The word “Baroque” means an item that is extravagantly adorned. It is also derived from the Portugese word “barocco” meaning irregular pearl.
The Baroque period refers to an historical era when this extravagant approach was adopted by artists, musicians, writers and architects. The Baroque period began in Italy in around XVII century. It gradually spread across Europe and Latin America. Baroque architecture was prevalent in Latin America, particularly amongst the Spanish colonies, with many civic buildings and churches being built in the style. The buildings were often ornate with impressive features such as decorative columns and imposing staircases. There was also a Moorish influence and an emphasis on contrasting light and dark. The earliest example of this is a Jesuit shrine in Peru well-known for its golden altar.
Baroque music was especially popular in Latin America and still has a large following across the world today. Introduced by the Jesuit missionaries who acquired skills in Europe, they passed on their skills to the local people. As well as teaching them to play, the Jesuits also taught the locals to make instruments. Compared to Europe, Latin American Baroque music was less technical as the musicians although talented had less training and access to quality instruments.
Latin American painters working during the Baroque period tended to follow the European trends closely. Portraiture was popular with the wealthy, as in Europe at the time. Two important painters of the time were Cristóbal de Villalpando (1649 c.-1714) of Mexico and Miguel de Santiago (1620 c.- 1706) of Ecuador. Sculptors of the time, however, developed more individual styles. One particularly acclaimed sculptor of the time was the Brazilian Antonio Francisco Lisboa (1730-1814), commonly known as O Aleijadinho. He was best known for his painted wooden figures and his striking stone statues of the twelve prophets which stood outside the church of Bom Jesus in Congonhas do Campo.
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Here some article in Italian.
Sebbene lo abbiamo ripetuto più di una volta, vale sottolineare che la Storia è un immenso mosaico dove ogni tassello contribuisce a completare, nella sua dipendenza-interdipendenza, un insieme, un grande insieme che comprende ogni operato umano che travalica limiti di spazio e tempo.
Ebbene, dopo una serie di articoli dedicati al Barocco in Italia e in Europa, diamo uno sguardo a cosa avvenne nelle terre che videro Colombo qualche secolo prima. Con la scoperta dell’America, dall’Europa emigrarono non solo militari sacerdoti nobili mercanti, ma anche artisti, pittori e architetti che portarono nelle nuove terre caratteristiche tipiche dell’epoca tardo-rinascimentale e barocca, almeno nel periodo che va dal XVII al XVIII sec., epoca da noi trattata in queste righe.
L’America latina, influenzata dalle mode europee, sviluppò un’arte che potremmo chiamare meticcia, un’arte nata dalla confluenza delle esperienze italiane francesi spagnole portoghesi, e via dicendo, con quelle indigene, del folclore popolare, dove temi religiosi del vecchio continente venivano raffigurati alla luce della cultura locale. Un’arte piena di colori, luminosa, forse priva di pietismo.
Il Cusco, in Perù, fu sicuramente una di quelle realtà in cui si istallarono ben presto scuole di pittura di scultura di architettura, scuole che vedranno, per fare qualche esempio, il leccese Matteo Pérez de Alesio (1547- 1628?) – ricordiamo buona parte dell’Italia meridionale essere, in quell’epoca, parte della Spagna – giungere a Lima nel 1588 e aprire un “Centro Sperimentale” con il fine di preparare pigmenti a modo europeo. Fra i suoi discepoli annotiamo: Pedro Pablo Morón, Domingo Gil, Francisco García, Francisco Bejarano.
Così come il romano Angelino Medoro (1567-1633), di sicura influenza fiamminga, fermatosi per qualche anno in Colombia, viaggiando finanche in Perù ed Ecuador, che influenzò le opere del tempo, opere che rispecchiavano un tardo-rinascimento, un primo accenno di Barocco, stili giunti nell’America latina con un ritardo, se ritardo potremmo chiamarlo, di una cinquantina d’anni, intorno la fine del XVII sec. Modelli da tenere in considerazione erano certamente quelli di Murillo, di Zurbarán, Rembrandt, e tanti altri.
Dal Cusco partirono non solo artisti, ma anche correnti di pittura che si propagarono per l’area andina e oltre, dalla Colombia al Perù, dall’Ecuador al Venezuela a Panama al Cile all’Argentina. Stili che, sebbene in un primo tempo legati agli europei, poco a poco – siamo intorno ai primi del XVIII sec. – se ne distaccarono, anche perché i pittori iniziavano a essere locali, indigeni, nativi, perdendo il contatto con l’Europa e dando vita a una propria tendenza, in cui talvolta si raffiguravano scene campestri poco reali, fantasiose, dove le madonne erano nere così come i Gesù bambini, dove gli angeli indossavano pregiati vestiti e gli arcangeli caricavano armi da fuoco. Fantasie locali palesate tramite soggetti europei, soggetti iconografici che desideravano essere l’espressione del sentimento indigeno. Opere che non hanno nulla da invidiare a quelle prodotte in Europa.
Proseguiamo il percorso sul Barocco che abbiamo intrapreso qualche settimana fa, e dopo alcuni cenni generali (»»qua) e qualcosa sull’architettura oltre le nostre Alpi (»»qua), diamo un superficiale sguardo a due pittori italiani che hanno significato l’epoca. Pittori che hanno fatto dell’uso della prospettiva un mezzo per ingannare l’occhio, per ampliare, far vedere luoghi talvolta non esistenti, creando illusioni davvero spettacolari. Le volte e i soffitti furono due dei tanti spazi in cui ci si sbizzarriva, creando effetti scenografici di grande suggestione. Il tutto ricordando che lo stile Barocco è dinamico, è movimento, è volume, è esagerazione, è energia, tensione, contrasto, varietà, un’arte che sembra rappresentare la forza dell’assolutismo dell’epoca, un’arte che, seppur continuum del passato, rompe con i canoni del Rinascimento. (»»qua un video di Philippe Daverio)
Il veneziano Sebastiano Ricci (1659-1734) gioca con i colori, con la prospettiva, gioca con i movimenti dei corpi, è abile nel rappresentare scene che attraggono l’occhio e lo incollano alla tela, all’affresco. Quello di sopra è Susanna davanti a Daniele, del 1726, un olio su tela che colpisce, fra l’altro, per l’estrema elaborazione dell’insieme, in cui il cromatismo è parte essenziale della grande scena. Bello l’effetto ombra-luce.
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Luca Giordano (1634-1705), napoletano, fu un pittore davvero prolifico, qualcuno addirittura parla di una produzione di circa 3000 opere, influenzato dal Caravaggio, da José de Ribera, venuto a contatto con i lavori del Michelangelo, Raffaello, dei Carracci. Il suo pennello è abile negli effetti chiaro-scurali, un pennello abituato a produrre scene complesse come quella della Deposizione di Cristo, del 1671. Tela in cui la presenza di un alone fuligginoso dà al contesto un particolare misticismo.
Certamente non è mia intenzione esaudire in poche immagini un periodo storico che interessò non solo l’Italia, bensì parte dell’Europa, un secolo, il Seicento, caratterizzato, fra i tanti particolari, dalla fastosità (»»qua i merletti), dall’esuberanza, dall’egocentricità, da un modo di vivere forse fra più bizzarri (»»qua i prodotti di lusso). I committenti, in generale, sono stati la chiesa cattolica, principi sovrani nobili, ma anche i borghesi che vedevano nell’arte un modo di entrare nelle dinamiche sociali del tempo. E il Barocco, a detta di Heinrich Wölfflin – allievo di Jacob Burkhartd (»»qua) -, non sarà un periodo di ascesa o di decadenza, ma semplicemente un’arte totalmente diversa, espressione di un’epoca. Un’arte dove l’illusionismo, la curva, la complessità, l’effetto scenografico sono i protagonisti.
Ebbene, dopo un primo accenno all’Italia (»»qua), di seguito tre immagini di tre chiese che rappresentano il periodo in questione aldilà delle nostre Alpi.
Luogo di partenza della Controriforma, la Chiesa di San Michele in Monaco di Baviera è un primo tentativo di barocco tedesco d’ispirazione italiana, luogo dei gesuiti, voluta da Guglielmo V di Baviera (1548-1597), detto il Pio – ricordiamo essere stato educato proprio dai gesuiti -, alla fine del XVI sec.
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Uno dei primi approcci alla nuova tendenza in terra austriaca, lo vediamo nella Chiesa am Hof in Vienna, chiesa gesuita che, sebbene di stile gotico – fu iniziata alla fine del XIV sec. -, si fornì, grazie all’architetto italiano Carlo Antonio Carlone (1635-1708), di una facciata d’ispirazione barocca. Qua, nel 1806, Francesco II (1768-1835) dichiarò sciolto definitivamente il Sacro Romano Impero, rinunciando alla corona.
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In Spagna, la Collegiata di San Isidro, anch’essa gesuita, è nettamente barocca, principiati i lavori nel 1620 e consacrata nel 1651. Progettata dall’architetto Pedro Sànchez e continuata da Francisco Bautista, è stata suggerita dalla Chiesa del Gesù a Roma. Sorge nello stesso luogo dove vissero San Isidro e Santa María de la Cabeza, dove c’era un pozzo la cui acqua, dicono, curava malattie.
Periodo storico – il Seicento si apre con la morte di Giordano Bruno (1548-1600) – da studiare con somma cura per la sua peculiarità e rilevanza, il Barocco influenzò oltre la pittura, l’architettura, la scultura, anche la musica, la scienza (»»qua) che s’apprestava a scoprire l’universo, la letteratura, la poesia, la filosofia che iniziava a rifiutare quella cattolica, e via dicendo, impregnando la vita in quasi tutti i suoi aspetti quotidiani.
Nato in Italia, a Roma, nel corso del XVII secolo, il movimento si propagò per buona parte dell’Europa, dalla Spagna all’Austria alla Germania meridionale, dalla Boemia fino alla Russia (non in Olanda, per es. – »»qua), grazie altresì all’opera di artisti italiani che girovagavano per le varie corti europee. Fra i tanti aspetti sociali che contraddistinguono l’epoca, ricordiamo i nobili condurre una vita esagerata elegante sfarzosa, talvolta indebitandosi per seguire un modus vivendi impregnato di ostentazioni (»»qua). Tipiche erano le cene pompose, le feste stravaganti, il lusso sfrenato, la ricerca del fascinoso del bizzarro della meraviglia, la passione per il gioco i vestiti i gioielli la parrucca (»»qua). Epoca, il Seicento, dell’assolutismo, dello sviluppo delle scienze, del distacco graduale dalla religione, epoca, in un certo qual modo, figlia del tardo Rinascimento e che precede e si relaziona con quella Illuminista del Settecento, della futura Rivoluzione industriale.
Di seguito qualche esponente che ci porta nel Barocco italiano.
Di Gian Lorenzo Bernini (1598-1680), famoso scultore (»»qua il suo David), ma pur pittore e architetto, ricordiamo – ci sarebbe l’imbarazzo della scelta: Palazzo Montecitorio, Baldacchino di San Pietro, Fontana dei Quattro Fiumi e decine di altre opere -, ricordiamo, dicevo, Apollo e Dafne, eseguito fra il 1622 e il ’25. Un’opera, un marmo di oltre due metri d’altezza, dalla forza espressiva davvero notevole che raffigura una metamorfosi che si sta compiendo, in pieno svolgimento, dove le mani iniziano a prendere forma di foglie e rami, e capelli e gambe di tronco e radici.
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Sul campo della musica, del tardo Barocco, segnaliamo Antonio Vivaldi (1678-17412), violinista che tutti ben conosciamo per le sue Quattro stagioni. Compositore poliedrico, s’interessò di musica sacra così come di sonate e di concerti, condizionando, e non poco, gli artisti della sua epoca. Morì povero e dimenticato, solo nel ‘900 fu riscoperto.
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Durante questa stagione, il romanzo ebbe una buona fortuna, aumentando la sua diffusione e notorietà. Annotiamo fra gli altri Giovan Francesco Biondi (1572-1644) con la sua La donzella desterrada, Il coralbo, e Giovan Francesco Loredano (1606-1661) con La Dianea. Romanzi che, verso al fine del secolo, avranno inoltre come tema la rappresentazione dei costumi, la cronaca, la storia. Della poesia barocca accenniamo a Gianbattista Marino (1569-1625) e al marinismo.
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Pietro da Cortona (1596-1669), artista del primo Barocco, ricercato dalle nobili famiglie romane, ma non solo, e finanche dal papato – uno dei maggiori committenti dell’epoca -, pittore oltre che architetto, operò in varie città italiane, da Roma a Firenze a Bologna, ebbe una straordinaria carriera artistica. Trionfo di Bacco, Aurora, Il Battesino di Cristo, Minerva lotta contro i Giganti, alcuni dei suoi tanti lavori. Mi piace qua segnalare il Ratto delle Sabine, la cui forza narrativa in comunione con la dinamica pittorica catturano immediatamente i sentimenti dello spettatore.
Alcuni, i suddetti artisti, che diedero forma a una caratterizzazione epocale che cambiò i paradigmi del Rinascimento, del Manierismo, che portò, fra le altre cose, a un’apertura maggiore, a una visione della vita che valicò le soglie dell’essere umano, del mondo conosciuto, che indusse a pensare in mondo più “universale”, più ardito.











