Nov 232009
 

Vi sono personaggi che la Storia ha poco studiato, sia perché lavoravano dietro le quinte, sia perché ritenuti poco influenti, sia perché la loro vita è poco documentata. Eppure, quella di Bonbon Robespierre, oltre a essere interessante, ci parla di una parte della Rivoluzione francese nascosta ai più.
Nato nel 1763, cinque anni dopo il fratello Maximilien e tre dopo la sorella Charlotte, Augustin fu legato indissolubilmente alla vita politica del più conosciuto Robespierre, quel personaggio Incorruttibile che vide gli anni del Terrore nella Francia dilaniata da una guerra spesso fratricida che non vedeva la fine.
Ma a differenza del fratello, preciso, austero, disciplinato, Bonbon era un bon vivant, quasi sfaccendato, più facile ai piaceri che ai doveri. La vita lo porterà a percorrere le strade della Francia, da Arras, paese natale, a Parigi, a Tolone, a Marsiglia, a Oneglia, a Nizza, a contatto col futuro imperatore Napoleone Bonaparte. E ciò lo renderà partecipe attivamente, più del fratello che rimase per sempre nelle sale del palazzo decisionale, presente anima e corpo in quei luoghi dove la ghigliottina tagliava teste come pane quotidiano.
Augustin, per il suo modo più umano di vedere la Rivoluzione, aveva un cuore, un cuore che lo porterà a scarcerare spesso e volentieri detenuti solo perché ubriachi, o gente che ignorava ciò che stava accadendo in quegli anni, o frati incarcerati perché cattolici, o donne perché madri di realisti, a volte confrontandosi con personaggi oscuri il cui unico scopo era quello della vendetta. Nelle sezioni, ho visto un sacco di attivisti che erano la stupidità personificata, avrebbe detto al fratello.
E l’amore del piccolo Robespierre verso Maximilien era tanto grande che un giorno gli scrisse:

“Caro fratello, non riesco a nasconderti i miei timori, tu suggellerai la causa del popolo con il tuo sangue, e forse il popolo stesso sarà così disgraziato da colpirti; ma io giuro di vendicare la tua morte, e di meritarla con me.”

Mai parole furono più profetiche, come vedremo.
Fu grazie al maggiore che Robespierre jeune fu eletto alla Convenzione come deputato di Parigi, in quell’assemblea sostanzialmente controllata proprio da Maximilien. Motivo per il quale Augustin lasciò, insieme alla sorella Charlotte, la città d’origine, Arras, per spostarsi nella sempre desiderata capitale: era il settembre 1792, lui appena trentenne.
La Francia di quegli anni era una terra devastata da un dramma inenarrabile, sangue, teste tagliate, odio, rancore, terrore, guerra civile e guerra oltre frontiera, una guerra che stava abolendo l’ancien régine e dando vita alla repubblica. I rappresentanti in missione, come lui, inviati dalla Convenzione per controllare e propagandare la nuova fede rivoluzionaria, viaggiavano a due a due, in carrozze spesso della vecchia aristocrazia, decisi a tutto pur di seguire con il processo innovatore che talvolta vecchi, contadini, popolazione analfabeta non riusciva a comprendere. Una Francia, dunque, in un disordine tale che anarchia e confusione erano elementi, forse, indispensabili per la riuscita, per il cambio.
Eppure Robespierre jeune avrebbe ben interpretato la sua parte, la parte che la rivoluzione gli aveva assegnato, una parte anche di eroe. Come a Tolone, quando Augustin si distinse inaspettatamente. Scrisse:

“Sono stupitissimo di essere un eroe. Mi rassicurano che lo sono, mentre io non ci pensavo proprio. Ero tra i ranghi, durante l’azione non ho visto né pallottole, né palle di cannone, né bombe, non vedevo che il fortino da prendere. Al fortino! È nostro, andiamo, coraggio, amici miei! Sono giunto ai suoi piedi senza neppure accorgermene…”

