La Rivoluzione industriale del XVIII sec. caratterizzò un’epoca, un determinato momento storico, influì non solo nel campo economico e tecnologico, ma perfino nella società, nei costumi, nella cultura, nella religione, interessò dapprima l’isola inglese e dopo, con il passare del tempo, l’Europa e l’America, per seguire con il mondo intero. Ricercarne le cause è materia difficile, giacché non fu una sola, né due, né tre, furono un insieme di congiunture che fertilizzarono un terreno che si andava preparando già dalla guerra civile inglese o addirittura ancora prima.
“Alla domanda perché la rivoluzione industriale non avvenne prima, si possono dare molte risposte. Nella prima metà del secolo XVIII l’ingegno e l’inventiva abbondarono, ma occorse del tempo perché dessero i loro frutti. Alcune delle prime invenzioni fallirono perché l’idea non era ancora perfetta, altre perché non era disponibile il materiale adatto, per mancanza di qualificazione o adattabilità da parte dei lavoratori, o per la resistenza della società ai mutamenti. L’industria dovette attendere che il capitale affluisse in quantità sufficiente e a un costo abbastanza basso perché fosse possibile costruire grandi edifici e attrezzature. Dovette attendere fino a quando l’idea di progresso – come ideale e come realtà attiva nel corpo sociale – si diffondesse dalla mente di pochi a quella della maggioranza.” (1)
Ingegno, inventiva, scoperte, esplorazioni di nuove risorse, miglioramenti che proprio dalla seconda metà del Settecento si palesarono maggiormente, infatti:
“Lo sviluppo dell’invenzione si rispecchia nei registri dei Commissari ai brevetti. Prima del 1760 il numero dei brevetti concessi annualmente superava di rado la dozzina, ma nel 1766 salì improvvisamente a 31 e nel 1769 a 36. Per alcuni anni la media rimase al di sotto di tale cifra, ma nel 1783 ci fu un improvviso balzo a 64. In seguito il numero diminuì, finché nel 1792 con un altro balzo salì a 85. Si mantenne poi attorno a una media di 67 durante gli otto anni successivi, ma col 1798 iniziò un movimento ascensionale che lo portò a una punta di 107 nel 1802. “ (2)
E il denaro a basso costo, i risparmi, un’economia che si espandeva verso nuovi mercati e classi sociali, imprenditori pronti a sperimentare ed escogitare nuove possibilità produttive, e via dicendo, favorirono quello sviluppo economico che permisero alle invenzioni essere messe in pratica.
“Quando il denaro era a buon mercato e le prospettive di guadagno apparivano elevate, gli imprenditori assumevano manodopera per creare impianti industriali o accumulare stocks di materiale; e poiché le persone occupate in questi lavori si trovavano a disporre di maggiori redditi da spendere, anche le ditte che producevano beni di consumo partecipavano alla prosperità. Dopo qualche tempo però l’accresciuta domanda di denaro faceva salire il saggio d’interesse: le prospettive di guadagno si riducevano e gli investimenti si arrestavano.” (3)
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- 1. T. S. Ashton, La rivoluzione industriale, 1760-1830, Laterza, Bari-Roma, 2006, pag. 63.
- 2. op. cit. pag. 97.
- 3. op. cit. pag. 154.
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