Feb 282010
 

Stato: Inghilterra.
Epoca: Carlo I, Cromwell, puritani.
Anno: 1647.

Il “Patto del popolo, per ottenere una pace sicura e sollecita, fondata sui principi del diritto comune e delle libertà” fu un documento preparato dalle forze radicali dell’esercito che si riconoscevano nel movimento dei levellers (livellatori), in cui si evidenziavano una serie di proposte di leggi tendenti a favorire una certa libertà.

Dopo il collasso della monarchia, si rendeva necessario un nuovo ordine costituzionale, più oggettivo rispetto a prima. Fine principale del documento era regolare la convocazione dei parlamentari, la loro elezione, la durata della loro carica, i limiti, oltre a prevedere una condizione di separazione fra Stato e Chiesa, libertà di arruolamento che non doveva essere forzato, uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge.

Sottoposto a un lungo dibattito (“dibattiti di Putney“, dal nome di un sobborgo a sud-ovest di Londra) – siamo nell’ottobre 1647 -, fu alla fine accantonato dai capi dell’esercito, Cromwell incluso, perché ritenuto troppo radicale e anche perché era arrivata la notizia della fuga del re, e di una possibile ripresa della guerra civile.

Il punto maggiormente discusso fu il primo articolo in cui si sollecitava una redistribuzione più equa del diritto di voto in base a un nuovo assetto territoriale. Gli alti ufficiali dell’esercito ritenevano che sotto tale richiesta si voleva adottare il suffragio universale per tutti gli uomini “liberi”, cioè non salariati.

La parte più moderata, che comprendeva lo stesso Cromwell, il genero Ireton e il cosiddetto partito degli “indipendenti”, invece era propensa a un sistema elettorale in cui solo i proprietari fondiari, a partire da una estensione fissata per legge, avrebbero potuto eleggere i membri della Camera dei Comuni.

Leggiamo insieme alcuni articoli:

I. Il popolo inglese attualmente ripartito in maniera ineguale in contee, città e borghi, per quel che riguarda l’elezione dei membri del parlamento, dovrà essere suddiviso in modo tale che non sussistano più ineguaglianze, ma soltanto in base al numero degli abitanti delle circoscrizioni […].

[…].

III. I cittadini saranno normalmente chiamati a votare un parlamento ogni due anni […].

[…]

IV. Il potere di questo e di tutti i futuri parlamenti è inferiore soltanto a quello delle persone che lo hanno eletto; le sue disposizioni hanno valore senza bisogno del consenso di qualsiasi altra persona. Esso avrà potere di istituire e abolire incarichi e comitati, di nominare allontanare, chiedere un rendiconto ai magistrati e agli altri funzionari di qualsiasi grado; potrà dichiarare guerra e concludere la pace, nonché trattare con le potenze straniere […].

IV.2. Obbligare i cittadini a servire nell’esercito va contro la loro libertà, e perciò non possiamo permettere che i nostri rappresentanti ci costringano a questo servizio […].

IV.3. Quando questo parlamento sarà sciolto nessuno potrà in qualsiasi momento essere sottoposto a procedimento per ciò che ha detto o fatto durante i recenti avvenimenti politici, a meno che si tratti dell’esecuzione di un ordine dei nostri rappresentanti attuali, cioè della Camera dei Comuni.

IV.4. Tutte le leggi esistenti, o future, dovranno essere osservate allo stesso modo da tutti i cittadini; potere, ricchezze, titoli nobiltà, nascita, posizione sociale non danno alcun diritto a eccezioni al corso normale della giustizia, alla quale gli altri sono sottoposti.

Feb 272008
 

Boston nel 1722- Premessa (perché la Storia ha sempre un “passato”):

Nella prima metà del XVIII secolo, ben tre “guerre di successione” furono combattute in Europa: quella per il trono spagnolo (1702-1713), quella polacca (1733-1738), e infine quella per il trono austriaco (1740-1748). Di tutto questo disordine ne approfittò l’Inghilterra, affermandosi come potenza navale, commerciale e coloniale.

