Dec 222013
 

Non è mai vano sottolineare l’importanza dei cartografi e della cartografia in generale nel trascorso della Storia moderna, cartografi spesso autori ed editori nello stesso tempo. E sebbene almeno fino a metà del XVI sec., nelle mappe venivano inseriti anche dettagli poco concreti, fantasiosi, con il tempo si perfezionarono, grazie anche alle scoperte scientifiche, sempre più con il fine di raffigurare, per quanto possibile, le realtà territoriali del tempo.

Di seguito due libri che mi sembrano validi per avvicinarci a una materia essenziale nello studio dei fatti dell’epoca, per capire che, per un certo periodo di tempo, le mappe servivano anche come propaganda, per esaltare gesta e conquiste di un re imperatore principe papa, mappe dunque anche a carattere sociale politico, oltre che geografico. E ogni mappa talvolta avrà una storia tutta sua, magari legata alla leggenda, ai racconti dei marinai, dei naviganti, degli esploratori, avrà, per dirla con Attilio Brilli, “del romanzesco” (1).

David Buisseret, I nuovi mondi 

David Buisseret, con I mondi nuovi. La Cartografia nell’Europa moderna, ci immerge letteralmente nelle rappresentazioni territoriali dell’epoca, un’epoca in piena trasformazione politica e geografica, piena di scoperte. Partendo dall’influenza della Grecia e di Roma, per continuare con il Medioevo, approfondisce determinati aspetti dell’Età moderna. Un continuum che serve a capire le trasformazioni avvenute e l’influenza che la cartografia ha avuto nel trascorso della storia, una cartografia utile, fra l’altro, per controllare possedimenti oltremare e preparare battaglie.

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Juergen Schulz, La cartografia fra scienza e arte 

Juergen Schultz, La cartografia tra scienza e arte. Carte e cartografi nel Rinascimento italiano.
Premettendo che “È scorretto attendersi da una mappa assoluta attendibilità e precisione, perché alla fin fine il proposito di un cartografo, anche del più moderno, non è mai quello di registrare la nuda verità”, il libro inizia analizzando la famosa veduta di Jacopo de’ Barbari, fino a parlare di Cristoforo Sorte e del Palazzo Ducale di Venezia, per concludere con le belle rappresentazioni murali cartografiche nell’Italia del Rinascimento. Un libro che, scrivendo di carte e cartografi, ci porta in un aspetto del Rinascimento italiano poco conosciuto.

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- Attilio Brilli, Dove finiscono le mappe. Storie di esplorazione e di conquiste, il Mulino, Bologna 2012, Kindle pos. 3636.

Jun 212013
 

Di seguito, dopo una mappa generale del Sudamerica del 1765, tre rappresentazioni di tre agglomerati urbani che poi si svilupperanno come capitali delle rispettive nazioni, Lima, nell’odierno Perù, Caracas, nel Venezuela, Quito, nell’Ecuador, città che in questi ultimi decenni hanno visto un progressivo sviluppo economico.

L’autore delle mappe è Jacques Nicolas Bellin (1703-1772), francese, geografo e insigne cartografo dell’epoca che con somma dovizia di particolari è riuscito a immortalarle, cartografo dell’età illuminista che riflette più l’aspetto funzionale e strumentale, che quello decorativo e spesso fantasioso. Ricordiamo infatti Jacques Nicolas essere stato uno dei redattori dell’Encyclopédie, edita da Diderot e d’Alembert.
Le carte sono del 1764.

Sud America, 1765. Juan de la Cruz Cano y Olmedilla, Hippolytus Ricarte

Sud America, 1765, Juan de la Cruz Cano y Olmedilla

Quito, 1764, Jacques Nicolas Bellin

Quito, 1764, Jacques Nicolas Bellin

Lima, 1764, Jacques Nicolas Bellin

Lima, 1764, Jacques Nicolas Bellin

Caracas, 1764, Jacques Nicolas Bellin

Caracas, 1764, Jacques Nicolas Bellin

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Letture consigliate:
– Carlo Monti, La cartografia dall’antichità fino al XVIII secolo. Con CD-ROM, Maggioli Editore, 2011.
– a cura di D. Ramada Curto, A. Cattaneo, A. Ferrand Almeida, La cartografia europea. Tra primo Rinascimento e fine dell’illuminismo. Atti del Convegno internazionale «The Making of European Cartography», Olschki,2003.
– Attilio Brilli, Dove finiscono le mappe. Storie di esplorazione e di conquista, il Mulino, 2012.
– Juergen Schultz, La cartografia tra scienza e arte. Carte e cartografi nel Rinascimento italiano, F. C. Panini, 2006.
– David Buisseret, I mondi nuovi. La Cartografia nell’Europa moderna, Sylvestre Bonnard, 2004.

