Feb 182014
 

La questione è la seguente: le biblioteche, lo ripetiamo fino alla noia, sono stimolo ed energia per lo sviluppo culturale di un Paese, senza biblioteche la storia di un popolo è zoppa, manca di quella sostanza che lo muove avanti coscientemente.

Nella società moderna, il libro è un elemento essenziale dello sviluppo. Tutto l’accidentato cammino che ha seguito il genere umano per giungere al suo stato attuale di progresso, è contenuto nei libri. Tutto ciò che può motivare il suo ingegno per continuare a esercitare i suoi talenti, è anche in questi.” (1)

Biblioteca Nacional de Chile

Biblioteca Nacional de Chile

Orbene, l’autobus 403 mi porta in meno di mezz’ora da casa mia, nel quartiere Ñuñoa, proprio davanti al bellissimo edificio della Biblioteca Nacional de Chile, nella via che ricorda il “Libertador Bernardo O’Higgins”. Un percorso fra le vie poco affollate di una Santiago del Cile che assapora una calda estate: febbraio qua è l’agosto italiano!

Salgo le larghe scalinate delineate da alte colonne di ordine composito, entro, mi ritrovo in un ambiente prettamente neoclassico, un gusto che mi appartiene. Chiedo informazioni, mi accompagna la bibliotecaria Paulina Olivos Opazo, mi dà notizie generali dell’edificio, mi propone la lettura di vari testi per meglio entrare nelle dinamiche del passato, della sua formazione e della prima raccolta di libri, nel 1813, proprio quando Cile lottava per diventare repubblica, inseguendo un cammino tutto suo, rompendo con la dominazione spagnola, un gesto, quello di creare una biblioteca, che potrebbe simbolizzare il voler essere indipendente e iniziare a raccogliere la propria storia. Quello è l’anno della fondazione della Biblioteca Nacional, non ancora però nell’edificio di oggi, in cui passerà i suoi volumi solo a fine costruzione, 1925.

Biblioteca Nacional de Chile, sala Gabriela Mistral, inizi anni '80

Biblioteca Nacional de Chile, sala Gabriela Mistral, inizi anni ’80

E, in effetti, il 1813, il 10 agosto, data l’apertura al pubblico dell’allora piccola realtà, una realtà rivolta non solo agli studiosi, ma soprattutto al pubblico in generale, persone da educare, alfabetizzare, abituare alla lettura. Dirà D. Mariano Egaña, allora ventenne, all’inaugurazione:

Cittadini tutti: una grande biblioteca, superiore agli scarsi ricorsi di questo paese, vi apre il Governo con tutti gli strumenti per la vostra illuminazione, entrate, approfittate di ciò che sapevano i nostri anziani e quello che anticipa il nostro secolo.” (2)

Più avanti aggiunge:

Artisti, naturalisti: là troverete anche modelli, macchine e strumenti per il vostro lavoro, le arti e le scienze.” (3)

Cammino per le sale, girovago senza un apparente senso, poche le persone che leggono, per lo più sono di avanzata età: ma è piena estate! Mi rassicurano che durante il periodo scolastico i ragazzi affollano le sale, attenti nei loro studi e nelle loro ricerche, la biblioteca si anima con il loro simpatico parlottio. Le statistiche che mi fornisce gentilmente Paulina dicono che nel 2013 sono entrate più di 200.000 persone, nello stesso tempo in cui le visite al sito internet Memoria Cilena e correlati furono oltre 66.000.000, scaricando ben oltre 25.000.000 di documenti: cifre di una certa importanza, cifre che connotano la voglia di sapere di uno Stato di circa 17.000.000 di abitanti.

Mi sento in Europa, come fossi a casa mia, fra mura che parlano le più disparate lingue, fra testi che spaziano fra le più diverse materie dell’ingegno umano: i volumi che contengono queste stanze sono 2.000.000, alcuni ancora da catalogare.

Biblioteca Nacional de Chile, sala José Toribio Medina

Biblioteca Nacional de Chile, sala José Toribio Medina

La sala dedicata a José Toribio Medina, che nel 1925 donò la sua pregiata collezione, coinvolge i miei sensi, mi avvolge con il suo fascino. Libri, mappe, scaffali colmi di atavico sapere: è pane per i miei denti abituati a masticare pagine e memorie. 35.000 titoli, uno dei fondi bibliografici a tema coloniale più importanti del Cile, forse del Sud America, una raccolta che contiene i più validi documenti sicuramente dell’intero edificio.

Mi siedo in una delle belle sedie di legno – tutta la sala è di eccellente legno, tutti e tre i piani -, lui, Don José, mi guarda dai due ritratti che ho a destra e a sinistra, posso quasi annusare l’odore dei sigari che lui amava fumare (4), mentre un dolce ticchettio scandisce un tempo che pare dialogare con il presente. Socchiudo gli occhi, respiro aria ancestrale, quell’aria tipicamente culturale dei primi decenni del Novecento, e in effetti l’ambiente ha tanto dell’architettura di quel periodo.

Girovago ancora un po’, su e giù per le scale. Grande, l’edificio è grande, quasi mi perdo per le varie sale, i vari uffici, le varie aree, fra le riviste della sala Pablo Neruda, l’Archivo del escritor, la Colección Chilena e tante altre ancora fra cui l’Archivo de literatura oral y tradiciones populares in cui si conserva la testimonianza viva e vibrante della storia locale. Qua si può sbirciare un fumetto, ascoltare un cd, sfogliare un giornale o un qualsiasi quotidiano, si può bisbigliare a bassissima voce che il vicino sta traducendo un testo dal latino o che una ragazza sta copiando un poema d’amore di Neruda o finanche che uno sconosciuto studioso italiano è affannato a indagare le leggende del popolo Mapuche.

Biblioteca Nacional de Chile, sala Gabriela Mistral

Biblioteca Nacional de Chile, sala Gabriela Mistral

I giochi si fanno sempre più piacevoli quando entro nel salone della poetessa Gabriela Mistral, una zona dedicata alla lettura, dove si va per immergersi nel testo, dove la luce è così ben studiata che agevola la riflessione e aiuta a meglio considerare l’enorme importanza che ha la biblioteca per il popolo cileno.

Constato con soddisfazione che Cile è una realtà che palpita di vita, che ha voglia di affrontare a testa alta il secolo appena iniziato, ma ha altresì desiderio di scoprire il proprio passato, una memoria che non vuole lasciare nel dimenticatoio, di cui la Biblioteca Nacional è strumento indispensabile e imprescindibile di deposito e trasmissione.

*****

-1. Sergio Martínez Baeza, Biblioteca Nacional, Ed. Dirección de bibliotecas, archivos y museos, 1982, pag. 11 (trad. di Gaspare Armato).
- 2. Sergio Martínez Baeza, Biblioteca Nacional, op. cit., pag. 18 (trad. di Gaspare Armato).
- 3. in Mapocho, Revista de Humanidases, Ed. Dirección de bibliotecas, archivos y museos, n. 73, Primer semestre de 2013, pag. 12 (trad. di Gaspare Armato).
- 4. Revista Pat, Ed. Dirección de bibliotecas, archivos y museos, n. 56, invierno 2013, pag. 24.
- seconda immagine: primi anni ’80, sala dedicata a Gabriela Mistral, tratta da: Sergio Martínez Baeza, Biblioteca Nacional, op. cit., pag. 107.

Sep 022013
 

A casa mia, mi ritiro un po’ più spesso nella mia biblioteca,
da dove comodamente governo la mia casa.
Sono sull’ingresso e vedo sotto di me il giardino, la corte,
il cortile e quasi tutte le parti della mia casa.
Qui sfoglio ora un libro, ora un altro,
senz’ordine e senza programma, come capita;
ora fantastico, ora annoto e detto,
passeggiando, queste mie idee. [...]”
(Michel de Montaigne, Saggi)

Con il passaggio dal Medioevo al Rinascimento si evolve poco a poco il concetto di “studium”, due periodi strettamente connessi in cui l’interesse per i testi classici prende ancor più forza con l’Umanesimo. E mentre prima i manoscritti erano patrimonio della Chiesa, degli ordini monastici e dei nobili, così come l’insegnamento veniva “dettato” principalmente da religiosi, con il Rinascimento, con l’invenzione dei caratteri mobili gutenberghiani, con il migliorare le condizioni di vita, con l’avvento della borghesia, i libri passano dall’essere esclusiva di pochi a risiedere anche nelle case dei più abbienti, destinati insomma a un pubblico sempre più ampio e maggiore.

Si sviluppa lentamente l’idea della condivisione, del mettere a disposizione i propri testi per dare possibilità a “chiunque” accedere ai classici greci e latini, e alle nuove pubblicazioni. Un percorso che porta nel trascorso dei secoli all’apertura, per gli interessati e non, delle collezioni una volta private.

