Dec 132013
 

Con un calendario e un orologio, era possibile,
a trecento leghe di distanza,
dire con precisione cosa facesse.” (1)

Figura chiave della storia moderna, simbolo dell’Ancien régime, Luigi XIV è stato da sempre studiato nei più disparati aspetti della sua vita pubblica, ma anche privata, giacché nel privato fece mostra ed esempio di sé, una vita, potremmo azzardare dire, da teatrante sul palcoscenico dell’Europa del Seicento.

Di seguito tre libri che ci introducono e ci danno tre aspetti diversi del sovrano più amato e odiato del tempo.

Luigi XIV e la Francia del suo tempo

Peter R. Campbell, nel suo Luigi XIV e la Francia del suo tempo, partendo da un ben preciso contesto storico, ci porta a scoprire un personaggio prodotto del XVII sec., espressione dell’assolutismo, un personaggio, forse, compromesso fra i vari ceti sociali dell’epoca. E allora inquadrarlo nella rispettiva epoca è punto di partenza per meglio entrare nelle dinamiche del suo essere stato.

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Memorie di Luigi XIV

Scritte nell’arco di cinque anni, fra il 1666 e il 1671, queste Memorie di Luigi XIV, di cui Gigliola Pasquinelli è la redattrice, sono una serie di consigli per l’istruzione del Delfino. I suggerimenti, di particolare interesse, sono stati annotati da Périgny e Pellisson, segretari. Documenti necessari e preziosi che permettono capire la mentalità di un sovrano che influì nelle idee del tempo.

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Gli amori del Re Sole. Luigi XIV e le donne

Interessante lo spaccato che ci offre Antonia Fraser in Gli amori del Re Sole. Luigi XIV e le donne, un panorama su un sovrano che viene ponderato nei diversi aspetti della vita, come figlio, padre, sposo, amante, aspetti che si possono dire sfumature di uno stesso carattere, certamente influenzato dalla figura materna. Furono le donne, in un certo qual modo, a dare vitalità alla sua variegata corte, una corte dove il Re Sole era protagonista indiscusso.

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- 1. Louis de Rouvroy de Saint-Simon, in Parallele des trois premiers rois bourbons

Jul 172013
 

Alcune illustrazioni che ci presentano vari aspetti sociali della Francia di fine XVII sec. L’autore, l’incisore Bernard Picart (1673-1733), in una serie di stampe, caratterizzate dalla precisione e dall’abbondanza di particolari, ci dà la possibilità di “vedere” la società dell’epoca, oggetti e soggetti storici, scene di costume, modi di vivere, una realtà in cui Luigi XIV dominava incontrastato come protagonista assoluto. Di lui ricordiamo la grande opera Cérémonies et coutumes religieuses de tous les peuples du monde (1723-1743) dove tenta immortalare riti religiosi e credenze di “tutti i popoli del mondo”.

Due donne a braccetto, Francia, fine XVII sec., Bernard Picart

Due donne a braccetto, Francia, fine XVII sec., Bernard Picart

Vecchia donna appoggiata a un bastone con rosario nella mano, Francia, fine XVII sec., Bernard Picart

Vecchia donna appoggiata a un bastone con rosario nella mano, Francia, fine XVII sec., Bernard Picart

Donna portando una pentola sulla testa, Francia fine XVII sec., Bernard Picart

Donna portando una pentola sulla testa, Francia fine XVII sec., Bernard Picart

Uomo che suona il violoncello, Bernard Picart, Francia, fine XVII sec.

Uomo che suona il violoncello, Bernard Picart, Francia, fine XVII sec.

Uomo con pala, Francia, fine XVII sec., Bernard Picart

Uomo con pala, Francia, fine XVII sec., Bernard Picart

Uomo portando un piatto fumante, Francia fine XVII sec., Bernard Picart

Uomo portando un piatto fumante, Francia fine XVII sec., Bernard Picart

Dec 022011
 

Qualche video che ci introduce sia l’epoca francese in questione sia lo stesso Luigi XIV che incarnò un periodo storico di tutta rilevanza, periodo che influenzò modus vivendi, politica, economia, società…

 

Aug 072011
 

Personaggio chiave della storia del Seicento, Richelieu (1585-1642) cercò di accentrare nelle mani del sovrano quanto più potere possibile. Uomo freddo, calcolatore, con i piedi in una realtà piena di congiure e in una Francia non certo facile da amministare, era propenso per una politica forte e dura, talvolta implacabile.
Di seguito una serie di immagini che lo rappresentano in alcuni momenti dei suoi 57 anni di vita.

