Sep 122013
 

Mattia Preti (1613-1699), pittore, lo rividi a Malta nelle decorazioni della Co-Cattedrale di San Giovanni, era l’anno 2008, un piacevole mite febbraio mediterraneo. Però, non sono mai stato a Taverna, paesino in provincia di Catanzaro, in Calabria. Che cosa c’entra Preti con Taverna? beh, semplicemente nacque lì: Taverna.

Taverna fu anche una nobile famiglia milanese del XII-XIII secolo, così come Francesco Taverna (1488-1560) era altresì ambasciatore di Francesco II andato a metter pace fra Carlo V e Venezia, fino a diventare conte nel 1536 grazie al “buon” Asburgo – Carlo V, per intenderci.

Insomma, s’è ben capito che il tema del presente articolo è la taverna, luogo in cui una volta si vendeva principalmente da bere, venuto da Taberna-ae, dal latino a noi tanto caro. Luogo che qualche autore dice essere stato punto di propulsione per le economie locali al tempo di Roma, giacché si commerciava al dettaglio merce agricola e artigianale.

Taverna tedesca, 1470 ca., sconosciuto

Taverna tedesca, 1470 ca., sconosciuto

Della taverna accenna nientemeno che il nostro sommo poeta:

Noi andavam con li diece demoni.
Ahi fiera compagnia! ma ne la chiesa
coi santi, e in taverna coi ghiottoni.” (1)

Ma non solo lui, Giovanni Boccaccio nel suo Decameron del 1349 (?), nell’Ottava Giornata, Novella Sesta, fa dire a Bruno:

“ – Qui si vuole usare un poco d’arte: tu sai, Buffalmacco, come Calandrino è avaro e come egli bee volentieri quando altri paga; andiamo e meniallo alla taverna, e quivi il prete faccia vista di pagare tutto per onorarci e non lasci pagare a lui nulla;
[...]
ed essendo già buona ora di notte quando dalla taverna si partì, senza volere altramenti cenare, se n’entrò in casa, e credendosi aver serrato l’uscio, il lasciò aperto e andossi al letto.” (2)

Adriaen Brouwer, Contadini in una taverna, 1630 ca.

Adriaen Brouwer, Contadini in una taverna, 1630 ca. (Olanda)

E andar per taverne potremmo considerarla, nell’avanzare l’Età moderna, una caratteristica sociale. In poche parole: nel Medioevo il popolo usualmente aveva ben poco “tempo libero” da impiegare in altro modo che non fosse lavorare i campi o per attività di sopravvivenza o religiose. Con il passare del tempo, entrando già nel Rinascimento e andando ben oltre, crollando il sistema feudale, diminuendo l’influenza della chiesa, aumentando i viaggi, sviluppandosi ancor più le città, e, in un certo qual modo, il benessere economico, più persone iniziavano ad avere qualche spicciolo da destinare altrimenti, magari divertendosi giocando con le carte o per piaceri sensuali, da ciò una loro maggiore espansione – basta pensare alla quantità che aprirono a Londra. Certo, erano anche luoghi per criminali e poco raccomandati, insomma si poteva trovare di tutto.

Dicevamo di tutto, posto da cui parte una famosa disfida, quella di Barletta (1503), giacché raccontano che iniziò in una cantina, mentre si svolgeva un banchetto, con le parole di La Motte, francese, prigioniero, accusando di tradimento e codardia i nostri cavalieri. Ma Ettore Fieremosca non si tirò indietro e… si sa come finì.

Armi battaglie, donne cibo, vino birra, musica allegra nelle taverne:

YouTube Preview Image

Ahimè, nelle taverne vengono perfino dichiarati decessi!
William Shakespeare, nel dramma storico Enrico V, 1558-1559, nel secondo atto, scena terza, fa annunziare la morte di Falstaff, l’omone tragi-comico dedito al vino e alle donne, proprio in una taverna (3), taverne luogo da lui frequentate. E da cui lo stesso scrittore inglese trae spunto per i suoi personaggi.

- Scena III – Londra, a Eastcheap, davanti alla taverna “Alla testa di cinghiale:

No, che il viril mio cuore oggi dolora.
Bardolfo, stammi allegro!
Nym, risveglia la tua vena smargiassa!
Ragazzo, drizza il pelo al tuo coraggio!
Falstaff è morto, e noi dobbiamo piangerlo.” (4)

William Hogarth, Scene in una taverna, 1735

William Hogarth, Scene in una taverna, 1735 (Londra)

Volano gli anni, passano i secoli, la storia dei luoghi prosegue il suo percorso restando indelebilmente legata alla nostra memoria e fornendo i più disparati frutti.
Sempre nell’isola inglese, nel 1717, il 24 giugno, a Londra, nella Taverna de L’Oca e la Graticola si fonda la prima Gran Loggia massonica d’Inghilterra, massonici che prima si riunivano usualmente nelle taverne – da cui traevano il loro nome – in modo individuale, uniti adesso in una federazione.