Di seguito alcuni video che ci immettono nelle biblioteche in questione, che bisogna pur studiare nella complessità del tempo e del luogo.

YouTube Preview Image

Iniziamo il nostro percorso visivo dalla Malatestiana, voluta dal Signore della città Novello Malatesta, unico esempio di biblioteca a tre navate. Sembra essere stata la prima in occidente che aprì le sue porte al pubblico, nell’agosto del 1455. I testi venivano legati ai banchi per evitare essere portati via.

*****

YouTube Preview Image

La biblioteca Marciana di Venezia ha una storia ben più complessa, sebbene debba l’esistenza al cardinale Bessarione, vescovo di Nicea, che donò nel 1468 la sua preziosa raccolta, contenente, fra l’altro, opere manoscritte di Esiodo, Eschilo, Aristofane, scritti di Aristotele ed Euclide. Già nel 1362, il Petrarca ne aveva proposto il progetto, ma alla sua morte i suoi libri andarono ai Signori di Padova, Da Carrara.

*****

YouTube Preview Image

YouTube Preview Image

I libri sono portatori di civiltà. Senza libri, la storia è silenziosa, la letteratura è muta, la scienza è inetta, il pensiero e la speculazione sono ad un punto morto. I libri sono i motori del cambiamento, le finestre sul mondo, i fari eretti nel mare del tempo“. (Barbara Tuchman)

Lo sapeva bene il nostro Federico da Montefeltro, la cui biblioteca privata, nel famoso Studiolo (1473-’76), pur non essendo una vera e propria biblioteca, ma solo una libreria di un principe, è degna di nota per la qualità dei codici che conteneva, raccolta famosa nel Quattrocento anche fra collezionisti: novecento codici, di cui seicento latini, centosessantotto greci, ottantadue ebraici e due arabi.

*****

YouTube Preview Image

Il destino di molti uomini dipese dall’esserci o non esserci stata una biblioteca nella loro casa paterna”, diceva alla fine del XIX secolo Edmondo De Amicis. Agevolati stimolati privilegiati sembra essere stati quegli umanisti del tempo che dedicavano i propri lavori ai membri della casa d’Este, usufruendo dei 450 volumi presenti nel 1467 nella biblioteca Estense
 di Modena, di cui uno dei volumi più famosi fu ed è la rinomata Bibbia di Borso d’Este, riccamente miniata.

*****

YouTube Preview Image

A Roma, per volere di papa Sisto IV, nacque ufficialmente, nel 1475, la Biblioteca apostolica vaticana, oggi una delle più autorevoli al mondo per albergare raccolte di testi unici rari introvabili altrove. Oggi, come allora, destinata a studiosi e ricercatori accreditati.

*****

YouTube Preview Image

Spesso il piacere della lettura dipende in gran parte dalla comodità fisica del lettore [...] Ci sono libri che ho letto in poltrona e altri che ho letto alla scrivania. Ci sono libri che ho letto nella metropolitana, in macchina, in autobus. Trovo che i libri letti in treno partecipino della qualità di quelli letti in poltrona, forse perché in entrambi i casi posso facilmente astrarmi da quanto mi circonda [...]”, scrive Albert Manguel, in Una storia della lettura (»»qua una recensione).

E il buon Cosimo de’ Medici, i libri, anzi i manoscritti, se li portava spesso dietro quando viaggiava.

Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, disegnata da Michelangelo Buonarroti.
Fu grazie a Cosimo de’ Medici, il Vecchio, che si deve questa biblioteca fiorentina, appassionato e collezionista di manoscritti principalmente di autori latini e greci. Sarà poi Lorenzo il Magnifico a ingrandire la collezione. Fu aperta al pubblico nel 1571.

Quale sarà il futuro delle biblioteche nell’era di internet?

May 132013
 

Se nel XIII sec. il sistema delle peciae iniziò con il favorire una seppur lenta maggiore diffusione dei manoscritti, specialmente e inizialmente nelle varie città universitarie italiane, l’invenzione dei caratteri mobili nel XV sec. da parte di Gutenberg permise, fra l’altro, portare, in un relativamente breve periodo, la cultura nelle case anche dei meno abbienti, così oggi, proseguendo quel continum storico, internet facilita ancor più la condivisione di idee progetti libri, permette, da seduti, poter accedere addirittura al vecchio Sutra del diamante e ammirarlo nel suo splendore.

E allora, che senso hanno le biblioteche oggi se in rete si può trovare di tutto? Possono queste organizzarsi fra loro e prestare, oltre ai consueti servizi, un valore aggiunto?
Lo abbiamo chiesto a Debora Mapelli che lavora nell’innovativo Sistema Bibliotecario Vimercatese, che sembra avvicinare il web i libri i lettori.

*****

Debora Mapelli- Debora, potresti raccontarci in poche parole che cos’è il Sistema Bibliotecario Vimercatese e com’è organizzato?

Il Sistema Bibliotecario Vimercatese è nato da una convenzione tra 27 Comuni delle Province di Milano e Monza e Brianza. Le 27 Biblioteche che fanno parte del Sistema pagano una quota annua per ogni abitante e in cambio ricevono dal Sistema Bibliotecario: assistenza hardware e software sulle circa 450 postazioni che fanno parte della rete informatica; assistenza nell’uso e nello sviluppo del programma di gestione biblioteconomica; catalogazione dei documenti; formazione permanente sia attraverso corsi per i neo assunti, sia attraverso aggiornamenti per i bibliotecari che lavorano già in una delle biblioteche afferenti, gestione centralizzata del prestito interbibliotecario (attraverso appalto a una cooperativa sociale che trasporta i libri richiesti da una biblioteca ad un’altra). Oltre a questi servizi di base il Sistema si occupa di elaborare annualmente le statistiche d’uso per le biblioteche e della comunicazione all’esterno delle nostre attività comuni, attraverso conferenze stampa, volantini, sito web e social network.
Per il Sistema bibliotecario lavorano: una coordinatrice, un’impiegata amministrativa, due catalogatrici, tre assistenti all’helpdesk informatico.

- In che cosa consiste esattamente il tuo lavoro?

Io mio occupo di assistenza alla rete informatica delle biblioteche, aggiornamenti e manutenzione del sito web, assistenza agli utenti che ci contattano via email o attraverso apposito modulo del nostro sito, gestione della pagina Facebook in collaborazione con altre colleghe delle biblioteche del Sistema.

- Qual è il ruolo del bibliotecario oggi e com’è cambiato rispetto, per esempio, a una ventina di anni addietro?

Io credo che l’obiettivo di un buon bibliotecario sia stato e continui ad essere quello di facilitare l’accesso alle informazioni per i propri utenti. Nelle biblioteche pubbliche di base, come quelle per cui lavoro, oltre a questo importante obiettivo, c’è sicuramente anche un ruolo sociale che vede la biblioteca come luogo per la promozione della lettura, fin dalla più tenera età e, perché no, di scambio di opinioni su libri e autori.
Penso che, rispetto ad una ventina di anni fa, siano cambiati i mezzi a disposizione del bibliotecario, non tanto gli obiettivi. Oggi è più facile comunicare con gli utenti attraverso email, social network e App. La società mi sembra cambiata perché sempre più frenetica e anche il nostro lavoro si adegua a questi nuovi ritmi, raggiungendo gli utenti anche al di fuori della biblioteca.
Di certo l’evoluzione tecnologica che abbiamo visto nell’ultimo ventennio ha trasformato completamente il lavoro del bibliotecario che, oggi più che mai, non può farsi trovare impreparato di fronte alle nuove possibilità che esistono. Solo negli ultimi 5 anni ho visto arrivare nelle nostre biblioteche: postazioni touch screen per il prestito automatizzato dei libri, App per smartphone che permettono di richiedere in prestito i nostri documenti ma anche personalizzare le proprie ricerche, box esterni alle biblioteche che permettono la restituzione dei libri 24 ore su 24, ecc. Ad un bibliotecario di oggi non basta più conoscere la Classificazione Decimale Dewey e indirizzare l’utente al giusto scaffale, un buon bibliotecario deve essere consapevole delle esigenze della società in cui vive e lavora e deve anticipare le esigenze della propria utenza attraverso servizi che rendano più facile l’accesso alla biblioteca.

- Si parla di e.book, sembra addirittura che negli Stati Uniti le vendite abbiano superato quelle dei libri cartacei, pensi che le biblioteche siano pronte ad ospitarli, e in che modo?

