Mar 012013
 

Biblioteca Luis Angel Arango, RinoLo sappiamo bene che un luogo spesso è legato alla nostra memoria per una particolare esperienza che abbiamo vissuto in prima persona, così come può essere punto di riferimento per successivi eventi che, in un modo o nell’altro, ci coinvolgono.
Ebbene, la Biblioteca Luis Ángel Arango è una di quelle istituzioni a me care, vuoi perché “piazza del sapere“, vuoi perché là si sono conosciuti i miei suoceri, dandomi l’opportunità di sposarmi con Cata, loro figlia.
Ma andiamo avanti, giacché per l’ennesima volta ho avuto il piacere di visitarla, stavolta accompagnato da una preparata guida, Tatiana Torres, e, come sempre, ne sono uscito entusiasta e con voglia di ritornare.

L’evoluzione di un popolo, evoluzione in lato sensu, viene “agevolata”, non solo, dagli eventi culturali che uno Stato mette gratuitamente a disposizione, dalla condivisione delle idee, dalla quantità di biblioteche presenti nel territorio, dalla possibilità che hanno i cittadini di attingere alle informazioni, siano esse del presente che del passato.
In questi ultimi anni, la Colombia ha fatto passi da gigante, ristrutturando vecchie, si fa per dire, biblioteche, e costruendone di nuove (»»»qua), dando la facoltà a tutti di usufruire di un servizio che per qualità e prestazioni è di un ottimo livello.

Situata nel “barrio” la Candelaria, a Bogotà, la Biblioteca Luis Ángel Arango è una delle realtà culturali più rappresentative della città, realtà ben focalizzata ad offrire adeguate risorse agli investigatori, agli studiosi, a coloro che si preparano per una tesi, per un dottorato, per un approfondimento. La costruzione fu iniziata nel 1955 per volere proprio del dott. Luis Ángel Arango, allora direttore generale del Banco de la Republica. Inaugurata l’opera nel 1958, fornita di una sala d’esposizione e un’altra adibita ad audizioni musicali, aveva la capacità di ospitare intorno ai 250 usuari il giorno. E fin dall’inizio pubblicò il Boletín Cultural y Bibliográfico, organo ufficiale della biblioteca.

Biblioteca Luis Angel Arango, Informaciòn e Sala idiomas

Ben presto si notò la necessità di ampliare la struttura, fino a raggiungere la consistenza odierna con un’area di 45.000 metri quadrati, sei piani, oltre a due sotterranei, dove si raccolgono pubblicazioni destinate al prestito (»»»qua delle foto scattate da mia moglie).
I cittadini dispongono di circa 2.000 posti di lettura suddivisi in dodici sale specializzate e classificate in Arte e Umanesimo, Scienza e Tecnologia, Collezioni basiche, Economia e Amministrazione, Musica, e via dicendo, sale in cui è possibile, come d’altronde in tutto l’edificio, usufruire gratuitamente d’internet via wifi. Il tutto grazie inoltre a un esteso orario di apertura: da lunedì a sabato dalle ore 8:00 a.m. alle 8:00 p.m., e la domenica dalle 8:00 a.m. alle 4:00 p.m.

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Biblioteca Luis Angel Arango, sala concerti

La biblioteca possiede approssimativamente 2.500.000 volumi, includendo quasi tutti i testi pubblicati in Colombia durante il XIX e XX secolo, oltre a 20.000 materiali audio-visuali, e una gran quantità di dagherrotipi, ferrotipi, ambrotipi, libri rari, incunaboli, manoscritti, ricevuti anche grazie ad acquisizioni di collezioni private.
Continuo a girovagare con la giovane Tatiana che mi mostra con entusiasmo i distinti settori, e confesso che vedere le varie sale piene di studenti, appassionati, ragazzi, giovani e meno giovani, seduti e attenti al loro lavoro, mette davvero la voglia di partecipare, di restare ore e ore, sfogliando pur sia riviste o libri d’arte o assistendo alle tante attività culturali che propone, tra cui concerti, mostre, conferenze, workshop e seminari. Complesso, la biblioteca, frequentato altresì da persone famose, legate alla letteratura colombiana e sudamericana, ricordo solo Fernando Vallejo Rendón, e il suo Almas en pena, chapolas negras (1995).

