Aug 182014
 

Somos embera. Venimos de la naturaleza, somos hijos de agua,
del okendo, de nuestra madre tierra, por eso la defendemos.
Somos pueblos indígenas con historia y cultura propia,
somos del territorio, de la naturaleza,
tenemos gobiernos propios, lengua propia y tradiciones ancestrales,
nos alimentamos de la selva, de la montaña
y de lo que cultivamos,
somos verdaderos y auténticos embera. (1)

Indigenas Catíos

Indigenas Catíos di Dabeiba

Annoto per ricordo personale, oltre che per condivisione, parte di un colloquio avuto qualche giorno fa in un paese della Valle di Aburrá (Colombia) con un discendente indigeno dell’etnia Emberá-Chamí che al tempo degli spagnoli popolavano quelle terre (»»qua). La questione era sulla memoria storica, giacché loro, ancor oggi, la tramandano verbalmente grazie alle parole dei più anziani, fatti ed eventi che, attorno a un fuoco familiare o nelle riunioni di villaggio, narrano, talvolta danzando talvolta cantando, alle giovani generazioni.

Preciso che l’influenza spagnola ed europea in generale, e da qualche decennio quella nord americana, oramai è ben visibile, sforzandosi proseguire con la loro ancestrale cultura. Il dialogo è avvenuto in spagnolo.

A un certo punto:

Come chiamerebbe lei – mi disse l’anziano nativo – l’azione che si è compiuta 500 anni fa, quando da tre navi sono scesi soldati armati, che a poco a poco si sono addentrati nei nostri territori costieri?

– Persone che avevano voglia di conoscere e intavolare rapporti? (sic!)

E lei va con le armi a conoscere nuove persone? Non sa quanti morti ha generato quell’invasione, distruggendo le nostre tradizioni e imponendo credenze per noi insignificanti? Oltre a tutte le malattie che ci ha portato? Quello è stato un vero e proprio attacco. Il primo viaggio, poi il secondo, poi il terzo, poi sono arrivati anche altri, portoghesi inglesi francesi olandesi… io ho studiato, ho parlato con quelli che insegnano la vostra Storia… ma non è la nostra, è diventata nostra da quando ce l’avete imposta…

– Avrà pur apportato dei vantaggi, avrà favorito una certa evoluzione sociale?

Sociale? quale, quella del disgregamento dei nostri villaggi e la morte di quei giovani che dovevano lavorare con la forza? Quella delle nostre donne violentate? Si ricordi: azione e reazione. Secondo le nostre convinzioni, non possiamo tagliare un albero senza averci prima scusato e ringraziato, per poi ripiantare nuovi semi per favorire l’equilibrio. La vita ha un’armonia che l’uomo non può variare a proprio egoismo… anche fra gli stessi esseri umani è così.

– La Storia oramai è quella che è, non si può cambiare?

Certo che no, ma potete migliorare il presente, accettare il passato, chiedere scusa. Il fatto è che voi occidentali vedete tutto solo dal punto di vista fisico, come semplici eventi materiali, tangibili, corporei. Questa carne viva ha uno spirito, ha un corpo etereo che lo segue e a cui si deve rispondere. Se io uccido qualcuno, l’energia di rabbia di quello aleggerà sempre nei miei dintorni e nelle mie decisioni; se io ti ferisco, prima o poi tu o un tuo parente ti vendicherà in un modo o nell’altro. L’analisi che fate della vostra Storia è solo parziale, superficiale, vuota di sentimenti, relativa all’aspetto evidente, ma l’uomo, nella sua comunità, nei suoi rapporti con gli altri, agisce pure per impulso, per collera che si è persa nel tempo.

– In questo modo è difficile analizzare e scrivere la Storia?

Immagino di sì. Per il vostro materialismo, dove tutto deve essere dimostrato scientificamente, certamente lo è. Il mondo che vediamo è il prodotto di una evoluzione che va oltre il corporeo… relazione con il cosmo che voi avete perso…

*****

– 1. I Congreso Nacional del Pueblo Embera, octubre de 2006 (»»qua).
– L’immagine è tratta da: H. Estefanía Martínez V., Genealogias de los indigenas Katíos de Dabeiba, Imprenta Departamental de Antioquia, 1989.

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Aug 122014
 
Poporo, Quimbaya

Poporo, Quimbaya, Colombia

In questi ultimi anni, interessandomi in situ dei nativi sudamericani, ho notato un diverso approccio storico da parte degli studiosi latinoamericani cercando di superare l’eurocentrismo che ha caratterizzato e caratterizza tuttavia la visione del mondo.

