Jun 262015
 

Il Rinascimento, un’introduzione


Come si presenterebbe ai nostri occhi una cucina tipica rinascimentale del ceto medio-alto? Quali elementi di ieri sembrerebbero ancora attuali? Che oggetti l’arrederebbero?

Niente di meglio che andare a scomodare un famoso veneziano, Bartolomeo Scappi (1500-1577), cuoco “secreto” prima di papa Pio IV e poi di Pio V. “Vediamo” e analizziamo la cucina in questione grazie alle seguenti immagini tratte dal suo prezioso libro: Opera dell’arte del cucinare, del 1570.

Nell’ebook qui a fianco, parliamo di lui, di alcune sue ricette, del suo tempo, trattiamo dell’Età rinascimentale in generale con preziosi e curiosi dettagli (leggi l’anteprima e l’Indice generale cliccando sull’immagine a sinistra).

Cucina rinascimentale

Cucina rinascimentale

Cucina nel Rinascimento, 1570, B. Scappi

Mestoli e multiformi oggetti, cucina rinascimentale, 1570, B. Scappi

Cucina nel Rinascimento, 1570, B. Scappi.

Coltelli per ben determinati lavori, cucina rinascimentale, 1570, B. Scappi.

Brocche, mestoli, e varie, nel Rinascimento, di B. Scappi

Brocche, mestoli, e varie, nel Rinascimento, di B. Scappi

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Jun 112015
 

Il Rinascimento, un’introduzione


Prepariamo una ricetta di Martino di Como? Passeggiamo per la Roma rinascimentale, fra concubine prelati e papi? E Firenze, che ruolo ha avuto nel Quattro-Cinquecento?
Facciamo due chiacchiere con Erasmo, Vives e Moro? Entriamo nella corte di Lorenzo de’ Medici? E se nella spinta culturale italiana ci siano stati elementi della Rinascita di Costantinopoli prima della sua caduta?

Il presente ebook ci introduce in particolari aspetti del Rinascimento, periodo storico che tuttavia influenza il nostro quotidiano e che ha determinato la civilizzazione occidentale.

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Nov 272014
 

Francia XVIII secolo, illuminismo e rivoluzione


Che importanza hanno avuto i salotti letterari nella diffusione della cultura illuminista? E durante la Rivoluzione francese? Chi era Madame Geoffrin? E Paul Henri Thiry d’Holbach? Che ruolo ebbero le donne francesi in questo periodo di cambi?

In questo ebook, fra i tanti capitoli, uno dedicato all’influenza dei salons durante l’epoca illuminista, caratteristica socio-culturale di una Francia che rompeva poco a poco i legami con il suo passato.

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Nov 162014
 

Boton quiz

  1. Quale fu il motivo principale per il quale si giunse alle Guerre d’Italia?
  2. Quale fu la scintilla che innescò i primi combattimenti di fine XV sec.?
  3. In quali anni avvenne il conflitto?
  4. Chi furono i due maggiori contendenti?
  5. In quale battaglia fu fatto prigioniero il sovrano francese Francesco I?
  6. Quale pace sancì definitivamente la chiusura delle contese?
  7. Alla fine degli eventi bellici, quale stato si eresse come potenza europea?
  8. Pur autonomo, da che parte stava il papato alla fine delle guerre?
Le truppe francesi entrano a Napoli, febbraio 1495, in Cronaca figurata del Quattrocento di Melchiorre Ferraiolo, 1498 ca.

Le truppe francesi entrano a Napoli, febbraio 1495, in Cronaca figurata del Quattrocento di Melchiorre Ferraiolo, 1498 ca.

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Risposte:

  1. La rivendicazione da parte di Carlo VIII di Francia al diritto del trono di Napoli, in quanto discendente di Maria d’Angiò, nonna paterna.
  2. La discesa in Italia delle truppe francesi che, incontrastate, raggiunsero Napoli nel febbraio 1495.
  3. Le principali battaglie avvennero fra il 1494 e il 1559, la maggior parte in territorio oggi italiano.
  4. Spagna e Francia furono i due principali belligeranti, accompagnati a loro volta dal Sacro Romano impero, da Venezia, dal Ducato di Milano, dallo Stato Pontificio e varie piccole realtà locali.
  5. Nella ben famosa battaglia di Pavia, 24 febbraio 1525, scontro in cui gli archibugi e i cannoni ebbero ruolo rilevante.
  6. La pace di Chateau-Cambrésis nell’aprile 1559.
  7. L’impero spagnolo si eresse per un buon secolo a venire come potenza europea, reggendo le sorti direttamente o indirettamente di buona parte dell’Italia, fra cui Sicilia, Napoli, Milano, Sardegna.
  8. Generalmente da parte spagnola, anche per l’appoggio ricevuto, prima da Carlo V e poi da Filippo II, alla Controriforma cattolica.
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Jan 062014
 
