Nov 102013
 

Espressione di una ben precisa epoca, il Seicento, il Barocco riveste una particolare importanza nella Storia moderna, espressione che, partita da Roma, si diffonde prima in Italia, poi in certe parti d’Europa per raggiungere finanche il sud America. Espressione ancora che prende, oltre all’arte, anche la filosofia, la letteratura, la musica, estrosità e fantasie che investono perfino il quotidiano vivere, influenzando altresì, in un certo qual modo, gli avanzi scientifici, le scoperte geografiche, le varie sperimentazioni.

Da quale paese poteva provenire al resto dell’Europa la moda del barocco? quale poteva darne l’esempio? quale poteva imporla? È evidente: il paese della maggiore cultura e civiltà, da cui l’Europa, come aveva accolto manifatture e industrie e commerci e ordinamenti e scoperte geografiche e invenzioni tecniche, accoglieva arti e scienze e letteratura e poesie e forme del conversare e feste e cerimoniali. E questo paese, nel Cinquecento, e ancora per buona parte del secolo seguente, era l’Italia; e con l’Italia, in alcune manifestazioni del costume e della cultura, la Spagna, alla quale dava forza di penetrazione la sua forza politica; sicché gli avversari spagnuoli dei polemisti italiani avrebbero operato ragionevolmente conciliandosi e affratellandosi con questi. Ma, onore o torto che ci faccia, il barocchismo fu, sostanzialmente, italianismo; e come tale venne accusato in letteratura dai primi che gli si ribellarono contro, dai critici razionalistici francesi, e come tale era implicitamente riconosciuto da tutti gli amatori e committenti d’arte che, sino alla fine del seicento, e anzi sin quasi alla fine del settecento, considerarono l’Italia come il paese che principalmente forniva pittori, scultori e architetti e musici e poeti di corte.” (1)

Di seguito, oltre a una serie di articoli che ci immettono nel relativo secolo, un video che ci mostra interessanti particolari artistici visti da Philippe Daverio.

- Il Barocco, cenni.
Barocco, pittori.
Barocco europeo, immagini.
Il Barocco, l’Olanda, il Seicento.
Il Barocco in Sud America.

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-1. Benedetto Croce, Storia dell’età barocca in Italia, Milano, Adelphi, 2003.

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Oct 162012
 

Sebbene lo abbiamo ripetuto più di una volta, vale sottolineare che la Storia è un immenso mosaico dove ogni tassello contribuisce a completare, nella sua dipendenza-interdipendenza, un insieme, un grande insieme che comprende ogni operato umano che travalica limiti di spazio e tempo.

Ebbene, dopo una serie di articoli dedicati al Barocco in Italia e in Europa, diamo uno sguardo a cosa avvenne nelle terre che videro Colombo qualche secolo prima. Con la scoperta dell’America, dall’Europa emigrarono non solo militari sacerdoti nobili mercanti, ma anche artisti, pittori e architetti che portarono nelle nuove terre caratteristiche tipiche dell’epoca tardo-rinascimentale e barocca, almeno nel periodo che va dal XVII al XVIII sec., epoca da noi trattata in queste righe.

L’America latina, influenzata dalle mode europee, sviluppò un’arte che potremmo chiamare meticcia, un’arte nata dalla confluenza delle esperienze italiane francesi spagnole portoghesi, e via dicendo, con quelle indigene, del folclore popolare, dove temi religiosi del vecchio continente venivano raffigurati alla luce della cultura locale. Un’arte piena di colori, luminosa, forse priva di pietismo.

Il Cusco, in Perù, fu sicuramente una di quelle realtà in cui si istallarono ben presto scuole di pittura di scultura di architettura, scuole che vedranno, per fare qualche esempio, il leccese Matteo Pérez de Alesio (1547- 1628?) – ricordiamo buona parte dell’Italia meridionale essere, in quell’epoca, parte della Spagna – giungere a Lima nel 1588 e aprire un “Centro Sperimentale” con il fine di preparare pigmenti a modo europeo. Fra i suoi discepoli annotiamo: Pedro Pablo Morón, Domingo Gil, Francisco García, Francisco Bejarano.

Così come il romano Angelino Medoro (1567-1633), di sicura influenza fiamminga, fermatosi per qualche anno in Colombia, viaggiando finanche in Perù ed Ecuador, che influenzò le opere del tempo, opere che rispecchiavano un tardo-rinascimento, un primo accenno di Barocco, stili giunti nell’America latina con un ritardo, se ritardo potremmo chiamarlo, di una cinquantina d’anni, intorno la fine del XVII sec. Modelli da tenere in considerazione erano certamente quelli di Murillo, di Zurbarán, Rembrandt, e tanti altri.

Dal Cusco partirono non solo artisti, ma anche correnti di pittura che si propagarono per l’area andina e oltre, dalla Colombia al Perù, dall’Ecuador al Venezuela a Panama al Cile all’Argentina. Stili che, sebbene in un primo tempo legati agli europei, poco a poco – siamo intorno ai primi del XVIII sec. – se ne distaccarono, anche perché i pittori iniziavano a essere locali, indigeni, nativi, perdendo il contatto con l’Europa e dando vita a una propria tendenza, in cui talvolta si raffiguravano scene campestri poco reali, fantasiose, dove le madonne erano nere così come i Gesù bambini, dove gli angeli indossavano pregiati vestiti e gli arcangeli caricavano armi da fuoco. Fantasie locali palesate tramite soggetti europei, soggetti iconografici che desideravano essere l’espressione del sentimento indigeno. Opere che non hanno nulla da invidiare a quelle prodotte in Europa.

La Madonna della montagna, anonimo, XVIII sec.

Oct 062012
 

Proseguiamo il percorso sul Barocco che abbiamo intrapreso qualche settimana fa, e dopo alcuni cenni generali (»»qua) e qualcosa sull’architettura oltre le nostre Alpi (»»qua), diamo un superficiale sguardo a due pittori italiani che hanno significato l’epoca. Pittori che hanno fatto dell’uso della prospettiva un mezzo per ingannare l’occhio, per ampliare, far vedere luoghi talvolta non esistenti, creando illusioni davvero spettacolari. Le volte e i soffitti furono due dei tanti spazi in cui ci si sbizzarriva, creando effetti scenografici di grande suggestione. Il tutto ricordando che lo stile Barocco è dinamico, è movimento, è volume, è esagerazione, è energia, tensione, contrasto, varietà, un’arte che sembra rappresentare la forza dell’assolutismo dell’epoca, un’arte che, seppur continuum del passato, rompe con i canoni del Rinascimento.

Il veneziano Sebastiano Ricci (1659-1734) gioca con i colori, con la prospettiva, gioca con i movimenti dei corpi, è abile nel rappresentare scene che attraggono l’occhio e lo incollano alla tela, all’affresco. Quello di sopra è Susanna davanti a Daniele, del 1726, un olio su tela che colpisce, fra l’altro, per l’estrema elaborazione dell’insieme, in cui il cromatismo è parte essenziale della grande scena. Bello l’effetto ombra-luce.

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Luca Giordano (1634-1705), napoletano, fu un pittore davvero prolifico, qualcuno addirittura parla di una produzione di circa 3000 opere, influenzato dal Caravaggio, da José de Ribera, venuto a contatto con i lavori del Michelangelo, Raffaello, dei Carracci. Il suo pennello è abile negli effetti chiaro-scurali, un pennello abituato a produrre scene complesse come quella della Deposizione di Cristo, del 1671. Tela in cui la presenza di un alone fuligginoso dà al contesto un particolare misticismo.

Oct 032012
 

Certamente non è mia intenzione esaudire in poche immagini un periodo storico che interessò non solo l’Italia, bensì parte dell’Europa, un secolo, il Seicento, caratterizzato, fra i tanti particolari, dalla fastosità, dall’esuberanza, dall’egocentricità, da un modo di vivere forse fra più bizzarri. I committenti, in generale, sono stati la chiesa cattolica, principi sovrani nobili, ma anche i borghesi che vedevano nell’arte un modo per entrare nelle dinamiche sociali del tempo. E il Barocco, a detta di Heinrich Wölfflin – allievo di Jacob Burkhartd -, non sarà un periodo di ascesa o di decadenza, ma semplicemente un’arte totalmente diversa, espressione di un’epoca. Un’arte dove l’illusionismo, la curva, la complessità, l’effetto scenografico sono i protagonisti.
Ebbene, dopo un primo accenno all’Italia, di seguito tre immagini di tre chiese che rappresentano il periodo in questione aldilà delle nostre Alpi.

Luogo di partenza della Controriforma, la Chiesa di San Michele in Monaco di Baviera è un primo tentativo di barocco tedesco d’ispirazione italiana, luogo dei gesuiti, voluta da Guglielmo V di Baviera (1548-1597), detto il Pio – ricordiamo essere stato educato proprio dai gesuiti -, alla fine del XVI sec.