Vari autori si sono sforzati nell’affrontare le questioni partendo dalle ancestrali radici indigene che dovrebbero essere punti-forza per approfondire temi che li riguardano. Basta pensare al filosofo argentino-messicano Enrique Dussel o all’antropologo colombiano Ricardo Saldarriaga Gaviria o ancora all’arche-astronomo peruviano Carlos Milla Villena, persone che, mettendo in dubbio tradizionali opinioni, le hanno sfidate per presentare una diversa tesi.

E allora, il Museo de oro di Bogotà, museo che raccoglie protegge e tramanda dal 1939 un tesoro memoria, fra l’altro, della locale arte orafa, potrebbe essere spunto per considerare che la cultura andina aveva raggiunto uno sviluppo che non aveva nulla da invidiare all’Europa del tempo, una cultura non da intendersi come periferica o secondaria, ma una realtà storica interrotta dall’invasione spagnola e che adesso cerca riprendere i contatti di continuità con le ancestrali memorie (»»qua il Museo de oro Quimbaya in Armenia, Colombia). Una realtà, insomma, che dovrebbe vedere oggi la pacifica convivenza fra l’indigeno, per esempio, Mapuche o Emberá, e l’europeo venuto nel XVI secolo.

Per tal motivo, è valido necessario e doveroso che tali istituzioni siano depositi di memoria non passivi, non semplici vetrine inerte, ma spingano a studiare e approfondite temi che hanno un lungo continuum storico che si intreccia e confluisce in un unico fiume.

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Suggerimenti lettura:

Luoghi e storia, Bogotà, immagini
Chibcha, un popolo fra luce e oscurità
Cultura Quimbaya, Colombia
Laguna di Guatavita, Colombia
Società Quimbaya, immagini

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Jul 262014
 
Emilse Cardona, Biblioteca Carlos Castro Saavedra, Medellin

Emilse Cardona, Biblioteca Carlos Castro Saavedra, Medellin

Bibliotecaria orgullosa de su actividad, Emilse Cardona trabaja en la Biblioteca Departamental Carlos Castro Saavedra de Medellín, en un edificio, el Palacio de la Cultura “Rafael Uribe Uribe“, que conserva los “recuerdos” de una tierra vinculada a las tradiciones, a la historia, a su pasado, una tierra que se “beneficia” de la memoria para proyectarse con éxito en un futuro en donde es ya protagonista (»»aquí, »»aquí).

*****

– ¿Puede decirnos cómo realiza su trabajo en la Biblioteca Departamental Carlos Castro Saavedra de Medellín, cuales son sus funciones, y como es su día típico?

Mi trabajo en la Biblioteca Departamental Carlos Castro Saavedra es cumpliendo las funciones de auxiliar, pero en realidad es estar prestando servicio frente a un público especial y muy diverso, esto porque la biblioteca es de carácter patrimonial. En este sitio se conserva parte de la memoria de nuestro territorio Antioquia; sus orígenes e información de 125 municipios que lo componen.

Además, el Ministerio de Cultura de Colombia (Biblioteca Nacional de Bogotá), asignó a esta biblioteca la función de ser Depositaria Legal (Ley 44 de 1993), esta ley en resumen dice que todo editor y escritor antioqueño debe entregar una copia de lo producido a esta biblioteca, con el fin de conservar la memoria de nuestro territorrio. Existen tres condiciones para depositar una obra en Depósito Legal: que sea tema antioqueño, autor antioqueño, editorial antioqueña. Si cumple una de estas tres caracteristicas, aplica para entregar la obra. Debe haber impreso más de 100 copias.

De esta forma la biblioteca posee una gran riqueza porque se forma un paralelo entre lo pasado y lo presente.

Nota aclaratoria: en la biblioteca se encuentran libros de medicina, derecho, literatura, sociología, ésto porque las principales editoriales de las universidades nos estan enviando su producción.

– ¿Cuál es el papel del bibliotecario y cómo ha cambiado, segun Usted, hoy en día en comparación con hace veinte años?

El papel del bibliotecario es servir al usuario como mediador; es básico su trabajo porque él es quien conoce la colección y es el responsable de que la información que allí se tiene, pueda llegar a los visitantes. Pienso que debe tener cierto carisma; tratar con mucho respeto a todas las personas y tratar de satisfacer sus necesidades, de esta manera lo seduce para que sienta confianza y sienta que ese lugar es para él.

Por otro lado debe mantener ordenado el material y estar atento a las no conformidades para mejorar día a día.