È un tema complesso perché nuovo e pieno di protagonisti dell’intera filiera libro. Nella mia piccola esperienza posso dire che gli ebook nel nostro Sistema sono arrivati solo da pochi mesi ma, visti i numeri, direi che è già un successo. Quello che ho potuto constatare è che c’è molta curiosità e voglia di provare questa nuova forma di lettura e anche i corsi che abbiamo offerto agli utenti in merito agli ebook hanno visto il “tutto esaurito” in pochissimo tempo.
Attualmente mi sembra che ci sia una certa diffidenza nei confronti di questa nuova possibilità e lo dimostrano sia gli innumerevoli formati a disposizione, sia le protezioni, a volte fin troppo rigide, che vengono applicate agli ebook. Tutto questo confonde e disorienta i lettori e non rende facile nemmeno la scelta del device sul quale leggerli.
Credo che le biblioteche si siano aperte alla possibilità di offrire questa nuova possibilità di lettura e che, grazie a piattaforme come MediaLibraryOnline, questo compito ci sia facilitato. Credo comunque che la confusione e la paura del nuovo spaventi soprattutto gli editori e, finché non si troveranno linguaggi e strategie comuni, è difficile dire che cosa potrebbe succedere.
Nel caso particolare delle biblioteche, ad esempio, deve essere chiaro e garantito che, al di là delle protezioni adottate dall’editore, si possa conservare una copia dell’opera acquistata. In che modo e con quali diritti è ancora un tema aperto.

- In un’epoca come la nostra, dove i social network oramai fanno parte del quotidiano vivere, come le biblioteche potrebbero adoperare, per esempio, facebook twitter pinterest?

I social network sono le nuove piazze dove le persone si incontrano e discutono dei loro interessi. Chi meglio di una biblioteca potrebbe sfruttare queste nuove possibilità? Credo che sia importantissimo guardare con curiosità ai social network. Credo comunque che, un approccio improvvisato potrebbe essere controproducente perché un profilo gestito male potrebbe dare un’immagine negativa della Biblioteca. La giusta via di mezzo è quella di non affidarsi all’istinto o alla moda del momento, ma quella di valutare molto bene se si hanno le forze per sostenere un progetto di ampia portata che, spesso, va al di là del nostro orario di lavoro, porsi obiettivi ben chiari e studiare molto bene le nuove tecniche di comunicazione richieste. Una biblioteca non deve necessariamente lavorare da sola in tutto questo, il nostro Sistema propone una pagina Facebook che parla di tutte le biblioteche e che prevede, nella redazione, la presenza di nove bibliotecarie appartenenti a cinque biblioteche del Sistema e i contributi possono arrivare da tutti i nostri bibliotecari. Oltre a questa possibilità ci sarebbe anche quella di guardare ai nuovi protagonisti del web e dei social network, per esempio i book-bloggers: non sarebbe bella una pagina che nasce dalla collaborazione tra un book-blogger e una biblioteca?
Per quanto riguarda Pinterest credo che possa essere maggiormente sfruttato per le vetrine tematiche, le bibliografie e tutte le proposte di lettura che le biblioteche da sempre propongono ai loro utenti. Si tratta di un social network giovane ma credo valga la pena scommetterci.

- Alla luce della tua esperienza, Debora, che cosa cambieresti nel sistema bibliotecario italiano? Quali modifiche apporteresti, quali sono i rami secchi che toglieresti?

Il sistema bibliotecario italiano è in difficoltà da qualche anno per mancanza di finanziamenti. Credo che una Nazione dovrebbe difendere la cultura e la possibilità di accesso libero e gratuito al sapere con ogni mezzo. Mi dispiace leggere di biblioteche che devono ridurre gli orari di apertura, chiudere o rinunciare ad accrescere il proprio patrimonio per mancanza di fondi, credo siano ferite culturali che difficilmente potranno essere sanate. Oggi si parla tanto di sprechi e credo che, come in ogni settore, ci siano stati anche nelle biblioteche, ma è giusto fermarsi ad analizzare quali siano veramente le cose da tagliare e non procedere a tagli indiscriminati sui bilanci per far quadrare i conti.
In questi ultimi anni la nostra associazione di categoria, l’AIB ha sensibilizzato molto l’opinione pubblica sulla realtà delle biblioteche, a partire da iniziative come il Bibliopride ed è stato molto bello vedere quanti cittadini hanno risposto positivamente. Il lavoro di rinnovamento è già iniziato, posso solo augurarmi che ci sia data la possibilità di continuare ad offrire i servizi importanti definiti dal Manifesto dell’Unesco.

- Per concludere, quale e come credi sarà il futuro delle biblioteche in Italia e nel Mondo in generale?

Mi auguro che ci sia sempre posto per le biblioteche in Italia e nel Mondo in generale perché solo garantendo un libero accesso alle informazioni e al patrimonio culturale ci saranno popoli liberi e responsabili. Spesso si sente dire che, viste le nuove possibilità di reperire in rete tutto il patrimonio documentario, le biblioteche potrebbero anche sparire. Io sono convinta del contrario. Intanto non è detto che avere a disposizione tutti questi documenti permetta di accedervi, sono necessarie competenze di ricerca bibliografica che, purtroppo, si stanno perdendo sempre di più e chi meglio di un bibliotecario può fare da intermediario tra il mare magnum di informazioni e quello che si cerca davvero? In secondo luogo ritengo assolutamente doveroso conservare una memoria storica libera e indipendente del patrimonio culturale dell’umanità perché la tecnologia apre le porte anche a scenari di controllo che spaventano: basta pensare all’accesso alle informazioni che è permesso nei Paesi non democratici. Gli scenari sono di così ampia portata che si potrebbe dedicare un’intera monografia all’argomento, ma credo che già solo sfiorarlo renda comprensibile quanto sia importante difendere le biblioteche.
Infine mi piace pensare che resta ancora una dimensione umana nel nostro lavoro e che, con il tempo, potrebbero cambiare i nostri servizi, ma non la possibilità di ospitare utenti che abbiano voglia di incontrarsi, leggere un giornale in un locale accogliente e silenzioso, far avvicinare i loro bambini ai libri, scambiare quattro chiacchiere sull’ultimo romanzo di un autore famoso.

*****

Letture consigliate:

- Antonella Agnoli, Caro sindaco, parliamo di biblioteche, Editrice Bibliografica, 2011
- Antonella Agnoli, Le piazze del sapere. Biblioteche e libertà, Laterza, 2009.
- Valeria Baudo, Come cambiano i servizi bibliotecari per ragazzi. Nuove tecnologie e nuove prospettive per le biblioteche pubbliche e scolastiche, Editrice Bibibliografica, 2008.
- Cecilia Cognigni, La biblioteca raccontata a una ragazza venuta da lontano, Editrice Bibliografica, 2012.

May 082013
 

Con un patrimonio di oltre 14.000 volumi, la Biblioteca Carlos Castro Saavedra di Medellin custodisce la memoria storica antioqueña. E in effetti tutti i libri pubblicati da un autore antioqueño o da un editore antioqueño o su tema antioqueño, per legge, una copia deve essere depositata proprio in quegli archivi.
Per tal motivo riveste un’importanza davvero unica e particolare, essendo ponte tra il passato e il presente, legame indissolubile che serve a mettere in evidenza la memoria le tradizioni il passato di un dipartimento che in questi ultimi anni è proiettato solidamente verso un futuro che lo vede protagonista.

Di seguito un video che ci mostra le varie sale, grazie alla bibliotecaria Emilse Cardona.

YouTube Preview Image

*****

»»»aquí en español.

May 082013
 

Con un patrimonio de más de 14.000 volúmenes, la Biblioteca Carlos Castro Saavedra de Medellín es la depositaria de la memoria histórica Antioqueña. De hecho, por ley, se deberá dejar una copia de todos los libros publicados por un autor o un editor Antioqueño o sobre tema Antioqueño.
Por esta razon, la biblioteca es de gran importancia, ya que es el puente entre el pasado y el presente, legado indisoluble que sirve para poner en relieve las tradiciones, la herencia y los recuerdos de un departamento que en los últimos años ha sido proyectado sólidamente hacia un futuro en el cual es ya protagonista.

A continuación, un video que nos muestra las distintas salas. Gracias a la bibliotecaria Emilse Cardona.

YouTube Preview Image

*****

»»»qua in italiano.

May 022013
 

Emilse Cardona, Biblioteca Carlos Castro Saavedra, MedellinBibliotecaria orgogliosa della sua attività, Emilse Cardona lavora nella Biblioteca Departamental Carlos Castro Saavedra di Medellín, in un edificio, il Palacio de la Cultura “Rafael Uribe Uribe”, che conserva le memorie di una terra legata alle tradizioni, alla storia, al proprio passato, terra che “beneficia” dei ricordi per proiettarsi con successo in un futuro che già la vede protagonista (»»»qua, »»»qua).

