Si sa, le parole hanno una propria vita, hanno una storia, un’evoluzione, nascono nei momenti più impensabili, a volte durano nel tempo, altre volte si perdono, altre volte ancora si trasformano. E molte di loro sono connesse a eventi storici.
Ivana Palomba ci parla della “Camera ardente”.
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Il titolo del fortunato libro di Bruno Migliorini è l’occasione per ricordarci che alcune parole sono strettamente legate a fatti storici. È il caso del sintagma “camera ardente” che origina alla corte di Francia nel 1547.
Già Francesco I (1494-1547), re di Francia dal 1515, si ritrovò a fronteggiare l’ondata dei calvinisti e luterani. Infatti, ben sei anni prima che cominciasse l’azione di Lutero, era iniziato in terra francese un movimento evangelistico ad opera dell’umanista Lefèvre d’Étaples (1450 ca.-1538 ca.) che sosteneva la necessità di leggere le Sacre Scritture, “fonte d’ogni vita”, e di “ricondurre la religione alla sua primitiva purezza”. Lo stesso Lefèvre aveva pubblicato una traduzione della Bibbia in francese quasi contemporanea alla traduzione tedesca di Lutero. La riforma luterana trovò dunque in Francia un terreno fertile dove le nuove dottrine si diffusero dapprima fra gli umili, fra gli operai, che ne adottarono con entusiasmo le idee generali, e ad essi si aggiunse a poco a poco un certo numero di preti.
Questi primi dissidenti non furono perseguitati, ed anzi fino al 1534, Francesco I, forse con la segreta speranza dell’appoggio dei luterani di Germania contro Carlo V, si mostrò assai favorevole ai riformati e a parecchie riprese impedì al Parlamento di agire contro gli eretici. Ma poi di fronte alle violenze permise la loro persecuzione ed in pochi mesi circa una quarantina furono condannati e bruciati vivi. Nel 1535 ebbe però un ripensamento e si avvicinò agli eretici promulgando anche un editto che ponesse fine alle persecuzioni per una conciliazione fra dottrine. Ripensamento che fu di breve durata e quindi si riaccesero le persecuzioni e le condanne.
Gli successe nel 1547 il figlio Enrico II (1519-1559) che fu decisamente intransigente con gli eretici ed infatti istituì nel Parlamento una sezione speciale, detta “Camera ardente”, ch’ebbe l’unico incarico di sbrigare i processi di eresia. Il tribunale si componeva di giudici delegati dal papa.
A capo di questo tribunale vi era Antoine De Mouchy (1494-1574) che si faceva chiamare Democharès, dottore di Sorbona. “Questo monaco si disimpegnò con tanto zelo nel suo alto offizio che corre fama che da lui sia derivato poscia il vocabolo francese mouchard” (1). Il termine, che significa informatore di polizia, spione, identificava le persone impiegate da De Mouchy per scoprire gli eretici. Il tribunale dell’inquisizione faceva i requisitorii, informava i processi, e la Camera ardente del parlamento giudicava per ultimo e infliggeva le pene, che per gli eretici e i riformati era quasi sempre il fuoco, da ciò il suo appellativo.
© Ivana Palomba
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Bibliografia:
- 1. Girolamo Tasso, Enciclopedia italiana e dizionario della conversazione, vol.5, pag. 325, Venezia, 1842.
- Ugo Bianchi, Storia delle religioni, Piccin,Padova, 1970.














Prendo spunto da uno scambio epistolare di qualche giorno fa con una giovane studentessa campana, Mirella, riguardante le frontiere dell’Europa nella storia moderna per accennare un tema che mi sembra interessante.

