Proseguiamo i brevi post “visivi” su Venezia nel XVIII sec., adesso, sempre grazie a pittori dell’epoca, quattro raffigurazioni che ci mostrano determinate prospettive della città.
In secco durante buona parte dell’anno, il Bucintoro, la galea di stato dei dogi di Venezia, veniva messo in mare durante il periodo dell’Ascensione, dopo esser stato ben calafatato. Così Goethe, in Viaggio in Italia, parla del Bucintoro:
“Per esprimere in due parole che cosa è il Bucintoro, lo chiamerò una galea da parata… “ (5 ottobre 1786).
Di seguito, l’imbarcazione in un dipinto del pittore veneziano Francesco Guardi, del 1775 circa. (»»»qua la storia)
Sebbene lo abbiamo ripetuto più di una volta, vale sottolineare che la Storia è un immenso mosaico dove ogni tassello contribuisce a completare, nella sua dipendenza-interdipendenza, un insieme, un grande insieme che comprende ogni operato umano che travalica limiti di spazio e tempo.
Ebbene, dopo una serie di articoli dedicati al Barocco in Italia e in Europa, diamo uno sguardo a cosa avvenne nelle terre che videro Colombo qualche secolo prima. Con la scoperta dell’America, dall’Europa emigrarono non solo militari sacerdoti nobili mercanti, ma anche artisti, pittori e architetti che portarono nelle nuove terre caratteristiche tipiche dell’epoca tardo-rinascimentale e barocca, almeno nel periodo che va dal XVII al XVIII sec., epoca da noi trattata in queste righe.
L’America latina, influenzata dalle mode europee, sviluppò un’arte che potremmo chiamare meticcia, un’arte nata dalla confluenza delle esperienze italiane francesi spagnole portoghesi, e via dicendo, con quelle indigene, del folclore popolare, dove temi religiosi del vecchio continente venivano raffigurati alla luce della cultura locale. Un’arte piena di colori, luminosa, forse priva di pietismo.
Il Cusco, in Perù, fu sicuramente una di quelle realtà in cui si istallarono ben presto scuole di pittura di scultura di architettura, scuole che vedranno, per fare qualche esempio, il leccese Matteo Pérez de Alesio (1547- 1628?) – ricordiamo buona parte dell’Italia meridionale essere, in quell’epoca, parte della Spagna – giungere a Lima nel 1588 e aprire un “Centro Sperimentale” con il fine di preparare pigmenti a modo europeo. Fra i suoi discepoli annotiamo: Pedro Pablo Morón, Domingo Gil, Francisco García, Francisco Bejarano.
Così come il romano Angelino Medoro (1567-1633), di sicura influenza fiamminga, fermatosi per qualche anno in Colombia, viaggiando finanche in Perù ed Ecuador, che influenzò le opere del tempo, opere che rispecchiavano un tardo-rinascimento, un primo accenno di Barocco, stili giunti nell’America latina con un ritardo, se ritardo potremmo chiamarlo, di una cinquantina d’anni, intorno la fine del XVII sec. Modelli da tenere in considerazione erano certamente quelli di Murillo, di Zurbarán, Rembrandt, e tanti altri.
Dal Cusco partirono non solo artisti, ma anche correnti di pittura che si propagarono per l’area andina e oltre, dalla Colombia al Perù, dall’Ecuador al Venezuela a Panama al Cile all’Argentina. Stili che, sebbene in un primo tempo legati agli europei, poco a poco – siamo intorno ai primi del XVIII sec. – se ne distaccarono, anche perché i pittori iniziavano a essere locali, indigeni, nativi, perdendo il contatto con l’Europa e dando vita a una propria tendenza, in cui talvolta si raffiguravano scene campestri poco reali, fantasiose, dove le madonne erano nere così come i Gesù bambini, dove gli angeli indossavano pregiati vestiti e gli arcangeli caricavano armi da fuoco. Fantasie locali palesate tramite soggetti europei, soggetti iconografici che desideravano essere l’espressione del sentimento indigeno. Opere che non hanno nulla da invidiare a quelle prodotte in Europa.
