Jul 222014
 

Il Quattrocento si arricchì di un fertile dialogo con un nuovo interlocutore, o, per meglio dire, con un interlocutore che aveva attualizzato la sua evoluzione, stiamo parlando del passaggio dai manoscritti alla stampa gutenberghiana.

La lenta diffusione della cultura, che prendeva piede anche fra le classi meno abbienti, era stata accelerata dai torchi del tedesco Johann Gutenberg (1394 ca.-1468), dai quei libri che venivano alla luce in modo più rapido che un tempo e che prendevano, talvolta non rilegati e dentro botti per proteggersi dalle intemperie, le più disparate strade verso i quattro punti cardinali del continente europeo.

E ancor più grazie alla geniale immaginazione del veneziano Aldo Manuzio (1449-1515) – forse il primo editore inteso in senso moderno – che ne aveva ridotto altresì le dimensioni: nasceva il tascabile. Il libro in ottavo e senza commenti era tanto facile da trasportare che, nel 1501 da Budapest, Sigismondo Thurzó, segretario del re d’Ungheria, scriveva a Manuzio:

I tuoi libri – così maneggevoli da poterli usare camminando […] – sono diventati per me un piacere speciale”. (1)

Bene, tutto questo per introdurre alcuni dei tantissimi volumi a nostra disposizione per avvicinarci a un argomento rilevante della Storia Moderna e della Storia Contemporanea, un’invenzione che potremmo, in un certo qual senso, dire essere stata acceleratrice di un percorso che da tempo cercava una via più aperta a tutti, una via che doveva favorire l’alfabetizzazione del popolo.

In particolar modo, desidero inoltre sottolineare due testi che trattano della censura, del controllo, della proibizione, di quei metodi e mezzi che hanno cercato contrastare, fino ad ancora entrato l’Ottocento, la libera diffusione delle idee. Imperatori re principi, protestanti cattolici, paesi dell’ovest e dell’est, fra i tanti, con le loro leggi repressive favorivano però un mercato clandestino che avrebbe interessato mezza Europa, dall’Olanda fino al nostro Mezzogiorno, Napoli, in particolare, fu centro di un certo rilievo nella diffusione di opere che, per esempio, l’Indice aveva messo al bando, basta solo ricordare autori quali Boccaccio, Galileo Galilei e perfino il cappellano maggiore Celestino Galliani, nome legato alla censura.

L'alba dei libri. Quando Venezia ha fatto leggere il mondo

Alessandro Marzo Magno, L’alba dei libri. Quando Venezia ha fatto leggere il mondo.

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Stampa, censura e opinione pubblica in età moderna

Sandro Landi, Stampa, censura e opinione pubblica in età moderna.

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I libri proibiti da Gutenberg all'Encyclopédie

Mario Infelise, I libri proibiti da Gutenberg all’Encyclopédie.

 

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- in G. Armato, A Miglietta, Dal codice al libro stampato, Lulu, 2009, pag. 89.

May 162013
 

Il libro, l'incunabolo del XV secolodall’Introduzione:

“Nel trascorrere della Storia, vari oggetti inventati dall’uomo, a volte casualmente altre volte coscientemente, hanno rivoluzionato un modo di vivere, di comportarsi, hanno dato luogo a un’accelerazione economica e sociale che, partendo da un determinato luogo fisico, ha coinvolto l’intero pianeta.

E oggi lo possiamo ben vedere, almeno in questi ultimi venti anni, dalla rapida e capillare diffusione che sta avendo internet, con le enormi possibilità di sviluppo che, se adoperate per il verso giusto, potrebbero ancor più migliorare la nostra forma di vita. Il web, in poche parole, sta riuscendo nel proposito di unire, dove i diversi governi hanno fallito, le più disparate parti del pianeta, dal Giappone alla Norvegia, dalla Russia al Perù, dal Canada all’Australia alla Germania, e, nello stesso tempo, permette assistere e conoscere eventi quasi in modo istantaneo – pensiamo solo alla cosiddetta Primavera araba -, come fossimo presenti, eventi che oramai hanno un’influenza determinante nel nostro quotidiano vivere. Ancor più, la rete, agevola condividere il sapere, le esperienze, avvicinare popoli e civiltà, consente, insomma, studiare da lontano gli indigeni Katíos antioqueñi, Colombia, sfogliare le pagine della Bibbia di Gutenberg, entrare in una biblioteca inglese e visionare un manoscritto del ‘300. Al di sopra del credo politico religioso sociale.

