Apr 202015
 

di Ivana Palomba

“… Il a travaillé, il a travaillé pour le roi de Prusse…”

Federico II, Anna Dorothea Therbusch, 1772

Federico II, Anna Dorothea Therbusch, 1772

Oggi certamente la locuzione “lavorare per il re di Prussia” è entrata nel dimenticatoio per quel regno di Prussia disperso nelle nebbie del passato. Un regno che costituiva circa i due terzi dell’Impero tedesco e che durò dal 1701, quando fu creato, fino alla fine della prima guerra mondiale.

Il modo di dire, il cui significato è darsi da fare inutilmente, a proprio danno o, peggio, a vantaggio della parte avversa, quindi risente dell’usura del tempo che ne vanifica l’efficacia nel contesto di un discorso.

Come per tanti modi di dire, ci sono molte ipotesi interpretative circa la sua origine.

Alcuni la fanno risalire a Voltaire che nel 1750 trovò rifugio presso Federico Il Grande (1712-1786), re di Prussia, che amava circondarsi da filosofi.

Nel suo “buen retiro” Voltaire si diede a combinare molti affari dubbi, quali commercio di diamanti, transazioni illegali e altro. Ciò fu senz’altro causa della rottura fra il re ed il filosofo che per tutta risposta coniò la frase.

Atri, al fatto che Federico II avesse ereditato dal padre una certa avarizia e non solo avesse un’abitudine tutta speciale di pagare il soldo alle sue truppe: egli saldava trenta giorni per mese, lucrando così un giorno per tutti quei mesi che erano di 31, ma addirittura cercava tutte le scappatoie per non pagare. Si racconta infatti che nel 1744 desiderando conquistare la Slesia volle assicurarsi la neutralità della Russia promettendo a un certo Bestoujef, che esercitava una forte influenza sullo zar, 40.000 fiorini. Certo della neutralità russa, Federico fa la sua guerra vincendola ma dilazionando giorno dopo giorno il pagamento dovuto. E quando Bestoujef stanco di aspettare reclamò il dovuto, Federico si finse stupito che la Russia avesse potuto vendere la sua neutralità, per cui Bestoujef diceva a tutti di aver lavorato per il re di Prussia.

Ma le linee interpretative più seguite sono quelle sottese ad eventi bellici. La prima si rifà al trattato di Aix La Chapelle del 18 ottobre 1748 che mette fine alla guerra di Successione Austriaca. La guerra, durata otto anni e che rivelerà il sorgere di una nuova potenza, la Prussia, termina con il relativo successo della Francia che al tavolo dei negoziati non pretende niente. Infatti vengono restituiti all’Austria i territori conquistati come pure la Savoia e la contea di Nizza e viene riconosciuto al marito di Maria Teresa di Habsbourg il diritto alla corona imperiale, mentre Federico II riesce ad annettersi la Slesia senza alcuna giustificazione. Quindi Il re prussiano sembra essere il solo ad aver guadagnato dalla guerra e da ciò sarebbe nata l’espressione “travailler pour le roi de Prussie”.

Carlo di Rohan-Soubise

Carlo di Rohan-Soubise

La seconda riguarda una battaglia nel contesto della guerra dei Sette anni. Secondo Enrico Fumagalli (1863–1939), bibliografo, bibliotecario, e storico italiano, il tutto nasce da una frase di un popolarissimo ritornello di una canzonetta satirica che si cantava a Parigi contro il maresciallo di Francia Charles de Rohan principe di Soubise (1715–1787) che subì, contro ogni previsione, una disastrosa sconfitta ad opera di Federico II, il 5 novembre 1757 nella battaglia di Rossbach, paese della Sassonia.

All’esercito del re Federico II di Prussia forte di soli 21.000 uomini si oppongono le truppe franco-imperiali composte da circa 27.000 comandati dal principe di Sassonia Hildburghausen e 36.000 francesi diretti da Soubise.

In sole due ore di battaglia e nonostante il significativo vantaggio numerico, l’esercito franco-imperiale comandato dal principe de Soubise, fu sconfitto con una perdita di 7000 uomini contro i 1056 di Federico.

“La sconfitta si deve alla sagacità di Federico, che ha sorpreso il nemico in una marcia di fianco, ed ha attaccato la testa delle colonne in condizioni da non permettere loro lo spiegamento. Bello fu il movimento per girare il fianco del nemico, e saggiamente combinati gli attacchi di fianco”. (1)

Sconfitta che fu sì dovuta alla sagacia di Federico II ma anche alla conoscenza dei luoghi nonché alla stesura di perfetti piani minuziosi, mentre Soubise sembrava non li avesse affatto.