Il cardinale Richelieu a sinistra in secondo piano con il re Luigi XIII, Luigi XIV da bambino, Anna d’Austria, ovvero la madre di Luigi XIV, e all’estrema destra la duchessa di Chevreuse. La collaborazione fra il sovrano e il cardinale iniziò nell’anno 1624, continuando sino alla morte di quest’ultimo, nel 1642. Qualche mese dopo morirà anche Luigi XIII.
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All’assemblea degli Stati Generali del 1614, Richelieu fu l’oratore del clero nella giornata di chiusura. Si fece notare dalla regina madre Maria de’ Medici per la sua eloquenza e le forti capacità di convincimento.
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Richelieu a colloquio con un ufficiale francese durante l’assedio alla roccaforte degli ugonotti, La Rochelle. Dietro lui, il suo grande amico di tutta la vita pére Joseph, al secolo François Le Clerc du Tremblay (1577-1638), uomo dotto e geniale.
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Il cardinale durante l’assedio di La Rochelle. Aveva fatto costruire una diga per meglio isolare la città e costringerla alla resa per fame. Così fu, dopo poco meno di 14 mesi, nel novembre 1628, La Rochelle deponeva le armi: i suoi abitanti erano passati da 25.000 a circa 5.000.
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Il re Luigi XIII concede a Nicolas Poussin (1594-1665) il titolo di pittore di corte. Richelieu, al centro della scena, lo indica con la mano.
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Il cardinale Richelieu davanti alla Sorbona, dove aveva studiato, diventandone poi rettore nel 1622.
Ricordiamo in quegli anni la fondazione della Gazette de France (1631) diretta da Théophraste Renaudot, un foglio piegato in otto pagine che raccoglieva le più disparate notizie, e piacque tanto a Luigi XIII che vi partecipò con una serie di articoli (ovviamente anonimi). Nel 1635 nasceva l’Accademia di Francia.

Jul 072011
 

Abbiamo accennato tempo addietro a Louis Sébastien Mercier (»»»qua), per cui andiamo a leggere come ci presenta la Bastiglia poco prima della Rivoluzione del 1789, dal suo Tableau de Paris, pubblicato in dodici tomi tra il 1781 e il 1788. Il presente brano è tratto dal libro Parigi fantasma (0):

“Prigione di Stato: questo basta a definirla. «È un castello – dice Saint-Foix – che, senza essere fortificato, è il più temuto d’Europa». (1)
Chi può sapere cosa è avvenuto dentro la Bastiglia, chi vi è rinchiuso, chi vi è stato rinchiuso? Ma come si potrà scrivere la storia di Luigi XIII, di Luigi XIV e di Luigi XV, se non si conosce la storia della Bastiglia? Tra le sue mura sono accadute le cose più interessanti, più curiose, più strane. La parte più interessante della nostra storia rimarrà dunque nascosta per sempre: niente trapela da quel baratro, non più che dal muto abisso delle tombe.
Enrico IV fece conservare il tesoro reale alla Bastiglia. Luigi XV vi fece rinchiudere il Dizionario enciclopedico, che ancora vi marcisce. (2)
Il duca di Guisa, padrone di Parigi nel 1588, lo fu anche della Bastiglia e dell’Arsenale. Ne nominò governatore Bussi le Clerc, procuratore del parlamento (3). Bussi le Clerc, fece prendere d’assalto il parlamento, che si rifiutava di sollevare i francesi dal giuramento di fedeltà e obbedienza, condusse alla Bastiglia presidenti e consiglieri, tutti in toga e tocco; e là li mise a pane e acqua.
Oh larghe mura della Bastiglia, che, durante gli ultimi tre regni, avete raccolto i sospiri e i gemiti di tante vittime, se poteste parlare, come verrebbe smentito dai vostri racconti terribili e fedeli il linguaggio timido e adulatorio della storia!
Vicino alla Bastiglia si trova l’Arsenale (4), che funge da polveriera, dipendenza altrettanto terribile della dimora principale.
La torre di Vincennes rinchiude ancora dei prigionieri di Stato che, a quanto pare, devono finire là i loro tristi giorni. Chi ha potuto calcolare con precisione il numero delle lettere sigillate (5) inviate durante gli ultimi tre regni?
Abbiamo una storia della Bastiglia in cinque volumi, che riferisce alcuni aneddoti singolari e bizzarri, ma nulla di ciò che si desidererebbe tanto conoscere, in una parola, nulla che possa gettare un po’ di luce su certi segreti di stato, coperti da un velo impenetrabile. Se dobbiamo credere all’autore, all’epoca di un Argenson, vi si trattavano con rigore inaudito e tirannica violenza i detenuti, già fin troppo puniti con la perdita della libertà.
La direzione della prigione, oggi più mite e umana di quanto non lo sia mai stata dopo la morte di Enrico IV, si è indubbiamente molto ammorbidita rispetto a quella crudele severità, e non infligge più quelle punizioni spaventose e inutili.
Quando un detenuto muore alla Bastiglia, viene seppellito a Saint-Paul, alle tre di notte. Invece dei preti, sono i secondini che portano la bara, e i membri dello stato maggiore assistono alla sepoltura. Il cadavere sfugge pertanto al terribile potere solo attraverso la tomba.
Non appena si parla della Bastiglia a Parigi, si evoca subito la storia della maschera di ferro: ognuno se la foggia a piacere e vi mescola riflessioni non meno fantasiose (6).
Il popolo, d’altronde, ha più paura dello Châtelet (7) che della Bastiglia: non teme questa prigione estrema, perché gli appare come qualcosa di remoto, dato che esso non possiede nessuno dei requisiti che ne aprono le porte. Di conseguenza, non compiange molto coloro che vi sono detenuti, e per lo più ne ignora perfino i nomi. Non testimonia alcuna riconoscenza verso i generosi difensori della sua stessa causa. I parigini preferiscono comprare pane per vivere, rispetto al più bel discorso in cui venisse dimostrato che essi hanno diritto a una vita agiata. Una volta, gli scrittori venivano mandati alla Bastiglia per un nonnulla; ci si è accorti che l’autore, il libro e le sue opinioni acquistavano in tal modo maggiore celebrità; si è preferito lasciare che l’opinione di ieri venisse cancellata da quella di domani; e si è capito che, disponendo della forza fisica, non bisogna preoccuparsi molto delle idee politiche e morali, instabili, e mutevoli per loro natura.
Là geme, o non geme più, il celebre Linguet (8). Qual è il suo delitto? Non si sa.

