Mar 112013
 

Non bisogna aver fretta! per le strade colombiane non bisogna aver fretta, vuoi per le innumerevoli curve che le vie presentano, vuoi per l’”avventuroso” modo di condurre dei locali, vuoi per meglio godere del verde paesaggio che la natura regala e di cui spesso non siamo coscienti.

Guasca, Cundinamarca – Colombia -, è un piccolo paesino sulle Ande ad appena una cinquantina di chilometri da Bogotà, un accogliente luogo in cui vivono non oltre 12.000 abitanti. Per ripararsi dal freddo e dall’umido, giacché si trova a un’altezza di circa 2.700 mt. slm., i guasqueñi adoperano la ruana, un mantello a forma rettangolare fatto di lana vergine, molto resistente e adatto alle basse temperature.
La storia di Guasca è controversa, nel senso che qualcuno dice essere stata fondata dagli spagnoli:

Sin embargo, se ha escrito que el municipio de Guasca fue fundado en el mes de junio del año de 1600 por el Oidor de la Real Audiencia don Luis Enríquez y repoblado el 7 de octubre de 1639 por el Oidor don Gabriel de Carvajal”,

così afferma il Secretario General de la Academia de Historia de Colombia, Roberto Velandia, nella sua “Enciclopedia Histórica de Cundinamarca” (Tomo I. 1979, pag. 486)…

… altri invece insistono essere stato un antico insediamento indigeno, ché non esistono documenti che attestano la sua fondazione.
In ogni modo è certo che la zona, prima dell’arrivo di Colombo, era abitata dai Muisca, indigeni che conosciamo (»»»qua), che dipendevano dal Cacique di Guatavita, popolo dedito all’agricoltura, alla metallurgia, all’artigianato e, forse, anche ai commerci (»»»qua).

Ciò che a noi interessa è entrare nella vita diaria, quotidiana del popolo, una vita che sa tuttavia di memoria antica nei gesti e nella cultura, che sembra legata indelebilmente ai modi di fare di un tempo. Di seguito una serie di immagini sulla visita che feci qualche settimana fa.

Guasca, Municipio

Il colorato municipio di Guasca nella piccola piazza principale del paese. Il rapporto fra cittadino e politici è altresì, almeno da queste parti agricole, molto vicino, “intimo” direi, nel senso che tutti si conoscono e tutti sanno di tutto e di tutti. E le decisioni talvolta vengono prese per strada, portate in consiglio e lì approvate, decisioni che riflettono, o dovrebbero riflettere, le necessità del popolo.

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Guasca, chiesa di San Jacinto

Proprio a due passi dalla Casa de Gobierno, c’è, come solito, il potere religioso, la chiesa di San Jacinto, che nei giorni festivi si riempie di fedeli cattolici, fedeli legati inoltre alle vecchie tradizioni, in particolar modo all’aspetto mariano del culto. Giova di sicuro mettere in rilievo il carattere mite e umile della gente del posto, persone modeste semplici pronte ad aiutarti e offrirti il poco che hanno, persone dal sorriso spontaneo.

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Guasca, particolari della piazza

Uno scorcio della piazza di Guasca, luogo d’incontro, di affari, di compravendita, di appuntamenti, di competizione sia pure politica, dove si siedono i meno giovani a ricordare il passato e i giovani a rincorrersi. Attorno a essa una serie di botteghe vendono dal pane ad articoli di cancelleria a generi alimentari, oltre alla presenza di banche e uffici vari. Ha particolarmente attirato la mia attenzione la scultura di bronzo – a sinistra nella foto – in cui due giovani si riparano dalla pioggia sotto un ombrello, mentre un cane li segue, come a significare la compagnia, l’amicizia, la forza dell’unione.

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Guasca, natura e interno di una azienda

La natura in quelle zone è forte decisa compatta, una terra color nero che offre patate mais carote piselli ravanelli e tanti altri ortaggi, in più estese coltivazioni di fragole, sviluppato è l’allevamento del bestiame. Una terra che ha visto ancestrali culture il cui pensiero si trasmette ancora oggi nei gesti e nello stile di vita, quasi il tempo si fosse fermato. Non per nulla la bandiera di Guasca è bianca, simboleggiando la purezza la pace la tranquillità, verde, indicando la fertilità delle terre, gialla, la ricchezza del municipio.

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Guasca, ristorante tipico

Tipica è la merenda, non meno la colazione, fatta con cioccolata calda, formaggio “campesino” e pane preparato al momento in recipienti di ceramica cotto a legna, il tutto magari accompagnato da un’arepa. Accade spesso che il contadino, per il freddo mattutino, faccia colazione con un brodo di patate, “caldo de papas“, con l’aggiunta di mais erba coriandolo e poco altro ancora. Nella foto, Posada café la Huerta, a Guasca.

Feb 262013
 
Chia, città della Luna

Chia, città della Luna

Poco meno di trenta chilometri separano Bogotà da Chia, nel dipartimento di Cundinamarca, Colombia, un percorso di una ventina di minuti, traffico permettendo, spendendo con l’autobus 4.000 pesos andata e ritorno, circa €. 1,60. Visita necessaria per immettersi in un verde territorio la cui memoria storica è ancora presente nei lineamenti dei volti di certi anziani che ricordano un indelebile passato.
Chia, città della Luna, a 2.600 mt. slm., città dei Muisca, città la cui fiorente economia ha permesso uno sviluppo in termini di costruzione davvero unico, specialmente negli ultimi dieci anni. Conquistata dagli spagnoli nel 1537 al comando di Gonzalo Jiménes de Quesada (1509-1579), che abbiamo già visto, fra le altre cose, nella conquista di Villa de Leyva e di Bogotà, era un luogo indigeno dedicato al culto della Luna, così come Sogamoso, dedicato al Sole »»qua). In effetti i muisca dividevano un anno solare in 13 lunazioni, deducibile dal fatto che dipingevano il sole con tredici raggi. E per quella ancestrale popolazione, la luce della luna era anche simbolo della bellezza, della virtù, della castità. In un censo del 1593, all’arrivo dell’Oidor Miguel de Ibarra (1550-1608), si contavano 1753 indios, vivendo nelle anse del fiume oggi Riofrio, dediti principalmente all’agricoltura, considerata l’alta fertilità di quelle terre, non dimenticando la lavorazione dei tessuti.

Il vescovo Lucas Fernández de Piedrahíta (1624-1688) narrando dei Mozcas o Muisca raccontava:

Tutti gli indios credevano che esistesse un autore della natura che aveva creato il cielo e la terra, tuttavia adoravano il dio sole per la sua bellezza e la luna perché l’avevano come loro madre, a questa chiamavano Chia, e al sole Zuhé” (1).

Di seguito una serie di foto da me scattate durante l’ennesima visita a Chia, città a me particolarmente cara.

Municipio, Chia, Colombia

Municipio, Chia, Colombia

Il municipio di Chia, iniziato a costruire il 1° gennaio 1939, nella piazza principale della cittadina, a due passi dalla cattedrale: potere politico e potere religioso convivono. Gli ultimi sindaci, chi più chi meno, hanno ritoccato il centro storico, facendolo diventare pedonale e chiudendolo con delle “porte ad archi” ai veicoli a motore.

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Cattedrale di Santa Lucia, Chia, Colombia

Cattedrale di Santa Lucia, Chia, Colombia

La cattedrale dedicata a Santa Lucia, un tempio relativamente recente, è del XVIII secolo (1720 secondo il sito de”Alcaldia municipal de Chia“). Le funzioni domenicali sono ben affollate da persone generalmente adulte e avanti nell’età, non mancando i giovani. L’essere religiosi da queste parti è un’energia tangibile e visibile, specialmente nel culto mariano.

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Chia, Colombia, Piazza principale, Parque Santander

Chia, Colombia, Piazza principale, Parque Santander

La piazza centrale è dedicata a Santander, una piazza sempre affollata, piena di attività, luogo di ritrovo di giovani e meno giovani. In questi ultimi anni, diversi caffè stile europa, con tavolini e siede all’aperto, hanno attirato l’attenzione dei ragazzi e degli stranieri residenti che si siedono a riposare a prendere una bibita a parlare a giocare.

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- 1. http://es.scribd.com/doc/54151837/Lucas-Fernandez-de-Piedrahita-Historia-General-de-Las-Conquistas-Del-Nuevo-Reino-de-Granada-VOLUMEN-I

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