Mar 012015
 

Il percorso storico degli ebrei è un lungo e complesso cammino che si incrocia spesso con la storia dei luoghi in cui sono vissuti. Un percorso impresso nella loro viva memoria, la quale diventa importante e imprescindibile mezzo di trasmissione vuoi orale vuoi scritta. A tal punto che nella Bibbia la parola Zakhar, ovvero “ricordare”, viene ripetuta, nelle varie declinazioni, ben 169 volte (1).

Ebbene, con il proposito di “ricordare”, suggeriamo tre libri che ci introducono nell’argomento in questione, considerando che non è certamente facile dare dei cenni sui seguenti testi, ché gli intrecci della loro storia, le complessità degli argomenti e, non per ultimo, le connessioni con le realtà in cui questi sono vissuti, danno alle seguenti proposte di lettura un carattere articolato e poliedrico, un gioco narrativo che vale la pena leggere e rileggere per meglio entrare e comprendere le molteplici dinamiche.

Simon Schama, La storia degli ebrei. In cerca delle parole. Dalle origini al 1492

Simon Schama, La storia degli ebrei. In cerca delle parole. Dalle origini al 1492, è un resoconto variegato, in cui le “avventure” di un popolo sono “memorie” di resistenza, di nomadismo, di tolleranza-intolleranza, di avversità, di minacce di annientamento, ma anche creatività, forte affermazione della vita, continue sfide. Una diaspora che racconta di persone la cui esperienza si incrocia con la cultura, l’economia, la politica, e non solo di un Paese, ma di uno e più continenti. Un popolo, insomma, che è parte integrante del luogo in cui ha vissuto e vive, un’interazione attiva con gli altri necessaria per la sopravvivenza.

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Anna Foa, Ebrei in Europa. Dalla Peste Nera all'emancipazione. XIV-XIX secolo

La prof. Anna Foa già la conosciamo (»»qua) ed Ebrei in Europa. Dalla Peste Nera all’emancipazione. XIV-XIX secolo è uno dei suoi tanti lavori dedicati al tema, argomento affrontato dal punto di vista dei rapporti fra ebrei e cristiani, una persecuzione che supera i ghetti e va ben oltre il ricostruire la loro millenaria storia, in questo caso solo dei circa sei secoli dell’Età moderna.

“… Spostamenti ed esili caratterizzano e segnano momenti di crisi, come appunto il 1348, ma fanno parte della storia degli ebrei anche in circostanze meno drammatiche…”

Nell’Europa che va dal Trecento all’Ottocento, dunque, ci parla di quei “ricordi” che hanno segnato l’esilio, la dispora, la vita quotidiana nei ghetti e tanto altro ancora. Un testo da tenere sottomano.

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Riccardo Calimani, Storia dell'ebreo errante. Dalla distruzione del tempio di Gerusalemme al Novecento

Riccardo Calimani nel suo Storia dell’ebreo errante. Dalla distruzione del tempio di Gerusalemme al Novecento, si pone varie domande, quali: chi sono gli ebrei e perché sono stati da sempre perseguitati, come è nato nell’immaginario collettivo l’idea dell’ebreo errante, etc. Un libro che ripercorre duemila anni passando per Gesù e il falso messia Shabbetai Zevi, un volume che tenta comprendere la condizione psicologica dei figli di Giacobbe, che tratta altresì delle mille e una contraddizione del mondo cristiano, un mondo in cui hanno vissuto influenzando il suo continuum storico.

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– 1. in Gaspare Armato, Il senso storico del flâneur, Autorinediti, Napoli, 2011, pag. 58.

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Oct 222014
 

La quantità di volumi sulla Rivoluzione industriale del Settecento è di tale mole che proporne solo tre si farebbe cosa poco giusta per quelli non segnalati e che hanno un valore indiscutibile, cosicché, dolente, mi limiterò a proporne tre lasciando idea per futuri approfondimenti.

