May 162012
 

Una breve lista, che cercherò di aggiornare con una certa frequenza, sulla Storia del costume, con particolare attenzione all’età moderna.

 

- Carlo M. Belfanti, Civiltà della moda.

- Melissa Leventon, L’Abbigliamento nel mondo.

- M. Giuseppina Muzzarelli, Breve storia della moda in Italia.

- M. Giuseppina Muzzarelli, Guardaroba medievale. Vesti e società dal XIII al XVI secolo.

- Giulia Mafai, Storia del costume dall’età romana al Settecento.

- Giulio Ferrario, Il costume antico e moderno in tutti i popoli della terra.

- Paul Poiret, Vestendo la Belle Époque.

- Patricia Rieff Anawalt, Storia universale del costume. Abiti e accessori dei popoli di tutto il mondo.

- Roberta Orsi Landini, Moda a Firenze 1540-1580. Lo stile di Eleonora di Toledo e la sua influenza.

- Auguste Racinet, The complete costume history.

 

Mar 042012
 

Non è mai vano sottolineare l’importanza dei cartografi e della cartografia in generale nel trascorso della Storia moderna, cartografi spesso autori ed editori nello stesso tempo. E sebbene almeno fino a metà del XVI sec., nelle mappe venivano inseriti anche dettagli bizzarri ai nostri occhi, fantasiosi, immaginari, poco a poco si perfezionarono sempre più con il fine di raffigurare, per quanto possibile, le realtà territoriali del tempo.
Di seguito due libri che mi sembrano validi per avvicinarci a una materia essenziale per lo studio dei fatti dell’epoca, per capire che, per un certo periodo di tempo, le mappe servivano inoltre come propaganda, per esaltare gesta e conquiste di un re imperatore principe papa, mappe altresì a carattere sociale politico, oltre che geografico.

David Buisseret, con I mondi nuovi. La Cartografia nell’Europa moderna, ci immerge letteralmente nelle rappresentazioni territoriali dell’epoca, un’epoca in piena trasformazione politica e geografica, piena di scoperte. Partendo dall’influenza della Grecia e di Roma, per continuare con il Medioevo, approfondisce determinati aspetti dell’Età moderna. Un continuum che serve a penetrare le trasformazioni avvenute e l’influenza che la cartografia ha avuto nella storia, una cartografia utile, fra l’altro, per controllare possedimenti oltremare e preparare battaglie. Il volume è molto ricco in immagini.

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Juergen Schultz, La cartografia tra scienza e arte. Carte e cartografi nel Rinascimento italiano.
Premettendo che “É scorretto attendersi da una mappa assoluta attendibilità e precisione, perché alla fin fine il proposito di un cartografo, anche del più moderno, non è mai quello di registrare la nuda verità”, il libro inizia analizzando la famosa veduta di Jacopo de’ Barbari, fino a parlare di Cristoforo Sorte e del Palazzo Ducale di Venezia, per concludere con le belle rappresentazioni murali cartografiche nell’Italia del Rinascimento. Un libro che scrivendo di carte e cartografi ci porta in un aspetto del Rinascimento italiano poco conosciuto.

Jan 012012
 

Non si può studiare la Storia senza aver approfondito Marc Bloch, senza aver capito l’importanza dei suoi suggerimenti, dei suoi lavori, del suo modo di affrontare una ricerca. Di seguito due testi da leggere con somma attenzione.

L’importanza della memoria collettiva, del comprendere e del non giudicare, alcuni dei punti fondamentali del pensiero del grande storico. Apologia della storia o Mestiere di storico, oramai un classico, ci da le basi tecniche, ci mostra i mezzi artigianali con cui lavorare per riuscire nell’intento di un’indagine professionale. Libro da leggere e rileggere, da tenere sempre a portata di mano.

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Storici e storia raccoglie una serie di articoli che spaziano dalla metodologia agli strumenti di lavoro, dal ritratto di alcuni storici all’insegnamento della stessa storia, e via dicendo, un libro insomma che ci porta a scoprire un Bloch preciso, chiaro, consapevole dell’importanza della storia come scienza.

Dec 062011
 

Base del moderno sapere, i libri hanno avuto un’importanza determinante nello sviluppo della nostra civiltà, vuoi occidentale che orientale. Ciò che una volta si affidava all’oralità, poi si è custodito nei libri, in quelle pagine scritte che hanno raccolto e raccolgono informazioni di tutti i tipi. Oggi, età del computer, era dell’iPad, epoca delle comunicazioni veloci e visive, sembra che i libri, poco a poco, stiano passando di moda, eppure hanno costruito – anche ma non solo – il sapere, le basi della nostra Europa. Philippe Daverio ce ne parla in questo splendido documentario.

