Apr 242013
 

Nella ricerca storica a volte bisogna forzare la mano, lanciare la prima pietra, dare il primo urlo affinché si possa, nei limiti della documentazione posseduta, proporre una diversa visione, una probabile alternativa lettura dei fatti.
Abbiamo già accennato alla cultura Katía, indigeni presenti nel momento della conquista spagnola nell’America del Sud, etnia ben diffusa nella zona antioqueña dell’odierna Colombia. Sebbene si conosca a grandi linee la loro storia grazie ai dettagli lasciati dagli esploratori e dai prelati dell’epoca, il prof. Ricardo Saldarriaga Gaviria, antropologo dell’Universidad de Antioquia, avanza una tesi, nel suo libro El Paisa y sus origenes. Lo que non se ha dicho del descubrimiento, che potrebbe indurre a profonde riflessioni, riflessioni che porterebbero a pensare la cultura sudamericana, o almeno parte di essa, di origine asiatica e mediterranea. Lo abbiamo già letto nei Quimbaya, a suo avviso di provenienza cinese, mentre i Darienes, un altro gruppo indigeno, soffrì l’influenza egizia e romana, così come i Katíos traevano indizi di discendenza birmana.

Soffermiamo dunque la nostra attenzione su quest’ultima etnia, secondo il nostro autore, i migliori orefici d’America, le cui figure che rappresentavano divinità con sfere o seni nella testa:

“… avrebbero avuto origine nel Nepal o in Birmania dove si venerò circa 3.500 anni addietro il dio tibetano Bon. I Catíos dell’Impero Ylama [*] come i Catíos della Birmania hanno voluto lasciare la sintesi di una strana divinità cosmica…” (1).

Un modo per affermare che nella storia le relazioni e interrelazioni sono sempre e ovunque presenti, per dire che nessuna cultura nasce dal nulla, ma deriva dallo sviluppo dall’evoluzione dall’espansione di una precedente o coeva le cui basi potrebbero essere distanti perfino migliaia di chilometri. Nel senso che il mondo di allora, come il mondo di oggi, avrebbe avuto connessioni più di quanto immaginiamo (per es., uno sigillo egizio scarabeo trovato in una necropoli etrusca).

Caciques, El Paisa y sus origenes. Lo que non se ha dicho del descubrimiento, Ricardo Saldarriaga Gaviria

Ma andiamo avanti e, considerando la lingua degli egizi, i Katíos avrebbero potuto avere ascendenza nord africana, infatti, prosegue il prof. Saldarriaga:

“… Fra i Catíos dell’Impero Ylama e alcuni di discendenza egizia, ci sono stati molti cachiques con il cognome Ra, come Abu-Ra, I-Ra, U-Ra e altri con il Ra nei loro nomi come Urrao e Carrapa. I Catíos chiamavano murrapo alla dea del sole e alla dea della terra arracacha.” (2)

Ra era difatti il dio-sole nell’antico Egitto, unitosi poi ad Amon, essendo infine la più importante divinità del pantheon egizio con il nome di Amon-Ra.

Ancora oggi sembra che l’ipotesi della matrice birmana (birmani ed egizi avevano avuto una certa relazione) sia ben visibile a occhi nudi, sempre secondo il nostro antropologo, per le vie, per esempio, della città di Medellin, dove le persone hanno fisionomie che ricordano l’oriente: capelli intensamente neri e lunghi, narice corta, pelle scura e liscia quelli d’ispirazione indocinese, mentre i melanesi sono leggermente più alti, capelli lunghi neri e un po’ ondulati, narice poco più lunga dei primi e a forma di aquila, pelle brunastra. Popoli venuti da lontane terre portando con loro genti di altri luoghi e altre stirpi – dall’Egitto e dal Mediterraneo in generale -: in poche parole, un variopinto mosaico di geni che oggi si ritrovano nei tratti somatici antioqueñi.