Restiamo a Londra.
Charles Dickens, il noto scrittore, era solito frequentare il Simpson’s Tavern, che dicono aprì le porte nel 1757 sotto il regno degli Hannover, Giorgio II, forse il primo locale in cui gli impiegati erano donne, locale in cui sembra ancora oggi respirare aria settecentesca.

John Lewis Krimmel, Danzando in una taverna, 1820 ca.

John Lewis Krimmel, Danzando in una taverna, 1820 ca. (Filadelfia)

Ecco dunque la taverna, che potrebbe essere considerata di poco conto, secondaria ai fini dell’investigazione, ambiente di perdizione, da qualcuno additata come immorale e scandalosa, eccola invece sul palcoscenico della storia.

*****

- 1. Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, XXII, 13,15.
- 2. Giovanni Boccaccio, Decameron, Ottava Giornata, Novella Sesta.
- 3. Roberto Carretta, In taverna con Shakespeare. Amore, vendette e inganni a banchetto, Il Leone Verde, 2005.
- 4. William Shakespeare, Enrico V.

Feb 192013
 

Chi non si ricorda della famosa battaglia di Canne, avvenuta nel 216 a. C., in cui il cartaginese Annibale ebbe la meglio sul suo avversario romano al comando dei consoli Lucio Emilio Paolo e Gaio Terenzio Varrone?

Canne, luogo storico di notevole attrazione, a pochi passi da Barletta, Barletta, città in cui la storia palpita vibrante ancora oggi: siti colmi di fatti avvenimenti leggende…
Ricordiamolo, a volte noi italiani dimentichiamo il nostro passato, dimentichiamo chi siamo e da dove veniamo, dimentichiamo che i giochi della storia hanno fatto della nostra terra una delle più ricche in tutti i sensi, dall’aspetto architettonico a pittorico a sociale a economico e via dicendo.

E allora Barletta è parte indelebile di quel tassello che serve a dare una visione d’insieme del mosaico in cui abitiamo, e non possiamo lasciarla nel dimenticatoio, non possiamo tralasciare quanto meno dare un paio di accenni, accenni che dovrebbero spingerci per prima cosa a visitarla, poi a indagare nel suo passato e, non certo per finire, viverla pienamente passeggiando per piazze strade vicoli, musei palazzi chiese, facendo flanella, parlando con i residenti e, magari, prendendo insieme un buon bicchiere di vino rosso pugliese. Dopotutto, la storia scorre inoltre nelle rughe di un anziano, nella voce di uno straniero ivi residente, negli atavici gesti di una coscienza storica che bisogna conoscere.

Non è mia intenzione parlare degli eventi, desidero solo testimoniare il mio passaggio per quelle preziose zone che fanno parte della Puglia e che tutti, dico tutti, dovrebbero andare a scoprire.
Mi appoggio a tre foto, da me scattate nel 2007 quando ebbi il piacere di fare una scappatina, tre immagini che danno semplicemente un’infarinatura di tre dei tanti aspetti che la contrassegnano.
Non è vano, altresì, ricordare che Barletta affonda le profonde radici nell’epoca classica, fra il IV e il III sec. a. C., epoca della costruzione del Faro di Alessandria, dell’invenzione della bussola da parte, si dice, dei cinesi, epoca degli Elementi di Euclide, epoca, in definitiva, di una certa importanza – ma quale epoca non lo è stata!

La cattedrale di Barletta

A pochi passi dal centro storico, la cattedrale di Santa Maria Maggiore si erge con la sua possente e decisa figura, orientata est-ovest, il cui deambulatorio gotico è verso il castello e l’asse principale verso il palazzo Santacroce.
Le crociate dettero fama e splendore alla chiesa, divenuta nel frattempo punto di transito per coloro che si recavano in Terrasanta.

*****

La disfida di Barletta

11 febbraio 1503, nella piana fra Andria e Corato, tredici cavalieri italiani, sotto bandiera spagnola, sfidano e vincono tredici cavalieri francesi che li avevano “stuzzicati”: accadde proprio da queste parti la celeberrima Disfida di Barletta. Siamo in pieno periodo delle Guerre d’Italia.
Con gli spagnoli, la città fu resa roccaforte, ampliate le mura e lo stesso castello.

*****

Barletta, strade, 2007

Secoli, fine XV inizi XVI, in cui Barletta era una cittadina di tutto rilievo, punto di commercio fra costa ed entroterra, zona di mercanti e casati nobiliari, e il cui porto trafficava con Venezia, Trieste, Ragusa. Le cui vie cittadine ospitavano commessi di Piero de’ Medici, speculatori negozianti trafficanti, erano insomma vie piene di attività.
Poi le divisioni interne ne lacerarono il tessuto economico, politico, amministrativo, a tal punto che incendi devastazioni saccheggi, così come il malgoverno iberico, furono inizio del suo declino. Colpo di grazia diede la peste del 1656, quando si passò da 20.000 abitanti ad appena ottomila anime.

iscriviti alla babilonia61 newsletter

distinguiti dalla massa, ama la cultura

 

→ e scarica gratis un e.book in formato pdf che raccoglie, a mo’ di rivista, una serie di articoli

dedicati alla storia moderna, con immagini e video: