Jan 092016
 
Cesare Borgia, Lucrezia Borgia e Callisto III a Gandia

Cesare Borgia, Lucrezia Borgia e Callisto III a Gandia

Quando Callisto III sbarcò a Roma per prendere posto sul soglio pontificio in quell’aprile del 1455, nessuno avrebbe mai immaginato che Roma sarebbe stata “invasa” dagli spagnoli: il nuovo papa portava con sé tutta una schiera di collaboratori, amici, parenti, conoscenti e serventi.

Papa, quell’Alfonso o Alonso de Borja, nato a Xativa, vicino Valencia, in Spagna, che avrebbe nominato cardinale suo nipote Rodrigo Borgia, futuro papa Alessandro VI di cui Gandia vide la sua nascita.

E allora andiamo a Gandia e scopriamo alcune curiosità sulla località e sul palazzo.

  • Nel 1485 il Ducato di Gandia, titolo nobiliare creato dai Re Cattolici nel 1483, passò in mano ai Borgia. I Borgia avevano partecipato, fra il 1229 e il 1245, con la Corona d’Aragona, nella conquista di Valencia, una volta governata dagli arabi.
  • Quando nel 1609 si iniziò l’espulsione dei “moriscos”, Gandia soffrì negative conseguenze economiche: molte attività legate allo zucchero erano in mano di questi che le gestivano dando lavoro e generando profitti.
  • Il Palazzo Ducale è inoltre la casa natale di Francesco Borgia, fatto Santo nel 1671 da papa Clemente X. Nel 1890 la Compagnia di Gesù acquisterà l’immobile in una subasta, restaurandolo poco a poco.
  • I Borgia, famiglia influente e potente, furono buoni mecenati, ricordiamo aver incaricato opere, fra l’altro, a Michelangelo, Pinturicchio, Tiziano. Dall’ingegno di Leonardo da Vinci uscirono varie macchine da guerra per l’esercito papale.
  • Fra intrighi, lotte intestine, battaglie, guerre, congiure, i Borgia furono protagonisti indiscussi dell’Umanesimo italiano e di quel Rinascimento che valicherà le Alpi.
Palazzo Borgia a Gandia

Palazzo Borgia a Gandia

*****

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Email this to someone
Dec 232015
 
Carlo V, dopo il 1515, Bernard van Orley

Carlo V, dopo il 1515, Bernard van Orley

Non si può trattare Storia moderna se non si approfondisce la figura di Carlo V d’Asburgo (»»qua una serie di articoli), personaggio che ha dominato la scena europea della prima metà del XVI sec., un secolo che vedeva l’uomo uscire dal Medioevo ed entrare in una realtà che poco a poco lo condurrà nel mondo così come lo concepiamo oggi, un lungo percorso.

Ebbene, l’imperatore del Sacro Romano Impero gioca un ruolo di primo piano nel panorama del tempo, reggendo le sorti di un vasto territorio tuttavia legato a vecchie strutture cosiddette feudali, e che raggiungeva i possedimenti di oltreoceano, quelle terre scoperte a fine ‘400 da Cristoforo Colombo.

Viaggiatore incallito, era solito visitare le più disparate parti del suo impero, usualmente per necessità, anche quando la gotta indeboliva già il suo corpo (»»qua). Il suo regno attraversò epoche di crisi, di tumulti, di guerre, basta pensare al Sacco di Roma, alle discussioni teologiche che vedranno Lutero iniziare un nuovo cammino religioso, alle guerre contro la Francia, alle insurrezione contadine tedesche, ai conflitti contro gli ottomani, problemi che mineranno la salute di Carlo V, convincendolo ad abdicare e lasciare la direzione degli affari al figlio Filippo II.

Un sovrano, Carlo V, che qualche storico dice aver avuto un carattere poco fermo, insicuro, poco brillante, mentre per altri risalta per la sua prudenza, pazienza e risolutezza, vedi il caso Lutero, il tutto in un mondo non certo facile da governare.