L’effetto è spaventoso, la causa sconosciuta. (Voltaire)”

-III, 283-

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0. Louis Sébastien Mercier, Parigi fantasma, Edizioni Medusa, 2008, pp. 33 e sgg.

—–
Note del curatore del libro da cui è tratto il brano:

1. Poullain de Saint-Foix (1698-1776): autore degli Essais historiques sur Paris (1754).
2. Si tratta della celebre Encyclopédie, diretta da Diderot e d’Alembert.
3. S’intenda Bussy-Leclerc, morto in esilio nel 1635; il duca di Guisa (Enrico I di Lorena, 1550-1588) fu uno dei capi della Lega santa ai tempi delle guerre di religione in Francia; fu uno dei principali responsabili della notte di San Bartolomeo in cui vennero massacrati gli ugonotti (1572).
4. Mercier si riferisce plausibilmente al Petit Arsenal, oggi scomparso; mentre esiste tuttora l’Arsenal.
5. Le lettres de chacet erano ordini di arresto (o di esilio) emanati direttamente dal re, anche su istanza di privati cittadini, senza che venissero esaminati e approvati dalla giustizia ordinaria: rappresentano uno dei simboli dell’arbitrarietà del potere assoluto.
6. Fu Voltaire che, tra i primi (o, forse, per primo), riprese e diede credito a questa storia in Le siécle de Louis XIV (tr. it. Il secolo di Luigi XIV, Einaudi, Torino 1951, pp. 284-286).
7. Prigione che si trova sull’Île de la Cité.
8. Nicolas-Simon-Henry Linguet (1736-1794) avvocato e polemista; dopo una lunga reclusione alla Bastiglia, pubblicò un Mémoire sur la Bastille (1783). Venne condannato alla ghigliottina durante la reazione termidoriana.

Apr 222011
 

Se pensiamo che il problema dei profughi, degli emigranti, sia solo attuale, certamente siamo in errore, giacché anche nel periodo preso in considerazione in questo blog – Età moderna – era significativo e destava non poche preoccupazioni ai governanti. Accanto alle migrazioni interne, migrazioni dai villaggi, causate dalla ricerca di una migliore occupazione, dallo sfuggire alla miseria, dalla necessità di trovare un coniuge, si aggiungeva un considerevole movimento di popolazione che, per varie cause, lasciava il proprio paese.

In Spagna, per esempio, dopo la rivolta del 1569 e vari tentativi di cristianizzazione, la cacciata dei moriscos fu un momento che segnò un’epoca. L’esodo, in seguito alla decisione di espulsione del 1609, di circa 300.000 persone provocò un certo disequilibrio nei commerci, nella struttura sociale, si pensi solo che dalla regione valenciana partì più o meno un terzo della popolazione. Alcuni si rifugiarono in Nord Africa, alcuni a Istanbul, altri in Francia, altri, in numero variabile ma inferiore, in vari stati europei. Per non dimenticare che in tutto il XVI secolo salparono dalla Spagna intorno a 250.000 fra uomini e donne diretti verso le Nuove Terre.

Così come dalle isole inglesi si allontanarono fra il 1620 e il 1640, stabilendosi nel Nord America e nelle Indie occidentali, circa 80.000 persone. E alla volta dei Paesi Baltici, gioco forza l’egemonia inglese, si spinsero molti scozzesi, mentre gli irlandesi si dirigevano verso i paesi cattolici.

Dal Portogallo, si stima – ricordo che le indicazioni statistiche sono approssimative, in considerazione del fatto che, con le dovute eccezioni, non si possiedono precisi dati – emigrarono dalla seconda metà del Cinquecento sia verso il Brasile sia verso le nuove terre atlantiche circa 3.000 uomini l’anno, oltre a circa 2.400 che andavano distribuendosi, già dai primi decenni del XVI sec., lungo le coste dell’India: quantità non poca giudicando il milione di abitanti che viveva in Portogallo.

Ma non solo, anche i pellegrinaggi furono causa di importanti spostamenti. A Roma, si dice, giunsero per l’Anno santo del 1575 quattrocentomila visitatori, in una città di quasi 100.000 abitanti, cifra che salì a oltre cinquecentomila nel 1600. La religione, dunque, influiva sia positivamente che negativamente nelle grandi emigrazioni. I protestanti si allontanarono dai paesi cattolici in cui risiedevano, e viceversa. In Francia, la feroce repressione della notte di San Bartolomeo, 1572, fu il culmine del problema, un problema di intolleranza religiosa che già fra il 1540 e il 1550 aveva causato vari flussi migratori. Alcuni autori calcolano che si rifugiarono in Svizzera fra il 1549 e il 1587 circa 12.000 francesi, sfuggiti alle persecuzioni, mentre altri si imbarcarono in direzione dell’America. E sempre in Francia, la revoca (1685) dell’Editto di Nantes - stipulato da Enrico IV nel 1598, che assicurava una certa tolleranza religiosa verso gli ugonotti – da parte di Luigi XIV, fu causa di ulteriori emigrazioni: fra il 1680 e il 1720 espatriarono circa 200.000 persone, la maggior parte verso le Province Unite, alcuni in Inghilterra, altri nei paesi riformati.

