Jul 112015
 

Inghilterra e Rivoluzione industriale, XVIII sec.


Da quale ragionamento possiamo dedurre le cause del nuovo corso storico? Quando furono interrati quei semi che diedero tali frutti? E perché avvenne nel Settecento e non prima o dopo? Perché proprio nell’isola inglese? Che cosa pensava lo storico Toynbee di ciò che stava accadendo?

Un ebook che partendo dalle scoperte scientifiche del Seicento, accennando alla Gloriosa Rivoluzione, ci porta nelle dinamiche della Rivoluzione industriale, passando fra l’altro per Londra vista dagli ambasciatori veneziani e per le tele di William Hogarth.

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Jun 292015
 

Francia XVIII secolo, illuminismo e rivoluzione


Che influenza ha avuto l’Illuminismo nella Rivoluzione francese del 1789? E la decapitazione di Carlo I d’Inghilterra un secolo prima? Quali donne conducevano i salotti letterari del Settecento francese? Che importanza hanno avuto i libri e la stampa in generale in quel periodo? E la pubblicazione dell’Encyclopédie di Diderot e compagnia bella? Che cosa erano i cahiers de doléances? Che cosa accadeva nella vita quotidiana di quei decenni? Che cosa scrivevano nelle loro corrispondenze Francesco Favi e Thomas Jefferson?

Un ebook che ci introduce nell’Illuminismo e nella Rivoluzione francese, passeggiando fra Augustin de Robespierre, il pane, i costumi tipici e le testimonianze dell’epoca.

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May 272015
 

Inghilterra e Rivoluzione industriale, XVIII sec.


Che cosa avvenne socialmente con la Rivoluzione inglese del Settecento? Si può affermare esserci stata una certa rottura consuetudinaria nella famiglia? Che importanza aveva la trasmissione orale e che evoluzione ebbe verso la fine del secolo in questione? E gli usi e costumi che venivano da tempi immemorabili come si trasformarono?

Appassionante tema che ci porta nei dettagli sociali della spinta economica di fine XVIII secolo, uno dei temi affrontati in questo ebook.

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Apr 262015
 
Selinunte, Tempio dedicato a Hera

Selinunte, Tempio dedicato a Hera (foto ©G. Armato)

Fra disagi e disavventure, nel suo peregrinare per la Sicilia, un giorno del 1551, il saccense fraticello domenicano Tommaso Fazello (1498-1570) si imbatté in colossi di pietra e imponenti costruzioni distrutte che descrisse nel suo “De Rebus Siculis” pubblicato a Palermo nel 1558, testimonianza scritta in latino che raccoglie la storia dell’isola dalle mitiche origini fino al XVI sec., un’opera storico-geografica di degna nota.

«Dentro le sue mura [di Selinunte] si vedono due templi non tanto grandi, uno ha colonne scanalate, l’altro invece lisce, e non è ben certo se sia stato un tempio o la casa del pretore. In essa si vede anche una rocca che incombe sul mare e che, sebbene sia stesa a terra, tuttavia ha rovine di grandi proporzioni e un arco ancora in piedi. Si vedono, poi, rovine sparse in tutta la città per molti iugeri e si cammina su fondamenta, strutture, e resti di case che occupano quasi ogni sua parte» (1)

La scoperta del nostro monaco siciliano fu base di partenza, nei secoli successivi, per ulteriori peregrinazioni specialmente dal XVII-XVIII secolo in poi, quella moda del Grand Tour che prese animo e corpo di artisti letterati aristocratici europei. Ecco allora giungere a Selinunte Jacques-Philippe D’Orville (1696-1751), Richard Henry Payne Knight (1750-1824), Jean-Pierre Louis Laurent Houël (1735-1813), Jean-Claude-Richard de Saint-Non (1727-1791), Johann Hermann von Riedesel (1740-1785), e tanti altri ancora, un viavai di persone che procurò una certa fama alla remota località. E non dimentichiamo il frontespizio del libro di Jakob Philipp Hackert (1737-1807), Vues de la Sicilie, dedicato proprio a Selinunte, libro pubblicato a Roma nel 1782.