Eventi, quei fatti del XVIII secolo (»»qua), che hanno segnato l’inizio della nostra era meccanica e tecnologica, un continuum storico che ci porta dalle ricerche scientifiche del Seicento alla macchina a vapore modificata da James Watt, proseguendo con i progressi dell’Ottocento e Novecento, il tutto collegato da un filo conduttore, da quella passione per la ricerca che caratterizza il miglioramento dell’esistenza dell’uomo.

Arnold Toynbee, La rivoluzione industriale

Ebbene, partiamo da un uomo che ha vissuto in pieno l’Ottocento, Arnold Toynbee con il suo La rivoluzione industriale, un testo che ci presenta l’analisi di uno storico economista deceduto all’età di appena 30 anni (1852-1883), un modo per affacciarsi ai profondi cambi che interessarono la società inglese.

L’essenza della rivoluzione industriale è la sostituzione della concorrenza alle norme medievali che in precedenza avevano regolamentato la produzione e la distribuzione della ricchezza… “

scriverà Toynbee.

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Joel Mokyr, Leggere la rivoluzione industriale

Ma che cosa fu realmente la Rivoluzione industriale?

”… fu in primo luogo un’età caratterizzata da una tecnologia di produzione in rapido mutamento alimentata dall’attività tecnologica… ”

ci dice Joel Mokyr ne Leggere la rivoluzione industriale. Libro da tenere sottomano per entrare nelle dinamiche di una realtà che iniziava a mutare cammino, una realtà di cui la storiografia si è occupata in modo ampio e dettagliato, esaminando fattori geografici, creatività, dando peso ai giochi istituzionali, agli aspetti economici e scientifici, fra l’altro.

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Thomas S. Ashton, La rivoluzione industriale 1760-1830

Sebbene datato, il volume di Thomas S. Ashton, La rivoluzione industriale, è uno di quei volumi che permette capire, anche ma non solo, i mutevoli percorsi storiografici avvenuti nel trascorso di questi ultimi due secoli. Un’opera ricca di riferimenti storici che prendendo il via da analisi pre-rivoluzionarie (settore tessile, metallurgico e carbone), passando per le innovazioni tecniche, si occupa del capitale, del lavoro e delle varie conclusioni che se ne possono trarre.

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Dec 222013
 

Non è mai vano sottolineare l’importanza dei cartografi e della cartografia in generale nel trascorso della Storia moderna, cartografi spesso autori ed editori nello stesso tempo. E sebbene almeno fino a metà del XVI sec., nelle mappe venivano inseriti anche dettagli poco concreti, fantasiosi, con il tempo si perfezionarono, grazie anche alle scoperte scientifiche, sempre più con il fine di raffigurare, per quanto possibile, le realtà territoriali del tempo.

Di seguito due libri che mi sembrano validi per avvicinarci a una materia essenziale nello studio dei fatti dell’epoca, per capire che, per un certo periodo di tempo, le mappe servivano anche come propaganda, per esaltare gesta e conquiste di un re imperatore principe papa, mappe dunque anche a carattere sociale politico, oltre che geografico. E ogni mappa talvolta avrà una storia tutta sua, magari legata alla leggenda, ai racconti dei marinai, dei naviganti, degli esploratori, avrà, per dirla con Attilio Brilli, “del romanzesco” (1).

David Buisseret, I nuovi mondi 

David Buisseret, con I mondi nuovi. La Cartografia nell’Europa moderna, ci immerge letteralmente nelle rappresentazioni territoriali dell’epoca, un’epoca in piena trasformazione politica e geografica, piena di scoperte. Partendo dall’influenza della Grecia e di Roma, per continuare con il Medioevo, approfondisce determinati aspetti dell’Età moderna. Un continuum che serve a capire le trasformazioni avvenute e l’influenza che la cartografia ha avuto nel trascorso della storia, una cartografia utile, fra l’altro, per controllare possedimenti oltremare e preparare battaglie.