La guerra dei Sette anni, 1756-1763, potremmo considerarla come “la prima guerra mondiale”, una guerra in cui gli eserciti d’Inghilterra e Prussia, da una parte, e di Francia, Austria, Russia, e poi Spagna, si scontrarono sia nel territorio europeo sia su quello americano sia su quello indiano.
La Francia perse buona parte delle colonie americane, il Canada passò in mano inglese, così come la Florida, almeno temporaneamente, fu ceduta dalla Spagna all’Inghilterra. In Australia si insediava una prima colonia penale, 1788, anch’essa britannica.

- Svolgimento (perché la Storia è un continuum):

Con circa due milioni e mezzo di abitanti nel 1775, le tredici colonie inglesi del nord America avevano uno sviluppo economico e sociale davvero esemplare. Irlandesi, svedesi, polacchi, tedeschi formavano un operoso miscuglio di genti che sapeva sfruttare le risorse interne e commerciare con la madrepatria.

I gruppi religiosi erano tanti, si passava dai cattolici ai luterani, dai puritani agli ebrei e via dicendo.
Erano persone che avevano lasciato l’Europa per vari motivi, chi perché attratto dall’oro, chi perché perseguitati da Carlo I d’Inghilterra, come i puritani approdati nel Massachusetts nel 1620 – che fra l’altro era uno dei più antichi -, chi perché sfuggiva alla legge, chi perché desiderava rifarsi una vita, chi perché avventuriero, chi perché ricercava maggiore libertà sia politica che religiosa.

Eppure fra le cinque colonie del sud e quelle del centro-nord c’era una certa differenza. Nelle terre meridionali vigevano i latifondi, grandi estensioni di terreno dove un aristocratico o ricco proprietario coltivava tabacco, canna da zucchero, cotone, e lo schiavismo era pratica comune accettata a tal punto che, si pensi, più di un quarto della popolazione erano schiavi negri che lavoravano nei campi, schiavi privi di ogni diritto.

Nel centro e nel nord, invece, era diffusa la piccola proprietà, piccole fattorie di famiglie quasi autosufficienti che lavoravano per il fabbisogno personale, non mancando artigiani e qualche industria nelle grandi città del centro, come a New York, Filadelfia, Boston, dove il commercio con l’Inghilterra era punto forza della loro economia. Il centro nord aveva una vita culturale più attiva rispetto al sud, ricordiamo solo la fondazione dell’università di Harvard, a Boston, proprio nel 1636.

Ognuna di loro con proprie leggi civili, politiche e religiose, che tendevano a stabilire un determinato ordine sociale, ognuna di loro orgogliosa della propria indipendenza, del proprio operato, ma tutte poco propense a rimpinguare le casse inglesi impoverite dalle guerre.

Nel 1775, l'Inghilterra aveva il dominio sulle zone indicate in rosso e rosa sulla mappa e la Spagna su quelle arancione. La zona rossa è quella relativa alle 13 colonie aperte agli insediamenti dopo la proclamazione del 1763. (Wikipedia)

Nel 1775, l’Inghilterra aveva il dominio sulle zone indicate in rosso e rosa sulla mappa e la Spagna su quelle arancione. La zona rossa è quella relativa alle 13 colonie aperte agli insediamenti dopo la proclamazione del 1763. (Wikipedia)

Feb 052008
 

Carlo I Stuart

Nel 1603, alla morte di Elisabetta I Tudor, sovrana nubile, che aveva regnato dal 1558 al 1603, salì sul trono inglese Giacomo I Stuart, della famiglia reale scozzese, seguito nel 1625 dal figlio e successore Carlo I, cattolico convinto e sostenitore del diritto divino del re.