Figure tipiche birmane, El Paisa y sus origenes. Lo que non se ha dicho del descubrimiento, Ricardo Saldarriaga Gaviria

Ma non solo geni, anche usanze e costumi. Nessi archeologici – diamo un’occhiata alla foto di sopra – che varrebbe la pena comparare con maggiore attenzione. Inoltre, avrebbero messo in pratica conoscenze e tecniche che riportano all’oriente, per esempio sul modo di lavorare il bronzo che si rifà a quello indocinese o birmano (4).

Il serpente fu uno degli animali che più rappresentò i Catíos, lo notiamo nelle varie figure che ci sono pervenute, così come la rana, elementi tipici orientali. E se forziamo ancora un po’ la storia dei “paragoni”, potremmo affermare che

“… queste effigie del Poporoso dio del Cosmo rappresenterebbero a Vishnu del bramanesimo.” (5)

Figure con serpenti, El Paisa y sus origenes. Lo que non se ha dicho del descubrimiento, Ricardo Saldarriaga Gaviria

Tiriamo momentaneamente le somme, un totale che dovrebbe indurre ogni storico a non fermarsi alle solite e consuete tesi, ma, talvolta e quando i documenti lo permettono, azzardare ipotesi che inciterebbero a ulteriori indagini, teorie che uscirebbero fuori dal solito seminato.
Chissà, forse la storia acquisterebbe una marcia in più!

—–

- 1. Ricardo Saldarriaga Gaviria, El Paisa y sus origenes. Lo que non se ha dicho del descubrimiento, Susaeta ed. sa. Medellin, 2011, pag. 105.
- 2. op. cit., pag. 106.
- 3. op. cit., pag. 113.
- 4. op. cit., pag. 123.
- 5. op. cit., pag. 135.

* L’Impero Ylama era, secondo il prof. Saldarriaga, un grande complesso di culture che abitava la zona antioqueña e territori limitrofi, fra il 1.600 prima di Cristo e l’arrivo degli spagnoli nel XVI sec.

N.b.:
- Le immagini sono prese dal libro del prof. Ricardo Saldarriaga Gaviria.
- Tutte le traduzioni dallo spagnolo sono di Gaspare Armato.

Apr 122013
 

Interessanti le illustrazioni di questo libro, The History of Costume, che è bene tenere a portata di mano, un lavoro che, sebbene risalga alla seconda metà del XIX sec. – 1861-1880 -, è sempre valido per approfondire seppur “visualmente” i costumi dell’epoca.

Le 500 tavole del Zur Geschichte der Kostüme, che in un principio erano state pubblicate da Braun & Schneider (Kaspar Braun e Friedrich Schneider) in un periodico tedesco, a Monaco, il Münchener Bilderbogen, rappresentano il modo di vestirsi dall’antichità, dagli egizi, fino agli ultimi decenni del XIX secolo. Il libro è disponibile »»»qua.

E già che ci siamo, diamo uno sguardo ai link sul tema in questione che ci consiglia la New York Public Library.

Alunni italiani e donne tedesche di classe media, XIII sec.Nell’immagine, alunni italiani e donne tedesche di classe media, sec. XIII.

Feb 052013
 

Vi sono case editrici che hanno una storia di tutto rispetto, case che non seguono mode o gusti momentanei, case con un percorso che sa di vera cultura, quella cultura che dura e perdura attraverso i decenni.
Fra queste spiccano certamente le Edizioni Remo Sandron (»»»qua la loro venerabile storia), fondate nel 1839 a Palermo, adesso a Firenze, di cui i volumi pubblicati sono oramai classici di cui non si può fare a meno.
Ne segnalo quattro che trattano materie riguardanti l’argomento del blog, Storia moderna.