Di seguito due dei tantissimi libri a lui dedicati, biografie che talvolta vanno oltre il personaggio in questione, entrando nelle dinamiche di un’epoca che tanta importanza ebbe nel continuum storico della nostra civilizzazione.

Carlo V

Carlo V, di Karl Brandi

*****

La forza e la fede. Vita di Carlo V

La forza e la fede. Vita di Carlo V, di Pierpaolo Merlin

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Email this to someone
Nov 072015
 

Non c’è miglior occasione per conoscere i costumi tipici di un’epoca che andar alla ricerca di testi del periodo che ci interessa, e internet in questi ultimi anni ci è particolarmente d’aiuto. Nel nostro caso abbiamo scelto il Cinquecento, decenni di cambi culturali, economici, sociali, politici, trasformazioni che hanno portato, fra le altre cose, al cosiddetto Rinascimento, allo spostamento dell’asse economico dal Mediterraneo all’Atlantico, all’esplorazione delle Terre Americane, alle Guerre Religiose…

Ebbene, la Biblioteca Digital Hispánica ha digitalizzato un volume, il Códice de trajes, pubblicato possibilmente fra il 1546-’47, testimonianza illustrata degli indumenti maschili e femminili del secolo in questione, un prezioso volume che si starebbe intere ore a sfogliarlo – almeno digitalmente –, guardandolo con curiosità, dettagliandolo centimetro a centimetro e, possibilmente, confrontandolo con altri esempi più o meno coevi.

Códice de trajes, Danza spagnola, XVI sec.

Códice de trajes, Danza spagnola, XVI sec.

Códice de trajes, Costumi ungheresi, XVI sec.

Códice de trajes, Costumi ungheresi, XVI sec.

Contiene 125 illustrazioni in più di 60 pagine riccamente colorate e luminose, dove si scoprono peculiarità del modo di vestire del XVI secolo in Spagna, in Inghilterra, Germania, Portogallo e tanti altri Paesi ancora, oltre a scene di vita quotidiana, come quella dell’immagine di sopra in cui si possono notare delle persone spagnole danzando. Alcune delle figure sono state copiate, dallo sconosciuto autore, da manoscritti o testi, così come da tele del tempo, il tutto con l’intenzione di raffigurare i costumi durante l’ultimo decennio del regno di Carlo V.

YouTube Preview Image

*****
Letture consigliate:

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Email this to someone
Jul 142015
 
 Carlo V e Isabella del Portogallo, metà XVII sec., Tiziano


Carlo V e Isabella del Portogallo

Ben sappiamo che l’alimentazione è la base della nostra vita, della nostra sopravvivenza e, ancor più, quanto influisce sul carattere e sulle passioni di un uomo. Fare colazione da principe, pranzo da re e cena da povero, dice un vecchio adagio orientale, eppure raramente seguiamo i consigli storici dei nostri avi.

Carlo V (1500-1558) era un sovrano che amava la buona cucina, i pasti pantagruelici accompagnati da musica, canti, recitazione di versi, sebbene spesso mangiasse da solo per meglio assaporare il tutto. Il piatto prediletto era il pasticcio di anguille o il pesto di capponi con il latte o, addirittura, le zucche e le spezie che preferiva appena sveglio. Meglio se abbondantemente salato.

Accompagnato dalla fama di buongustaio, a Bologna, per esempio, nell’incoronazione del febbraio 1530, offrì dei buoi arrostiti e vino a piacimento al popolo. Sui prodotti provenienti dalle Nuove Terre, poi, aveva opinioni contrastanti, ricordiamo i sacchi di cacao che Hernán Cortés, dopo aver conquistato il Messico, portò in dono al sovrano, 1528, e sul cui sapore non seppe ben decidersi.

