Con l’introduzione dei caratteri mobili gutenberghiani (»»qua), si cambiarono forme e modi di comunicare, di informare, da un linguaggio per lo più orale, da un sistema di scrittura destinato a pochi, a una maggiore diffusione e circolazione delle idee. E certamente i torchi del buon Gutenberg (1398 ca.-1468) ebbero un ruolo di primaria importanza, facilitando il cammino verso una maggiore alfabetizzazione del popolo. L’Età Moderna occidentale, insomma, ha avuto una forte dinamica legata all’espressione scritta, ai libri.
Stato e Chiesa avevano ben capito l’importanza, per esempio, degli archivi, dei censimenti, Chiesa che iniziò ad annotare i fedeli che si confessavano, che prendevano il battesimo o la comunione, chi nasceva e moriva (1), così come funzionari dello stato girovagano per paesi e campagne per contare il numero dei figli maschi abili al servizio militare o le bocche da sfamare in caso di carestia o, certamente, per pagare le tasse (2). Dati che confluivano in registri che solo pochi potevano aprire – ricordiamo infatti che solo con la Rivoluzione francese si ebbe un certo accesso pubblico alla documentazione. E allora, fra il XVI e il XVII sec., Firenze Venezia Roma, così come Parigi Londra e altre città si organizzarono all’uopo. Particolarmente attivi furono i papi della Controriforma, da Pio IV (1499-1565) a Gregorio XIII (1502-1585) a Paolo V (1504-1572), disposti a favorire una certa evoluzione del tema e la catalogazione di tutto ciò potesse essere utile ai fini archivistici. Addirittura il monarca inglese Giacomo I (1566-1625) creò il posto di “Archivista di Stato”, mentre in Francia, Colbert (1619-1683), ministro di Luigi XIV (1638-1715), riorganizzava i vecchi archivi e ne creava di nuovi con informazioni attualizzate. Filippo II (1527-1598), da parte sua, venne chiamato “el rey del papel”, per la quantità impressionante di carta scritta che tentava indagare la vita dei suoi sudditi.
Altro elemento che si sviluppò nei primi secoli della Storia Moderna, furono le biblioteche, da quella Marciana, a Venezia, grazie al cardinal Bessarione (1408 ca.-1472), a quella Laurenziana di Firenze che aprì le sue porte nel 1571, a quella di Milano, l’Ambrosiana del cardinale Federico Borromeo (1564-1631), luoghi di cultura disponibili al pubblico (»»qua). Ma non è da dimenticare la Hofbibliothek imperiale di Vienna iniziata a costruire intorno il 1493, per seguire con quella dell’Escorial, in Spagna, nel 1557, e quella di Berlino, nel 1661.
Nel 1537, lo stesso re francese, Francesco I (1494-1547), ordinò che bisognava inviare alla biblioteca reale una copia di qualunque libro si stampasse nel territorio. Medesima cosa avvenne con la fondazione, nei primi del XVII sec., della biblioteca di Oxford, grazie a Thomas Bodley (1545-1613).
Informazione e comunicazione furono anche le enciclopedie, che si diffusero con maggiore intensità che nel passato, e che consistevano, prima del XVI sec., usualmente di due o tre volumi organizzati per tema. De expetiendis rebus, di Giorgio Valla (1447-1500), editata postuma da Aldo Manuzio (1449-1515) nel 1501, o Encyclopaedia, di Paul Scalich (1534-1573), del 1559, due esempi, fino ad arrivare a quelle del XVII-XVIII sec., opere di vari volumi organizzati in forma alfabetica. Ricordiamo la Bibliothèque Orientale di Barthélemy d’Herbelot (1525-1595) dedicata al mondo islamico, del 1697, o la Enciclopaedia Britannica (1777-1784), o la famosa Encyclopédie di Diderot (1713-1784) e collaboratori.
Ci si rese però conto che, malgrado le varie attualizzazioni, il contenuto delle enciclopedie poteva essere in poco tempo obsoleto. Da tale preoccupazione nacquero le riviste specializzate, che si stampavano a cadenza più o meno regolare, mensile, semestrale, annuale, e via dicendo. Ecco dunque nel 1665 il parigino Journal des Savants, primo giornale scientifico europeo, l’Acta Eruditorum, in Lepzig, 1682, la rivista di Rotterdam Nouvelles de la République des Lettres, 1684: periodici in cui si pubblicavano recensioni a opere pubblicate, progetti letterari e temi attinenti alla repubblica delle lettere.
Con il trascorrere degli anni e la sempre maggiore diffusione dei libri – ricordiamo i famosi tascabili di Aldo Manuzio -, la letteratura popolare prese sempre più forza, inizialmente testi di poche pagine che proponevano notizie di interesse generale, popolari, brevi novelle, piccoli romanzi, ma anche foglietti e almanacchi che riportavano spiegazioni mediche, astrologiche, agricole, o finanche come scrivere una lettera d’amore, conoscenze che potevano essere di utilità giornaliera. Inghilterra Francia Paesi Bassi furono terre dalle quali partirono tali iniziative intorno al XVII secolo e che si svilupparono in maggior misura nel XVIII sec., con l’Illuminismo.
E il passo verso il periodico fu breve, già nel 1631 a Parigi, Théophraste Renaudot (1586-1653) fondò la Gazette, settimanale, uno dei primi esempi di giornalismo.
Ma andiamo avanti, anzi indietro, per proseguire con la censura, con quei libri che Chiesa e Stato consideravano nocivi per la propria immagine. E si deve certamente ai torchi gutenberghiani il rapido propagarsi delle idee di Lutero (1483-1546) o di Jan Hus (1369 ca.-1415) o di John Wycliff (1320 ca.-1384), idee che grazie a foglietti e pagine illustrate raggiunsero rapidamente le più disparate zone dell’Europa, e non solo. La Chiesa cattolica, per proteggersi, istituisce così l’Indice di quei libri considerati eretici, immorali, partendo dal Decamerone di Boccaccio (1313-1375) fino al Principe di Machiavelli (1469-1527) e tantissimi altri (»»qua). Lo stato, per esempio quello inglese elisabettiano del XVI sec., per controllare le pubblicazioni, dà solo a tre città, Londra Oxford Cambridge, l’autorizzazione a stampare, così come in Francia Colbert tenta concentrare i torchi in mani di pochi. Censure che, in un modo o nell’altro, venivano aggirate: chi pubblicava in Svizzera o nei Paesi Bassi, chi clandestinamente omettendo il proprio nome e luogo di stampa, chi falsificava i dati, chi addirittura usava la satira e l’allegoria per essere incomprensibile ai censori.
Queste poche righe – si potrebbe continuare aggiungendo la diffusione della cartografia o altresì il nascere dei primi servizi postali – per dare un accenno a uno dei fattori che contraddistinse i secoli XVI e XVII, e che è alla base del sapere contemporaneo, fattore, comunicare e informare, che ha svolto un ruolo imprescindibile nello sviluppo della società, quel continuum di cui noi facciamo parte.
*****
- 1. Il Concilio di Trento, nel 1563, stabilì l’obbligo di registrare ogni battesimo e matrimonio.
- 2. Solo verso al fine del XVI sec. si hanno i primi registri delle sepolture.