In questo brevissimo quadro bisogna includere la feroce Guerra dei Trent’anni (1618-1648), che, oltre a causare morti, feriti, crisi, depressioni, malattie e via dicendo, indusse, specialmente dopo la battaglia della Montagna Bianca del 1620 e quindi della fine dell’indipendenza ceca, una buona quantità di nobili che appoggiarono l’elettore palatino Federico V (1596-1632) a emigrare. A fine conflitto, si conteggia che la popolazione della Boemia si ridusse del 45% e quella della Moravia del 25%, cifre davvero considerevoli.

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Nota: i dati statistici sono presi da Henry Kamen, L’Europa dal 1500 al 1700, Laterza, Bari-Roma, 2000, pag. 205 e segg.

Nov 082010
 

Un giorno, quasi a sorpresa, il re Luigi XIV aveva annunciato che sarebbe sceso per le strade di Parigi per percorrerle e rendersi conto del loro stato. Le sue parole avevano causato un tale trambusto che immediatamente e con il maggiore zelo ci si mise al lavoro per pulirle e abbellirle per la visita. Sebbene i regolamenti ci fossero, non tutte le case disponevano di fosse e latrine per lo smaltimenti dei rifiuti, rifiuti versati spesso dalle finestre al semplice grido di “attenti all’acqua”, un grido ereditato dai tempi del Medioevo.

Col passare degli anni si organizzò, a spese dei proprietari, un servizio di carrette che passava tutte le mattine e raccoglieva la spazzatura, riversandola poi nelle campagne adiacenti dove talvolta si era preparato un fosso per contenerla. Intorno al 1663 Parigi aveva circa 10 chilometri di rete fognante, di cui solo un quinto ricoperta a volta, il resto a cielo scoperto: si potrà ben immaginare il fetore, specialmente quando gli sbocchi erano ostruiti e l’acqua ristagnava.

Un’ordinanza obbligava i cittadini a pulire davanti le rispettive case e sembra che in un primo momento, anche a causa delle salate multe, la cosa funzionò e funzionò a tal punto che vennero nella capitale emissari dei paesi vicini a constatare di persona e prendere nota dei fatti. Poi l’interesse si affievolì.

Parecchie case popolari avevano sei sette piani, alloggiando in pochissime stanze decine di persone. Dopo l’incendio di Londra del settembre del 1666 la tensione era alta, per paura che anche le dimore parigine potessero incendiarsi così facilmente come quelli londinesi e provocare un vero e proprio disastro. La cura e l’attenzione nel cucinare e riscaldarsi, specialmente in quei piani alti, fu davvero notevole: Parigi evitò una tragedia simile all’inglese.

Le insegne abbellivano in particolar modo le strade, insegne che dovevano richiamare l’attenzione dei passanti e invitarli a entrare, spronandoli a comprare. Quelle pendenti di artigiani e commercianti ingombravano la strada e nei giorni di vento potevano cadere sulla testa dei più sfortunati, e, solo intorno il 1669, si ordinò appenderle al muro o inclinarle un poco per meglio notarsi. Pittori mediocri o principianti con poca esperienza avevano il compito di dipingerle per pochi soldi: erano spesso tavole di legno di grosse dimensioni, quattro cinque metri di lunghezza per meno di un metro di larghezza.

San’Antonio indicava la bottega di un macellaio e di un salumiere, sant’Eligio orafi e fabbri, san Pietro i fabbricanti di serrature, santa Cecilia segnalava i musicisti e san Lorenzo i rosticcieri, poi un violino designava la casa di un maestro di danza, mentre gli albergatori, oramai da tempo, avevano le loro insegne decorate con una torre d’argento o un cavallo bianco o il leone d’oro: tradizioni che si perpetuavano.

I nomi delle strade erano presi da una parola di un’insegna che più di tutte colpiva l’attenzione: rue de l’Arbre sec, o du Croissant, o ancora rue de Venice, e via dicendo. Ricordiamo inoltre quelle dedicate ai vari mestieri in voga all’epoca.

La vita si svolgeva nelle strade, nei vicoli, nelle piazze, punto di riunione, di cameratismo, di scambio di opinioni e notizie, strade che, forse grazie alla loro strettezza, univano più che dividevano. Parigi palpitava, Parigi viveva anche di urla e grida dei venditori ambulanti che girovagavano per le vie e per i quartieri offrendo la loro mercanzia.

Sep 132010
 

Come nella maggior parte delle città europee, girovagare per Parigi di notte non era certo piacevole. L’insicurezza era tale che i rapporti di polizia del secolo in questione sono pieni di episodi sanguinosi, agguati, duelli, aggressioni a mano armata a carrozze, risse spesso fra tre quattro cinque persone, e via dicendo. Le guardie che circolavano a piedi e a cavallo non riuscivano a contenere la violenza e i pochi che si azzardavano a muoversi di notte erano coloro i quali avevano una scorta, per cui nobili e privilegiati.

