Nella mia carriera d’intervistatore ho avuto la fortuna d’incontrare personaggi di tutti i tipi, dittatori, re, imperatori, regine, musici, pittori, scultori, ma anche gente comune, lavoratori, contadini, piccoli commercianti, impiegati, insomma tutti coloro che hanno vissuto nella storia, storia intesa come insieme di eventi, di fatti, di misfatti, come romanzo da raccontare. Ognuno di loro aveva e ha una particolarità, un determinato carattere, un peculiare modo di fare, di vivere la vita, così come la regina d’Inghilterra Elisabetta I (1533-1603), regnante della dinastia Tudor, figlia di Enrico VIII e della sua seconda moglie Anna Bolena.
Ciò nondimeno, andiamo con ordine.
Per raggiungere l’Inghilterra viaggiai per terra e per mare, attraversando in pieno inverno il canale della Manica che la separa dal resto del continente. Credevo non arrivare mai, poiché un’infuriata tempesta, con onde così alte che non si vedevano da decenni, costrinse il nostro fragile legno ritornare nel porto francese per ben due volte. Confesso avevo un po’ di paura. Finalmente, dopo tre giorni di maltempo, una mattina di cielo sereno e mare quasi calmo salpammo con vento propizio e raggiungemmo le coste britanniche con una buona dose di coraggio.
Alloggiai a Londra, città mercantile per eccellenza e in piena crescita economica. Ben presto, grazie a degli amici influenti, ebbi il piacere di parlare con la regina.
Domanda: Maestà, come ricorda suo padre?
Elisabetta: Grande uomo con una forte personalità. Lo ricordo come un essere imponente, era alto quasi due metri, dai bei capelli rossi. Gli piaceva ballare, amava ascoltare musica, bere buon vino e… anche le donne. Era duro di carattere sia con i sudditi che con la famiglia. Mia madre mi raccontava sempre un particolare che la colpì, non essere venuto, lui, al mio battesimo.
D.: Lei è riuscita a dare all’Inghilterra un lungo periodo di pace e prosperità, tutti le vogliono bene e la considerano una sovrana davvero speciale. Ci descriva una sua giornata tipica, cosa fa, a che ora si alza?
Elisabetta: Normalmente mi sveglio alle ore 6.30-7.00 del mattino, faccio una breve passeggiata nel giardino per prendere un po’ d’aria. Alle 9.00 vengono i miei segretari, firmo alcune lettere, poco dopo il mio consigliere privato si avvicina per comunicarmi le ultime notizie. Beh! Sono una donna e ho le mie debolezze, mi piace ballare, così verso le 11.30 una mezzoretta di svago, qualche passo di danza e a mezzogiorno si serve il pranzo. Gli ambasciatori solitamente li ricevo il pomeriggio intorno alle 14.00 e alle 17.00 banchetto di Stato o cena privata con balletti o spettacoli musicali: la cultura a corte non deve mai mancare, addolcisce gli animi e rallegra la vista! Non è ancora finita: alle ore 20.00, altri documenti di Stato, ulteriori visite, magari private, infine alle 23.00-24.00 vado a riposare.
D.: Una giornata intensa, maestà! Com’è diviso il suo palazzo, come ha distribuito le sue stanze?
Elisabetta: Noto che lei è curioso, non dovevamo parlare della mia politica estera? Comunque… nella Sala del Trono faccio le mie apparizioni pubbliche davanti alla corte; poi vi è la Sala delle Udienze, dove ci troviamo in questo momento, qua ricevo ambasciatori, delegati, rappresentanti, ma anche gente comune, i miei sudditi; infine gli appartamenti privati, qualche camera, qualche soggiorno solo per me, alla fine mi basta ben poco per vivere.
D.: Le dispiace se parliamo brevemente della sua vita privata?
Elisabetta: Tutti sanno che non amo parlare di me stessa, né delle mie faccende private. In ogni modo, se questo serve a chiarire qualche ambiguità, ben vengano tali domande. Mi dica.