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Nov 292011
 

Oramai da qualche decennio viviamo nell’era di internet, della rete, di una più facile e “semplice” condivisione, e la Storia, lo studio degli avvenimenti, deve per forza maggiore adeguarsi ai tempi. Lo storico contemporaneo ha bisogno di, oltre saper analizzare, per esempio, la veridicità di un testo manoscritto o a stampa, conoscere i limiti della digitalizzazione dei documenti, delle fonti, delle testimonianze, deve aver dimestichezza con i nuovi mezzi che le scienze mettono a sua disposizione.

Di seguito due libri per avvicinarsi al mondo della storiografia nell’era del computer, ai problemi connessi, alle difficoltà da affrontare, agli ostacoli che si incontrano.

La storiografia digitale, a cura di Dario Ragazzini, UTET ed., è un testo che si domanda, fra le altre cose, cosa si trova in rete, come aggiornare un “vecchio” mestiere, insomma problemi concettuali e complicazioni pratiche che il nuovo medio presenta.

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Stefano Vitali, Passato digitale, Bruno Mondadori ed., ci introduce nel mondo della memoria documentata in formato digitale. Un libro necessario per avvicinarsi alle nuove sfide che lo storico deve superare, fra cui la sfida dell’immaterialità del testo.

Nov 132011
 

I banchetti, durante il periodo rinascimentale, ebbero maggiore diffusione che nei decenni precedenti, pranzi, cene, feste e via dicendo acquistarono una certa rilevanza nelle corti italiane ed europee in generale. Il cibo divenne segno di opulenza, di distinzione e, ancor più, se era preparato e servito in determinate maniere e da famosi cuochi, coppieri, trincianti…
Di seguito tre libri che ci introducono nelle cucine e nelle ricette dell’epoca.

Cristoforo da Messisbugo ci presenta il suo Banchetti, composizioni di vivande e apparecchio in generale, un libro di uno dei cuochi più famosi del ’500. Fra i tanti particolari ci descrive avvenimenti artistici e letterari che si svolgevano prima e dopo i pasti.

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Più che di ricette, il volume di Claudio Paolini, A tavola nel Rinascimento. Luoghi, arredi e comportamenti, si occupa delle professioni e degli oggetti che giravano intorno al banchetto rinascimentale, non perdendo l’occasione di parlare di galateo e comportamento.

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Novanta ricette per deliziare il nostro palato come fossimo nel Cinquecento. Françoise Sabban e Silvano Serventi, A tavola nel Rinascimento, ci servono piatti tipici di quel periodo in ricette di facile preparazione. Il commento storico ne arricchisce l’esperienza.

Feb 092010
 

I torchi gutenberghiani, ne abbiamo scritto varie volte, hanno cambiato il modo di avvicinarsi alla cultura, oltre a quello di leggere e di rapportarsi con i libri. Chi ne era favorevole, chi invece li trovava poco utili, o chi li rifiutava del tutto. Fra questi ultimi, ricordiamo Vespasiano da Bisticci o, in un primo momento, Lorenzo de’ Medici, o addirittura Federico da Montefeltro che diceva non volere libro stampato artificialmente nella sua biblioteca.
Un’altra rivoluzione sta interessando il nostro presente, una rivoluzione, a nostro avviso – dico nostro perché ne abbiamo parlato con Alessio Miglietta nel libro dedicato al Codice -, ancor più profonda rispetto a quella della metà del XV secolo: internet, la rete, il web sta influenzando in particolar modo il relazionarci con la stessa vita, con la stessa quotidianità.
Ebbene, come allora, anche oggi ci sono coloro che accettano la novità e coloro che la rifuggono e addirittura la tacciano di “diavoleria” o mezzo per diffondere infamie, cattiverie, depravazioni, e via dicendo.
Leggiamo cosa pensava dei libri stampati Giuliano de’ Ricci, nel 1567, poco più di cento anni dopo l’invenzione di Gutenberg.

“Non avremo tanti libri se non fosser le stampe che eccitassino i giovani a’ tradimenti, alle rapine, alle crapule, alle luxurie, che ammaestrasino i vecchi nell’accumular danari per fas et nefas et con essempi d’avaritia li mantenessimo in quel che la natura detta a quella età sospettosa, non sarebbe tanti dubbi nelle leggi, tante fallacie nell’astrologia, non tante vanità nella poesia, non tante bugie nell’historie, non tante sottigliezze nella grammatica, non tanta diversità d’oppinione nelle matthematiche, non tante fallenze nella musica, non tante superstizione nella filosofia, non tante falsità nella medicina se non fosse la stampa, quale ha guasto non solo queste ma tutte l’altre scientie.” (1)

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1. Giuliano de’ Ricci, In biasimo della stampa, lezione tenuta a Perugia nell’Accademia degli Eccentrici, 1567, inedita, (Firenze, Biblioteca Riccardiana, ms Bigazzi 279), letta in G. Sapori, Giuliano de’ Ricci e la polemica sulla stampa nel Cinquecento, in “Nuova Rivista Storica”, 56, 1972, pp.151-164.