Jun 182013
 

Mappe abbellite da vascelli con vele al vento, mostri marini, contorni sbiaditi, scritte di mondi immaginari, rosa dei venti, mappe che ci riportano a vecchie concezioni del mondo, mappe che hanno saputo conquistare la fantasia di re, di principi, di naviganti, e talvolta indurli a investire ingenti quantità di denaro per andare alla ricerca dell’incognito.

Se durante il Medioevo i progressi della cartografia furono relativamente lenti, nell’Età moderna acquistarono forza e vigore grazie anche all’esplorazione portoghese e spagnola, fra l’altro, grazie inoltre all’acquisizione di dati come la declinazione magnetica, i venti periodici, le correnti marine, il clima tropicale, la rotondità della Terra.

Colombia fu trampolino di lancio da cui i conquistatori iberici si avventurano verso la scoperta del sud America, e il navigante spagnolo Juan de la Cosa fu sicuramente uno dei primi a disegnarne i contorni, a preparare una carta che raccogliesse le conquiste dell’epoca (vedi questa monografia).

Dedichiamo qualche immagine per meglio “vedere” le terre colombiane nel XVI.

Juan de la Cosa, mappa confrontata a oggi

Mappa di Juan de la Cosa, 1500, in cui si evidenzia in color nero il mondo ipotizzato allora e in color rosso com’è oggi (1).

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Mappa del mondo di Martin Waldseemüller in cui figura per la prima volta l'America
Mappa del mondo di Martin Waldseemüller in cui figura per la prima volta l’America, 1507, mappa che fu stampata in 1000 esemplari, poi perduti o distrutti con il passar del tempo, fino a quando nel 1901 l’investigatore J. Fischer S. J. ne trovò una nel castello del principe Francesco Waldburg Wolfegg, riprodotta in seguito grazie al padre.

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Colombia, 1594
1594, in Colonia, Germania, si pubblicava questa mappa in cui, per prima volta, si riconoscono le terre di quella che oggi è la Colombia, allora denominata Castilla de oro o Nueva Andalucia, immagine che fu punto di partenza per far conoscere in Europa le terre colombiane. (2)

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Cartagena, attacco di Drake, 1586
Fondata da Pedro de Heredia nel 1533, Cartagena de Indias fu varie volte attaccata da pirati e corsari – ricordiamo Roberto Baal, Juan Acle, Juan Martìn Cortés -, e Francis Drake, appoggiato dalla corona inglese, fu uno di questi. Nella mappa di sopra una raffigurazione del porto in questione, piazzaforte strategica, e del feroce attacco di Drake nel 1586, che la saccheggiò con una flotta di 20 brigantini.

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- 1, 2. in: a cura di Eduardo Acevedo Latorre, Atlas de mapas antiguos de Colombia siglos XVI a XIX, Ed. Arco, Bogotà (s.d.)

May 072013
 

Conosciamo già Juan de la Cosa (1450 circa-1510), navigante spagnolo che, fra i suoi tanti viaggi, partecipò alla prima attraversata dell’Atlantico con Cristoforo Colombo sulla Santa Maria.
Ciò che desidero sottolineare è la sua mappa del 1500, in cui per la prima volta si raffigura il continente americano (le terre fino ad allora visitate) visto da una persona, lui, che prese parte alle scoperte.
Realizzata interamente a mano, e non impressa, al suo ritorno a Cadice, forse per i re cattolici Isabella e Ferdinando, o forse ancora per qualcuno della loro corte, è stata elaborata su due pergamene, mappa in cui si rappresentano le recenti esplorazioni, suggerendo, Juan, che le due americhe fossero unite.
Le coste africane, così come l’Europa e il Mediterraneo, sembrano essere state correttamente, per le conoscenze dell’epoca, disegnate, mancanti invece certe zone dell’Asia.
Riccamente decorata, è di un immenso valore storico (»»»qua).

