Mar 252014
 

Abbiamo trattato (»»qua) delle calzature del periodo rinascimentale, ‘400-‘500, e le abbiamo viste raffigurate in alcuni dei tanti dipinti europei dell’epoca. Ma come erano in realtà, come si sentivano al tatto? Ecco due immagini, grazie al MMA, in cui possiamo ben distinguere la loro forma, il loro essere, in questo caso, di cuoio, una bassa, l’altra alta allacciata: insomma potremmo quasi percepirle al tatto. Scarpe popolari fra il XV e XVI secolo provenienti da un sito archeologico lungo il fiume Tamigi nei pressi di Londra.

Scarpa inglese del XVI secolo

Scarpa popolare inglese del XVI secolo, a collo medio.

Scarpa popolare inglese del XVI secolo, bassa.

Scarpa popolare inglese del XVI secolo, bassa.

 

Feb 252014
 
A sinistra, esecuzione di Carlo I d'Inghilterra, a destra esecuzione di Luigi XVI di Francia

A sinistra, esecuzione di Carlo I d’Inghilterra, a destra esecuzione di Luigi XVI di Francia

È assai probabile che Luigi XVI e soprattutto sua moglie sognassero di ripetere la storia di Carlo 1°, e di dare una battaglia in piena regola al parlamento, ma con successo migliore. La storia del re inglese era il loro incubo: si afferma anzi che l’unico libro che Luigi XVI fece venire dalla sua biblioteca di Versaglia a Parigi, dopo il 6 ottobre, fosse la storia di Carlo 1°.” (1)

Londra, 30 gennaio 1649, decapitano Carlo I d’Inghilterra;
Parigi, 21 gennaio 1793, Luigi XVI di Francia subisce la stessa sorte: la Rivoluzione francese accelera il passo.

La testa del sovrano inglese, di rimbalzo, ha colpito quella di Luigi XVI facendola cadere a distanza di 144 anni. Due eventi distanti nel tempo e nello spazio, un lungo percorso storico che, in un certo qual senso, è collegato. Se l’hanno fatto gli inglesi, possono farlo anche i francesi, si potrebbe suggerire (sic!).

Nella storia, gli avvenimenti hanno sempre una causa e una conseguenza, così come se di primo acchito possono sembrare slegati, discontinui e indipendenti, alla fine risultano essere, analizzati a distanza di anni, un insieme di fili che si sorreggono a vicenda, una matassa intrecciata dall’uomo nella quale, lo ripetiamo spesso, tutto ha una relazione-interrelazione.

E in effetti, lo scossone che ebbe nel XVII secolo l’Inghilterra degli Stuart, la ricerca di un miglior modo di vivere e governare, quelle tasse – certamente non solo – che gravavano sulle spalle dei meno abbienti, ebbe ripercussioni, con il trascorrere dei decenni, anche nella Francia dell’Ancien Régime di fine XVIII secolo, una Francia in crisi economica e sociale, una Francia che spesso insorgeva per la mancanza di pane, una Francia che vedrà peraltro nella guerra d’indipendenza delle colonie americane motivo d’ispirazione per la sua.

Leggiamo di seguito una serie di articoli riguardanti alcuni particolari della Rivoluzione francese.

- Introduzione alla Rivoluzione francese del 1789.
- La marcia su Versailles, ottobre 1789.
- L’abolizione dei diritti feudali in Francia: 1789.
- I cahiers de doléances nella Francia del XVIII secolo.
- Le donne della Rivoluzione francese.

*****

- 1. Petr Alekseevic Kropotkin, La Grande Rivoluzione: 1789-1793, kindle pos. 2195.

Feb 012014
 
Il villaggio inglese di Coalbrookdale, culla dell'industria mineraria e metallurgica della prima rivoluzione industriale, nel Shropshire in una tela del 1801 di Philip James de Loutherbourg.

Il villaggio inglese di Coalbrookdale, culla dell’industria mineraria e metallurgica della prima rivoluzione industriale, nel Shropshire, in una tela del 1801 di Philip James de Loutherbourg.

La storia sembra accelerare il passo fra la metà e la fine del Settecento, un secolo che vide, fra l’altro, idee concretizzarsi, progetti prendere forma, scoperte e innovazioni migliorare un passato che oramai si spingeva su binari che lo avrebbero mutato strutturalmente in buona parte.

Lo sviluppo delle scienze del secolo anteriore aveva gettato le basi affinché ci fosse un passaggio da un’economia principalmente agricola, a un’economia che volgeva la vista verso una proto-industrializzazione avanzata. Le ottimizzazioni erano più veloci che nei secoli precedenti, ottimizzazioni che meccanizzarono sempre più il lavoro, preparando lo sviluppo del capitalismo e le sue conseguenze.

E, in un certo qual modo, possiamo affermare essere noi figli di quel secolo, di quei giochi economici che, poco a poco, hanno portato alla nascita della tecnologia come la concepiamo oggi, una tecnologia che globalizza oramai il nostro presente.

Vediamo di seguito una serie di articoli che ci trasportano nell’epoca in questione:

- L’Inghilterra e la Rivoluzione industriale
- La rivoluzione industriale e la Gran Bretagna del XVIII secolo
- Sulla Rivoluzione industriale del XVIII sec.
- La rivoluzione industriale vista da Toynbee
- La giornata lavorativa nel Settecento
- Londra nel XVIII secolo
- Prima Rivoluzione industriale, video

Jan 092014
 

“Vitium impotens, virtus vocatur”
Il vizio impotente è chiamato virtù
(Seneca)

William HogarthWilliam Hogarth nacque nella Londra pre-industriale il 10 novembre 1697 e vi morì all’età di 67 anni, il 26 ottobre 1764. Oltre a essere pittore, fu anche uno dei più grandi incisori dell’epoca, essendo stato uno dei pochi a ottenere gloria e fama durante la sua vita.

