Oct 112009
 

Il Seicento, lo abbiamo visto, è stato un secolo che alcuni studiosi hanno chiamato di crisi, crisi rispetto – anche, ma non solo – al Rinascimento del Cinquecento, alla sua arte, ai suoi sviluppi politici ed economici.

Jan Steen, Gioiosa compagnia

Jan Steen, Gioiosa compagnia

Il Barocco sarà la caratterizzante di quegli anni, così come le monarchie assolutiste, lo sviluppo delle ricerche scientifiche, e via dicendo. Barocco che sarà diffuso in quasi tutta Europa, e diciamo quasi in quanto vi fu uno stato, un piccolo ma importante stato, in cui non prese piede, o quanto meno poco: l’Olanda.
Scrive Johan Huizinga nel suo La civiltà olandese del Seicento:

“Uno dei più forti impulsi del Seicento è di conformarsi alle norme stabilite, dottrinarie o politiche, plastiche o prosodiche. Dominano lo splendore e la dignità, la posa teatrale, la regola rigorosa e la dottrina chiusa; l’ideale è il deferente rispetto per la chiesa e per lo stato. La monarchia viene divinizzata come regime politico, mentre i vari paesi adottano come norma fondamentale di condotta uno sfrenato egoismo e arbitrio nazionalistico. Tutta la vita pubblica si svolge entro i canoni di un’ampollosa eloquenza che vuol essere presa per serietà assoluta. Magnificenza e ostentazione, con pomposo formalismo, toccano il culmine: La fede rinnovata si esprime plasticamente in figurazioni altisonanti e trionfali: Rubens, i pittori spagnoli, Bernini.”

Ma tutto ciò toccherà poco o nulla l’Olanda. A parte Joost van den Vondel (1587-1679), poeta e drammaturgo, di tendenze barocche, il resto si dedicherà a realizzare la quotidianità, come i pittori del genere, che rappresenteranno lo sviluppo economico e l’agiatezza della classe borghese dell’epoca. I Paesi Bassi in generale vivranno, durante quasi tutto l’arco del Seicento, un periodo di maturità davvero unica, basta dare un’occhiata alle tele di Jan Steen o di Jan Vermeer.

Grazie al commercio marittimo e alla forza della borghesia, l’Olanda sarà uno dei pochi stati europei a spiccare il volo e a differenziarsi dal resto del mondo. I mercanti saranno la classe più influente, così come i magistrati. Amsterdam, intorno alla fine del ‘500, poteva dichiarare ad alta voce di aver superato la Francia e l’Inghilterra per volume di scambi e per numero di navi. L’assolutismo non radicherà in quelle regioni, sia per la debolezza della forza nobiliare, che per quella dell’autorità centrale.
In tutto ciò salta alla vista un particolare, forse determinate, nella storia olandese del Seicento:

“Ciò che permise agli olandesi di dominare nel commercio internazionale non fu dunque un’organizzazione commerciale o una teoria economica progredita. Al contrario, si può dire che essi trassero giovamento proprio dalla mancanza d’ingerenza statale.” (J. Huizinga, La civiltà olandese del Seicento).

Le varie attività, come la produzione di aceto, di sale, di sapone, di zucchero, di tabacco, di lavorazione del ferro, del legno, della pietra, e via dicendo, non dovevano sottostare a restrizioni corporative, avevano dunque un margine di libertà superiore alla media europea. Punto di forza, così, della struttura, se di struttura si possa parlare, dello sviluppo economico di quel paese nordico, modello significativo.

Sarà nel ‘700 che l’Olanda attraverserà un periodo poco felice, a causa della guerra di successione spagnola.

Bartholomeus van der Helst, Banchetto della Guardia Civica di Amsterdam in celebrazione della Pace di Münster, 1648

Bartholomeus van der Helst, Banchetto della Guardia Civica di Amsterdam in celebrazione della Pace di Münster, 1648

Dec 112007
 

Ci sono pittori che hanno avuto una vita movimentata, variegata, vivace, producendo centinaia e centinaia di quadri, poi ve ne sono altri che sono vissuti tranquillamente, pacatamente, dipingendone con sapienza pochi al mese: uno di questi sembra essere stato Vermeer, artista non certo prolifico.

Ma andiamo con ordine, inquadrando il periodo storico in cui ebbe la fortuna di vivere.

Nel XVII sec., l’Olanda conquistò e ottenne l’indipendenza dalla Spagna cattolica, precisamente nel 1648, con la pace di Vestfalia. Già nei primi decenni di quel secolo, era diventata potenza marittima e commerciale. I suoi traffici si potenziarono sia con i paesi europei che quelli extraeuropei. Con la fondazione della Compagnia delle Indie Orientali (1602) e della Borsa di Amsterdam (1608), l’Olanda divenne punto di riferimento di tutta l’economia europea, in cui svolgevano l’attività ben oltre 4500 mercanti. Era dunque terra di ricchezza, agiatezza, di un buon ceto borghese dedicato a fiorenti attività commerciali, finanziarie, professionali. Lo sviluppo durò sino al 1672, quando l’esercito francese di Luigi XIV la invase, mettendo in crisi l’intero sistema.

Jan Vermeer, La Lattaia, 1658

Jan Vermeer, La Lattaia, 1658

In questo stato di benessere, in questo ambiente, nacque Johannes Vermeer a Delft, il 31 ottobre 1632, e ivi morto il 15 luglio 1675, a 42 anni. Della sua vita si sa relativamente poco, ma ciò che a noi interessa è quel Vermeer artista di cui analizzando un quadro è possibile comprendere, studiare, dettagliare la vita giornaliera dell’Olanda del ‘600.

In un primo momento, Johannes si indirizzò verso temi religiosi e mitologici, per abbandonarli qualche anno dopo e dedicarsi a rappresentare la quotidianità della borghesia della sua terra. La sua pennellata è caratterizzata da una precisa dote di esecuzione, da una perfetta resa luministica, da preziosi dettagli, da sfumature ben precise e dal forte senso della composizione. Si nota pertanto una esecuzione metodica, meticolosa, attenta. Interni di case, figure che leggono,  lavorano e scene simili sono i principali argomenti da lui trattati. L’uso della camera oscura permise Vermeer avvicinarsi quanto più possibile alla raffigurazione della realtà, nelle forme e nella prospettiva.

Scriveva Vincent van Gogh (1853-1890) a Emile Bernard in una lettera del 1887: 

“Conosci un pittore di nome Jan der Meer? Ha dipinto una signora olandese, bella, molto distinta, che è incinta. La tavolozza di questo strano artista comprende l’azzurro, il giallo limone, il grigio perla, il nero e il bianco. Vero è che nei quadri che ha dipinto si può trovare l’intera gamma di colori; ma riunire il giallo limone, l’azzurro spento e il grigio chiaro è in lui caratteristico, come Velàzquez armonizzare il nero, il bianco, il grigio e il rosa… Gli olandesi non avevano immaginazione, ma avevano un gusto straordinario e un senso infallibile della composizione.”

E non solo van Gogh verrà attratto dal Vermeer, anche Renoir che rimane piacevolmente impressionato da un suo quadro riguardante Dresda, come se le sue tele avessero, e forse hanno, un  qualcosa di contemporaneo.

Jan Vermeer, Ragazza con turbante, 1665

Jan Vermeer, Ragazza con turbante, 1665

Nascono così quadri come La Lattaia del 1658, dove si rappresenta in una stanza, semplice, scarna e disadorna, illuminata da una finestra, elemento spesso riprodotto nei suoi quadri, una donna assorta a versare delicatamente del latte, investita da una luce che illumina la sua bianca cuffia e il corpetto giallo limone acceso. Elementi come lo scaldino, la cesta appesa alla parete e un tavolo pieno di oggetti danno un senso di vita vissuta.

Del 1665 è la famosa Fanciulla con turbante, una ragazza che si dice essere stata sua figlia Maria, in cui l’oggetto perla accattiva tutta la nostra attenzione. Con la bocca leggermente aperta come volesse sussurrare qualcosa e gli occhi bagnati, la figura guarda lo spettatore, attenta a coinvolgerlo nei suoi sentimenti.

L’astronomo è del 1668, riflesso delle scoperte scientifiche del XVII sec. Anche qui la finestra da luce alla composizione, mentre i particolari, che raffigurano gli strumenti del mestiere, danno un tono di casalingo, d’intimo, altresì che di studio. L’uomo è attento a guardare il globo raffigurante l’immensa volta celeste, mentre davanti a lui ha un libro che alcuni critici hanno identificato con L’esplorazione e l’osservazione delle stelle di Adriaen Metius, essendo il globo un manufatto di Jodocus Hondius.

Interessante è il dipinto Veduta di Delft, del 1661, dove Vermeer raffigura il porto e, nella lontananza, la cittadina. La luce si riversa maggiormente sul distante paesaggio e nel cielo nuvoloso, mentre gli oggetti in primo piano sono in penombra, quasi con l’intenzione di dirigere e fermare l’occhio dello spettatore solo sulle parti splendenti della città. Mi sembra un quadro piuttosto anomalo nella sua produzione, poiché, come abbiamo visto, egli si dedicava usualmente a rappresentare interni domestici, in ogni caso è testimonianza storica di una città del XVII secolo.

Jan Vermeer, Veduta di Delf, 1660

Jan Vermeer, Veduta di Delf, 1660

In conclusione, tele che sembrano parlare, che sembrano avere un qualcosa da testimoniare, come un evento che stesse per accadere.

Così come in Bruegel il Vecchio (1526-1569) possiamo analizzare la vita del popolo, del contadino, della massaia, l’esistenza nei campi, nelle opere del Vermeer decifriamo quella borghese del ‘600, per penetrare nelle abitudini domestiche, cogliendo l’attimo da lui immortalato, con il fine di percepire sentimenti, sensazioni, sensibilità.

Negli stessi anni del ‘600 l’Italia, pur vivendo un momento di crisi economica e politica, era centro importante della cultura europea. Proprio agli inizi di questo secolo fiorì a Roma, diffondendosi in quasi tutta Europa, il Barocco, durato sino alla prima metà del ‘700 e caratterizzato da virtuosismi pittorici e contenuti spesso spirituali. Per lo più tendeva a privilegiare l’aspetto esteriore che quello interiore. Erano, e sono, quadri di ricerca, di esuberanza teatrale, che coinvolgono emotivamente lo spettatore: ecco quindi madonne e santi in un turbinio di vesti fluttuanti in mezzo a nuvole vaporose e cherubini che affollano il cielo. Famosi quelli dell’abile Rubens, pittore fiammingo (1577-1640), ma anche del forte, drammatico e realista Caravaggio (1571-1610).

Dec 062007
 

Europa del 1690, Vincenzo Maria CoronelliCon la scoperta dell’America, le rotte commerciali passano, poco a poco, dal Mediterraneo all’Atlantico, favorendo lo sviluppo di città e nazioni che su di esso si affacciavano. L’Olanda, in particolare, ne approfitta per trafficare con mezzo mondo e per raggiungere uno sviluppo davvero esemplare.

Dopo la pace di Vestfalia (1648) – ricordiamo brevemente che l’Europa dal 1618 al 1648 fu terra di combattimenti per la terribile Guerra dei Trent’anni – e quindi l’indipendenza dalla Spagna, l’Olanda diventa centro economico di rilievo, Olanda formata, a quel tempo, da sette provincie.
Amsterdam avrà intorno la fine del XVII secolo qualcosa come 200.000 abitanti, mentre in tutta l’Olanda ve ne saranno poco meno di 2 milioni. Città ordinata, pulita e con una ricca borghesia, Amsterdam sarà una delle più evolute e urbanizzate dell’intera Europa.

Quadri, libri, stampe, tappeti, sete, oggetti preziosi sono all’ordine del giorno, così come le navi cariche di spezie e generi di tutti i tipi che approdano nel porto. Plantin-Moretus sarà la casa editrice per le maggiori, stampando opere di qualunque genere, grazie anche a una buona tolleranza religiosa.

Uno dei segreti della ricchezza della nazione era l’essere riuscita a ridurre i costi di produzione, in modo da offrire la Jan Vermeer, Lezione di musica, c. 1662-65merce a basso prezzo e in grossi quantitativi. Mercanti e banchieri, imprenditori e negozianti, speso di fede calvinista, migliorarono la produzione grazie all’uso di tecniche più moderne rispetto ad altri stati europei. Le stoffe, per esempio, merce ampiamente commerciata, erano per lo più di non propria buona qualità, ma rispondevano ai bisogni della popolazione in crescita, così come il legno con cui costruivano le loro navi, meno pregiato.

E in quegli anni nascono le compagnie di navigazione, in cui diversi soci rischiano  di comune accordo un certo capitale per avere un determinato profitto. Spesso anche i semplici cittadini potevano acquistare azioni e partecipare al rischio come all’eventuale guadagno. In particolare la Compagnia olandese delle indie orientali fece buoni commerci con il sud-est asiatico. In America operava invece la Compagnia delle indie occidentali, che fondò, fra le tante colonie, la cittadina di Nuova Amsterdam, poi diventata New York.

Per avere una visione dell’abbondanza e della ricchezza olandese, possiamo prendere visione i bei quadri del pittore Jan Vermeer, in cui, con un bell’effetto cromatico, ci mostra l’opulenza della sua terra.

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