La vita notturna si svolgeva solitamente nei palazzi nobiliari o nelle taverne di malaffare che, nonostante le restrizioni di chiudere intorno alle ore otto in inverno e alle dieci in estate, spesso e volentieri, per racimolare qualche lira in più, restavano aperte fino a notte inoltrata. Anche le case avevano l’obbligo di essere chiuse a chiave a quell’ora; artigiani, venditori ambulanti e povera gente si coricava presto per alzarsi prima delle luci dell’alba. Chi poteva camminava in gruppo, gendarmi e ufficiali erano sempre più di 3-4, pronti a respingere ogni possibile affronto, i cocchieri delle carrozze andavano armati.

Nel 1667 si introdusse l’illuminazione pubblica e fu una grande innovazione a tal punto che vari visitatori stranieri ne rimasero sorpresi, raccontando nei loro scritti che Parigi di notte sembrava come fosse giorno. Dapprima si approntarono un migliaio di lanterne, poi ben cinque mila che rimanevano accese dal crepuscolo o poco dopo, facendo luce fino a oltre mezzanotte, fino a quando cioè durava la candela. Ciò avveniva da novembre a febbraio e dal 1671 fino alla fine di marzo. Ricordiamo che a Londra si accendevano soltanto nelle notti senza luna.

Sebbene vi fu un calo di violenza, non significò la città essere sicura, rimanevano zone all’oscuro o in completa ombra in cui ladri e assassini potevano tranquillamente portare a termine i propri colpi. In ogni caso fu un notevole passo avanti.

Rompere o spegnere una lanterna significava anche l’arresto, tanto fu considerata vitale la luce notturna. Certi giovani nobili che si divertivano a infrangere la legge furono perseguiti, sebbene il re chiudesse sempre un occhio.

Una medaglia dell’epoca, coniata nel 1669, reca la seguente iscrizione: Urbis securitas et nidor, a indicare la sicurezza e la lucentezza della città.

Apr 112010
 

Vero o Falso:

1. Lo zar Pietro I di Russia era un fervente cattolico.
2. Il Brandeburgo-Prussia fu uno dei primi stati ad avere un esercito permanente.
3. Alla fine della guerra di successione spagnola, l’Austria ricevette i domini italiani prima in mano della Spagna.
4. Nel 1689, il parlamento inglese nominò Guglielmo III d’Orange re d’Inghilterra.
5. Nel luglio 1683, i turchi conquistarono definitivamente Vienna.
6. Principale innovatore delle finanze di Luigi XIV fu Jean Baptiste Colbert.
7. Nel 1682, Kara Mustafà conquistò l’Ungheria.

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Articoli che potrebbero aiutare nelle risposte:
- Quiz, la Francia e l’Inghilterra nel 1600.
- Quiz: il 1600.
- Tre sovrani assolutisti: Luigi XIV, Pietro I, Federico Guglielmo I.
- Vienna: il caffè, il cappuccino e il croissant.
- Mazzarino e Colbert alla corte del Re Sole.
- Gli ultimi Asburgo di Spagna, dal 1556 al 1700.

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1. Falso. Sebbene ortodosso, fu uno dei primi a tentare una laicizzazione dello stato.
2. Vero. Fu Federico Guglielmo intorno il 1653.
3. Vero, con la Pace di Utrecht, 1713.
4. Vero, dopo la Gloriosa Rivoluzione del 1688 e la conseguente deposizione di Giacomo II, suo zio e suocero.
5. Falso, gli ottomani non entrarono mai a Vienna, anzi si potrebbe dire che il 1683 fu l’inizio del loro declino.
6. Vero, cercando di incoraggiare lo sviluppo industriale, favorendo il mercantilismo, modernizzando le finanze.
7. Vero, prima della battaglia di Vienna dell’anno seguente.

Oct 012009
 

Boton quiz

Vero o falso:
1. Fu il primo ministro francese Richelieu a riorganizzare lo stato francese nella prima metà del XVII secolo.
2. Richelieu usò le maniere forti contro i nobili francesi.
3. Durante il suo regno, Luigi XIV affidò il governo alla moglie.
4. Giacomo I desiderava emulare la monarchia assolutista francese.
5. Per governare, i due nuovi sovrani inglesi, secondo il Parlamento, dovevano firmare la Dichiarazione dei Diritti.
6. Cromwell era irlandese.
7. Cromwell sosteneva che le merci dirette in Inghilterra dovevano navigare su navi di bandiera inglese.

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Articoli che potrebbero aiutare:
- La guerra civile inglese e Oliver Cromwell
- Oliver Cromwell e l’Inghilterra
- Luigi XIV e la cultura

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Luigi XIII, Anna d'Austria, Luigi XIV, Richelieu e la duchessa di Chevreuse

Luigi XIII, Anna d’Austria, Luigi XIV, Richelieu e la duchessa di Chevreuse

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1. Vero. Cercando, fra le altre cose, ristabilire l’ordine nelle finanze reali, aumentare le tasse, dando un carattere assolutista alla monarchia, e via dicendo.
2. Vero, talvolta condannandoli alla morte. E non solo contro loro adoperò la forza, ma anche contro gli ugonotti.
3. Falso. Solo nei primi anni gli affari dello stato furono gestiti dalla madre, Anna d’Austria, e dal cardinale Mazarino.
4. Vero, aveva una certa propensione per l’assolutismo politico.
5. Vero, Guglielmo III e Maria II divennero regnanti solo dopo averla sottoscritta (1689).
6. Falso, era nato nella piccola cittadina di Huntingdon, in Inghilterra.
7. Vero, cercava di favorire i commercianti inglesi.

