May 082013
 

Con un patrimonio di oltre 14.000 volumi, la Biblioteca Carlos Castro Saavedra di Medellin custodisce la memoria storica antioqueña. E in effetti tutti i libri pubblicati da un autore antioqueño o da un editore antioqueño o su tema antioqueño, per legge, una copia deve essere depositata proprio in quegli archivi.
Per tal motivo riveste un’importanza davvero unica e particolare, essendo ponte tra il passato e il presente, legame indissolubile che serve a mettere in evidenza la memoria le tradizioni il passato di un dipartimento che in questi ultimi anni è proiettato solidamente verso un futuro che lo vede protagonista.

Di seguito un video che ci mostra le varie sale, grazie alla bibliotecaria Emilse Cardona.

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»»»aquí en español.

May 082013
 

Con un patrimonio de más de 14.000 volúmenes, la Biblioteca Carlos Castro Saavedra de Medellín es la depositaria de la memoria histórica Antioqueña. De hecho, por ley, se deberá dejar una copia de todos los libros publicados por un autor o un editor Antioqueño o sobre tema Antioqueño.
Por esta razon, la biblioteca es de gran importancia, ya que es el puente entre el pasado y el presente, legado indisoluble que sirve para poner en relieve las tradiciones, la herencia y los recuerdos de un departamento que en los últimos años ha sido proyectado sólidamente hacia un futuro en el cual es ya protagonista.

A continuación, un video que nos muestra las distintas salas, gracias a la bibliotecaria Emilse Cardona.

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»»»qua in italiano.

May 022013
 

Emilse Cardona, Biblioteca Carlos Castro Saavedra, MedellinBibliotecaria orgogliosa della sua attività, Emilse Cardona lavora nella Biblioteca Departamental Carlos Castro Saavedra di Medellín, in un edificio, il Palacio de la Cultura “Rafael Uribe Uribe”, che conserva le memorie di una terra legata alle tradizioni, alla storia, al proprio passato, terra che “beneficia” dei ricordi per proiettarsi con successo in un futuro che già la vede protagonista (»»»qua, »»»qua).

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- Ci può dire come si svolge il suo lavoro nella Biblioteca Departamental Carlos Castro Saavedra di Medellin, di che cosa si occupa, e com’è una sua giornata tipica?

Il mio lavoro nella Biblioteca Dipartimentale Carlos Castro Saavedra adempie funzioni ausiliarie, ma in realtà presto servizio a un pubblico speciale e diverso, questo perché la biblioteca è a carattere “patrimoniale”. In questo luogo si conserva parte della memoria del nostro territorio Antioquia; le sue origini e le informazioni di 125 comuni che lo compongono.

Inoltre, il Ministero della Cultura della Colombia (Biblioteca Nacional de Bogotà) ha assegnato a questa biblioteca la funzione di essere Deposito Legale (Legge 44 del 1993), questa legge in poche parole dice che tutti gli editori e scrittori di Antioquia devono depositare una copia delle pubblicazioni in questa biblioteca, con il fine di preservare la memoria del nostro territorio. Ci sono tre condizioni per lasciare un lavoro in Deposito Legale: trattare argomento antioqueño, essere autore antioqueño, essere editore antioqueño. Se si compie uno di questi tre requisiti, si può consegnare il lavoro. Deve essere stampato in più di 100 copie.

In questo modo la biblioteca possiede una gran ricchezza, formandosi una unione tra il passato e il presente.

Precisazione: in biblioteca ci sono inoltre libri di medicina, diritto, letteratura, sociologia, questo perché i principali editori delle università ci stanno inviando la loro produzione.

- Qual è il ruolo del bibliotecario oggi e com’è cambiato rispetto, per esempio, a una ventina di anni addietro?

Il ruolo del bibliotecario è servire da mediatore all’usuario; il suo lavoro è essenziale perché è colui che conosce il materiale ed è responsabile affinché le informazioni raccolte possano giungere ai visitatori. Penso che deve avere un certo carisma, trattare con grande rispetto a tutte le persone e cercare di soddisfare le loro esigenze, di tal maniera li seduce affinché si sentano sicuri percependo che questo posto è per loro.

Inoltre deve mantenere il materiale in ordine ed essere attento alle non conformità al fine di migliorare giorno per giorno.

Il ruolo del bibliotecario è sì cambiato rispetto a venti anni fa. Ora c’è la tecnologia e deve essere aperto alle mutazioni per utilizzare le due alternative (formati fisici e virtuali).

- In che modo le biblioteche potrebbero attrarre l’attenzione del cittadino per farlo partecipare attivamente agli eventi che questa organizza?

I formati menzionati prima sono complementari, e soprattutto in una biblioteca “patrimoniale” dove vengono tanti ricercatori (studenti di antropologia, architettura, diritto, storia, ecc), si deve fare enfasi che il materiale consultato nei libri fisici, non si trova da nessun’altra parte e che il nostro ruolo non è solo di tenere i libri, ma coinvolgerli in eventi come forum, presentazioni, incontri, dove il professionista manifesta l’importanza del patrimonio e ciò che è cultura. Evidenziare il “nostro”, dare un senso di appartenenza, conservare e valorizzare anche quelle cose che posseggono gli altri.

- Che ruolo ha la Biblioteca Departamental Carlos Castro Saavedra di Medellin nella società medellinese?

Il ruolo della Biblioteca Dipartimentale Carlos Castro Saavedra di Medellín è di ricevere, conservare e custodire il materiale bibliografico che entra per deposito legale. Si deve informare costantemente il pubblico della nostra funzione affinché ci invii il materiale pubblicato.

Così, la biblioteca diventa un vero tesoro che trascenderà le epoche e servirà di sito di riferimento per tutte le generazioni.

- Crede che, nell’epoca di internet, le biblioteche hanno ancora un senso? Non pensa siano superate?

Sì, le biblioteche hanno ancora un senso, perché soprattutto in questi paesi, non tutti hanno accesso a Internet, e ci sono informazioni e una storia di vita quotidiana che non trova riscontro in Internet.

- Si parla di e.book, le biblioteche sono pronte ad ospitare, e in che modo, questi testi in versione digitale?

In Colombia l’e.book è qualcosa di nuovo per molti, inoltre non si hanno direttrici dalla Biblioteca Nazionale di Colombia, su come dovrebbe organizzarsi il deposito legale. E sì, sarebbero disposte a riceverli ma avendo politiche chiare sulla loro sistemazione. Poi ci sono i costi, non tutti possono accedere a questa tecnologia perché molti di questi e.book sono ospitati su siti web dove si deve pagare.

Ho chiesto (»»»qua) ai miei lettori di farle alcune domande. Fra le tante ne riporto due.

- Perché fa questo lavoro? È felice?

Faccio il mio lavoro con passione e perché ho deciso, ho studiato tecnologia di gestione aziendale e lavorato in produzione commerciale e di servizio, ma tutta la mia vita ho amato la lettura e libri. La vita mi ha presentato l’opportunità di lavorare in biblioteca e ho cambiato. É stato molto gradevole, sono felice soprattutto ora che sono a contatto con un pubblico così vario, è stato un apprendimento meraviglioso sia personalmente sia intellettualmente.

- Qualche statistica sui suoi frequentatori (sesso, età, livello d’istruzione, testi preferiti).

Vengono molti studenti (più uomini che donne), universitari che studiano storia, antropologia, architettura, quasi tutte le discipline. I testi preferiti sono quelli di storia di Antioquia e i suoi municipi, architettura, economia, mezzi di trasporto e personaggi che hanno costruito Antioquia.

Vengono uomini già adulti a leggere giornali e riviste, giovani a utilizzare Internet e per informarsi, è bloccato youtube e facebook.

Qui ci visitiamo peraltro molti turisti da tutto il mondo, per essere in un edificio storico, nel “Palazzo della Cultura Rafael Uribe Uribe“.

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»»»qua in spagnolo.

May 022013
 

Emilse Cardona, Biblioteca Carlos Castro Saavedra, MedellinBibliotecaria orgullosa de su actividad, Emilse Cardona trabaja en la Biblioteca Departamental Carlos Castro Saavedra de Medellín, en un edificio, el Palacio de la Cultura “Rafael Uribe Uribe”, que conserva los “recuerdos” de una tierra vinculada a las tradiciones, a la historia, a su pasado, una tierra que se “beneficia” de la memoria para proyectarse con éxito en un futuro en donde es ya protagonista (»» »aquí, »»»aquí).

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- ¿Puede decirnos cómo realiza su trabajo en la Biblioteca Departamental Carlos Castro Saavedra de Medellín, cuales son sus funciones, y como es su día típico?

