Mi ricorda spesso la mia cara amica Barbara, insegnante di moda a Milano, facendo suo un detto di Sir Robert Baden-Powell – fondatore degli Scout -, che non esiste buono o cattivo tempo, ma buono o cattivo equipaggiamento. E stavolta mi preparai a dovere, considerato che i primi giorni di maggio mi videro girovagando per strade, vie e viuzze di Ferrara, talvolta sotto improvvisi piovaschi, talvolta immerso nell’umidità, talvolta infreddolito da temperature non certo normali per questa stagione.
Oramai mi muovo in treno, mezzo di trasporto più consono al mio flaneggiare per l’Italia, sia perché posso scambiare quattro parole con i vicini viaggiatori, sia perché la lentezza mi permette godere campagne e città che si trasformano rapidamente.
Raggiunsi dunque Ferrara la prima settimana di maggio, passando prima per Prato e poi per Bologna, avendo tempo per un caffè, curiosando nel frattempo sbadati viandanti e incalliti viaggiatori che affollavano le stazioni.
Soggiornai in un buon R.B. – D’Elite -, dove qualità, servizio, ospitalità e prezzo sono in accordo, trovandosi a poche centinaia di metri dal centro storico.
Tre giornate riservate all’arte, alla storia, ai costumi di una città in cui il Rinascimento è parte integrante della sua cultura. Il Castello Estense, nella sua imponente mole, è una costruzione in buonissimo stato, forse uno dei pochi ancora circondato da un fossato pieno di acqua, castello iniziato da Niccolò II d’Este intorno al 1385. Le antiche cucine, la Sala dei Giochi, la Sala dell’Aurora, il Giardino degli Aranci, e via dicendo, svegliavano i sentimenti, spingendo a ricordare fatti e misfatti del passato, storie di un’epoca, quel XV e XVI secolo, che in terra estense fiorì rigogliosamente.
Un caffè e un dolce alla mela mi aspettavano nella caffetteria dello stesso castello, dopo essere passato per la libreria e comprato un paio di volumi che mi sono sembrati stimolanti, anche perché pubblicati da editori locali. Ed è una cosa che consiglio, quella di ricercare, quando si visita un luogo, una città, un museo, libri editi localmente, giacché non sempre si reperiscono nel commercio nazionale.
Pomeriggio nella Cattedrale, voluta da Guglielmo degli Adelardi e offerta alla Vergine Maria e a San Giorgio, che data la sua prima pietra intorno il 1135. Interessante, all’esterno, la Loggia dei Merciai, dove nel XV secolo si ubicavano le botteghe, luogo operoso e frequentato dai cittadini.
Nel Palazzo dei Diamanti mi intrattenni prima visitando la pinacoteca, poi la mostra dedicata a Braque, a Kandinsky, a Chagall, a Mirò, a quei pittori ospitati dal grande mecenate Aimé Maeght. Esposizione che terminerà il 2 giugno 2010 e che invito fortemente a visitare.
Camminavo, scrutavo, esploravo, magari con lo sguardo rivolto verso l’alto, gli occhi che percepivano dati, peculiartà, elementi che a un buon flâneur storico non dovrebbero sfuggire.
Giunsi lentamente alla Chiesa di Santa Maria in Vado, grande basilica, dove avvenne un miracolo: durante la celebrazione di una messa, nel 1171, da un’Ostia spezzata schizzarono gocce di sangue che andarono a bagnare la volta dell’allora piccola cappella, possibili da notare ancora oggi.
A due passi da là, mi fermai a pranzare in un ristorante, fuori dalle vie turistiche, meraviglioso e pacifico luogo in cui deliziai il mio palato con piatti ferraresi, nel convento di San Gerolamo dei Gesuati, dove fra l’altro si può anche dormire e trovare cinque belle tartarughe bighellonare per il verde prato interno dell’edificio.
Fra una visita e un’altra, il mio essere flâneur mi invitava a sedermi in un caffè, fra cui nel Leon d’Oro, occhieggiando la gente passare, analizzando usi e costumi locali, studiando masse di turisti contenti scattare foto a destra e a manca, notando lente massaie in bicicletta e anziani gesticolando mentre parlavano con tenacia di sport o dei vecchi tempi. La città va anche, forse soprattutto, vissuta negli attimi giornalieri, nei momenti mattutini, nei mercati rionali, nel sorriso di un bimbo che ti guarda, in un passante cui domandi una via.
Qua fermo la narrazione, non desidero dilungarmi, vi invito solo a trascorrere qualche giorno a Ferrara, città in cui passato e presente si amalgamo elegantemente in cui accoglienza e rispettabilità sono distintivi quotidiani, in cui arte, storia e cucina si fondono fino a trovare un equilibrio che ammalia i sensi.