Chi pensa che la storia d’America inizi con lo sbarco di Colombo, è ben lungi dall’aver compreso e accettato che gli indigeni di quei luoghi hanno avuto anch’essi una loro tradizione, sia pur orale o talvolta scritta, eventi ancora tutti da investigare da scoprire da divulgare.
I maya gli atzechi i caribes, ma anche i meno noti quimbaya embera katíos, hanno dato il loro contributo, spesso muto e invisibile, agli accadimenti che seguirono la conquista dell’America in generale, accadimenti segnati dal sangue, dalla lotta per la libertà da parte indigena.
E allora il cacique Toné riveste un ruolo sicuramente importante nei conflitti dell’epoca, Toné, politico e militare, che difendeva il territorio dall’invasione europea.
Di tutto ciò, qualche giorno fa, grazie a un incontro fortuito nella biblioteca Carlos Castro Saavedra di Medellin, e grazie alla bibliotecaria Emilse Cardona, ne parlai con uno studioso proprio di Toné, dei Katíos, di Urrao, un esperto che dedica anima e corpo ad approfondire il tema in questione, il prof. Jaime Celis Arroyave.
Mi sembra doveroso diffondere quella parte di storia locale, in Europa poco studiata, che potrebbe aver avuto influenze ben più ampie di quanto si creda, e il prof. Jaime, che ringrazio con immensa gratitudine, mi ha aiutato a entrare nelle dinamiche della società indigena dei Catíos. Motivo per cui, ho approfittato della sua bontà per rivolgergli alcune domande che riporto di seguito.
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- Prof. Celis, nei nostri vari incontri, abbiamo concordato che i fatti d’America non iniziano con l’arrivo degli spagnoli, bensì si rimontano a ben prima del XV sec., agli indigeni, pensa che sarebbe bene rivedere i testi di storia?
- Ovviamente, è necessario rivedere la storia, dando agli indigeni il loro giusto valore, per esempio, essere l’origine della storia americana. Solo allora, oltre a rendere giustizia ai nostri nativi, avanzeremo nella vera interpretazione della storia, che ci permetterebbe tracciare la corretta strada per costruire il futuro.
- Ci può descrivere in poche parole come erano organizzati socialmente i Katíos e che zone del dipartimento di Antioquia abitavano?
- I Catíos vivevano a ovest dell’attuale Dipartimento di Antioquia. All’arrivo degli invasori europei, avevano un modello di società comunitaria, cioè proprietà collettiva al servizio del bene comune.
- Pochi conoscono la figura dell’indigeno Toné, ce ne potrebbe dare un abbozzo, nel senso accennarci in quale periodo storico visse e che ruolo ebbe sia come guerriero sia come politico?
- Toné era un ideologo e militare molto prominente, che affrontò la violenta e ingiustificata invasione spagnola con una chiara concezione della libertà e della sovranità, con una strategia militare davvero encomiabile, sia per l’organizzazione del popolo, sia per il valore che profuso. Iniziò a lottare nel 1539, fino al 1557, quando fu sconfitto nella battaglia di Nogobarco, senza che nessuno sappia, con certezza, la sua fine, anche se presumibilmente morì lì.
- Perché si pensa che Toné fu un precursore del concetto di libertà in America?
- I nativi americani sono stati i primi nel continente a parlare di libertà e combattere per essa. Toné, fra tutti, si distaccò specialmente nella battaglia di Escubillal, 1557, quando, davanti la richiesta letta dagli invasori affinché si arrendesse e pagasse tasse al re di Spagna e al Papa, rispose che venissero a sommetterlo però solo dopo una sconfitta, l’unico modo per giungere alla pace.
- Delle varie battaglie da lui sostenute a difesa della libertà indigena, ci potrebbe fare un riassunto, anche perché è poco noto che Toné fu, sicuramente, uno dei pochi cacique indigeni a far costruire ben due fortificazioni?
- Toné e i suoi Catíos, in difesa della libertà, hanno avuto quattro scontri contro gli invasori, così:
al Chuscal in Urrao, 1539, quando sconfisse e uccise 8 spagnoli, guidati da Pedro de Frias, che venivano a riscuotere tributo, senza alcun motivo.
L’assedio alla città di Antioquia, a partire dal 1541, quando fu fondata da Jorge Robledo, come avamposto per l’invasione, fino al 1554, quando è stata bruciata.
All’Escubillal, in Urrao, 1557, dove i Catíos avevano costruito una fortezza di legno, caso eccezionale tra gli indigeni, assediata per sei giorni, fino a quando fu catturata dagli 80 spagnoli comandati da Gómez Fernández, che era stato inviato dalla Real Audiencia de Santa Fé, a sommettere questo coraggioso popolo. In risposta così alla richiesta, come si è raccontato prima.
A Nogobarco, in Urrao, 1557, pochi giorni dopo il precedente scontro, anche là in una fortezza di legno, guerrieri indigeni guidati da Toné, hanno resistito per 39 giorni, alla fine sconfitti. Da ora in poi, non si sa di più su questo eccezionale Cacique e i nativi fecero una fine disastrosa, alcuni torturati a morte, altri, schiavizzati, ricevettero maltrattamenti. Solo pochi riuscirono a fuggire verso le vicine montagne.
- Crede che si potrebbero fare dei paragoni fra le idee politiche di Toné e di Bolivar?
- È chiaro che, questi due grandi leader, hanno in comune una progredita concezione politica in difesa della libertà e della sovranità, così come il loro interesse per un modello di società equa, al servizio del bene generale, il che rende il primo, un precursore di questi ideali e, il secondo, con i suoi scritti e le sue proposte, l’ideologo più importante di tutto il mondo, dell’epoca. Entrambi, ciascuno a suo tempo combatterono eroicamente, dando sé stessi in difesa di questa concezione. Inoltre, si assomigliano anche perché erano due grandi e unici strateghi militari. Vale la pena notare come la storiografia ufficiale, al servizio di una piccola elite, con ingiusti privilegi, abbia cercato di nascondere questa concezione, che minaccia i loro meschini interessi, presentandoli solamente come importanti leader militari e non come progrediti ideologi, che sono i meriti più notabili.
- Per concludere, prof. Celis, perché pensa sia importante conoscere e divulgare la storia del cacique Catío Toné?
- Toné è un ideologo molto progredito che ha mostrato, in modo chiaro, come gli indigeni, origine della nostra storia, quando fanno loro un ideale, sono capaci di dare la vita. Riscattare la loro storia, e fondamentalmente i loro ideali, nati dialetticamente dal proprio modello di società comunitaria, è dimostrare che la storia dell’America inizia con gli indigeni, e non in qualsiasi modo, ma con i contributi che sono la base per una costrizione collettiva di una nuova società equa, sovrana e pacifica.
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Libri pubblicati dal prof. Jaime Celis Arroyave:
- Historia general de Urrao, ed. Begòn, Medellin, 2009.
- Diccionario biografico urraeño, ed. Begòn, Medellin, 2012, 3ª ed.
- Patrimonio artistico urraeño, ed. Begòn, Medellin, 2013.
- Boletìn Toné, pubblicati già 41 numeri.
- Noticiero patrimonial, pubblicati già 170 numeri.
Per contattare l’autore: jaimecelisarroyave@gmail.com
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