Mi trabajo en la Biblioteca Departamental Carlos Castro Saavedra es cumpliendo las funciones de auxiliar, pero en realidad es estar prestando servicio frente a un público especial y muy diverso, esto porque la biblioteca es de carácter patrimonial. En este sitio se conserva parte de la memoria de nuestro territorio Antioquia; sus orígenes e información de 125 municipios que lo componen.

Además, el Ministerio de Cultura de Colombia (Biblioteca Nacional de Bogotá), asignó a esta biblioteca la función de ser Depositaria Legal (Ley 44 de 1993), esta ley en resumen dice que todo editor y escritor antioqueño debe entregar una copia de lo producido a esta biblioteca, con el fin de conservar la memoria de nuestro territorrio. Existen tres condiciones para depositar una obra en Depósito Legal: que sea tema antioqueño, autor antioqueño, editorial antioqueña. Si cumple una de estas tres caracteristicas, aplica para entregar la obra. Debe haber impreso más de 100 copias.

De esta forma la biblioteca posee una gran riqueza porque se forma un paralelo entre lo pasado y lo presente.

Nota aclaratoria: en la biblioteca se encuentran libros de medicina, derecho, literatura, sociología, ésto porque las principales editoriales de las universidades nos estan enviando su producción.

- ¿Cuál es el papel del bibliotecario y cómo ha cambiado, segun Usted, hoy en día en comparación con hace veinte años?

El papel del bibliotecario es servir al usuario como mediador; es básico su trabajo porque él es quien conoce la colección y es el responsable de que la información que allí se tiene, pueda llegar a los visitantes. Pienso que debe tener cierto carisma; tratar con mucho respeto a todas las personas y tratar de satisfacer sus necesidades, de esta manera lo seduce para que sienta confianza y sienta que ese lugar es para él.

Por otro lado debe mantener ordenado el material y estar atento a las no conformidades para mejorar día a día.

El papel del bibliotecario sì ha cambiado en comparación de hace veinte años. Ahora está la técnología y debe estar abierto a los cambios para utilizar las dos alternativas (formatos físicos y virtuales).

- ¿Cómo pueden las bibliotecas atraer la atención del ciudadano para hacerlo participar activamente en los eventos que esta organiza?

Los formatos mencionados anteriormente son complementarios, y sobre todo en una biblioteca patrimonial donde vienen tantos investigadores (estudiantes de antropología, arquitectura, derecho, historia, entre otros), se debe hacer énfasis en que el material que se consulta en los libros físicos, no lo encuentran en ninguna parte y que nuestra función no es solamente de guardar libros sino hacerlos partícipes de eventos como foros, conversatorios, reuniones donde cada profesional manifiesta la importancia del patrimonio y lo que es cultura. Hacer sentir lo nuestro, tener sentido de pertenencia, conservar, y valorar también aquellas cosas que poseen los demás.

- ¿Qué papel juega la Biblioteca Departamental Carlos Castro Saavedra de Medellín en la sociedad paisa?

El papel de la Biblioteca Departamental Carlos Castro Saavedra de Medellín es de recibir, conservar y custodiar el material bibliográfico que ingresa por Depósito Legal. Constantemente se debe informar al público de nuestra función para que nos envíen el material producido.

Así, la biblioteca se convierte en un verdadero tesoro que trascenderá épocas y servirá de sitio de consulta para todas las generaciones.

- ¿Cree Usted que, en la era de Internet, las bibliotecas aún tienen sentido?

Sí, las bibliotecas aún tienen sentido porque sobre todo en estos paises, no todo el mundo tiene acceso a la Internet y existe una información y una historia del diario vivir que no está plasmada en la Internet.

- ¿Se habla de e.book, las bibliotecas están dispuestas a acogerlos, y cómo, de que forma?

En Colombia el e.book es algo novedoso para muchos, incluso no se tienen directrices de la Biblioteca Nacional de Colombia, de cómo sería su Depósito Legal. Y sí estarán dispuestas a acogerlas pero teniendo unas políticas claras de su manejo. Por otra parte están los costos, no todos pueden acceder a dicha tecnología porque muchos de éstos e.books son alojados en sitios de la Web donde hay que pagar por ello.

Estas son algunas preguntas que mis lectores quisieran hacerle»»aquí).

- ¿Por que hace este trabajo. Es feliz haciendolo?