Proseguiamo il percorso sul Barocco che abbiamo intrapreso qualche settimana fa, e dopo alcuni cenni generali (»»qua) e qualcosa sull’architettura oltre le nostre Alpi (»»qua), diamo un superficiale sguardo a due pittori italiani che hanno significato l’epoca. Pittori che hanno fatto dell’uso della prospettiva un mezzo per ingannare l’occhio, per ampliare, far vedere luoghi talvolta non esistenti, creando illusioni davvero spettacolari. Le volte e i soffitti furono due dei tanti spazi in cui ci si sbizzarriva, creando effetti scenografici di grande suggestione. Il tutto ricordando che lo stile Barocco è dinamico, è movimento, è volume, è esagerazione, è energia, tensione, contrasto, varietà, un’arte che sembra rappresentare la forza dell’assolutismo dell’epoca, un’arte che, seppur continuum del passato, rompe con i canoni del Rinascimento. (»»qua un video di Philippe Daverio)
Il veneziano Sebastiano Ricci (1659-1734) gioca con i colori, con la prospettiva, gioca con i movimenti dei corpi, è abile nel rappresentare scene che attraggono l’occhio e lo incollano alla tela, all’affresco. Quello di sopra è Susanna davanti a Daniele, del 1726, un olio su tela che colpisce, fra l’altro, per l’estrema elaborazione dell’insieme, in cui il cromatismo è parte essenziale della grande scena. Bello l’effetto ombra-luce.
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Luca Giordano (1634-1705), napoletano, fu un pittore davvero prolifico, qualcuno addirittura parla di una produzione di circa 3000 opere, influenzato dal Caravaggio, da José de Ribera, venuto a contatto con i lavori del Michelangelo, Raffaello, dei Carracci. Il suo pennello è abile negli effetti chiaro-scurali, un pennello abituato a produrre scene complesse come quella della Deposizione di Cristo, del 1671. Tela in cui la presenza di un alone fuligginoso dà al contesto un particolare misticismo.
“The greatest motive I had or have
for engaging in or for continuing
my pursuit of painting has been the wish
of commemorating the great events
of our country’s Revolution.”
(John Trumbull) (1)
John Trumbull (1756-1843) è stato un artista americano vissuto durante la Rivoluzione Americana e i primi anni della sua indipendenza. É ben noto come il pittore dell’Indipendenza americana per le sue precise rappresentazioni storiche legate a quell’evento, essendo stato presente nel conflitto, rappresentazioni che storicizzano la nascita della nuova nazione.
John Trumbull nacque nel 1756 a Lebanon, nel Connecticut, da Jonathan Trumbull, Governatore del Connecticut, 1769-1784, e da sua moglie Faith Robinson Trumbull. Entrò nell’Harvard University nel 1771, laureandosi nel 1773.
Come soldato nella guerra d’indipendenza americana, dimostrò la sua capacità artistica disegnando formazioni nemiche e varie fortificazioni, fu inoltre testimone della battaglia di Bunker Hill. Servì come un colonnello dell’Esercito Continentale e fu collaboratore del gen. George Washington. Si dimise dall’esercito nel 1777, viaggiando a Londra nel 1780, allievo di Benjamin West. Fu imprigionato dagli inglesi per 7 mesi per essere stato sospettato di tradimento durante la guerra. Nel 1784 dipinse la grande Battaglia di Bunker Hill e La morte del generale Montgomery, due dei suoi tanti capolavori. L’anno dopo, si recò a Parigi lavorando a famosi dipinti tra cui la Dichiarazione di Indipendenza.
Nel 1794 Trumbull fu nominato segretario di John Jay durante i negoziati del trattato con la Gran Bretagna. Fu altresì presidente dell’American Academy delle Belle Arti tra il 1816 e il 1825. Vendette una serie di suoi quadri alla Yale University per 1000 dollari, era l’anno 1831. Morì a New York nel 1843 a ottantasette anni.
Dei suoi contrattisti ricordiamo personaggi come George Washington, Alexander Hamilton, Israele Putnam, etc. Famosissima è la Dichiarazione di Indipendenza, riportata anche sul retro della banconota da $ 2.
