uniti nella difesa delle loro libertà comuni e nella lotta contro i comuni nemici” (5),

scriverà nel 1650 William Walwyn (1600-1681) durante il suo esilio in Olanda.

Ciò non significa tutto essere color rosa. Per molti anni non poterono tuttavia partecipare alle cariche pubbliche o alle elezioni municipali, eppure il governo era pronto a proteggere i propri membri ebrei qualora si trovassero all’estero, almeno dal 1657 in poi, anzi, il direttore della Compagnia delle Indie Occidentali, in una lettera al governatore della futura New York, Peter Stuyvesant (1612-1672), poco propenso ad accettare una comunità ebraica nella Nuova Olanda, suggeriva:

Bisogna accogliere gli ebrei nella Nuova Amsterdam, anche in considerazione dei grandi capitali che hanno investito nella Compagnia.” (6)

In un periodo di tempo relativamente breve, la comunità ebraica fiorì oltre misura, economia, scienza, cultura in generale (il filosofo Baruch Spinoza fra i tanti) furono settori in cui eccelsero.

*****
– 1. Samuel Usque, Consolação às Tribulações de Israel, Ferrara, 1552.
– 2. Werner Keller, Historia del pueblo judio, ed. Omega, Barcellona, 1994, pag. 394.
– 3. Jacques Attali, Los judios, el mundo, y el dinero, ed. Fondo de cultura economica de Argentina, Buenos Aires, 2005, pag. 259, 260.
– 4. Jacques Attali, Los judios, el mundo, y el dinero, op. cit., pag. 308.
– 5. Howard Morley Sachar, Adios España, Thassália ed., Barcellona, 1995, pag. 308.
– 6. in Werner Keller, Historia del pueblo judio, op. cit., pag. 398.

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Feb 112015
 

Il Rinascimento, un’introduzione


Chi erano Erasmo da Rotterdam e Tommaso Moro? Hai mai sentito parlare di Juan Luis Vives? Che ruolo hanno avuto nell’umanesimo europeo? Che cosa Erasmo diceva di Vives? Che rapporto c’era fra l’olandese e l’inglese? Che cosa li legava?

Approfondiamolo in questo ebook insieme ad altri temi attinenti che riguardano un periodo storico davvero avvincente.

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Dec 232014
 
La Lonja de la seda o Loggia dei mercanti, Valencia, finestra ed entrata principale

La Lonja de la seda o Loggia dei mercanti, Valencia, finestra ed entrata principale

Casa famosa soy en quince años edificada.
Probad y ved cuan bueno es el comercio
que no usa fraude en la palabra,
que jura al prójimo y no falta,
que no da su dinero con usura.
El mercader que vive de este modo
rebosará de riquezas y gozará,
por último, de la vida eterna.” (1)

La Phoenix dactylifera è pianta tipica delle coste del Mediterraneo, palma che gli arabi del Medioevo coltivavano – anche ma non solo – in al-Andalus, terra iberica che li vide per circa settecento anni.

E fu tanta l’influenza di codesta specie nella cultura locale che potremmo azzardare a suggerire che le alte colonne elicoidali di 12 e più metri che sostengono l’interno della sala della contrattazione della Lonja de la seda a Valencia sono state fatte a loro somiglianza.

La Lonja de la seda o Loggia dei mercanti, Valencia, colonne Sala de contratacion

La Lonja de la seda o Loggia dei mercanti, Valencia, colonne Sala de contratacion

Ma andiamo con un certo ordine e iniziamo osservando che la funzione di questo luogo rifletteva quella della “Bourses de Commerce” di Parigi o di Marsiglia, o come “The Corn Exchange” di Londra, e altri ancora, luogo dove i mercanti, locali e non, si riunivano e patteggiavano le loro mercanzie, in un’epoca, inizi-metà del XVI sec., in cui Valencia, già prospera nei due secoli anteriori, poteva competere con mercati europei come Marsiglia e Genova. Generalmente le operazioni non erano pubbliche e si definivano con una stretta di mano, garanzia di accordo raggiunto e da mantenere.

Sebbene ci fossero un centinaio di tavoli, posti fissi ottenuti dietro pagamento di una determinata tariffa, la maggior parte delle discussioni avveniva in piedi, talvolta interrotte da una campana se entrava un’autorità o se terminava una sessione.