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Juergen Schulz, La cartografia fra scienza e arte 

Juergen Schultz, La cartografia tra scienza e arte. Carte e cartografi nel Rinascimento italiano.
Premettendo che “È scorretto attendersi da una mappa assoluta attendibilità e precisione, perché alla fin fine il proposito di un cartografo, anche del più moderno, non è mai quello di registrare la nuda verità”, il libro inizia analizzando la famosa veduta di Jacopo de’ Barbari, fino a parlare di Cristoforo Sorte e del Palazzo Ducale di Venezia, per concludere con le belle rappresentazioni murali cartografiche nell’Italia del Rinascimento. Un libro che, scrivendo di carte e cartografi, ci porta in un aspetto del Rinascimento italiano poco conosciuto.

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– Attilio Brilli, Dove finiscono le mappe. Storie di esplorazione e di conquiste, il Mulino, Bologna 2012, Kindle pos. 3636.

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Jan 012011
 

Il senso storico del flâneur

Tutto accadde una quindicina di anni fa, forse più.
Accadde in Sudamerica.
Accadde a San Gil.
Camminavo per il Parque Gallineral, nel municipio della piccola San Gil, a pochi chilometri da Bucaramanga, nel dipartimento di Santander. La mia vista era completamente inebriata dai vivaci colori dei fiori, il mio udito si deliziava con il canto degli uccelli, le mie mani sfioravano ogni possibile elemento storico, il mio palato deliziato da un succo di mango, il mio olfatto rallegrato da profumi esotici a me oramai noti. L’estasi era completa!
Camminano, dicevo, quando una donna mi ferma, insistendo leggermi la mano. “Sarai un viaggiatore. Diverso. Abiterai i luoghi. Tu e loro sarete uno”.
Ahimè, e non aveva torto, giacché parte di quell’esperienza era già in me, e parte doveva accadere – e accadde – e parte, sono sicuro, accadrà.
Ma cosa c’entra questo con il libro che ho scritto non lo so, ma c’entra, e forse tanto, forse perché nelle pagine che scriviamo c’è talvolta una parte della nostra vita, del nostro essere. Dopotutto, il nostro carattere, volenti o dolenti, si palesa in qualsiasi cosa facciamo, sia anche una analisi storica.
Ed eccoci al punto: la Storia, l’indagine, l’essere flâneur, il bighellonare alla ricerca del passato. Proprio da quel giorno, o poco dopo, mi venne in mente abbozzare un piccolo saggio che parlasse dell’ozioso affaccendato, e del suo spiccato senso storico che coltiva internamente e che è alla base di una buona investigazione. Ma la disponibilità di tempo, lo sappiamo bene, non sempre ci viene incontro, e allora quell’idea la lasciai in un cassetto insieme ad alcuni appunti, che mi seguirono nel mio peregrinare.
Poi, nel gennaio 2010, presi coraggio, aprii la vecchia cartella ancora legata con un elastico annodato più volte e mi misi all’opera: era giunto il tempo.
Lascio di seguito qualche stralcio dell’Introduzione, piccole parti per illustrare il mio lavoro.