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-1. John Trumbull in una lettera a Thomas Jefferson, giugno 1789.
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di Ute Margaret Saine.
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All’inizio dell’Ottocento, epoca del Romanticismo, molti pittori tedeschi vivevano in Italia. L’amore per l’Italia e i viaggi transalpini sono una costante della vita culturale tedesca, non solo fin dal Rinascimento. Erano particolarmente popolari nel Settecento: Giovanni Gaspare Goethe aveva già scritto un libro sul suo viaggio italiano del 1740, ancor prima di quello più celebre del figlio Johann Wolfgang, sulle vicende del suo soggiorno del 1784-1786, pubblicate in 1813.
In Italia, i giovani pittori tedeschi incontravano inglesi, francesi, danesi, russi, gente giovane di tutti i paesi europei ed extraeuropei, per lo più poeti e scrittori, musicisti, archeologi, e naturalmente artisti, lavorando a Roma. I pittori tedeschi di quell’inizio secolo si chiamavano Nazareni e lavoravano di solito fra Roma e Napoli. Quasi tutti si erano convertiti al cattolicesimo. Non dipingevano solo soggetti religiosi, ma anche paesaggi, e, soprattutto, belle fanciulle, balli e feste della Campania.
Uno dei pittori tedeschi che risiedeva in Italia era Johann Friedrich Overbeck, nato a Lubecca sul Baltico nel 1789. Venuto a Roma nel 1810, a 21 anni, vi rimase per ben 59 anni, ossia tutto il resto della sua vita. Nei seguenti cinquant’anni dopo il suo arrivo, altri artisti e scrittori tedeschi – e ogni tanto qualche principe come il re di Baviera, Luigi I – lo raggiunsero.
L’opera più celebre di Overbeck si chiama “Italia e Germania”, dipinta fra il 1811 e il 1828, che oggi si trova alla Neue Pinakothek di Monaco. Vediamo due fanciulle, una bionda e una bruna, che si guardano chinando la testa l’una verso l’altra. Italia e Germania sono allegorie dei due paesi: giacché all’inizio dell’Ottocento, né l’Italia né la Germania erano nazioni nel senso politico (l’Italia fu unificata in 1861 e la Germania in 1871), ambedue però erano entità culturali ben definite, ma di una gran diversità interna intellettuale e regionale.
Oltre alla bellezza fisica delle fanciulle e l’attrattivo dei vestiti, privi di gioielli, il dipinto sottolinea la loro dolce intimità ed armonia. Le loro dita s’intrecciano sul grembo rosso della tedesca e le loro teste – coronate di alloro quella italiana e di fiori di campo la tedesca – si toccano quasi. La tedesca sembra interrogare intensamente l’italiana e lei acconsente a occhi socchiusi.
Le donne rappresentano l’utopia delle “giovani” nazioni, ovvero potenziali, anzi embrionici, Italia e Germania, e la loro amicizia. Il pittore si serve del solito stile religioso per rappresentare la Vergine, raddoppiando solo la figura femminile.
Ma c’è un dipinto rinascimentale, in particolare, cui “Italia e Germania” si assomiglia: si tratta dell’“Amore sacro e amore profano” di Tiziano, che Overbeck avrebbe certamente visto alla Galleria Borghese di Roma, dove si trova ancor’oggi. In questo quadro vediamo anche lì due giovani fanciulle, sedute distanti, ai due lati di un sarcofago che fa da fonte, al contrario delle donne di Overbeck che sono più adulte e strettamente unite nello spazio centrale. Trattandosi di un soggetto secolare con sfumature allegoriche, Overbeck prescinde del putto che Tiziano mette da mediatore fra le donne (l’amore, ecco!), giacché Italia e Germania sono già unite per volontà propria.
