Dec 052013
 

Donne della storia modernaNon è mai vano sottolineare l’importanza delle donne nel trascorso della storia, l’influenza diretta o indiretta sui fatti, le loro lotte, il sangue versato, la loro determinazione a salire sul palcoscenico della cultura a testa alta, fra l‘altro.

Daniela Nutini ha raccolto in un piacevole e.book di 70 pagine una serie di figure femminili che hanno lasciato un indelebile segno negli eventi della storia moderna. Scarica gratis: 

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Indice

- Elisabetta I d’Inghilterra e Francesco duca d’Angiò, l’amore
– Françoise-Athénaïs de Mortemart, l’amante splendente di Luigi XIV
– Giulia Farnese, la Bella
– Jeanne Antoinette, Marchesa di Pompadour
– La duchessa di Bisceglie, Lucrezia Borgia
– Le Mancinette, italiane alla corte francese del XVII sec.
– La vita di Madame de Maintenon
– Parisina Malatesta: una storia d’amore
– Sulla contessa di Bentinck e Caterina di Russia
– Un significato dell’amore, la Monaca di Monza

Jan 132010
 

La settimana scorsa ho invitato alcuni amici di Facebook (qua il link) a commentare su un tema che mi sembra attuale, un tema il cui futuro è tutto da scoprire, da inventare, da aggiornare:

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Il web sta modificando il nostro modo di vivere, sta trasformando le nostre letture, sta riformando la nostra struttura culturale, aiutando gli studiosi nelle loro ricerche, agevolando gli alunni nei loro studi…

Tempo fa, parlando con un ricercatore storico, si discuteva sull’uso delle biblioteche e degli archivi pubblici e privati nell’era di internet. Si diceva che tante opere oramai sono a disposizione di tutti, basta entrare in un determinato sito, basta incontrare un link interessante, basta un click per scovare quel materiale che necessitiamo. La Library of Congress, il Progetto Manuzio, Gallica, Google-books e decine di altre istituzioni, stanno digitalizzando migliaia di documenti e di libri.
Dalla loro parte, gli studenti, comodamente seduti a casa, possono trovare ciò che ricercano, senza sforzo, senza dover percorrere chilometri per entrare in una biblioteca, e, nello stesso tempo, chiunque può sfogliare addirittura la Bibbia di Gutenberg, o il Sutra del diamante avendo a diposizione un computer e una connessione alla rete. Solo due fra i tanti esempi che si potrebbero fare.
E allora mi chiedo:

Che cosa ne sarà delle biblioteche pubbliche e private nell’era di internet?
Che ruolo avranno?
Come dovranno evolversi?

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Riporto di seguito le risposte ricevute sino alla data del 13 gennaio 2010 (ore 18:00) su Facebook, e nello stesso tempo invito anche i lettori del blog a esprimere la loro opinione.

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Giuseppe Fraccalvieri: …ne faccio un uso spropositato… sono veramente una salvezza, per certi testi… altrimenti uno sarebbe costretto a fare il giro d’Italia…

Annarita Verzola: Nell’avanzare della tecnologia vedo pro e contro; i vantaggi sono quelli che hai citato tu, le informazioni viaggiano con una rapidità impressionante e possiamo raggiungere risorse in ogni parte del globo. Probabilmente le biblioteche pubbliche dovranno cercare di mettersi al passo con i tempi per permettere ai fruitori di ampliare le loro ricerche. Lo svantaggio, dal mio punto di vista, è la perdita di personalizzazione della ricerca. Per quanto riguarda le biblioteche private, credo e spero possano continuare a mantenere la loro valenza intimo di cultura. Tutto sommato, nessun dispositivo elettronico, nessuna connessione, nessuno scambio di notizie in tempo reale ci darà mai il piacere che regala ai nostri sensi il contatto con un libro: la carta, l’inchiostro, il fruscio, anche un po’ di polvere, perché no?

Gino Tocchetti: In ambito tecnologico, da qualche anno non si discute se archiviare, ma come indicizzare e mappare i contenuti una volta digitalizzati, per facilitarne la ricerca. Capisco che non poter passare le dita sulla carta del libro puo’ provocare nostalgia – per me pure – ma la conquista di una maggiore reperibilita’ dei contenuti e’ una tappa epocale nell’evoluzione delle biblioteche. Gli archivi cartacei prenderanno un ruolo simile a quello dei musei d’arte antica, e in questa direzione si apriranno nuove opportunita’ potenzialmente molto interessanti.