Jul 242009
 

Boton quiz

1. Da dove arrivava l’oro e l’argento della Spagna?
2. In che anno si ebbe l’insurrezione napoletana guidata da Masaniello?
3. Quali eventi caratterizzarono il XVII secolo?
4. Che cosa fu l’Atlantizzazione?
5. Quale ministro francese del ‘600 desiderava fare della Francia una potenza?
6. Quale dinastia salì sul trono inglese nei primi del ’600?
7. In che anni si ebbe la Rivoluzione inglese?
8. Che cosa era una monarchia assoluta?

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Articoli che potrebbero aiutare nelle risposte:

- Masaniello e la Repubblica Partenopea del 1647.
- ‘600, un secolo di scoperte.
- Filippo II e l’oro americano.
- Voltaire, Luigi XIV e la quarta età d’oro
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Luigi XIII, Anna d'Austria, Luigi XIV, Richelieu e la duchessa di Chevreuse

Luigi XIII, Anna d’Austria, Luigi XIV, Richelieu e la duchessa di Chevreuse

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Risposte:

1. Dalle colonie americane del centro-sud America che oramai da decenni si stavano dissanguando.
2. Luglio 1647.
3. Le invenzioni, le rivoluzioni scientifiche, una maggiore diffusione della cultura tramite, anche ma  non solo, la stampa con i caratteri mobili gutenberghiani.
4. Lo spostamento delle rotte commerciali dal Mediterraneo verso l’Atlantico, cioè verso le colonie americane.
5. Dal cardinale Richelieu, primo ministro di Luigi XIII.
6. La dinastia degli Stuart, dal 1603 al 1707.
7. Dal 1642 al 1651.
8. Una monarchia dove il re aveva poteri illimitati.

Jul 172009
 

Luigi XIVQuando nel 1661 il cardinale Mazzarino (1602-1661), voluto primo ministro dalla regina Anna d’Austria nel 1643 alla morte di suo marito Luigi XIII, lascia il corpo fisico, Luigi XIV (1638-1715) prende il controllo diretto del governo, in quella Francia in cui Richelieu aveva avviato un programma di rafforzamento dell’autorità regia. Quell’assolutismo che “era una rivendicazione antica del potere sovrano, di ascendenza anche romana, che in vario modo si era conservata nella tradizione medievale e – soprattutto nelle lotte fra la Chiesa e l’Impero – era stata spesso riaffermata come costitutiva nella concezione della natura e della funzione del potere imperiale“. (1)
Il giovane re, addottrinato dal cardinale, seguì con l’idea di accentrare nelle sue mani quanto più potere possibile. Fra le tante disposizioni declassò il ruolo dei parlamentari, limitò le attività politiche della nobiltà, tentò una riforma del sistema giuridico. Riorganizzò e potenziò l’esercito, uno dei migliori del tempo, aumentando le imposte e favorendo una politica mercantilista, favorendo la produzione e l’esportazione di prodotti di origine francese.
Durante il suo regno combatté varie guerre che miravano al rafforzamento territoriale e politico, ricordiamo quella di Devoluzione contro la Spagna (1665-1668); il conflitto contro l’Olanda e la stessa Spagna fra il 1675 e il 1678; le ostilità della Lega di Augusta (1689-1697), in cui Spagna, Svezia, Olanda, Inghilterra, Austria e Savoia si opponevano alle sue mire egemoniche; la guerra di Secessione spagnola (1701- 1714/1715). In effetti nella strategia del Re Sole possiamo distinguere tre fasi: una prima, tra il 1661 e il 1678, in cui fece di tutto per perseguire una politica che lo aiutasse a conseguire gloria per sé e la sua famiglia, una seconda, fra il 1678 e il 1697, il cui fine era consolidare i risultati, e non solo politici, ma anche militari, infine una terza, in cui il problema principale era la successione al trono spagnolo.Pietro I Romanov di Russia

Il modello assolutistico di Luigi XIV fu preso d’esempio da vari regnanti europei.
Pietro I di Russia (1672-1725) tentò modernizzare il suo stato, creando un esercito permanente e dotandolo di un regolamento tattico, favorendo la produzione nazionale e mettendo imposte sulle importazioni, riorganizzando l’apparato amministrativo, riunendo il potere nelle sue mani togliendolo ai boiardi – i nobili proprietari terrieri russi. Nel 1701, ricordiamo fra le altre cose, istituì a Mosca una scuola di matematica e di navigazione, e nel 1703 dà vita alla città di San Pietroburgo, base per una flotta che si svilupperà in modo davvero lodevole. Malgrado le trasformazioni tecniche apportate, la struttura sociale dello stato rimase arretrata.