L’intera struttura fu costruita dal 1482 al 1548, di cui il maestro valenciano Pere Compte, ispirandosi al modello della Lonja di Palma di Maiorca, fu il primo architetto che gettò le basi di quello che potremmo definire essere la più emblematica rappresentazione del Secolo d’oro valenciano, edificio che risente tuttavia dell’influenza gotica e dei primi passi del Rinascimento italiano. Tre corpi lo formano, iniziando dal vero e proprio Salone di contrattazione, poi dalla Torre centrale e, per finire, dal Consolato del mare. Un cosiddetto Patio de los Naranjos allietava le giornate di lavoro dei mercanti.

La Lonja de la seda o Loggia dei mercanti, Valencia, Patio de los naranjos

La Lonja de la seda o Loggia dei mercanti, Valencia, Patio de los naranjos

L’elegante pavimento del Salone, dal marmo bianco nero e color cannella, attrae fortemente la nostra attenzione per un simpatico disegno che forma stelle a sei punte con attorno dei quadrati, mentre il soffitto, una volta policromo, fu dipinto nel 1498 dal maestro Martí Girbes di colore blu con le stelle, volendo simulare il cielo. Un gioco di luci pensieri e caratteri impressi nell’intero complesso che potremmo dire contenere l’antica anima edetana iberica, la religiosità cristiana e il senso degli affari dei sefarditi e degli arabi.

La Lonja de la seda o Loggia dei mercanti, Valencia, pavimento

La Lonja de la seda o Loggia dei mercanti, Valencia, pavimento

Per non dimenticare che in questa sala si installò la Taula de Canvis i depòsits, ovvero la Tavola di cambio e deposito, istituita a Valencia nel lontano 1407. Una cappella dedicata all’Immacolata Concezione è situata nel sotterraneo della Torre. Mentre una scala esterna porta al piano del Consulado del Mar, che risente già delle forme rinascimentali, consolato che trattava degli affari marittimi e commerciali della città.

Nel 1996, l’Unesco la dichiarò Patrimonio dell’Umanità. Di seguito un video che, percorrendo alcune vie di Valencia, ci porta nella Loggia.

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– 1. Iscrizione presente lungo le pareti della Sala di contrattazione.

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Dec 152014
 
Cattedrale di Valencia

Cattedrale di Valencia, consacrata nel 1238, edificata su un’antica moschea che a sua volta poggiava le basi su una cattedrale visigota.

Valencia. È martedì, 9 dicembre 2014, esco da casa intorno le ore 8:30 del mattino. Le strade attorno al mio appartamento si riempiono poco a poco di venditori ambulanti, è il mercato rionale settimanale, una babele che invita a comprare le più disparate merci, da coperte e mantelli prodotti in Thainlandia, a pentole e tegami italiani, a calze e calzettini francesi, a viti e cacciaviti che ricordano la Russia pre-Gorbaciov. Oggetti offerti non solo dai locali venditori valenciani, ma perfino di origine asiatica, cinesi coreani indiani, così come africani, marocchini algerini tunisini maliani, un cosmopolitismo visibile e tangibile che potrebbe ricordare, in un certo qual modo, la Spagna musulmana del XIII-XIV-XV sec., poco prima della cacciata degli ebrei, 1492.

E la storia di Valencia ha avuto uno sviluppo non solo legato alla penisola Iberica e all’Europa, ricordiamo Carlo I di Spagna ovvero Carlo V d’Asburgo, ma anche alla tradizione musulmana, con la dinastia omayyade che giunse nell’VIII sec. in quella che si chiamerà al-Andalus.

Cattedrale di Valencia dedicata all'Assunzione di Maria, cupola a forma ottagonale.

Cattedrale di Valencia dedicata all’Assunzione di Maria, cupola a forma ottagonale.

La città divenne, nel trascorso dei secoli e con alti-bassi, uno dei principali centri commerciali grazie al suo porto e ai suoi traffici con mezza Europa e Africa, uno sviluppo che favorì inoltre le arti e la cultura in generale. È proprio nella seconda metà del ‘400 che arriva il primo torchio da stampa, pubblicando, nel 1478, la prima Bibbia a caratteri mobili in una lingua neolatina. Decenni in cui Cristoforo Colombo – almeno fra il 1478 e il 1483 – trafficava e visitava Valencia più di una volta durante i suoi viaggi per il Mediterraneo (1).

Periodo d’oro che iniziò il declino con i viaggi del genovese verso l’America e lo spostamento dei traffici mercantili dal Mediterraneo verso l’Atlantico (inizi-metà XVI sec.). Epoca, d’altronde, caratterizzata dal clima di terrore dell’Inquisizione e dalla Controriforma, dall’espulsione degli ebrei e dei musulmani (1609), epoca ancora, in cui si susseguono una serie di proteste popolari contro monarchia e nobiltà (vedi la ben nota “rebelión de las Germanías”, 1520-1522).