D.: Ufficialmente, maestà, lei ebbe tanti pretendenti, ora, alla sua venerabile età, guardando il passato, chi crede l’avrebbe fatta felice?
Elisabetta: (1) È vero, tanti erano i miei pretendenti: Filippo II di Spagna, che inseguiva il sogno di annettere anche l’Inghilterra ai suoi possedimenti e di avermi come alleata; poi c’era quel pazzo di Eric di Svezia, realmente matto d’amore per me, a cui dovetti dirgli per ben 4 volte che non desideravo avere nulla a che fare con lui; poi ancora, il re di Danimarca… mi lasci ricordare che era davvero comico, andava in giro con un corpetto di velluto su cui c’era ricamato un cuore trafitto, poverino! Poi l’arciduca Carlo d’Austria, questa è una storia particolare. E sicuramente qualcun altro che non ricordo.
D.: Maestà, raccontano che lei abbia scritto una lettera al conte di Leicester, Robert Dudley, suo consigliere, in cui si dice che aveva un…
Elisabetta: (2) No comment!
D: Un’ultima domanda, come giudica le opere di Shakespeare?
Elisabetta: È un genio, è un grande scrittore, un prolifico commediografo. Gli avevo proposto di pensare a una commedia da eseguire in corte, lui, da ubbidiente suddito, dopo un paio di settimane, ha rappresentato “Le allegre comari di Windsor”. Bella, davvero interessante.
D.: Maestà, la ringrazio per il tempo concessomi e mi scusi per qualche domanda poco pertinente.
Elisabetta: Non si preoccupi, il popolo deve sempre sapere la verità, dopotutto io vivo per la mia Inghilterra, questo è uno dei motivi per il quale non mi sono sposata, perché amo tanto la mia patria che non ho tempo per gli uomini. Arrivederci, buon uomo.
D.: Arrivederci, maestà.
A questo punto desidero trascrivere un paio di righe di quella lettera che si dice, ripeto, si dice, scritta da Elisabetta, in cui si rivela un certo sentimento d’amore per Robert Dudley:
” (…) Il Signore ha voluto allontanarti da me, unico uomo che io abbia mai amato. Di fronte al tuo fascino, Rob, la mia volontà di vivere e morire senza uno sposo andava sempre più indebolendosi e questo non avrebbe portato che guai. (…) ”
Rimasi perplesso dopo quell’intervista, vi era un’aria misteriosa nelle riposte della regina, eppure è una donna forte, coraggiosa, sicura di sé, una donna che con il suo carattere ha portato l’Inghilterra a essere una delle prime potenze d’Europa, che ha aiutato artisti, che è riuscita a riorganizzare e rimodernare lo stato.
Con queste conclusioni mi avviai verso il porto, dopo aver sostato ancora per qualche giorno nella città, notando i floridi commerci e una brulicante attività economica. L’Inghilterra stava potenziando la sua flotta, le sue navi commerciavano con mezzo mondo, il popolo sembrava felice di avere Elisabetta come regina, pareva amarla e rispettarla.
Partii di buon’ora, lasciandomi alle spalle le incantevoli e bianche scogliere di Dover che illuminavano con la loro luce il verde dei campi.
Stavolta il buon tempo permise una piacevole attraversata.
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1. N.d.R.: Lunghissimo momento di riflessione, sembrava che la regina non volesse rispondere.
2. N.d.R.: M’interruppe. Diventò rossa, sembrava al punto di cacciarmi via.
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da: Gaspare Armato, Appunti della Storia, Autorinediti, Napoli, 2008, pagg. 53 a 59.
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Elisabetta I in un corteo (Robert Peake)
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Piccola bibliografia:
- Simon Adams, Elisabetta I. La reietta che divenne regina d’Inghilterra, IdeeAli, 2010.
- Nadia Fusini, Lo specchio di Elisabetta, Mondadori, 2009.
- Carolly Erickson, Elisabetta I. La vergine regina, Mondadori, 2000.