Come nel quadro di Tiziano, Overbeck rappresenta dei paesaggi coordinati: a destra, dietro le spalle della tedesca, una città tedesca fortificata col campanile gotico, e dietro l’italiana, a sinistra, una chiesa romanica e un paesaggio di colline. Come se fossero mentali, i due paesaggi si fondono e confondono dietro le teste delle donne. Su una balaustrata a sinistra si trova un libro, emblema di storia passata e di potenziale futuro, e a destra vediamo il pilastro di una casa. Le donne sono su in uno spazio ambiguo fra domestico e selvaggio, simultaneamente interiore ed esteriore, su una specie di balcone o cortile, fra le rappresentazioni naturali e architettoniche di ambedue lati.
Il titolo originale del dipinto era “Sulamith und Maria”, suggerendo un contesto giudeo-cristiano. In un certo momento, Overbeck deve aver sentito la necessità di una “intesa cordiale”, forse profondamente personale, fra Italia e Germania.
Overbeck scrisse anche poesie e saggi maggiormente di teoria d’arte. Morì a Roma nel 1869 ed è sepolto nella chiesa di San Bernardo alle Terme. Per molte ragioni il dipinto “Italia e Germania” è la sua opera più celebre.
© Ute Margaret Saine
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Il presente saggio fa parte di una serie titolata “Legami“, sui rapporti fra diversi paesi, culture e religioni.
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© by Ute Margaret Saine:
At the beginning of the nineteenth century, the epoch of Romanticism, many German artists lived in Italy. The love for Italy and Transalpine travel are a constant of German cultural life, not only since the Renaissance. Such journeys were particularly popular in the eighteenth century: Johann Kaspar Goethe had already written his travel book about Italy in 1740, long before the more famous diary of his son Johann Wolfgang’s Italian sojourn of 1784-1786, published in 1813.
Once in Italy, the young Germans met mostly other young men from England, France, Denmark, and Russia, some of whom had come from even farther afield, in order to work in Rome as writers and poets, musicians, archeologists, and of course painters. This group of German artists called themselves the Nazarene and they painted between Rome and Naples. Most of them had converted to Catholicism. However they did not limit themselves to religious subjects, but painted landscapes and also beautiful young women, dances and fiestas of the Campania.
One of the German painters in Italy was Johann Friedrich Overbeck, born in Lübeck on the Baltic in 1789. He came to Roma in 1810 as a 21 year-old and stayed for 59 years, the entire rest of his life. And for the fifty years ensuing his arrival, other German artists and writers joined him – once in a while even a prince, such as the king of Bavaria, Ludwig I.
Overbeck’s most famous painting is called “Italy and Germany”, painted between 1811 and 1828, and today is found at the Neue Pinakothek of Munich. It shows two young women, one blond and the other dark, who look at each other, each inclining her head towards the other. Italy and Germany are both the allegories of the countries: although at the beginning of the nineteenth century, neither Italy nor Germany were nations in the political sense (Italy was unified in 1861 and Germany in 1871), both were well-defined, though internally diverse cultural and regional identities.
In addition to the young women’s physical beauty and their attractive dresses, albeit without jewelry, the painting emphasizes their sweet intimacy and harmony. Their fingers are intertwined on the red skirt of the German woman and their heads – the Italian’s crowned with laurel and the German’s with a wreath of wildflowers – are almost touching. The German woman’s face has an intensely questioning expression, while the Italian seems to assent with almost closed eyes.
The women represent a utopia of the “young,” or we might say the potential, or even embryonic countries Italy and Germany, as well as their friendship. The painter makes use of the religious style in which Madonnas were usually represented, only doubling the female figure. But it is a particular Renaissance painting which “Italia and Germania” resembles, and that is “L’Amore sacro e l’amore profano” (Sacred and Profane Love) by Tizian, which Overbeck surely saw at the Galleria Borghese in Rome, where it is still today. In this painting we also see two beautiful young women of the same age, only that they are seated at the greatest distance within the painting, one on each side of a sarcophagus that serves as a fountain, whereas Overbeck’s women are larger overall and tighty joined in a central space. Because his painting is secular, though with allgorical nuances, Overbeck omits the putto that Tizian places as mediator between the women (oh well, love!), because his Italy and Germania are already united out of their own free will.
