Feb 192013
 

Chi non si ricorda della famosa battaglia di Canne, avvenuta nel 216 a. C., in cui il cartaginese Annibale ebbe la meglio sul suo avversario romano al comando dei consoli Lucio Emilio Paolo e Gaio Terenzio Varrone?

Canne, luogo storico di notevole attrazione, a pochi passi da Barletta, Barletta, città in cui la storia palpita vibrante ancora oggi: siti colmi di fatti avvenimenti leggende…
Ricordiamolo, a volte noi italiani dimentichiamo il nostro passato, dimentichiamo chi siamo e da dove veniamo, dimentichiamo che i giochi della storia hanno fatto della nostra terra una delle più ricche in tutti i sensi, dall’aspetto architettonico a pittorico a sociale a economico e via dicendo.

E allora Barletta è parte indelebile di quel tassello che serve a dare una visione d’insieme del mosaico in cui abitiamo, e non possiamo lasciarla nel dimenticatoio, non possiamo tralasciare quanto meno dare un paio di accenni, accenni che dovrebbero spingerci per prima cosa a visitarla, poi a indagare nel suo passato e, non certo per finire, viverla pienamente passeggiando per piazze strade vicoli, musei palazzi chiese, facendo flanella, parlando con i residenti e, magari, prendendo insieme un buon bicchiere di vino rosso pugliese. Dopotutto, la storia scorre inoltre nelle rughe di un anziano, nella voce di uno straniero ivi residente, negli atavici gesti di una coscienza storica che bisogna conoscere.

Non è mia intenzione parlare degli eventi, desidero solo testimoniare il mio passaggio per quelle preziose zone che fanno parte della Puglia e che tutti, dico tutti, dovrebbero andare a scoprire.
Mi appoggio a tre foto, da me scattate nel 2007 quando ebbi il piacere di fare una scappatina, tre immagini che danno semplicemente un’infarinatura di tre dei tanti aspetti che la contrassegnano.
Non è vano, altresì, ricordare che Barletta affonda le profonde radici nell’epoca classica, fra il IV e il III sec. a. C., epoca della costruzione del Faro di Alessandria, dell’invenzione della bussola da parte, si dice, dei cinesi, epoca degli Elementi di Euclide, epoca, in definitiva, di una certa importanza – ma quale epoca non lo è stata!

La cattedrale di Barletta

A pochi passi dal centro storico, la cattedrale di Santa Maria Maggiore si erge con la sua possente e decisa figura, orientata est-ovest, il cui deambulatorio gotico è verso il castello e l’asse principale verso il palazzo Santacroce.
Le crociate dettero fama e splendore alla chiesa, divenuta nel frattempo punto di transito per coloro che si recavano in Terrasanta.

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La disfida di Barletta

11 febbraio 1503, nella piana fra Andria e Corato, tredici cavalieri italiani, sotto bandiera spagnola, sfidano e vincono tredici cavalieri francesi che li avevano “stuzzicati”: accadde proprio da queste parti la celeberrima Disfida di Barletta. Siamo in pieno periodo delle Guerre d’Italia.
Con gli spagnoli, la città fu resa roccaforte, ampliate le mura e lo stesso castello.

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Barletta, strade, 2007

Secoli, fine XV inizi XVI, in cui Barletta era una cittadina di tutto rilievo, punto di commercio fra costa ed entroterra, zona di mercanti e casati nobiliari, e il cui porto trafficava con Venezia, Trieste, Ragusa. Le cui vie cittadine ospitavano commessi di Piero de’ Medici, speculatori negozianti trafficanti, erano insomma vie piene di attività.
Poi le divisioni interne ne lacerarono il tessuto economico, politico, amministrativo, a tal punto che incendi devastazioni saccheggi, così come il malgoverno iberico, furono inizio del suo declino. Colpo di grazia diede la peste del 1656, quando si passò da 20.000 abitanti ad appena ottomila anime.

Feb 192009
 

Alberobello, chiesa a trullo S. AntonioChe piacevole sensazione ebbi, quella piovosa mattinata del tardo inverno del 2007, quando mi riparai in un trullo! La signora Carmela P. mi accolse come fossimo stati vecchi amici, offrendomi un buon bicchiere di vino rosso pugliese e il suo tetto per ripararmi dall’intemperie. Che ospitalità la sua, disinteressata spontanea sincera, forse ricordando quella greca, quella latina, quella di un tempo oramai trascorso da millenni, quando l’ospite era sacro e sempre benvenuto!

I trulli hanno un qualcosa di misterioso, di enigmatico, una certa energia che avvolge e protegge, che invita a riflettere, che favorisce l’introspezione. Sarà la loro caratteristica forma che mi ricorda le piramidi egiziane, sarà perché si possono montare e smontare in, relativamente, poco tempo, sarà perché riescono, in poco spazio, a contenere tutta la comodità di cui si ha bisogno, ma quelle ataviche costruzioni hanno sempre attirato la mia attenzione. E lo fanno in modo superbo, sfidando i secoli, sfidando condizioni meteorologiche spesso estreme, lo fanno con garbo, con eleganza, senza ostentazione.

Per ulteriori informazioni sui trulli, vi rimando al mio libro (1).

Di seguito un videoclip, una raccolta di foto scattate proprio qualche anno fa.

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1. G. Armato, Passeggiando per la storia, dal 1200 al 1800, Mini Edizioni Il Papyrus, Pistoia, ristampa 2009, pag. 81 e segg.

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