Sappiamo che gli scambi di mercanzie sono oggi uno dei fattori di sviluppo economico, e non di meno lo erano nei secoli passati. E quando un paese entrava in guerra con un altro, generalmente, le attività commerciali diminuivano e spesso si bloccavano, un modo – anche ma non solo – per costringere il nemico a trattare.
Durante il XVI secolo erano stati i portoghesi ad avere una posizione privilegiata nella distribuzione delle spezie in Europa, lottando con i veneziani che godevano di una ubicazione avvantaggiata territorialmente e di abili mercanti. Ai principi del Seicento gli olandesi, che iniziavano a vivere la loro epoca d’oro, erano, poco a poco, penetrati nelle zone asiatiche, togliendo al Portogallo sia il controllo della produzione delle spezie, sia la vendita in Europa. La efficiente attività e l’intraprendenza imprenditoriale olandese aveva fatto sì questi avessero in mano buona parte del mercato europeo delle spezie, determinando, per quanto possibile, i prezzi. Una certa importanza aveva avuto la Compagnia Olandese delle Indie Orientali, fondata nel 1602. “[… ] Amsterdam poteva dichiarare in un messaggio agli stati generali che la Repubblica, per mole di scambi e numero di navi, superava di gran lunga Inghilterra e Francia.” (1)
Nel 1621 gli spagnoli entrarono in guerra con le Province Unite, fermando immediatamente le importazioni dei prodotti che venivano da quei paesi, in tal modo la Spagna si trovò a corto di pepe, cannella, chiodi di garofani, e via dicendo. Ma non solo, quelle poche libbre che riuscivano a entrare o esistevano già nei depositi dei commercianti ebbero un’impennata di prezzo notevole. Da considerare altresì che la città portoghese (2) di Goa, in India, fu in stato di assedio olandese a partire dal 1636 e per nove anni, motivo per cui arrivavano in Europa ben pochi carichi, a tal punto che nella Borsa di Amsterdam il prezzo del pepe salì da 60 fiorini le 100 libbre a 175. In più: il 1640 segnò anche l’uscita del Portogallo dalla corona spagnola, paralizzando i traffici fra i due paesi iberici e incidendo nei prezzi delle spezie, si pensi che fra il 1641 e il 1650 quasi si duplicarono. Nel 1662 Filippo IV (1605-1665) decise, oltre a sospendere i pagamenti, bloccare economicamente il Portogallo, quindi le merci da lì provenienti, le ripercussioni dei paesi europei furono immediate, opponendosi con risoluzione alle disposizioni del sovrano spagnolo. Il re fu pertanto costretto l’anno seguente a revocare l’ordine, vista la situazione che si era venuta a creare.
Finanche le guerre anglo-olandesi e franco-olandesi ebbero ripercussioni negative dirette e indirette nei traffici con la Spagna, e nella distribuzione delle spezie, infatti vari porti dei paesi in lotta erano controllati dagli avversari e non si permetteva il carico-scarico delle mercanzie. Per esempio, la via di Amburgo, in Germania, fu durante un buon periodo ostacolata, avendo negato gli inglesi il passaggio delle navi.
Poi, nel 1663, Amsterdam fu colpita dalla peste, il cui culmine fu l’anno seguente, cosicché le navi procedenti dalla città non potevano entrare per legge nei porti spagnoli, addirittura a Malaga si ordinò cannoneggiarli (3).
I prezzi delle spezie continuavano a oscillare, legati, com’erano, agli andamenti politici degli stati. Quando la monarchia spagnola intervenne nel 1673 nella guerra franco-olandese del 1672-1678, appoggiando i secondi, cannella e chiodi di garofano furono i prodotti più colpiti, aumentando il loro prezzo di vendita. Pur in questa situazione, bisogna tener conto che talvolta le merci, dovendo saltare ostacoli di origine diplomatica, facevano dei percorsi insoliti e più lunghi: si registra, per esempio, un carico di cannella che, imbarcata da Isaac Brainer per la società Kies e Jäger nella città di Amsterdam, passa da Genova per infine entrare a Barcellona (4). In tutto ciò, non sottovalutiamo l’interesse dei commercianti olandesi a controllare il mercato spagnolo delle spezie, un mercato ricco che permetteva lauti guadagni, guadagni che potevano essere impiegati per diversificare gli investimenti o per ripartire i pericoli in più attività.
Cadice e zone limitrofe ricevevano fra il 40 e il 50% delle spezie provenienti dalle Province Unite, mentre nei porti del Cantabrico il 35-40%, poca cosa in quelli del Mediterraneo, fra cui Alicante, per seguire con Malaga e Barcellona. Cadice era inoltre il porto da cui salpavano le navi dirette vuoi nei paesi del mediterraneo, vuoi verso le coste atlantiche, così come Bilbao deteneva 80% delle esportazioni, città con un buon porto e ben comunicata anche via fluviale.
*****
- 1. Johan Huzinga, La civiltà olandese del Seicento, Einaudi, Torino, 2008, pag. 16.
- 2. Si ricorda che il Portogallo fu in mano spagnola dal 1580 al 1640.
- 3. Quintana Toret, F. J., La crisis del comercio malagueño en la transición del siglo XVII al XVIII (1678-1714), Baetica, 7, 1984, p. 286.
- 4. Archivo General de Simancas, Guerra Antigua, leg. 3572. Registros del año 1674.
- La tabella è tratta da: Juan A. Sánchez Bélen, El comercio Holandés de las especias en España en la segunda mitad del siglo XVII, in Hispania, n. 236, vol. LXX, 2010, p. 637.