El papel del bibliotecario sì ha cambiado en comparación de hace veinte años. Ahora está la técnología y debe estar abierto a los cambios para utilizar las dos alternativas (formatos físicos y virtuales).

– ¿Cómo pueden las bibliotecas atraer la atención del ciudadano para hacerlo participar activamente en los eventos que esta organiza?

Los formatos mencionados anteriormente son complementarios, y sobre todo en una biblioteca patrimonial donde vienen tantos investigadores (estudiantes de antropología, arquitectura, derecho, historia, entre otros), se debe hacer énfasis en que el material que se consulta en los libros físicos, no lo encuentran en ninguna parte y que nuestra función no es solamente de guardar libros sino hacerlos partícipes de eventos como foros, conversatorios, reuniones donde cada profesional manifiesta la importancia del patrimonio y lo que es cultura. Hacer sentir lo nuestro, tener sentido de pertenencia, conservar, y valorar también aquellas cosas que poseen los demás.

– ¿Qué papel juega la Biblioteca Departamental Carlos Castro Saavedra de Medellín en la sociedad paisa?

El papel de la Biblioteca Departamental Carlos Castro Saavedra de Medellín es de recibir, conservar y custodiar el material bibliográfico que ingresa por Depósito Legal. Constantemente se debe informar al público de nuestra función para que nos envíen el material producido.

Así, la biblioteca se convierte en un verdadero tesoro que trascenderá épocas y servirá de sitio de consulta para todas las generaciones.

– ¿Cree Usted que, en la era de Internet, las bibliotecas aún tienen sentido?

Sí, las bibliotecas aún tienen sentido porque sobre todo en estos paises, no todo el mundo tiene acceso a la Internet y existe una información y una historia del diario vivir que no está plasmada en la Internet.

– ¿Se habla de e.book, las bibliotecas están dispuestas a acogerlos, y cómo, de que forma?

En Colombia el e.book es algo novedoso para muchos, incluso no se tienen directrices de la Biblioteca Nacional de Colombia, de cómo sería su Depósito Legal. Y sí estarán dispuestas a acogerlas pero teniendo unas políticas claras de su manejo. Por otra parte están los costos, no todos pueden acceder a dicha tecnología porque muchos de éstos e.books son alojados en sitios de la Web donde hay que pagar por ello.

Estas son algunas preguntas que mis lectores quisieran hacerle (»»aquí).

– ¿Por que hace este trabajo. Es feliz haciendolo?

Hago mi trabajo por pasión y porque lo decidí, yo estudié tecnología administración comercial y trabajé en empresas comerciales de producción y servicios, pero toda la vida he amado la lectura y los libros. La vida me presentó la oportunidad de trabajar en biblioteca y cambié. Ha sido muy agradable, he sido feliz sobre todo ahora que estoy frente a un público tan diverso ha sido un aprendizaje maravilloso en lo personal e intelectual.

– Algunas estadísticas sobre sus usuarios (sexo, edad, nivel de educación, textos favoritos).

Llegan muchos estudiantes (mas hombres que mujeres), universitarios que estudian historia, antropología, arquitectura, casi todas las disciplinas. Los textos favoritos son los de historia de Antioquia y sus municipios, arquitectura, empresas, medios de transporte y personajes que han constituido a Antioquia.

Vienen hombres en edad adulta a leer la prensa y revistas, jovenes a utilizar el internet y realizar consulta (está bloqueado el youtube y el facebook).

Acá nos visitan también muchos turistas de todo el mundo por estar en un edificio patrimonial “Palacio de la Cultura Rafael Uribe Uribe”.

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Jul 022013
 

Quella “moda” dei viaggi che prese piede in Europa intorno al XVIII secolo, quella “brama di conoscere” che portò Goethe in Italia, così come Johann Jacob Volkmann (1732-1803), Joseph Jagemann (1735-1804) e tantissimi altri, potremmo definirla punto di partenza di tanti altri viaggiatori che, presi da curiosità desiderio di scoprire investigare, iniziarono un lento cammino verso le Nuove Terre esotiche in cui era approdato Colombo secoli prima, conquistate da spagnoli portoghesi francesi inglesi, fra l’altro.