*****

- Ci può dire come si svolge il suo lavoro nella Biblioteca Departamental Carlos Castro Saavedra di Medellin, di che cosa si occupa, e com’è una sua giornata tipica?

Il mio lavoro nella Biblioteca Dipartimentale Carlos Castro Saavedra adempie funzioni ausiliarie, ma in realtà presto servizio a un pubblico speciale e diverso, questo perché la biblioteca è a carattere “patrimoniale”. In questo luogo si conserva parte della memoria del nostro territorio Antioquia; le sue origini e le informazioni di 125 comuni che lo compongono.

Inoltre, il Ministero della Cultura della Colombia (Biblioteca Nacional de Bogotà) ha assegnato a questa biblioteca la funzione di essere Deposito Legale (Legge 44 del 1993), questa legge in poche parole dice che tutti gli editori e scrittori di Antioquia devono depositare una copia delle pubblicazioni in questa biblioteca, con il fine di preservare la memoria del nostro territorio. Ci sono tre condizioni per lasciare un lavoro in Deposito Legale: trattare argomento antioqueño, essere autore antioqueño, essere editore antioqueño. Se si compie uno di questi tre requisiti, si può consegnare il lavoro. Deve essere stampato in più di 100 copie.

In questo modo la biblioteca possiede una gran ricchezza, formandosi una unione tra il passato e il presente.

Precisazione: in biblioteca ci sono inoltre libri di medicina, diritto, letteratura, sociologia, questo perché i principali editori delle università ci stanno inviando la loro produzione.

- Qual è il ruolo del bibliotecario oggi e com’è cambiato rispetto, per esempio, a una ventina di anni addietro?

Il ruolo del bibliotecario è servire da mediatore all’usuario; il suo lavoro è essenziale perché è colui che conosce il materiale ed è responsabile affinché le informazioni raccolte possano giungere ai visitatori. Penso che deve avere un certo carisma, trattare con grande rispetto a tutte le persone e cercare di soddisfare le loro esigenze, di tal maniera li seduce affinché si sentano sicuri percependo che questo posto è per loro.

Inoltre deve mantenere il materiale in ordine ed essere attento alle non conformità al fine di migliorare giorno per giorno.

Il ruolo del bibliotecario è sì cambiato rispetto a venti anni fa. Ora c’è la tecnologia e deve essere aperto alle mutazioni per utilizzare le due alternative (formati fisici e virtuali).

- In che modo le biblioteche potrebbero attrarre l’attenzione del cittadino per farlo partecipare attivamente agli eventi che questa organizza?

I formati menzionati prima sono complementari, e soprattutto in una biblioteca “patrimoniale” dove vengono tanti ricercatori (studenti di antropologia, architettura, diritto, storia, ecc), si deve fare enfasi che il materiale consultato nei libri fisici, non si trova da nessun’altra parte e che il nostro ruolo non è solo di tenere i libri, ma coinvolgerli in eventi come forum, presentazioni, incontri, dove il professionista manifesta l’importanza del patrimonio e ciò che è cultura. Evidenziare il “nostro”, dare un senso di appartenenza, conservare e valorizzare anche quelle cose che posseggono gli altri.

- Che ruolo ha la Biblioteca Departamental Carlos Castro Saavedra di Medellin nella società medellinese?

Il ruolo della Biblioteca Dipartimentale Carlos Castro Saavedra di Medellín è di ricevere, conservare e custodire il materiale bibliografico che entra per deposito legale. Si deve informare costantemente il pubblico della nostra funzione affinché ci invii il materiale pubblicato.

Così, la biblioteca diventa un vero tesoro che trascenderà le epoche e servirà di sito di riferimento per tutte le generazioni.

- Crede che, nell’epoca di internet, le biblioteche hanno ancora un senso? Non pensa siano superate?

Sì, le biblioteche hanno ancora un senso, perché soprattutto in questi paesi, non tutti hanno accesso a Internet, e ci sono informazioni e una storia di vita quotidiana che non trova riscontro in Internet.

- Si parla di e.book, le biblioteche sono pronte ad ospitare, e in che modo, questi testi in versione digitale?

In Colombia l’e.book è qualcosa di nuovo per molti, inoltre non si hanno direttrici dalla Biblioteca Nazionale di Colombia, su come dovrebbe organizzarsi il deposito legale. E sì, sarebbero disposte a riceverli ma avendo politiche chiare sulla loro sistemazione. Poi ci sono i costi, non tutti possono accedere a questa tecnologia perché molti di questi e.book sono ospitati su siti web dove si deve pagare.

Ho chiesto (»»»qua) ai miei lettori di farle alcune domande. Fra le tante ne riporto due.

- Perché fa questo lavoro? È felice?

Faccio il mio lavoro con passione e perché ho deciso, ho studiato tecnologia di gestione aziendale e lavorato in produzione commerciale e di servizio, ma tutta la mia vita ho amato la lettura e libri. La vita mi ha presentato l’opportunità di lavorare in biblioteca e ho cambiato. É stato molto gradevole, sono felice soprattutto ora che sono a contatto con un pubblico così vario, è stato un apprendimento meraviglioso sia personalmente sia intellettualmente.

- Qualche statistica sui suoi frequentatori (sesso, età, livello d’istruzione, testi preferiti).

Vengono molti studenti (più uomini che donne), universitari che studiano storia, antropologia, architettura, quasi tutte le discipline. I testi preferiti sono quelli di storia di Antioquia e i suoi municipi, architettura, economia, mezzi di trasporto e personaggi che hanno costruito Antioquia.

Vengono uomini già adulti a leggere giornali e riviste, giovani a utilizzare Internet e per informarsi, è bloccato youtube e facebook.

Qui ci visitiamo peraltro molti turisti da tutto il mondo, per essere in un edificio storico, nel “Palazzo della Cultura Rafael Uribe Uribe“.

Mar 012013
 

Biblioteca Luis Angel Arango, RinoLo sappiamo bene che un luogo spesso è legato alla nostra memoria per una particolare esperienza che abbiamo vissuto in prima persona, così come può essere punto di riferimento per successivi eventi che, in un modo o nell’altro, ci coinvolgono.
Ebbene, la Biblioteca Luis Ángel Arango è una di quelle istituzioni a me care, vuoi perché “piazza del sapere“, vuoi perché là si sono conosciuti i miei suoceri, dandomi l’opportunità di sposarmi con Cata, loro figlia.
Ma andiamo avanti, giacché per l’ennesima volta ho avuto il piacere di visitarla, stavolta accompagnato da una preparata guida, Tatiana Torres, e, come sempre, ne sono uscito entusiasta e con voglia di ritornare.

L’evoluzione di un popolo, evoluzione in lato sensu, viene “agevolata”, non solo, dagli eventi culturali che uno Stato mette gratuitamente a disposizione, dalla condivisione delle idee, dalla quantità di biblioteche presenti nel territorio, dalla possibilità che hanno i cittadini di attingere alle informazioni, siano esse del presente che del passato.
In questi ultimi anni, la Colombia ha fatto passi da gigante, ristrutturando vecchie, si fa per dire, biblioteche, e costruendone di nuove (»»»qua), dando la facoltà a tutti di usufruire di un servizio che per qualità e prestazioni è di un ottimo livello.

Situata nel “barrio” la Candelaria, a Bogotà, la Biblioteca Luis Ángel Arango è una delle realtà culturali più rappresentative della città, realtà ben focalizzata ad offrire adeguate risorse agli investigatori, agli studiosi, a coloro che si preparano per una tesi, per un dottorato, per un approfondimento. La costruzione fu iniziata nel 1955 per volere proprio del dott. Luis Ángel Arango, allora direttore generale del Banco de la Republica. Inaugurata l’opera nel 1958, fornita di una sala d’esposizione e un’altra adibita ad audizioni musicali, aveva la capacità di ospitare intorno ai 250 usuari il giorno. E fin dall’inizio pubblicò il Boletín Cultural y Bibliográfico, organo ufficiale della biblioteca.

Biblioteca Luis Angel Arango, Informaciòn e Sala idiomas

Ben presto si notò la necessità di ampliare la struttura, fino a raggiungere la consistenza odierna con un’area di 45.000 metri quadrati, sei piani, oltre a due sotterranei, dove si raccolgono pubblicazioni destinate al prestito (»»»qua delle foto scattate da mia moglie).
I cittadini dispongono di circa 2.000 posti di lettura suddivisi in dodici sale specializzate e classificate in Arte e Umanesimo, Scienza e Tecnologia, Collezioni basiche, Economia e Amministrazione, Musica, e via dicendo, sale in cui è possibile, come d’altronde in tutto l’edificio, usufruire gratuitamente d’internet via wifi. Il tutto grazie inoltre a un esteso orario di apertura: da lunedì a sabato dalle ore 8:00 a.m. alle 8:00 p.m., e la domenica dalle 8:00 a.m. alle 4:00 p.m.