Andrea Bruni: Mi preoccupano le piccole biblioteche, quelle di paese, falcidiate con risibili finanziamenti dai Comuni, in mezzo al silenzio generale…

Susanna Franceschi: Molto interessante il tuo intervento ed in modo particolare per me:la Fondazione che dirigo ha una bibloteca di 15.000 volumi ,di cui molti rari ed introvabili(pure un pò noiosetti,tipo:tutti i discorsi autentici del Cavour al Parlamento risorgimentale dal..al),sto cercando disperatamente aiuti dalle istituzioni per una seria cataloazione ed un proficua manutenzione.
Per ora un silenzio sconcertante

Cristina Galizia: Concordo con Gino: la digitalizzazione è necessaria perché comoda e veloce. Ed è la strada da percorrere: apre tutta una serie di possibilità di studio e di analisi che sul cartaceo sono complicate e lente: penso allo studio delle occorrenze in un testo letterario, all’analisi delle strutture rimiche, alle varianti linguistiche di una parola, all’analisi del contesto d’uso di un termine (tanto per accennare al solo ambito di storia della lingua).
Le biblioteche avranno il ruolo degli attuali musei di arte o archivistica.
Una domanda ora: come avviene la digitalizzazione dei contenuti? Copia anastatica, scanner, riscrittura?
La digitalizzazione, come una qualsiasi fase della trasmissione del sapere, non è esente da errori: i filologi sanno che ogni nuova copia è portatrice almeno di un nuovo errore. E questo per la riscrittura di testi antichi non è per niente un problema irrilevante. Nell’era del digitale, gli errori dell’amanuense?

Emilia Peatini: In estrema sintesi penso che in futuro le Biblioteche non perderanno la loro funzione e potranno essere invece poli culturali che si avvantaggiano della rete per poter comunicare la propria esistenza, documentare i fondi … Nell’era di internet la ricerca in biblioteca si è arricchita nei modi che Gaspare ha già citato molto bene nella sua nota, le opere più famose e consultate sono forse già state
digitalizzate, con un’economia di lavoro per i ricercatori notevole, ma i patrimoni delle nostre Biblioteche credo siano tanto numerosi che perfino i moderni amanuensi digitali avranno tempi simili agli antichi compilatori perchè il patrimonio di conoscenza è oggi assai più vasto. Proprio in questa fase, credo che le Biblioteche, le fondazioni…possano diventare dei centri culturali per promuovere la ricerca assistita, la formazione, la promozione culturale. Se “la nostra realtà è aumentata” come ha ben coniato l’amico Gino Tocchetti, c’è la necessità di vivere in rete ma anche di spazi fisici dove ritrovarci, toccare, consultare le vecchie carte … conoscere i patrimoni non solo librari delle Biblioteche … Concretamente, nella mia città ci sono due Biblioteche Comunali, una di antiche tradizioni con una raccolta di manoscritti, incunaboli, oggetti ed una Sala Studio, frequentata dagli studiosi, dai ricercatori, dagli studenti in tesi…che hanno modo di confrontarsi…ed una più “moderna”, sede di studio e di ritrovo degli studenti. Tanti di loro preferiscono studiare in Biblioteca, piuttosto che a casa …e, dimenticavo, ultima ma non meno importante la Brat, Biblioteca esclusivamente per i più piccoli, con servizio di prestito ed animazioni… No, non credo che l’era digitale significherà il tramonto delle Biblioteche.

Gino Tocchetti: Non sottovaluterei il problema dell’indicizzazione e delle ricerche. Anche se tutto il contenuto di tutte le biblioteche fosse digitalizzato, sappiamo benissimo che la ricerca non sara’ mai cosi’ semplice e veloce. Non mi riesce difficile immaginare che la “biblioteca” di domani (e il bibliotecario) diventi una specie di agenzia (e di specialista), che offre servizi quali mappe, report di sintesi su richiesta, e investigazioni… (che credo sia quello a cui alludeva Emilia, con “ricerca assistita”). Certo, rimane il fatto che il luogo fisico risultera’ sempre tutto da ripensare.

@emilia ti ringrazio, ma il termine “realta’ aumentata” non e’ stato coniato da me: io l’ho mutuato nell’ambito delle reti sociali

Gaspare Armato: Concordo con l’idea di Gino: così come oggi andiamo in certe biblioteche per assaporare un manoscritto o un papiro o un quotidiano del 1800, in un futuro (che di sicuro non sarà il mio) andremo a sfogliare, per esempio, i libri del 1900 e dei primi decenni del 2000, come fossero quadri esposti, opere d’arte d’altri tempi e allora ci sorprenderemo che avevano una copertina, che erano fatti di fogli di carta, che erano rilegati, che avevano elementi che gli e.reader di oggi non hanno (troppo futuro?).
Eppure, non tutto potrà essere messo in rete, qualcosa resterà depositato negli scaffali di quelle istituzioni, pubbliche e private, che conserveranno la nostra memoria storica di esseri umani, e allora alle istituzioni resterà il vecchio valore per il quale sono esistiti ed esisteranno.
Nasceranno di conseguenza nuovi lavori, nuove figure, una fra tutte, l’archivista di rete, esperto, oltre ad archiviare, anche a ricercare, giacché la ricerca, vista l’immensa mole di documenti che sarà mondiale, non sempre sarà facile…
Eppure, in tutto ciò, a mio avviso, le biblioteche di oggi avranno un nuovo compito, il compito da fare da piazze culturali, punti di ritrovo per letture, scambi di idee, visioni di filmati, convegni, dibattiti e via dicendo, dovranno, cioè, essere luoghi di incontro fisico per approfondire argomenti, proporre soluzioni, preparare lavori, e se già lo sono dovranno sforzarsi sempre più avvicinarsi alla gente, magari in centri popolosi, chissà anche nei centri commerciali…