Mappamondo di Juan de la Cosa, 1500

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Letture suggerite:

– David Buisseret, I mondi nuovi. La cartografia nell’Europa moderna, Sylvestre Bonnard, 2004.
– Juergen Schulz, La cartografia tra scienza e arte. Carte e cartografi nel Rinascimento italiano, F. C. Panini, 2006.
– Francesca Fiorani, Carte dipinte. Arte, cartografia e politica nel Rinascimento, F. C. Panini, 2010.

Feb 202012
 

Con la scoperta di nuove terre, con i più frequenti viaggi, con la presa di coscienza dell’uomo della sua centralità, agli inizi del XVI secolo vi fu un certo sviluppo della cartografia, creando una propria e vera industria editoriale alla nascente domanda di re imperatori principi viaggiatori naviganti, e via dicendo, che avevano bisogno di mappe e informazioni sia per dirigere i loro imperi, spesso oltreoceano, sia per ubicare le recenti scoperte. E sebbene le prime mappe recassero ancora talvolta scritte fantasiose o idee poco concrete, o esaltassero conquiste e possedimenti, con il passare del tempo si perfezionarono rendendo un’idea quanto possibile precisa di ciò che desideravano descrivere.

Il cognome Merian lo conosciamo già, avendo accennato a una famosa naturalista del Seicento, Maria Sibylla (»»»qua). Ebbene, costei era figlia di un grande incisore svizzero naturalizzato tedesco, Matthäus Merian (1593-1650) e della sua seconda moglie Johanna Sibylla Heim.
Matthäus in prime nozze aveva preso in sposa Maria Magdalena, figlia di Johann Theodor de Bry (1528-1598), editore in Francoforte sul Meno, di cui dirigerà l’attività alla sua morte.
E fu proprio in questa città, dove svolgerà principalmente il suo lavoro, un lavoro dedicato a produrre carte con una ricerca di dettagli davvero certosina. Fra le sue opere ricordiamo i 21 volumi, preparati insieme al figlio, della Topographia Germaniae, contenenti grande quantità di vedute di città e piante, illustrazioni per la Bibbia, oltre a 42 fogli per la Danza Macabra di Basilea (1644).
Peculiarità delle sue incisioni erano precisione e nitidezza, per mezzo della quale si potevano leggere anche le minime sfumature. Esempio ne è la veduta di Venezia che Merian riprende da quella famosa di Jacopo de’ Barbari (»»»qua), ripulendola e aggiornandola, una veduta a volo d’uccello che impressiona ancora oggi.

Oct 172011
 

Il nome “America” sembra legato al cartografo tedesco Martin Waldseemüller (1470-1521). Nel 1507 costui redasse la prima mappa in cui figuravano in tal modo le nuove terre, in onore ad Amerigo Vespucci (1454-1512) – esistono altre tesi in merito.

Nel 1501, il navigante fiorentino, educato ai valori dell’umanesimo, aveva raggiunto il Brasile, proseguendo per la Patagonia, e sicuro che quei luoghi non potevano essere lembi di terre indiane, aveva compreso che si era alla presenza di un nuovo continente. Difatti nelle sue lettere inviate a Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici (1463-1503) aveva parlato di Novus Mundus.

Arrivai alla terra degli Antipodi, e riconobbi di essere al cospetto della quarta parte della Terra. Scoprii il continente abitato da una moltitudine di popoli e animali, più della nostra Europa, dell’Asia o della stessa Africa.”

Lettere giunte sino a Waldseemüller, che pubblicò nel 1507 il resoconto dettagliato del viaggio di Amerigo, nome che compare nella prima carta geografica in cui s’inseriscono le recenti scoperte, separate dall’Asia e circondate dalle acque. Sembra sia stato un collaboratore del geografo tedesco, Matthias Ringmann (1482-1511), a proporre “America”.