Da ragazzo entrò nella bottega di un suo lontano parente, tale Ellis Gamble, per apprendere l’arte dell’incisione sull’argento. Dopo circa sei anni di apprendistato, stanco di replicare sempre le stesse cose, se ne andò per conto suo aprendo una piccola bottega per incidere sul rame. Sin dall’inizio si manifestò la forza del suo carattere: un semplice, elegante e architettonico cartoncino pubblicitario sulla porta d’entrata annunciava la sua nuova sede, aveva 23 anni.

In quegli anni la pittura inglese attraversava un periodo poco favorevole, in quanto la maggior parte dei dipinti erano eseguiti da artisti europei, gli inglesi non riuscivano a produrre opere degne di nota. Cosicché William cercò di animare sia i colleghi che sé stesso, impegnandosi oltre maniera e perfezionandosi su ciò che era la tendenza del ’700. Il nuovo modello da seguire era l’arte barocca italiana e francese, caratterizzata da elementi quali il movimento, l’energia, la tensione, elementi rappresentati tramite il volume e la prospettiva. Altro componente fondamentale del barocco era la vocazione naturalistica, l’attenzione per le figure umane, per i sentimenti, per la razionalità. Nacquero così, per mano di Hogarth, quadri storici, come le grandi tele per l’ospedale di St. Bartholomew.

Ancora giovane, l’artista inglese illustrò il poema comico-eroico Hudibras di Samuel Butler, con dodici grandi tavole, criticando i puritani. Fu la prima volta che William seguiva il filo di un racconto per raffigurarne le gesta di un eroe che ci ricorda il Don Chisciotte del Cervantes. Era l’anno 1726. L’irrequietezza lo condusse a prendere lezioni di pittura nella scuola d’arte di James Thornhill, di cui sposò segretamente la figlia nel marzo del 1729. Furono gli anni dedicati ai quadri cosiddetti familiari, noti in Inghilterra come scene di conversazione ovvero ritratti di gruppi di famiglie aventi come sfondo una stanza o aperta campagna. Nel ’700, questo tipo di rappresentazioni dovevano dimostrare, raffigurare, rappresentare lo stato sociale, le amicizie, i possedimenti, ma anche l’intimità familiare e la vita domestica del committente. Hogarth ebbe un tale successo, che ben presto divenne famoso. In questi suoi quadri c’è vivacità, naturalezza, dettagli, particolari elaborati. La sua eleganza stava nel non appesantire artificiosamente l’insieme, insieme che nello stesso tempo comunicava sentimenti, espressioni e movimenti.

William Hogarth, Propaganda, ricerca di voti elettorali

William Hogarth, Propaganda, ricerca di voti elettorali

Cercando altri sbocchi ed essendo affezionato al teatro, alla commedia, alla tragedia, alla farsa, dove la rappresentazione si svolgeva in una successione di atti, William decideva di raccontare una determinata storia in una sequenza di immagini. La prima serie da lui composta fu dedicata alla vita di una prostituta, tracciando le passioni, la pietà, il disprezzo, la paura, i dolori, i sentimenti: nasce così la Carriera di una prostituta, era il 1732. Tale fu il successo da indurlo a preparare una seconda serie dal titolo Carriera del Libertino (1732-33). Qua la storia è quella di un uomo libertino, Tom Rakewell, dai comportamenti poco morali e irresponsabili. Con acuto gusto satirico dipinge le tappe della vita di tale personaggio, giovane, frivolo, superficiale, giocoso, che finisce in manicomio. Evidente in tali quadri era anche la vivacità delle emozioni dei protagonisti, gente popolare, gente di tutti i giorni. Il merito di Hogarth fu quello di trasferire in una fila di sequele visive un’accurata azione drammatica, in cui il ritmo era veloce, forte e chiuso. Insomma, in 5 quadri la vita di un personaggio. Affinché giungessero a un vasto pubblico, si passò immediatamente a inciderle. Ulteriore accorgimento di William fu quella di ricorrere alle didascalie ovvero a qualche frase per dare forza e carattere all’intero ciclo.

Si potrebbe dire che sia le illustrazioni per il libro di Butler, Hudibras, sia la sua passione per il teatro siano state fonte d’ispirazione, e quell’idea geniale lo portò ai vertici della popolarità inglese ed europea. Il fine ultimo di tali incisioni era morale, era dimostrare certi errori nel comportamento umano, errori che conducevano i protagonisti a essere esclusi dalla società, essere criticati e derisi.

Altro tema cui William si dedicò fu quello della ritrattistica, genere in alta considerazione nell’Inghilterra del sec. XVIII. Uno dei suoi primi ritratti fu dedicato al capitano Thomas Coram, noto filantropo, seguirono quelli al suo amico, attore di teatro, David Garrick, e tanti altri. Erano gli anni 1740-1750. Ugualmente in codesti quadri, Hogarth mette tutta la sua esperienza affinché risalti una profonda introspezione psicologica, ma anche un certo realismo pittorico. I suoi volti hanno forza, colore, simpatia, emozioni, acquistano propri contrasti chiaroscurali, effetti luministici intensi e pennellate fluide, spesso sentimentali.

William Hogarth, Carriera di un libertino, incisione 1735

William Hogarth, Carriera di un libertino, incisione 1735

Siamo giunti al 1747, quando inizia il ciclo morale dedicato a richiamare i giovani all’ordine, all’operosità e non all’ozio. Con una serie di dipinti intitolati Zelo e infingardaggine, dallo stile grafico crudo, rivela la sua vera intenzione, quella di rimproverare e richiamare l’attenzione dei ragazzi. Altra serie di opere fu dedicata a denunciare i vizi dell’alcol, la crudeltà verso le creature divine, la corruzione del sistema politico: erano gli ultimi lavori del nostro artista.

Alla fine della sua vita si dedicò a scrivere un libro, ancora oggi obbligatorio per gli studenti che si occupano di storia dell’estetica, dal titolo L’analisi della bellezza, in cui tratta dello spazio, del movimento, della superficie pittorica, ma anche dell’eleganza e della grazia.

Per concludere, Hogarth aveva la peculiarità di caratterizzare i suoi personaggi e le sue scene con una sorprendente quantità di osservazioni, che li rendevano vivi, dipingendo l’egoismo, la brutalità, la lussuria, la corruzione, ridicolizzando e drammatizzando il suo tempo, richiamando temi rinascimentali, del barocco, il tutto con la sua forma, il suo carattere, il suo modo di vedere le cose, spesso con il tipico umore inglese.