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Uno dei primi approcci alla nuova tendenza in terra austriaca, lo vediamo nella Chiesa am Hof in Vienna, chiesa gesuita che, sebbene di stile gotico – fu iniziata alla fine del XIV sec. -, si fornì, grazie all’architetto italiano Carlo Antonio Carlone (1635-1708), di una facciata d’ispirazione barocca. Qua, nel 1806, Francesco II (1768-1835) dichiarò sciolto definitivamente il Sacro Romano Impero, rinunciando alla corona.

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In Spagna, a Madrid, la Collegiata di San Isidro, anch’essa gesuita, è nettamente barocca, principiati i lavori nel 1620 e consacrata nel 1651. Progettata dall’architetto Pedro Sànchez e continuata da Francisco Bautista, è stata suggerita dalla Chiesa del Gesù a Roma. Sorge nello stesso luogo dove vissero San Isidro e Santa María de la Cabeza, dove c’era un pozzo la cui acqua, dicono, curava malattie.

Sep 292012
 

Periodo storico – il Seicento si apre con la morte di Giordano Bruno (1548-1600) – da studiare con somma cura per la sua peculiarità e rilevanza, il Barocco influenzò oltre la pittura, l’architettura, la scultura, anche la musica, la scienza (»»qua) che s’apprestava a scoprire l’universo, la letteratura, la poesia, la filosofia che iniziava a rifiutare quella cattolica, e via dicendo, impregnando la vita in quasi tutti i suoi aspetti quotidiani.
Nato in Italia, a Roma, nel corso del XVII secolo, il movimento si propagò per buona parte dell’Europa, dalla Spagna all’Austria alla Germania meridionale, dalla Boemia fino alla Russia (non in Olanda, per es. – »»qua), grazie altresì all’opera di artisti italiani che girovagavano per le varie corti europee. Fra i tanti aspetti sociali che contraddistinguono l’epoca, ricordiamo i nobili condurre una vita esagerata elegante sfarzosa, talvolta indebitandosi per seguire un modus vivendi impregnato di ostentazioni (»»qua). Tipiche erano le cene pompose, le feste stravaganti, il lusso sfrenato, la ricerca del fascinoso del bizzarro della meraviglia, la passione per il gioco i vestiti i gioielli la parrucca. Epoca, il Seicento, dell’assolutismo, dello sviluppo delle scienze, del distacco graduale dalla religione, epoca, in un certo qual modo, figlia del tardo Rinascimento e che precede e si relaziona con quella Illuminista del Settecento, della futura Rivoluzione industriale.
Di seguito qualche esponente che ci porta nel Barocco italiano.

Di Gian Lorenzo Bernini (1598-1680), famoso scultore (»»qua il suo David), ma pur pittore e architetto, ricordiamo – ci sarebbe l’imbarazzo della scelta: Palazzo Montecitorio, Baldacchino di San Pietro, Fontana dei Quattro Fiumi e decine di altre opere -, ricordiamo, dicevo, Apollo e Dafne, eseguito fra il 1622 e il ’25. Un’opera, un marmo di oltre due metri d’altezza, dalla forza espressiva davvero notevole che raffigura una metamorfosi che si sta compiendo, in pieno svolgimento, dove le mani iniziano a prendere forma di foglie e rami, e capelli e gambe di tronco e radici.

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Sul campo della musica, del tardo Barocco, segnaliamo Antonio Vivaldi (1678-17412), violinista che tutti ben conosciamo per le sue Quattro stagioni. Compositore poliedrico, s’interessò di musica sacra così come di sonate e di concerti, condizionando, e non poco, gli artisti della sua epoca. Morì povero e dimenticato, solo nel ‘900 fu riscoperto.

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Durante questa stagione, il romanzo ebbe una buona fortuna, aumentando la sua diffusione e notorietà. Annotiamo fra gli altri Giovan Francesco Biondi (1572-1644) con la sua La donzella desterrada, Il coralbo, e Giovan Francesco Loredano (1606-1661) con La Dianea. Romanzi che, verso al fine del secolo, avranno inoltre come tema la rappresentazione dei costumi, la cronaca, la storia. Della poesia barocca accenniamo a Gianbattista Marino (1569-1625) e al marinismo.

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Pietro da Cortona (1596-1669), artista del primo Barocco, ricercato dalle nobili famiglie romane, ma non solo, e finanche dal papato – uno dei maggiori committenti dell’epoca -, pittore oltre che architetto, operò in varie città italiane, da Roma a Firenze a Bologna, ebbe una straordinaria carriera artistica. Trionfo di Bacco, Aurora, Il Battesino di Cristo, Minerva lotta contro i Giganti, alcuni dei suoi tanti lavori. Mi piace qua segnalare il Ratto delle Sabine, la cui forza narrativa in comunione con la dinamica pittorica catturano immediatamente i sentimenti dello spettatore.

Alcuni, i suddetti artisti, che diedero forma a una caratterizzazione epocale che cambiò i paradigmi del Rinascimento, del Manierismo, che portò, fra le altre cose, a un’apertura maggiore, a una visione della vita che valicò le soglie dell’essere umano, del mondo conosciuto, che indusse a pensare in mondo più “universale”, più ardito.

Oct 112009
 

Il Seicento, lo abbiamo visto, è stato un secolo che alcuni studiosi hanno chiamato di crisi, crisi rispetto – anche, ma non solo – al Rinascimento del Cinquecento, alla sua arte, ai suoi sviluppi politici ed economici.

Jan Steen, Gioiosa compagnia

Jan Steen, Gioiosa compagnia

Il Barocco sarà la caratterizzante di quegli anni, così come le monarchie assolutiste, lo sviluppo delle ricerche scientifiche, e via dicendo. Barocco che sarà diffuso in quasi tutta Europa, e diciamo quasi in quanto vi fu uno stato, un piccolo ma importante stato, in cui non prese piede, o quanto meno poco: l’Olanda.
Scrive Johan Huizinga nel suo La civiltà olandese del Seicento:

“Uno dei più forti impulsi del Seicento è di conformarsi alle norme stabilite, dottrinarie o politiche, plastiche o prosodiche. Dominano lo splendore e la dignità, la posa teatrale, la regola rigorosa e la dottrina chiusa; l’ideale è il deferente rispetto per la chiesa e per lo stato. La monarchia viene divinizzata come regime politico, mentre i vari paesi adottano come norma fondamentale di condotta uno sfrenato egoismo e arbitrio nazionalistico. Tutta la vita pubblica si svolge entro i canoni di un’ampollosa eloquenza che vuol essere presa per serietà assoluta. Magnificenza e ostentazione, con pomposo formalismo, toccano il culmine: La fede rinnovata si esprime plasticamente in figurazioni altisonanti e trionfali: Rubens, i pittori spagnoli, Bernini.”

Ma tutto ciò toccherà poco o nulla l’Olanda. A parte Joost van den Vondel (1587-1679), poeta e drammaturgo, di tendenze barocche, il resto si dedicherà a realizzare la quotidianità, come i pittori del genere, che rappresenteranno lo sviluppo economico e l’agiatezza della classe borghese dell’epoca. I Paesi Bassi in generale vivranno, durante quasi tutto l’arco del Seicento, un periodo di maturità davvero unica, basta dare un’occhiata alle tele di Jan Steen o di Jan Vermeer.

Grazie al commercio marittimo e alla forza della borghesia, l’Olanda sarà uno dei pochi stati europei a spiccare il volo e a differenziarsi dal resto del mondo. I mercanti saranno la classe più influente, così come i magistrati. Amsterdam, intorno alla fine del ‘500, poteva dichiarare ad alta voce di aver superato la Francia e l’Inghilterra per volume di scambi e per numero di navi. L’assolutismo non radicherà in quelle regioni, sia per la debolezza della forza nobiliare, che per quella dell’autorità centrale.
In tutto ciò salta alla vista un particolare, forse determinate, nella storia olandese del Seicento:

“Ciò che permise agli olandesi di dominare nel commercio internazionale non fu dunque un’organizzazione commerciale o una teoria economica progredita. Al contrario, si può dire che essi trassero giovamento proprio dalla mancanza d’ingerenza statale.” (J. Huizinga, La civiltà olandese del Seicento).

Le varie attività, come la produzione di aceto, di sale, di sapone, di zucchero, di tabacco, di lavorazione del ferro, del legno, della pietra, e via dicendo, non dovevano sottostare a restrizioni corporative, avevano dunque un margine di libertà superiore alla media europea. Punto di forza, così, della struttura, se di struttura si possa parlare, dello sviluppo economico di quel paese nordico, modello significativo.