Hago mi trabajo por pasión y porque lo decidí, yo estudié tecnología administración comercial y trabajé en empresas comerciales de producción y servicios, pero toda la vida he amado la lectura y los libros. La vida me presentó la oportunidad de trabajar en biblioteca y cambié. Ha sido muy agradable, he sido feliz sobre todo ahora que estoy frente a un público tan diverso ha sido un aprendizaje maravilloso en lo personal e intelectual.

- Algunas estadísticas sobre sus usuarios (sexo, edad, nivel de educación, textos favoritos).

Llegan muchos estudiantes (mas hombres que mujeres), universitarios que estudian historia, antropología, arquitectura, casi todas las disciplinas. Los textos favoritos son los de historia de Antioquia y sus municipios, arquitectura, empresas, medios de transporte y personajes que han constituido a Antioquia.

Vienen hombres en edad adulta a leer la prensa y revistas, jovenes a utilizar el internet y realizar consulta (está bloqueado el youtube y el facebook).

Acá nos visitan también muchos turistas de todo el mundo por estar en un edificio patrimonial “Palacio de la Cultura Rafael Uribe Uribe”.

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Apr 292013
 

Diccionario biografico urraeñoChi pensa che la storia d’America inizi con lo sbarco di Colombo, è ben lungi dall’aver compreso e accettato che gli indigeni di quei luoghi hanno avuto anch’essi una loro tradizione, sia pur orale o talvolta scritta, eventi ancora tutti da investigare da scoprire da divulgare.
I maya gli atzechi i caribes, ma anche i meno noti quimbaya embera katíos, hanno dato il loro contributo, spesso muto e invisibile, agli accadimenti che seguirono la conquista dell’America in generale, accadimenti segnati dal sangue, dalla lotta per la libertà da parte indigena.
E allora il cacique Toné riveste un ruolo sicuramente importante nei conflitti dell’epoca, Toné, politico e militare, che difendeva il territorio dall’invasione europea.

Di tutto ciò, qualche giorno fa, grazie a un incontro fortuito nella biblioteca Carlos Castro Saavedra di Medellin, e grazie alla bibliotecaria Emilse Cardona, ne parlai con uno studioso proprio di Toné, dei Katíos, di Urrao, un esperto che dedica anima e corpo ad approfondire il tema in questione, il prof. Jaime Celis Arroyave.

Mi sembra doveroso diffondere quella parte di storia locale, in Europa poco studiata, che potrebbe aver avuto influenze ben più ampie di quanto si creda, e il prof. Jaime, che ringrazio con immensa gratitudine, mi ha aiutato a entrare nelle dinamiche della società indigena dei Catíos. Motivo per cui, ho approfittato della sua bontà per rivolgergli alcune domande che riporto di seguito.

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- Prof. Celis, nei nostri vari incontri, abbiamo concordato che i fatti d’America non iniziano con l’arrivo degli spagnoli, bensì si rimontano a ben prima del XV sec., agli indigeni, pensa che sarebbe bene rivedere i testi di storia?

- Ovviamente, è necessario rivedere la storia, dando agli indigeni il loro giusto valore, per esempio, essere l’origine della storia americana. Solo allora, oltre a rendere giustizia ai nostri nativi, avanzeremo nella vera interpretazione della storia, che ci permetterebbe tracciare la corretta strada per costruire il futuro.

- Ci può descrivere in poche parole come erano organizzati socialmente i Katíos e che zone del dipartimento di Antioquia abitavano?

- I Catíos vivevano a ovest dell’attuale Dipartimento di Antioquia. All’arrivo degli invasori europei, avevano un modello di società comunitaria, cioè proprietà collettiva al servizio del bene comune.

- Pochi conoscono la figura dell’indigeno Toné, ce ne potrebbe dare un abbozzo, nel senso accennarci in quale periodo storico visse e che ruolo ebbe sia come guerriero sia come politico?

- Toné era un ideologo e militare molto prominente, che affrontò la violenta e ingiustificata invasione spagnola con una chiara concezione della libertà e della sovranità, con una strategia militare davvero encomiabile, sia per l’organizzazione del popolo, sia per il valore che profuso. Iniziò a lottare nel 1539, fino al 1557, quando fu sconfitto nella battaglia di Nogobarco, senza che nessuno sappia, con certezza, la sua fine, anche se presumibilmente morì lì.