Moriva così un grande artista del XVIII secolo, un artista che aveva voluto impiegare la vita denunciando i mali dell’epoca, un’epoca in cui si affacciava la rivoluzione industriale, la nuova borghesia, la decadenza degli aristocratici, un’epoca di cambi. La sua arte era il mezzo di propaganda, il suo modo di parlare, criticare, suggerire. Le sue satiriche incisioni, diventate pertanto canale di comunicazione, si rivolgevano non solo al popolo, ai contadini, ai miseri cittadini, ma anche ai nuovi ricchi affinché conoscessero la vera realtà inglese e di Londra in particolare.

L’epitaffio, scritto dal suo amico Garrick, recita: “Addio grande pittore del genere umano”. 

William Hogarth, Carriera di una prostituta, 1732

William Hogarth, Carriera di una prostituta, 1732

Dec 242013
 
Oliver Cromwell ordina abbattere la Quercia della Monarchia

Oliver Cromwell ordina abbattere la Quercia della Monarchia

Immagine di un uomo che ha cambiato il corso della storia, dapprima nell’Inghilterra di Carlo I Stuart – decapitato il 30 gennaio 1649 – e poi nell’Europa del XVIII secolo. Oliver Cromwell instaurò la repubblica del Commonwealth of England - rarità nel panorama politico dell’epoca -, governando dal dicembre 1653 alla sua morte, avvenuta il 3 settembre 1658. La monarchia che verrà dopo non avrà più gli stessi poteri e la stessa forza di prima, il Lord Protettore diede una spallata a un ordine prestabilito, preparando, in un certo qual modo, il terreno alla Rivoluzione americana, allo stesso Illuminismo, alla futura Rivoluzione francese.

Per meglio comprendere l’epoca in questione, ti invito a leggere:

- Oliver Cromwell nelle immagini dell’epoca.
- Oliver Cromwell e l’Inghilterra.
- Il Patto del Popolo e Oliver Cromwell.
- La guerra civile inglese e Oliver Cromwell.
- Regnanti inglesi del XVII secolo.
- Sulle cause della Rivoluzione inglese.
- La Rivoluzione inglese.

Sep 122013
 

Mattia Preti (1613-1699), pittore, lo rividi a Malta nelle decorazioni della Co-Cattedrale di San Giovanni, era l’anno 2008, un piacevole mite febbraio mediterraneo. Però, non sono mai stato a Taverna, paesino in provincia di Catanzaro, in Calabria. Che cosa c’entra Preti con Taverna? beh, semplicemente nacque lì: Taverna.

Taverna fu anche una nobile famiglia milanese del XII-XIII secolo, così come Francesco Taverna (1488-1560) era altresì ambasciatore di Francesco II andato a metter pace fra Carlo V e Venezia, fino a diventare conte nel 1536 grazie al “buon” Asburgo – Carlo V, per intenderci.

Insomma, s’è ben capito che il tema del presente articolo è la taverna, luogo in cui una volta si vendeva principalmente da bere, venuto da Taberna-ae, dal latino a noi tanto caro. Luogo che qualche autore dice essere stato punto di propulsione per le economie locali al tempo di Roma, giacché si commerciava al dettaglio merce agricola e artigianale.

Taverna tedesca, 1470 ca., sconosciuto

Taverna tedesca, 1470 ca., sconosciuto

Della taverna accenna nientemeno che il nostro sommo poeta:

Noi andavam con li diece demoni.
Ahi fiera compagnia! ma ne la chiesa
coi santi, e in taverna coi ghiottoni.” (1)

Ma non solo lui, Giovanni Boccaccio nel suo Decameron del 1349 (?), nell’Ottava Giornata, Novella Sesta, fa dire a Bruno:

“ – Qui si vuole usare un poco d’arte: tu sai, Buffalmacco, come Calandrino è avaro e come egli bee volentieri quando altri paga; andiamo e meniallo alla taverna, e quivi il prete faccia vista di pagare tutto per onorarci e non lasci pagare a lui nulla;
[...]
ed essendo già buona ora di notte quando dalla taverna si partì, senza volere altramenti cenare, se n’entrò in casa, e credendosi aver serrato l’uscio, il lasciò aperto e andossi al letto.” (2)

Adriaen Brouwer, Contadini in una taverna, 1630 ca.

Adriaen Brouwer, Contadini in una taverna, 1630 ca. (Olanda)

E andar per taverne potremmo considerarla, nell’avanzare l’Età moderna, una caratteristica sociale. In poche parole: nel Medioevo il popolo usualmente aveva ben poco “tempo libero” da impiegare in altro modo che non fosse lavorare i campi o per attività di sopravvivenza o religiose. Con il passare del tempo, entrando già nel Rinascimento e andando ben oltre, crollando il sistema feudale, diminuendo l’influenza della chiesa, aumentando i viaggi, sviluppandosi ancor più le città, e, in un certo qual modo, il benessere economico, più persone iniziavano ad avere qualche spicciolo da destinare altrimenti, magari divertendosi giocando con le carte o per piaceri sensuali, da ciò una loro maggiore espansione – basta pensare alla quantità che aprirono a Londra. Certo, erano anche luoghi per criminali e poco raccomandati, insomma si poteva trovare di tutto.

Dicevamo di tutto, posto da cui parte una famosa disfida, quella di Barletta (1503), giacché raccontano che iniziò in una cantina, mentre si svolgeva un banchetto, con le parole di La Motte, francese, prigioniero, accusando di tradimento e codardia i nostri cavalieri. Ma Ettore Fieremosca non si tirò indietro e… si sa come finì.

Armi battaglie, donne cibo, vino birra, musica allegra nelle taverne:

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Ahimè, nelle taverne vengono perfino dichiarati decessi!
William Shakespeare, nel dramma storico Enrico V, 1558-1559, nel secondo atto, scena terza, fa annunziare la morte di Falstaff, l’omone tragi-comico dedito al vino e alle donne, proprio in una taverna (3), taverne luogo da lui frequentate. E da cui lo stesso scrittore inglese trae spunto per i suoi personaggi.