As in Tizian’s painting, Overbeck represents coordinated landscapes: on the right, behind the German woman’s back, there is a fortified German town with a Gothic spire and behind the Italian a medieval church and and a hilly landscape. As if they were indeed virtual, the two landscapes blend and melt into each other behind the women’s heads. On a balustrade on the left there is a book, the emblem of past history and potential future, while on the right we see the pillar of a house. Thus the women are placed in an ambiguous space, half domestic half wild, simultaneously interior and exterior, on some kind of balcony or patio, between the natural-cum-architectural representations on the right and on the left.
The original title of the painting is “Sulamith und Maria”, suggesting a Judeo-Christian context. At some point in time, Overbeck must have felt the perhaps deeply personal necessity of allegorizing the “entente cordiale” of Italy and Germany.
Overbeck also wrote poetry and essays, the latter mostly on art theory. In 1869 he died in Rome, having experienced the unification of Italy, but not that of Germany, and he is buried at the church San Bernardo alle Terme. For many reasons, his painting “Italia and Germania” is his most famous work.
© Ute Margaret Saine
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This Essay is part of a series titled THE TIES THAT BIND (LEGAMI in Italian) about relationships between different countries, cultures and religions.
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»» Here in Italian.
“The greatest motive I had or have
for engaging in or for continuing
my pursuit of painting has been the wish
of commemorating the great events
of our country’s Revolution.”
(John Trumbull) (1)
John Trumbull(1756-1843) was an American painter who lived through the period of American Revolution and the early years of independent America. He is well known as the painter of the American Independence due to his historical paintings related to the revolution, personally present in the conflict, representing the birth of the new nation.
John Trumbull born in 1756 in Lebanon, Connecticut, to Jonathan Trumbull, Governor of Connecticut from 1769-1784, and his wife Faith Robinson Trumbull. He entered Harvard University in 1771 and completed graduation in 1773.
As a soldier in the American Independence War, he realized his ability to draw by drawing enemy formations and various works, and was witness to the vital Battle of Bunker Hill. He serving as a colonel in the Continental Army and aide to Gen. George Washington. He resigned from Army in 1777 and went to London in 1780 where he was a student under Benjamin West. He was imprisoned by the British for 7 months owing to suspicion of treason due to the war. In 1784 he painted the great Battle of Bunker Hill (»»here a good article) and Death of General Montgomery, two of his many masterpieces. Then he went to Paris in 1785 and made several paintings including the famous Declaration of Independence scene.
In 1794 Trumbull was appointed the secretary to John Jay during treaty negotiations with Great Britain. He was the President of the American Academy of fine arts from 1816-1825. He sold some of his paintings to Yale University for 1000 dollars in 1831. His autobiography was published in 1841. He passed away in New York in 1843.
His portraits include personalities like George Washington, Alexander Hamilton, Israel Putnam and himself. Among his paintings, the famous Declaration of Independence is also listed on the back of the $ 2 bill.
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-1. John Trumbull in a letter to Thomas Jefferson in June, 1789.
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»»» Here in Italian.
Olandese naturalizzato italiano, Caspar Andriaans van Wittel, Gaspare Vanvitelli (1653?-1736), ammirava la nostra terra, una terra piena di storia, di classicismo, una terra con un ben preciso rapporto fra natura e architettura, una terra che ospitava, Roma in particolare, un nutrito gruppo di pittori olandesi. Venuto in Italia nel 1674, a 21 anni, lavorò a Napoli, Venezia, Urbino, Roma, Firenze e in altre città, periodo abbastanza fruttifero. Adoperando la “scatola ottica”, strumento ben conosciuto dai pittori olandesi, il Vanvitelli vedutista ci consegna una bella serie di rappresentazioni di città italiane, precise, fedeli, dettagliate, dove talvolta realismo e fantasia si confondono, momenti storici che servono agli studiosi per meglio comprendere lo spirito dell’artista e dell’epoca.
Di seguito tre immagini della Napoli del XVIII secolo, di quella Napoli a lui cara, dove nacque nel 1700 il figlio Luigi, futuro autore della Reggia di Caserta.















