Di grande rilevanza è la cartografia nella storia, in particolar modo nella Storia moderna, periodo in cui le mappe iniziano ad agevolare le nuove scoperte, la navigazione, le investigazioni scientifiche, a determinare confini, a far sognare nuovi mondi.
E sebbene in questo blog ne abbiamo parlato ampliamente, non è vano segnalare la collezione privata di David Rumsey, che riveste una importanza da non sottovalutare, mappe che spaziano nel tempo e nei luoghi, mappe che si possono “vedere” on-line, da quelle relative al Nord America al Sud America, all’Europa, per continuare con Asia Africa Oceania. In poche parole, la raccolta di Rumsey, che conta più di 38.000 documenti storici – da panorami di città a viste generali a particolari e dettagli, a interi continenti a zone marittime… -, è una di quelle da tenere sottocchio e consultare ogni qualvolta se ne presenta l’occasione.
Un sito, Storia di Firenze, curato dall’Università degli Studi di Firenze, dedicato alla rinomata località, in cui si dipana pagina dopo pagina, evento dopo evento, brano dopo brano, la Storia della città rinascimentale – ma non solo – per eccellenza. Il portale è ricco di informazioni documenti libri risorse (»»»qua ad esempio l’Annale N. 7, del 2012, da scaricare in pdf), è, in poche parole, una fonte inesauribile sia per lo studente, sia per il curioso che desidera approfondire argomenti relativi al tema in questione.
Necessario e imprenscindibile è conoscere l’origine delle parole e la loro metamorfosi, il loro sviluppo i loro significati legati al trascorrere del tempo. E allora ci è davvero essenziale il Dizionario storico delle Lingua Italiana, cui vi invito ad avere sempre sottomano per meglio entrare nelle dinamiche della nostra lingua.
Indispensabile per gli studi storici.
Pagine e pagine si potrebbero scrivere con la storia delle monete, e allora di seguito qualche risorsa che potrebbe tornare utile.
- Medieval and Modern Coin Search Engine
- Società Numismatica Italiana
- Istituto Italiano di Numismatica
- Museo Civico Archeologico di Bologna
Se conoscete qualche altro link, per favore, scrivetelo nei commenti, potrebbe giovare ad altri.
Segnalo inoltre alcuni volumi del nostro Carlo M. Cipolla che vale la pena leggere in quanto correlati con l’argomento del post:
- Storia facile dell’economia italiana dal Medioevo a oggi
- Storia economica dell’Europa pre-industriale
- Le avventure della lira
- Conquistadores, pirati, mercatanti. La saga dell’argento spagnuolo
- Il governo della moneta a Firenze e a Milano nei secoli XIV-XVI
Le agevolazioni che i nuovi mezzi di comunicazione, in particolare internet, ci stanno mettendo a disposizione non sono da sottovalutare, sono da assimilare e sfruttare al massimo.
In questi ultimi anni, la rete permette lavorare da un pc e nello stesso tempo visitare il mondo girovagando (ne ho parlato in questo mio ebook). E oramai sono decine i giovani, e i meno giovani, che viaggiano per i più remoti paesi vivendo dei lavori che il web offre, lavori vuoi legati alla stessa rete, vedi community manager web design e via dicendo, vuoi da essa facilitati.
L’essere nomade, oramai da oltre 20 anni, e nomade digitale negli ultimi 7-8 anni, mi ha permesso vivere in varie parti, giacché è dimorando che si può entrare nella realtà di un luogo, nella storia di una nazione, nella mentalità nel carattere nelle tradizioni. In tal modo si possono compartire esperienze pianti sorrisi tristezze, facendo flanella per le strade di una città si riesce a entrare nelle dinamiche sociali culturali morali spirituali di quel luogo, nell’aura che circonda ogni cosa.
La storia acquista così quella peculiarità che a volte manca: la tangibilità, la materialità, la concretezza che permette conoscerla nei minimi dettagli, per restare legata indelebile nella nostra memoria.
Nel mio vagabondare, mi piace bighellonare e perdermi per le vie piazze vicoli delle città dei paesini (»»qua), mettermi dentro i piccoli musei (»»qua) o case private aperte al pubblico (»»qua), mi affascina parlare con gli anziani, sedermi con loro a prendere un caffè o una birra o un vino e chiacchierare fino a notte fonda, è un modo per immedesimarmi – per quanto possibile – nelle loro faccende, e non solo in quelle pubbliche, ma pur in quelle private, che, alla fin dei conti, si fondono e confondono con le prime. Particolare che diventa universale.
Per tal motivo, insisto sempre che le diverse mentalità, che non sono altro che storia, vanno capite comprese, non giudicate, vanno indagate scomposte fino all’atomo per accorgersi che tutto fa parte di un grande mosaico, di quell’immenso puzzle che è la vita composto da milioni di piccoli tasselli, essenza che il nomade digitale ha la possibilità sperimentare sulla propria pelle abitando i luoghi.
E il nomade digitale, se veramente vuole “conoscere”, deve far tesoro di questa storia locale, risiedere partecipando alla vita quotidiana degli abitanti, comprare il pane nella bottega del “barrio”, sedersi in una “tienda” e offrire un caffè, viaggiare negli autobus, oltre, certamente, visitare musei teatri biblioteche e quanto di culturale possa esserci.
Il nomade digitale deve, per dirla in altre parole, essere – anche ma non solo – un flâneur (»»qua).
Chi di noi non ha mai visto un vecchio attrezzo, un arnese per esempio che adoperavano i nostri nonni nelle campagne, nelle case, nelle loro attività, strumento oramai messo da parte dalla nuova tecnologia? O visitato un mercatino dell’antiquariato o un museo dedicato agli utensili del passato?
Che riflessioni possiamo trarne?
Un pensiero mi segue costante, che il mondo cambia, la vita non è mai la stessa, quella vita in cui l’uomo è entrato sul palcoscenico come attore protagonista della storia, meglio ancora, senza lui la storia non si farebbe, non avrebbe senso.
L’evoluzione dei mezzi materiali è una costante che ha interessato l’intero continuum (»»qua, »»qua), una evoluzione iniziata nelle caverne, passata nelle capanne, poi nelle case, nei grattacieli, così come dalla scoperta del fuoco alla ruota e via dicendo, fino al computer, millenni di trasformazioni.
Che cosa significa tutto questo?
Semplicemente che bisogna essere aperti ai cambi, alle mutazioni, non aver timore della tecnologia, viceversa, adoperarla nel migliore dei modi, una opportunità per arricchire e ottimizzare la nostra vita.
Immaginiamoci per qualche secondo immersi nella costruzione del Duomo o del Battistero nella Firenze medievale o fine medioevo, lavorando con attrezzi (nella foto di sopra potete vederne alcuni) che oggi sembrerebbero primitivi, con materiali fuori delle nostre usanze, con consuetudini magari privi di comprensione. Poi apriamo gli occhi e mettiamoci nel 2013, accorgendoci di una gru alta decine di metri che sposta da un lato all’altro pile di mattoni, o un camion betoniera scaricando decine di metri cubi di cemento, o un robot che salda automaticamente lastre di ferro.
Cambiando tema, potremmo continuare il breve excursus con i messaggi che un tempo erano annotati in foglietti di carta (»»qua) e oggi affidati alla rete, alle e.mail o a facebook, o, per accennare alla scrittura, un tempo i libri cartacei, oggi, e sempre più, gli e.book.
Perché annoto queste riflessioni?
Per vari motivi, fra i quali, non bisogna criticare il passato (»»qua, »»qua) giacché non si può “vedere” con gli occhi di oggi, con la mentalità del XXI sec., gli uomini di allora, rispetto ai precedenti, si definivano evoluti, così come noi riguardo a ieri e, se riflettiamo un po’, quelli del XXII sec. ci considereranno poco avanzati. Un’altra ragione è quella che il progresso materiale non si può fermare, come taluni cercano fare quando si legano a un passato consuetudinario, è un percorso necessario al nostro esistere su questa terra, è un gioco da portare avanti per necessità quasi scritta nel nostro DNA, un gioco le cui regole vanno scritte e riscritte per essere attualizzate.
Che cosa ne pensate voi?