Lo Scheggia, Trionfo della Fama, 1449 ca.

Lo Scheggia, Trionfo della Fama, 1449 ca.

Giovanni di Bicci de’ Medici (1360-1429), fondatore del Banco Medici, viene considerato come uno dei primi esponenti di rilievo di una famiglia che tanta influenza ha avuto dagli ultimi decenni del Medioevo fino a inoltrata l’Età moderna, epoca in cui le loro decisioni hanno contribuito a dare un corso ben determinato alla storia dell’Europa. Condottieri, mecenati, duchi, granduchi, papi, cardinali, banchieri, i Medici di Firenze giocarono ruoli ben decisivi.

E fra tutti, Lorenzo de’ Medici è colui che ha rappresentato la famiglia, rendendola famosa ben oltre i confini patri, uomo che, grazie ai vari artisti di cui ha avuto intelligenza circondarsi, ha fatto sì che la Firenze di oggi – ma non solo la città – sia visitata da migliaia di turisti l’anno.

L’immagine di sopra (»»qua), Trionfo della fama (1449), è rappresentata in un vassoio commemorativo dell’epoca – desco da parto -, vassoio adoperato per portare vivande alla nuova madre, nel nostro caso a Lucrezia Tornabuoni (1425-1482), dipinto dallo Scheggia, Giovanni di Ser Giovanni (1406-1486) per celebrare la nascita di Lorenzo de’ Medici, 1449.

Di seguito, una serie di articoli per approfondire alcuni aspetti dell’epoca.

L’Italia rinascimentale in Europa.
I Medici rappresentati da Botticelli.
Lorenzo il Magnifico e alcuni suoi contemporanei.
I Medici e la congiura dei Pazzi nella Firenze del 1478.
Cosimo I de’ Medici e l’orologio.
Gli ultimi Medici.

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Sep 022013
 
Biblioteca Forteguerriana.

Biblioteca Forteguerriana, Pistoia

A casa mia, mi ritiro un po’ più spesso nella mia biblioteca,
da dove comodamente governo la mia casa.
Sono sull’ingresso e vedo sotto di me il giardino, la corte,
il cortile e quasi tutte le parti della mia casa.
Qui sfoglio ora un libro, ora un altro,
senz’ordine e senza programma, come capita;
ora fantastico, ora annoto e detto,
passeggiando, queste mie idee. […]”
(Michel de Montaigne, Saggi)

Con il passaggio dal Medioevo al Rinascimento si evolve poco a poco il concetto di “studium”, due periodi strettamente connessi in cui l’interesse per i testi classici prende ancor più forza con l’Umanesimo. E mentre prima i manoscritti erano patrimonio della Chiesa, degli ordini monastici e dei nobili, così come l’insegnamento veniva “dettato” principalmente da religiosi, con il Rinascimento, con l’invenzione dei caratteri mobili gutenberghiani, con il migliorare le condizioni di vita, con l’avvento della borghesia, i libri passano dall’essere esclusiva di pochi a risiedere anche nelle case dei più abbienti, destinati insomma a un pubblico sempre più ampio e maggiore.

Si sviluppa lentamente l’idea della condivisione, del mettere a disposizione i propri testi per dare possibilità a “chiunque” accedere ai classici greci e latini, e alle nuove pubblicazioni. Un percorso che porta nel trascorso dei secoli all’apertura, per gli interessati e non, delle collezioni una volta private.

Di seguito alcuni video che ci immettono nelle biblioteche in questione, che bisogna pur studiare nella complessità del tempo e del luogo.