Il risultato di Rossbach fu prodigioso. Voltaire disse che il nazionalismo tedesco era nato quel giorno, cambiando il destino della Germania. (2)

Ovviamente una tale disfatta fece del maresciallo di Soubise un vero e proprio capro espiatorio in patria e fu l’occasione per dileggiarlo con beffe e caustici libelli: «Soubise dit, la lanterne à la main, J’ai beau chercher, où diable est mon armée?….» (3) (libera trad.: Soubise dice con la lanterna in mano, ho un bel cercar dove diavolo è la mia armata?)

© Ivana Palomba

*****

– 1. Cesare Rovighi, Sinossi delle lezioni di storia dell’arte militare date dal capitano Cesare Rovighi agli allievi del 2. anno di corso 1867-68, 1868, pag. 453.
– 2. Alessandro Barbero, Federico il Grande, Sellerio, Palermo, 2007, pag. 191.
– 3. Victor Battaggion, Ridicules! Les dossiers inavoués des grands personnages de l’Histoire, Ed. First, 2013.

Bibliografia:

– Cesare Rovighi, Sinossi delle lezioni di storia dell’arte militare date dal capitano Cesare Rovighi agli allievi del 2. anno di corso 1867-68, 1868.
– Giuseppe Pittàno, Frase fatta capo ha, Zanichelli, 1992.
– Victor Battaggion, Ridicules! Les dossiers inavoués des grands personnages de l’Histoire, Ed. First, 2013.
– Alessandro Barbero, Federico il Grande, Sellerio, Palermo, 2007.
– Pierre Gaxotte, Federico II re di Prussia, De Agostini, 1972.

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestEmail this to someone
Apr 142015
 
I caffè sociali nell’Inghilterra del XVII secolo

Grande incidenza hanno avuto i caffè, intesi come locali sociali, nell’Inghilterra del XVII sec., aiutando a modificare quella cultura nazionale che in pochi decenni avrebbe trasformato la nazione. Caffè, prodotto che ai primi del secolo in questione era bene di lusso e riservato a pochi, novità esotica che avrebbe conquistato un ruolo di primo piano, a tal punto che Thomas Rugg affermava esserci una bevanda turca, chiamata caffè, che si vendeva in tutte le strade della città (1). Verso il 1670, e maggiormente verso la fine del Seicento, i caffè erano così diffusi che per un penny era possibile bersene [segui leggendo]

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestEmail this to someone
Apr 072015
 
Bernardino de Sahagún e il Codice Fiorentino

La Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze alberga un risultato che qualche autore considera uno dei primi testi antropologici, manoscritti compilati dal frate francescano Bernardino de Sahagún (1499-1590), il cosiddetto “Codice Fiorentino”. Giunto in Messico nel 1529, pochi anni dopo la conquista di quei territori da parte di Hernán Cortés, il missionario spagnolo tentava convertire al cristianesimo la popolazione indigena devota agli dei “pagani”. Eppure il nostro ammirava, in un certo qual modo, i locali, basta leggere nel prologo al Libro I quando affermava essere, questi, “… in materia di cultura e raffinatezza, sono un passo avanti di altre nazioni che [segui leggendo]

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestEmail this to someone
Apr 012015
 
Il risveglio culturale di Costantinopoli nel Rinascimento italiano?

Quando l’8 febbraio 1438 circa settecento greci approdarono a Venezia, ricevuti dal doge navigando nel suo prezioso Bucintoro, la galea di stato, l’incontro di due culture fu, probabilmente, la scintilla che attizzò ancor più gli studi classici che già da anni si venivano compiendo in Italia. L’imperatore di Bisanzio Giovanni VIII Paleologo (1392-1448), il patriarca Giuseppe II (1360 ca.-1439), una ventina di vescovi, numerosi prelati, monaci e vari intellettuali dell’epoca, ricordiamo Basilio Bessarione (1403-1472), Isidoro di Kiev (1380 ca.-1463), Giorgio Gemisto Pletone (1355 ca.-1452), Giovanni Argiropulo (1416 ca.-1487) e vari altri, portarono con loro, per discutere al prossimo Concilio di Ferrara poi [segui leggendo]

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestEmail this to someone
Mar 282015
 
