Il XVIII secolo fu punto di svolta nelle comunicazioni, secolo che vedrà la nascita, grazie alla Rivoluzione industriale, di nuovi modi e mezzi per trasportare, viaggiare.
Ma com’era prima? Analizziamo brevemente il periodo e affidiamoci ai quadri di Jan Brueghel (1568-1625), pittore olandese che dipingerà con dettagli e particolari la sua epoca. Strade con pozzanghere, cavalli infangati, stivali che affondano nella melma fino al ginocchio, carri trainati a fatica da buoi in vie di comunicazioni del tutto precarie, gente che si sposta e cammina a piedi. Viaggiare nel 1600 non era certamente facile, al punto tale che spesso si attraversavano campi arati e seminati per accorciare un tragitto lungo e tortuoso senza rendersi conto che magari il grano era già germogliato o si faceva danno al raccolto. Situazione che appesantiva lo scambio commerciale e non facilitava di sicuro l’economia. Solo le prime strade lastricate, le prime ferrovie, le navi a vapore inaugureranno la vera svolta tecnologica: mezzi che permetteranno ai mercati svilupparsi in un modo diverso, più rapido, su scala quasi mondiale.
Seguiamo però parlando dei dintorni del XVIII secolo, prima di quelle rivoluzioni.
Raccontava Pierre Lescalopier (1574) che per raggiungere Istanbul attraversando i Balcani era meglio camminare da mattina a sera e, al tramonto del sole, fermarsi in un caravanserraglio a riposare e passare la notte, evitando sia affaticare gli animali sia spiacevoli incontri notturni. Importanti dunque questi ricoveri, queste stazioni di posta che, in certi paesi e città, disponevano perfino di cambi di cavalli o affittarne addirittura qualcuno. “Ricchi e poveri [vi] albergano in mancanza di meglio; sono come grandi fienili, dove si riceve luce da feritoie, al posto delle finestre” (1). E la cosa resterà uguale anche nel secolo da noi preso in considerazione, quando intorno il 1693 un viaggiatore napoletano scriveva: “non sono altro […] che lunghe scuderie dove i cavalli occupano il mezzo, mentre i lati restano per i padroni” (2).
Strade poco comode, velocità limitata, pericoli costanti, alcune delle caratteristiche del tempo, eppure, malgrado tutto ciò, le grandi città erano più o meno rifornite con una certa costanza.
Anche l’acqua, con i suoi fiumi, i suoi canali, i suoi mari, sarà importante per sostenere un commercio che premeva le frontiere per universalizzarsi. Dove c’era acqua potevano esserci mercati, paesini e villaggi pronti a ricevere l’ospite o la mercanzia. La Senna, la Loira, il Reno, il Po, l’Adige, l’Ebro, il Danubio e via dicendo erano percorsi utilizzati ampiamente sin dall’antichità, erano vie di comunicazioni di rilievo, anche se talvolta più lente rispetto a quelle terrestri. Per non dimenticare il Mediterraneo e poi l’Atlantico, mari e oceani che invoglieranno il commercio e lo spostamento di popolazioni. Città come Venezia, Parigi, Siviglia, Toledo, Londra, saranno impensabili senza un fiume che li rifornirà di prodotti. Su piatti battelli che scenderanno l’Ebro da Tudela a Tortosa e poi fino al mare, si trasporteranno balle, polvere, granate, munizioni che si fabbricavano in Navarra: il tutto evitando il famoso Salto di Flix, dove le merci venivano scaricare e ricaricate poco più avanti.
I trasporti in generale avevano una grossa incidenza sul prezzo finale e, sebbene variasse da regione a regione e da città a città, si poteva calcolare fra un 10 e un 12%, con punte anche del 20%, con particolari eccezioni: “Nel Seicento bisogna <pagare da cento a duecento lire per far portare da Beaune a Parigi una queue di vino, che spesso non vale più di una quarantina di lire>” (3).
Il passare degli anni e dei secoli permetterà agevolare le comunicazioni: i cavalli si moltiplicheranno, i tiri saranno a sei, a otto, per favorire il trasporto di carri più pesanti; i cambi forniranno animali sempre freschi per evitare di fermarsi e farli riposare; le strade, poco a poco, saranno migliorate e rese più sicure. Non di meno saranno le vie fluviali dove il carbone farà la sua entrata favorendo una maggiore velocità. L’economia si preparerà lentamente per la vera Rivoluzione industriale.
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1. Voyage faict par moy Pierre Lescalopier, pubblicato parzialmente da E. Cléray, in “Revue d’histoire diplomatique”, 1921, pag. 28.
2. Gemelli Careri, Voyage di tour du monde, 1727, I, pag. 256.
3. Fernad Braudel, Civiltà materiale, economia e capitalismo, Le strutture del quotidiano (secoli XV-XVIII), Einaudi, 2009, pag. 393.






















