Segue (»»» qua la I parte) la descrizione di Madame de Maintenon, di Daniela Nutini.
II parte
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E così Françoise si insedia nel menage reale. Dapprima Luigi non la gradì. Aubignette era sempre vestita di lana e di grisette, una stoffa incolore, indossava un soggolo bianco come le suore e vestiti da sartina. Tutti portavano alle stelle il suo decoro, ma il re si irritava: ”Udrò sempre e soltanto parlare della vedova Scarron?”.
Athénais invece era molto contenta dato che Françoise allevava molto bene i suoi bambini, li curava, li coccolava ed era la discrezione in persona sulla loro provenienza. Erano sei alla fine: Athénais partoriva senza sosta.
Veniva di rado a corte, dove era stimata in quanto educata e servizievole, inoltre conversava con spirito. La Montespan ne era entusiasta ed anche il re a poco a poco ne fu conquistato. Vi fu un episodio galeotto: Luigi spesso si recava al fronte delle sue interminabili guerre e Madame de Montespan, che era praticamente analfabeta, aveva difficoltà a scrivergli. Ad un tratto il re fu sorpreso di ricevere missive colme di grazia infuocata. Sospettò e si fece dire il nome del vero autore, la vedova Scarron. Iniziò così un gioco erotico e avvincente: Luigi scriveva lettere piene di verve, poi leggeva le risposte alle due donne, imbarazzate, commentandole e lodandole. Aubignette gli si era presentata sotto una luce diversa.
Il re ne apprezzava sempre di più la discrezione, il suo ordine, il suo metodo, al contrario di Athénais, eccessiva e spendacciona. La quale non si accorgeva di nulla e giunse al punto di supplicare il sovrano di donare un castello a Françoise, che divenne così Marchesa di Maintenon.
Luigi era felicissimo con le sue tre donne, la regina, la Montespan e la Maintenon.
Giunse però il momento che Athénais si accorse da che parte tirava il vento e ne fu sbalordita. Si era coltivata una serpe in seno, quella santocchia che ora usurpava il suo posto. Ma la campagna denigratoria che all’improvviso aprì presso il re, ottenne esattamente l’effetto contrario. Luigi aveva debiti di riconoscenza per la governante dei suoi figli, la rispettava, aveva 45 anni, era spesso ammalato, Athénais lo dissanguava con i suoi debiti mentre la Maintenon lo ascoltava con pazienza e parlava di Dio. Giunse persino a raccomandargli di essere più buono con la regina.
Poi Athénais fu travolta dall’”Affare dei veleni”, la regina Maria Teresa morì e la strada rimase libera. La Maintenon diceva di lavorare per la salvezza della sua anima e Luigi, tra guerre, decimazioni familiari, problemi e tasse, ne aveva bisogno. La chiamava “Sua Solidità” e la faceva assistere a tutte le riunioni dei ministri. E la sposò morganaticamente, con grande scandalo e orrore di tutti. Avrebbe potuto fare un matrimonio importante con qualche principessa europea, ma era stanco e aveva bisogno di una donna con cui non dovesse sfoggiare nulla.
E così cominciò il dominio della Maintenon. Con lei entrarono a Corte i gesuiti, i bigotti, gli intransigenti, che quasi costrinsero Luigi a proclamare la revoca dell’illuminato Editto di Nantes, con lo spauracchio dell’inferno.
Aubignette fu universalmente odiata a corte, eppure non danneggiò nessuno. Dicevano che era ipocrita ed avevano forse ragione. La cognata del re, la principessa Palatina, ce ne ha lasciato un ritratto terribile di falsità e sorniona cattiveria, nel suo monumentale carteggio. Poco sappiamo di lei, oltre le maldicenze, di questo periodo. Suo merito fu quello di fondare l’Accademia di Saint Cyr, dove si educavano fanciulle secondo un metodo rigoroso. A loro scrisse quella che doveva essere stata la regola di tutta la sua vita: ”Non volevo essere amata da nessuno in particolare, volevo esserlo da tutti e far che il mio nome venisse pronunziato con amore e con rispetto.” Le sue lettere sono un modello di stile e di contenuti: Napoleone a Sant’Elena le leggeva continuamente, “esprimono molte cose”, diceva.
Dopo la morte del re, Aubignette si ritirò subito nell’amato collegio di Saint Cyr presso le sue ragazze. Questa donna enigmatica non ci fa carpire il suo segreto. Ha passato gli anni sgranando il rosario in un canto della stanza del re, lo ha sostenuto negli ultimi anni tra i dolori del corpo e quelli del cuore, mentre l’inetto medico Fagon faceva strage della sua famiglia. Non amava la corte, non amava il fasto, forse amava il potere. Eppure fu quasi regina di Francia. E magari, nel grigiore del suo collegio di Saint Cyr, negli ultimi giorni, avrà ricordato il sole della Martinica, quando correva scalza sulla spiaggia e il Re, la Francia, la Corte, gli intrighi, le preghiere, gli amori, le fatiche del vivere erano ancora molto, molto lontani.
© Daniela Nutini
