Caccia in onore di Carlo V, Lucas Cranach, 1544

Caccia in onore di Carlo V, Lucas Cranach, 1544

I medici glielo avevano suggerito di correggere le sue abitudini alimentari, giacché aveva, da sempre, seri problemi di salute, attaccato spesso da una dolorosissima gotta, oltre che di attrite e ulcera, che lo accompagnerà sino alla morte. Ma lui sembra facesse orecchio da mercante, specialmente quando ad abbeverare un lauto pranzo c’era abbondanza di birra, meglio fredda. Addirittura quando nel 1555 si ritirò, abdicando al trono, nei pressi del monastero di San Jerónimo di Yuste, in Estremadura, si portò dietro tutta una comitiva di servitori e cuochi: non riusciva a frenare la sua gola.

Visse fino al 30 agosto 1558, giorno in cui il sovrano di un impero in cui “non tramontava mai il sole” cominciò a sentire dolori di testa, pesantezza, sete e caldo, dovuti all’incipiente febbre malarica che gli procurava altresì tremori, delirio e freddo interno.

Il 19 settembre 1558, oramai in coma, il malinconico Carlo V morirà pronunciando la parola “Ay Jesus!”

*****

(Articolo già pubblicato il 22 febbraio 2008, corretto, ampliato e ripubblicato in data odierna)

Proposte letture:

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Email this to someone
Jun 232015
 

Colombo e le Nuove Terre


Chi erano i Quimbaya? E i Chibcha? Che relazione avevano avuto con Colombo e i conquistadores? Che cosa era il Capac Ñan? Come si alimentavano gli Incas? Come erano considerati gli indios dagli spagnoli? Che cosa diceva la bolla Veritas Ipsa di Paolo III e che importanza ebbe? E sugli schiavi che dall’Africa giungevano nel porto di Cartagena de Indias?

Questo ebook presenta una serie di argomenti relativi all’esplorazione delle Nuove Terre da parte di Colombo e contemporanei, fatti ed eventi che tanto rilievo ebbero nel trascorso del Cinquecento a tal punto da influenzare, fra l’altro, l’economia europea e parlare di uno spostamento dell’asse economico dal Mediterraneo verso l’Atlantico.

compra su amazon

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Email this to someone
Jun 052015
 

Boton quiz

– 1. Quando Colombo salpò nell’agosto del 1492, che cosa cercava?
– 2. Come si chiamavano le navi con le quali Colombo solcò l’Oceano Atlantico, e quale era l’ammiraglia?
– 3. Quali terre scoprì quel 12 ottobre 1492?
– 4. Quante volte viaggiò verso le Nuove Terre?
– 5. Chi erano i sovrani spagnoli al tempo delle sue scoperte?
– 6. In che anno Colombo fu arrestato e perché?
– 7. Quando e come morì?

*****

Cristoforo Colombo ritratto nella Sala de los Almirantes, all'Alcazar di Siviglia

Cristoforo Colombo ritratto nella Sala de los Almirantes, all’Alcazar di Siviglia

*****

– 1. Colombo cercava la rotta più breve per andare in Oriente, nell’Asia, che fino allora si raggiungeva via terra, attraverso la Via della Seta, un percorso pericoloso e pieno di insidie.
– 2. L’ammiraglia era la caracca Santa Maria, dove lui era imbarcato, seguito dalle caravelle Niña e Pinta.
– 3. Il genovese approdò in un’isola delle attuali Bahamas che chiamò San Salvador.
– 4. Dopo il suo ritorno da eroe in Spagna, ebbe la possibilità di ripartire per altre tre volte, esplorando i Caraibi e alcune parti del Centro-Sud America.
– 5. Isabella di Castiglia e Ferdinando II d’Aragona, investiti da papa Innocenzo VIII con il titolo di “Maestà cattolica”.
– 6. Da governatore di Hispaniola, fu arrestato nel 1500 accusato di tirannia, maltratto e commercio di schiavi. Ricordiamo inoltre che sull’isola c’erano stati disordini capeggiati da dissidenti spagnoli. Rientrato in catene in Spagna, fu liberato dai sovrani, e pronto a ripartire per la quarta e ultima volta.
– 7. Colombo morì a Valladolid nel maggio del 1506, si dice per un attacco al cuore.