La sua donna favorita era l’ex marchesa La Saudraye, una donna chiacchierata che lo accompagnerà nel suo viaggiare per la nazione, una donna che, si dice, abbia avuto una certa influenza su lui, più o meno come tutte coloro che erano al fianco dei grandi protagonisti dell’epoca. Non dimentichiamo il loro ruolo spesso decisivo, nella Rivoluzione francese – lo storico francese Michelet ne ha scritto un libro che vale la pena leggere.
Augustin era del parere che bisognava terminare con la Rivoluzione, affinché questa vincesse, che bisognava garantire la libertà di culto, che uno degli errori era stato quello di ingaggiare una guerra contro la chiesa cattolica. Così come rivedere i concetti dell’amministrazione della giustizia, aprire a nuove idee meno drastiche, meno feroci, meno personali. Il Terrore, dopotutto, faceva male alla Nazione. Un Terrore che si riverserà addirittura sui due fratelli, sull’Incorruttibile e su Bonbon.
Il 10 termidoro, 28 luglio, 1794 Maximilien e Augustin Robespierre venivano ghigliottinati.

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- Sergio Luzzatto, Bonbon Robespierre, Einaudi, 2009.
- Jules Michelet, Le donne della Rivoluzione, Bompiani, 2003.
- Charlotte Robespierre, Ricordi sui miei fratelli, Sellerio, 1989.

Sep 232009
 

Qualche giorno fa ebbi il piacere di conoscere, prima tramite un commento a un mio post, poi per mezzo di una serie di mail, la professoressa Bianca Maria Rizzoli, che insegna moda. Ebbene, la invitati a scrivere una serie di articoli sul costume, sull’abbigliamento e via dicendo, nella Storia moderna. Il primo è dedicato alla nascita del pantalone.                                                                                                                                                                                                                         

Francia fine 1700, SanculottoNel 1789 scoppia la Rivoluzione francese

È una data importante per la storia della moda perché segna il definitivo distacco tra gli abiti del passato e quelli a cui noi siamo abituati. Infatti, la prima legge approvata dall’Assemblea Costituente riguarda proprio il modo di vestire. La legge abolisce le Disposizioni Suntuarie, vecchie di secoli, che limitavano l’uso di tessuti o mode per le categorie sociali che non entravano nella sfera aristocratica, e dichiara che ogni cittadino può vestirsi come meglio crede. 

I rivoluzionari rifiutano comunque di indossare capi d’abbigliamento che ricordino l’odiata aristocrazia. Via le parrucche incipriate, via i gioielli preziosi e i pizzi. 

All’epoca dell’Ancien Régime chi era dedito a lavori manuali, non portava la culotte, ossia i pantaloncini al ginocchio che caratterizzavano le vesti della nobiltà, ma indossava pantaloni lunghi e giacca corta. 

L’uso del pantalone diventa la bandiera dei rivoluzionari che lo identificano, assieme al berretto frigio, con la loro libertà e dignità e con la fine della schiavitù. Chi si veste in tal modo è chiamato sans-culotte, sanculotto. Questo tipo di abbigliamento è ovviamente avversato da tutte le monarchie d’Europa che si affrettano a reprimerlo con multe o pubblici tagli di pantaloni lunghi. 

Passata la bufera rivoluzionaria, l’indumento rimane, diventando l’uniforme della nuova classe emergente, la borghesia.

(Bianca Maria Rizzoli)


Feb 112009
 

“Verrà il tempo in cui il sole splenderà solo sugli uomini liberi

che non riconoscono padroni al di fuori della propria ragione.”

(Condorcet)                                                                                                           

L'illuminismo di Dorinda OutramChe cos’è l’illuminismo?

Domanda che la rivista berlinese Berlinische Monatsschrift pose ai suoi lettori nel 1783, e a cui risposero anche illustri pensatori dell’epoca, come l’ebreo Moses Mendelssohn, il prussiano Immanuel Kant e tanti altri.