Chi più di colui che ha presenziato un evento, può meglio descriverlo? Chi più di colui che ha passeggiato in una metropoli, può meglio carpirne le dinamiche? Chi più di colui che ha sorseggiato la linfa della Vita, può meglio compartire le esperienze? Il flâneur, il “pedone attento”, l’ozioso affaccendato: ecco colui che racchiude in sé stesso teoria e pratica, nel proprio modus vivendi, nelle proprie azioni. Teoria e pratica, due aspetti della stessa medaglia, due lati che per crescere hanno bisogno l’uno dell’altro, una simbiosi che si sviluppa di comune accordo, un tacito reciproco amore che cinge la Vita. Ma la Vita esiste solo se ha un passato, una memoria da tramandare e raccontare, un ricordo che impregna il presente più del passato, una serie di passioni con una propria dimensione esistenziale.
A questo punto entra nel ballo lo storico, quel peculiare storico che ha la capacità di sommare studi teorici a studi pratici per avere un quadro quanto più completo e veritiero degli avvenimenti. Da qui l’essenzialità della flânerie, del vagabondare ozioso, dell’istintiva ricerca, spesso serendipitosa, che porta alla scoperta di particolari, dettagli, sfumature, tracce, sfuggite ai libri, ai documenti, all’indagine archivistica, alle carte scritte insomma. Lo storico flâneur acquista e conquista così quella sostanzialità spesso sottovalutata, ridicolizzata, talvolta discussa in modo poco serio”.
[…]
Lo storico flâneur è, oggi più che mai, un professionista indispensabile per comprendere da dove veniamo e dove andiamo, un professionista che deve essere capace di tramandare ai posteri la verità dei labirinti del passato. Non vuole dare risposte, non vuole dare certezze, desidera solo porsi delle domande, invitare a conoscere, desidera compartire il suo sapere.
[…]
Sono partito da Baudelaire, con qualche riferimento a Louis Sébastien Mercier, ho certamente accennato a Benjamin, a Poe, a Whitman, a Walser, passando attraverso Apollinaire, Calvino e Pasolini, alcuni di coloro che per assaporare la Vita avevano bisogno di far flanella, alcuni di coloro che possedevano uno spiccato senso storico. Non di meno erano i pittori, van Gogh, Pissarro, Monet, indi Guttuso, Antonio Saura, più vicini a noi, nomi familiari che hanno visto e rappresentato quotidianità e problematiche che si sono tramandate grazie alle loro impressioni. Ho continuato con una piccola serie di storici che hanno toccato con mano gli eventi e spesso, come Bloch, vissuti sulla propria pelle. Ché la storia non è un corpo morto, una materia immobile, no, niente affatto, la storia è una entità viva di cui noi, esseri umani, facciamo parte, ne siamo frutto, ne siamo, nel bene e nel male, espressione. E lo storico lo sa, è cosciente che un castello, che una chiesa, che una piazza, che un dammuso pantesco o un trullo di Alberobello, che un terreno recintato da muri di pietra è storia, che uno sciopero o un grido di dolore è storia, che il tempo che passa, che le generazioni che si susseguono è storia: che la Vita intera nelle varie sfaccettature dell’essere umano è Storia. Frammenti, intermittenze, tasselli di un mosaico che ha bisogno di configurarsi poco a poco, dipendenze e interdipendenze che giocano a incastro nell’immaginazione di una realtà viva più che mai.
Bisogna essere coscienti che, malgrado tutti gli sforzi possibili e immaginabili e per quanto uno storico debba essere ex-partis con una descrizione oggettiva, è veramente difficile non lasciarsi prendere dai sentimenti che accompagnano una scoperta, un ritrovamento, una meta raggiunta. Dopotutto, non dimentichiamolo mai, siamo esseri umani con un cuore che palpita e che vive grazie alla Vita che è in noi.

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Indice dell’ebook

Introduzione

I. Quando il flâneur è un ozioso affaccendato
I.1 Baudelaire, Parigi e il flâneur
I.2 Passeggiando con Edgar Allan Poe e Walt Whitman, incontrando Walter Benjamin
I.3 La città, la solitudine, l’ozio affaccendato
I.4. Bighellonando con Conrad, Walser, Apollinaire e Saura
I.5 L’ebreo errante come flâneur
I.6 Far flanella nel presente

II. Quando lo storico scende per strada
II.1 Lo storico, un flâneur – 1ª parte
II.2 Lo storico, un flâneur – 2ª parte

III. Pedinando uno storico flâneur a Pistoia
III.1 Lo vidi
III.2 Lo persi
III.3 Lo rividi
III.4 Caddi

Bibliografia
Indice

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Nov 232010
 

Lunga, pietrosa, curva, sostanzialmente dinamica, fu la strada dello sviluppo della stampa a caratteri mobili gutenberghiani, attraversando periodi di crisi economiche e sociali, guerre e calamità naturali, percorrendo una via prima di allora sconosciuta.

Ma che influenza ebbero i caratteri mobili? Si può parlare di una maggiore diffusione della cultura? I cartolai che ruolo svolsero nel passaggio fra manoscritto e incunabolo?

Approfondiamo l’argomento con questo e.book.