- Scena III – Londra, a Eastcheap, davanti alla taverna “Alla testa di cinghiale:

No, che il viril mio cuore oggi dolora.
Bardolfo, stammi allegro!
Nym, risveglia la tua vena smargiassa!
Ragazzo, drizza il pelo al tuo coraggio!
Falstaff è morto, e noi dobbiamo piangerlo.” (4)

William Hogarth, Scene in una taverna, 1735

William Hogarth, Scene in una taverna, 1735 (Londra)

Volano gli anni, passano i secoli, la storia dei luoghi prosegue il suo percorso restando indelebilmente legata alla nostra memoria e fornendo i più disparati frutti.
Sempre nell’isola inglese, nel 1717, il 24 giugno, a Londra, nella Taverna de L’Oca e la Graticola si fonda la prima Gran Loggia massonica d’Inghilterra, massonici che prima si riunivano usualmente nelle taverne – da cui traevano il loro nome – in modo individuale, uniti adesso in una federazione.

Restiamo a Londra.
Charles Dickens, il noto scrittore, era solito frequentare il Simpson’s Tavern, che dicono aprì le porte nel 1757 sotto il regno degli Hannover, Giorgio II, forse il primo locale in cui gli impiegati erano donne, locale in cui sembra ancora oggi respirare aria settecentesca.

John Lewis Krimmel, Danzando in una taverna, 1820 ca.

John Lewis Krimmel, Danzando in una taverna, 1820 ca. (Filadelfia)

Ecco dunque la taverna, che potrebbe essere considerata di poco conto, secondaria ai fini dell’investigazione, ambiente di perdizione, da qualcuno additata come immorale e scandalosa, eccola invece sul palcoscenico della storia.

*****

- 1. Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, XXII, 13,15.
- 2. Giovanni Boccaccio, Decameron, Ottava Giornata, Novella Sesta.
- 3. Roberto Carretta, In taverna con Shakespeare. Amore, vendette e inganni a banchetto, Il Leone Verde, 2005.
- 4. William Shakespeare, Enrico V.

Aug 182013
 

Boton quiz Domande:

- 1. A chi successe al trono Elisabetta I d’Inghilterra? A Enrico VIII, Edoardo VI, Maria I?
- 2. Chi fu la madre di Elisabetta? Caterina Parr, Anna Bolena, Jane Seymour?
- 3. In che anno fu sconfitta l’Armada spagnola? 1587, 1588, 1598?
- 4. Quanti figli ebbe la regina? 2, 5, nessuno?
- 5. Quale stato americano fu chiamato in onore a Elisabetta I? Virginia, Texas, Carolina del Nord?
- 6. Quale famoso autore visse durante il periodo elisabettiano? Shakespeare, John Milton, Bruce Chatwin?
- 7. Da quale famoso umanista inglese Elisabetta ricevette principalmente la sua educazione? Roger Ascham, l’arcivescovo di Canterbury, da Enrico VIII?
- 8. Chi successe al trono alla morte della regina? Edoardo VI, Giacomo I, Giorgio I?

Elisabetta, I per commemorare la sconfitta dell'Armada spagnola, 1588 ca.

Elisabetta I, per commemorare la sconfitta dell’Armada spagnola, 1588 ca.

*****

Risposte:

- 1. Successe a Maria I, sua sorellastra che Enrico VIII aveva avuto con Caterina d’Aragona.
- 2. Anna Bolena, seconda moglie di Enrico VIII.
- 3. L’Armada spagnola che doveva invadere l’Inghilterra di Elisabetta I fu sconfitta nell’agosto del 1588 dalla flotta inglese aiutata da una serie di forti temporali.
- 4. Non ebbe alcun figlio, non si sposò mai.
- 5. Lo stato della Virginia, in base all’ipotetica verginità, giacché la regina era anche conosciuta con il nome di Regina Vergine.
- 6. William Shakespeare, che visse durante un buon periodo di sviluppo culturale, grazie anche al mecenatismo di Elisabetta I.
- 7. Guidata dall’umanista Roger Ascham apprese, fra l’altro, latino greco spagnolo francese, in un ambiente protestante.
- 8. Giacomo I della dinastia Stuart. Finiva con la morte di Elisabetta I la discendenza dei Tudor.

Aug 162013
 

Boton quiz

Domande:

1. In che anno salì sul trono Enrico VIII d’Inghilterra? 1502, 1509, 1512?
2. Perché pur essendo secondogenito governò? Uccise il fratello, per morte naturale del fratello, per rivoluzione?
3. Quali erano le attività preferite di Enrico VIII? Caccia e danza o guerre e combattimenti?
4. Quale personaggio ebbe una certa influenza politica nei primi anni della reggenza? Thomas Wolsey, Oliver Cromwell, Caterina d’Aragona?
5. Quante mogli ebbe il sovrano inglese? 2, 6, 8?
6. Con quale delle mogli Enrico VIII ebbe un figlio maschio, successore al trono? Caterina d’Aragona, Jane Seymour, Caterina Parr?
7. Aver fondato una propria chiesa, la Chiesa anglicana, significa che Enrico VIII non credeva nel cattolicesimo? Non credeva nel cattolicesimo, credeva nella religione cattolica, non credeva al papa?

Il principe Edoardo, Enrico VIII, Jane Seymour, particolare. 1545 ca.

*****

Risposte:

1. Dal 21 aprile 1509 al giorno della sua morte, 28 gennaio 1547.
2. Salì sul trono per la morte accidentale di suo fratello Arturo, deceduto a causa di un’infezione.
3. Come uomo incarnato nel periodo rinascimentale, a Enrico piacevano principalmente le danze e la caccia, ben poco propenso verso le attività politiche.
4. Il potente cardinale Thomas Wolsey, che dal 1511 ebbe non poca rilevanza nelle decisioni di Enrico VIII, appoggiando il re, per esempio, nella proposta di invadere la Francia di Luigi XII.
5. Ebbe 6 mogli, Caterina d’Aragona, Anna Bolena, Jane Seymour, Anna di Cleves, Caterina Howard, Caterina Parr.
6. Fu Jane Seymour che diede nascita a Edoardo VI, 12 ottobre 1537, erede al trono che regnò fino al 1553, per circa 6 anni.
7. Il sovrano inglese credeva fermamente nel cattolicesimo, non credeva invece nel papa. Ricordiamo che Enrico VIII fu scomunicato, nel 1533, da Clemente VII, scomunica punto di partenza dello scisma e nascita della Chiesa anglicana.