Dec 012009
 

Con l’introduzione della stampa con i caratteri mobili gutenberghiani si agevolò la diffusione dei libri, passando da essere prerogativa dei ricchi, dei nobili ad essere presenti nelle case anche dei meno abbienti; il tutto con una certa lentezza.
La lettura, una volta ad alta voce per la poca disponibilità di testi, passò a essere a bassa voce, sussurrata, poi, infine, silenziosa. L’orecchio, l’udito, fu sostituito con l’occhio, la vista, sensi, questi, che partecipavano più di prima alla comprensione di uno scritto. Cambi che, sebbene sembrano essere di poco conto, hanno un’importanza enorme nel decifrare il nostro presente, presente in cui sta avvenendo un’altra rivoluzionaria mutazione: la lettura su uno schermo. Ma a noi interessa prendere in considerazione l’età storica Moderna, quella che va, più o meno, da metà-fine 1400 agli inizi del 1800.
Per meglio descrivere la lettura e i suoi comportamenti mi sono rivolto all’arte, a quegli artisti che hanno rappresentato scene di vita quotidiana, scene che ci mostrano come si leggeva.

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Ambrosius Benson, La Maddalena leggente, 1525 ca.

Del 1525 ca., questa tela di Ambrosius Benson (1495 ca.-1550) ci presenta una figura, la Maddalena, intenta a leggere con gli occhi un libro d’ore. Una lettura introspettiva, religiosa, una lettura dedicata ad approfondire la propria religiosità.

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Gerrit Dou, La lettura della Bibbia, 1645

Gerrit Dou (1613-1675), pittore olandese, ci dipinge due anziani, vicino una finestra, alle prese con la lettura di una Bibbia luterana. La donna legge, sembra sussurrare, i versetti della sacra scrittura, mente il vecchietto ascolta attento. Era solito nelle famiglie di religione protestante riunirsi e dedicare un tempo all’analisi della Bibbia.

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Pierre Louis Le Jeune Dumesnil, Le traitant, XVIII sec.

Pierre Louis Le Jeune Dumesnil (1698-1781) raffigura il banchiere Nicolas Beaujon, sdraiato su un divano, addormentatosi con un libro in mano. Notare che con un dito tiene il segno della pagina. La lettura silenziosa oramai è abito comune nel XVIII secolo.

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Jean Baptiste Camille Corot, Donna che legge, 1869

Cambiano i tempi, adesso, siamo oltre la metà dell’800, il libro si può portare ovunque, anche in campagna. In questa deliziosa scena illustrata da Corot (1796-1875), una fanciulla è assorta in una lettura introspettiva, una lettura che prende animo e corpo, che sembra isolarsi dal resto del mondo.