Scriveva Jean-Pierre-Laurent Houël nel 1777 sec.:

Dovevo recarmi a Selinunte: presi informazioni necessarie su tutto quanto concerne questa città fiorente un tempo e oggi completamente in rovina. Se ne scorgono facilmente i resti a sud di Castel Vetrano. Me li fecero osservare dai confini di una ricca campagna coperta di colture di ogni genere e soprattutto di alberi da frutta, che affascinavano lo sguardo per la varietà delle forme e dei colori. Il mare chiude maestosamente la prospettiva. Sulla riva si sgorgono le colonne di un tempio, il più grande dell’antica Selinunte, che dominano tutto ciò che circonda. La gente del paese le chiama Pilieri giganti, le colonne dei giganti, per la loro smisurata grandezza.” (2)

Jean-Pierre-Laurent Houël, Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malte et de Lipari, 1782-1787

Jean-Pierre-Laurent Houël, Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malte et de Lipari, 1777

Sono passati oltre 2600 anni e i templi di Selinunte tuttora affascinano i nostri sensi e ci rapiscono in una meravigliosa estasi, portandoci a sognare a occhi aperti e restare di stucco davanti quell’immane laboriosità costruttiva dei nostri antenati.

Selinunte (Σελινοΰς), secondo alcune fonti fondata intorno al 650 a. C. da coloni di Megara Hyblaea, un insediamento greco vicino Siracusa, si sporge sul mar Mediterraneo nella Sicilia sud-occidentale. Nei circa 240 anni di vita, fu una potente città di oltre 80.000 abitanti, con una propria zecca – coniando monete dal 550-530 a.C. – e con un florido commercio, specialmente con i Punici che vivevano nella parte più occidentale dell’isola. Prese il nome da Sèlìnus, l’endemico prezzemolo selvatico che cresceva spontaneo in quelle zone, vicino il fiume Modione.

Sull’Acropoli si costruirono vari templi ed edifici destinati al culto: il tempio D e accanto quello C, quest’ultimo della prima metà del VI sec. a.C., poi uno più piccolo B di epoca ellenistica, forse dedicato a Empedocle di Agrigento. Poi ancora i templi A e O, forse quest’ultimo con sei colonne da un lato e quattordici dall’altro, vicinissimi i due e molto simili.

 Selinunte, Tempio di Apollo, veduta parziale, 1897 (Alinari da BNF)

Selinunte, Tempio di Apollo, veduta parziale, 1897 (Alinari da BNF)

Ma l’opera dei selinuntini non finì qua: sulla collina orientale altri tre luoghi destinati alla devozione, E, F ed infine quello – sembra – dedicato a Giove, G, uno dei più grandi dell’antichità classica con ben 110 m. di lunghezza e 50 m. di larghezza, e colonne alte circa 17 m., con un’altezza totale che sfiorava i 30 metri. Colossale opera, forse iniziata nel 530 a.C., mai portata a fine, poiché la distruzione della città avvenne prima.

Gli archeologi dicono che dovrebbe esistere un altro tempio, non ancora individuato, e che avrebbe dovuto essere il primo e il più vecchio, edificato dai coloni megaresi. Il mistero resta, non si sa con certezza a quali divinità fossero stati dedicati, a parte il tempio E che grazie a un’iscrizione sappiamo fu consacrato alla dea Hera. La facciata principale degli edifici era sempre rivolta ad oriente, al sorgere del sole, dove il viso del dio doveva guardare.

Il materiale da costruzione proveniva dalle cosiddette Cave di Cusa, oggi nei pressi della cittadina di Campobello di Mazara, a circa 13 km. da Selinunte.

L’area, una volta conquistata dai Cartaginesi, fu ripopolata con piccole case fatte con i ruderi esistenti in loco, ed elementari e basici luoghi sacri fra quartiere e quartiere. Poderoso era il sistema difensivo con alte mura erette poco prima della caduta della città. L’intera zona fu poi assoggettata dai romani.

Poco resta della gloria di quei tempi, la distruzione totale avvenne peraltro tramite un violentissimo terremoto, X-XI sec., che abbatté i monumenti. Eppure ancora oggi chi visita Selinunte viene dolcemente rapito dai cinque sensi, dai florali profumi primaverili, dal vento che accarezza la pelle, dai suoni che si ascoltano a occhi chiusi fra le rovine, dal tatto nello sfiorare una tuttavia presente classicità, dal gusto di quel sedano che diede nome alla città. Non c’è pietra che non racconti storie, non c’è metopa che non parli di un mito, non c’è colonna che non abbia l’impronta di un uomo che con il suo sudore ci ha lasciato una testimonianza di cui dobbiamo andar fieri.

Ma Selinunte non è nostra, Selinunte è dell’intera Umanità che dovrebbe custodirla gelosamente.

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*****

– 1. Tommaso Fazello, De rebus Siculis, Panormi, 1558, ed. Storia di Sicilia, 1990, vol. I lib. I, pp. 326-327.
– 2. Jean-Pierre-Laurent Houël, Il viaggio in Sicilia, Edizioni di storia e studi sociali, 2013, pag. 25.

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Mar 282015
 
Federico II, Anna Dorothea Therbusch, 1772

Federico II, Anna Dorothea Therbusch, 1772

Figura chiave nell’Europa assolutista del Settecento, Federico II di Prussia (1712-1786) fu temuto rispettato venerato non solo dai suoi contemporanei ma anche da coloro che desideravano emularlo nel trascorso dei secoli, al punto da chiamarlo il Grande. Personaggio controverso che si dilettava di musica poesia filosofia, chiamò alla sua corte, fra i tanti, Voltaire, con cui parlava francese, nello stesso tempo in cui si interessava scrupolosamente di arti militari, facendo del suo esercito uno dei più efficienti dell’epoca.

Nei seguenti podcast (di seguito solo i primi tre, gli altri ti invito ad ascoltarli direttamente nel sito di Radio 2 »»qua), il prof. Alessandro Barbero ci offre un’ampia e critica visione di un uomo che ancora oggi, in un modo o nell’altro, affascina.

 

 

 

→ segui ascoltando »»qua.

 

   

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Mar 162015
 

Francia XVIII secolo, illuminismo e rivoluzione


Si può dire l’Illuminismo esser stato uno spartiacque fra un vecchio regime politico e il tentativo di uno nuovo più libero e partecipativo? Avrà il Terzo Stato peso politico nelle decisioni comunitarie?

Uno dei tanti argomenti trattati in questo ebook che ci introduce al periodo pre-illuminista, epoca di cambi e rivoluzioni sociali e politiche, rivoluzioni che porteranno lentamente alle sommosse francesi e al futuro dell’Europa così come la viviamo oggi.

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Mar 112015
 
Mendelssohn a sinistra, Lavater a destra e Lessing in piedi, di  Moritz Daniel Oppenheim, 1856

Mendelssohn a sinistra, Lavater a destra e Lessing in piedi, di Moritz Daniel Oppenheim, 1856

Se nel periodo moderno da noi studiato, il 1492 è da considerare come punto di partenza per una svolta storica del popolo ebreo, quell’allontanamento (»»qua) prima dalla Spagna poi dal Portogallo con il loro insediamento in mezza Europa e il fiorire, qualche decennio prima e dopo, di un significativo sviluppo culturale che potrebbe coincidere con il nostro Umanesimo, il Seicento è invece l’età d’oro olandese (»»qua) in cui i figli di Mosè ebbero non poca importanza nel gioco dei commerci e della fioritura di quelle terre, il Settecento, non per ultimo, viene poi a spostare l’attenzione e l’asse verso l’oriente europeo, la Polonia e la Russia principalmente.

Il XVIII secolo si apre con una popolazione ebrea intorno ai tre milioni e mezzo di persone (1), sparse per lo più nella parte occidentale del globo, con una maggioranza rilevante in Europa. Un popolo tuttavia relegato, nella maggior parte dei casi, nei ghetti, costretto e obbligato a determinati lavori, non sempre benvenuto nelle varie realtà politiche del continente e pronto a levar le tende e migrare verso altri possibili territori per sopravvivere alle vicissitudini politico-religiose.

Già nei primi decenni del Settecento, Polonia, Ucraina e Lituania ne ospitano circa 600.000, regione poco stabile, devastata dalle guerre, molto arretrata economicamente e socialmente. Pochi sono coloro che coltivano la terra, occupandosi principalmente di tessuti, commercio di cera, sale, tabacco, alcool, sapone, pochissimi i banchieri, forse nessuno. Le varie crisi provocheranno vieppiù risentimento anti-ebreo. Quando il 5 agosto 1772 la Polonia viene spartita, 150.000 di loro sono inglobati nel regno austriaco, 25.000 nella Russia e altri nella Prussia. Nel 1790 gli ebrei polacchi sono oramai 900 mila (2). L’anno dopo, quando i borghesi prenderanno il potere, la Dieta istaurerà una monarchia ereditaria e liberale: gli ebrei inizieranno ad acquistare una certa libertà.

La Russia non conosce, salvo rare eccezioni e piccolissime comunità, gli ebrei, almeno fino a quando non incorpora parte della Polonia, nessun zar aveva autorizzato la loro immigrazione, neanche Pietro il Grande (1672-1725). Nel 1778 Caterina II (1729-1796), fra concessioni e oppressioni, apre marginalmente le porte ai mercanti e agli artigiani ebrei per poter partecipare alle corporazioni, permettendo finanche l’elezione di rappresentanti di associazioni e di municipi nelle “zone di residenza”, il tutto in un’ambiente in cui i commercianti russi chiedevano protezione da qualsiasi forma di concorrenza. La Russia di fine Settecento avrà nei suoi possedimenti più della metà della popolazione ebrea mondiale (»»qua).

Zona di residenza ebrea a confine con la Russia, 1905

Zona di residenza ebrea a confine con la Russia

Venezia, in cui vivono a metà XVIII sec. circa 1.700 anime, autorizza, nel 1737, l’uscita dal ghetto anche di notte e la domenica, 20 anni dopo Firenze la segue (1757), mentre ad Ancora la situazione non è certamente piacevole, così come nel Contado Venassino, nei pressi di Avignone, sotto giurisdizione diretta del papato romano. La maggior parte degli ebrei residenti in Alsazia nel 1784, si stima poco meno di 20.000 persone, sono commercianti, altri prestano il denaro ai contadini del luogo. A Parigi, in un ambiente illuminista, c’è chi tollera la piccola comunità di sefarditi portoghesi e di ashkenaziti tedeschi, polacchi, inglesi, olandesi, c’è chi li rifiuta, vedi Voltaire (1694-1778) (»»qua).

Non troverete in loro che un popolo ignorante e barbaro, che coniuga da lungo tempo l’avarizia più sordida alla superstizione più odiosa e all’odio più irrefrenabile per i popoli che li tollerano e li arricchiscono.” (3)

Favorevole era Robespierre:

Come potete rimproverare agli ebrei le persecuzioni che hanno subìto in diversi paesi? Queste sono, al contrario, dei crimini nazionali che noi dobbiamo espiare reintegrandoli negli imprescrittibili diritti dell’uomo di cui nessuna autorità umana può privarli. […] Restituiamogli la felicità, la patria e la virtù reintegrandoli nella loro dignità di uomini e cittadini.” (4)

Mentre i portoghesi lavorano con il cioccolato, la seta e le stoffe in generale, i restanti sono gioiellieri, sarti, piccoli negozianti. Pochi gli industriali e gli intellettuali, i medici e i prestatori di denaro. Il 17 novembre 1787, Luigi XVI autorizza loro essere ammessi nelle corporazioni. Poco prima della rivoluzione del 1789 si calcola essere in Francia circa 40.000 ebrei (5).

Dopo l’espulsione da Vienna nel 1670, solo nel 1737 si forma una piccola comunità che commercia con i Balcani e l’Impero Ottomano. Nel 1781 un decreto dell’imperatore Giuseppe II permette loro accedere alle università statali, nel 1797 possono vivere addirittura fuori i ghetti, ma devono in cambio, fra l’altro, partecipare all’esercito. Nella Germania frammentata, i banchieri ebrei hanno la meglio, giacché molti sono i principi che desiderano un loro esercito permanente, ampliare i loro regni, costruirsi la loro reggia a mo’ Versailles, cosicché hanno bisogno di denaro liquido. La Prussia di Federico II (1712-1786) restringe (1750) invece le loro libertà, possono solo, i figli di Mosè, dedicarsi a trafficare cavalli, pelli, miele, tè, caffè, cioccolato, essere venditori ambulanti, artigiani, stampatori, rigattieri, e poco altro ancora. Nel 1778 iniziano a esserci a Berlino scuole ebree laiche sia per uomini sia per donne: l’influenza delle idee “illuministe” di Moses Mendelssohn (1729-1786) si fanno palesi.