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Biblioteca Luis Angel Arango, zone per bambini

Lo sviluppo di questo luogo davvero speciale è stato sorprendete: da 118 entrate diarie nel 1956 – in quell’anno si registrarono 35.520 visite -, si giunse a 250 nel 1958 (83.655 in tutto l’anno) e 1.000 nel 1963. Oggi la Luis Ángel Arango riceve intorno 5-6.000 utenti il giorno, aggiungendo i 40 e passa mila della pagina web, numeri che fanno riflettere sulla voglia dei colombiani di sapere apprendere imparare dedicare parte del loro tempo a migliorarsi. E lo avevamo già notato nell’altra biblioteca da noi visitata qualche mese qua, la Julio Mario Santo Domingo.

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Biblioteca Luis Angel Arango, sala lettura e sala scienze giuridiche

L’esistenza di qualunque biblioteca [...] dà al lettore il senso di che cosa sia veramente la sua forza, una forza che combatte i vincoli del tempo, portando nel presente schegge del passato. Gli permette di affacciarsi, anche se segretamente e da lontano, nella mente di altri esseri umani, e di conoscere qualcosa di sé attraverso le storie accumulate a suo beneficio. Ma, soprattutto, dice al lettore che la sua forza consiste nella facoltà di ricordare, attivamente, attraverso la sollecitazione della pagina, momenti selezionati dell’esperienza umana.
(Alberto Manguel)

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- p.s.: a futura memoria, ho donato la prima copia delle mie pubblicazioni in formato cartaceo alla suddetta biblioteca, facente parte della Red de Bibliotecas del Banco de la República.

Apr 272012
 

Biblioteca Julio Mario Santo Domingo, entrata

Solo chi vive in una grande città, in una metropoli come Bogotà, può sapere cosa significa traffico, qual è il vero senso del “trancón”. Eppur l’amore verso la cultura non conosce ostacoli.
Ebbene, sabato scorso, dopo 45 minuti immerso in un andirivieni di auto moto camion biciclette, e pioggia, elementi costanti da queste parti, sono andato a conoscere la nuova biblioteca pubblica di Bogotà, dedicata a Julio Mario Santo Domingo; scrivo nuova, giacché data appena maggio 2010 (»»»qua delle immagini a 360°, »»»qua un video dell’architetto progettista).
Facente parte della Bibliored, Red Capital de Bibliotecas Públicas, in un’estesa superficie verde di sei ettari, circondato dalle Ande, immerso nelle Ande, il centro culturale si presenta come un’enorme infrastruttura che può accogliere, secondo i progettisti, ben oltre il milione di utenti l’anno. E in effetti, gli ampi spazi disponibili e le capacità ricettive ben accordano tale cifra, sebbene, per il momento, gli usuari non superino la quantità di circa 1000 il giorno.

Cosicché salgo per le comode verdi-scalinate, m’incammino per i tre piani del complesso, evito l’ascensore, voglio far flanella, vedendo ascoltando tastando ogni possibile anfratto che mi parli con le parole del luogo.
Teatro, cinema, zone aperte e chiuse, ambienti per libri infantili e giovanili, poi una mostra, poi ancora una fornita emeroteca, mi colpiscono gli scaffali che contengono libri in Braille e la grande quantità di postazioni internet. Proseguo lento. Ah, ecco in una sala ci sono degli anziani che stanno apprendendo a usare il computer, in un’altra leggono ad alta voce. Ovvia, non posso crederlo: c’è anche una lezione di ballo, salsa. Che meraviglia, la cultura a 360 gradi!

Biblioteca Julio Mario Santo Domingo, postazioni computer

Mi soffermo a parlare con un’impiegata, giovane, come tutti, dico tutti, i dipendenti della biblioteca. Chiedo a Emilzen Bohorquez informazioni sulla quantità dei libri, mi dice che, seppur ancora nuova, la biblioteca accoglie oltre 40.000 fra libri, cd, dvd e audiolibri, catalogati, con qualche eccezione, secondo il sistema Dewey. La maggior parte dei volumi sono moderni, nel senso che non vi sono né manoscritti né incunaboli né testi di particolare pregio. Eppur il vero pregio della Santo Domingo sono gli ospiti. Sissignori, sono gli utenti!

