Costretto a inaugurare gli Stati Generali – 5 maggio 1789 -, Luigi XVI spera risolvere con nuove imposte il deficit della sua Francia e calmare gli animi di un paese in piena crisi politica sociale economica. La situazione non è certo piacevole, la tensione aumenta ancor più quando la folla parigina scende per le strade chiedendo pane, dopo periodi di carestia, perdite nei raccolti e forte inflazione. Il 14 luglio 1789 si prende d’assalto la Bastiglia, la Rivoluzione francese è oramai un evento in fase di sviluppo.
In quegli anni, fra il 1785-1789, Thomas Jefferson (1743-1826), futuro presidente degli Stati Uniti, si trovava a Parigi, inviato come diplomatico. E Jefferson, illuminista convinto, fu un testimone attivo di quel periodo di cambi, recatosi a Parigi e a Versailles per assistere in prima persona a quelle tensioni che avrebbero visto la morte di Luigi XVI, di Maria Antonietta, che, anni dopo, sarebbero sfociate nel Terrore, e così via.
In una serie di lettere dirette al Segretario di Stato americano, John Jay (1745-1829), Jefferson riporta la sua esperienza. Leggiamone qualche estratto per “vedere” la Parigi di fine Settecento con gli occhi di un americano democratico, che viveva in una casa vicino i Champs Élysées e che corrispondeva spesso con i sostenitori della rivoluzione, per esempio con il conte di Mirabeau e il marchese de La Fayette.
“12 luglio
[…]
Nel pomeriggio un corpo di circa 100 cavalieri tedeschi affluirono in Place Louis XV e circa 300 soldati svizzeri si sistemarono a poca distanza dietro loro. Questo movimento ha attirato le persone in quel punto, che naturalmente in un primo momento si sono fermate davanti alle truppe solo per guardarle. Ma quando il loro numero è via via aumentato, la loro indignazione si fece più palese: si ritirarono di pochi passi, dietro grandi mucchi di pietra, raccolti in quel luogo per un ponte adiacente, e attaccarono i cavalli con le pietre. [...] Questo era il segnale dell’insurrezione generale, e il corpo di cavalleria, per evitare di essere massacrato, si ritirò verso Versailles.
La gente ora si impossessava di qualsiasi arma che potevano trovare nei negozi degli armaioli e che avevano in casa, e con mazze, e vagarono per tutta la notte attraverso la città […]
13 luglio
[…]
La folla, ora appoggiata apertamente dalle guardie francesi, forza le carceri di St. Lazare, libera tutti i prigionieri, e assalta un grande negozio di grano, grano che portarono al mercato. Qui si appropriano di alcune armi, e guardie francesi cominciano a osteggiarli […]
14 luglio
[…]
La demolizione della Bastiglia è stata ordinata, e iniziata. Un corpo delle guardie svizzere, del reggimento di Ventimiglia, e le guardie cittadine a cavallo si uniscono al popolo. L’allarme a Versailles aumenta invece di diminuire. Credevano che i nobili di Parigi erano sotto saccheggio e strage, che 150.000 uomini in armi marciavano a Versailles per massacrare la famiglia reale, la corte, i ministri e quanti con loro […]
Gli aristocratici della nobiltà e del clero negli Stati Generali gareggiavano tra loro nel dichiarare quanto sinceramente sono pronti a sostenere la causa di giustizia del popolo […]
16 luglio
[…]
Ogni ministro si dimise […] e quella notte e la mattina seguente il conte d’Artois e Monsieur de Montesson (un deputato) vicino a lui, Madame de Polignac, Madame de Guiche e il conte de Vaudreuil preferiti della regina, l’abate de Vermont suo confessore, il principe di Condé e il duca di Borbone, sono tutti fuggiti, non sappiamo dove.
Il re venne a Parigi, lasciando la regina nel dolore per il suo ritorno […]. La carrozza reale era al centro, su ciascun lato di essa gli Stati Generali, in due file, a piedi, alla loro testa il marchese de la Fayette come comandante in capo, a cavallo, e le guardie davanti e dietro.
Il re si fermava all’Hotel de Ville. Lì, lo riceveva Monsieur Bailly che metteva nel suo cappello la coccarda popolare, rivolgendosi a lui. Il re sembrava impreparato e incapace di rispondere, Bailly gli si avvicina, raccoglie da lui alcuni frammenti di frasi, come dando una risposta, che riferisce all’auditorio da parte del re.
Al loro ritorno, il popolo gridava “vive il re e la nazione” […].”
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- traduzione libera di Gaspare Armato.
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»»» qui come un toscano vedeva la Rivoluzione francese.
- President Jefferson Letters for the years 1775 thru 1820, »»» here.
- Letters of Thomas Jefferson, »»» here.
- Thomas Jefferson, Onset of the French Revolution, 1789, »»» here.












