Feb 152013
 

Usualmente quando si scrive del XVI sec. si parla degli eventi che hanno caratterizzato i grandi centri, tralasciando accennare alle periferie, a quelle periferie che talvolta hanno dato prova di coraggio, di sviluppo, di determinazione, periferie luoghi di nascita di personaggi di un certo rilievo.
E per avere un quadro quando più completo di quegli anni, a volte serve scendere nei particolari di realtà poco conosciute, lasciate nel dimenticatoio e destinate ad interesse di studiosi regionali.

Teatro Selinus, Castelvetrano, Trapani

Teatro Selinus, Castelvetrano, Trapani

Serve dunque, per fare uno dei tanti esempi disponibili, accennare a Castelvetrano, cittadina del trapanese, cittadina che ospitò il famoso Goethe – 21 aprile 1787 -, tanto da segnalarlo addirittura nel suo Viaggio in Italia. Ospite di un albergo che non esiste più, dove oggi sorge il Teatro Selinus.
Per meglio comprendere gli accadimenti locali, inquadriamo il periodo storico in questione, necessario per quel gioco di relazione-interelazione, di causa-effetto, di cui spesso parliamo in questo blog, giacché, non è vano menzionarlo, la storia è una grande ragnatela dove ogni filo è sorretto dagli altri, dove le ripercussioni di un evento si trasmettono sia nel lungo periodo sia nelle lunghe distanze.
Siamo, dunque, in pieno Rinascimento, periodo inoltre del protestantesimo e del successivo Concilio di Trento (1545), decenni, i primi del XVI, delle Guerre d’Italia, dello scontro fra spagnoli e francesi per l’egemonia sull’Italia, epoca di Michelangelo di Raffaello di Erasmo da Rotterdam di Machiavelli di Shakespeare, fra i tantissimi. Per non dimenticare la diffusione dei libri a stampa, dell’arrivo in Spagna e in Europa in generale dell’oro americano, della conquista dell’America e i problemi che ne derivarono…

Grande sviluppo ebbe, orbene, la città di Castelvetrano nel XVI sec., secolo in cui Carlo V di Spagna la elevò a Contea (1522) e suo figlio Filippo II a Principato (1564), epoca in cui sorsero e furono abbellite tante chiese, dalla Matrice (1520) a quella di San Domenico (1509) a quella del Carmine (1509). Merito si deve al primo conte castelvetranese Giovan Vincenzo Tagliavia, gran sostenitore di Carlo V, tanto da allestire tre navi che inviò all’imperatore durante l’assedio di Tunisi (1535).
Castelvetrano ben presto divenne un centro fiorente, di artigianato, di commercio, si fondò finanche il Monte di Pietànel 1549, per dare aiuto ai poveri e bisognosi.
Il XVII secolo si apre invece con carestie, epidemie – ricordiamo la peste del 1630 che colpì l’Italia e l’Europa (Russia 1654), e quella del 1656 che si accanì principalmente nel Regno di Napoli -, cattivi raccolti, a tal punto che i castelvetranesi insorsero nel 1647 guidati dai conciapelle - non trascuriamo la rivolta di Masianello dello stesso anno -, insurrezione piegata con la forza da Doña Stefania Cortes e Mendoza, reggente in assenza del marito Diego Aragona Tagliavia Pignatelli.

Chiesa Matrice, Castelvetrano

Chiesa Matrice, Castelvetrano

Ristrutturata a partire del 1520 per volere di Giovan Vincenzo Tagliavia, la chiesa della Matrice, dedicata alla Madonna Assunta – prodotto di costruzioni già esistenti, chiesa di Santa Maria, cappella di Santa Chiara e San Giorgio -, presenta influenze architettoniche normanne e rinascimentali, il tutto in un armonioso gioco di navate, tre, con un corto transetto e presbitero rialzato. Il portone sembra risentire ancora dell’influenza medievale araba, con la presenza di rivestimenti arabeschi.

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Chiesa di San Giovanni, Castelvetrano, Trapani

Chiesa di San Giovanni, Castelvetrano, Trapani

Il 1589 è l’anno d’inizio della costruzione della chiesa di san Giovanni, chiesa voluta dalla famiglia Majo che ne agevolò la realizzazione grazie ai mezzi finanziari messi a disposizione. Opera terminata intorno il 1660 con la fabbricazione della cupola maggiore, che protegge la statua in marmo proprio di San Giovanni Battista (1522), di Antonello Gagini (1478-1536).

Il suddetto resoconto, volutamente breve e molto riassuntivo, è solo a rilevare che le sfaccettature della storia sono presenti anche altrove, che talvolta è bene, necessario, utile e, perché no, divertente e curioso, indagare magari in quelle terre dove pochi si addentrano perché credono, erroneamente, che non è “successo nulla”.

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Foto di Giacomo Armato