- Perché si pensa che Toné fu un precursore del concetto di libertà in America?

- I nativi americani sono stati i primi nel continente a parlare di libertà e combattere per essa. Toné, fra tutti, si distaccò specialmente nella battaglia di Escubillal, 1557, quando, davanti la richiesta letta dagli invasori affinché si arrendesse e pagasse tasse al re di Spagna e al Papa, rispose che venissero a sommetterlo però solo dopo una sconfitta, l’unico modo per giungere alla pace.

- Delle varie battaglie da lui sostenute a difesa della libertà indigena, ci potrebbe fare un riassunto, anche perché è poco noto che Toné fu, sicuramente, uno dei pochi cacique indigeni a far costruire ben due fortificazioni?

- Toné e i suoi Catíos, in difesa della libertà, hanno avuto quattro scontri contro gli invasori, così:
al Chuscal in Urrao, 1539, quando sconfisse e uccise 8 spagnoli, guidati da Pedro de Frias, che venivano a riscuotere tributo, senza alcun motivo.
L’assedio alla città di Antioquia, a partire dal 1541, quando fu fondata da Jorge Robledo, come avamposto per l’invasione, fino al 1554, quando è stata bruciata.
All’Escubillal, in Urrao, 1557, dove i Catíos avevano costruito una fortezza di legno, caso eccezionale tra gli indigeni, assediata per sei giorni, fino a quando fu catturata dagli 80 spagnoli comandati da Gómez Fernández, che era stato inviato dalla Real Audiencia de Santa Fé, a sommettere questo coraggioso popolo. In risposta così alla richiesta, come si è raccontato prima.
A Nogobarco, in Urrao, 1557, pochi giorni dopo il precedente scontro, anche là in una fortezza di legno, guerrieri indigeni guidati da Toné, hanno resistito per 39 giorni, alla fine sconfitti. Da ora in poi, non si sa di più su questo eccezionale Cacique e i nativi fecero una fine disastrosa, alcuni torturati a morte, altri, schiavizzati, ricevettero maltrattamenti. Solo pochi riuscirono a fuggire verso le vicine montagne.

- Crede che si potrebbero fare dei paragoni fra le idee politiche di Toné e di Bolivar?

- È chiaro che, questi due grandi leader, hanno in comune una progredita concezione politica in difesa della libertà e della sovranità, così come il loro interesse per un modello di società equa, al servizio del bene generale, il che rende il primo, un precursore di questi ideali e, il secondo, con i suoi scritti e le sue proposte, l’ideologo più importante di tutto il mondo, dell’epoca. Entrambi, ciascuno a suo tempo combatterono eroicamente, dando sé stessi in difesa di questa concezione. Inoltre, si assomigliano anche perché erano due grandi e unici strateghi militari. Vale la pena notare come la storiografia ufficiale, al servizio di una piccola elite, con ingiusti privilegi, abbia cercato di nascondere questa concezione, che minaccia i loro meschini interessi, presentandoli solamente come importanti leader militari e non come progrediti ideologi, che sono i meriti più notabili.

- Per concludere, prof. Celis, perché pensa sia importante conoscere e divulgare la storia del cacique Catío Toné?

- Toné è un ideologo molto progredito che ha mostrato, in modo chiaro, come gli indigeni, origine della nostra storia, quando fanno loro un ideale, sono capaci di dare la vita. Riscattare la loro storia, e fondamentalmente i loro ideali, nati dialetticamente dal proprio modello di società comunitaria, è dimostrare che la storia dell’America inizia con gli indigeni, e non in qualsiasi modo, ma con i contributi che sono la base per una costrizione collettiva di una nuova società equa, sovrana e pacifica.

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Libri pubblicati dal prof. Jaime Celis Arroyave:

- Historia general de Urrao, ed. Begòn, Medellin, 2009.
- Diccionario biografico urraeño, ed. Begòn, Medellin, 2012, 3ª ed.
- Patrimonio artistico urraeño, ed. Begòn, Medellin, 2013.
- Boletìn Toné, pubblicati già 41 numeri.
- Noticiero patrimonial, pubblicati già 170 numeri.