Costui, affascinato dai modi della monarchia assolutista francese, desiderava seguirne i passi, cosicché sciolse varie volte il parlamento, motivato anche dal fatto che gli negava i fondi necessari per intraprendere una guerra in Europa.

Ma l’Inghilterra non era la Francia, in quanto una piccola e media nobiltà insieme a un’attiva e ricca borghesia londinese non volevano rinunciare a un diritto secolare che li aiutava a sopravvivere degnamente contro l’assolutismo del sovrano.

La situazione divenne insostenibile quando il parlamento negò al re di riscuotere direttamente i dazi doganali sull’importazione del vino e di altri prodotti, e si oppose all’introduzione di altre tasse fondiarie. Si notava inoltre una forte opposizione religiosa della Chiesa scozzese presbiteriana.

Carlo I si vide costretto a convocare il parlamento – corto parlamento – per far fronte alla situazione: era il 1640. Gli avvenimenti precipitarono l’anno seguente, quando in Irlanda scoppiò una rivolta cattolica. Ma a chi affidare il comando dell’esercito: al re o al parlamento? Carlo I tentò di far arrestare i capi dell’opposizione parlamentare, ma fallì. Ritiratosi a Oxford organizzò un esercito, mentre il parlamento ne preparò un altro.

Scoppiò, dunque, una guerra civile, che vedeva impegnati i sostenitori del re, da una parte, e i sostenitori del parlamento, dall’altra. Grazie a un abile e deciso personaggio, il deputato e poi generale di cavalleria Oliver Cromwell, l’esercito di Carlo I, dopo varie battaglie, fu sconfitto e lo stesso re condannato a morte nel 1649.

Cromwell, dopo aver controllato la guerra civile fra cattolici e protestanti in Irlanda, partì per la Scozia, dove, in breve tempo, debellò gli ultimi realisti. Ritornato a Londra, sciolse il parlamento, nel 1653, e si proclamò dittatore a vita, anche se il paese era nominalmente una repubblica.

Oliver Cromwell, puritano protestante e tenacissimo avversario dei cattolici, fu il primo borghese a governare l’Inghilterra. Con la meta di sviluppare ulteriormente la marina e i commerci, emanò una legge che costringeva tutti i mercanti inglesi a usare le navi della flotta reale per trasportare i loro prodotti, in tal modo il mercato marittimo in poco tempo superò quello olandese e quello spagnolo.

Furono anni di una intensa riforma politica: si suddivise il paese in undici distretti militari, si istituì una milizia di soldati a cavallo, si invitò gli ebrei a ritornare nel paese, si imposero nuove tasse, non senza il malcontento generale.

Quando nel 1657, dopo aver ricostituito il parlamento, questo gli propose la carica di monarca, Cromwell rifiutò, accettando solo il titolo di Lord Protettore. Proprio in quegli anni fu promulgata una nuova costituzione, nella quale si dava, altresì, allo stesso Cromwell il potere di attribuire titoli nobiliari, come fosse un re.

Morì nel 1658, succedendogli alla carica il figlio Richard, rovesciato ben presto dal parlamento in quanto poco capace di dirigere la nazione. Nel 1660, Carlo II Stuart prese il potere come sovrano, ristabilendo la monarchia.

Il paese era profondamente cambiato: la Chiesa anglicana si era organizzata secondo un modello gerarchico, dando ai vescovi ampie facoltà; era sorta la setta dei Quaccheri; in seno al parlamento iniziarono a differenziarsi due schieramenti, quello dei tories, sostenitori del re e della Chiesa anglicana, e quello dei whigs, fautori di un parlamento più attivo.

Eravamo già a fine secolo, eravamo vicini all’invenzione della prima macchina a vapore, vicini a una rivoluzione pre-industriale, vicini a tanti cambiamenti che avrebbero fatto più grande e forte la nazione inglese.

Una sessione del Lungo Parlamento

Una sessione del Lungo Parlamento

 

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