*****

Biblioteca Luis Angel Arango, sala concerti

La biblioteca possiede approssimativamente 2.500.000 volumi, includendo quasi tutti i testi pubblicati in Colombia durante il XIX e XX secolo, oltre a 20.000 materiali audio-visuali, e una gran quantità di dagherrotipi, ferrotipi, ambrotipi, libri rari, incunaboli, manoscritti, ricevuti anche grazie ad acquisizioni di collezioni private.
Continuo a girovagare con la giovane Tatiana che mi mostra con entusiasmo i distinti settori, e confesso che vedere le varie sale piene di studenti, appassionati, ragazzi, giovani e meno giovani, seduti e attenti al loro lavoro, mette davvero la voglia di partecipare, di restare ore e ore, sfogliando pur sia riviste o libri d’arte o assistendo alle tante attività culturali che propone, tra cui concerti, mostre, conferenze, workshop e seminari. Complesso, la biblioteca, frequentato altresì da persone famose, legate alla letteratura colombiana e sudamericana, ricordo solo Fernando Vallejo Rendón, e il suo Almas en pena, chapolas negras (1995).

*****

Biblioteca Luis Angel Arango, zone per bambini

Lo sviluppo di questo luogo davvero speciale è stato sorprendete: da 118 entrate diarie nel 1956 – in quell’anno si registrarono 35.520 visite -, si giunse a 250 nel 1958 (83.655 in tutto l’anno) e 1.000 nel 1963. Oggi la Luis Ángel Arango riceve intorno 5-6.000 utenti il giorno, aggiungendo i 40 e passa mila della pagina web, numeri che fanno riflettere sulla voglia dei colombiani di sapere apprendere imparare dedicare parte del loro tempo a migliorarsi. E lo avevamo già notato nell’altra biblioteca da noi visitata qualche mese qua, la Julio Mario Santo Domingo.

*****

Biblioteca Luis Angel Arango, sala lettura e sala scienze giuridiche

L’esistenza di qualunque biblioteca [...] dà al lettore il senso di che cosa sia veramente la sua forza, una forza che combatte i vincoli del tempo, portando nel presente schegge del passato. Gli permette di affacciarsi, anche se segretamente e da lontano, nella mente di altri esseri umani, e di conoscere qualcosa di sé attraverso le storie accumulate a suo beneficio. Ma, soprattutto, dice al lettore che la sua forza consiste nella facoltà di ricordare, attivamente, attraverso la sollecitazione della pagina, momenti selezionati dell’esperienza umana.
(Alberto Manguel)

*****

- p.s.: a futura memoria, ho donato la prima copia delle mie pubblicazioni in formato cartaceo alla suddetta biblioteca, facente parte della Red de Bibliotecas del Banco de la República.

Apr 272012
 

Biblioteca Julio Mario Santo Domingo, entrata

Solo chi vive in una grande città, in una metropoli come Bogotà, può sapere cosa significa traffico, qual è il vero senso del “trancón”. Eppur l’amore verso la cultura non conosce ostacoli.
Ebbene, sabato scorso, dopo 45 minuti immerso in un andirivieni di auto moto camion biciclette, e pioggia, elementi costanti da queste parti, sono andato a conoscere la nuova biblioteca pubblica di Bogotà, dedicata a Julio Mario Santo Domingo; scrivo nuova, giacché data appena maggio 2010 (»»»qua delle immagini a 360°, »»»qua un video dell’architetto progettista).
Facente parte della Bibliored, Red Capital de Bibliotecas Públicas, in un’estesa superficie verde di sei ettari, circondato dalle Ande, immerso nelle Ande, il centro culturale si presenta come un’enorme infrastruttura che può accogliere, secondo i progettisti, ben oltre il milione di utenti l’anno. E in effetti, gli ampi spazi disponibili e le capacità ricettive ben accordano tale cifra, sebbene, per il momento, gli usuari non superino la quantità di circa 1000 il giorno.

Cosicché salgo per le comode verdi-scalinate, m’incammino per i tre piani del complesso, evito l’ascensore, voglio far flanella, vedendo ascoltando tastando ogni possibile anfratto che mi parli con le parole del luogo.
Teatro, cinema, zone aperte e chiuse, ambienti per libri infantili e giovanili, poi una mostra, poi ancora una fornita emeroteca, mi colpiscono gli scaffali che contengono libri in Braille e la grande quantità di postazioni internet. Proseguo lento. Ah, ecco in una sala ci sono degli anziani che stanno apprendendo a usare il computer, in un’altra leggono ad alta voce. Ovvia, non posso crederlo: c’è anche una lezione di ballo, salsa. Che meraviglia, la cultura a 360 gradi!

Biblioteca Julio Mario Santo Domingo, postazioni computer

Mi soffermo a parlare con un’impiegata, giovane, come tutti, dico tutti, i dipendenti della biblioteca. Chiedo a Emilzen Bohorquez informazioni sulla quantità dei libri, mi dice che, seppur ancora nuova, la biblioteca accoglie oltre 40.000 fra libri, cd, dvd e audiolibri, catalogati, con qualche eccezione, secondo il sistema Dewey. La maggior parte dei volumi sono moderni, nel senso che non vi sono né manoscritti né incunaboli né testi di particolare pregio. Eppur il vero pregio della Santo Domingo sono gli ospiti. Sissignori, sono gli utenti!

Dicevo giovani, meno giovani, aggiungo studenti, persone in età matura, anziani, più anziani ancora: insomma, non esagero se dico che la biblioteca è frequentata da bambini di 2-3-4 anni, fino a persone di oltre settanta anni, animati da una voglia di sapere scoprire indagare leggere curiosare appassionarsi che mi sorprende, e mi sorprende benevolmente, nel senso che il loro desiderio di cultura è un desiderio sano, veritiero, sincero, è un desiderio che varca la soglia del falso sapere, che varca le porte del conoscere per dimostrare agli altri, che va ben oltre la fugace materialità, è un sapere che fa crescere la persona.

Biblioteca Julio Mario Santo Domingo, sala lettura

Non mi fermo, ho ancora fiato per scambiate due parole con un’altra impiegata che lavora in direzione, là dove parte tutta l’organizzazione. Mi informa che la scelta dei libri e la quantità che ricevono dipende dalla sede centrale, da Bibliored, sono loro che selezionano e distribuiscono a secondo delle necessità locali. E sì, perché a Bibliored sono legate 20, dicesi 20, biblioteche, da quelle Mayores, che sono 4, a quelle Locales, 6, a quelle dei Barrios, altre 10, e, dulcis in fundo, un BiblioBús che si sposta giornalmente per la città avvicinando la cultura nelle periferie di una città che conta 8-9 milioni di abitanti.
Resto affascinato da un insieme organizzativo che permette alla gente accostarsi al sapere, che offre a tutti, indistintamente, la possibilità di superare i propri limiti, che invita, nel vero senso della parola, ad approfondire argomenti e fatti in modo semplice, immediato, facile. E sebbene la biblioteca Julio Mario Santo Domingo sia appena nata, ha tutte le capacità e risorse per essere uno dei centri culturali di spicco del Paese. Lo merita e lo merita anche un popolo che ha voglia di cultura!

Nov 152011
 

Quando nel lontano 1983 mi accinsi a scrivere il mio primo saggio “41 mesi di guerra”, le mie fonti provenivano da documenti conservati in biblioteche e archivi pubblici e privati. E continuo ancor oggi a ringraziare i bibliotecari che mi hanno permesso accedere a testi poco noti o rinchiusi in scaffali non facilmente accessibili, ma anche per i tanti consigli datimi.
Oggi tutto è cambiato, la rete, internet, permette un più facile approccio e avvicinamento alle testimonianze, il ruolo del bibliotecario sembra quasi essere passato in secondo piano. Ma è veramente così? Che cosa è cambiato da 30 anni a questa parte?
Ne ho parlato con Cristina Bambini, bibliotecaria alla biblioteca San Giorgio di Pistoia, che adopera in modo davvero lodevole vuoi i mezzi del passato, i libri i manoscritti, vuoi quelli di oggi, siti, blog, social network, e via dicendo.

