Jan 222008
 

di Bianca Maria Rizzoli

Francia fine '700, Sanculotto

Francia fine ‘700, Sanculotto

Nel 1789 scoppia la Rivoluzione francese.

È una data importante per la storia della moda perché segna il definitivo distacco tra gli abiti del passato e quelli a cui noi siamo abituati. Infatti, la prima legge approvata dall’Assemblea Costituente riguarda proprio il modo di vestire. La legge abolisce le Disposizioni Suntuarie, vecchie di secoli, che limitavano l’uso di tessuti o mode per le categorie sociali che non entravano nella sfera aristocratica, e dichiara che ogni cittadino può vestirsi come meglio crede.

I rivoluzionari rifiutano comunque di indossare capi d’abbigliamento che ricordino l’odiata aristocrazia. Via le parrucche incipriate, via i gioielli preziosi e i pizzi.

All’epoca dell’Ancien Régime chi era dedito a lavori manuali, non portava la culotte, ossia i pantaloncini al ginocchio che caratterizzavano le vesti della nobiltà, ma indossava pantaloni lunghi e giacca corta.

L’uso del pantalone diventa la bandiera dei rivoluzionari che lo identificano, assieme al berretto frigio, con la loro libertà e dignità e con la fine della schiavitù. Chi si veste in tal modo è chiamato sans-culotte, sanculotto. Questo tipo di abbigliamento è ovviamente avversato da tutte le monarchie d’Europa che si affrettano a reprimerlo con multe o pubblici tagli di pantaloni lunghi.

Passata la bufera rivoluzionaria, l’indumento rimane, diventando l’uniforme della nuova classe emergente, la borghesia.

©Bianca Maria Rizzoli

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