Sarà nel ‘700 che l’Olanda attraverserà un periodo poco felice, a causa della guerra di successione spagnola.

Bartholomeus van der Helst, Banchetto della Guardia Civica di Amsterdam in celebrazione della Pace di Münster, 1648

Bartholomeus van der Helst, Banchetto della Guardia Civica di Amsterdam in celebrazione della Pace di Münster, 1648

Aug 112009
 

Boton quiz

1. Che cosa accadde nel Regno di Napoli nel luglio 1647?
2. Per che cosa fu importante il XVII secolo?
3. Chi fu uno dei più grandi scienziati italiani dell’epoca?
4. Dove si spostarono principalmente i commerci europei?
5. Come si presentava economicamente l’Italia?
6. Quale personaggio italiano rappresentò l’arte Barocca?

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Articoli che potrebbero aiutare nelle risposte:
Masaniello e la Repubblica partenopea del 1647.
1600, un secolo di scoperte.
Espansione europea e capitalismo dal 1450 al 1650.

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Galileo Galilei, Dialogo sopra i due massimi sistemi, frontespizio, edizione del 1632

Galileo Galilei, Dialogo sopra i due massimi sistemi, frontespizio, edizione del 1632

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Risposte:

1. Una rivolta popolare capeggiata da Masaniello.
2. Per le scoperte scientifiche e la diffusione della cultura in generale.
3. Il toscano Galileo Galilei, che potremmo considerare padre della scienza moderna.
4. Si sposarono verso le rotte atlantiche, verso l’America.
5. Nel XVII secolo si presentò un certo ritorno al feudalesimo, con una crisi produttiva specialmente nell’attività manifatturiera e agricola, perdendosi, inoltre, il controllo commerciale del Mediterraneo.
6. Il napoletano Gian Lorenzo Bernini, scultore, architetto e pittore.

Dec 112007
 

Ci sono pittori che hanno avuto una vita movimentata, variegata, vivace, producendo centinaia e centinaia di quadri, poi ve ne sono altri che sono vissuti tranquillamente, pacatamente, dipingendone con sapienza pochi al mese: uno di questi sembra essere stato Vermeer, artista non certo prolifico.

Ma andiamo con ordine, inquadrando il periodo storico in cui ebbe la fortuna di vivere.

Nel XVII sec., l’Olanda conquistò e ottenne l’indipendenza dalla Spagna cattolica, precisamente nel 1648, con la pace di Vestfalia. Già nei primi decenni di quel secolo, era diventata potenza marittima e commerciale. I suoi traffici si potenziarono sia con i paesi europei che quelli extraeuropei. Con la fondazione della Compagnia delle Indie Orientali (1602) e della Borsa di Amsterdam (1608), l’Olanda divenne punto di riferimento di tutta l’economia europea, in cui svolgevano l’attività ben oltre 4500 mercanti. Era dunque terra di ricchezza, agiatezza, di un buon ceto borghese dedicato a fiorenti attività commerciali, finanziarie, professionali. Lo sviluppo durò sino al 1672, quando l’esercito francese di Luigi XIV la invase, mettendo in crisi l’intero sistema.

Jan Vermeer, La Lattaia, 1658

Jan Vermeer, La Lattaia, 1658

In questo stato di benessere, in questo ambiente, nacque Johannes Vermeer a Delft, il 31 ottobre 1632, e ivi morto il 15 luglio 1675, a 42 anni. Della sua vita si sa relativamente poco, ma ciò che a noi interessa è quel Vermeer artista di cui analizzando un quadro è possibile comprendere, studiare, dettagliare la vita giornaliera dell’Olanda del ‘600.

In un primo momento, Johannes si indirizzò verso temi religiosi e mitologici, per abbandonarli qualche anno dopo e dedicarsi a rappresentare la quotidianità della borghesia della sua terra. La sua pennellata è caratterizzata da una precisa dote di esecuzione, da una perfetta resa luministica, da preziosi dettagli, da sfumature ben precise e dal forte senso della composizione. Si nota pertanto una esecuzione metodica, meticolosa, attenta. Interni di case, figure che leggono,  lavorano e scene simili sono i principali argomenti da lui trattati. L’uso della camera oscura permise Vermeer avvicinarsi quanto più possibile alla raffigurazione della realtà, nelle forme e nella prospettiva.