E la Nuova Granada, parte dell’odierna Colombia, fu paese visitato dal francese Charles Saffray nel 1861, paese da poco indipendente, pieno di possibilità di sviluppo e di attrazioni floro-faunistiche. Nel suo “Viaje a Nueva Granada”, descrive con dovizia di particolari ciò che incontrava nel suo girovagare, partendo dal porto di Santa Marta, sulla costa atlantica, dove era sbarcato, considerandola città povera e disordinata, in cui gli indigeni adoperavano ancora la foglia di coca, commercializzandola, per continuare con Cartagena de Indias, di cui dice essere rimasto poco dello splendore dei secoli passati, sorpreso dal costume delle donne locali di ornare i propri capelli con uno scarafaggio luminoso – Cucuyo -, considerando invece Bogotà come una vera metropoli.

Agile e acuto nelle descrizioni, Saffray, che sembra esser stato medico nelle truppe di Julio Arboleda (1817-1862) nella prima metà del 1862, ci presenta una Colombia ancora selvaggia, fertile, terra colma di diversità animale e vegetale, terra che lo attrasse, fra l’altro, per le virtù curative di tante piante locali, essendo lui medico. Trascorse difatti un buon periodo di tempo con gli indios del Rio Verde, nei pressi di Frontino, riuscendo a conquistarsi la fiducia del “curandero”, che gli insegnò vari rimedi curativi.

In quegli anni, decine di stranieri sbarcarono in Sud America, funzionari, diplomatici, professori contrattati dai vari governi, viaggiatori, qualche letterato, scientifici, semplici operai, persone, fra le tante, che riporteranno nei loro taccuini affreschi di una terra ancora legata al passato, che tentava rompere con le varie madrepatrie, taccuini colmi di disegni schizzi abbozzi.
Alphonse-Marie-Adolphe de Neuville (1835-1885) sarà chi raffigurerà i racconti di Saffray.
Di seguito una serie di immagini.

Indigeni della Sierra Nevada, Charles Saffray, A. De Neuville

Indigeni della Sierra Nevada

Indigeni del Magdalena, Charles Saffray, A. De Neuville

Indigeni del Magdalena

Venditrice d'erbe, Charles Saffray, A. De Neuville

Venditrice d’erbe

Indigeni del Chocò in viaggio, Charles Saffray, A. De Neuville

Indigeni del Chocò in viaggio

Dalla prigione alla fossa, Charles Saffray, A. De Neuville

Dalla prigione alla fossa

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Jun 292013
 

Fortemente ancorata a una terra piena di storia, Medellin, nel dipartimento di Antioquia, in Colombia, ha vinto il primo premio per essere la città più innovatrice del mondo, città in cui tradizione e ricordi convivono con un presente che si prospetta solidamente verso un futuro che la vedrà, se non già, protagonista di una realtà sempre più cosmopolita.

Quando le prime truppe spagnole, poco più di 30 uomini, al comando di Jerónimo Luis Tejelo raggiunsero la Valle di Aburrà, il 24 agosto 1541, giorno di San Bartolomeo, gli indigeni residenti, fra cui katíos, emberas, aburraes, opposero, con le dovute eccezioni, resistenza, indigeni principalmente dediti all’agricoltura, coltivando mais, fagioli, commercializzando sale e mantelli di cotone, ben pratici orefici. Fu poi Jorge Robledo (1500 ca.-1546) che fondò Santa Fe de Antioquia, nello stesso anno.

La città iniziò la sua vera crescita a partire dalla zona dove oggi esiste il parco de El Poblado, quando il 2 marzo 1616 si diede vita a ciò che si chiamò San Lorenzo de Aburrá, un “caserio” composto da poco più di trecento indigeni e qualche spagnolo, punto di partenza per lo sviluppo della futura realtà, che sarà poi – giacché si vietava l’incrocio di razze – spostata, 1646, verso il fiume Medellin, la cui prima chiesa, 1649, fu dedicata a Nuestra Señora de la Candelaria. Considerando come data di fondazione il 2 novembre 1675: oramai il piccolo borgo si era ben popolato, grazie anche all’arrivo di nuovi immigrati, e ampliato i propri commerci, nacque dunque la Villa de Nuestra Señora de la Candelaria.

Poche premesse, a noi qua interessa far flanella per le vie, i vicoli, per piazze e “rincones” che raccolgono la vera vita quotidiana di Medellin, un modo per entrare nelle dinamiche di una società che palpita e vive come poche in sudamerica.

Cupola dell'edificio dedicato a Rafael Uribe Uribe e piazza dove si raccolgono decine di statue di Botero

A pochi passi dal Parco Berriò, là dove abbiamo detto si eresse la prima chiesa, incontriamo il Palacio de la Cultura Rafael Uribe Uribe, luogo dove si svolgono avvenimenti culturali, luogo di un piccolo museo, luogo, fra l’altro, che ospita la Biblioteca Departamental Carlos Castro Saavedra. Al suo fianco una piazza in cui le statue dell’artista medellinense Fernando Botero sono le indiscusse protagoniste, statue che i locali curano con un riguardo davvero encomiabile.