- Cristina, credi che, nell’epoca di internet, le biblioteche hanno ancora un senso? Non pensi siano superate, visto che in rete si può quasi trovare di tutto, addirittura il vecchio Sutra del diamante?
Se dovessi cercare cosa ha senso nell’epoca di internet, ti risponderei che forse, ora più che in passato, le biblioteche giocano un ruolo fondamentale, perché è attraverso di loro che il cittadino si gioca il diritto di accesso all’informazione e alla conoscenza, in un momento in cui le leggi di mercato intrappolano il futuro per inseguire influenze mediatiche e interessi commerciali e la comunità si arrangia passivamente, condannata al presente senza profondità di memoria e futuro. Le biblioteche rappresentano uno dei pochi presidi democratici rimasti, fonti di identità personale e collettiva, connettori verso l’altro, insomma, un vero luogo di energia in cui le persone si caricano a vicenda nel vedersi impegnate nel personale lavoro creativo e di apprendimento permanente.

- Qual è il ruolo del bibliotecario oggi e com’è cambiato rispetto, per esempio, a una ventina di anni addietro?
Domanda difficile per una giovane bibliotecaria. Rispetto al passato, in cui forse ci si concentrava quasi esclusivamente sulla conservazione e sulla preservazione del proprio patrimonio storico, ora si cerca di lavorare su un sistema integrato di informazioni e servizi, che sappiano mettere la biblioteca in ascolto del proprio pubblico, valorizzando nella comunità il proprio portafoglio servizi e sostenendo l’utente nella ricerca, in sede e sul web, per renderlo autonomo e indipendente nel recupero della risorsa informativa.

- Si parla di e.book, le biblioteche sono pronte ad ospitare, e in che modo, questi testi in versione digitale?
I libri… abituati come siamo a vederli, a toccarli, addirittura ad annusarli… ora abbiamo paura di non saper affrontare la nuova rivoluzione che ci attende. Rispetto al mondo accademico e universitario (che già da parecchi anni opera nel mondo digitale), le biblioteche di pubblica lettura hanno l’occasione di riflettere e rilanciare il tema della mediazione informativa di qualità, di contro alla disintermediazione e al “rumore” tipico della rete. Orientare nella scelta di un dispositivo di lettura valido (pensate alle iniziative di prestito degli ebook reader e i corsi di alfabetizzazione all’uso), creare coscienza critica verso il tema dell’accessibilità e usabilità dei formati in una comunità sempre più “digitalmente social” e abituata alla lettura su schermo (il progetto Books ebooks di Cologno Monzese ne è un esempio significativo), l’obiettivo finale è comunque quello di trasformare la biblioteca in un osservatorio dei comportamenti di lettura e, soprattutto, in un presidio neoumanistico, dotato di grande flessibilità e insieme di grande rigore culturale.

- Come le biblioteche potrebbero accattivare l’attenzione del cittadino per farlo partecipare attivamente agli eventi che questa organizza?
Gli spazi, le mostre, gli incontri con gli autori, i circoli di lettura, le associazioni di sostegno, la biblioteca deve sforzarsi di diventare il collante di una comunità! Occorre fare rete con le altre agenzie informative del territorio; essere un vero sistema e puntare sempre più su una dimensione di servizio grazie alla quale realizzare, tramite la lettura e l’accesso a raccolte di documenti e risorse cartacee e digitali, il diritto all’informazione e alla formazione culturale, l’accesso democratico (aperto a tutti), neutrale (senza condizionamenti ideologici ma lasciando il lettore libero di scegliere) e gratuito alle testimonianze della produzione scritta, corrente e passata.

- Nell’interessante volume di Antonella Agnoli, Le piazze del sapere. Biblioteche e libertà, si accenna al fatto che dovrebbe esserci un rapporto più stretto, quasi confidenziale fra biblioteca e utente. Che cosa ne pensi?
Parliamo tanto di servizi “su misura”, personalizzati e personali e ora abbiamo le tecnologie per poterlo davvero realizzare. L’utente della nostra biblioteca deve essere messo in grado di comprendere ad ogni passo le scelte condotte, giovandosi di un apparato di ausili “informativi” (segnaletica, rassegne, sportelli informativi, sito web) con cui muoversi all’interno del sistema e seguire i diversi percorsi fino a scoprirne i tesori e il legame identitario con la comunità e incentivandone l’impiego per la crescita personale e collettiva.

- Di che cosa ti occupi alla biblioteca San Giorgio, quali sono i tuoi compiti. Per esempio, come si classifica un libro?
Classificare un libro è la cosa che mette più in difficoltà chi cataloga. Implica una scelta soggettiva, quella cioè di capire quale sia effettivamente la tematica del libro e collocarlo di conseguenza sullo scaffale, sulla base della notazione in uso. Impresa facile quando l’argomento è unico, ma pensa a testi di taglio multidisciplinare… quale è davvero il taglio dominante? dove lo cercherà l’utente?
Riguardo le mie mansioni alla San Giorgio che dire… sono una bibliotecaria multitasking, metto alla prova le mie competenze, le mie conoscenze, la mia mente.
Sul risultato… agli utenti la parola.

*****

»»»qua una serie di interventi su Il futuro delle biblioteche nell’era di internet.

Sep 222011
 
Biblioteca Forteguerriana, Pistoia

Biblioteca Forteguerriana, Pistoia, sala principale

La storia esiste, sembra una banalità affermarlo, perché esistono i luoghi, gli spazi, i territori in cui si è manifestata. Lì ha preso forma, lì ha impresso la sua memoria tramite la condotta degli esseri umani.
E la memoria – ripeterlo fa sempre bene – è alla base della nostra esistenza, giacché senza di essa non potremmo mai costruire il nostro presente, né tantomeno preparare il futuro.

Iniziamo oggi una serie di brevi articoli che accennano a quelle costruzioni, quegli edifici, quei monumenti, quelle statue, quelle chiese cattedrali abbazie, attraverso quelle vie piazze città proprie di una identità, che hanno segnato e continuano a contrassegnare i luoghi della memoria storica.

Biblioteca Forteguerriana, Pistoia, facciata

La biblioteca Forteguerriana di Pistoia (»»qua delle belle foto) è una delle più antiche d’Italia, datata, tradizionalmente, 1473, anno in cui il cardinale Forteguerri (1419-1473) donò la sua collezione di libri alla Pia Casa di Sapienza. Ma in effetti:

È opinione diffusa che la biblioteca comunale Forteguerriana di Pistoia sia stata fondata nel 1453 dal cardinale Niccolò Forteguerri, mentre il merito di tale fondazione risale ad un uomo della generazione che precedette quella del Cardinale: al canonico ed umanista Sozomeno.
Zomino di ser Bonifacio (1378/1458), meglio conosciuto col nome greco che egli si dette di Sozomeno, fu un intelligente ed appassionato bibliofilo che, avendo messo insieme una raccolta di libri per i suoi tempi notevole, volle lasciarla per testamento all’Opera di San Jacopo, allo scopo di fondare in Pistoia una biblioteca pubblica, nella quale quei libri potessero «in perpetuum stare ad communem usum volentium in illis studere, in loco acto et deputato per dicto operarios in civitate Pistorii»” (1).

Però a Pistoia gli studiosi mancavano, e allora:

Opportunamente dunque il cardinale Forteguerri instituì lo studio o scuola della Sapienza e fornì i mezzi necessari per mantenere agli studi generali od università, fuori di Pistoia, dodici scolari pistoiesi di condizione disagiata, che avessero studiato e si fossero distinti nella scuola della Sapienza” (2).

Oggi, il patrimonio bibliotecario è costituito da circa 220.000 libri e opuscoli, 1300 manoscritti, 126 incunaboli, 3300 cinquecentine e tanti altri tesori di valore inestimabile, pane per i denti di un vero ricercatore.

Biblioteca Forteguerriana, Pistoia

Biblioteca Forteguerriana, Pistoia

*****

1. Quinto Santoli, La Biblioteca Forteguerriana di Pistoia, Stabilimento Grafico Niccolai, Pistoia, 1932/X, pagg. 7, 8.
2. Quinto Santoli, op. cit. pag. 14.

*****

- Brano tratto da: Gaspare Armato, Il senso storico del flâneur, Autorinediti, Napoli, 2011, pagg. 143-144.