Per contattare l’autore: jaimecelisarroyave@gmail.com

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Apr 292013
 

Diccionario biografico urraeñoAquellos que piensan que la historia de America comienza con el desembarco de Colón, están lejos de entender y aceptar que los nativos de esos lugares también han tenido su propia tradición, a veces oral a veces escrita, y que todavia no se ha investigado en la totalidad.
Los mayas los aztecas los caribes, asì como los menos conocidos quimbaya embera katíos, han hecho su contribución, a menudo silencioso e invisible, a los acontecimientos que siguieron a la conquista de América en general, acontecimientos marcados por la sangre, por la lucha por la libertad de parte indígena.
Y desde luego el cacique Toné juega un papel importante en los conflictos de la época, Toné, político y militar, que defendía su territorio en contra la invasión europea.

Por todo esto, hace unos días, gracias a un encuentro casual en la biblioteca Carlos Castro Saavedra de Medellín, y gracias a la bibliotecaria Emilse Cardona, hablé con un erudito sobre Toné, los Katíos de Urrao, un experto que dedica todas sus energías para profundizar el tema en cuestión, el prof. Jaime Celis Arroyave.

Me veo en la obligación de difundir esa parte de la historia local, poco estudiada en Europa, que pudo haber tenido una influencia mucho más amplia de lo que se piensa, y el prof. Jaime, a quien agradezco con inmensa gratitud, me ayudó a entrar en la dinámica de la sociedad Catía. Me aproveché de su bondad para hacerle unas preguntas que reproduzco a continuación.

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- ¿Prof. Celis, en nuestras diversas reuniones, hemos concordado en que los hechos de América no comenzarón con la llegada de los españoles, son de mucho antes del siglo XV, con los indígenas, piensa Usted que sería bueno revisar los libros de historia?

- Evidentemente, se hace necesario revisar la historia, dándole a los indígenas el valor que tienen, como, por ejemplo, ser el origen de la Historia Americana. Solamente así, además de hacer justicia con nuestros nativos, avanzaremos en la verdadera interpretación de la historia, lo que nos permitirá trazar caminos acertados para la construcción del futuro.

- ¿Puede describir en pocas palabras cómo estaban organizados socialmente los Katíos y en qué áreas del departamento de Antioquia vivieron?

- Los Catíos vivieron al occidente del actual Departamento de Antioquia. A la llegada de los invasores europeos, tenían un modelo de sociedad comunitario, es decir de propiedad colectiva, al servicio del bien común.

- ¿Pocos conocen la figura del indigena Toné, podría darnos un esbozo, en cual período histórico vivió y qué papel jugó tanto como guerrero y como político?

- Toné fue un ideólogo y militar muy destacado, que afrontó la violenta e injustificable invasión española con una concepción clara de libertad y soberanía y una estrategia militar realmente encomiable, tanto por la organización de su pueblo, como por el valor que le infundió. Inició la lucha en 1539 y la prolongó hasta 1557, cuando fue derrotado en la batalla de Nogobarco, sin que se supiera, a ciencia cierta, cual fue su fin, aunque es de suponer que murió allí.

- ¿Por qué cree Usted que Toné fue un precursor del concepto de libertad en America?

- Los indígenas americanos fueron los primeros que en este continente hablaron de libertad y lucharon por ella. Toné, entre ellos, se destacó, especialmente en la batalla de El Escubillal, 1557, cuando, ante el requerimiento que le leyeron los invasores para que se entregara y rindiera tributo al rey de España y al Papa, les respondió que vinieran a someterlo para derrotarlos, única forma de que hubiera paz.

- ¿De las varias batallas en defensa de la libertad de los indígenas, nos podría hacer un resumen, ya que se sabe poco que Toné fue seguramente el unico cacique indígena que hizo construir dos fortificaciones?

- Toné y sus Catíos, en defensa de la libertad, tuvieron cuatro enfrentamientos con los invasores, así:
El Chuscal, en Urrao, 1539, cuando derrotó y dio muerte a los 8 españoles, comandados por Pedro de Frías, que venían a cobrar tributo, sin razón alguna.
Asedio de la ciudad de Antioquia, a partir de 1541, cuando fue fundada por Jorge Robledo, como avanzada para la invasión, hasta 1554, cuando fue incendiada.
El Escubillal, en Urrao, 1557, en donde los Catíos habían construido una fortaleza de madera, caso excepcional entre los indígenas, la cual fue sitiada, por seis días, hasta cuando cayó en poder de los 80 españoles comandados por Gómez Fernández, quien había sido enviado por la Real Audiencia de Santafé, para someter a este bravo pueblo. Aquí fue cuando respondió al requerimiento, como se relata atrás.
Nogobarco, en Urrao, 1557, pocos días después del enfrentamiento anterior; allí, también en una fortaleza de madera, los guerreros indígenas comandados por Toné, resistieron durante 39 días, siendo derrotados finalmente. De aquí en adelante, no se sabe más de este excepcional Cacique y los nativos tuvieron un fin desastroso, pues unos fueron torturados hasta la muerte y, los demás, sometidos en encomiendas, donde recibieron un trato inhumano. Solamente unos pocos pudieron escapar hacia los montes cercanos.

