Jan 292015
 

di Ivana Palomba

« … e veggendo la caccia,
letizia presi a tutte altre dispari,
tanto ch’io volsi in sù l’ardita faccia,
gridando a Dio: “Ormai più non ti temo!”
come fé il merlo per poca bonaccia…»

(Sapia senese in Dante, Purgatorio, XIII, 119–123)
 

Turdus merula, merlo

Turdus merula, merlo

Ci stiamo avvicinando ai tre giorni di fine gennaio che da tempo immemorabile sono detti della merla e che dovrebbero essere caratterizzati da freddo polare.

Il “Turdus merula” è un uccello che non migra, rimanendo nel nostro paese per tutto l’inverno, anticipando col suo canto le avvisaglie della primavera. Molte sono le storie legate al modo di dire: i giorni della merla.

Già la citazione dantesca ricorda la leggenda del merlo che credendo passato l’inverno disse al padrone: “or non ti curo domine“, e se ne volò via. Il linguista e storico Tiraboschi (1838-1883) nella sua raccolta di proverbi bergamaschi racconta del tempo in cui i merli erano di colore bianco:

“… si ebbe un gennaio mitissimo; si era alla fine del mese e già si presentivano gli zefiri primaverili. Una merla audace scherzando si fece beffa del mese: Gennaio, mio bel Gennaio, te ne incaco, poiché il mio merlotto è già sicuro. Gennaio indispettito le rispose: Uno ce l’ho e due li prenderò ad imprestito; bianca eri, nera ti farò. Non fu minaccia vana: in quei tre giorni il freddo fu così rigido che la merla dovette cercare rifugio in un camino da dove uscì nera”. (1)

Leggenda ripresa anche dal bresciano Gabriele Rosa (1812-1897). Altre leggende raccontano che nel periodo del 29-30-31 gennaio l’inverno fu così rigido che le acque dei fiumi gelarono, ciò non impedì a un giovanotto di attraversar l’Adda per andare a sposarsi. Ma se all’andata tutto andò bene non lo fu altrettanto al ritorno con la sposina, per cui la lastra di gelo, attraversata per raggiungere la nuova casa, si ruppe facendo annegare la neo-sposa di nome Merla.

Tralasciando le leggende, sembra che il modo di dire abbia origine da una vicenda bellica. Già Sebastiano Pauli nel suo “Modi di dire toscani ricercati nella loro origine” (1740), accennava ad un’origine storica del detto ed il canonico Antonio Barili nel suo “Notizie storico-patrie di Casalmaggiore” confermava tale ipotesi.

Dunque secondo Pauli:

«”I giorni della Merla” in significazione di giorni freddissimi. L’origine del quel dettato dicon esser questo: dovendosi far passare oltre Po un Cannone di prima portata, nomato la Merla, s’aspettò l’occasione di questi giorni: ne’ quali, essendo il Fiume tutto gelato, poté quella macchina esser tratta sopra di quello, che sostenendola diè il comodo di farla giugnere all’altra riva”. (2)

E secondo Barili:

La quarta congelazione del Po accadde nell’anno 1510, su cui passò l’Esercito Francese con tutta la pesante guerresca artiglieria, (tra la quale eravi il lungo e grosso pezzo di cannone denominato La Merla, donde si è propagato il proverbio La Merla ha passato il Po, che si suol dire per lo più nel mancare il fiore dell’esser suo di chicchessia; v. g. la bellezza della donna, e simili, per l’età avanzata; e da cui eziandio si chiamano gli ultimi giorni annuali del mese di Gennajo Giorni della Merla, alludendo al rigidissimo freddo glaciale, che si fe’ sentire nell’epoca indicata), perlochè gli abitanti di Casalmaggiore astretti furono a trasferire a Colorno i necessarj grani, per farli colà macinare ne’ mulini da terra ivi esistenti, con notabile gravissimo dispendio”. (3)

L’anno indicato da Barili indica un periodo ben preciso caratterizzato dagli sviluppi seguiti alla Lega di Cambrai che nel 1508 aveva visto coalizzarsi molte potenze italiane ed europee contro la Serenissima.

Per comprendere appieno tali eventi c’è da considerare che l’inizio del Cinquecento rappresenta per la nostra patria uno dei momenti cruciali della sua storia: l’inizio di quelle “guerre horrende” (come ebbe a definirle Guicciardini), che videro anche l’inizio del dominio peninsulare delle grandi monarchie europee.

La Serenissima aveva esteso la propria influenza in Italia approfittando dei vari conflitti esistenti nella penisola. La sua crescente potenza aveva destato una forte preoccupazione sia negli altri stati italiani che nelle potenze straniere presenti sul nostro suolo, ma soprattutto in papa Giulio II, appena asceso al soglio pontificio. Tutti avevano un motivo di astio o rivalsa nei confronti della Serenissima: Luigi XII, re di Francia, mirava alle città lombarde della repubblica marciana; Massimiliano I d’Asburgo rivendicava come possedimenti dell’impero il Veneto, l’Istria e il Friuli; Ferdinando II d’Aragona sollecitava i porti pugliesi; il Ducato di Ferrara ambiva al Polesine; quello di Mantova ad Asola; quello di Savoia guardava a Cipro e Firenze mal digeriva l’appoggio veneziano alla ribelle Pisa. Per tutte queste ragioni nel dicembre del 1508 fu stipulata la Lega di Cambrai alla quale aderirono Giulio II, Luigi XII di Francia, Massimiliano I, la Spagna e i ducati di Mantova, Ferrara e Urbino.

Le guerre, con alternanze di fronti e schieramenti, proseguirono fino al 1516, dalle quali Venezia uscì molto ridimensionata iniziando il suo lento declino.

Ma tornando al nostro detto è molto probabile una sua origine storica tanto più che non era affatto raro affibbiare curiosi nomignoli ai cannoni come si può evincere dal suddetto testo:

A questi pezzi mostruosi convenivano mostruosi o strani nomi: la Vipera, il Liofante, la Liona, il Bufalo, il Diluvio, la Rovina, il Non-più-parole, il Grandiavolo, il Terremoto ecc. Talvolta, oltre il nome strano, aveano figure stravaganti.” (4)

Che dire allora, attendiamo tremanti i giorni della merla!

©Ivana Palomba

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– 1. Antonio Tiraboschi, Raccolta di proverbi bergamaschi, Tip. F.lli Bolis, Bergamo,1875, pag. 98.
– 2. Sebastiano Pauli, Modi di dire toscani ricercati nella loro origine, Venezia, appresso Simone Occhi, MDCCXL, p. 341.
– 3. Antonio Barili, Notizie storico-patrie di Casalmaggiore, dalla stamperia imperiale, 1812, pag. 26.
– 4. Giovanni de Castro, Storia di un cannone. Notizie sulle armi da fuoco, 1866, pag. 33.

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Bibliografia:
– Antonio Tiraboschi, Raccolta di proverbi bergamaschi, Tip. F.lli Bolis, Bergamo, 1875.
– Sebastiano Pauli, Modi di dire toscani ricercati nella loro origine, Venezia, appresso Simone Occhi MDCCXL, 1740.
Notizie storico-patrie di Casalmaggiore scritte dal canonico Antonio Barili dottore di S. T., dalla stamperia imperiale, 1812.
– Giovanni de Castro, Storia di un cannone. Notizie sulle armi da fuoco, 1866.

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