Il libro, l’incunabolo del XV sec. L’invenzione che ha accelerato il mondo

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Jun 272010
 

Louis Sébastien Mercier

Louis Sébastien Mercier, nato a Parigi nel 1740 e ivi morto nel 1814, fu un prolifico scrittore francese del XVIII secolo, secolo pieno di avvenimenti, di cambiamenti sociali, economici e politici, basta solo ricordare la Rivoluzione francese del 1789.

Se desideriamo approfondire come si presentava e come si viveva nella capitale francese in quegli anni, non c’è di meglio che leggere con attenzione i suoi dodici volumi: Le tableau de Paris, un testo dedicato proprio alla capitale, città piena di vitalità e vigore, che avrebbe portato le idee illuministe a diffondersi in Europa.

Potremmo, fra l’altro, considerare Mercier come lo scrittore che ha elevato l’arte della flânerie a dignità di conoscenza estetica, e il flâneur a personaggio da cui attingere preziose informazioni e insegnamenti. Scrive nell’XI volume in Mes jambes:

“Ho corso tanto per comporre il mio Tableau de Paris che posso dire di averlo fatto con le mie gambe; in tal modo, ho imparato a camminare con agilità, rapidità e prontezza sull’acciottolato della capitale. É un segreto che bisogna conoscere se si vuole vedere tutto”.

Mercier ci descrive, a volte con distacco a volte meno, ciò che incontra nel suo girovagare, dalle piazze ai boulevard, dalla Bastiglia ai macelli ai mercati generali, dagli ospedali ai caffè, dai trova-tutto agli straccivendoli, e via dicendo, dettagli e caratteri di un popolo che visse un’epoca tumultuosa; insomma pagine che scoprono il vero volto della capitale francese, pagine da leggere e rileggere.

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– Louis Sébastien Mercier, Le tableau de Paris, Editions La Découverte, 2007.
– Louis Sébastien Mercier, Parigi fantasma, Medusa ed., 2008.

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Jun 022010
 

Il Rinascimento, un’introduzione


Che ruolo ha giocato la corrispondenza nella storia? Che cosa si può evincere dalle lettere di principi regnanti papi personaggi famosi e meno famosi? E le donne? Di che cosa trattavano? Che cosa avvenne con lo sviluppo dei caratteri mobili gutenberghiani?

Scopriamolo in questo ebook che ci introduce in un’epoca in cui la comunicazione – in lato sensu – fu di grande importanza.

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May 192010
 

Nella storia d’Europa, gli ebrei hanno avuto un ruolo spesso determinante, grazie alle loro invenzioni, al loro spirito imprenditoriale, ai movimenti dei loro capitali, così come ai flussi migratori a cui sono stati sottoposti. Ebrei che, malgrado il confinamento in ghetti e quartieri recintati, malgrado perseguitati e scacciati dai più disparati sovrani, hanno influito nelle decisioni politiche e sociali durante l’epoca da noi trattata in questo blog, l’epoca moderna. Basti pensare ai capitali dei Fugger e dei Welser, banchieri che hanno aiutato l’elezione di Carlo V, o a quei denari che fecero possibile la spedizione di Colombo, insomma, grazie a loro, sicuramente, fatti e misfatti seguirono il corso storico che ben conosciamo, grazie alla loro partecipazione attiva e passiva è stato possibile lo sviluppo economico, sociale e politico dell’Europa in cui viviamo.

Premesso tutto ciò, desidero segnalare un eccellente libro di uno studioso ebreo che molti conoscono per il caso editoriale Pasque di sangue. Stavolta Ariel Toaff ci presenta uno scorcio d’Europa poco trattato tramite il suo Il prestigiatore di Dio, un interessante volume per assaporare la storia da un diverso punto di vista.

In una ricercata e dettagliata sequenza di pagine, l’autore ci regala il racconto di alcuni personaggi ebrei che praticavano l’alchimia, materia in voga in quei secoli e da quasi tutti i sovrani coccolata. Personaggi come Abramo Colorni, nato a Mantova nel 1544 da un’agiata famiglia ed entrato ben presto nelle grazie dei Gonzaga, corte rinascimentale per eccellenza in quell’epoca di risveglio umano. La sua abilità di alchimista, inventore, mago, prestigiatore, ingegnere bellico e via dicendo, lo porterà a vivere addirittura nel palazzo di Rodolfo II, imperatore del Sacro romano impero, dedito al collezionismo e attratto dall’arte alchimica. Ricca corte dove soggiornavano fra gli altri Arcimboldo, Tycho Brahe, John Dee, artisti, pittori, letterati, spagirici, gente di un certo livello culturale e intellettuale che movimenteranno la Praga di quegli anni, che daranno vita alla Scuola rudolfina.

Il vecchio rabbino, Rembrandt, 1643

Il vecchio rabbino, Rembrandt, 1643

Colorni sarà tanto famoso che Tommaso Garzoni, che ricordiamo essere l’autore della Piazza universale di tutte le professioni del mondo, una specie della futura Encyclopédie di Diderot e d’Alembert, gli dedicherà un sonetto e lo inserirà nel suo voluminoso trattato.
Fra le diverse opere scritte da Abramo citiamo la Nova Chirofisionomia, dove si intrattiene sulla descrizione delle linee della mano, linee del destino, linee del carattere e del futuro già scritto, inventandosi finanche il chirometro, uno strumento per misurare le linee della mano.

Accanto a lui primeggia la figura di Maggino Gabrielli, ebreo veneziano che si diceva, anche ma non solo, esperto nel modo di far fruttare maggiormente i bachi da seta, prodotto principale dell’economia italiana del XVI secolo. Tanto principale che anche il nostro Colorni se ne interesserà e rivaleggerà, in un certo qual modo, con Maggino.

Colorni incontrerà in terra straniera il suo rivale, un certo “il Rosso”, come lui lo chiamava, un uomo che, forse, lo avvelenerà quando il nostro personaggio fuggirà da Stoccarda, dalle carceri del duca di Württemberg Federico, raggiungendolo addirittura nella sua Mantova.
Scrive Toaff:

«Ma è un fatto che, dopo la sua partenza, “l’ingegnero mantuano” si metteva a letto con una febbre violenta, che lo avrebbe accompagnato fino alla prematura morte, avvenuta agli inizi del successivo mese di novembre. […] La lunga agonia, accompagnata da febbre alta, rende del tutto plausibile l’ipotesi che fosse stato avvelenato con una dose letale ma non fulminante di tossico, forse arsenico

Moriva all’età di circa 55 anni, un personaggio unico nel palcoscenico dell’alchimia europea, un uomo conteso dalle signorie di mezza Europa.
Il libro è da leggere e rileggere, giacché presenta particolari della nostra storia che spesso sfuggono o sono poco trattati, recuperando fatti e misfatti lasciati nel dimenticatoio e necessari a capire l’insieme di un periodo.

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– Ariel Toaff, Il prestigiatore di Dio. Avventure e miracoli di un alchimista ebreo nelle corti del Rinascimento, Rizzoli, 2010.

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Jan 032010
 

Storiografia e dintorni


Che cosa è la ricerca storica per la Zemon Davis? In che modo, per lei, bisogna avvicinarsi allo studio degli avvenimenti? Che importanza hanno le emozioni? Quale è la forza motrice per la studiosa? È il suo essere di origine ebrea influenzare la visione dei fatti?

Stuzzicante tema che affronta la storia dal punto di vista femminile, capitolo, uno dei tanti di questo ebook, che ci porta in un approccio poco consueto, una investigazione che comprende anche i sentimenti.

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Dec 142009
 

Il Quattrocento, aspetti di un’epoca

Si pensa usualmente che nel Medioevo, ma anche nell’età Moderna, la gente credesse ciecamente ai dettami della religione cattolica, quasi fosse fede indiscussa. Eppure non era così, non tutti si adattavano tacitamente a ciò che preti, prelati, uomini della Chiesa andavano predicando.

Appassionante tema, di cui questo ebook offre dei cenni e un esempio, che precisa le dinamiche sociali del Quattrocento in relazione alle credenze popolari.

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