Jun 162015
 

Visto dal Budavári Palota, c’è un incantevole alone storico che copre Budapest e la vecchia idea di Mitteleuropa, come foschia o nebbia che avvolge laggiù il Danubio nel suo lento deciso andar verso il Mar Nero, un gioco di destini che investe culture e società le cui alterità sono base di progresso.

Da qua si va al nord, si va al sud, si può altresì andare all’est come all’ovest. Budapest è luogo di arrivo di partenza di transito, Budapest è ai miei occhi una piacevole coesione di genti idee principi. Budapest è nodo importante della Storia che va dall’Europa verso l’Asia l’Africa e viceversa. Budapest è un grande fiume nella quale tutti si bagnano per sentirsi parte di un continuum che abbraccia i secoli del Danubio.

«Stando al poco che ho potuto vederne dal treno e percorrendone brevemente le strade di Budapest, mi sembra una bellissima città. Non ho osato allontanarmi troppo dalla stazione, poiché, giunti in ritardo, saremmo però ripartiti quanto più possibile in orario. Ne ho ricavato l’impressione che, abbandonato l’Occidente, stessimo entrando nell’Oriente, e infatti anche il più occidentale degli splendidi porti sul Danubio, che qui è maestosamente ampio e profondo, ci richiamava alle tradizioni della dominazione turca.» (1)

Stazione ferroviaria orientale, Budapest

Stazione ferroviaria orientale, Budapest

Secoli dunque, da quando nell’896 i magiari si fermarono in queste terre e, grazie ad Arpad che unificò le sette tribù, fondarono un regno più o meno stabile. Poco a poco l’Ungheria prenderà la via che conduce all’oggi, di cui re Stefano (969-1038), fatto santo, è considerato punto di partenza – anno mille.

Quel re che, scrivendo al figlio Imre nel 1036, diceva:

«Gli ospiti e gli stranieri devono occupare un posto nel tuo regno. Accoglili bene e accetta i lavori e le armi che possono recarti; non aver paura delle novità; esse possono servire alla grandezza e alla gloria della tua corte. Lascia agli stranieri la loro lingua e le loro abitudini, giacché il regno che possiede una sola lingua e da per tutto i medesimi costumi è debole e caduco…» (»»qua)

Una terra che vide passare, fra l’altro, la dinastia degli Angioini, dei Lussemburgo, degli Jagelloni, per arrivare a Mattia Corvino (1443-1490) e alla sua famosa biblioteca data al fuoco per ordine di Solimano il Magnifico, ai quasi 150 anni di dominio turco, e via via fino agli Asburgo e alla rinascita di metà-fine ‘800, alla Prima Guerra Mondiale, al disastroso avvenimento della Seconda Guerra Mondiale, al comunismo, all’entrata nella Comunità Europea.

E Budapest, in tutto questo andirivieni, giocò un ruolo di primo piano, un gioco che la vedrà sulle scene come raffinata e distinta protagonista, realtà che percorrendo le sue strade si può toccare con mano.

«Budapest è la più bella città del Danubio; una sapiente auto-messinscena, come Vienna, ma con una robusta sostanza e una vitalità sconosciute alla rivale austriaca. Budapest dà la sensazione fisica della capitale, con una signorilità e un’imponenza da città protagonista della storia.» (2)

Book Café, Budapest

Book Café, Budapest

Se c’è un particolare che risalta all’occhio per chi, come me, è appassionato di caffè storici, è quello di una buona certa quantità che hanno ancora un’aria ottocentesca, dove si può sedere a bere un caffè, gustare un dolce, dedicarsi alla scrittura e, di sicuro, connettersi a internet grazie agli avanzi tecnologi che convivono con armonia con il tradizionale stile che li contraddistingue.

«I cafè, qui, non hanno nulla a che vedere con i nostri bar. La speciale atmosfera di quei locali dal sapore “imperiale” in Italia si trova soltanto a Trieste, o in qualche posto a Torino. Ma se è vero che nella capitale ungherese molto è cambiato dall’epoca gloriosa del Central e del New York, è altrettanto vero che la cultura dei cafè qui è nata prima che in altre metropoli europee e le sale più antiche risalgono all’epoca dei turchi che diffusero la bevanda in Ungheria già nel 1500. L’epoca d’oro però si concentra tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, quando si contavano fino a seicento luoghi di incontro dove ritrovarsi.» (3)

Mezzo di trasporto per distribuire la posta, Postamúzeum, Budapest

Mezzo di trasporto per distribuire la posta, Postamúzeum, Budapest

Facendo flanella per le sue strade, è bello perdersi per scovare angoli vie viuzze che il turismo non vede, quel turismo dedicato solo ai grandi musei o alle solite quattro arterie principali. E allora vivi il palpitare della vita quotidiana nei negozi alimentari della Damjanich utca (utca=via), o ti immetti nell’intenso verde dei tigli e dei platani della zona attorno al Postamúzeum che pochi vanno a visitare, nella Benczúr utca. Poi, se magari si ha voglia di cosmopolitismo, va bene un dolce nello Starbucks della Király utca, luogo in cui giovani di mezzo mondo si incontrano, studiano, chiacchierano in inglese, in russo, in polacco, in spagnolo…

Ma Budapest è anche il VII e l’VIII kerület (=distretto), gli ebrei che lì vivevano e vivono e che hanno dato esistenza alla Grande Sinagoga, quegli ebrei perseguitati dal nazismo, luogo, la Dohány utca, che vide la nascita di Theodor Herzl (1860-1904), fondatore del movimento politico del sionismo, 1897.

«All’inizio del ventesimo secolo dell’era cristiana l’Ottavo Distretto di Budapest era già stato occupato da decine di migliaia di ebrei e zingari, le due minoranze reiette dell’impero austro-ungarico, mentre il mercato di piazza Teleky, con chioschi e bottegucce piazzati su ogni metro quadrato, era divenuto un non trascurabile centro d’affari nonché crogiuolo di povertà e di sofferenza umana.» (4)

Mercato centrale di Budapest, facciata principale

Mercato centrale di Budapest, facciata principale

Si cammina e si incontrano qua e là il Teatro dell’Opera, il Museo Casa del Terrore, il Museo dedicato a Listz, all’Agricoltura, alle Belle Arti e decine e decine di altri ancora, un percorso che aggiunge un senso storico alla città e che è necessariamente bene complementare scoprendo il grande Mercato Centrale coperto in piazza Fővám dove sapori come la paprika tipicamente ungherese ti investono e ti portano nella storia che attraversando l’Atlantico passando per l’Oriente ti ricordano i turchi (»»qua). E lì, nei corridoi dove maestosi pilastri di ferro sorreggono un tetto di tegole rosse di fine Ottocento, scovi le alterità di una locale “vita movimentata” che si alimenta di verdura frutta carne pesce spezie e tanto altro ancora, gusto e delizia del palato umano. L’antropologo culturale gioisce per la varietà umana da studiare!

Tramonto sul Danubio, in lontananza il Ponte delle Catene, Budapest

Tramonto sul Danubio, in lontananza il Ponte delle Catene, Budapest

Poi cala la notte e un alone magico copre Budapest, s’accendono soffuse le luci, s’abbassa ancor più il bisbiglio diurno, i passi si fanno più lenti, la storia sembra fermare le sue pedine. Si sa, non bastano né diecimila né un milione di parole per descrivere la capitale ungherese, non ci sono aggettivi che possono identificarla, ché lei è filosofa come un Lukács, fotografa come un Capa, inventrice come un Bíró, illusionista come un Houdini…

… ops, aggettivi pure questi!

*****

– 1. Bram Stoker, Dracula, Oscar Mondadori, Milano, 1992.
– 2. Claudio Magris, Danubio, Garzanti, Milano, 1986.
– 3. Francesca Mazzucato, Kaddish profano per il corpo perduto, ed. Azimut, Roma, 2008.
– 4. Giorgio Pressburger, Nicola Pressburger, Storie dell’Ottavo Distretto, ed. Marietti, Genova, 1986.

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