- ¿Piensa Usted que podríamos hacer comparaciones entre las ideas políticas de Toné y Bolívar?

Es evidente que, a estos dos grandes dirigentes, los asemeja su concepción política de avanzada, en defensa de la libertad y la soberanía, además de su interés por un modelo de sociedad equitativo, al servicio del bien general, lo cual hace del primero, un precursor de dichos ideales y al segundo, con sus escritos y propuestas, el más importante ideólogo, a nivel mundial, de su época. Ambos, cada cual en su momento lucharon heroicamente, entregándolo todo, en defensa de dicha concepción. Tambien, se parecen por cuanto fueron dos grandes e inigualables estrategas militares. Vale la pena anotar como la historiografía oficial, al servicio de una élite minoritaria, con injustos privilegios, ha buscado volver invisible dicha concepción, que atenta contra sus mezquinos intereses, presentando a ambos solamente como importantes jefes militares y no como ideólogos de avanzada, que es su mérito más destacado.

- ¿Por último, prof. Celis, porque cree que es importante conocer y difundir la historia del cacique Catío Toné?

Toné es un ideólogo de avanzada que mostró, con toda claridad, como los indígenas, origen de nuestra historia, si manejan una concepción y son capaces de dar la vida por ella. Rescatar su historia, y fundamentalmente sus ideales, nacidos dialécticamente de su modelo de sociedad comunitario, es mostrar que la historia de América se inicia con los indígenas, y no de cualquier manera, sino con aportes que sirven de base para la constricción colectiva de una nueva società, equitativa, soberana y en paz.

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Libros pubblicados por el prof. Jaime Celis Arroyave:

- Historia general de Urrao, ed. Begòn, Medellin, 2009.
- Diccionario biografico urraeño, ed. Begòn, Medellin, 2012, 3ª ed.
- Patrimonio artistico urraeño, ed. Begòn, Medellin, 2013.
- Boletìn Toné, publicados 41 numeros
- Noticiero patrimonial, publicados 170 numeros.

Para contactar al autor: jaimecelisarroyave@gmail.com

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qua in italiano

Apr 242013
 

Nella ricerca storica a volte bisogna forzare la mano, lanciare la prima pietra, dare il primo urlo affinché si possa, nei limiti della documentazione posseduta, proporre una diversa visione, una probabile alternativa lettura dei fatti.
Abbiamo già accennato alla cultura Katía, indigeni presenti nel momento della conquista spagnola nell’America del Sud, etnia ben diffusa nella zona antioqueña dell’odierna Colombia. Sebbene si conosca a grandi linee la loro storia grazie ai dettagli lasciati dagli esploratori e dai prelati dell’epoca, il prof. Ricardo Saldarriaga Gaviria, antropologo dell’Universidad de Antioquia, avanza una tesi, nel suo libro El Paisa y sus origenes. Lo que non se ha dicho del descubrimiento, che potrebbe indurre a profonde riflessioni, riflessioni che porterebbero a pensare la cultura sudamericana, o almeno parte di essa, di origine asiatica e mediterranea. Lo abbiamo già letto nei Quimbaya, a suo avviso di provenienza cinese, mentre i Darienes, un altro gruppo indigeno, soffrì l’influenza egizia e romana, così come i Katíos traevano indizi di discendenza birmana.

Soffermiamo dunque la nostra attenzione su quest’ultima etnia, secondo il nostro autore, i migliori orefici d’America, le cui figure che rappresentavano divinità con sfere o seni nella testa:

“… avrebbero avuto origine nel Nepal o in Birmania dove si venerò circa 3.500 anni addietro il dio tibetano Bon. I Catíos dell’Impero Ylama [*] come i Catíos della Birmania hanno voluto lasciare la sintesi di una strana divinità cosmica…” (1).