Il Municipio di Valencia nel Natale del 2014

Il Municipio di Valencia nel Natale del 2014, espressione neoclassica e neobarocca del XVIII sec.

Nel Seicento si ha un rafforzamento del potere assolutista, incarnato da Filippo IV d’Asburgo (1605-1665), nel vasto impero che aveva oramai raggiunto la massima espansione territoriale e che stava fallendo le necessarie riforme politiche ed economiche. Cosicché Valencia perse il controllo sulle cariche municipali, permettendo al re immischiarsi in quelle competenze una volta della città.

Il XVII secolo vide oltretutto le strade vestirsi di palazzi e dimore barocche (Palacio del Marqués de Dos Aguas) e di facciate (Convento di San Domenico), di fari e di fiaccole per preparare magiche atmosfere, di spettacoli di potere, di celebrazioni per osannare l’assolutismo, di affollate processioni religiose.

Alla morte di Carlo II (1661-1700) e con la Guerra di Successione spagnola (1701-1713) si raggiunse il vero tramonto della città: oramai il Regno di Valencia non aveva più indipendenza politica e giuridica. Un declino in cui apparirà una debole luce solo nel XVIII secolo grazie all’industria tessile e della ceramica, sebbene il porto non avesse più le buoni funzioni di una volta. Prodotti, quelli della seta e degli azulejos, che approdarono finanche nelle lontane terre americane.

Il Mercato centrale di Valencia

Il Mercato centrale di Valencia, in stile modernista, fu iniziato a costruire, così come lo vediamo oggi, nei primi anni del XX sec.

L’Illuminismo fu introdotto per via di personaggi di prestigio come lo storico e linguista Gregorio Mayans (1669-1781) o il numismatico e filologo Pérez Bayer (1711-1794). Un movimento di idee che diede vita alla Sociedad Económica de Amigos del País, che cercava diffondere le nuove concezioni oltre che le recenti acquisizioni tecniche e scientifiche.

La regione valenciana è peraltro nota per aver dato natali a famosi personaggi e artisti fra i quali a Joanot Martorell (1413-1468), scrittore, autore di Tirante el Blanco (1511), uno dei primi romanzi moderni della letteratura cavalleresca europea dell’Età moderna, o a Joaquín Sorolla (1863-1923), pittore ben celebre nei cui quadri imprime la tipica luce del Mediterraneo, o ancora all’architetto Santiago Calatrava e tanti tanti altri ancora.

Oggigiorno è conosciuta – certamente non solo – per la Città delle arti e delle scienze, così come per Las Fallas, festa popolare in onore a San Giuseppe, per la paella valenciana e, non per ultimo, per l’horchata de chufa.

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– 1. a cura di Fernando Díaz Esteban, América y los judíos hispano portuguese, Real Academia de la Historia, Madrid, 2009, pag. 43.

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Nov 162014
 

Boton quiz

  1. Quale fu il motivo principale per il quale si giunse alle Guerre d’Italia?
  2. Quale fu la scintilla che innescò i primi combattimenti di fine XV sec.?
  3. In quali anni avvenne il conflitto?
  4. Chi furono i due maggiori contendenti?
  5. In quale battaglia fu fatto prigioniero il sovrano francese Francesco I?
  6. Quale pace sancì definitivamente la chiusura delle contese?
  7. Alla fine degli eventi bellici, quale stato si eresse come potenza europea?
  8. Pur autonomo, da che parte stava il papato alla fine delle guerre?
Le truppe francesi entrano a Napoli, febbraio 1495, in Cronaca figurata del Quattrocento di Melchiorre Ferraiolo, 1498 ca.

Le truppe francesi entrano a Napoli, febbraio 1495, in Cronaca figurata del Quattrocento di Melchiorre Ferraiolo, 1498 ca.

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Risposte:

  1. La rivendicazione da parte di Carlo VIII di Francia al diritto del trono di Napoli, in quanto discendente di Maria d’Angiò, nonna paterna.
  2. La discesa in Italia delle truppe francesi che, incontrastate, raggiunsero Napoli nel febbraio 1495.
  3. Le principali battaglie avvennero fra il 1494 e il 1559, la maggior parte in territorio oggi italiano.
  4. Spagna e Francia furono i due principali belligeranti, accompagnati a loro volta dal Sacro Romano impero, da Venezia, dal Ducato di Milano, dallo Stato Pontificio e varie piccole realtà locali.
  5. Nella ben famosa battaglia di Pavia, 24 febbraio 1525, scontro in cui gli archibugi e i cannoni ebbero ruolo rilevante.
  6. La pace di Chateau-Cambrésis nell’aprile 1559.
  7. L’impero spagnolo si eresse per un buon secolo a venire come potenza europea, reggendo le sorti direttamente o indirettamente di buona parte dell’Italia, fra cui Sicilia, Napoli, Milano, Sardegna.
  8. Generalmente da parte spagnola, anche per l’appoggio ricevuto, prima da Carlo V e poi da Filippo II, alla Controriforma cattolica.
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Jul 112013
 

Uno dei temi più dibattuti del periodo moderno è stato quello dell’Inquisizione, vicende che hanno interessato mezzo mondo, dalla Spagna all’Italia, dalla Francia al Portogallo, raggiungendo finanche il Sud America – basta ricordare i tribunali di Lima e di Messico (1569), seguiti poi da Cartagena de Indias (1610) -, Inquisizione abolita ufficialmente solo nel XIX secolo, 1834.

Esecuzione di Mariana de Carabajal, Messico, 1601

Esecuzione di Mariana de Carabajal, Messico, 1601

Il tribunale inquisitivo, ufficialmente, aveva come missione la difesa della fede e della morale della chiesa cattolica, difesa che poteva essere attuata anche tramite persecuzione contro coloro che attentavano a uno status quo esistente da centinaia di anni minandone la solidità e credibilità.
Cosicché questa perseguiva e giudicava eretici, blasfemi, bigami, pagani convertiti che ritornavano alla loro vecchia fede, malefici e sortilegi, fra l’altro, adoperando gli stessi mezzi con i quali qualunque giudice o tribunale dell’epoca si avvaleva per esaminare ladri traditori assassini.

Interno di una prigione, da Mystères de l’Inquisition et autres sociétés secrétes d’Espagne, di M. V.  De Féréal

Interno di una prigione, da Mystères de l’Inquisition et autres sociétés secrétes d’Espagne, di M. V. De Féréal

Usualmente non era necessario che esistesse una denuncia formale, l’inquisitore poteva indagare e accusare pur solo sospettando lontanamente, con l’obiettivo di scoprire la verità (sic!). L’inquisitorio avveniva in generale in due fasi, la prima dedicata all’investigazione, la seconda al giudicare. L’inquisitore insomma era allo stesso tempo accusatore e giudice.

Scene Inquisizione, Bernard Picart

Scene Inquisizione, Bernard Picart

E se per approfondire e scoprire l’eventuale reato ci fosse stato bisogno della tortura, questa era permessa, detenendo l’imputato preventivamente in un carcere segreto e costringendolo a una completa confessione pubblica di responsabilità impiegando i più disparati mezzi. Torture che avvenivano alla presenza di un notaio, di un medico, dell’inquisitore e, certamente, dei “carnefici”.

Tortura ai piedi da Mystères de l’Inquisition et autres sociétés secrétes d’Espagne, di M. V.  De Féréal

Tortura ai piedi da Mystères de l’Inquisition et autres sociétés secrétes d’Espagne, di M. V. De Féréal

Raramente il processato era assolto per mancanza di prove, bastava la sua dichiarazione di colpevolezza o l’accusa di due o più testimoni. Bastava poi seguire le regole che il teologo cattolico Nicolás Aymerich (1320 ca.-1399) aveva annotato nel suo Directorium inquisitorum, ovvero Manuale dell’Inquisitore, volume in cui descriveva la stregoneria e i modi per combatterla dopo aver “riconosciuto” le streghe, precursore del più famoso Malleus maleficarum (»»qua una risorsa in rete) del 1486 dei domenicani Enrique Kramer (1430 ca.-1505 ca.) e Jakob Sprenger (1434-1495) che grande diffusione ebbe grazie ai torchi gutenberghiani.

Scene d'Inquisizione, Eugenio Lucas Velázquez, metà XIX sec.

Scene d’Inquisizione, Eugenio Lucas Velázquez, metà XIX sec.

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Piccola bibliografia

– Helen Rawlings, L’inquisizione spagnola, il Mulino, 2008.
– Joseph Pérez, Breve storia dell’inquisizione spagnola, Corbaccio, 2006.
– Bartolomé Bennassar, Storia dell’inquisizione spagnola. Fatti e misfatti della «Suprema» dal XV al XIX secolo, Rizzoli, 2003.

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