L’argomento è vasto e piacevole…
Grazie a tutti per i vostri interventi, ne sono lusingato.

Gaspare Armato: C’è un libro, sul tema qua proposto, che mi sembra interessante, ed è quello di Antonella Agnoli, “Le piazze del sapere, Biblioteche e libertà”, Ed. Laterza.

Gino Tocchetti: C’e’ una libreria commerciale, in provincia di Treviso, che oggi conta gia’ due sedi credo, che punta sulla forma dei grandi spazi, ad uso espositivo e di vendita (come al solito) e di ricreazione e intrattenimento. L’intento e’ quello di applicare l’approccio dei grandi centri commerciali. Credo che la seconda sede sia proprio nell’ambito di uno di questi mall. Personalmente mi piace l’idea che la libreria (commerciale o no) sia interpretata come luogo da vivere, e non solo come luogo in cui vendere. La presenza di tutti queli libri sulle mensole crea un’atmosfera comfortevole ed ispiratrice – io potrei passare ore tra banche e scaffali – che la digitalizzazione e l’indicizzazione non potrebbero mai replicare, e che anzi potrebbero far perdere.

Biblioteca Tuglie: interessante… la Agnoli sarà in zona molto presto tra l’altro

Gaspare Armato: @Biblioteca Tuglie: sarebbe interessante conoscere il vostro punto di vista, voi che lo vivete in prima persona, che cosa notate di diverso rispetto a 5-7 anni fa, come vi state organizzando, quale sarà lo sviluppo o il cambio?

Ibridamenti Venezia: io adoro le biblioteche, anche se in realtà ci vado quando sono all’estero, perché sono anche un posto dove studiare. Non è solo uan questione di libri da trovare, ma anche di spazi dove leggere e incontrare persone che fanno ricerca su quello che fai tu.

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Aggiornamento:

- Riporto di seguito ulteriori interventi ricevuti su Facebook fino alle ore 22:00 del 5 dicembre 2010.

Pina Bulciolu: Io penso che oggi i giovani specialmente si trovino a loro agio con questo nuovo modo di ricerca che è una fonte inesauribile di nozioni,notizie contemporanee, attuali, storiche,geografiche etc. penso che le biblioteche siano state disertate sopratutto dai più giovani per la necessità di avere tutto e subito. Anche i meno giovani si stanno adeguando al nuovo sistema d’informazione, anche se con maggiore difficoltà. Ora voglio leggere l’articolo della dott.ssa Agnoli.

Rosamaria Guido: Leggerò l’articolo non appena possibile. Intnto ti dico che adoro il digitale per la semplicità di consultazione e manipolazione dei testi,ma, come tutte le persone della nostra generazione resto sempre affascinata dai libro come oggetto capce di evocare sensazioni e suscitare attrazione per un’infinita serie di motivi. Mi pare che La sapienza abbia di recente regalato molti suoi libri o che li abbia addirittura mandati al macero per ragioni di spazio. Ecco, mi piace pensare che il libro resterà sempre un oggetto di antiquariato/modernariato, un oggetto di lusso, da conservare, osservare, preservare dall’incuria del tempo. Intanto gli spazi nelle case private si riducono, i libri pesano e le biblioteche… beh, le biblioteche si ispireranno a Pompei? ;) Io spero seriamente di no.

Elettra Bianchi: Gaspare, grazie innanzitutto per il tag e complimenti ad Andrea Bruni per il commento che condivido particolarmente. A proposito del libro di Antonella Agnoli, sebbene non l’abbia letto, tuttavia penso che sia di grande interesse e originalità per le proposte che l’autrice avanza, almeno per quanto si evince dalla recensione di Stefano Salis, apparsa sulla Domenica del Sole 24 Ore del 31 maggio dello scorso anno. Mi piace l’idea di liberarci dallo stereoptipo della biblioteca come tempio del sapere, austera, architettonicamente classica, per aprirci all’idea della biblioteca come piazza non solo per i lettori ma per i cittadini. Nell’articolo si precisa infatti che “il vero patrimonio fondamentale che una biblioteca deve gelosamene conservare e anzi sviluppare sono le persone che la vivono”.

Emanuela Vacca: grazie infinite,argomento di grandissimo interesse ma io faccio parte della vecchia guardia e il piacere fisico che provo nel toccare la carta,antica e moderna,è per me elemento irrinunciabile e fondamentale.

Pina Bulciolu: Grazie Gaspare per il tag,ho letto l’articolo della dott.ssa Agnoli e ti dico che condivido in pieno quanto lei ,assai meglio di me, dice e scrive. Certo è che tutti ci rendiamo conto della differenza che passa fra una nazione e l’altra anche nell’interesse dei polititici alla cultura, al patrimonio artistico,agli incentivi per i giovani che non si sentono piùspronati e stimolati ad interessarsi a cose che per la maggior parte passa in secondo piano.Si sentono abbandonati ed i loro interessi passano in fondo allecose più importanti come quelle così bene elencate dalla dott.ssa. Mi auguro che i tempi cambino e che si faccia buon uso delle scoperte tecnologiche e che prevalga sempre il buon senso e l’intelligenza per dare la precedenza alle giuste cause.

Marialuisa Toraldo: ecco Emanuela ha detto tutto: mai cesseranno di esistere le biblioteche finchè qualcuno sentirà il fascino dello sfogliare un libro. Di contro penso che internet abbia il grande merito di avere divulgato la cultura. Non tutti possono permettersi di andare in biblioteca (magari vivono in un paesino sperduto)… A me personalmente piace la ricerca via internet per l’immediatezza della notizia che cerco. Conviveranno amabilmente biblioteche e internet :-)

Rosalia de Vecchi: come sempre, ogni “novità” presenta aspetti contrastanti, e quelli relativi all’interessante argomento che ci proponi sono stati ben individuati e messi in evidenza dai pareri dei partecipanti alla discussione, pareri che peraltro condivido pienamente; ma c’è una cosa che io penso sia da tener presente, non soltanto per ciò che riguarda “il futuro delle biblioteche nell’era di internet” ma per i molti aspetti della vita umana: l’importanza di una lucidità della scelta, che fa dell’uomo un essere libero quando, usando una cosa o l’altra, egli ha la consapevolezza di quello di cui sta godendo e quello cui invece sta rinunciando; per questo mi auguro che la “comodità” di internet non stenda un velo d’oblio sul “caldo odore” delle biblioteche!

Emanuela Vacca: non temere Rosalia!finchè ci saranno persone come te,Marieluise,me e tanti altri il libro non morirà….il “piacere” della lettura è troppo insito al tatto oltre che la vista..

Patrizia Di Vincenz Filiputti: IO HO DUE NIPOTINI MOLTO TECNOLOGICI , NELLA LORO VITA E’ NORMALISSIMO L’USO DEL COMPIUTER PER QUALSIASI CONSULTAZIONE , MA GLI VIENE INSEGNATA LA LETTURA DEI LIBRI , LEGGONO REGOLARMENTE ! CREDO SIA NECESSARIA L’EDUCAZIONE AD USARE TUTTO !

Sergio Zanfrini: Ciao Rino, anch’io concordo con Emanuela e sono un avido frequentatore di biblioteche cartacee: passo tutta la mia giornata lavorativa davanti ad uno schermo e la pagina di un libro per me diventa un piacevole relax. Ma allo stesso tempo non potrei vivere senza internet, senza leggere la stampa sudamericana, quella francese e talvolta anche quella nordamericana, ed è grazie alla rete delle reti se dopo quasi vent’anni di assenza dalla Polonia non ho del tutto dimenticato quel poco che sapevo di quella splendida e poetica lingua.

Daniela Nutini: E poi , vuoi mettere leggere a letto?

Elena Bittasi: Grazie del tag, Gaspare. Occupandomi di ricerca musicologica e storico-letteraria, non posso fare a meno di constatare quanto gli strumenti messi a disposizione online abbiano enormemente facilitato il lavoro dello studioso, liberandolo da problemi logistici che spesso rendono lo studio una sequela di peripezie. Online molte utili risorse sono gratuite, consultabili 24 ore su 24, senza restrizioni nel numero di volumi da visionare, senza vincoli per la riproduzione ai fini di studio. Mi sono trovata a sfogliare virtualmente libri conservati in una biblioteca canadese perchè era più comodo che accedervi a poche decine di chilometri da casa. Certo in molti casi non si può prescindere dall’esame autoptico di un testo, ma non sarebbe meglio snellire le procedure di accesso ai documenti in modo che siano rispettose della loro integrità, della buona organizzazione del servizio, ma anche degli studiosi? Anche qui, purtroppo, è un problema di risorse non facilmente risolvibile… Ben vengano, quindi, questi preziosi strumenti informatici!


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