Avvenne, sebbene in diversa maniera, più di cinquecento anni fa, quando Gutenberg diede vita ai caratteri mobili, quegli “oggetti” che avvantaggiarono la circolazione delle idee, che favorirono la “moltiplicazione” dei libri, che permisero lo sviluppo della critica, che aprirono il campo al diffondersi del pensiero scientifico del XVII secolo, fra l’altro. Cosicché i libri cominciarono a viaggiare nei carri trainati da buoi o cavalli, o per via fluviale, nelle botti che li proteggevano dalla pioggia, spesso non rilegati, spesso ancora senza copertina, tuttavia a somiglianza dei grandi manoscritti, fino a quando non venne Manuzio e preparò il primo tascabile.

Tutto ciò, per introdurre un argomento, il libro, che è stato, a nostro avviso, acceleratore economico e sociale, oltre che politico, è stato precursore di una nuova rivoluzione che stiamo vivendo oggi, quella di internet. Un continuum storico che ci riguarda da vicino e che è bene conoscere con un certo dettaglio, giacché i frutti di adesso sono semi del passato, così come i semi di oggi saranno frutti di domani. […]”

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Indice dell’ebook

Introduzione

Un oggetto rivoluzionato
1. Una nuova età
2. Gutenberg e la stampa nel ‘400
– 2.1 La tenacia di Gutenberg
– 2.2 Fra nuove specializzazioni e costi vari
3. La grande invenzione della stampa

Un oggetto da perfezionare
1. Il secolo XV
2. Gli incunaboli e i proto-tipografi
3. La geografia del libro stampato nella seconda metà del ‘400
– 3.1 Germania
– 3.2 Italia
– 3.3 Francia
– 3.4 Inghilterra

A mo’ di conclusioni
Bibliografia

Oct 242012
 

Con l’introduzione dei caratteri mobili gutenberghiani (»»qua), si cambiarono forme e modi di comunicare, di informare, da un linguaggio per lo più orale, da un sistema di scrittura destinato a pochi, a una maggiore diffusione e circolazione delle idee. E certamente i torchi del buon Gutenberg (1398 ca.-1468) ebbero un ruolo di primaria importanza, facilitando il cammino verso una maggiore alfabetizzazione del popolo. L’Età Moderna occidentale, insomma, ha avuto una forte dinamica legata all’espressione scritta, ai libri.

Stato e Chiesa avevano ben capito l’importanza, per esempio, degli archivi, dei censimenti, Chiesa che iniziò ad annotare i fedeli che si confessavano, che prendevano il battesimo o la comunione, chi nasceva e moriva (1), così come funzionari dello stato girovagano per paesi e campagne per contare il numero dei figli maschi abili al servizio militare o le bocche da sfamare in caso di carestia o, certamente, per pagare le tasse (2). Dati che confluivano in registri che solo pochi potevano aprire – ricordiamo infatti che solo con la Rivoluzione francese si ebbe un certo accesso pubblico alla documentazione. E allora, fra il XVI e il XVII sec., Firenze Venezia Roma, così come Parigi Londra e altre città si organizzarono all’uopo. Particolarmente attivi furono i papi della Controriforma, da Pio IV (1499-1565) a Gregorio XIII (1502-1585) a Paolo V (1504-1572), disposti a favorire una certa evoluzione del tema e la catalogazione di tutto ciò potesse essere utile ai fini archivistici. Addirittura il monarca inglese Giacomo I (1566-1625) creò il posto di “Archivista di Stato”, mentre in Francia, Colbert (1619-1683), ministro di Luigi XIV (1638-1715), riorganizzava i vecchi archivi e ne creava di nuovi con informazioni attualizzate. Filippo II (1527-1598), da parte sua, venne chiamato “el rey del papel”, per la quantità impressionante di carta scritta che tentava indagare la vita dei suoi sudditi.

Altro elemento che si sviluppò nei primi secoli della Storia Moderna, furono le biblioteche, da quella Marciana, a Venezia, grazie al cardinal Bessarione (1408 ca.-1472), a quella Laurenziana di Firenze che aprì le sue porte nel 1571, a quella di Milano, l’Ambrosiana del cardinale Federico Borromeo (1564-1631), luoghi di cultura disponibili al pubblico (»»qua). Ma non è da dimenticare la Hofbibliothek imperiale di Vienna iniziata a costruire intorno il 1493, per seguire con quella dell’Escorial, in Spagna, nel 1557, e quella di Berlino, nel 1661.
Nel 1537, lo stesso re francese, Francesco I (1494-1547), ordinò che bisognava inviare alla biblioteca reale una copia di qualunque libro si stampasse nel territorio. Medesima cosa avvenne con la fondazione, nei primi del XVII sec., della biblioteca di Oxford, grazie a Thomas Bodley (1545-1613).

Informazione e comunicazione furono anche le enciclopedie, che si diffusero con maggiore intensità che nel passato, e che consistevano, prima del XVI sec., usualmente di due o tre volumi organizzati per tema. De expetiendis rebus, di Giorgio Valla (1447-1500), editata postuma da Aldo Manuzio (1449-1515) nel 1501, o Encyclopaedia, di Paul Scalich (1534-1573), del 1559, due esempi, fino ad arrivare a quelle del XVII-XVIII sec., opere di vari volumi organizzati in forma alfabetica. Ricordiamo la Bibliothèque Orientale di Barthélemy d’Herbelot (1525-1595) dedicata al mondo islamico, del 1697, o la Enciclopaedia Britannica (1777-1784), o la famosa Encyclopédie di Diderot (1713-1784) e collaboratori.

Ci si rese però conto che, malgrado le varie attualizzazioni, il contenuto delle enciclopedie poteva essere in poco tempo obsoleto. Da tale preoccupazione nacquero le riviste specializzate, che si stampavano a cadenza più o meno regolare, mensile, semestrale, annuale, e via dicendo. Ecco dunque nel 1665 il parigino Journal des Savants, primo giornale scientifico europeo, l’Acta Eruditorum, in Lepzig, 1682, la rivista di Rotterdam Nouvelles de la République des Lettres, 1684: periodici in cui si pubblicavano recensioni a opere pubblicate, progetti letterari e temi attinenti alla repubblica delle lettere.

Con il trascorrere degli anni e la sempre maggiore diffusione dei libri – ricordiamo i famosi tascabili di Aldo Manuzio -, la letteratura popolare prese sempre più forza, inizialmente testi di poche pagine che proponevano notizie di interesse generale, popolari, brevi novelle, piccoli romanzi, ma anche foglietti e almanacchi che riportavano spiegazioni mediche, astrologiche, agricole, o finanche come scrivere una lettera d’amore, conoscenze che potevano essere di utilità giornaliera. Inghilterra Francia Paesi Bassi furono terre dalle quali partirono tali iniziative intorno al XVII secolo e che si svilupparono in maggior misura nel XVIII sec., con l’Illuminismo.
E il passo verso il periodico fu breve, già nel 1631 a Parigi, Théophraste Renaudot (1586-1653) fondò la Gazette, settimanale, uno dei primi esempi di giornalismo.

Ma andiamo avanti, anzi indietro, per proseguire con la censura, con quei libri che Chiesa e Stato consideravano nocivi per la propria immagine. E si deve certamente ai torchi gutenberghiani il rapido propagarsi delle idee di Lutero (1483-1546) o di Jan Hus (1369 ca.-1415) o di John Wycliff (1320 ca.-1384), idee che grazie a foglietti e pagine illustrate raggiunsero rapidamente le più disparate zone dell’Europa, e non solo. La Chiesa cattolica, per proteggersi, istituisce così l’Indice di quei libri considerati eretici, immorali, partendo dal Decamerone di Boccaccio (1313-1375) fino al Principe di Machiavelli (1469-1527) e tantissimi altri (»»qua). Lo stato, per esempio quello inglese elisabettiano del XVI sec., per controllare le pubblicazioni, dà solo a tre città, Londra Oxford Cambridge, l’autorizzazione a stampare, così come in Francia Colbert tenta concentrare i torchi in mani di pochi. Censure che, in un modo o nell’altro, venivano aggirate: chi pubblicava in Svizzera o nei Paesi Bassi, chi clandestinamente omettendo il proprio nome e luogo di stampa, chi falsificava i dati, chi addirittura usava la satira e l’allegoria per essere incomprensibile ai censori.