Mappa del mondo di Martin Waldseemüller in cui figura per la prima volta l'America

Mappa del mondo di Martin Waldseemüller in cui figura per la prima volta l’America

Aug 012011
 

Nato ad Augusta nel 1678, George Matthäus Seutter era figlio di un orafo. Dopo aver lavorato a Norimberga presso l’editore Johann Baptist Homann (1664-1724) come apprendista, nel 1710 fonda la propria casa editrice nella sua città di origine, indirizzandosi a produrre mappe, atlanti.

Di lui ci restano una buona quantità di lavori che, sebbene non sicuramente originali – ricordiamo Augusta in quei tempi non avere una università -, rivestono una certa importanza per la conoscenza geografica del XVIII sec. Del 1725 è l’Atlante geografico o Descrizione accurata di tutto il mondo, in cui sono presenti 46 mappe, il Grande Atlante è del 1734 con 131 piante, mentre il Piccolo Atlante, del 1744, contiene 64 mappe. George muore nel 1757 a 79 anni lasciando l’azienda al figlio Albrecht Karl, al genero Conrad Tobbias Lotter (1717-1777) e al socio Johann Michael Probst, i quali continueranno ancora per altri cinque anni prima di dividersi.

Di seguito alcune mappe.

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George Matthäus Seutter, America Meridionale e Settentrionale, 1730

George Matthäus Seutter, Europa, 1730

George Matthäus Seutter, Londra, 1750

George Matthäus Seutter, Barcellona, 1750

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Letture suggerite:

– David Buisseret, I mondi nuovi. La cartografia nell’Europa moderna, Sylvestre Bonnard, 2004.
– Juergen Schulz, La cartografia tra scienza e arte. Carte e cartografi nel Rinascimento italiano, F. C. Panini, 2006.
– Francesca Fiorani, Carte dipinte. Arte, cartografia e politica nel Rinascimento, F. C. Panini, 2010.

Jun 142011
 

Nato a Oberkammlach, paesino vicino Kammlach, oggi nella Baviera tedesca, Homann (1664-1724) all’età di 38 anni apre una casa editrice, occupandosi di atlanti e mappe: è il 1702, epoca in cui olandesi e francesi fanno da protagonisti nel campo delle carte geografiche. Norimberga lo ospiterà per il resto della sua vita.

Prima di convertirsi al protestantesimo, intorno al 1687, era entrato in una scuola di gesuiti con il desiderio di diventare sacerdote domenicano. Nel 1707 diviene membro dell’Accademia delle Scienze di Berlino e, qualche anno dopo, 1715, è nominato Cartografo Imperiale dall’imperatore Carlo VI, nomina che gli comporta la privilegia impressoria, una specie di diritto d’autore che protegge le sue opere per un certo periodo di tempo.

La sua azienda sarà una delle più forti della Germania, grazie ai costi mantenuti bassi e alla buona qualità del prodotto, non dimenticando l’attenzione per i particolari e i dettagli che caratterizzano le sue carte. Del 1716 è il suo lavoro maggiore, il Grande Atlante del Mondo.

Dopo la sua morte, avvenuta nel 1724, l’eredità passerà ai figli che continueranno sulla linea del padre.
Di seguito alcune sue mappe.

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Johann Baptist Homann, Mappa della Luna, 1707

Johann Baptist Homann, Planisferio terrestre, 1707

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Letture suggerite:

– David Buisseret, I mondi nuovi. La cartografia nell’Europa moderna, Sylvestre Bonnard, 2004.
– Juergen Schulz, La cartografia tra scienza e arte. Carte e cartografi nel Rinascimento italiano, F. C. Panini, 2006.
– Francesca Fiorani, Carte dipinte. Arte, cartografia e politica nel Rinascimento, F. C. Panini, 2010.

Jan 232010
 

Queste pagine non sarebbero complete senza aver dato prima un’occhiata alle mappe, documenti che – non quelli di seguito, ma ben altri -, hanno permesso al nostro Colombo portare avanti la sua idea, mappe che ora tentavano identificare ubicare fissare le Nuove Terre, quattro mappe della seconda metà del XVI secolo.

Ricordiamo che la scoperta colombiana, insieme all’impiego della polvere da sparo, ai torchi gutenberghiani, alle migliorie delle tecniche di navigazione, fra l’altro, hanno avuto un ruolo determinate nel cammino umano, cammino che a partire dal XV secolo sembra accelerare i ritmi ed entrare in una nuova fase, quella dell’Età moderna.

Sebastian Münster, Mappa d'America, 1561

Sebastian Münster, Mappa d’America, 1561

Girolamo Ruscelli, Terra Nova (Sud America), 1562

Girolamo Ruscelli, Terra Nova (Sud America), 1562

Giovanni Battista Ramusio, Mappa d'America, 1565

Giovanni Battista Ramusio, Mappa d’America, 1565 

La mappa di cui sopra è del veneziano Ramusio (1485-1557), quel Ramusio che in modo lucido esalterà le conquiste del suo secolo e scriverà:

Il viaggio fatto per gli Spagnuoli intorno al Mondo è una delle più grandi e meravigliose cose che si siano intese a’ tempi nostri: e ancor che in molte cose noi superiamo gli antichi, pur questo passa di gran lunga tutte l’altre insino a questo tempo ritrovate.” (1)

Diego Gutiérrez, Carta dell’America, 1562

Diego Gutiérrez, Carta dell’America, 1562 

Si inizia a notare, nella mappa di sopra, come gli spagnoli, oltre a riportare le coste, disegnano anche l’entroterra, i fiumi – il Rio degli Amazzoni -, e spesso anche i villaggi degli indigeni.

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- 1. G. B. Ramusio, Discorso fatto dagli Spagnuoli intorno al mondo, in Navigazioni e viaggi, a cura di M. Milanesi, Einaudi,Torino, 1979, vol. II, p. 837.

Sep 212008
 

Continuiamo a scrivere di cartografia e fermiamo la nostra attenzione su un pittore, un incisore veneziano, Jacopo de’ Barbari (Venezia? 1450 ca. – Malines, Fiandre, 1515 ca.), che si distinse per un suo particolare stile, essendo, a mio avviso, uno dei precursori del trompe l’oeil.

Siamo in pieno Rinascimento, il nostro artista, divenuto famoso in vita, lavorò per celebri personaggi, fra i quali Massimiliano d’Asburgo e Margherita d’Austria. Pare che Dürer lo abbia chiamato suo maestro e addirittura lo abbia conosciuto personalmente nel suo primo viaggio a Venezia. Così di lui annotava:

“[…] Non ho trovato nessuno che abbia scritto qualcosa sui canoni delle proporzioni umane, eccetto un uomo chiamato Jacob, nato a Venezia e pittore affascinante. Mi mostrò le figure di un uomo e una donna, ché realizzò in base a dei canoni matematici di proporzione, così ebbi modo di vedere ciò che intendeva, anche se egli non volle mostrarmi completamente i suoi principi, come intesi chiaramente.

Di lui, in questo breve articolo, ci interessa la stupenda e pregiata silografia della Pianta di Venezia, un lavoro certosino pieno di dettagli, particolari, rifiniture, mappa edita da Anton Kolb nel 1500, lavoro prodotto, si crede, da un solo uomo che impiegò tre anni a finirlo. Capolavoro della cartografia di quei tempi – e non solo -, la cartina rappresenta la città lagunare nei minimi dati, nelle calli ben definite, nei palazzi, nelle navi che entrano in porto, il tutto visto dall’alto, come fosse da un uccello in volo, una sorta di fotografia aerea. De’ Barbari fu uno dei primi a stabilire criteri del tutto innovativi sia per le dimensioni, sia per l’eleganza del lavoro. Ma non bisogna dimenticare che ancora nel XVI secolo, le carte geografiche erano “altresì veicoli di ulteriori significati astratti o concettuali” (1), nel senso che illustravano anche particolari idee o specifici avvenimenti, così come potevano essere mezzo di informazione e propaganda.

Da notare, fra le tante cose, l’elegante campanile di San Marco.

Jacopo de’ Barbari, Venezia del 1500

- Un bellissimo link per scoprire le varie parti della xilografia: http://www.tridente.it/venetie/map/map.htm

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- 1. Juergen Schultz, La cartografia tra scienza e arte, Franco Cosimo Panini, Modena, 2006, pag. 50.

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(Articolo rivisto e aggiornato il 7 Febbraio 2012)

Sep 192008
 

Mondo buio, medioevo tenebroso lo hanno chiamato, e spesso ancora oggi qualche profano si arrischia a dire. Ma ben altro è l’ultima parte di quei notevoli e decisivi anni che daranno vita all’Umanesimo, al Rinascimento, alla stampa con i torchi e via dicendo.

Stavolta ci soffermeremo a curiosare alcune mappe, quelle mappe che hanno giocato un ruolo spesso decisivo, a volte tenute segrete, a volte oggetto di culto, a volte oggetto di scontri e guerre, spesso e volentieri di propaganda e informazione. Dunque, le carte geografiche dicono tanto, rivelano terre nascoste, parlano di mondi sconosciuti, narrano concetti talvolta ideali, poco concreti. Mappe che bisogna considerare essere state decisive per le successive esplorazioni, giacché ogni nuovo viaggio poteva contare sulle indicazioni della precedente, aggiungendo poi miglioramenti e ulteriori dettagli. Carte altresì d’ispirazione militare, considerando che è nell’Italia del Quattrocento che furono poste le basi proprio della cartografia militare.

Ne propongo alcune del XV secolo, anteriori al primo viaggio verso le Nuove Terre da parte di Cristoforo Colombo. Sono da dettagliare con estrema cura.

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Mappa Fra Mauro, 1459 ca.

Europa, Asia, Africa: questa prima mappa è del veneziano Fra Mauro, elaborata assieme al suo collaboratore Andrea Bianco. Del 1459 ca., rivela le conoscenze geografiche dell’epoca, riprese da precedenti mappe, da resoconti di viaggi, da testi per quanto possibile autorevoli. Risalta per la singolare scrupolosità, per i dettagli e per una peculiarità: il nord è sotto, oltre al fatto che mostra ben chiaro il Capo di Buona Speranza, doppiato solo nel 1488 da un europeo, Bartolomeo Diaz (sic).

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Affresco con mappa, 1477

Un’altra mappa la possiamo osservare in questo affresco del 1477 del pittore Bramante, affresco che sarà poi trasferito su tela, e in cui si rappresenta Eraclito e Democrito. Anch’essa raffigura il mondo conosciuto all’epoca.

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Mappa di Zheng He, 1418

Eccone un’altra, rara, curiosa, rivoluzionaria, è la mappa dell’ammiraglio cinese Zheng He, del 1418. Nulla da dire, esaminatela con attenzione, per favore, ci sono le due americhe (sic).

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Aggiunto il 19 Giugno 2011:

Di seguito la cosiddetta “Carta genovese” in cui si rappresenta il mondo allora conosciuto intorno l’anno 1457. Da notare la forma lenticolare, forma poco o del nulla usuale.

Carta genovese, 1457 ca.

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Aggiunto il 21 Agosto 2012:

Segue la mappa del 1449 di Andrea Walsperger, da notare che Gerusalemme è il centro geografico e che il sud è sulla parte superiore della carta e non sotto.

Mappa di Andrea Walsperger, 1449

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Aggiunto il 03 Luglio 2014:

Mappa del veneziano Zuane Pizzigano, 1424, mostra, a sinistra con colori rosso e blu, quattro isole che potrebbero essere le odierne Puerto Rico e Guadalupe.

Carta di Zuane Pizzigano, 1424

Carta di Zuane Pizzigano, 1424

Oct 072007
 

L’Europa al tempo di Carlo V d’Asburgo, XVI sec., imperatore appassionato alle mappe, alla cartografia, a tal punto da “contagiare” anche la moglie Isabella d’Aviz che, scrivendo nel 1536 al viceré del Messico, diceva:

Desideriamo fortemente ricevere una pianta o dipinti delle città principali, porti e contorni costieri del territorio…” (1).

L'Europa al tempo di Carlo V, XVI secolo

L’Europa al tempo di Carlo V, XVI secolo

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– 1. in David Buisseret, I nuovi mondi. La cartografia nell’Europa moderna, ed. Sylvestre Bonnard, Milano, 2004, pag. 90.