Jan 132010
 

La settimana scorsa ho invitato alcuni amici di Facebook (qua il link) a commentare su un tema che mi sembra attuale, un tema il cui futuro è tutto da scoprire, da inventare, da aggiornare:

*****
*****

Il web sta modificando il nostro modo di vivere, sta trasformando le nostre letture, sta riformando la nostra struttura culturale, aiutando gli studiosi nelle loro ricerche, agevolando gli alunni nei loro studi…

Tempo fa, parlando con un ricercatore storico, si discuteva sull’uso delle biblioteche e degli archivi pubblici e privati nell’era di internet. Si diceva che tante opere oramai sono a disposizione di tutti, basta entrare in un determinato sito, basta incontrare un link interessante, basta un click per scovare quel materiale che necessitiamo. La Library of Congress, il Progetto Manuzio, Gallica, Google-books e decine di altre istituzioni, stanno digitalizzando migliaia di documenti e di libri.
Dalla loro parte, gli studenti, comodamente seduti a casa, possono trovare ciò che ricercano, senza sforzo, senza dover percorrere chilometri per entrare in una biblioteca, e, nello stesso tempo, chiunque può sfogliare addirittura la Bibbia di Gutenberg, o il Sutra del diamante avendo a diposizione un computer e una connessione alla rete. Solo due fra i tanti esempi che si potrebbero fare.
E allora mi chiedo:

Che cosa ne sarà delle biblioteche pubbliche e private nell’era di internet?
Che ruolo avranno?
Come dovranno evolversi?

*****
*****

Riporto di seguito le risposte ricevute sino alla data del 13 gennaio 2010 (ore 18:00) su Facebook, e nello stesso tempo invito anche i lettori del blog a esprimere la loro opinione.

****
****

Giuseppe Fraccalvieri: …ne faccio un uso spropositato… sono veramente una salvezza, per certi testi… altrimenti uno sarebbe costretto a fare il giro d’Italia…

Annarita Verzola: Nell’avanzare della tecnologia vedo pro e contro; i vantaggi sono quelli che hai citato tu, le informazioni viaggiano con una rapidità impressionante e possiamo raggiungere risorse in ogni parte del globo. Probabilmente le biblioteche pubbliche dovranno cercare di mettersi al passo con i tempi per permettere ai fruitori di ampliare le loro ricerche. Lo svantaggio, dal mio punto di vista, è la perdita di personalizzazione della ricerca. Per quanto riguarda le biblioteche private, credo e spero possano continuare a mantenere la loro valenza intimo di cultura. Tutto sommato, nessun dispositivo elettronico, nessuna connessione, nessuno scambio di notizie in tempo reale ci darà mai il piacere che regala ai nostri sensi il contatto con un libro: la carta, l’inchiostro, il fruscio, anche un po’ di polvere, perché no?

Gino Tocchetti: In ambito tecnologico, da qualche anno non si discute se archiviare, ma come indicizzare e mappare i contenuti una volta digitalizzati, per facilitarne la ricerca. Capisco che non poter passare le dita sulla carta del libro puo’ provocare nostalgia – per me pure – ma la conquista di una maggiore reperibilita’ dei contenuti e’ una tappa epocale nell’evoluzione delle biblioteche. Gli archivi cartacei prenderanno un ruolo simile a quello dei musei d’arte antica, e in questa direzione si apriranno nuove opportunita’ potenzialmente molto interessanti.

Andrea Bruni: Mi preoccupano le piccole biblioteche, quelle di paese, falcidiate con risibili finanziamenti dai Comuni, in mezzo al silenzio generale…

Susanna Franceschi: Molto interessante il tuo intervento ed in modo particolare per me:la Fondazione che dirigo ha una bibloteca di 15.000 volumi ,di cui molti rari ed introvabili(pure un pò noiosetti,tipo:tutti i discorsi autentici del Cavour al Parlamento risorgimentale dal..al),sto cercando disperatamente aiuti dalle istituzioni per una seria cataloazione ed un proficua manutenzione.
Per ora un silenzio sconcertante

Cristina Galizia: Concordo con Gino: la digitalizzazione è necessaria perché comoda e veloce. Ed è la strada da percorrere: apre tutta una serie di possibilità di studio e di analisi che sul cartaceo sono complicate e lente: penso allo studio delle occorrenze in un testo letterario, all’analisi delle strutture rimiche, alle varianti linguistiche di una parola, all’analisi del contesto d’uso di un termine (tanto per accennare al solo ambito di storia della lingua).
Le biblioteche avranno il ruolo degli attuali musei di arte o archivistica.
Una domanda ora: come avviene la digitalizzazione dei contenuti? Copia anastatica, scanner, riscrittura?
La digitalizzazione, come una qualsiasi fase della trasmissione del sapere, non è esente da errori: i filologi sanno che ogni nuova copia è portatrice almeno di un nuovo errore. E questo per la riscrittura di testi antichi non è per niente un problema irrilevante. Nell’era del digitale, gli errori dell’amanuense?

Emilia Peatini: In estrema sintesi penso che in futuro le Biblioteche non perderanno la loro funzione e potranno essere invece poli culturali che si avvantaggiano della rete per poter comunicare la propria esistenza, documentare i fondi … Nell’era di internet la ricerca in biblioteca si è arricchita nei modi che Gaspare ha già citato molto bene nella sua nota, le opere più famose e consultate sono forse già state
digitalizzate, con un’economia di lavoro per i ricercatori notevole, ma i patrimoni delle nostre Biblioteche credo siano tanto numerosi che perfino i moderni amanuensi digitali avranno tempi simili agli antichi compilatori perchè il patrimonio di conoscenza è oggi assai più vasto. Proprio in questa fase, credo che le Biblioteche, le fondazioni…possano diventare dei centri culturali per promuovere la ricerca assistita, la formazione, la promozione culturale. Se “la nostra realtà è aumentata” come ha ben coniato l’amico Gino Tocchetti, c’è la necessità di vivere in rete ma anche di spazi fisici dove ritrovarci, toccare, consultare le vecchie carte … conoscere i patrimoni non solo librari delle Biblioteche … Concretamente, nella mia città ci sono due Biblioteche Comunali, una di antiche tradizioni con una raccolta di manoscritti, incunaboli, oggetti ed una Sala Studio, frequentata dagli studiosi, dai ricercatori, dagli studenti in tesi…che hanno modo di confrontarsi…ed una più “moderna”, sede di studio e di ritrovo degli studenti. Tanti di loro preferiscono studiare in Biblioteca, piuttosto che a casa …e, dimenticavo, ultima ma non meno importante la Brat, Biblioteca esclusivamente per i più piccoli, con servizio di prestito ed animazioni… No, non credo che l’era digitale significherà il tramonto delle Biblioteche.

Gino Tocchetti: Non sottovaluterei il problema dell’indicizzazione e delle ricerche. Anche se tutto il contenuto di tutte le biblioteche fosse digitalizzato, sappiamo benissimo che la ricerca non sara’ mai cosi’ semplice e veloce. Non mi riesce difficile immaginare che la “biblioteca” di domani (e il bibliotecario) diventi una specie di agenzia (e di specialista), che offre servizi quali mappe, report di sintesi su richiesta, e investigazioni… (che credo sia quello a cui alludeva Emilia, con “ricerca assistita”). Certo, rimane il fatto che il luogo fisico risultera’ sempre tutto da ripensare.

@emilia ti ringrazio, ma il termine “realta’ aumentata” non e’ stato coniato da me: io l’ho mutuato nell’ambito delle reti sociali

Gaspare Armato: Concordo con l’idea di Gino: così come oggi andiamo in certe biblioteche per assaporare un manoscritto o un papiro o un quotidiano del 1800, in un futuro (che di sicuro non sarà il mio) andremo a sfogliare, per esempio, i libri del 1900 e dei primi decenni del 2000, come fossero quadri esposti, opere d’arte d’altri tempi e allora ci sorprenderemo che avevano una copertina, che erano fatti di fogli di carta, che erano rilegati, che avevano elementi che gli e.reader di oggi non hanno (troppo futuro?).
Eppure, non tutto potrà essere messo in rete, qualcosa resterà depositato negli scaffali di quelle istituzioni, pubbliche e private, che conserveranno la nostra memoria storica di esseri umani, e allora alle istituzioni resterà il vecchio valore per il quale sono esistiti ed esisteranno.
Nasceranno di conseguenza nuovi lavori, nuove figure, una fra tutte, l’archivista di rete, esperto, oltre ad archiviare, anche a ricercare, giacché la ricerca, vista l’immensa mole di documenti che sarà mondiale, non sempre sarà facile…
Eppure, in tutto ciò, a mio avviso, le biblioteche di oggi avranno un nuovo compito, il compito da fare da piazze culturali, punti di ritrovo per letture, scambi di idee, visioni di filmati, convegni, dibattiti e via dicendo, dovranno, cioè, essere luoghi di incontro fisico per approfondire argomenti, proporre soluzioni, preparare lavori, e se già lo sono dovranno sforzarsi sempre più avvicinarsi alla gente, magari in centri popolosi, chissà anche nei centri commerciali…

L’argomento è vasto e piacevole…
Grazie a tutti per i vostri interventi, ne sono lusingato.

Gaspare Armato: C’è un libro, sul tema qua proposto, che mi sembra interessante, ed è quello di Antonella Agnoli, “Le piazze del sapere, Biblioteche e libertà”, Ed. Laterza.