Con tali premesse si apre l’interessante libro che lessi qualche mese fa di Dorinda Outram L’Illuminismo, edito da il Mulino, un libro che analizza con cura e attenzione determinati aspetti di un periodo che caratterizzò e cambiò il corso della storia moderna.

Il volume illustra i cambiamenti sociali, l’evoluzione delle idee, dei comportamenti, studia l’atteggiamento degli illuministi di fronte al problema della schiavitù, parla del ruolo della donna, della scienza, della religione. L’autrice approfondisce temi che solitamente vengono tralasciati, come quello dell’impatto che ebbe sul popolo, sul basso ceto, in che modo influì sulle idee del mercato rurale. Sarà pur vero che, dice Outram,                                                                                                                                          

i contadini vivevano quasi in un mondo differente, incapace di comprendere l’illuminismo, e sepolto invece in incomprensibili superstizioni popolari, tradizioni irrazionali e credenze religiose. Infrangere la resistenza dei contadini all’illuminismo era uno dei maggiori obiettivi dei riformatori sociali dell’epoca.”                                                                                               

L’analisi più avvincente, quella che ha fatto riflettere e continua a macinare ipotesi spesso fantasiose, è se l’illuminismo fu causa primaria della Rivoluzione francese o questa era già nell’aria prima dell’arrivo delle nuove idee, o addirittura rappresentò un rifiuto al troppo razionalizzare la vita. In ogni caso, pensiamo a certi personaggi storici che, in un modo o nell’altro, avevano illuminato il proprio regno con riforme, pensiamo a Federico il Grande di Prussia, a Giuseppe II d’Austria, a Caterina la Grande di Russia, e via dicendo. La forza della ragione, oltre che in Francia, in Europa in generale, si radicò anche in America, muovendo e smuovendo acque quiete da decenni e decenni.

E non bisogna dimenticare che l’illuminismo trova le radici nella rivoluzione inglese del 1688.

A tal punto, se c’è un termine che bisogna considerare con attenzione è quello di rivoluzione, termine che nei dizionari dell’epoca si riferisce all’astronomia, alla rivoluzione, per esempio, della Terra attorno al Sole. Approfondendo si arriva al significato di cambiamento che ripristina uno stato di cose precedente. Solo con la ribellione delle colonie americane contro gli inglesi il termine inizia ad acquistare il significato odierno, siamo già intorno il 1775.

Conclude il libro:                                                                                                  

Il contributo specifico dell’illuminismo fu non solo un gran numero di modi nuovi e non tradizionali di definire e legittimare il potere attraverso idee quali il “diritto naturale”, la “ragione” e via dicendo, ma anche la mobilitazione di settori della società in quella “opinione pubblica” di cui Kant aveva richiesto un attento controllo al fine di prevenire una distruzione dell’ordine sociale e politico.”

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- Dorinda Outram, L’Illuminismo, il Mulino, 2006.


Jan 262009
 

Camera da letto della regina, VersaillesLe donne hanno spesso dato alla storia un contributo rilevante, necessario, hanno versato il loro sangue per la libertà, per l’indipendenza, per l’uguaglianza.

Il 5-6 ottobre 1789 una folla calcolata in oltre seimila persone, in prevalenza appunto donne, guidate dall’usciere Maillard, che conosciamo per essere stato uno dei vincitori della Bastiglia, s’incammina verso Versailles, appena fuori Parigi, in quella Francia rivoluzionaria che il 26 agosto dello stesso anno aveva approvato la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino.

Chiedono pane, chiedono viveri, chiedono migliori condizioni di vita, chiedono al re Luigi XVI di accordare la norma che riduce il potere legislativo sovrano a un puro e semplice veto sulle decisioni della stessa Assemblea nazionale.

La Fayette con la sua Guardia Nazionale – truppe volontarie a difesa dell’Assemblea – è indeciso sul da farsi, temporeggia. Nessuno si aspettava una tale rimostranza. Il re è a caccia. La folla raggiunge facilmente la reggia, penetra nella sala dove si svolgono le riunioni.

Nel pomeriggio il sovrano rientra e viene quasi costretto ad accettare le leggi che gli erano state sottoposte. Tutto sembra finito. Il mattino seguente una parte della folla s’introduce nelle stanza della regina, Maria Antonietta riesce a fuggire, insieme al re tornano al palazzo delle Tuileries, a Parigi, dopo cento e passa anni di assenza. Le truppe di La Fayette ora li proteggono, avevano ricevuto l’ordine dell’assemblea della Comune. Poco dopo, l’Assemblea nazionale li segue.

Il popolo e la borghesia armata, anime della rivoluzione, potranno adesso seguire le convocazioni e i dibattiti. La monarchia costituzionale per il momento è mantenuta, così come la Costituzione è sottratta alle decisioni del re. La rivoluzione può continuare.

Cinque giorni dopo, il 10 ottobre l’Assemblea cambia il titolo del sovrano da re di Francia e Navarra a quello di re dei Francesi. Un passo avanti, essenziale.


Jan 182009
 

Epoca: XVIII secolo

Anno: 1789

Nazione: Francia

                                                                         Verba volant, scripta manent.                                                                              

Pagina del Cahier de doléances di Saint-HilaireIn un’epoca di trasformazione sociale, culturale, politica, in cui il popolo è stanco dell’Ancien Régime, in Francia si ripristinano i cahiers de doléances, in seguito alla consultazione generale voluta da Luigi XVI per la convocazione degli Stati Generali fra aprile e maggio del 1789 1.

Alcuni dati dicono essere stati, questi quaderni, circa quarantamila, altri ben sessantamila, in ogni modo i cahiers de doléances erano, nella Francia prerivoluzionaria, veri e propri documenti in cui venivano annotate a livello locale le lamentele, le rivendicazioni, le necessità dei singoli stati, documenti che sarebbero serviti come punto di partenza per l’attività politica dei deputati.

I cahiers del terzo stato richiedevano libertà di parola, di stampa, di riunione, libertà di commercio, richiedevano uguaglianza civile tra i tre stati, abolizione della servitù della gleba, e così via. Usualmente redatte dai parroci delle varie località, codeste testimonianze palesano altresì la voglia di terra e una certa apprensione per l’aumento dei prezzi e delle tasse da parte delle gente comune.

Viceversa i cahiers dei nobili e del clero avevano per oggetto il mantenimento dello status quo, desiderando un ripristino dei privilegi che erano diminuiti col passare del tempo, condannavano altresì certi abusi dei ministri, irregolarità, disapprovavano gli eccessi fiscali, e, cosa importante, desideravano la convocazione periodica degli Stati Generali.

Punti comuni erano il desiderio di un’uguaglianza fiscale tra i tre ordini, nonché una Costituzione su modello inglese, mentre per quanto riguarda l’economia si auspicavano misure protezionistiche che proteggessero dalla concorrenza straniera, soprattutto nel campo tessile.

La lettura di queste carte, quasi come fossero sondaggi, permettono avere un quadro generale della Francia di fine XVIII secolo, di quella Francia che, investita da idee illuministiche, si affacciava alla Rivoluzione del luglio del 1789.                                                                                                                    

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1. Erano nati nel XV secolo per denunciare all’autorità regia le ingiustizie a cui erano sottoposti i cittadini.

Jan 032009
 

Presa della Bastiglia, 1789Aquitania è una regione della Francia sudoccidentale, con capoluogo Bordeaux, regione storica per eccellenza, confinante con i Paesi Baschi iberici. Ebbene, nei venticinque anni che vanno dal 1690 al 1715, in quelle terre scoppiarono almeno cinquecento sommosse causate dal malcontento popolare. Erano reazioni a una situazione insopportabile per l’intera Francia, situazione che vedeva il popolo e i contadini in particolare vivere in strette condizioni economiche, tartassati dalle tasse e da un fiscalismo che serviva a garantire il lusso dei nobili, nobili che vivevano all’ombra della bella reggia di Versailles.

E se andiamo un po’ a vedere certi dati, nel 1774, alla fine del regno di Luigi XV, le spese dello stato erano così divise:                                                           

-   6% in pensioni,

- 10% nella corte,

- 30% in interessi da pagare ai creditori,

- 33%  per l’esercito,

- 21% altre voci.                                                                                                    

Per meglio capire la situazione economica bisogna però analizzare le entrate e osservare da dove esse venivano:                                                       

- 28% imposte dirette,

- 12,5% aliquota della taille,

- 28% aliquota delle gabelles,

- 28% aliquota delle aldes, [1]

- 67% imposte indirette,

-   5% deficit.                                                                                                        

In questo habitat covavano, dunque, le rivolte, violente, per lo più isolate, brutali, poco concordate, rivolte spontanee senza una vera e propria direzione politica, non appoggiate da nessuna forza capace di seguire un filo conduttore o capace di unirle in un’unica voce.

Con la Rivoluzione francese del 1789 le cose cambieranno, stavolta anche la borghesia stavolta desiderava avere parte più attiva nel processo politico dello stato, una borghesia che si faceva vieppiù intraprendente, una borghesia che accettava le idee illuministiche. Erano anni in cui gli ideali di libertà, fraternità e uguaglianza risuonavano come parole nella bocca di tutti, in cui si ambiva un nuovo modo di fare politica, si tendeva sovvertire un ordine secolare, si voleva un cambio all’interno dell’Ancien Régime.

Nel 1789 il Primo Stato, il clero, contava con circa 130.000 unità, il Secondo, la nobiltà, con 400.000, mentre il Terzo, cioè i borghesi, gli artigiani e i contadini, erano più di 25 milioni, una poderosa forza pronta a far valere le proprie ragioni.

La rivoluzione francese sarà uno dei maggiori eventi della storia moderna, particolareggerà non solo una nazione, bensì tutta l’Europa. I suoi ideali saranno presi come esempio in Spagna, Italia, nei vari stati tedeschi, e così via, sarà insomma una forza che ribalterà, nel bene e nel male, la situazione socio-politico europea.

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[1]La taille era solo una delle numerose tasse. Esisteva anche il taillon (una tassa a fini militari), una tassa nazionale per il sale (la gabella), tariffe nazionali (le aides) su diverse tipologie di prodotti (vino, birra, olio e altre merci), tariffe locali su altri prodotti speciali (le douanes), imposte sui prodotti che entravano nelle città (la octroi) o venivano venduti nei mercati, e varie tasse locali. Infine la Chiesa beneficiava della Decima. (da Wikipedia.it)


Oct 242008
 

Mutatis mutandis.

(Mutate le cose che devono essere mutate)

Luogo: Francia

Epoca: XVIII secolo

Anno: 1789

Giorno: 4 agosto

La storia della Francia, specialmente nell’età moderna, è stata sempre punto di partenza per approfondire, dettagliare, evidenziare argomenti che hanno trasformato sia l’aspetto politico, che sociale, che culturale dell’intera Europa.

Ben sappiamo che il 1789 fu un anno di svolta nella storia francese, la rivoluzione aveva rovesciato l’Ancien Régime e le idee illuministiche prevalevano in ogni campo, Parigi era stata città capitale di decisivi eventi. Poco meno di un mese dalla presa della Bastiglia, quell’indimenticabile 14 luglio, l’Assemblea Costituente, rappresentata dai suoi deputati, deputati che avevano spazzato via secoli di tradizioni e conformismo, si era riunita la sera del 4 agosto per discutere e votare l’abolizione dei privilegi feudali. Sostenitori erano stati particolarmente i nobili, il Duca d’Aiguillon e il Visconte di Noailles, di tendenze liberali, che proposero il principio di eguaglianza dei cittadini di fronte ai tributi, cercando di eliminare i vantaggi del feudalesimo. Proprio in quei mesi, i contadini si erano ribellati al vecchio status quo, anche con il timore di un ritorno aristocratico e di una nuova penuria di alimenti.

La seduta non fu certo piacevole, i contrasti emersero quando si tentò di limitare i poteri nobiliari, e nessuno desiderava rinunciare a una tradizione secolare che li considerava essere padroni indiscussi. La borghesia si schierò dalla parte della proposta, dopotutto desiderava appoggiare le popolazioni rurali per fermare lo strapotere aristocratico. La nottata seguiva il suo corso, forse portando consiglio, alla fine, l’indomani, il popolo francese aveva vinto un’altra battaglia, il feudalesimo era stato ufficialmente abolito.

Ufficialmente! Di fatto, sarebbero dovuti passare ancora molti anni.

Jun 192008
 

Giorni fa ebbi voglia di rileggere il bel romanzo storico di Victor Hugo (1802-1885) – padre del Romanticismo francese e attento osservatore -, Novantatré, dove lo scrittore francese dettaglia, fra le altre cose, la Parigi del 1793. Nella Francia rivoluzionaria di fine 1700, la capitale fu centro di insurrezioni, di quelle violente insurrezioni che destabilizzarono il vecchio regime e modificarono persino gli usi e costumi della città.

Leggiamo cosa riporta nelle prime pagine del libro:                                                                            

  

«(…) Garzoni parrucchieri arricciavano in pubblico parrucche femminili mentre il padrone leggeva ad alta voce il Moniteur; altri commentavano gesticolando, nei capannelli, l’Entendons-nous, il giornale di Dubois-Crancé, o la Trompette du Père Bellerose. Talvolta i barbieri fungevano anche da salumai, e si vedevano prosciutti e salsicce appesi accanto a una bambola dai capelli dorati. V’erano mercanti che vendevano sulla pubblica via “vini da emigrati”; un negoziante offriva ben cinquantadue qualità di vino; altri smerciavano pentole a lira e sofà alla duchessa; l’insegna di un parrucchiere diceva: “Rado il clero, pettino la nobiltà, concio il terzo stato”. Ci si faceva leggere le carte da Martin, al numero 173 della rue d’Anjou, ex Dauphine. Mancava il pane, mancava il carbone, mancava il sapone; si vedevano passare mandrie di vacche da latte provenienti dalle provincie. Alla Vallée, la carne d’agnello si vendeva a quindici franchi la libbra. Un manifesto della Comune assegnava una libbra di carne a testa ogni dieci giorni. Ai negozi si faceva la coda, e una divenuta leggendaria, poiché andava dalla porta di uno speziale della rue du Petit-Carreau fino a metà della rue de Montorgueil. Far la coda era detto “tenere la cordicella” a causa di un lungo spago che coloro che stavano in fila reggevano uno dietro l’altro. In tanta miseria le donne apparivano intrepide e dolci insieme. Passavano le notti in attesa del proprio turno dal panettiere. (…)»                

Eppure i parigini seppero reagire alle novità, seppero sopportare violenze, sangue, misfatti, il tutto con la convinzione che qualcosa stava cambiando. Più avanti continua:                                                                                          

 

«(…) La legna costava quattrocento franchi d’argento a fastello; per le vie si vedeva gente intenta a fare a pezzi il proprio letto; d’inverno le fontane erano gelate, e l’acqua costava venti soldi a secchio; tutti si improvvisavano acquaioli. Il luigi d’oro valeva tremilanovecentocinquanta franchi. Una corsa in carrozza costava seicento franchi. (…)»                                                      

Hugo descrive di quell’anno, segue dicendo delle guerre in Vandea e delle lotte, spesso fratricide, che devastarono la sua Francia. Il romanzo è davvero interessante, oltre che per lo stile, anche per gli spunti e dettagli storici che offre per meglio comprendere quel momento storico.


Apr 282008
 

Abbiamo già studiato qualche particolare della Rivoluzione francese, di quella Rivoluzione che particolareggiò il decennio della storia della Francia dal 1789 al 1799, Rivoluzione all’insegna del sangue, delle guerre, della libertà, dell’uguaglianza, della svolta sociale e politica, Rivoluzione che cambiò il modo di vedere e vivere la vita, Rivoluzione che influirà negli eventi europei del XIX secolo.

In questo articolo tratteremo di alcuni dei tanti personaggi che si evidenziarono durante quegli anni, nonché di due episodi che segnarono il rovesciamento della monarchia e di conseguenza dell’Ancien régime.

(Cliccare sulle immagini per vederle più grandi)                                                                                                    *****

Luigi XVI (1754-1793):                                                                                      

                                                                                   

era nipote di Luigi XV e marito dell’arciduchessa d’Austria, Maria Antonietta – figlia di Maria Teresa d’Austria. Quando salì al potere, la Francia era indebitata e impoverita da un’errata politica fiscale. Con il suo carattere debole e insicuro, non seppe: contenere le ulteriori spese del regno, varare buone leggi tributarie, imporsi ai suoi ministri e tenere contenta la nobiltà. La crisi peggiorò quando riunì gli Stati Generali nel 1789, producendosi una frattura fra il re, il clero, la nobiltà e il Terzo stato. Morì ghigliottinato nel 1793 insieme alla moglie.                                                                               *****

Giuramento della Pallacorda:                                                                         

nella storica giornata del 20 giugno 1789, i rappresentanti del Terzo stato, circa seicento deputati, riuniti appunto nella sala della Pallacorda del palazzo di Versailles, giurarono di dare una nuova costituzione alla Francia.                                                          

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Presa della Bastiglia:                                                                                        

la Bastiglia era una fortezza, costruita tra il 1370 e il 1382, nel sobborgo a est di Parigi, dove erano reclusi i prigionieri di stato. Era, dunque, simbolo del governo dispotico dei Borbone. Il 14 luglio 1789 fu presa d’assalto e incendiata da una folla capace di tutto.           

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Jean-Paul Marat (1743-1793):                                                                                                                                              

figura di spicco della Rivoluzione, fu a capo dei giacobini con Robespierre e Danton. Marat accusò i politici moderati di tradimento, aizzando il popolo contro di loro. Sottolineò, nel frattempo, l’importanza di misure dittatoriali per preservare le idee rivoluzionarie. Fu assassinato il 13 luglio 1793 da Carlotta Corday, sostenitrice dei girondini, che, riuscendo a entrare a casa sua, lo pugnalò.                                                                                         *****

Maximilien de Robespierre (1758-1794):                                                      

                                                                                                                    

fu uno dei personaggi politici più controversi della Rivoluzione francese. Fedele ai nuovi ideali, spinse le sue idee fino al fanatismo e all’intransigenza a tal punto da essere il maggiore responsabile del regime del Terrore. Era un seguace delle dottrine del filosofo francese Jean-Jacques Rousseau. Si batté per la libertà di stampa, il suffragio universale e l’istruzione gratuita e obbligatoria. Arrestato, fu ghigliottinato il 28 luglio 1794.            

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Georges-Jacques Danton (1759-1794):                                                                                                                   

la sua dote carismatica lo portò a essere uno dei protagonisti della Rivoluzione. Divenne presidente del club dei cordiglieri anche grazie alla grande abilità oratoria. Durante le guerre contro la Coalizione europea, sostenne la tesi della diplomazia per porre fine all’inutile spargimento di sangue dei francesi. I suoi modi moderati lo allontanarono ben presto dalle idee esasperate di Robespierre. Accusato di essere nemico della Repubblica, fu arrestato e condannato a morte nell’aprile 1794.                                          

 

C’è un particolare, fra i tanti che si possono analizzare, che risalta all’occhio: tutti i suddetti personaggi morirono di morte violenta.