Federico Guglielmo I di PrussiaCon la stessa idea giocava Federico Guglielmo I (1688-1740) nella sua Prussia, desiderando rafforzare il sistema fiscale e ristrutturare l’esercito per renderlo efficiente e dinamico, riuscendo a creare una potenza di circa 80.000 uomini al suo servizio, e fondando addirittura un Plankammer (gabinetto di carte), con successivamente un corpo di ingegneri (Ingenieurkorps) per, anche ma non solo, rilevamenti topografici. Centralizzò l’amministrazione finanziaria e risanò il debito statale. Anch’egli, come Luigi XIV e Pietro I, diede impulso all’industria nazionale a discapito delle importazioni. Rese obbligatoria l’istruzione elementare.

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-1. Giuseppe Galasso, Prima lezione di storia moderna, Laterza, 2012, ebook, pos. 1611-1618.

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(Articolo aggiornato il 29 giugno 2012)

May 112009
 

Abbiamo diverse volte accennato alla Francia del XVII secolo e di Luigi XIV, stavolta desidero annotare un passo di un bel libro della Craveri descrivendo i piaceri del Re Sole, piaceri che volevano anche essere di spunto pedagogico:

Luigi XIV giocando a biliardo“[…] da quel momento in avanti [dal 1661, N.d.R.] egli avrebbe posto fra sé e i suoi sudditi una distanza incolmabile. Nei dieci anni successivi, lo sfarzo delle feste e delle effimere meraviglie di una serie di momenti irripetibili sarebbero diventati un sofisticato strumento di propaganda della politica promozionale del Re Sole. E a rendere inimitabile le feste, erano i luoghi stessi in cui esse si svolgevano, i giardini di Versailles, che costituivano la scenografia e l’ispirazione di fondo degli intrattenimenti del Re Sole. Qui, al cenno di un demiurgo capace di trasformare in realtà le fantasie più audaci, la natura diventava puro spettacolo: le piante assumevano l’aspetto di sontuose architetture, i fuochi d’artificio illuminavano a giorno la notte, le acque, convogliate da lontane sorgenti grazie ai miracoli dell’ingegneria idraulica, si spandevano in cascate, ruscelli, zampilli, getti impetuosi e delicati sgocciolii, gareggiando in melodia con i violini del re.
Nell’ultima sera del mese di agosto del 1674, il demiurgo stesso si offriva all’ammirazione dei suoi sudditi: a conclusione dei Divertissements di Versailles (indetti per festeggiare la conquista della Franca Contea), Luigi XIV si mostrava in gondola al centro del Gran Canale, mentre nel buio della notte più di ventimila luci disegnavano intorno a lui un paesaggio incantato. Con questa fantasmagoria acquatica si concludeva l’epoca delle grandi feste; esse avevano ormai assol
to il loro compito pedagogico”. (1)

Qualche anno dopo, nel maggio 1682, con la fine dei lavori a Versailles, il re vi si sarebbe definitivamente trasferito. Da quel momento in poi, la sua vita giornaliera sarebbe stata lo spettacolo che lui stesso avrebbe concesso alla corte di Francia, a quella corte che, con i loro comportamenti codici e procedure, simboleggiò l’importanza politica della monarchia assolutista.

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- 1. Benedetta Craveri, La civiltà della conversazione, Adelphi, 2008, pagg. 335-336.

Nov 232008
 

VoltaireNel 1751, residente a Berlino presso Federico II, Voltaire (1694-1778 ) finiva di scrivere un saggio storico dal titolo Il secolo di Luigi XIV, in cui esaminava il periodo che andava dalla morte di Luigi XIII (1601-1643) con la reggenza di Anna d’Austria (1601-1666), fino alla conclusione della Guerra di Successione Spagnola (1713), avendo come principale protagonista l’epoca del Re Sole (1638-1715). La sua particolarità, di Voltaire, sta nell’aver inserito, accanto agli aspetti militari e politici, anche l’aspetto sociale, culturale, artistico.

Ecco come descriveva le quattro età che, secondo lui, avevano caratterizzato la storia dalla classicità greca ai suoi tempi:

Tutti i tempi hanno prodotto eroi e politici, tutti i popoli hanno subìto rivoluzioni, tutte le storie sono presso che uguali per chi vuole mettersi nella memoria null’altro che fatti. Ma chiunque pensa e, quel che è ancora più raro, chiunque abbia del gusto, novera appena quattro secoli nella storia del mondo. Queste quattro età felici sono quelle nelle quali le arti si perfezionano e che, servendo alla grandezza dello spirito umano, sono esempio alla posterità. Il primo di tali secoli, cui è legata l’autentica gloria, è quello di Filippo e d’Alessandro, o quello dei Pericle, dei Demostene, degli Aristotele, dei Platone, degli Apelle, dei Fidia, dei Prassitele, e quell’onore fu racchiuso nei confini della Grecia. La seconda età è quella di Cesare e d’Augusto, indicata anche con i nome di Lucrezio, Cicerone, Tito Livio, Virgilio, Orazio, Ovidio, Varrone, Vitruvio. La terza è quella che venne dopo la resa di Costantinopoli da parte di Maometto II. Il lettore può rammentare che si vide allora in Italia una famiglia di semplici cittadini fare quel che i re dell’Europa dovevano intraprendere. I Medici chiamarono a Firenze gli scienziati che i turchi scacciavano dalla Grecia: era l’epoca della gloria d’Italia. Già le belle arti vi avevano ripreso nuova vita: gli italiani le onoravano col nome di virtù, come i primi greci le avevano distinte col nome di sapienza. Tutto mirava alla perfezione. Le arti, sempre dalla Grecia trapiantate in Italia, si trovavano su un terreno favorevole, dove dettero frutti improvvisi. La Francia, l’Inghilterra, la Germania, la Spagna vollero a loro volta averne, di quei frutti, ma questi o non maturarono in quei climi, oppure troppo presto degenerarono.