Gino Tocchetti: C’e’ una libreria commerciale, in provincia di Treviso, che oggi conta gia’ due sedi credo, che punta sulla forma dei grandi spazi, ad uso espositivo e di vendita (come al solito) e di ricreazione e intrattenimento. L’intento e’ quello di applicare l’approccio dei grandi centri commerciali. Credo che la seconda sede sia proprio nell’ambito di uno di questi mall. Personalmente mi piace l’idea che la libreria (commerciale o no) sia interpretata come luogo da vivere, e non solo come luogo in cui vendere. La presenza di tutti queli libri sulle mensole crea un’atmosfera comfortevole ed ispiratrice – io potrei passare ore tra banche e scaffali – che la digitalizzazione e l’indicizzazione non potrebbero mai replicare, e che anzi potrebbero far perdere.

Biblioteca Tuglie: interessante… la Agnoli sarà in zona molto presto tra l’altro

Gaspare Armato: @Biblioteca Tuglie: sarebbe interessante conoscere il vostro punto di vista, voi che lo vivete in prima persona, che cosa notate di diverso rispetto a 5-7 anni fa, come vi state organizzando, quale sarà lo sviluppo o il cambio?

Ibridamenti Venezia: io adoro le biblioteche, anche se in realtà ci vado quando sono all’estero, perché sono anche un posto dove studiare. Non è solo uan questione di libri da trovare, ma anche di spazi dove leggere e incontrare persone che fanno ricerca su quello che fai tu.

*****

Aggiornamento:

- Riporto di seguito ulteriori interventi ricevuti su Facebook fino alle ore 22:00 del 5 dicembre 2010.

Pina Bulciolu: Io penso che oggi i giovani specialmente si trovino a loro agio con questo nuovo modo di ricerca che è una fonte inesauribile di nozioni,notizie contemporanee, attuali, storiche,geografiche etc. penso che le biblioteche siano state disertate sopratutto dai più giovani per la necessità di avere tutto e subito. Anche i meno giovani si stanno adeguando al nuovo sistema d’informazione, anche se con maggiore difficoltà. Ora voglio leggere l’articolo della dott.ssa Agnoli.

Rosamaria Guido: Leggerò l’articolo non appena possibile. Intnto ti dico che adoro il digitale per la semplicità di consultazione e manipolazione dei testi,ma, come tutte le persone della nostra generazione resto sempre affascinata dai libro come oggetto capce di evocare sensazioni e suscitare attrazione per un’infinita serie di motivi. Mi pare che La sapienza abbia di recente regalato molti suoi libri o che li abbia addirittura mandati al macero per ragioni di spazio. Ecco, mi piace pensare che il libro resterà sempre un oggetto di antiquariato/modernariato, un oggetto di lusso, da conservare, osservare, preservare dall’incuria del tempo. Intanto gli spazi nelle case private si riducono, i libri pesano e le biblioteche… beh, le biblioteche si ispireranno a Pompei? ;) Io spero seriamente di no.

Elettra Bianchi: Gaspare, grazie innanzitutto per il tag e complimenti ad Andrea Bruni per il commento che condivido particolarmente. A proposito del libro di Antonella Agnoli, sebbene non l’abbia letto, tuttavia penso che sia di grande interesse e originalità per le proposte che l’autrice avanza, almeno per quanto si evince dalla recensione di Stefano Salis, apparsa sulla Domenica del Sole 24 Ore del 31 maggio dello scorso anno. Mi piace l’idea di liberarci dallo stereoptipo della biblioteca come tempio del sapere, austera, architettonicamente classica, per aprirci all’idea della biblioteca come piazza non solo per i lettori ma per i cittadini. Nell’articolo si precisa infatti che “il vero patrimonio fondamentale che una biblioteca deve gelosamene conservare e anzi sviluppare sono le persone che la vivono”.

Emanuela Vacca: grazie infinite,argomento di grandissimo interesse ma io faccio parte della vecchia guardia e il piacere fisico che provo nel toccare la carta,antica e moderna,è per me elemento irrinunciabile e fondamentale.

Pina Bulciolu: Grazie Gaspare per il tag,ho letto l’articolo della dott.ssa Agnoli e ti dico che condivido in pieno quanto lei ,assai meglio di me, dice e scrive. Certo è che tutti ci rendiamo conto della differenza che passa fra una nazione e l’altra anche nell’interesse dei polititici alla cultura, al patrimonio artistico,agli incentivi per i giovani che non si sentono piùspronati e stimolati ad interessarsi a cose che per la maggior parte passa in secondo piano.Si sentono abbandonati ed i loro interessi passano in fondo allecose più importanti come quelle così bene elencate dalla dott.ssa. Mi auguro che i tempi cambino e che si faccia buon uso delle scoperte tecnologiche e che prevalga sempre il buon senso e l’intelligenza per dare la precedenza alle giuste cause.

Marialuisa Toraldo: ecco Emanuela ha detto tutto: mai cesseranno di esistere le biblioteche finchè qualcuno sentirà il fascino dello sfogliare un libro. Di contro penso che internet abbia il grande merito di avere divulgato la cultura. Non tutti possono permettersi di andare in biblioteca (magari vivono in un paesino sperduto)… A me personalmente piace la ricerca via internet per l’immediatezza della notizia che cerco. Conviveranno amabilmente biblioteche e internet :-)

Rosalia de Vecchi: come sempre, ogni “novità” presenta aspetti contrastanti, e quelli relativi all’interessante argomento che ci proponi sono stati ben individuati e messi in evidenza dai pareri dei partecipanti alla discussione, pareri che peraltro condivido pienamente; ma c’è una cosa che io penso sia da tener presente, non soltanto per ciò che riguarda “il futuro delle biblioteche nell’era di internet” ma per i molti aspetti della vita umana: l’importanza di una lucidità della scelta, che fa dell’uomo un essere libero quando, usando una cosa o l’altra, egli ha la consapevolezza di quello di cui sta godendo e quello cui invece sta rinunciando; per questo mi auguro che la “comodità” di internet non stenda un velo d’oblio sul “caldo odore” delle biblioteche!

Emanuela Vacca: non temere Rosalia!finchè ci saranno persone come te,Marieluise,me e tanti altri il libro non morirà….il “piacere” della lettura è troppo insito al tatto oltre che la vista..

Patrizia Di Vincenz Filiputti: IO HO DUE NIPOTINI MOLTO TECNOLOGICI , NELLA LORO VITA E’ NORMALISSIMO L’USO DEL COMPIUTER PER QUALSIASI CONSULTAZIONE , MA GLI VIENE INSEGNATA LA LETTURA DEI LIBRI , LEGGONO REGOLARMENTE ! CREDO SIA NECESSARIA L’EDUCAZIONE AD USARE TUTTO !

Sergio Zanfrini: Ciao Rino, anch’io concordo con Emanuela e sono un avido frequentatore di biblioteche cartacee: passo tutta la mia giornata lavorativa davanti ad uno schermo e la pagina di un libro per me diventa un piacevole relax. Ma allo stesso tempo non potrei vivere senza internet, senza leggere la stampa sudamericana, quella francese e talvolta anche quella nordamericana, ed è grazie alla rete delle reti se dopo quasi vent’anni di assenza dalla Polonia non ho del tutto dimenticato quel poco che sapevo di quella splendida e poetica lingua.

Daniela Nutini: E poi , vuoi mettere leggere a letto?

Elena Bittasi: Grazie del tag, Gaspare. Occupandomi di ricerca musicologica e storico-letteraria, non posso fare a meno di constatare quanto gli strumenti messi a disposizione online abbiano enormemente facilitato il lavoro dello studioso, liberandolo da problemi logistici che spesso rendono lo studio una sequela di peripezie. Online molte utili risorse sono gratuite, consultabili 24 ore su 24, senza restrizioni nel numero di volumi da visionare, senza vincoli per la riproduzione ai fini di studio. Mi sono trovata a sfogliare virtualmente libri conservati in una biblioteca canadese perchè era più comodo che accedervi a poche decine di chilometri da casa. Certo in molti casi non si può prescindere dall’esame autoptico di un testo, ma non sarebbe meglio snellire le procedure di accesso ai documenti in modo che siano rispettose della loro integrità, della buona organizzazione del servizio, ma anche degli studiosi? Anche qui, purtroppo, è un problema di risorse non facilmente risolvibile… Ben vengano, quindi, questi preziosi strumenti informatici!


*****

iscriviti alla babilonia61 newsletter

distinguiti dalla massa, ama la cultura

 

→ e scarica gratis un e.book in formato pdf che raccoglie, a mo’ di rivista, una serie di articoli

dedicati alla storia moderna, con immagini e video: