Abbiamo accennato tempo addietro a Louis Sébastien Mercier (»»»qua), per cui andiamo a leggere come ci presenta la Bastiglia poco prima della Rivoluzione del 1789, dal suo Tableau de Paris, pubblicato in dodici tomi tra il 1781 e il 1788. Il presente brano è tratto dal libro Parigi fantasma (0):
“Prigione di Stato: questo basta a definirla. «È un castello – dice Saint-Foix – che, senza essere fortificato, è il più temuto d’Europa». (1)
Chi può sapere cosa è avvenuto dentro la Bastiglia, chi vi è rinchiuso, chi vi è stato rinchiuso? Ma come si potrà scrivere la storia di Luigi XIII, di Luigi XIV e di Luigi XV, se non si conosce la storia della Bastiglia? Tra le sue mura sono accadute le cose più interessanti, più curiose, più strane. La parte più interessante della nostra storia rimarrà dunque nascosta per sempre: niente trapela da quel baratro, non più che dal muto abisso delle tombe.
Enrico IV fece conservare il tesoro reale alla Bastiglia. Luigi XV vi fece rinchiudere il Dizionario enciclopedico, che ancora vi marcisce. (2)
Il duca di Guisa, padrone di Parigi nel 1588, lo fu anche della Bastiglia e dell’Arsenale. Ne nominò governatore Bussi le Clerc, procuratore del parlamento (3). Bussi le Clerc, fece prendere d’assalto il parlamento, che si rifiutava di sollevare i francesi dal giuramento di fedeltà e obbedienza, condusse alla Bastiglia presidenti e consiglieri, tutti in toga e tocco; e là li mise a pane e acqua.
Oh larghe mura della Bastiglia, che, durante gli ultimi tre regni, avete raccolto i sospiri e i gemiti di tante vittime, se poteste parlare, come verrebbe smentito dai vostri racconti terribili e fedeli il linguaggio timido e adulatorio della storia!
Vicino alla Bastiglia si trova l’Arsenale (4), che funge da polveriera, dipendenza altrettanto terribile della dimora principale.
La torre di Vincennes rinchiude ancora dei prigionieri di Stato che, a quanto pare, devono finire là i loro tristi giorni. Chi ha potuto calcolare con precisione il numero delle lettere sigillate (5) inviate durante gli ultimi tre regni?
Abbiamo una storia della Bastiglia in cinque volumi, che riferisce alcuni aneddoti singolari e bizzarri, ma nulla di ciò che si desidererebbe tanto conoscere, in una parola, nulla che possa gettare un po’ di luce su certi segreti di stato, coperti da un velo impenetrabile. Se dobbiamo credere all’autore, all’epoca di un Argenson, vi si trattavano con rigore inaudito e tirannica violenza i detenuti, già fin troppo puniti con la perdita della libertà.
La direzione della prigione, oggi più mite e umana di quanto non lo sia mai stata dopo la morte di Enrico IV, si è indubbiamente molto ammorbidita rispetto a quella crudele severità, e non infligge più quelle punizioni spaventose e inutili.
Quando un detenuto muore alla Bastiglia, viene seppellito a Saint-Paul, alle tre di notte. Invece dei preti, sono i secondini che portano la bara, e i membri dello stato maggiore assistono alla sepoltura. Il cadavere sfugge pertanto al terribile potere solo attraverso la tomba.
Non appena si parla della Bastiglia a Parigi, si evoca subito la storia della maschera di ferro: ognuno se la foggia a piacere e vi mescola riflessioni non meno fantasiose (6).
Il popolo, d’altronde, ha più paura dello Châtelet (7) che della Bastiglia: non teme questa prigione estrema, perché gli appare come qualcosa di remoto, dato che esso non possiede nessuno dei requisiti che ne aprono le porte. Di conseguenza, non compiange molto coloro che vi sono detenuti, e per lo più ne ignora perfino i nomi. Non testimonia alcuna riconoscenza verso i generosi difensori della sua stessa causa. I parigini preferiscono comprare pane per vivere, rispetto al più bel discorso in cui venisse dimostrato che essi hanno diritto a una vita agiata. Una volta, gli scrittori venivano mandati alla Bastiglia per un nonnulla; ci si è accorti che l’autore, il libro e le sue opinioni acquistavano in tal modo maggiore celebrità; si è preferito lasciare che l’opinione di ieri venisse cancellata da quella di domani; e si è capito che, disponendo della forza fisica, non bisogna preoccuparsi molto delle idee politiche e morali, instabili, e mutevoli per loro natura.
Là geme, o non geme più, il celebre Linguet (8). Qual è il suo delitto? Non si sa.
L’effetto è spaventoso, la causa sconosciuta. (Voltaire)”
-III, 283-
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0. Louis Sébastien Mercier, Parigi fantasma, Edizioni Medusa, 2008, pp. 33 e sgg.
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Note del curatore del libro da cui è tratto il brano:
1. Poullain de Saint-Foix (1698-1776): autore degli Essais historiques sur Paris (1754).
2. Si tratta della celebre Encyclopédie, diretta da Diderot e d’Alembert.
3. S’intenda Bussy-Leclerc, morto in esilio nel 1635; il duca di Guisa (Enrico I di Lorena, 1550-1588) fu uno dei capi della Lega santa ai tempi delle guerre di religione in Francia; fu uno dei principali responsabili della notte di San Bartolomeo in cui vennero massacrati gli ugonotti (1572).
4. Mercier si riferisce plausibilmente al Petit Arsenal, oggi scomparso; mentre esiste tuttora l’Arsenal.
5. Le lettres de chacet erano ordini di arresto (o di esilio) emanati direttamente dal re, anche su istanza di privati cittadini, senza che venissero esaminati e approvati dalla giustizia ordinaria: rappresentano uno dei simboli dell’arbitrarietà del potere assoluto.
6. Fu Voltaire che, tra i primi (o, forse, per primo), riprese e diede credito a questa storia in Le siécle de Louis XIV (tr. it. Il secolo di Luigi XIV, Einaudi, Torino 1951, pp. 284-286).
7. Prigione che si trova sull’Île de la Cité.
8. Nicolas-Simon-Henry Linguet (1736-1794) avvocato e polemista; dopo una lunga reclusione alla Bastiglia, pubblicò un Mémoire sur la Bastille (1783). Venne condannato alla ghigliottina durante la reazione termidoriana.
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