Il vecchio rabbino, Rembrandt, 1643

Il vecchio rabbino, Rembrandt, 1643

Ad Amsterdam, dove nel secolo precedente (XVII) avevano giocato un ruolo decisivo nello sviluppo commerciale e culturale, risiedono ora, a metà Settecento, circa 20.000 ebrei, la metà sefarditi, l’altra ashkenaziti, lavorando per lo più nella finanza, nel commercio, meno nell’artigianato (6). Alcuni di loro occupano posizioni di rilievo, come un membro della famiglia De Pinto, direttore generale della Compagnia delle Indie Occidentali (1749), molti sono inoltre coloro i quali trafficano con i titoli nella Borsa della città.

La caduta dell’economia olandese, a seguito – anche ma non solo – di varie crisi bancarie (Joseph Arendt & Co. per causa altresì di una banca cristiana – vedi nota 7), fa sì che in molti lasceranno il suolo olandese per dirigersi verso le isole inglesi, dove nel 1700 si costruirà la prima sinagoga sefardita, seguita da una stamperia. La rivoluzione industriale li vedrà lavorare in primo piano specialmente nelle finanze e nei commerci oltremare: oramai la Gran Bretagna assorge come la nuova potenza mondiale. A fine XVIII secolo gli ebrei inglesi saranno circa 20.000.

Questo breve e incompleto excursus ci porta nella considerazione che, sebbene siano passati i secoli e sebbene ci si avvicini lentamente a una cosiddetta età dei Lumi, il cammino storico del popolo ebreo è ancora pieno di pietre e strade tortuose, perseguitato in buona parte dell’Europa, un cammino che porterà nella triste realtà della Seconda Guerra Mondiale.

*****
– 1. . Jacques Attali, Los judios, el mundo y el dinero, Fondo de cultura economica, Buenos Aires, 2005, pag. 272.
– 2. Daniel Tollet, Histoire des Juifs en Pologne du XVIe siècle à nos jours, Puf, París, 1992.
– 3. Voltaire, Dizionario filosofico, 1764,
– 4. Ouvres de Maximilen Robespierre, VII, p. 265, Société des études roberspierristes; cit. in George Rudé, Robespierre, Editori Riuniti, 1981.
– 5. David Feuerwerker, L’Émancipation des Juifs en France de l’Ancien Régime à la fin du Second Empire, París, Albin Michel, 1976.
– 6. Herbert Ivan Bloom, The Economic Activities of the Jews of Amsterdam in the 17th & 18th centuries, Kennicot Press, Londres, 1982.
– 7. Herbert Ivan Bloom, op. cit.

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Feb 172015
 

Francia XVIII secolo, illuminismo e rivoluzione


C’era un certa censura durante l’Età dell’illuminismo in Francia? Quali personaggi famosi furono arrestati per aver dato alle stampe libri proibiti? Quanti testi si pubblicarono in Francia dal 1723 al 1789? Che tiratura media si aveva? Poteva la classe meno “alfabeta” avvicinarsi alla stampa? E in che modo?

Un interessante articolo, fra i tanti di questo ebook, che ci illustra il tema in questione durante il periodo che rivoluzionò il modo di pensare e preparò alla sommossa francese di fine Settecento, rompendo con l’Ancien Régime.

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Feb 022015
 

Francia XVIII secolo, illuminismo e rivoluzione


Come si presentava l’Europa davanti il problema dell’istruzione? Quali erano i paesi più “istruiti” all’epoca? Che cosa aveva promulgato Federico II di Prussia? Che tipo di cultura possedevano i commercianti e i piccoli borghesi? Erano tutti d’accordo nel proporre l’istruzione per tutti?

Un interessante tema, uno fra i tanti proposti in questo ebook, sulla quale vale la pena soffermarsi per analizzare un continuum storico che ci porta all’oggi.

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Jan 202015
 

Francia XVIII secolo, illuminismo e rivoluzione


Che ruolo giocò la ghigliottina nella Rivoluzione francese? Chi fu il suo inventore, o quanto meno chi la perfezionò? Come veniva inizialmente chiamata? Con quali cadaveri vennero fatte le prime prove? Quali personaggi famosi dell’epoca furono ghigliottinati?

Un argomento poco conosciuto trattato in questo ebook che ci introduce alle sommosse francesi del 1789 e seguenti, un appassionante tema per entrare nelle dinamiche di un periodo storico che ci riguarda da vicino.

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