Scriveva Vincent van Gogh (1853-1890) a Emile Bernard in una lettera del 1887: 

“Conosci un pittore di nome Jan der Meer? Ha dipinto una signora olandese, bella, molto distinta, che è incinta. La tavolozza di questo strano artista comprende l’azzurro, il giallo limone, il grigio perla, il nero e il bianco. Vero è che nei quadri che ha dipinto si può trovare l’intera gamma di colori; ma riunire il giallo limone, l’azzurro spento e il grigio chiaro è in lui caratteristico, come Velàzquez armonizzare il nero, il bianco, il grigio e il rosa… Gli olandesi non avevano immaginazione, ma avevano un gusto straordinario e un senso infallibile della composizione.”

E non solo van Gogh verrà attratto dal Vermeer, anche Renoir che rimane piacevolmente impressionato da un suo quadro riguardante Dresda, come se le sue tele avessero, e forse hanno, un  qualcosa di contemporaneo.

Jan Vermeer, Ragazza con turbante, 1665

Jan Vermeer, Ragazza con turbante, 1665

Nascono così quadri come La Lattaia del 1658, dove si rappresenta in una stanza, semplice, scarna e disadorna, illuminata da una finestra, elemento spesso riprodotto nei suoi quadri, una donna assorta a versare delicatamente del latte, investita da una luce che illumina la sua bianca cuffia e il corpetto giallo limone acceso. Elementi come lo scaldino, la cesta appesa alla parete e un tavolo pieno di oggetti danno un senso di vita vissuta.

Del 1665 è la famosa Fanciulla con turbante, una ragazza che si dice essere stata sua figlia Maria, in cui l’oggetto perla accattiva tutta la nostra attenzione. Con la bocca leggermente aperta come volesse sussurrare qualcosa e gli occhi bagnati, la figura guarda lo spettatore, attenta a coinvolgerlo nei suoi sentimenti.

L’astronomo è del 1668, riflesso delle scoperte scientifiche del XVII sec. Anche qui la finestra da luce alla composizione, mentre i particolari, che raffigurano gli strumenti del mestiere, danno un tono di casalingo, d’intimo, altresì che di studio. L’uomo è attento a guardare il globo raffigurante l’immensa volta celeste, mentre davanti a lui ha un libro che alcuni critici hanno identificato con L’esplorazione e l’osservazione delle stelle di Adriaen Metius, essendo il globo un manufatto di Jodocus Hondius.

Interessante è il dipinto Veduta di Delft, del 1661, dove Vermeer raffigura il porto e, nella lontananza, la cittadina. La luce si riversa maggiormente sul distante paesaggio e nel cielo nuvoloso, mentre gli oggetti in primo piano sono in penombra, quasi con l’intenzione di dirigere e fermare l’occhio dello spettatore solo sulle parti splendenti della città. Mi sembra un quadro piuttosto anomalo nella sua produzione, poiché, come abbiamo visto, egli si dedicava usualmente a rappresentare interni domestici, in ogni caso è testimonianza storica di una città del XVII secolo.

Jan Vermeer, Veduta di Delf, 1660

Jan Vermeer, Veduta di Delf, 1660

In conclusione, tele che sembrano parlare, che sembrano avere un qualcosa da testimoniare, come un evento che stesse per accadere.

Così come in Bruegel il Vecchio (1526-1569) possiamo analizzare la vita del popolo, del contadino, della massaia, l’esistenza nei campi, nelle opere del Vermeer decifriamo quella borghese del ‘600, per penetrare nelle abitudini domestiche, cogliendo l’attimo da lui immortalato, con il fine di percepire sentimenti, sensazioni, sensibilità.

Negli stessi anni del ‘600 l’Italia, pur vivendo un momento di crisi economica e politica, era centro importante della cultura europea. Proprio agli inizi di questo secolo fiorì a Roma, diffondendosi in quasi tutta Europa, il Barocco, durato sino alla prima metà del ‘700 e caratterizzato da virtuosismi pittorici e contenuti spesso spirituali. Per lo più tendeva a privilegiare l’aspetto esteriore che quello interiore. Erano, e sono, quadri di ricerca, di esuberanza teatrale, che coinvolgono emotivamente lo spettatore: ecco quindi madonne e santi in un turbinio di vesti fluttuanti in mezzo a nuvole vaporose e cherubini che affollano il cielo. Famosi quelli dell’abile Rubens, pittore fiammingo (1577-1640), ma anche del forte, drammatico e realista Caravaggio (1571-1610).

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