Interno Palazzo della Cultura Rafael Uribe Uribe

Nell’immagine di sopra, una delle sale in cui al momento della mia visita era dedicata alla vita e alle opere proprio di Rafael Uribe Uribe (1859-1914), avvocato, giornalista, diplomatico, personaggio sui generis dal forte carattere, dagli ideali politici ispirati a un socialismo corporativo. Nella parte destra della foto, uno scorcio della biblioteca, che è anche depositaria legale di tutto ciò si pubblichi su temi antioqueñi.

*****

El Castillo, Medellin

Il paisa è un commerciante nato, uomo generalmente colto, pronto ad accettare le sfide della vita, pronto a far costruire un castello stile francese gotico ispirato a quelli della valle della Loira. Così nacque ciò che oggi si chiama Museo El Castillo, nei primi decenni del ‘900, oggi museo della famiglia Echavarria, entità promotrice di arte e cultura, che vale la pena conoscere nei minimi dettagli, camminando, fra l’altro anche per i bei giardini che lo circondano, così come per le stanze, dalla biblioteca al salone francese al salone della musica.

*****

Basilica Cattedrale Metropolitana dell'Immacolata Concezione, Medellin

Ritorniamo in città, ed entriamo nel cuore, visitando magari la Cattedrale Metropolitana dell’Immacolata Concezione, di stile neo-romanica, iniziata a costruire nella seconda metà dell”800, 1868, e portata a termine, dopo varie vicissitudini, già entrato il Novecento. Vale la pena sottolineare che il baldacchino, così come gli altari il pulpito e il coro, sono disegni dell’architetto italiano piemontese Giovanni Buscaglione. Uno dei tanti templi religiosi presenti in città.

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Metro, Medellin

La metropolitana di Medellin è un orgoglio cittadino, pulita ordinata precisa, entrata in servizio alla fine del novembre del 1995. Unica del suo genere in Colombia, si calcola trasportare all’anno ben oltre 180.000.000 passeggeri che giornalmente si spostano da una parte della città all’altra, dal sud al nord e viceversa. Passeggeri educati, nel vero senso della parola, ancor prima del completamento dei lavori, educati, dicevamo, all’uso del nuovo mezzo, al suo mantenimento, al rispetto di un “bene sociale”, e via dicendo, un’educazione cittadina esemplare che ha dato i suoi frutti: non si vedono carrozze con graffiti, sporche, malandate, così come le stazioni sembrano appena inaugurate. Ma non finisce qua.

Metrocable, Medellin

Connesso alla metro c’è anche Metrocable, che collega le periferie adagiate sui monti della città, un servizio innovativo a disposizione di tutti per 1800 pesos colombiani. Otre al fatto che un prolungamento della rete ti porta al Parco Arvì, altra attrattiva turistica in cui vale la pena trascorrere un’intera giornata immersi nel verde andino.

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Una mostra dedicata alla Casa nei padiglioni della fiera

Andiamo avanti, raggiungiamo il quartiere fieristico Plaza Mayor, dove durante tutto l’anno si susseguono a ritmo serrato convenzioni ed esposizioni, dove persone da tutto il mondo hanno la possibilità di riunirsi e condividere esperienze, prodotti, idee, basta solo pensare alla ben famosa Colombia Moda, vetrina della moda colombiana esportata in tutto il mondo, specialmente negli Stati Uniti.

Una sfilata dei giovani che hanno finito o sono sul punto di finire i loro studi all’Università Salazar y Herrera di Medellin, un primo approccio al mondo dell’abbigliamento che poi sarà approfondito con particolari Master e specializzazioni vuoi in Italia o Francia o negli Stati Uniti.

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Due centri commerciali, Medellin

E se abbiamo voglia di comprar qualcosa? Niente di meglio che mettersi nei tanti centri commerciali che possiamo trovare in città e nelle immediate periferie, da El Tesoro, a San Diego, a Oviedo e altri ancora, centri dove si può trovar di tutto, riposare gustando un soave caffè colombiano, navigare in rete grazie al wifi gratis che quasi tutti offrono, dilettarsi godendo un film in inglese con sottotitoli in spagnolo. Insomma, ozio allo stato puro. Se poi desideriamo uscir all’aperto, basta camminare per la Via Primavera.