Aug 022013
 

Ripeterlo non è vano: nella Storia non esistono “documenti inutili”, “documenti superflui”, tutto quanto possa servire ad approssimarsi alla verità dei fatti è benvenuto, può questo essere una statua, un orologio da tasca, una parte di un manoscritto, un incunabolo danneggiato, una ricetta culinaria, una lettera a un figlio, una serie di date, un reperto archeologico, e perfino un falso.

Se poi ci avviciniamo ai nostri giorni, con l’introduzione della fotografia, del cinema, delle immagini, la storia acquista la possibilità di essere “visibile”, può avere, in poche parole, un ulteriore angolo di “osservazione”.

Sì, possono esserci, per una specifica ricerca, memorie dirette o indirette, fonti di prima mano e secondarie, tracce di ieri e di oggi, ed è nelle abilità dello storico riuscire a tessere un percorso che risulti, con testimonianze alla mano, quanto più vicino alla ricostruzione della “realtà passata”, rimanendo pur sempre soggettiva parziale incompleta e pronta a essere rivista.

Però, la storia va oltre i singoli avvenimenti – histoire événementielle -, è altresì storia della mentalità, degli usi religiosi, delle relazioni sociali, della follia e del crimine come insegna Michel Foucault, storia del potere taumaturgico ricordando Marc Bloch, il tutto meglio se “visto” nel lungo periodo come suggerisce Fernand Braudel.
Può perfino essere storia della numismatica, della filatelia…

Enrico VIII, 500 anni dall'ascesa al trono d'Inghilterra, serie di francobolli emessa da Gibilterra, 2009

Enrico VIII, 500 anni dall’ascesa al trono d’Inghilterra, serie di francobolli emessa da Gibilterra, 2009

E allora, riprendendo l’esempio della volta scorsa (vi suggerisco scaricare il pdf per avere un quadro più ampio), Enrico VIII riportato nei francobolli di oggi ed entrato a pieno titolo nella recente storia della filatelia – che in un certo senso è anche storia degli stati -, acquista inoltre “connotazione” di ricordo, di commemorazione, di immortalità, di lode, acquista cioè quel continuum storico che contraddistingue la società umana e che lega indelebilmente il passato al presente in un gioco di rimandi di cui dovremmo tener in conto.

Enrico VIII per i 450 anni dalla morte, Gran Bretagna, 1997

Enrico VIII per i 450 anni dalla morte, Gran Bretagna, 1997

Enrico VIII e la Mary Rose, Gran Bretagna, 1982

Enrico VIII e la Mary Rose, Gran Bretagna, 1982

Il famoso sovrano inglese, marito di sei mogli, iniziatore dello scisma anglicano, attivo personaggio del ‘500, è connazionale di Sir Rowland Hill (1795-1879), considerato padre del francobollo – 1840, anno di emissione del Penny Nero in Gran Bretagna. Rowland Hill, che s’ingegnò un sistema per far pagare il trasporto in base al peso piuttosto che alla distanza, giacché i costi maggiori avvenivano nelle procedure di gestione alla partenza e alla destinazione, tutto scritto e presentato al governo del tempo nel suo libello del 1837, Post Office Reform: its Importance and Practicability. La sua proposta era tassare anticipatamente, mediante un francobollo, l’invio di una lettera un penny per mezza oncia, indipendentemente dalla distanza che questa doveva percorrere.

Contrastata all’inizio, l’idea di Hill cominciò a essere messa in pratica qualche anno dopo, per essere “copiata” col tempo da altri stati europei e non, fino a giungere ai nostri giorni, sembrando, almeno per le lettere, finita un’epoca con l’introduzione delle e.mail.
Uno dei tanti cambiamenti, delle mutazioni, delle evoluzioni che caratterizzano la storia.

Jul 162013
 

Nella Storia si uniscono e riuniscono le più disparate forme di documenti, possono essere questi corrispondenza, atti notarili, cronache, fonti archeologiche, video, immagini dell’epoca, film, rappresentazioni pittoriche, e via dicendo, in poche parole tutto quanto possa aiutare l’investigazione è benvenuto, sia pur agevolata dalla filatelia e dalla numismatica.

Ed è proprio da questa che inizieremo un percorso esplorativo per “vedere”, fra l’altro, com’erano rappresentati certi personaggi dell’epoca, re regine papi imperatori, ma perfino conti duchi dittatori cardinali, un modo per mostrare e dimostrare il loro viso, le loro apparenze, le loro gesta, fino ai remoti confini del regno o nelle colonie oltreoceano.

Lo studio della numismatica ha quindi un ruolo non certo secondario nella ricerca della verità dei fatti storici, e per quanto ci riguarda, nell’epoca moderna. Monete che hanno lasciato un’impronta non indifferente nel lento cambio sociale con l’espansione, fra l’altro, della borghesia nel XV-XVI sec., monete, basta pensare alla diffusione del Real de a ocho spagnolo (1497) o al Fiorino di Firenze (1252) o alla Lira Tron veneziana (1472), monete, dicevamo, che rappresentano un continuum che passa inoltre per il Medioevo per arrivare al Contemporaneo, attraversando l’Età moderna, secoli in cui si approfondiscono tutta una serie di attività che incentiveranno lo sviluppo economico, dalle banche alle lettere di cambio alla partita doppia, fino alla rivoluzione industriale del XVIII sec. Il tutto causa-effetto che ci conduce al mondo attuale.