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Iniziamo il nostro percorso visivo dalla Malatestiana, voluta dal Signore della città Novello Malatesta, unico esempio di biblioteca a tre navate. Sembra essere stata la prima in occidente che aprì le sue porte al pubblico, nell’agosto del 1455. I testi venivano legati ai banchi per evitare essere portati via.

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La biblioteca Marciana di Venezia ha una storia ben più complessa, sebbene debba l’esistenza al cardinale Bessarione, vescovo di Nicea, che donò nel 1468 la sua preziosa raccolta, contenente, fra l’altro, opere manoscritte di Esiodo, Eschilo, Aristofane, scritti di Aristotele ed Euclide. Già nel 1362, il Petrarca ne aveva proposto il progetto, ma alla sua morte i suoi libri andarono ai Signori di Padova, Da Carrara.

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I libri sono portatori di civiltà. Senza libri, la storia è silenziosa, la letteratura è muta, la scienza è inetta, il pensiero e la speculazione sono ad un punto morto. I libri sono i motori del cambiamento, le finestre sul mondo, i fari eretti nel mare del tempo“. (Barbara Tuchman)

Lo sapeva bene il nostro Federico da Montefeltro, la cui biblioteca privata, nel famoso Studiolo (1473-’76), pur non essendo una vera e propria biblioteca, ma solo una libreria di un principe, è degna di nota per la qualità dei codici che conteneva, raccolta famosa nel Quattrocento anche fra collezionisti: novecento codici, di cui seicento latini, centosessantotto greci, ottantadue ebraici e due arabi.

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Il destino di molti uomini dipese dall’esserci o non esserci stata una biblioteca nella loro casa paterna”, diceva alla fine del XIX secolo Edmondo De Amicis. Agevolati stimolati privilegiati sembra essere stati quegli umanisti del tempo che dedicavano i propri lavori ai membri della casa d’Este, usufruendo dei 450 volumi presenti nel 1467 nella biblioteca Estense
 di Modena, di cui uno dei volumi più famosi fu ed è la rinomata Bibbia di Borso d’Este, riccamente miniata.

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A Roma, per volere di papa Sisto IV, nacque ufficialmente, nel 1475, la Biblioteca apostolica vaticana, oggi una delle più autorevoli al mondo per albergare raccolte di testi unici rari introvabili altrove. Oggi, come allora, destinata a studiosi e ricercatori accreditati.

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Spesso il piacere della lettura dipende in gran parte dalla comodità fisica del lettore […] Ci sono libri che ho letto in poltrona e altri che ho letto alla scrivania. Ci sono libri che ho letto nella metropolitana, in macchina, in autobus. Trovo che i libri letti in treno partecipino della qualità di quelli letti in poltrona, forse perché in entrambi i casi posso facilmente astrarmi da quanto mi circonda […]”, scrive Albert Manguel, in Una storia della lettura (»»qua una recensione).

E il buon Cosimo de’ Medici, i libri, anzi i manoscritti, se li portava spesso dietro quando viaggiava.

Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, disegnata da Michelangelo Buonarroti.
Fu grazie a Cosimo de’ Medici, il Vecchio, che si deve questa biblioteca fiorentina, appassionato e collezionista di manoscritti principalmente di autori latini e greci. Sarà poi Lorenzo il Magnifico a ingrandire la collezione. Fu aperta al pubblico nel 1571.

Quale sarà il futuro delle biblioteche nell’era di internet?

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Jul 052013
 

Abbiamo già accennato alla rivolta capeggiata da Masaniello e alla Repubblica Partenopea del 1647-‘48, diamo spazio adesso alle immagini dei personaggi che ebbero un ruolo di primo piano negli eventi dell’epoca, immagini che servono a imprimere nella memoria un momento storico di particolare rilievo della nostra storia patria.

Filippo IV di Spagna a 39 anni, Velazquez

Filippo IV di Spagna (1605-1665), sovrano di Spagna e, fra tanti titoli, Re di Napoli. Durante i primi anni del suo regno, ebbe al suo fianco il Conte di Olivares, promotore di un’energica politica esteriore che tentava mantenere l’egemonia spagnola in Europa.

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Duca D'Arcos

Rodrigo Ponz De Lèon duca d’Arcos (1602-1672), vicerè di Napoli, privo di mezzi e di uomini, la guarnigione di Napoli contava solo 500 soldati, fu indotto a una provvisoria costituzione popolare. Si ritirò dapprima nel convento di San Luigi, poi in Castel Sant’Elmo, per finire in Castelnuovo in attesa che la situazione si sbloccasse.

