di Ute Margaret Saine.
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All’inizio dell’Ottocento, epoca del Romanticismo, molti pittori tedeschi vivevano in Italia. L’amore per l’Italia e i viaggi transalpini sono una costante della vita culturale tedesca, non solo fin dal Rinascimento. Erano particolarmente popolari nel Settecento: Giovanni Gaspare Goethe aveva già scritto un libro sul suo viaggio italiano del 1740, ancor prima di quello più celebre del figlio Johann Wolfgang, sulle vicende del suo soggiorno del 1784-1786, pubblicate in 1813.
In Italia, i giovani pittori tedeschi incontravano inglesi, francesi, danesi, russi, gente giovane di tutti i paesi europei ed extraeuropei, per lo più poeti e scrittori, musicisti, archeologi, e naturalmente artisti, lavorando a Roma. I pittori tedeschi di quell’inizio secolo si chiamavano Nazareni e lavoravano di solito fra Roma e Napoli. Quasi tutti si erano convertiti al cattolicesimo. Non dipingevano solo soggetti religiosi, ma anche paesaggi, e, soprattutto, belle fanciulle, balli e feste della Campania.
Uno dei pittori tedeschi che risiedeva in Italia era Johann Friedrich Overbeck, nato a Lubecca sul Baltico nel 1789. Venuto a Roma nel 1810, a 21 anni, vi rimase per ben 59 anni, ossia tutto il resto della sua vita. Nei seguenti cinquant’anni dopo il suo arrivo, altri artisti e scrittori tedeschi – e ogni tanto qualche principe come il re di Baviera, Luigi I – lo raggiunsero.
L’opera più celebre di Overbeck si chiama “Italia e Germania”, dipinta fra il 1811 e il 1828, che oggi si trova alla Neue Pinakothek di Monaco. Vediamo due fanciulle, una bionda e una bruna, che si guardano chinando la testa l’una verso l’altra. Italia e Germania sono allegorie dei due paesi: giacché all’inizio dell’Ottocento, né l’Italia né la Germania erano nazioni nel senso politico (l’Italia fu unificata in 1861 e la Germania in 1871), ambedue però erano entità culturali ben definite, ma di una gran diversità interna intellettuale e regionale.
Oltre alla bellezza fisica delle fanciulle e l’attrattivo dei vestiti, privi di gioielli, il dipinto sottolinea la loro dolce intimità ed armonia. Le loro dita s’intrecciano sul grembo rosso della tedesca e le loro teste – coronate di alloro quella italiana e di fiori di campo la tedesca – si toccano quasi. La tedesca sembra interrogare intensamente l’italiana e lei acconsente a occhi socchiusi.
Le donne rappresentano l’utopia delle “giovani” nazioni, ovvero potenziali, anzi embrionici, Italia e Germania, e la loro amicizia. Il pittore si serve del solito stile religioso per rappresentare la Vergine, raddoppiando solo la figura femminile.
Ma c’è un dipinto rinascimentale, in particolare, cui “Italia e Germania” si assomiglia: si tratta dell’“Amore sacro e amore profano” di Tiziano, che Overbeck avrebbe certamente visto alla Galleria Borghese di Roma, dove si trova ancor’oggi. In questo quadro vediamo anche lì due giovani fanciulle, sedute distanti, ai due lati di un sarcofago che fa da fonte, al contrario delle donne di Overbeck che sono più adulte e strettamente unite nello spazio centrale. Trattandosi di un soggetto secolare con sfumature allegoriche, Overbeck prescinde del putto che Tiziano mette da mediatore fra le donne (l’amore, ecco!), giacché Italia e Germania sono già unite per volontà propria.
Come nel quadro di Tiziano, Overbeck rappresenta dei paesaggi coordinati: a destra, dietro le spalle della tedesca, una città tedesca fortificata col campanile gotico, e dietro l’italiana, a sinistra, una chiesa romanica e un paesaggio di colline. Come se fossero mentali, i due paesaggi si fondono e confondono dietro le teste delle donne. Su una balaustrata a sinistra si trova un libro, emblema di storia passata e di potenziale futuro, e a destra vediamo il pilastro di una casa. Le donne sono su in uno spazio ambiguo fra domestico e selvaggio, simultaneamente interiore ed esteriore, su una specie di balcone o cortile, fra le rappresentazioni naturali e architettoniche di ambedue lati.
Il titolo originale del dipinto era “Sulamith und Maria”, suggerendo un contesto giudeo-cristiano. In un certo momento, Overbeck deve aver sentito la necessità di una “intesa cordiale”, forse profondamente personale, fra Italia e Germania.
Overbeck scrisse anche poesie e saggi maggiormente di teoria d’arte. Morì a Roma nel 1869 ed è sepolto nella chiesa di San Bernardo alle Terme. Per molte ragioni il dipinto “Italia e Germania” è la sua opera più celebre.
© Ute Margaret Saine
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Il presente saggio fa parte di una serie titolata “Legami“, sui rapporti fra diversi paesi, culture e religioni.
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