Ci sono pittori che hanno avuto una vita movimentata, variegata, vivace, producendo centinaia e centinaia di quadri, poi ve ne sono altri che sono vissuti tranquillamente, pacatamente, dipingendone con sapienza pochi al mese: uno di questi sembra essere stato Vermeer, artista non certo prolifico.
Ma andiamo con ordine, inquadrando il periodo storico in cui ebbe la fortuna di vivere.
Nel XVII sec., l’Olanda conquistò e ottenne l’indipendenza dalla Spagna cattolica, precisamente nel 1648, con la pace di Vestfalia. Già nei primi decenni di quel secolo, era diventata potenza marittima e commerciale. I suoi traffici si potenziarono sia con i paesi europei che quelli extraeuropei. Con la fondazione della Compagnia delle Indie Orientali (1602) e della Borsa di Amsterdam (1608), l’Olanda divenne punto di riferimento di tutta l’economia europea, in cui svolgevano l’attività ben oltre 4500 mercanti. Era dunque terra di ricchezza, agiatezza, di un buon ceto borghese dedicato a fiorenti attività commerciali, finanziarie, professionali. Lo sviluppo durò sino al 1672, quando l’esercito francese di Luigi XIV la invase, mettendo in crisi, poco a poco, l’intero sistema.
In questo stato di benessere, in questo ambiente, nacque Johannes Vermeer a Delft, il 31 ottobre 1632, e ivi morto il 15 luglio 1675, a 42 anni. Della sua vita si sa relativamente poco, ma ciò che a noi interessa è quel Vermeer artista di cui analizzando un quadro è possibile comprendere, studiare, dettagliare la vita giornaliera dell’Olanda del 1600.
In un primo momento, Johannes si indirizzò verso temi religiosi e mitologici, per abbandonarli qualche anno dopo e dedicarsi a rappresentare la quotidianità della borghesia della sua terra. La sua pennellata è caratterizzata da una precisa dote di esecuzione, da una perfetta resa luministica, da preziosi dettagli, da sfumature ben precise e dal forte senso della composizione. Si nota pertanto una esecuzione metodica, meticolosa, attenta. Interni di case, figure che leggono, lavorano e scene simili sono i principali argomenti da lui trattati e richiesti dai committenti. L’uso della camera oscura permise Vermeer avvicinarsi quanto più possibile alla raffigurazione della realtà, nelle forme e nella prospettiva.
Scriveva Vincent van Gogh (1853-1890) a Emile Bernard in una lettera del 1887:
“Conosci un pittore di nome Jan der Meer? Ha dipinto una signora olandese, bella, molto distinta, che è incinta. La tavolozza di questo strano artista comprende l’azzurro, il giallo limone, il grigio perla, il nero e il bianco. Vero è che nei quadri che ha dipinto si può trovare l’intera gamma di colori; ma riunire il giallo limone, l’azzurro spento e il grigio chiaro è in lui caratteristico, come Velàzquez armonizzare il nero, il bianco, il grigio e il rosa… Gli olandesi non avevano immaginazione, ma avevano un gusto straordinario e un senso infallibile della composizione.”
E non solo van Gogh sarà attratto dal Vermeer, anche Renoir che rimane piacevolmente impressionato da un suo quadro riguardante Dresda, come se le sue tele avessero, e forse hanno, un qualcosa di contemporaneo.
Nascono così quadri come La Lattaia del 1658, dove si rappresenta in una stanza, semplice, scarna e disadorna, illuminata da una finestra, elemento spesso riprodotto nei suoi quadri, una donna assorta a versare delicatamente del latte, investita da una luce che illumina la sua bianca cuffia e il corpetto giallo limone acceso. Elementi come lo scaldino, la cesta appesa alla parete e un tavolo pieno di oggetti danno un senso di vita vissuta.
Del 1665 è la famosa Fanciulla con turbante, una ragazza che si dice essere stata sua figlia Maria, in cui l’oggetto perla accattiva tutta la nostra attenzione. Con la bocca leggermente aperta come volesse sussurrare qualcosa e gli occhi bagnati, la figura guarda lo spettatore, attenta a coinvolgerlo nei suoi sentimenti.
L’astronomo è del 1668, riflesso delle scoperte scientifiche del XVII sec. Anche qui la finestra da luce alla composizione, mentre i particolari, che raffigurano gli strumenti del mestiere, danno un tono di casalingo, d’intimo, altresì che di studio. L’uomo è attento a guardare il globo raffigurante l’immensa volta celeste, mentre davanti a lui ha un libro che alcuni critici hanno identificato con L’esplorazione e l’osservazione delle stelle di Adriaen Metius, essendo il globo un manufatto di Jodocus Hondius.
Interessan
te è il dipinto Veduta di Delft, del 1661, dove Vermeer raffigura il porto e, nella lontananza, la cittadina. La luce si riversa maggiormente sul distante paesaggio e nel cielo nuvoloso, mentre gli oggetti in primo piano sono in penombra, quasi con l’intenzione di dirigere e fermare l’occhio dello spettatore solo sulle parti splendenti della città. Mi sembra un quadro piuttosto anomalo nella sua produzione, poiché, come abbiamo visto, egli si dedicava usualmente a rappresentare interni domestici, in ogni caso è testimonianza storica di una città del XVII secolo.
In conclusione, tele che sembrano parlare, che sembrano avere un qualcosa da testimoniare, come un evento che stesse per accadere.
Così come in Bruegel il Vecchio (1526-1569) possiamo analizzare la vita del popolo, del contadino, della massaia, l’esistenza nei campi, nelle opere del Vermeer decifriamo quella borghese del ’600, per penetrare nelle abitudini domestiche, cogliendo l’attimo da lui immortalato, con il fine di percepire sentimenti, sensazioni, sensibilità.
Negli stessi anni del 1600 l’Italia, pur vivendo un momento di crisi economica e politica, era centro importante della cultura europea. Proprio agli inizi di questo secolo fiorì a Roma, diffondendosi in quasi tutta Europa, il Barocco, durato sino alla prima metà del 1700 e caratterizzato da virtuosismi pittorici e contenuti spesso spirituali. Per lo più tendeva a privilegiare l’aspetto esteriore che quello interiore. Erano, e sono, quadri di ricerca, di esuberanza teatrale, che coinvolgono emotivamente lo spettatore: ecco quindi madonne e santi in un turbinio di vesti fluttuanti in mezzo a nuvole vaporose e cherubini che affollano il cielo. Famosi quelli dell’abile Rubens, pittore fiammingo (1577-1640), ma anche del forte, drammatico e realista Caravaggio (1571-1610).