Non bisogna aver fretta! per le strade colombiane non bisogna aver fretta, vuoi per le innumerevoli curve che le vie presentano, vuoi per l’”avventuroso” modo di condurre dei locali, vuoi per meglio godere del verde paesaggio che la natura regala e di cui spesso non siamo coscienti.
Guasca, Cundinamarca – Colombia -, è un piccolo paesino sulle Ande ad appena una cinquantina di chilometri da Bogotà, un accogliente luogo in cui vivono non oltre 12.000 abitanti. Per ripararsi dal freddo e dall’umido, giacché si trova a un’altezza di circa 2.700 mt. slm., i guasqueñi adoperano la ruana, un mantello a forma rettangolare fatto di lana vergine, molto resistente e adatto alle basse temperature.
La storia di Guasca è controversa, nel senso che qualcuno dice essere stata fondata dagli spagnoli:
“Sin embargo, se ha escrito que el municipio de Guasca fue fundado en el mes de junio del año de 1600 por el Oidor de la Real Audiencia don Luis Enríquez y repoblado el 7 de octubre de 1639 por el Oidor don Gabriel de Carvajal”,
così afferma il Secretario General de la Academia de Historia de Colombia, Roberto Velandia, nella sua “Enciclopedia Histórica de Cundinamarca” (Tomo I. 1979, pag. 486)…
… altri invece insistono essere stato un antico insediamento indigeno, ché non esistono documenti che attestano la sua fondazione.
In ogni modo è certo che la zona, prima dell’arrivo di Colombo, era abitata dai Muisca, indigeni che conosciamo (»»»qua), che dipendevano dal Cacique di Guatavita, popolo dedito all’agricoltura, alla metallurgia, all’artigianato e, forse, anche ai commerci (»»»qua).
Ciò che a noi interessa è entrare nella vita diaria, quotidiana del popolo, una vita che sa tuttavia di memoria antica nei gesti e nella cultura, che sembra legata indelebilmente ai modi di fare di un tempo. Di seguito una serie di immagini sulla visita che feci qualche settimana fa.
Il colorato municipio di Guasca nella piccola piazza principale del paese. Il rapporto fra cittadino e politici è altresì, almeno da queste parti agricole, molto vicino, “intimo” direi, nel senso che tutti si conoscono e tutti sanno di tutto e di tutti. E le decisioni talvolta vengono prese per strada, portate in consiglio e lì approvate, decisioni che riflettono, o dovrebbero riflettere, le necessità del popolo.
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Proprio a due passi dalla Casa de Gobierno, c’è, come solito, il potere religioso, la chiesa di San Jacinto, che nei giorni festivi si riempie di fedeli cattolici, fedeli legati inoltre alle vecchie tradizioni, in particolar modo all’aspetto mariano del culto. Giova di sicuro mettere in rilievo il carattere mite e umile della gente del posto, persone modeste semplici pronte ad aiutarti e offrirti il poco che hanno, persone dal sorriso spontaneo.
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Uno scorcio della piazza di Guasca, luogo d’incontro, di affari, di compravendita, di appuntamenti, di competizione sia pure politica, dove si siedono i meno giovani a ricordare il passato e i giovani a rincorrersi. Attorno a essa una serie di botteghe vendono dal pane ad articoli di cancelleria a generi alimentari, oltre alla presenza di banche e uffici vari. Ha particolarmente attirato la mia attenzione la scultura di bronzo – a sinistra nella foto – in cui due giovani si riparano dalla pioggia sotto un ombrello, mentre un cane li segue, come a significare la compagnia, l’amicizia, la forza dell’unione.
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La natura in quelle zone è forte decisa compatta, una terra color nero che offre patate mais carote piselli ravanelli e tanti altri ortaggi, in più estese coltivazioni di fragole, sviluppato è l’allevamento del bestiame. Una terra che ha visto ancestrali culture il cui pensiero si trasmette ancora oggi nei gesti e nello stile di vita, quasi il tempo si fosse fermato. Non per nulla la bandiera di Guasca è bianca, simboleggiando la purezza la pace la tranquillità, verde, indicando la fertilità delle terre, gialla, la ricchezza del municipio.
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Tipica è la merenda, non meno la colazione, fatta con cioccolata calda, formaggio “campesino” e pane preparato al momento in recipienti di ceramica cotto a legna, il tutto magari accompagnato da un’arepa. Accade spesso che il contadino, per il freddo mattutino, faccia colazione con un brodo di patate, “caldo de papas“, con l’aggiunta di mais erba coriandolo e poco altro ancora. Nella foto, Posada café la Huerta, a Guasca.