Cosicché, iniziamo da un sovrano che fu uno degli attori principali del XVI secolo, Enrico VIII Tudor, anch’egli collezionista come tanti del tempo, e prendiamo in “visione” alcune delle monete che si coniarono durante il suo regno, regno durante il quale si variò la percentuale di oro e di argento presente nella coniazione.

Enrico VIII, moneta, Half Groat, XVI sec.

Enrico VIII, moneta, Half Groat, XVI sec. 

Mentre il groat, ispirato al grosso tornese francese (1266) di Luigi IX – groschen in tedesco (1276) – e questo al grosso veneziano (1192) del doge Enrico Dandolo, venne per la prima volta alla luce sotto Edoardo I, siamo verso gli ultimi decenni del XIII sec., il testone, poi chiamato shilling, sembra essere stato introdotto in Inghilterra verso la fine del XV sec., da Enrico VII, forse in quantità limitate, così come i primi groat e i mezzi-groat. Solo con Enrico VIII, a metà XVI sec., se ne ha una maggiore diffusione, per l’aumento dei numeri dei pezzi in circolazione e accettazione che hanno avuto.

Enrico VIII, moneta, Testone, XVI sec.

Enrico VIII, moneta, Testone, XVI sec. 

La loro coniatura, col passar degli anni, avverrà sempre più con una bassa percentuale d’argento – ricordiamo, a mo’ di accenno, il quadro di Quentin Metsys, Cambiavalute con la moglie, dove “lui” analizza con cura una moneta -: Enrico VIII stava svuotando le casse dello stato che il padre aveva lasciato piene e le monete cominciavano a mostrare palesemente segni di usura, ché il rame si vedeva a vista d’occhio. Nelle cinque coniature da lui ordinate, le monete intorno al 1550 valevano almeno ¼-1/6 in meno rispetto agli inizi del secolo.

Quentin Metsys - Il cambiavalute e la moglie, 1514, particolare

Quentin Metsys – Il cambiavalute e la moglie, 1514, particolare 

E l’operazione era usuale non solo nell’Età moderna, ma anche nel Medioevo. Dice Henry Pirenne, storico belga, parlando dell’epoca carolingia:

“Periodicamente, la moneta era «screditata», ossia messa fuori corso; bisognava riportarla alle zecche, che poi la rimettevano a disposizione del pubblico solo in pezzi di peso minore e di lega sempre meno preziosa: la differenza era intascata dai principi. Così, il valore intrinseco del denaro contante diminuiva progressivamente.” (1)

Sia il testoon che il groat e il mezzo-groat, del periodo in questione, furono disegnati da Alexander di Brusgal, che aveva già lavorato con Enrico VII per “incidere” la magnificenza dei Tudor.

Magnificenza come quella raffigurata sull’Half Sovereign d’oro (1544), in cui da un lato un leone e un drago sostengono una corona, mentre dall’altro “Henric 8” – notare il numero 8 scritto in arabo invece che in romano come usualmente si faceva – seduto in un trono mostra lo scettro e il globo: simboleggiando potere dominio diritto.

Enrico VIII, moneta, Half Sovereign, XVI sec.

Enrico VIII, moneta, Half Sovereign, XVI sec.

Quattro, queste di sopra, delle tante monete – c’era inoltre il George Noble, il Crown of the Rose d’oro, l’Half Angel, il Sovereign, il Penny, l’Half Penny – prodotte in Inghilterra in quegli anni, alcune prenderanno cammino, nei secoli successivi e sotto altre forme, verso le colonie orientali dell’Asia e dell’Africa, così come dell’America settentrionale.

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-1. Henry Pirenne, Storia economica e sociale del medioevo, Newton Compton, Roma, 2012, Kindle iPdad pos. 3091.

Jun 122013
 

Giorgio III, all'epoca Principe di Galles

Giorgio III (1738-1820) era del parere che solo misure vigorose potevano sottomettere le ribelli colonie americane alla madre patria Inghilterra, ragionamenti che potrebbero suggerirci una persona dinamica autorevole di forte carattere.

Fu uno dei più potenti sovrani europei del tempo, governando la Gran Bretagna e l’Irlanda del XVIII e parte del XIX secolo. Combatté varie battaglie per l’Europa e il mondo intero, reggendo le sorti dell’impero per un lungo periodo, circa sessant’anni, più di qualsiasi altro monarca britannico dell’epoca. Tuttavia, è stata la guerra rivoluzionaria americana che lo impegnò strenuamente, quella lotta per l’indipendenza delle terre oltreoceano combattuta dal 1775 al 1783.

Varie furono le ragioni che portarono allo scoppio delle ostilità, vale la pena ricordarle ancora una volta, fra cui:

le materie prime provenienti dalle colonie americane andavano a finire in Gran Bretagna, migliorando e potenziando ulteriormente la loro ricchezza nazionale. L’Atto di navigazione privava, in poche parole, gli americani di libero scambio, giacché era monopolio della madrepatria commerciare con le colonie. Non dimenticando il Boston Tea Party, altro disappunto degli americani che dovevano pagare ulteriori tasse alla Gran Bretagna, e le varie imposte sullo zucchero, caffè, vino e vari alimenti importati. E ancora: Giorgio III negava il diritto della loro rappresentanza in parlamento.

Tutto questo, e altro, portò il malcontento delle colonie americane a prendere le armi dichiarando una guerra di indipendenza, in cui i primi scontri si ebbero nelle battaglie Lexington e Concord, nel mese di aprile 1775.

Il re britannico era deciso e continuava a chiamarli ribelli:

“… non avrebbe mai riconosciuto l’indipendenza degli americani, e per punire la loro ribellione prometteva un prolungamento indefinito di una guerra che desiderava essere eterna” (1).

Proseguì, dunque, la guerra contro i rivoluzionari, risoluto nel non approvare le loro richieste. La situazione si aggravò con un trattato firmato dalla Francia con l’America, unendosi poi Spagna e Olanda. Ricordiamo per inciso l’importanza delle sommosse di Gordon nel 1780, a Londra.

La guerra continuò fino al 1781, quando americani e francesi insieme sconfissero i britannici a Yorktown. 
L’Indipendenza americana si raggiunse con il Trattato di Parigi nel 1783.