Federico II il Grande raccontato dal prof. Alessandro Barbero

Figura chiave nell’Europa assolutista del Settecento, Federico II di Prussia (1712-1786) fu temuto rispettato venerato non solo dai suoi contemporanei ma anche da coloro che desideravano emularlo nel trascorso dei secoli, al punto da chiamarlo il Grande. Personaggio controverso che si dilettava di musica poesia filosofia, chiamò alla sua corte, fra i tanti, Voltaire, con cui parlava francese, nello stesso tempo in cui si interessava scrupolosamente di arti militari, facendo del suo esercito uno dei più efficienti dell’epoca. Nei seguenti podcast (di seguito solo i primi tre, gli altri ti invito ad ascoltarli direttamente nel sito di Radio 2 »»qua), il prof. [segui leggendo]

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestEmail this to someone
Mar 232015
 
La pregiata Bibbia di Borso d’Este

Quando nel 1455 il primo Duca di Ferrara affittò una casa per albergare alcuni miniatori, nessuno avrebbe potuto immaginare il risultato che sarebbe venuto alla luce dopo sei anni di minuzioso lavoro, un lavoro che lui stesso ispezionava e sorvegliava con somma attenzione. Unica nel suo genere, la Bibbia di Borso d’Este (1413-1471) rappresenta il culmine della miniatura di tutto il periodo rinascimentale, e non solo. Un’opera d’arte dal Duca commissionata che voleva di sicuro competere con la sontuosità delle corti italiane dell’epoca, vedi quella fiorentina dei Medici, quella di Urbino dei Montefeltro, e altre ancora, per dimostrare la grandezza [segui leggendo]

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestEmail this to someone
Mar 162015
 
L’Europa pre-illuminista, il Settecento

Che l’epoca illuminista sia uno spartiacque fra un prima e un poi, fra un Ancien Régime e un mondo a noi contemporaneo, è cosa risaputa. Il Settecento con i suoi Lumi furono decenni che ruppero con un passato tuttavia legato a un certo feudalesimo, pieno di strutture per lo più immobili che mal accettavano un cambiamento politico-sociale, ruppero ancora con un’epoca in cui il potere assolutistico di diritto divino faceva da padrone in mezza Europa, incarnato nel Seicento da Luigi XIV, e in cui il privilegio aristocratico era punto di forza dell’intero sistema. “È un magma di cose vecchie di [segui leggendo]

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestEmail this to someone
Mar 112015
 
Gli ebrei nell’Europa del Settecento, cenni

Se nel periodo moderno da noi studiato, il 1492 è da considerare come punto di partenza per una svolta storica del popolo ebreo, quell’allontanamento (»»qua) prima dalla Spagna poi dal Portogallo con il loro insediamento in mezza Europa e il fiorire, qualche decennio prima e dopo, di un significativo sviluppo culturale che potrebbe coincidere con il nostro Umanesimo, il Seicento è invece l’età d’oro olandese (»»qua) in cui i figli di Mosè ebbero non poca importanza nel gioco dei commerci e della fioritura di quelle terre, il Settecento, non per ultimo, viene poi a spostare l’attenzione e l’asse verso l’oriente [segui leggendo]

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestEmail this to someone
Mar 072015
 
La caduta di Costantinopoli raccontata da Silvia Ronckey

Con la caduta di Costantinopoli nel 1453 nella mani di Maometto II (1432-1481), le porte dell’Occidente si aprono oramai ai turchi, marciando quasi indisturbati verso il cuore dell’Europa, Vienna in particolare. Costantinopoli rappresentava il cosmopolitismo dell’epoca in cui si incontravano i tre continenti – Europa Asia Africa -, un crocevia di culture che fiorivano nelle vecchie terre che avevano visto i greci e l’eredità dell’impero romano. Tanti furono i “letterati” che prenderanno le vie d’Europa e d’Italia in particolare, favorendo ancor più quel Rinascimento che segnerà indelebilmente un momento storico di alto valore – anche, ma non solo – intellettuale. Segnalo una [segui leggendo]

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestEmail this to someone
Mar 012015
 
Tre libri sulla storia degli ebrei

Il percorso storico degli ebrei è un lungo e complesso cammino che si incrocia spesso con la storia dei luoghi in cui sono vissuti. Un percorso impresso nella loro viva memoria, la quale diventa importante e imprescindibile mezzo di trasmissione vuoi orale vuoi scritta. A tal punto che nella Bibbia la parola Zakhar, ovvero “ricordare”, viene ripetuta, nelle varie declinazioni, ben 169 volte (1). Ebbene, con il proposito di “ricordare”, suggeriamo tre libri che ci introducono nell’argomento in questione, considerando che non è certamente facile dare dei cenni sui seguenti testi, ché gli intrecci della loro storia, le complessità degli [segui leggendo]

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestEmail this to someone