Un modo per affermare che nella storia le relazioni e interrelazioni sono sempre e ovunque presenti, per dire che nessuna cultura nasce dal nulla, ma deriva dallo sviluppo dall’evoluzione dall’espansione di una precedente o coeva le cui basi potrebbero essere distanti perfino migliaia di chilometri. Nel senso che il mondo di allora, come il mondo di oggi, avrebbe avuto connessioni più di quanto immaginiamo (per es., uno sigillo egizio scarabeo trovato in una necropoli etrusca).

Caciques, El Paisa y sus origenes. Lo que non se ha dicho del descubrimiento, Ricardo Saldarriaga Gaviria

Ma andiamo avanti e, considerando la lingua degli egizi, i Katíos avrebbero potuto avere ascendenza nord africana, infatti, prosegue il prof. Saldarriaga:

“… Fra i Catíos dell’Impero Ylama e alcuni di discendenza egizia, ci sono stati molti cachiques con il cognome Ra, come Abu-Ra, I-Ra, U-Ra e altri con il Ra nei loro nomi come Urrao e Carrapa. I Catíos chiamavano murrapo alla dea del sole e alla dea della terra arracacha.” (2)

Ra era difatti il dio-sole nell’antico Egitto, unitosi poi ad Amon, essendo infine la più importante divinità del pantheon egizio con il nome di Amon-Ra.

Ancora oggi sembra che l’ipotesi della matrice birmana (birmani ed egizi avevano avuto una certa relazione) sia ben visibile a occhi nudi, sempre secondo il nostro antropologo, per le vie, per esempio, della città di Medellin, dove le persone hanno fisionomie che ricordano l’oriente: capelli intensamente neri e lunghi, narice corta, pelle scura e liscia quelli d’ispirazione indocinese, mentre i melanesi sono leggermente più alti, capelli lunghi neri e un po’ ondulati, narice poco più lunga dei primi e a forma di aquila, pelle brunastra. Popoli venuti da lontane terre portando con loro genti di altri luoghi e altre stirpi – dall’Egitto e dal Mediterraneo in generale -: in poche parole, un variopinto mosaico di geni che oggi si ritrovano nei tratti somatici antioqueñi.

Figure tipiche birmane, El Paisa y sus origenes. Lo que non se ha dicho del descubrimiento, Ricardo Saldarriaga Gaviria

Ma non solo geni, anche usanze e costumi. Nessi archeologici – diamo un’occhiata alla foto di sopra – che varrebbe la pena comparare con maggiore attenzione. Inoltre, avrebbero messo in pratica conoscenze e tecniche che riportano all’oriente, per esempio sul modo di lavorare il bronzo che si rifà a quello indocinese o birmano (4).

Il serpente fu uno degli animali che più rappresentò i Catíos, lo notiamo nelle varie figure che ci sono pervenute, così come la rana, elementi tipici orientali. E se forziamo ancora un po’ la storia dei “paragoni”, potremmo affermare che

“… queste effigie del Poporoso dio del Cosmo rappresenterebbero a Vishnu del bramanesimo.” (5)

Figure con serpenti, El Paisa y sus origenes. Lo que non se ha dicho del descubrimiento, Ricardo Saldarriaga Gaviria

Tiriamo momentaneamente le somme, un totale che dovrebbe indurre ogni storico a non fermarsi alle solite e consuete tesi, ma, talvolta e quando i documenti lo permettono, azzardare ipotesi che inciterebbero a ulteriori indagini, teorie che uscirebbero fuori dal solito seminato.
Chissà, forse la storia acquisterebbe una marcia in più!

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- 1. Ricardo Saldarriaga Gaviria, El Paisa y sus origenes. Lo que non se ha dicho del descubrimiento, Susaeta ed. sa. Medellin, 2011, pag. 105.
- 2. op. cit., pag. 106.
- 3. op. cit., pag. 113.
- 4. op. cit., pag. 123.
- 5. op. cit., pag. 135.

* L’Impero Ylama era, secondo il prof. Saldarriaga, un grande complesso di culture che abitava la zona antioqueña e territori limitrofi, fra il 1.600 prima di Cristo e l’arrivo degli spagnoli nel XVI sec.

N.b.:
- Le immagini sono prese dal libro del prof. Ricardo Saldarriaga Gaviria.
- Tutte le traduzioni dallo spagnolo sono di Gaspare Armato.

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