Bazar, mercatino dedicato all'artigianato e non solo

Via Primavera, in cui negozi con proposte originali, spesso artigianali, attirano la nostra attenzione, in cui si organizzano eventi come quello a cui ho avuto il piacere di presenziare, Bazar, di metà giugno, evento che attrae giovani e meno giovani, che mostra la parte creativa del medellinense. Una città che pensa al cittadino, una città che, specialmente in questi ultimi anni, sta facendo balzi da gigante.

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Bibliotecche e wifi per tutti

Biblioteche per tutti, è un lemma del comune di Medellin, così come wifi per tutti, libero e gratis. Sicché dalle parole si inizia, poco a poco, superando ostacoli, a incamminare verso il futuro: non per nulla, abbiamo detto, essere la città innovatrice per eccellenza (»»»qua).

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Medelin vista dal Poblado

Un scorcio di parte della città vista dal Poblado. Città, che certamente ha i suoi problemi sociali, città, di cui ho dato solo e semplicemente un accenno, un’infarinatura, un mia breve incompleta esperienza, città che presenta decine di altre attrattive, che possiede una storia da non sottovalutare, una cultura impossibile da raccogliere in poche righe. Il mio invito è quello di viverla attivamente, facendo flanella, girovagando per le strade, parlando con i locali dell’Atletico Nacional, bevendo una “cerveza” Bavaria con i giovani, ballando a notte fonda nella “zona rosa”, comprando nel “hueco”, sorseggiando un succo di mango o di papaya, o, non certo per finire, salire sul Turibus per ascoltare la guida locale parlare della città e, perché no, fare un salto nella preziosa Guatapé.

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– Tutte le foto e il video sono di ©Gaspare Armato.

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Jun 182013
 

Mappe abbellite da vascelli con vele al vento, mostri marini, contorni sbiaditi, scritte di mondi immaginari, rosa dei venti, mappe che ci riportano a vecchie concezioni del mondo, mappe che hanno saputo conquistare la fantasia di re, di principi, di naviganti, e talvolta indurli a investire ingenti quantità di denaro per andare alla ricerca dell’incognito.

Se durante il Medioevo i progressi della cartografia furono relativamente lenti, nell’Età moderna acquistarono forza e vigore grazie anche all’esplorazione portoghese e spagnola, fra l’altro, grazie inoltre all’acquisizione di dati come la declinazione magnetica, i venti periodici, le correnti marine, il clima tropicale, la rotondità della Terra.

Colombia fu trampolino di lancio da cui i conquistatori iberici si avventurano verso la scoperta del sud America, e il navigante spagnolo Juan de la Cosa fu sicuramente uno dei primi a disegnarne i contorni, a preparare una carta che raccogliesse le conquiste dell’epoca (vedi questa monografia).

Dedichiamo qualche immagine per meglio “vedere” le terre colombiane nel XVI.

Juan de la Cosa, mappa confrontata a oggi

Mappa di Juan de la Cosa, 1500, in cui si evidenzia in color nero il mondo ipotizzato allora e in color rosso com’è oggi (1).

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Mappa del mondo di Martin Waldseemüller in cui figura per la prima volta l'America
Mappa del mondo di Martin Waldseemüller in cui figura per la prima volta l’America, 1507, mappa che fu stampata in 1000 esemplari, poi perduti o distrutti con il passar del tempo, fino a quando nel 1901 l’investigatore J. Fischer S. J. ne trovò una nel castello del principe Francesco Waldburg Wolfegg, riprodotta in seguito grazie al padre.

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Colombia, 1594
1594, in Colonia, Germania, si pubblicava questa mappa in cui, per prima volta, si riconoscono le terre di quella che oggi è la Colombia, allora denominata Castilla de oro o Nueva Andalucia, immagine che fu punto di partenza per far conoscere in Europa le terre colombiane. (2)

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Cartagena, attacco di Drake, 1586
Fondata da Pedro de Heredia nel 1533, Cartagena de Indias fu varie volte attaccata da pirati e corsari – ricordiamo Roberto Baal, Juan Acle, Juan Martìn Cortés -, e Francis Drake, appoggiato dalla corona inglese, fu uno di questi. Nella mappa di sopra una raffigurazione del porto in questione, piazzaforte strategica, e del feroce attacco di Drake nel 1586, che la saccheggiò con una flotta di 20 brigantini.

*****

– 1, 2. in: a cura di Eduardo Acevedo Latorre, Atlas de mapas antiguos de Colombia siglos XVI a XIX, Ed. Arco, Bogotà (s.d.)

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Jun 172013
 

Salire i settecento e passa scalini per raggiungere la vetta del Peñon, che si erige per ben 200 mt., non mi è stata impresa facile, ma, confesso, neanche difficile, giacché trascorro più di un’ora al giorno a camminare, io che abitualmente sto seduto a scrivere e a leggere. In ogni modo è valsa la pena, il panorama intorno è uno spettacolo da gustare accuratamente, paesaggio dove sono passate le truppe spagnole e dove gli indigeni, poco a poco, sono stati relegati in sempre meno spazio.

L'enorme lago o diga di Guatapé, Colombia

Cosicché, intorno al 1714, quegli uomini discendenti dei Caribes, furono raggruppati in un luogo conosciuto come San Antonio de Remolinos de El Peñol. E Guatapé, nel dipartimento di Antioquia, in Colombia, di cui si ha notizia dei primi spagnoli intorno al 1551, sembra sia in onore di un cachique locale, chiamato proprio Guatape, paese fondato nel 1811 da Francisco Giraldo Jiménez.

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La pietra del Peñon, a Guatapé

La pietra del Peñon, che svetta imponente, è un monolito, di proprietà privata, possibile da visitare pagando la somma di 10.000 pesos colombiani, visita che, gradino dopo gradino, fiatone dopo fiatone, ti porta a sbirciare dall’alto piccole amene località quali La Peña, La Piedra, El Roble, El Rosario, fra le tante, contrade circondate dall’immenso lago (diga) artificiale utilizzato per la produzione di energia elettrica che oltre a servire per il fabbisogno interno, è venduta ai confinanti Perù, Ecuador, Venezuela. Un lago esteso oltre 2.200 ettari, nelle cui acque si svolgono attività nautiche tutto l’anno.

*****

Colori delle case di Guatapé, Colombia

Los zocalos a Guatapé, Colombia
Entrando nella cittadina, risaltano alla vista le colorate e graziose facciate delle case, fra il verde il rosa l’arancio il giallo l’azzurro, i nostri occhi vengono rapiti e allietati da una fantasiosa policromia che trasporta allegria. Indotto come sono a far flanella, passo per la “calle del Recuerdo”, scopro poi preziosi angoli vicoli viuzze piazzette, piene di attività, talvolta solitarie, spesso festose, dove una radio diffonde le note di un ritmico “vallenato”. Ma i guatapeños non si sono limitati a render vivibili i loro spazi, hanno adoperato la creatività per decorare la parte bassa delle loro abitazioni con altorilievi che rappresentano animali fiori cappelli ruote, oggetti in generale tipici del luogo come il “carriel”. Difatti la località è altresì chiamata “Pueblo de Zócalos“.

*****

Chiesa di Nuestra Señora del Carmen, Guatapé

Non poteva mancare la grande piazza centrale in cui, fra alberi panchine caffetterie ristoranti locali commerciali, c’è l’onnipresente potere civile accanto a quello religioso: chiesa e comune dialogano oramai da centinaia di anni. Una chiesa, d’ispirazione sicuramente barocca, dedicata a Nuestra Señora del Carmen, della prima metà dell’800, dove nei giorni e nelle ore di preghiera accorre l’intera popolazione, anziani giovani bambini adulti spesso devono sostar fuori perché il luogo santo è così pieno che non c’è spazio per i fedeli.
Il tutto mentre un Simon Bolivar, eretto su una statua di bronzo, sta a guadare silenzioso, e due giovani navigano in internet grazie al wifi gratis che dispensa per la zona il municipio.

*****

Nota curiosa, certamente interessante, da sottolineare, è l’operosità del guatapeño, laborioso, innovativo, industrioso, pronto a venderti qualunque cosa, “facendo business” anche con un semplice banale oggetto. Raccontano i locali che non c’è paese al mondo in cui non risieda commerciando un “paisa” e di sicuro sarà di questi luoghi.

»»»qua altre foto su Guatapé.

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May 272013
 

Una brevissima rassegna fotografica che ci mostra i discendenti degli indigeni Catíos di cui abbiamo già accennato (»»»qua, »»»qua, »»»qua). Oggi sono localizzati in modo particolare in Urabá, nei municipi di Apartadó, Turbo, Carepa, Chigorodó, Mutatá, Dabeiba, Murindó, Vigía del Fuerte e via dicendo, con presenze anche nelle grandi città come Medellin.