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Giulio Genoino e Masaniello in un'illustrazione del XVIII secolo.

Don Giulio Genoino (1567 c.ca-1648), giurista e vecchio sacerdote in disgrazia, in un primo tempo eletto – 1619 – e poi destituito, per la sua indole combattiva, a rappresentare gli interessi del popolo contro la nobiltà, esercitò grande influenza sulle vicende napoletane. All’epoca aveva ben 80 anni.

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Masaniello, Alessandro Puttinati, 1846

Masaniello (1620-1647), statua di Alessandro Puttinati (2). Uomo, il pescatore, la cui fama varcò i confini partenopei per raggiungere perfino la Francia di Mazarino, l’Inghilterra di Cromwell, a tal punto che in Olanda fu coniata una medaglia, da un lato Oliver Cromwell incoronato da due militari e dall’altra Masaniello incoronato da due marinai (qua).

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Gennaro Annese

Gennaro Annese (1) (1604-1648) successe alla guida della rivoluzione dopo la morte di Masaniello. Armaiolo, uomo dai modi sbrigativi, dovette barcamenarsi fra diverse alleanze, infine arrestato processato e condannato a morte dagli spagnoli.

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Enrico II di Guisa

Enrico II di Guisa (1614-1664), sbarcato a Napoli nel novembre 1647, e delegato da Gennaro Annese inizialmente al comando militare, governò per circa sei mesi la cosiddetta Repubblica di Napoli del 1647. Ritornati, nella notte tra il 5 e il 6 aprile 1648, gli spagnoli in città, tentata la fuga, fu catturato e portato in prigione in Spagna.

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– 1. Immagine da Europeana.
– 2. Immagine dalla Galleria d’Arte Moderna, Milano

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Qualche risorsa utile da consultare in rete:
Mémoires du Comte de Modène sur la Révolution de Naples de 1647.
Insurrection de Naples en 1647. Étude Historique de Don Angel de Saavedra, Duc de Rivas.
Le Rivolutioni di Napoli, descritte dal Signor Alessandro Giraffi.
Diario di Francesco Capecelatro contenente la Storia delle cose avvenute nel Reame di Napoli negli anni 1647-1650.

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Letture consigliate:
– Michele D’Arcangelo, Masaniello. Il re dei lazzari. Storia di una rivoluzione tradita, Pironti, 2010.
– Aurelio Musi, La rivolta di Masaniello nella scena politica barocca, Guida, 2002.
– Silvana D’Alessio, Masaniello. La sua vita e il mito in Europa, Salerno, 2007.

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Oct 162012
 

Sebbene lo abbiamo ripetuto più di una volta, vale sottolineare che la Storia è un immenso mosaico dove ogni tassello contribuisce a completare, nella sua dipendenza-interdipendenza, un insieme, un grande insieme che comprende ogni operato umano che travalica limiti di spazio e tempo.

Ebbene, dopo una serie di articoli dedicati al Barocco in Italia e in Europa, diamo uno sguardo a cosa avvenne nelle terre che videro Colombo qualche secolo prima. Con la scoperta dell’America, dall’Europa emigrarono non solo militari sacerdoti nobili mercanti, ma anche artisti, pittori e architetti che portarono nelle nuove terre caratteristiche tipiche dell’epoca tardo-rinascimentale e barocca, almeno nel periodo che va dal XVII al XVIII sec., epoca da noi trattata in queste righe.

L’America latina, influenzata dalle mode europee, sviluppò un’arte che potremmo chiamare meticcia, un’arte nata dalla confluenza delle esperienze italiane francesi spagnole portoghesi, e via dicendo, con quelle indigene, del folclore popolare, dove temi religiosi del vecchio continente venivano raffigurati alla luce della cultura locale. Un’arte piena di colori, luminosa, forse priva di pietismo.

Il Cusco, in Perù, fu sicuramente una di quelle realtà in cui si istallarono ben presto scuole di pittura di scultura di architettura, scuole che vedranno, per fare qualche esempio, il leccese Matteo Pérez de Alesio (1547- 1628?) – ricordiamo buona parte dell’Italia meridionale essere, in quell’epoca, parte della Spagna – giungere a Lima nel 1588 e aprire un “Centro Sperimentale” con il fine di preparare pigmenti a modo europeo. Fra i suoi discepoli annotiamo: Pedro Pablo Morón, Domingo Gil, Francisco García, Francisco Bejarano.

Così come il romano Angelino Medoro (1567-1633), di sicura influenza fiamminga, fermatosi per qualche anno in Colombia, viaggiando finanche in Perù ed Ecuador, che influenzò le opere del tempo, opere che rispecchiavano un tardo-rinascimento, un primo accenno di Barocco, stili giunti nell’America latina con un ritardo, se ritardo potremmo chiamarlo, di una cinquantina d’anni, intorno la fine del XVII sec. Modelli da tenere in considerazione erano certamente quelli di Murillo, di Zurbarán, Rembrandt, e tanti altri.

Dal Cusco partirono non solo artisti, ma anche correnti di pittura che si propagarono per l’area andina e oltre, dalla Colombia al Perù, dall’Ecuador al Venezuela a Panama al Cile all’Argentina. Stili che, sebbene in un primo tempo legati agli europei, poco a poco – siamo intorno ai primi del XVIII sec. – se ne distaccarono, anche perché i pittori iniziavano a essere locali, indigeni, nativi, perdendo il contatto con l’Europa e dando vita a una propria tendenza, in cui talvolta si raffiguravano scene campestri poco reali, fantasiose, dove le madonne erano nere così come i Gesù bambini, dove gli angeli indossavano pregiati vestiti e gli arcangeli caricavano armi da fuoco. Fantasie locali palesate tramite soggetti europei, soggetti iconografici che desideravano essere l’espressione del sentimento indigeno. Opere che non hanno nulla da invidiare a quelle prodotte in Europa.

La Madonna della montagna, anonimo, XVIII sec.

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Oct 032012
 

Certamente non è mia intenzione esaudire in poche immagini un periodo storico che interessò non solo l’Italia, bensì parte dell’Europa, un secolo, il Seicento, caratterizzato, fra i tanti particolari, dalla fastosità, dall’esuberanza, dall’egocentricità, da un modo di vivere forse fra più bizzarri. I committenti, in generale, sono stati la chiesa cattolica, principi sovrani nobili, ma anche i borghesi che vedevano nell’arte un modo per entrare nelle dinamiche sociali del tempo. E il Barocco, a detta di Heinrich Wölfflin – allievo di Jacob Burkhartd -, non sarà un periodo di ascesa o di decadenza, ma semplicemente un’arte totalmente diversa, espressione di un’epoca. Un’arte dove l’illusionismo, la curva, la complessità, l’effetto scenografico sono i protagonisti.
Ebbene, dopo un primo accenno all’Italia, di seguito tre immagini di tre chiese che rappresentano il periodo in questione aldilà delle nostre Alpi.

Luogo di partenza della Controriforma, la Chiesa di San Michele in Monaco di Baviera è un primo tentativo di barocco tedesco d’ispirazione italiana, luogo dei gesuiti, voluta da Guglielmo V di Baviera (1548-1597), detto il Pio – ricordiamo essere stato educato proprio dai gesuiti -, alla fine del XVI sec.

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Uno dei primi approcci alla nuova tendenza in terra austriaca, lo vediamo nella Chiesa am Hof in Vienna, chiesa gesuita che, sebbene di stile gotico – fu iniziata alla fine del XIV sec. -, si fornì, grazie all’architetto italiano Carlo Antonio Carlone (1635-1708), di una facciata d’ispirazione barocca. Qua, nel 1806, Francesco II (1768-1835) dichiarò sciolto definitivamente il Sacro Romano Impero, rinunciando alla corona.

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In Spagna, a Madrid, la Collegiata di San Isidro, anch’essa gesuita, è nettamente barocca, principiati i lavori nel 1620 e consacrata nel 1651. Progettata dall’architetto Pedro Sànchez e continuata da Francisco Bautista, è stata suggerita dalla Chiesa del Gesù a Roma. Sorge nello stesso luogo dove vissero San Isidro e Santa María de la Cabeza, dove c’era un pozzo la cui acqua, dicono, curava malattie.

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