Dicevo giovani, meno giovani, aggiungo studenti, persone in età matura, anziani, più anziani ancora: insomma, non esagero se dico che la biblioteca è frequentata da bambini di 2-3-4 anni, fino a persone di oltre settanta anni, animati da una voglia di sapere scoprire indagare leggere curiosare appassionarsi che mi sorprende, e mi sorprende benevolmente, nel senso che il loro desiderio di cultura è un desiderio sano, veritiero, sincero, è un desiderio che varca la soglia del falso sapere, che varca le porte del conoscere per dimostrare agli altri, che va ben oltre la fugace materialità, è un sapere che fa crescere la persona.

Biblioteca Julio Mario Santo Domingo, sala lettura

Non mi fermo, ho ancora fiato per scambiate due parole con un’altra impiegata che lavora in direzione, là dove parte tutta l’organizzazione. Mi informa che la scelta dei libri e la quantità che ricevono dipende dalla sede centrale, da Bibliored, sono loro che selezionano e distribuiscono a secondo delle necessità locali. E sì, perché a Bibliored sono legate 20, dicesi 20, biblioteche, da quelle Mayores, che sono 4, a quelle Locales, 6, a quelle dei Barrios, altre 10, e, dulcis in fundo, un BiblioBús che si sposta giornalmente per la città avvicinando la cultura nelle periferie di una città che conta 8-9 milioni di abitanti.
Resto affascinato da un insieme organizzativo che permette alla gente accostarsi al sapere, che offre a tutti, indistintamente, la possibilità di superare i propri limiti, che invita, nel vero senso della parola, ad approfondire argomenti e fatti in modo semplice, immediato, facile. E sebbene la biblioteca Julio Mario Santo Domingo sia appena nata, ha tutte le capacità e risorse per essere uno dei centri culturali di spicco del Paese. Lo merita e lo merita anche un popolo che ha voglia di cultura!

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»»»aquí en español.

Apr 272012
 

Sólo aquellos que viven en una gran ciudad, en una ciudad como Bogotá, pueden saber que significa tráfico, cuál es el verdadero significado de “trancón”. Sin embargo, el amor por la cultura no conoce obstáculos.
Bueno, el sábado pasado, después de unos 45 minutos inmersos en un laberinto de camiones autos motos bicicletas, y lluvia, elementos constantes en estas partes, fuimos a conocer la nueva biblioteca pública de Bogotá, dedicada a Julio Mario Santo Domingo, digo nueva porque fecha mayo de 2010.
Haciendo parte de la Bibliored, Red Capital de Bibliotecas Públicas, en una extensa área verde de seis hectáreas, rodeada por los Andes, ubicada en los Andes, el centro cultural es una enorme infraestructura que puede hospedar, según los diseñadores, más allá de un millon de usuarios al año. De hecho, los amplios espacios y la capacidad de la infraestructura lo permiten, aunque por el momento, los visitantes no excedan los 1000 al día.

Así que subo por las verdes escaleras, camino por las tres plantas del complejo, ya que evité el ascensor, quiero escuchar todos los rincones que me hablen de cultura.
Teatro, cine, espacios abiertos y ambientes cerrados, libros para jóvenes para niños, y luego una exposición de arte, varios periódicos listos por ser leidos, hasta que llegué a las estanterías que contienen los libros en Braille, finalmente una gran cantidad de computadores para acceso a internet.
Camino lento. Ah, aquí estamos en una sala donde los ancianos están aprendiendo a manejar el computador, en otra parte se lee en voz alta. Obviamente, yo no lo puedo creer: hay también una lección de baile, la salsa. ¡Qué maravilloso, cultura a 360 grados!
Me detengo a hablar con una empleada, una joven: me gusta que los responsables sean personas jóvenes, tienen entusiasmo y pasión por el trabajo. Pido información a Emilzen Bohórquez, que en este momento está en la recepción, sobre la cantidad de libros que hay en la biblioteca, me dice que, aunque todavía sea nueva, hay más de 40.000, incluyendo libros, CDs, DVDs y audiolibros, catalogado, con algunas excepciones, de acuerdo con el sistema Dewey. La mayoría son modernos en el sentido de que no hay manuscritos o incunables, o libros de especial valor. Y, sin embargo, el valor real de la biblioteca son los usuarios. Sí, señor, son las personas que vienen a vistarla!
Son jóvenes, mayores, estudiantes, son infantes, gente comun: en una palabra, no exagero cuando digo que la biblioteca es frecuentada desde niños de 2-3-4 años hasta personas de más de setenta años, animadas por el deseo de aprender, de leer, de investigar, de navegar en internet, me apasiona y me sorprende con gracia, en el sentido que su deseo de cultura es un deseo sano, honesto, sincero, es un deseo que cruza el umbral del falso conocimiento, que va más alla del saber para mostrar a otros, más allá todavia de la materialidad efímera, es el conocimiento que hace que la persona pueda crecer en su interior.

Todavía tengo ganas de conversar, encuentro otra empleada que trabaja en la dirección, donde está toda la organización. Me informa que la elección de los libros y la cantidad que reciben depende de la sede de Bibliored, son ellos los que seleccionan y distribuyen de acuerdo a las necesidades locales. Ya que a Bibliored estan afiliadas 20 bibliotecas, las Mayores, que son 4, las Locales, 6, las de Barrios, otras 10, y, por último, pero no menos importante, una biblioteca itinerante – BiblioBús – que viaja diariamente para acercar la cultura en los suburbios de la ciudad, de una ciudad que cuenta 8-9 millones de habitantes.
Estoy fascinado por la buena organización que permite que la gente sepa, que todos, sin distinción alguna, tengan oportunidad de superar sus limitaciones, en el verdadero sentido de la palabra, para encontrar respuestas de manera sencilla, directa, fácil gracias a la cultura.
Y a pesar de que la biblioteca Julio Mario Santo Domingo acaba de nacer, tiene todas las caracteristicas y recursos para ser uno de los principales centros culturales del país.
Se lo merece y se lo merece también un pueblo que quiere cultura!

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»»»aquí en italiano

Dec 082011
 

Credo sia ben nota la mia passione verso le biblioteche, verso quelle istituzioni che conservano e trasmettono la memoria del nostro esistere su questa Terra, della nostra evoluzione sociale politica intellettuale storica. Luoghi che ognuno di noi dovrebbe frequentare con assiduità, non solo per approfondimenti culturali, ma anche per socializzare, condividere idee opinioni lavori esperienze.
Qualche giorno fa esortai i miei amici di facebook e twitter a inviarmi delle loro foto di biblioteche con un breve commento. Annarita Verzola (»»»qua) ci parla delle sue emozioni al visitare quella della residenza dello scrittore Walter Scott, in un suo viaggio in Scozia.

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Caro Gaspare,
ho letto il tuo post su FB riguardo le biblioteche e ho ripensato al viaggio in Scozia di cinque anni fa.
Tra le altre cose visitammo Abbottsford House, la residenza di Walter Scott affacciata sul fiume Tweed.
Ti mando volentieri le foto che scattai nella sua meravigliosa biblioteca, ricca anche di cimeli.
Rammento ancora il senso di profonda emozione che provai entrando e guardandomi intorno, c’erano circa 9000 volumi, disposti in modo elegante ed armonioso.
E poi il senso di calore e di intimità che emanava da quella elegante e vasta biblioteca!
Immaginai con un pizzico di invidia sir Walter seduto alla finestra dalla quale si vedeva il fiume, intento a scrivere una delle sue avvincenti storie.
Spero di esserti stata utile, un caro saluto.
Annarita Verzola.

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E voi, quale biblioteca frequentate? Che sensazione vi dà entrare in un luogo pieno di libri, di archivi, di storia?

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