Riportiamo solo qualche frase del frate Severino di Santa Teresa che, agli inizi del Novecento, visse nelle loro zone, per la precisione nella Prefectura Apostólica de Urabá, Antioquia, Colombia.
Così descriveva il loro aspetto:

L’indigena Catío, in generale, è di media statura però di muscolatura abbastanza robusta. Il suo colore, più che rame, è brunastro. Cura con attenzione i suoi lunghi capelli, che sono neri e fini e, in età avanzata, raramente diventano bianchi. Non ha barba. Il suo viso è ampio con pomoli ben definiti. È caratteristica di questa razza una narice schiacciata, bocca grande e labbra generalmente grosse. Il Catío ha gli occhi neri e con frequenza obliqui, espressione malinconica che dà un senso di tristezza al suo volto, effetto dell’ambiente forestale in cui vive, perché il territorio influenza fortemente la psicologia di una razza. Il suo piede è largo e sfigurato per essere scalzo, e il tallone rivolto verso dietro.” (1)

Catío che, secondo il prof. Jaime Celis Arroyave:

Sviluppò un modello di società degno di nota in vari aspetti come, per esempio, in ciò che riguarda il rispetto per la natura, la proprietà collettiva della terra, il lavoro comunitario al servizio di tutti, la democrazia primitiva, l’organizzazione familiare basata nella produzione, le relazioni sessuali libere da connotazioni moraliste e religiose, il commercio, e, per ultimo, la medicina basata nella botanica.” (2)

*****
– Fray Severino de Santa Teresa, Los indios Catíos, los indios Cunas, Imprenta Departamental, Medellin, 1959, pag. 86.
– Jaime Celis Arroyave, Diccionario biográfico urraeño, ed. Begón, Medellin, 2012, tercera edición, pag. 135.

[trad. dei testi dallo spagnolo all’italiano a cura di Gaspare Armato]

Indigena Catío, anziano, primi del '900

Indigena Catío, anziano, primi del ‘900

Indigena Catío, Dabeiba, Antioquia, 1954

Indigena Catío, Dabeiba, Antioquia, 1954

Indigena Catío di Dabeiba, metà del '900

Indigena Catío di Dabeiba, metà del ‘900

Indigenas Catíos di Dabeiba

Indigenas Catíos di Dabeiba

Mappa dei gruppi etnici in Colombia, 2007

Mappa dei gruppi etnici in Colombia, 2007

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Foto, dall’alto in basso, tratte da:
– Costancio Pinto Garcia, Los indios Katios, su cultura – su lengua, Medellin, 1979, vol. I.
– Graciliano Arcila Veléz, Memorias de un origen: caminos y vestigias, Ed. Universidad de Antioquia, Medellin, 1966.
– H. Estefanía Martínez V., Genealogias de los indigenas Katíos de Dabeiba, Imprenta Departamental de Antioquia, 1989.
– H. Estefanía Martínez V., Genealogias de los indigenas Katíos de Dabeiba, op. cit.
Antioquia. Características Geográficas, Instituto Geográfico Agustín Codazzi, Bogotà, 2007, pag. 147.

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May 082013
 

Con un patrimonio di oltre 14.000 volumi, la Biblioteca Carlos Castro Saavedra di Medellin custodisce la memoria storica antioqueña. E in effetti tutti i libri pubblicati da un autore antioqueño o da un editore antioqueño o su tema antioqueño, per legge, una copia deve essere depositata proprio in quegli archivi.
Per tal motivo riveste un’importanza davvero unica e particolare, essendo ponte tra il passato e il presente, legame indissolubile che serve a mettere in evidenza la memoria le tradizioni il passato di un dipartimento che in questi ultimi anni è proiettato solidamente verso un futuro che lo vede protagonista.

Di seguito un video che ci mostra le varie sale, grazie alla bibliotecaria Emilse Cardona.

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»»»aquí en español.

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May 082013
 

Con un patrimonio de más de 14.000 volúmenes, la Biblioteca Carlos Castro Saavedra de Medellín es la depositaria de la memoria histórica Antioqueña. De hecho, por ley, se deberá dejar una copia de todos los libros publicados por un autor o un editor Antioqueño o sobre tema Antioqueño.
Por esta razon, la biblioteca es de gran importancia, ya que es el puente entre el pasado y el presente, legado indisoluble que sirve para poner en relieve las tradiciones, la herencia y los recuerdos de un departamento que en los últimos años ha sido proyectado sólidamente hacia un futuro en el cual es ya protagonista.

A continuación, un video que nos muestra las distintas salas. Gracias a la bibliotecaria Emilse Cardona.

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»»»qua in italiano.

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