Vittoria Kienerk, Pina Marzi Ciotti, Storia dell'arte in prospettiva europea ad orientamento interdisciplinare

Vittoria Kienerk, Pina Marzi Ciotti, Storia dell’arte in prospettiva europea ad orientamento interdisciplinare, Ed. Remo Sandron, 1992.
Il libro offre una vasta rassegna delle più significative espressioni artistiche della civiltà occidentale, con riferimenti ad aspetti interdisciplinari.

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Giovanni Giovannini, Questionario di storia - L'età moderna

Giovanni Giovannini, Questionario di storia – L’età moderna, Ed. Remo Sandron, 1971.
Dal Rinascimento all’età napoleonica, un volume con schemi e tavole sinottiche, presenta inoltre questioni di critica storica alla fine di ogni capitolo.

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Giovanni Giovannini, Questionario di filosofia nel Rinascimento e nell'età moderna

Giovanni Giovannini, Questionario di filosofia nel Rinascimento e nell’età moderna, Ed. Remo Sandron, 1969.
Esposizione agevole, spesso con passi tratti dalle opere dei filosofi, un compendio di storia della filosofia che va dall’Umanesimo a Kant.

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Paolo Semama, Il pensiero pedagogico nel Rinascimento e nell'età moderna

Paolo Semama, Il pensiero pedagogico nel Rinascimento e nell’età moderna, Ed. Remo Sandron, 1971.
Partendo dall’Umanesimo per raggiungere l’Illuminismo e Kant, un percorso attraverso le varie correnti di pensiero ricordando i fondamenti filosofici

Oct 142012
 

Con Annarita oramai ci conosciamo da tanti anni, da quando entrambi avevamo i nostri blog sulla piattaforma Splinder, oramai scomparsa. Ci seguivamo a vicenda, lei raccontava di libri e storie per bambini – ma non solo -, io proseguivo le mie escursioni nella storia moderna.
Dopo averla intervistata qualche anno fa (»»qua), adesso sono felicemente sorpreso sapere che ha pubblicato un romanzo, con le Edizioni Fili d’Aquilone, di ambientazione storica, un romanzo che, dalle prime righe, cattura la nostra attenzione e non la molla fino alla fine. Delicato, pieno di sentimenti, dalla bella scrittura, Quando l’usignolo (»»qua) è uno di quei libri che riescono a intrattenere insegnando qualcosa.

- Annarita, insomma, non è questa una piacevole sorpresa, tu che usualmente scrivi di storie per bambini, da dove nasce questa fatica e perché?
Anche questa storia, come le precedenti, è nata dal grande interesse che nutro per l’affascinante universo dei bambini e degli adolescenti. I due precedenti libri»qua e »»qua) sono testi di narrativa per la scuola secondaria di primo grado e questo è destinato a un pubblico un poco più grande, i cosiddetti young adults, ma io preferisco dire adolescenti. In particolare mi sono voluta cimentare in una storia di ambientazione storica perché il Medioevo è sempre stato il mio periodo storico preferito e non sono mai stata d’accordo sull’usuale definizione di secoli bui.

- Questo significa che la lettura del tuo libro è consigliata anche ai bambini, o gli intrecci del racconto sono tali da essere destinati a un pubblico più adulto?
Come dicevo prima, indubbiamente questa storia è destinata a un pubblico più adulto perché affronta temi come l’amore, la rivalità, il senso dell’onore e descrive situazioni e personaggi nei quali i più piccoli non possono giustamente ancora riconoscersi.

- Il romanzo è ambientato nell’Italia del XIII sec., un secolo controverso e caratterizzato dalle crociate: quanto hanno influito gli eventi di quegli anni nelle vicende dei protagonisti, Vieri Viviana e Jacopo?
La crociata di re Luigi IX è un momento di crescita e di maturazione per Jacopo, che spera di dimenticare così i problemi e le preoccupazioni che lo hanno allontanato dalla sua terra e dalla sorella Viviana, sposa dell’amico d’infanzia Vieri. Al contrario di Jacopo, Vieri non ha sentito il richiamo della crociata e preferisce seguire le orme paterne nel governo del borgo. Viviana ha vissuto come un doloroso strappo la brusca partenza del fratello e desidera solo il suo ritorno.

- Quanta storia, vera storia, c’è nel libro, e quanto ti è costato nel ricercare eventi fatti circostanze accaduti realmente?
All’infuori del riferimento alla crociata, la storia è completamente di fantasia. Tuttavia ho fatto molte ricerche sui libri di storia per documentarmi con la maggior esattezza possibile riguardo la crociata e gli usi, le abitudini, la vita quotidiana dell’epoca. Cominciai a scrivere la storia parecchi anni fa quando ancora internet non era diventato il principale mezzo d’informazione e di ricerca e ho un bellissimo ricordo del tempo trascorso a documentarmi sui libri che via via acquistavo o mi procuravo in biblioteca. Conservo il taccuino con gli appunti e i disegni e i grossi quaderni rilegati sui quali ho scritto la storia a mano. È stata una faccenda lunga riportare poi tutto al computer, ma mi è servito anche per rivedere la trama e intervenire sullo stile e sul taglio della storia.

- Quale dei tuoi personaggi è esistito per davvero o sono frutto della tua fantasia, per esempio, il barone Folco Bonomi?
Tutti i personaggi sono puramente di fantasia, ma rispecchiano, spero abbastanza fedelmente, la mentalità e gli usi dell’epoca. Il barone Folco è una summa delle doti del buon castellano, severo, ma giusto; messer Pietro è il ritratto di un dotto dell’epoca, amante dei libri e della cultura; il cavaliere Giovanni Bonaccolsi è un campione di lealtà e di coerenza. Però non sono personaggi sempre e solo positivi, ho cercato di infondere nei loro caratteri quel tratto decisamente umano fatto di dubbi, incertezze, debolezze che ci accomuna in ogni epoca. I personaggi del libro conoscono anche la bassezza, la gelosia, l’inganno, la cattiveria, ma sanno trarne giovamento per crescere.

- Come hai intrecciato i giochi della storia con quelli della tua creatività?
Avevo bene in mente le linee generali, sapevo quali percorsi di vita avrebbero seguito i personaggi e ho adattato la storia alle esigenze della trama, ma sempre con il massimo rispetto per la realtà e per la documentazione storica. Sicuramente avrò commesso qualche errore, ma spero non particolarmente grave!

- Grazie per la tua disponibilità, sono sicuro sarà un successo.
Sono io che ti ringrazio per l’attenzione e spero che questo libro possa piacere ai lettori, giovani e un po’ più grandi. Nel contatto con i miei giovani lettori, diretto nelle scuole o attraverso il blog »qua), non c’è per me soddisfazione più grande del sentirmi dire che le mie storie hanno regalato loro momenti di riflessione o di svago.

Aug 072012
 

Una denuncia dello scrittore americano Mark Twain (1835-1910), che durante un suo viaggio per varie terre, dall’Australia all’India al Sud Africa alla Rhodesia, accusa le potenze occidentali di perseguire una forte e violenta politica imperialista. Il suo scritto, Seguendo l’Equatore, è un libro che abbraccia filosofia, politica, botanica, antropologia, zoologia, che ci dà, in qualche modo, una acuta rappresentazione del mondo coloniale di fine XIX sec.:

