Aug 182008
 

C’è una parte della storia che stimola la mia attenzione, quella parte che parla dell’economia e delle monete in particolare, quella parte che è sempre stata il motore degli eventi nel trascorrere lento del tempo. Le monete, come gli uomini, hanno una nascita, uno sviluppo, un declino, hanno misfatti a loro legati, hanno leggende da raccontare.

Nella seconda metà del ‘400, con la scoperta di giacimenti di argento nelle Alpi e negli Erzgebirge (Monti metalliferi), a Schwaz, nel Tirolo, e a Schneeberg, in Sassonia, si cambiò l’aspetto della monetizzazione in quasi tutta Europa. L’abbondanza del materiale prezioso permise coniare monete più solide, più forti, più pure. Retrocedendo un po’ nel Medioevo, ricordiamo che quelle di prima erano sottili e fragili, tanto che si potevano spezzare facendo forza con le due mani, oltre ad avere una bassa percentuale di argento.

Il miglioramento, dunque, iniziò a Venezia, dove si coniò nel 1472 una moneta spessa e dura chiamata lira Tron. Si distingueva inoltre dalle anteriori perché v’era raffigurato il doge del tempo, appunto Nicolò Tron.

Pochi anni dopo, nel 1474, anche Milano ne foggiò una, leggermente più robusta di quella veneziana, recante sul rovescio il ritratto del duca Galeazzo Maria Sforza. Le due monete furono volgarmente chiamate testoni, dal ritratto delle teste dei principi governanti, e valevano 20 soldi.

Seguirono a ruota altre città italiane, Torino nel 1483, Genova nel 1492, Firenze 1535, oltre che nazioni straniere come i Paesi Bassi nel 1487, Inghilterra nel 1509, Francia nel 1513. (1)

Codesto denaro, ben accetto quasi ovunque, fu la base di un solido commercio fra gli stati europei e non, sino a quando, con la scoperta delle Nuove Terre, l’argento e l’oro spagnolo invase letteralmente il mercato monetario internazionale. La loro valuta, il real, e in particolare il real de a ocho, che aveva lo stesso peso di otto reali castigliani d’argento, istituito con una ordinanza reale del 18 novembre 1537, fu la moneta maggiormente adoperata nelle transazioni mercantili, e non solo in Europa, ma anche in Oriente, in Turchia, in Cina, in India. Si hanno notizie che a Milano arrivò nel 1551, a Firenze l’anno dopo, a Venezia nel 1585, nei Balcani nel 1530, ad Algeri si era già nel 1570, addirittura in Estonia, 1579. Prussia ricevette i primi reales nel 1590.

In sostanza, il peso o il duro, come comunemente si chiamava, era ricevuto in quasi tutto il mondo con cui la Spagna aveva contatti commerciali. Sebbene brutti a vedersi, mal coniati, rozzi, ebbero una grande diffusione, fu la moneta maggiormente scambiata per oltre due secoli, moneta che caratterizzò un esteso sviluppo economico e traffici con paesi lontani e poco noti.

Le cose cambiarono quando si introdussero monete a bassa percentuale di argento e leggermente più sottili, potendosi addirittura spezzare; i commercianti, le banche, gli stati, poco a poco, iniziarono a rifiutarla, il declino era vicino. In verità, i reales spagnoli non furono mai monete stabili come  il Fiorino di Firenze o il Ducato di Venezia che contennero sempre la stessa quantità d’argento, il real, a secondo della sua provenienza – se dal Perù, o dal Messico, o da Siviglia -  cambiava la percentuale effettiva di metallo prezioso. E la gente non era certo stupida.

*****

- 1. Carlo M. Cipolla, Conquistadores, pirati e mercatanti, ed. il Mulino, 1999, pag. 40.

- Prima foto: Lira Tron del 1572 (foto Wikipedia).

- Seconda foto: Un real de a ocho d’argento spagnolo coniato a Toledo nel 1590 (foto Fuenterrebollo).

Jul 052008
 

Spesso, le donne hanno una visione d’insieme differente da quella degli uomini, hanno maggiori capacità organizzative, godono di idee chiare, hanno un carattere fermo e deciso. Esempio è stato Maria Teresa d’Austria.

Figlia dell’imperatore Carlo VI, Maria Teresa (1717-1780) fu arciduchessa d’Austria, regina di Boemia e Ungheria e imperatrice. Si sposò con Francesco Stefano di Lorena, il futuro Francesco I, dal quale ebbe sedici figli, fra cui Maria Antonietta, regina di Francia.

Maria Teresa attuò numerose riforme interne, riorganizzando l’esercito, riformando l’amministrazione dello stato, consolidando, nello stesso tempo, la monarchia: il tutto grazie anche a un gruppo di funzionari attivi ed efficienti che seppero cogliere il suo slancio illuministico.

Come la maggior parte dei sovrani, credeva di possedere un incarico divino, diceva sempre che il suo fine era quello di dare benessere a tutto il suo popolo.

A Milano, la dominazione spagnola fu seguita da quella austriaca: era il 1706, epoca della Guerra di Successione spagnola. In un primo tempo, la città non risentì del cambio, causa perlopiù del perdurare delle vicende belliche. Solo verso la metà del XVIII sec., Milano iniziò a cambiare aspetto, anche dal punto di vista architettonico, grazie al famoso urbanista Giuseppe Piermarini, che, oltre a fare restaurare vecchi palazzi, diresse la costruzione di nuove dimore in stile neoclassico, risistemò piazze, vie, progettò viali alberati, e aumentò il numero dei giardini pubblici. Di lui ricordiamo il teatro alla Scala e l’Accademia delle Belle Arti di Brera, oltre che la Villa Reale a Monza.

Risentì, dunque, Milano, della visione illuministica di Maria Teresa, acquistando vigore economico e culturale. Fra le altre cose, l’imperatrice riformò sia il sistema tributario, sia le amministrazioni locali, dotandole di consigli elettivi. Furono soppressi i numerosi conventi, i monasteri e i luoghi di culto che erano giudicati superflui, gli edifici furono convertiti in uffici o istituti culturali.

Nel 1773 venne fondata la biblioteca e nel 1776 l’Accademia della Brera.

In quegli anni sorse il famoso giornale Il caffè, che si pubblicò fra il 1764 e il 1766. Fra i fondatori ricordiamo Pietro e Alessandro Verri e Cesare Beccaria, noto per il libro Dei delitti e delle pene.