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Email this to someone
May 232015
 
Planisfero di Battista Agnese, 1544, con la rotta del viaggio di Ferdinando Magellano

Planisfero di Battista Agnese, 1544, con la rotta del viaggio di Ferdinando Magellano

Avevano lasciato il Muelle de las Mulas, un po’ più al sud della Torre dell’Oro, nel fiume spagnolo Guadalquivir, il 10 agosto 1519, scendendo lentamente verso Sanlucar de Barrameda per mettersi definitivamente nell’Oceano Atlantico.

Erano cinque navi, Trinidad, San Antonio, Concepción, Victoria, Santiago, partite da Siviglia al comando di Ferdinando Magellano (1480-1521) e poi, alla morte di questi, da Juan Sebastián Elcano (1486/87-1526). Li accompagnava un italiano di Vicenza, Antonio Pigafetta (1492 ca.-1531), diventato famoso per aver descritto minuziosamente quel lungo viaggio nel suo Relazione del primo viaggio intorno al mondo.

Poi andando a 52 gradi al medesimo polo, trovassemo nel giorno delle Undecimila vergine uno stretto, el capo del quale chiamammo Capo de le undece mila Vergine, per grandissimo miracolo. Questo stretto è longo cento e dieci leghe, che sono 440 miglia, e largo più o manco de mezza lega, che va a riferire in un altro mare, chiamato mar Pacifico, circondato da montagne altissime caricate de neve.” (1)

Finanziata dalla corona spagnola, all’epoca di Carlo V quasi al culmine della sua gloria e potenza mondiale, la spedizione, la prima circumnavigazione del globo, partita con 234 uomini, sarebbe tornata in patria il 6 settembre 1522 con una sola nave ad aver raggiunto il proposito (2), la Victoria, e 18 superstiti, fra cui Elcano – Magellano era stato ucciso dagli indigeni nell’isola di Mactan, nelle Filippine, nel 1521.

Di seguito un video in cui il prof. Alessandro Barbero ci parla di quell’esperienza.

YouTube Preview Image

*****

– 1. Antonio Pigafetta, Relazione del primo viaggio intorno al mondo.
– 2. La Trinidad non completò il giro, rientrerà in Spagna nel 1525.

Alcuni libri del prof. Alessandro Barbero:

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Email this to someone
Feb 232015
 

Frutti misti di Storia Moderna

Frutti misti di storia moderna, ebook
Che ruolo rivestirono gli ebrei nella storia dell’Europa? E in Amsterdam? Quali attività erano da loro praticate? Avevano una certa libertà religiosa e sociale? Chi era il rabbino Menasseh Ben Israel, che rapporto aveva con il pittore Rembrandt? Quanti erano coloro che risiedevano in quella città? Erano più sefarditiashkenaziti? Quando fu costruita la prima sinagoga?

Un appassionante tema che ci immette nella storia non solo degli ebrei, ma dell’Europa in generale. Uno degli argomenti di questo ebook.

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Email this to someone
Feb 112015
 

Il Rinascimento, un’introduzione


Chi erano Erasmo da Rotterdam e Tommaso Moro? Hai mai sentito parlare di Juan Luis Vives? Che ruolo hanno avuto nell’umanesimo europeo? Che cosa Erasmo diceva di Vives? Che rapporto c’era fra l’olandese e l’inglese? Che cosa li legava?

Approfondiamolo in questo ebook insieme ad altri temi attinenti che riguardano un periodo storico davvero avvincente.

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Email this to someone
Dec 232014
 
La Lonja de la seda o Loggia dei mercanti, Valencia, finestra ed entrata principale

La Lonja de la seda o Loggia dei mercanti, Valencia, finestra ed entrata principale

Casa famosa soy en quince años edificada.
Probad y ved cuan bueno es el comercio
que no usa fraude en la palabra,
que jura al prójimo y no falta,
que no da su dinero con usura.
El mercader que vive de este modo
rebosará de riquezas y gozará,
por último, de la vida eterna.” (1)

La Phoenix dactylifera è pianta tipica delle coste del Mediterraneo, palma che gli arabi del Medioevo coltivavano – anche ma non solo – in al-Andalus, terra iberica che li vide per circa settecento anni.