Queste poche righe – si potrebbe continuare aggiungendo la diffusione della cartografia o altresì il nascere dei primi servizi postali – per dare un accenno a uno dei fattori che contraddistinse i secoli XVI e XVII, e che è alla base del sapere contemporaneo, fattore, comunicare e informare, che ha svolto un ruolo imprescindibile nello sviluppo della società, quel continuum di cui noi facciamo parte.

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– 1. Il Concilio di Trento, nel 1563, stabilì l’obbligo di registrare ogni battesimo e matrimonio.
– 2. Solo verso al fine del XVI sec. si hanno i primi registri delle sepolture.

Nov 232010
 
Johannes Gutenberg (?)

Johannes Gutenberg (?)

Lunga, pietrosa, curva, sostanzialmente dinamica, fu la strada dello sviluppo della stampa a caratteri mobili gutenberghiani, attraversando periodi di crisi economiche e sociali, guerre e calamità naturali, percorrendo una via prima di allora sconosciuta.

L’invenzione dei torchi ebbe un’enorme influenza sulla vita quotidiana a cominciare dalla fine del XV secolo, influenza che dura tutt’oggi. Nelle città, nei paesi, nei villaggi, nelle campagne europee iniziava in quegli anni un salto sociale di cui la stampa sembra essere stato fattore determinate, fattore, direi, moltiplicatore, acceleratore.

Salto socio-culturale iniziato già tempo prima, basta pensare che la produzione di manoscritti, nell’Italia del Quattrocento, era al massimo splendore, specialmente in città come Bologna, Roma, Firenze, Ferrara, Milano, e via dicendo. E lo stesso dicasi per il commercio dei libri, perfino di quelli di seconda mano, per fare un esempio Vespasiano da Bisticci, oltre a vendere libri nuovi, metteva a disposizione anche quelli usati.

I cartolai, dunque, svolsero un ruolo importante, quel ruolo che permise, poco a poco, il passaggio dal manoscritto al libro stampato, giacché tramite loro si vendeva la cultura. A loro i primi tipografi si rivolsero per piazzare le varie edizioni, per conoscere il loro parere, per informarsi sui gusti del pubblico, giacché loro erano a contatto quotidiano con la gente.

E lo sviluppo della cultura prese il piede giusto:

Nel Cinquecento e nel Seicento il progresso dell’alfabetizzazione e dell’istruzione diviene già visibile e palpabile in tutta Europa occidentale: l’istruzione diventa uno strumento di mobilità e ascesa sociale con l’introduzione di un sistema, basato sulla divisione delle classi di età e di apprendimento, che inculca sin dall’infanzia il criterio della concorrenza e della competizione come elemento essenziale per la formazione dell’uomo moderno, dell’individuo”. (1)

La stampa, tramite quell’oggetto che si modifica, che passa dall’essere scritto dalla mano dei copisti all’essere redatto dai caratteri mobili, la stampa, dicevamo, aiuterà lo sviluppo, il progresso, il miglioramento di tante attività.

La vita politica, sociale, religiosa, economica, culturale sarà documentata più facilmente, si annoterà di tutto, la storia sarà testimoniata anche dai libri che saranno ampiamente diffusi in tutta Europa.

L’uomo dell’Umanesimo diventerà il centro del mondo, il centro dell’attenzione, individuo che si libererà dall’anonimato per incamminarsi verso la conoscenza di sé stesso. Le scoperte potranno essere diffuse speditamente, i pensieri cammineranno dall’Italia alla Francia, dalla Germania alla Spagna, all’Austria, all’Inghilterra, sbarcheranno nel Nuovo Mondo, accompagneranno finanche i naviganti, quei naviganti che daranno alle stampe le loro memorie, le loro scoperte, le loro ricerche, quei naviganti, spesso cartografi, che imprimeranno cartine geografiche di mondi sconosciuti.

La stampa sarà d’appoggio inoltre al potere, sarà mezzo di propaganda, di esaltazione, sarà veicolo che condurrà l’uomo a una crescita sociale che non aveva avuto eguali nei secoli prima del XV secolo.

Il centro iniziale e propulsore di tutto questo sarà la Germania, anzi la città di Magonza, che, ancora legata al medioevo, darà la possibilità a Gutenberg realizzare il suo sogno.

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1. Paolo Prodi, La storia moderna, il Mulino, Bologna, 2005, pag. 81.

Jul 212010
 

Galileo Galilei, Dialogo sopra i due massimi sistemi, frontespizio, edizione del 1632

Avrebbero avuto le scoperte scientifiche lo stesso progresso senza i torchi di Gutenberg? E i primi fogli informativi che peso hanno avuto nella realtà locale? Sarà legato alla stampa lo sviluppo delle lingue nazionali? È stato un mezzo, l’oggetto-libro, di comunicazione fra dotti, fra letterati, fra scienziati?

Proprio il 20 gennaio 1612 per i tipi della tipografia Alberti, in quel di Venezia, usciva il primo Vocabolario degli accademici della Crusca, opera che ebbe immediato successo, non senza mancare le polemiche. Seguiva quello francese del 1694, Dictionnaire dell’Académie Française. Negli stessi anni si moltiplicavano tutta una serie di pubblicazioni dedicate alle scoperte scientifiche, ricordiamo solo Dialoghi sopra i due massimi sistemi del mondo, dell’italiano Galileo Galilei, volume rivoluzionario che, pur avendo avuto ben due visti ufficiali, fu causa di problemi per l’autore, chiamato a testimoniare davanti al tribunale dell’Inquisizione.

Anni duri, di lotte, di battaglie, fra cui la violenta Guerra dei Trent’anni (1618-1648) causata ufficialmente da divergenze religiose. Eppure la stampa, fra alti e bassi, seppe andare avanti, seppe dare informazione, seppe continuare il cammino che aveva intrapreso nella metà del ‘400.

I fogli costituiranno la base divulgativa del futuro quotidiano, quei fogli che catturavano l’attenzione del popolo per le notizie spesso curiose, particolari, crude, quei fogli da cui scaturirà il The Spectator, un giornale che uscirà a Londra fra il marzo 1711 e il dicembre 1712, una delle prime forme di giornalismo.

In Italia riscuote un successo strepitoso il romanzo di Gian Francesco Biondi, Eromena, uno dei primi testi eroico galante. In Olanda si stampano atlanti e cartine geografiche. In Francia si fonda l’Académie française, voluta dal cardinale Richelieu nel 1635.

In tutto questo fermento, c’è una famiglia di stampatori che tra seconda metà del ‘500 e il ‘600 salta alla vista, gli olandesi Elzevir. Gente innovativa, laboriosa, che, costretta dalla carestia di carta, inventarono un nuovo formato, un rivoluzionario formato per l’epoca, il dodicesimo. L’uso di caratteri più piccoli, ben chiari e definiti, resero famose le loro pubblicazioni. Fra le tante, due edizioni del Nuovo Testamento, del 1624 e 1633, sono le più ricercate, ancora oggi, da collezionisti e bibliofili. Louis, iniziatore della dinastia, lavorò alle dipendenze di un altro grande stampatore, Plantin; lì, si crede, imparò i primi rudimenti. Lo sviluppo fu tale che dopo la stamperia di Leida ne aprirono una ad Amsterdam, dove, fra le altre cose, si stampavano i lavori dei più rilevanti autori inglesi e francesi, diffondendoli in tutta Europa tramite una eccellente rete commerciale.

In questi anni gli editori, almeno i più grandi, quelli con decine e decine di titoli, presero l’abitudine di stampare un loro catalogo, alcuni di loro addirittura lo inseriranno alla fine del libro. Modo semplice e facile per far conoscere e divulgare la loro attività.

Ancora nel XVII secolo la stampa poteva essere considerata, in alcuni casi, arte, poteva essere paragonata a essa. Gente che per dare alla luce una sola pagina faceva prove e prove, dosando l’inchiostro, la pressione dei torchi, verificando rilegature, tastando la pesantezza della copertina, e via dicendo.

Jul 152010
 

Stamperia nel Rinascimento

Come si presentava Magonza, città in cui Gutenberg sviluppò l’ars artificialiter scribendi, verso la metà fine del secolo XV?

La storia di Magonza (Mainz in tedesco e Mayence in francese), oggi città nella Germania occidentale, che sorge alla confluenza dei fiumi Reno e Meno, si perde nei segni ancestrali del tempo. Di dubbie radici galliche e/o celtiche, solo con i romani, arrivati dopo le guerre galliche, si iniziano ad avere notizie sicure, siamo intorno al 52-55 a.C. Resterà sotto la “cura” dell’impero romano per oltre 500 anni.

Il vero sviluppo della città avvenne grazie al suo compito di evangelizzazione dei popoli germanici verso il 745-750 d.C. per opera del vescovo Bonifacio, nominato tale dal papa Gregorio III. Fu tanta la crescita religiosa del centro, che l’arcivescovo di Magonza era considerato il sostituto del pontefice al nord delle Alpi.

La libera città imperiale, parte del Sacro Romano Impero, sarà punto di riferimento della chiesa Cattolica, anche per il motivo di essere stata governata generalmente da principi elettori cattolici.

Ai tempi di Gutenberg, ancora legata a tradizioni medievali, era soprattutto centro di scambi commerciali, centro particolarmente ricco per l’epoca. Nei mercati si vendevano spezie di Alessandria, limoni di Castiglia, tessuti e tele d’Olanda e di Borgogna, sete del Levante.

La città, quando il nostro personaggio era giovane, era governata dagli uomini della Zecca, ma col passare degli anni l’influenza dei nuovi reggitori provenienti dalle gilde si fece palese. Poco tempo dopo l’uscita della Bibbia, la città raggiunse il massimo dello splendore, seppur in un periodo di cambi sociali e di conflitti.

Grazie alla stampa e all’interesse sia dei governanti che degli studiosi, nel 1477 sorse la prima università con annessa la prima biblioteca, Bibliotheca Universitatis Moguntinae.

Feb 092010
 

Biblioteca Forteguerriana, Pistoia

I torchi gutenberghiani, ne abbiamo scritto varie volte, hanno cambiato il modo di avvicinarsi alla cultura, oltre a quello di leggere e di rapportarsi con i libri. Chi ne era favorevole, chi invece li trovava poco utili, o chi li rifiutava del tutto. Fra questi ultimi, ricordiamo Vespasiano da Bisticci o, in un primo momento, Lorenzo de’ Medici, o addirittura Federico da Montefeltro che diceva non volere libro stampato artificialmente nella sua biblioteca.
Un’altra rivoluzione sta interessando il nostro presente, una rivoluzione, a nostro avviso, ancor più profonda rispetto a quella della metà del XV secolo: internet, la rete, il web sta influenzando in particolar modo il relazionarci con la stessa vita, con la stessa quotidianità.
Ebbene, come allora, anche oggi ci sono coloro che accettano la novità e coloro che la rifuggono e addirittura la tacciano di “diavoleria” o mezzo per diffondere infamie, cattiverie, depravazioni, e via dicendo.
Leggiamo cosa pensava dei libri stampati Giuliano de’ Ricci, nel 1567, poco più di cento anni dopo l’invenzione di Gutenberg.

“Non avremo tanti libri se non fosser le stampe che eccitassino i giovani a’ tradimenti, alle rapine, alle crapule, alle luxurie, che ammaestrasino i vecchi nell’accumular danari per fas et nefas et con essempi d’avaritia li mantenessimo in quel che la natura detta a quella età sospettosa, non sarebbe tanti dubbi nelle leggi, tante fallacie nell’astrologia, non tante vanità nella poesia, non tante bugie nell’historie, non tante sottigliezze nella grammatica, non tanta diversità d’oppinione nelle matthematiche, non tante fallenze nella musica, non tante superstizione nella filosofia, non tante falsità nella medicina se non fosse la stampa, quale ha guasto non solo queste ma tutte l’altre scientie.” (1)

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1. Giuliano de’ Ricci, In biasimo della stampa, lezione tenuta a Perugia nell’Accademia degli Eccentrici, 1567, inedita, (Firenze, Biblioteca Riccardiana, ms Bigazzi 279), letta in G. Sapori, Giuliano de’ Ricci e la polemica sulla stampa nel Cinquecento, in “Nuova Rivista Storica”, 56, 1972, pp.151-164.

Sep 122009
 

Abbiamo parlato varie volte di Gutenberg e dell’importanza dei suoi torchi, quale mezzo di diffusione della cultura, delle notizie, del pensiero. Qua di seguito un paio di immagini che mostrano come erano le botteghe tipografiche intorno al XVI secolo.

In‌terno di una bottega tipografica rinascimentale

In‌terno di una bottega tipografica rinascimentale

Stamperia, Jan van der Straat

Aug 262009
 

Boton quiz

Chi sono i tre personaggi delle seguenti immagini che hanno caratterizzato il XV sec.?

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Jan Hus

Johannes Gutenberg

Huldrych Zwingli

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Alcuni articoli che potrebbero aiutare nelle risposte:

1. La Boemia e il suo riformatore.
2. Nato a Magonza.
3. Svizzera, protestantesimo.

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Risposte:

- 1^ immagine: Jan Hus, teologo riformatore boemo, scomunicato dalla chiesa cattolica.
– 2^ immagine: Johannes Gutenberg, diede origine ai caratteri mobili e permise una maggiore diffusione dei libri, dai suoi torchi uscì la prima Bibbia stampata.
– 3^ immagine: Huldrych Zwingli, teologo svizzero che iniziò una riforma protestante in quelle terre.

May 182009
 

La passeggiata dei Gesuiti

La cultura, per tanto tempo ristretta ai principi, agli aristocratici, ai religiosi e a qualche altro, nel suddetto secolo inizia un processo di espansione e d’accoglienza anche fra il ceto medio. Sostenitori di tale crescita, oltre ai vari letterati e artisti, furono i confessori, i sacerdoti, i ministri della chiesa, che si dedicarono all’insegnamento. Vale la pena ricordare che prima della venuta dei caratteri mobili, i testi erano prerogativa di ben poche persone, giacché il costo di un manoscritto era piuttosto elevato, e lo dobbiamo certamente a Gutenberg se, a partire della fine del XV secolo, i libri saranno ampiamente disponibili.

Notevoli erano le differenze fra i paesi a tendenza cattolica e quelli protestanti. Mentre nei primi la figura ecclesiastica, usualmente amico di famiglia che spesso viveva con loro, era l’istruttore, l’educatore, nel secondo caso il precettore era un laico, un insegnante professionale scelto per le sue capacità, che, alla fine del corso di studi, accompagnava il proprio allievo al grand tour europeo, momento conclusivo della preparazione del giovane e atteso con zelo.

Particolare importanza fu data alla formazione intellettuale delle giovani fanciulle. A tal proposito, l’ordine religioso delle orsoline aveva creato appositi educandati che tenevano conto delle ragazze non interessate a prendere i voti monastici. Vere e proprie scuole, invece, furono istituite nei paesi protestanti.

Nel 1534, lo spagnolo Ignazio di Loyola fondò la Compagnia di Gesù, approvata da papa Paolo III nel 1540. Lo scopo dei gesuiti era quello di evangelizzare tramite l’insegnamento e la predicazione. Ricordiamo che siamo all’inizio della Controriforma, di quei cambiamenti che dovevano fermare la proliferazione di certe sette eretiche, del nuovo protestantesimo, delle nuove forme religiose che contrastavano il potere della chiesa cattolica.

Fu a Messina che nel 1548 si aprì la prima scuola gesuita, con lo scopo di formare i futuri membri dell’ordine. La scuola riceveva donazioni dai privati che avevano altresì la possibilità di far studiare i loro figli. Qualche anno dopo, nel 1558, si inaugurò quella di Roma. Generalmente lo scopo era dare al giovane una buona e completa cultura pre-universitaria.

Il loro insegnamento, ciò che si chiamava ratio studiorum, aveva una durata di 8 anni, di cui 5 a livello umanistico e 3 a indirizzo filosofico. Nei primi anni si faceva particolare attenzione allo studio della grammatica, dell’umanità, della retorica, non tralasciando la lingua latina. Seguiva la storia, il greco, la geografia, si continuava con l’approfondimento della filosofia, della matematica, della fisica, dell’astronomia, della chimica. Vi era inoltre un successivo corso della durata di 4 anni che serviva alla specializzazione teologica.

I gesuiti nei loro insegnamenti erano inflessibili, si basavano sull’onore, sull’educazione e sulla competitività, a tal punto da ricorrere a premi, castighi, gare, recitazioni, rappresentazioni pubbliche. La gerarchia, spesso e volentieri rigida, era qualcosa cui si doveva sottostare e rispettare.

Da quelle classi uscirono giuristi, amministratori, esponenti della nobiltà, quel ceto medio-alto che dirigerà le sorti del popolo.

Visto il successo delle scuole gesuite in Italia, ben presto se ne aprirono altre in Germania, Polonia, Boemia, Paesi Bassi, Spagna, Francia. Poco a poco acquistarono tanto potere che influenzeranno addirittura la politica.

Ignazio di Loyola

Ignazio di Loyola

Sep 242008
 
Libanio, Epistolae tradotte in latino da Francesco Zambeccari, miniatore Franco de' Russi

Libanio, Epistolae tradotte in latino da Francesco Zambeccari, miniatore Franco de’ Russi

In questi giorni avrete certamente letto una serie di lettere scambiate tra Alessio Miglietta e il sottoscritto, lettere che raccolgono le nostre riflessioni sull’invenzione della stampa, su Gutenberg e sulle conseguenze. Ebbene, vi propongo questo bel dipinto eseguito dal pittore spagnolo Pedro Berruguete (Paredes de Nava, Palencia 1450 ca. – Avila, 1503) per indicare un dettaglio che ci interessa.

Pedro lavorò per un periodo di tempo alla corte di Federico da Montefeltro (1422-1482) a Urbino, dove incontrò Piero della Francesca, Francesco di Giorgio Martini e tanti altri artisti dell’epoca rinascimentale italiana.

Raffigurati in questo quadro – a piè di pagina – troviamo il duca e suo figlio Guidobaldo, fanciullo elegantemente vestito, con lo scettro in mano. Risaltano immediatamente alla vista il drappo rosso e l’ermellino, segni e simboli di potere, nonché l’armatura, la spada, l’elmo sempre pronti a sostenere l’arte della guerra, ma nello stesso tempo c’è un codice, un manoscritto, uno dei tanti che Federico alloggiava nella sua preziosa biblioteca. Sottolineo manoscritto e non libro a stampa, giacché il duca, come altri personaggi dell’epoca, non accettava ancora la nuova invenzione gutenberghiana. E difatti scriveva il libraio Vespasiano da Bisticci: “In quella libraria i libri tutti sono belli in superlativo grado, tutti iscritti a penna, e non ve n’è ignuno a stampa, che se ne sarebbe vergognato” (1).

Federico amava la cultura, gli piaceva leggere e ascoltare la lettura di particolari testi. Nei periodi che non era impegnato nelle sue campagne militari e risiedeva nel suo bel palazzo, durante il pranzo o la cena, usualmente, un lettore lo deliziava recitando versi o intrattenendosi su pagine che allietavano i suoi convivi. Nella sua biblioteca v’erano testi sacri, dei Padri della Chiesa, letteratura classica, umanistica, opere tecniche e scientifiche, tutti esemplari riccamente decorati. Erano opere che venivano altresì dalla bottega di Vespasiano da Bisticci, miniate da personaggi come Franco de’ Russi, Bartolomeo della Gatta, Francesco del Chierico e tanti altri. I copisti spesso alloggiavano nel suo palazzo, dedicandosi a trascrivere quei libri che più lo appassionavano e incuriosivano.

Solo col passare degli anni la stampa prenderà forza nei confronti dei codici.

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Pedro Berruguete, Federico da Montefeltro e il figlio Guidobaldo, 1476-77

Federico da Montefeltro e il figlio Guidobaldo, Pedro Berruguete (attr.), 1476-77

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1. Federico da Montefeltro, Lettere di Stato e d’Arte, Edizioni di Storia e letteratura, Roma, 1949, pgg. VIII-IX.

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