La quarta età è quella che chiamiamo il secolo di Luigi XIV e delle quattro è forse quella che maggiormente si avvicina alla perfezione. Arricchita dalle scoperte delle altre tre età, in certi generi ha fatto più che quelle tre unite. In realtà non tutte le arti sono state portate più avanti di quanto siano state sotto i Medici, sotto gli Augusto e gli Alessandro, ma in generale la ragione umana s’è perfezionata. Soltanto in quest’epoca si conobbe la sana filosofia, e si può in verità dire che, partendo dagli ultimi anni del cardinale Richelieu per giungere sino a quelli successivi alla morte di Luigi XIV, si compì nelle nostre arti, nella nostra mente, nei costumi, come nel governo, una rivoluzione generale, destinata a servire in eterno come il segno distintivo per la gloria autentica del nostro paese. Tale felice influenza non s’arrestò soltanto alla Francia, si estese all’Inghilterra, suscitando l’emulazione di cui aveva allora bisogno quella nazione animata e ardita, portò in Germania il gusto e le scienze in Russia, ravvivò persino l’Italia languente, e l’Europa fu debitrice della sua raffinatezza e dello spirito della società alla corte di Luigi XIV.”

 

Nov 142008
 

Anna Maria Luisa d'Orléans 1627-1693Siamo nel 1667, in piena guerra di devoluzione, contro la Spagna. Il re di Francia Luigi XIV ha appena 29 anni e si reca al fronte come fosse un gioco di società a cui partecipare allegramente, accompagnato dalla moglie, dalle amanti, dalle cortigiane. Al suo seguito c’era anche sua cugina, la Grande Mademoiselle, Anna Maria Luisa d’Orléans, duchessa di Montpensier (1627-1693). Leggiamo come la duchessa, nelle sue memorie, ci descrive uno di quei giorni:

«A un’ora di notte il fiume era talmente grosso che ci volle del bello e del buono per passarlo a guado. Trovammo finalmente una casa, tutta sgangherata, in mezzo ai prati. La Regina discese di carrozza. Entrammo. Avevamo una candela. La Regina volle vedere se l’altra stanza era un po’ meglio. Madama di Béthume, che reggeva la candela, cercò di aiutarla dandole la mano. Io sostenevo lo strascico di Sua Maestà. Tutt’a un tratto sentii che una gamba sprofondava. Caddi ginocchioni sull’altra. La Regina diceva: “Cugina mia, mi tirate per la coda.” Risposi: “Madama, sono sprofondata in un buco. Datemi il tempo di venir fuori.” Ne uscii tutta infangata: “et tout cela sécha sur moi”: tutto il fango mi si asciugò addosso. La Regina era sgomenta. Il Re la confortò. “Bisogna aspettare il giorno. Ritorniamo nelle carrozze.” Staccarono i cavalli. Feci allineare la mia carrozza vicino alle altre. Mi infilai un berrettaccio di lana, e sopra il berretto la cuffia, e la mia veste da camera sopra il vestito. Mi slacciai un tantino: il busto mi martirizzava, stanca morta com’ero. Non arrivai a poter dormire. Un baccano tale! L’indomani ci fu la questione del mangiare. Era già sera che vennero a chiamarmi. “Il Re e la Regina stanno per andare a tavola.” Mi feci portare a tavola su di una seggiola, sarebbe stato impossibile arrivarci a piedi (a meno di calzare gli stivali) tanto era la mota. La Regina prese un brodo: ne rimase un po’ nella terrina: presi la terrina, mi affrettai a trangugiarlo. E poi, di nuovo, il gran problema di dormire. La Regina era disperata: diceva che si sarebbe ammalata se non le avessero trovato un letto da dormire. Il Re la consolò. “Ecco” disse “ ecco i materassi. Eccoli che arrivano. Nel letto di Romecourt c’è posto per tutti.” E lei: “Ma è orribile. Che? Dormire tutti insieme?” “E be’? Che c’è di male? Sdraiarsi tutti insieme su dei bravi materassi… ma si è vestiti! Chiedetene un po’ a mia cugina: possiamo rimetterci al suo parere: quello che lei dice lo accetteremo, come il lodo dei probiviri.” Io, per me, non trovai che ci fosse nulla di male se dieci o dodici signore dormivano vestite in una camera col Re, con suo fratello. La Regina, allora, acconsentì. Dietro di noi, nella sala, si udivano bofonchiare delle vacche, e degli asini.» (1)

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1. N. F. Madera, C. Chiericati, G. Rizzoni, Luigi XIV. Il re sole, Mondadori, Milano, 1970, pag. 85.

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