Sep 092009
 

Poco più di un anno.
Tanto il tempo passato da quando un giorno l’amico Alessio, tornato da una vacanza in quel di Caserta, mi mandò una mail invitandomi a scrivere nei nostri blog una serie di articoli relativi alla stampa, a Gutenberg, ai libri, alla loro diffusione e all’impatto che avevano avuto nella società di allora.
Ben presto ci accorgemmo che l’argomento era tanto profondo e interessante che sarebbe stato meglio scrivere un libro. Mail dopo mail, chat dopo chat, ecco svilupparsi in pochi mesi l’idea e un indice degli argomenti da trattare: la base era pronta, potevamo iniziare a lavorare.
Così nacque Dal codArmato-Miglietta, Dal codice al libro stampatoice al libro stampato, un volume che tratta della storia della stampa, iniziando dalla nascita del codice, proseguendo con i manoscritti, poi dissertando sui torchi gutenberghiani, sino a continuare con le migliorie tecniche dell’ottocento e giungendo alla stampa nel ‘900. Non tralasciando gli e.book, gli e.reader, il Print on Demand, e via dicendo.
Insomma quasi 300 pagine ricche di notizie, curiosità, informazioni, storia. Ogni capitolo corredato da 4 immagini in bianco e nero, e diversi grafici illustrativi.
Ciò che, nella nostra analisi, è risaltato immediatamente è che possiamo affermare con sicurezza che siamo entrati e stiamo vivendo una quinta età della stampa, dello sviluppo delle comunicazioni scritte, l’età che potremmo denominare informatica.
Oggi, la rapidità delle comunicazioni ci permette conoscere e divulgare notizie, scritti, idee, opinioni in maniera una volta impensabile, ci permette confrontarci con il resto del mondo addirittura in tempi rapidissimi. Possiamo avere a disposizione intere biblioteche on line, poter accedere nei loro scaffali virtuali, prelevare un libro, sfogliarlo, consultarlo. Possiamo comprare, per esempio tramite Amazon.com o Ibs.it, libri di qualsiasi argomento, magari stampati nel più remoto angolo della nostro Globo. Nello stesso tempo possiamo pubblicare tramite i vari P.o.D. i nostri romanzi, le nostre poesie, i nostri lavori universitari. Un salto di libertà unico nella nostra storia di esseri umani.
Ma tutto ciò ha avuto un passato, e ci è sembrato appassionante, ad Alessio e al sottoscritto, analizzarlo, studiarlo, scomodando autori italiani, americani, inglesi, spagnoli, francesi, abbiamo letto tutto quanto ci è stato possibile, da libri a riviste, da periodici a opuscoli, da documenti a testimonianze dirette, abbiamo visitato svariate volte le biblioteche delle nostre città, abbiamo passato notti insonni prima di completare un capitolo o azzardare una tesi. Ci siamo scambiati centinaia di mail.
Se ben riflettiamo, questa collaborazione, fra lui e me, collaborazione che avveniva e avviene in modo istantaneo, una volta era lenta, ci si doveva mandare delle lettere, aspettare il corriere, il postino, lasciare che il tempo trascorresse. Orbene, la quinta età è già iniziata!

Rino, ringraziando tutti coloro che vorranno leggerlo.

May 132009
 

Benedetta Craveri, La civiltà della conversazioneLa conversazione è un’arte, una piacevole arte che affonda le radici nella storia della comunicazione. Nel corso del ’600 e del ’700 entrò a far parte della vita quotidiana degli ambienti aristocratici francesi, parigini in particolare. Diversi e vari fra loro furono i salotti in cui la conversazione era protagonista di gradevoli riunioni. Benedetta Craveri ne ha sapientemente descritto, nel suo interessante libro La civiltà della conversazione, edito da Adelphi, una moltitudine, iniziando da quello di Madame de Rambouillet e la famosa Camera azzurra, per continuare con quello di Madame de Longueville, della marchesa de Sablé, della Grande Mademoiselle, e ancora con quello di Madame de Sévigné, Madame de La Fayette, e via dicendo. Tutte donne di una non indifferente istruzione che hanno saputo fare dei loro salotti luoghi di sapere, che hanno influito, spesso e volentieri, nelle decisioni politiche e sociali. E sebbene in quelle stanze si parlasse usualmente di cultura in generale, letteratura, storia, filosofia, negli ultimi anni del XVIII secolo, uno dei temi preferiti era tutto ciò si riferisse al nuovo modo di vedere i cambi che la società francese, influenzata dai Lumi, stava attraversando: di lì a poco l’Ancien Régime sarebbe stato rovesciato dalle idee rivoluzionarie.

“Già nel corso del XVI secolo più di una dimora privata era stata teatro di nobili svaghi e di dotte conversazioni, e la marchesa [N.d.R.: di Rambouillet] non era certo l’unica donna della sua epoca ad avere coltivato l’ambizione di fare della sua casa un luogo d’incontro culturale e mondano.Madame de Sévigné

Da dove derivava tale tradizione?

“Non era nelle sue splendide corti che l’Italia del Cinquecento aveva elaborato una civiltà delle buone maniere a cui era andata l’ammirazione di tutta l’Europa?”, continua la Craveri.

Non poca, dunque, sarebbe stata l’influenza del nostro Ariosto negli ambienti francesi, difatti era l’autore italiano maggiormente conosciuto, così come Baldassare Castiglione e il suo Cortegiano, libro letto e riletto continuamente in quei ritrovi.
Il libro della Craveri, oltre a esaminare e approfondire il periodo storico in questione, si sofferma anche sulle capacità delle padrone di casa che riuscivano a valorizzare gli ospiti, magari solleticandoli negli argomenti a loro maggiormente congeniali, spingendoli a dichiarare le loro idee. E le idee sarebbero state punto di partenza e di arrivo delle loro conversazioni.

Da un secolo a questa parte il corso delle idee è stato interamente guidato dalla conversazione”, avrebbe detto Madame de Staël verso la fine dell’Ancien Régime.

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- Benedetta Craveri, La civiltà della conversazione, Adelphi, 2006.