E fu tanta l’influenza di codesta specie nella cultura locale che potremmo azzardare a suggerire che le alte colonne elicoidali di 12 e più metri che sostengono l’interno della sala della contrattazione della Lonja de la seda a Valencia sono state fatte a loro somiglianza.

La Lonja de la seda o Loggia dei mercanti, Valencia, colonne Sala de contratacion

La Lonja de la seda o Loggia dei mercanti, Valencia, colonne Sala de contratacion

Ma andiamo con un certo ordine e iniziamo osservando che la funzione di questo luogo rifletteva quella della “Bourses de Commerce” di Parigi o di Marsiglia, o come “The Corn Exchange” di Londra, e altri ancora, luogo dove i mercanti, locali e non, si riunivano e patteggiavano le loro mercanzie, in un’epoca, inizi-metà del XVI sec., in cui Valencia, già prospera nei due secoli anteriori, poteva competere con mercati europei come Marsiglia e Genova. Generalmente le operazioni non erano pubbliche e si definivano con una stretta di mano, garanzia di accordo raggiunto e da mantenere.

Sebbene ci fossero un centinaio di tavoli, posti fissi ottenuti dietro pagamento di una determinata tariffa, la maggior parte delle discussioni avveniva in piedi, talvolta interrotte da una campana se entrava un’autorità o se terminava una sessione.

L’intera struttura fu costruita dal 1482 al 1548, di cui il maestro valenciano Pere Compte, ispirandosi al modello della Lonja di Palma di Maiorca, fu il primo architetto che gettò le basi di quello che potremmo definire essere la più emblematica rappresentazione del Secolo d’oro valenciano, edificio che risente tuttavia dell’influenza gotica e dei primi passi del Rinascimento italiano. Tre corpi lo formano, iniziando dal vero e proprio Salone di contrattazione, poi dalla Torre centrale e, per finire, dal Consolato del mare. Un cosiddetto Patio de los Naranjos allietava le giornate di lavoro dei mercanti.

La Lonja de la seda o Loggia dei mercanti, Valencia, Patio de los naranjos

La Lonja de la seda o Loggia dei mercanti, Valencia, Patio de los naranjos

L’elegante pavimento del Salone, dal marmo bianco nero e color cannella, attrae fortemente la nostra attenzione per un simpatico disegno che forma stelle a sei punte con attorno dei quadrati, mentre il soffitto, una volta policromo, fu dipinto nel 1498 dal maestro Martí Girbes di colore blu con le stelle, volendo simulare il cielo. Un gioco di luci pensieri e caratteri impressi nell’intero complesso che potremmo dire contenere l’antica anima edetana iberica, la religiosità cristiana e il senso degli affari dei sefarditi e degli arabi.

La Lonja de la seda o Loggia dei mercanti, Valencia, pavimento

La Lonja de la seda o Loggia dei mercanti, Valencia, pavimento

Per non dimenticare che in questa sala si installò la Taula de Canvis i depòsits, ovvero la Tavola di cambio e deposito, istituita a Valencia nel lontano 1407. Una cappella dedicata all’Immacolata Concezione è situata nel sotterraneo della Torre. Mentre una scala esterna porta al piano del Consulado del Mar, che risente già delle forme rinascimentali, consolato che trattava degli affari marittimi e commerciali della città.

Nel 1996, l’Unesco la dichiarò Patrimonio dell’Umanità. Di seguito un video che, percorrendo alcune vie di Valencia, ci porta nella Loggia.

YouTube Preview Image

*****
– 1. Iscrizione presente lungo le pareti della Sala di contrattazione.

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Email this to someone