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- 1. Trevelyan, George Otto, George the Third and Charles Fox: the concluding part of The American revolution, Longmans, Green, 1912, vol. 1, pag. 4.

May 302013
 

The Mayflower in Plymouth Harbor by Halsall

I pellegrini furono uno dei gruppi separatisti, uno dei tanti del XVII secolo in Inghilterra, che si rifiutavano di seguire i dettami della Chiesa d’Inghilterra.

Fu intorno al 1607 che le differenze tra i Puritani e la Chiesa d’Inghilterra si fecero così evidenti che i primi hanno sentito il bisogno di fuggire dall’isola, giacché quest’ultima stava adottando – secondo loro – le stesse convinzioni della Chiesa cattolica, mentre i Puritani, sotto l’influenza di Giovanni Calvino, credevano in un rapporto più diretto con Dio, evitando i sacramenti dettati dai cattolici così come la teoria relativa ai santi.

Inizialmente la città di Amsterdam, in Olanda, fu scelta per essere la loro nuova sede, grazie al fatto che in quel tempo l’Olanda accoglieva con tolleranza le diverse credenze religiose. Ma i fatti ben presto cambiarono e dopo pochi anni Amsterdam, oramai “invasa” da immigranti, iniziava a fare loro la vita difficile, per cui i Puritani decisero che era ora di cambiare luogo e magari rifugiarsi nel Nuovo Mondo pensando di creare una società basata sulle leggi di Dio. Era il 1620.

I padri pellegrini avevano ottenuto l’anno prima il consenso per cento anni, dalla Compagnia della Virginia di Londra, per potersi stabilire nella zona settentrionale del Nord America, nella valle del fiume Hudson.

La Mayflower non era una nave costruita e pilotata dagli stessi pellegrini, come la storia popolare vorrebbe farci credere, era invece una nave di stampo mercantile guidata da velisti professionisti che consideravano i Pellegrini come una merce da trasportare altrove.

Dopo circa due mesi di navigazione e vari imprevisti, sbarcarono invece – la vera ragione tuttavia non si conosce – nel Massachusetts, a Plymouth, dove la vita non fu certo facile, una dura sfida in cui oltre la metà di loro morirono durante il primo inverno. Fu grazie all’aiuto dei nativi che nell’autunno seguente i raccolti furono abbondanti, motivo che li indusse a festeggiare ringraziando il Signore: Festa del Ringraziamento.

Dec 092012
 

Con l’introduzione dei nuovi mezzi di comunicazione, il computer la rete il web, la storia diventa sempre più cosmopolita, nel senso che gli studi, agevolati dai recenti media, saranno non più legati all’ambito locale, ma acquisteranno una valenza sopranazionale, universale, una materia da affrontare nel suo unicum per meglio capire e inquadrare fatti ed eventi.

Ma non solo, bisogna andar oltre. Riporto di seguito l’esperienza dei figli di due miei amici.

Carolina, di origine colombiana, Thierry, francese, sposati da una quindicina di anni, hanno due figli, Charlotte 15 e Nicole 12 anni, cresciuti fra la Colombia la Francia gli Stati Uniti e ora da due anni a Shanghai. Parlano tre lingue e stanno imparando il cinese mandarino, non hanno paura dei cambi delle novità di mettersi in mondi sconosciuti, non temono abbracciare nuove realtà, giocano con la tecnologia, internet è nella loro vita quotidiana colloquiando con amici di mezzo mondo.

Nei vari Paesi in cui sono vissuti, hanno appreso la storia nazionale e, qualche giorno fa, parlando con me, riuscivano a interconnettere avvenimenti dello stesso periodo storico e lontani fisicamente, avvenimenti che, se a un primo acchito sembrano non aver nulla in comune, alla fine fanno parte di un percorso umano collegato a un grande insieme, riuscivano insomma, grazie a studi più estesi, ad avere un’ampia visione delle vicende, per nulla criticandole, ma semplicemente giocando con le relative informazioni.

Ecco, questo sarà sempre più il mondo di domani, un mondo in cui le materie scolastiche dovranno superare i confini locali per immergersi nelle acque della conoscenza globale, cultura che permetterà vincere le sfide del futuro.

Aug 232012
 

I processi industriali portarono una maggiore produzione di beni, una certa materialità che investirà inizialmente la Gran Bretagna di metà-fine XVIII sec. e poi, poco a poco, tutta l’Europa e l’Occidente, per conquistare l’intero pianeta, un processo che perdura ancora oggi, a tal punto da poter affermare essere figli della Rivoluzione industriale.

Se prima un dato bene di lusso era venduto a un prezzo cui potevano permetterselo solo poche persone, la meccanizzazione del lavoro favorì un abbassamento dei costi di produzione e una conseguente accessibilità da parte della massa: stoffe, vestiti, cappelli, guanti, bicchieri, piatti, suppellettili per la casa talvolta superflui, libri, mobili e, col passare dei decenni, perfino abitazioni case appartamenti, via dicendo.

La Rivoluzione industriale aveva consentito ai meno abbienti, che si affacciavano e salivano i gradini della moderna scena sociale, acquistare oggetti prima destinati ai nobili ai borghesi ai ricchi.

Cambiavano i modi di avvicinarsi alla materialità, cambiavano le classi sociali, cambiava pertanto la mentalità, un percorso che, grazie allo sviluppo meccanico, aveva dato l’avvio al nostro mondo contemporaneo.

L’epoca georgiana, quella che vide i vari Giorgio della Casa di Hannover, dal I al IV, sul trono inglese, è usualmente definita da alcuni storici come “age of manufactury”, età della manifattura, quando cioè uomini e donne britannici hanno avuto possibilità di possedere merci in quantità maggiore che in precedenza.

Sovrani, gli Hannover, che sebbene si interessassero poco delle faccende statali – qualcuno di loro non parlava addirittura l’inglese -, avevano permesso governare, in un modo o nell’altro, i loro ministri, favorendo, direttamente o indirettamente, un cambio anche artistico architettonico culturale sociale, un’evoluzione che portò alla costruzione del British Museum nel 1753, aperto al pubblico dal 1759, del Westminster Bridge nel 1750, del Royal Crescent a Bath, che favorì lo sviluppo di intellettuali del calibro di John Keats, di Lord Byron, di pittori come William Turner, John Constable, e tanti altri.

A questi pochi accenni, seguono alcune immagini per illustrare visivamente l’epoca in questione.

Negozio di vetri e cristalli, Messrs. Pellatt and Green, Londra, 1809

Negozio di vetri e cristalli, Messrs. Pellatt and Green, Londra, 1809

Migliorando le vie di comunicazione, crescendo di numero la popolazione cittadina e di conseguenza trasformando l’organizzazione della città, le vetrine diventarono occasione per comunicare e mostrare i più disparati prodotti, andare per strade, come per l’allora esclusiva Pall Mall o per Haymarket, per negozi a comprare o solo guardare, era oramai una parte imprescindibile dell’attività quotidiana.

L’immagine rappresenta il negozio Pellat and Green di Londra (1809), in cui si lavorava il cristallo, punto di ritrovo per rifarsi la vista e portarsi a casa un buon prodotto.

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Negozio di tele, Londra, 1809

Negozio di tele, Londra, 1809

Altra conseguenza della Rivoluzione industriale fu quella di poter disporre sempre più di tele stoffe tessuti di varia consistenza e stampo, con cui chiunque, secondo la propria disponibilità economica, poteva confezionarsi un vestito – ricordiamo la diffusione delle sartorie delle modisterie delle case di moda.

E allora cosa c’era di più appagante che visitare botteghe piene di materiale tessile e scegliere comodamente il proprio panno!

Ma non solo nelle zone eleganti nascevano tali negozi, quartieri poveri mostravano decine e decine di locali, competendo l’uno con l’altro, pronti ad attirare l’attenzione del passante e indurlo a entrare.

Nascevano mercatini rionali e si moltiplicavano i venditori ambulanti che offrivano, oltre a frutta verdura dolci pesce, i più diversi oggetti: strade vie piazze vicoli diventavano luoghi di frenetiche attività.

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Libreria Messrs. Lackington, Allen & Co., Londra,1809

Libreria Messrs. Lackington, Allen & Co., Londra,1809

I caratteri mobili gutenberghiani di metà XV secolo avevano permesso lo sviluppo della stampa attraverso i torchi e il conseguente aumento del numero di libri pubblicati e la relativa crescita della tiratura. Il XIX secolo fu un periodo in cui le pubblicazioni conobbero una certa diffusione che, al tempo, potremmo dire capillare, libri di viaggio, di scienza, economia, riviste quotidiani opuscoli foglietti etc., raggiunsero le parti più recondite del regno.

Visitare, pur solo curiosando, una libreria, era così modo per entrare in contatto con le opere di nuovi e vecchi autori, per essere aggiornati delle ultime pubblicazioni, per scambiare punti di vista e opinioni.

James Lackington (1747-1815), figlio di un calzolaio, passò dall’essere povero a ricco grazie ai libri, offrendo volumi a buon prezzo, comprando quelli vecchi e usati, spesso intere librerie, e proponendoli in modo vantaggioso per tutti, pensando che erano, i libri, la chiave della conoscenza, della ragione, della felicità e che tutti, indipendentemente dalla loro situazione economica, classe sociale o sesso, avessero il diritto di accedere a loro.

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Ubriachi e libertini in una taverna di Londra, William Hogarth, 1733

Ubriachi e libertini in una taverna di Londra, William Hogarth, 1733

Ma non tutto era color rosa, problemi, ribellioni, avversità, si propagavano per il regno britannico e la nuova società. Del decadimento dei valori comunitari e sociali se ne fece carico un pittore, William Hogarth (1697-1764), rappresentando, nelle sue tele, una serie di scene che immortalavano una morale che iniziava a prendere ben altre vie lontane dalla rettitudine. Libertini e prostitute erano, per esempio, due soggetti cui usualmente dedicava il suo pennello, così come la decadenza della nobiltà. Una satira ben precisa e dettagliata che rappresentava un’espressione dell’epoca georgiana

Jul 192012
 

La buona crescita demografica del secolo indusse vari studiosi a interessarsi del tema, fra questi Thomas Robert Malthus (Roocherry, 13 febbraio 1766 – Bath, 29 dicembre 1834).

Cresciuto nella casa di campagna dei suoi genitori, The Rookery, nel Surrey, in Inghilterra, era il sesto figlio di Henrietta e Daniel Malthus, si laureò con lode in matematica nel Jesus College, Cambridge, completando il master nel 1791. All’inizio della sua carriera, fu un sacerdote, diventando più tardi professore di storia e di economia politica presso il College della Compagnia delle Indie Orientali (oggi Haileybury and Imperial Service College) in Hertfordshire.

Thomas Malthus è l’autore del famoso e influente trattato Saggio sul principio della popolazione, pubblicato nel 1798, in cui considerava che la crescita geometrica della popolazione sarebbe stata proporzionale al potere aritmetico della terra di produrre sussistenza per il genere umano. Credeva che questo fenomeno fosse stato dettato dall’alto, divinamente, per incoraggiare l’essere umano ad avere comportamenti virtuosi. Secondo la teoria malthusiana, il ritardo dell’età del matrimonio, il controllo delle nascite, le varie malattie, carestie e guerre, dovrebbero frenare una forte crescita demografica per tornare ad un livello più sostenibile.

Nonostante le critiche alla teoria malthusiana considerata pessimista, eccessiva e disumana, questa influenzò il governo britannico nella redazione delle Poor Laws e Corn Laws. Le Corn Laws del 1815, che mettevano forti dazi sull’importazione di grano in Gran Bretagna, portarono al rialzo del prezzo dei cereali nazionali, causando disagi tra le classi lavoratrici, disordini e massacri a Londra e Peterloo, Manchester, 1819.

Le sue idee influirono in modo dinamico nella vita economica, politica e scientifica. Studiosi come Charles Darwin, Alfred Russel Wallace, John Maynard Keynes e Paul R. Ehrlich furono suoi ammiratori.

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