In molti Paesi abbiamo incatenato il selvaggio, affamandolo a morte, e questo non ci colpisce perché la consuetudine ci ha avvezzati ad accettarlo; eppure, al confronto, una rapida morte per avvelenamento è una delicata gentilezza. In molti Paesi abbiamo dato la caccia ai selvaggi, ai loro bambini e alle loro madri con i cani e i fucili, nelle foreste e nelle paludi, come passatempo pomeridiano, e abbiamo riempito la regione di gaie risate che sovrastano la loro fuga scomposta e zoppicante e le loro sfrenate suppliche di pietà; ma questo metodo non desta la nostra attenzione, perché la consuetudine ci ha avvezzati ad accettarlo; eppure, al confronto, una rapida morte per avvelenamento è una delicata gentilezza. In molti Paesi abbiamo sottratto la terra al selvaggio, e lo abbiamo reso schiavo, e frustato ogni giorno, e abbiamo calpestato il suo orgoglio, e ucciso il suo unico amico, e lo abbiamo fatto lavorare fino a farlo crepare; e questo non ci fa specie, perché la consuetudine ci ha avvezzati ad accettarlo; eppure, al confronto, una rapida morte per avvelenamento è una delicata gentilezza.” (1)

*****
- 1. M. Twain, Seguendo l’Equatore, Baldini Castoldi Dalai ed., Milano, 2010, pag. 170-171.

May 162012
 

Una breve lista, che cercherò di aggiornare con una certa frequenza, sulla Storia del costume, con particolare attenzione all’età moderna.

 

- Carlo M. Belfanti, Civiltà della moda.

- Melissa Leventon, L’Abbigliamento nel mondo.

- M. Giuseppina Muzzarelli, Breve storia della moda in Italia.

- M. Giuseppina Muzzarelli, Guardaroba medievale. Vesti e società dal XIII al XVI secolo.

- Giulia Mafai, Storia del costume dall’età romana al Settecento.

- Giulio Ferrario, Il costume antico e moderno in tutti i popoli della terra.

- Paul Poiret, Vestendo la Belle Époque.

- Patricia Rieff Anawalt, Storia universale del costume. Abiti e accessori dei popoli di tutto il mondo.

- Roberta Orsi Landini, Moda a Firenze 1540-1580. Lo stile di Eleonora di Toledo e la sua influenza.

- Auguste Racinet, The complete costume history.

 

Mar 042012
 

Non è mai vano sottolineare l’importanza dei cartografi e della cartografia in generale nel trascorso della Storia moderna, cartografi spesso autori ed editori nello stesso tempo. E sebbene almeno fino a metà del XVI sec., nelle mappe venivano inseriti anche dettagli bizzarri ai nostri occhi, fantasiosi, immaginari, poco a poco si perfezionarono sempre più con il fine di raffigurare, per quanto possibile, le realtà territoriali del tempo.
Di seguito due libri che mi sembrano validi per avvicinarci a una materia essenziale per lo studio dei fatti dell’epoca, per capire che, per un certo periodo di tempo, le mappe servivano inoltre come propaganda, per esaltare gesta e conquiste di un re imperatore principe papa, mappe altresì a carattere sociale politico, oltre che geografico.

David Buisseret, con I mondi nuovi. La Cartografia nell’Europa moderna, ci immerge letteralmente nelle rappresentazioni territoriali dell’epoca, un’epoca in piena trasformazione politica e geografica, piena di scoperte. Partendo dall’influenza della Grecia e di Roma, per continuare con il Medioevo, approfondisce determinati aspetti dell’Età moderna. Un continuum che serve a penetrare le trasformazioni avvenute e l’influenza che la cartografia ha avuto nella storia, una cartografia utile, fra l’altro, per controllare possedimenti oltremare e preparare battaglie. Il volume è molto ricco in immagini.

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Juergen Schultz, La cartografia tra scienza e arte. Carte e cartografi nel Rinascimento italiano.
Premettendo che “É scorretto attendersi da una mappa assoluta attendibilità e precisione, perché alla fin fine il proposito di un cartografo, anche del più moderno, non è mai quello di registrare la nuda verità”, il libro inizia analizzando la famosa veduta di Jacopo de’ Barbari, fino a parlare di Cristoforo Sorte e del Palazzo Ducale di Venezia, per concludere con le belle rappresentazioni murali cartografiche nell’Italia del Rinascimento. Un libro che scrivendo di carte e cartografi ci porta in un aspetto del Rinascimento italiano poco conosciuto.

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