Jan 192016
 

Che cosa fu l’Epoca dei Tulipani e perché si chiamò così? Chi era Ahmed III? Che cosa desiderava introdurre nell’allora Impero Ottomano? Quali innovazioni tentò?

Ahmed III

Ahmed III

Ahmed III nacque e morì a Istanbul (1673-1736), sultano ottomano che tentò una “rottura” con le ancestrali strutture fisico-mentali che legavano al passato la storia della Sublime Porta. Motivo, questo – certamente non solo -, della sua forzata rimozione nel 1730, sostituito dal nipote Mahmud I. Il regno di Ahmed fu impregnato, nei primi 3 decenni del Settecento, di dinamismo, un fermento chiamato Era dei Tulipani, una certa modernizzazione del suo Impero.

Vediamo alcuni particolari che identificano la sua epoca.

  • Le continue vittorie del principe Eugenio di Savoia, comandante delle truppe austriache, porterà poco a poco a un ridimensionamento del territorio ottomano, prima il Banato, poi Belgrado, poi ancora la Serbia settentrionale saranno controllate da Vienna.
  • Ahmed III fu promotore di riforme amministrative e culturali, fra cui la costruzione di biblioteche e l’introduzione della prima tipografia, nel 1727. Prima di allora era vietata la stampa con i caratteri mobili gutenberghiani.
  • Inviò vari ambasciatori all’estero, nelle varie corti europee, con il proposito di apprendere e ritornare con le nuove idee che là si stavano diffondendo. Incoraggiò peraltro la venuta di insegnanti e letterati proprio dal Vecchio Continente.
  • Buona diffusione ebbero, durante il suo potere, i caffè intesi come luogo fisico di scambio di idee, di socializzazione, di trattative, di interazione culturale, di decisioni, frequentato in modo particolare dai giannizzeri. Locali spesso riccamente decorati e disegnati da famosi architetti, mentre altri semplici e umili, alcuni destinati alle classi alte, altri a quelle meno agiate (»»qua).
Il sultano Ahmed III riceve l'ambasciatore francese il visconte Andrezel. Jean Baptiste Vanmour, 1724

Il sultano Ahmed III riceve l’ambasciatore francese il visconte Andrezel. Jean Baptiste Vanmour, 1724

  • Durante il suo regno si edificarono edifici pubblici e privati, scuole, moschee, palazzi, acquedotti, fontane, giardini, amalgamando lo stile europeo del tempo, si costruì altresì la famosa biblioteca nel palazzo Topkapi.
  • Intervenne nella struttura dell’esercito, affidando a un generale francese, Claude Alexandre, conte di Bonneval, nominato pascià, la riforma dell’artiglieria, e nello stesso tempo si impegnava a ridurre il numero dei giannizzeri pagati dallo stato.
  • Il periodo fra il 1718 e il 1730 fu chiamato “Periodo dei Tulipani”, così detto per la diffusione che ebbero, fra i ceti alti, i tulipani, fiore presente nelle decorazioni della vita quotidiana, tappeti, abbigliamento, mobili, maioliche… , rappresentando le aperture politiche e culturali di un sultano, Ahmed III, disposto a occidentalizzare il suo Paese, un tentativo concluso con la sua destituzione, ma che in un modo o nell’altro introdurrà cambiamenti.

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Jan 152016
 
L'arresto di Robespierre

L’arresto di Robespierre

Com’è simpatica da studiare la Storia quando nello stesso periodo, in questo caso un particolare anno, intreccia eventi che hanno determinato e dato l’avvio a una serie di congiunture che porteranno a sviluppi poco prevedibili! La nostra quotidianità, in un modo o nell’altro, affonda le radici proprio nelle insurrezioni parigine del 1789.

Ebbene, il 1794 sembra essere uno di quegli anni che resterà legato, almeno nella società occidentale, alla Rivoluzione francese. Rammentiamo sei dei tanti avvenimenti che hanno segnato l’epoca.

  1. Robespierre, quel Maximilien chiamato l’Incorruttibile, ordina la decapitazione di Georges Jacques Danton e di Camille Desmoulins: 5 aprile.
  2. Il 26 luglio lo stesso Robespierre sarà ghigliottinato, il 27 un colpo di stato detto Termidoro (dall’undicesimo mese del calendario rivoluzionario francese) mette fine al periodo del Terrore.
  3. Mesi prima, il 4 febbraio, la Convenzione nazionale, in Francia, aveva abolito la schiavitù, almeno ufficialmente.

Non tutto però era guerra e battaglie.

  1. John Dalton, chimico inglese, resta per lo più legato al daltonismo: le sue calze, comprate per un normale marrone, erano invece color rosso acceso. Da lì partiranno i suoi studi.
  2. Moriva l’autore de Dei delitti e delle pene, Cesare Beccaria, libro che tanto rilievo ha avuto negli ultimi anni di fine Settecento e buona parte dell’Ottocento. Gli stessi padri fondatori dei futuri Stati Uniti d’America lo presero in considerazione come spunto per le nuove leggi che andavano preparando.
  3. Si trasmette in Francia per via del telegrafo ottico di Claude Chappé il primo telegramma di cui la Storia ha notizia fra Lilla e Parigi: 230 km. coperti da 22 torri ricetrasmittenti, un esito che avvierà la costruzione di una rete di circa 5.000 km. Internet era da lì a venire (sic).
Claude Chappé e il suo telegrafo ottico

Claude Chappé e il suo telegrafo ottico

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Dec 172015
 

Quale fu l’importanza della figura femminile nella Storia? Quali erano i compiti che la “società” le assegnava? Quali esempi ci sono rimasti?

Il problema è che per molto tempo le donne non si sono sentite particolarmente elette a raccontare storie come gli uomini, forse perché da sempre relegate dalla società maschile, in ruoli stereotipati di madri, mogli, educatrici. Spesso alle donne è stata vietata la scrittura in quanto scelta di vita troppo audace.” (1)

Non è mai vano sottolineare l’importanza dei ruoli della donna fra la fine del Medioevo e il Rinascimento, andando oltre in piena Età moderna, ruoli che andavano dall’essere monaca all’essere balia, dall’essere filatrice all’essere cortigiana, da tessitrice a contadina o accudire alla casa al marito ai figli…

Donna, quale solo negli ultimi decenni si sta cercando di dare il giusto e doveroso rilievo nello sviluppo della società, donna come Isabella d’Este, protagonista del Rinascimento, o come coloro le quali hanno lasciato il loro sangue nella Rivoluzione francese, o ancora ricordando le donne nella Lione del XVI secolo. E l’elenco potrebbe essere molto più lungo e dettagliato, magari includendo quelle dedite ai salotti letterari del XVIII sec., o a figure note solo agli addetti ai lavori come Maria Gaetana Agnesi, o alle rivoluzioni di cui poco conosciamo, vedi Policarpa Salavarrieta in Colombia…

Non dimenticando inoltre le studiose contemporanee che contribuiscono ad approfondire la verità storica e a divulgare con un approccio diverso avvenimenti che hanno lasciato l’impronta nella nostra civilizzazione: Natalie Zemon Davis, Anna Foa, Elena Bonora

Affidiamoci dunque a qualche immagine per dare un semplice e superficiale accenno visivo al loro ruolo.

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– 1. Diana Abu-Jaber, in Caffè Letterario, intervista di Valentina Acava Mmaka, 30 gennaio 2002.

(Articolo già pubblicato il 21 settembre 2009, rivisto ampliato e ripubblicato in data odierna)

Monache ricevono da San Benedetto la Regola

Monache ricevono da San Benedetto la Regola

Suore cenando in silenzio, Pietro Lorenzetti,1341

Filatrici e tessitrici ai primi del XV secolo

Filatrici e tessitrici ai primi del XV secolo

Le inservienti, Libro d’Ore, fine XV sec.

Vittore Carpaccio, Le due cortigiane, 1493-1495 ca.

Vittore Carpaccio, Le due cortigiane, 1493-1495 ca.

Contadine del XVI secolo, dal Breviario Grimani

Contadine del XVI secolo, dal Breviario Grimani

Luigi XIV e la sua prima nutrice

Luigi XIV e la sua prima nutrice

William Hogarth, Scene in una taverna,1735

Jean Baptiste Chardin, La lavandaia, 1740

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Dec 022015
 

Come erano i primi biglietti da visita inglesi, che forma avevano? Chi usualmente li adoperava? Che ruolo giocavano nella società del Settecento? Che cosa raffigurava, per esempio, quello del tipografo George Beacher?

In un’epoca in cui iniziava a crearsi una certa concorrenza, dove gli stessi servizi e prodotti potevano esser venduti a poche centinaia di metri di distanza, era importante e fondamentale distinguersi vuoi per un vasto assortimento di merce, vuoi per prezzi abbordabili, vuoi altresì per una buona reputazione. È Daniel Defoe, autore del ben famoso Robinson Crusoe, che suggerisce, nel suo The Complete English Tradesman del 1726, come dovrebbe comportarsi un uomo d’affari. A tal pro, l’autopromozione era una delle forme con cui presentarsi, differenziarsi dagli altri e offrire i propri beni e prestazioni.

Quadrati, rettangolari, fantasiosi, di poche frasi o ricchi in parole, i primi bigliettini da visita inglesi ebbero un sicuro sviluppo nella Gran Bretagna del ‘700, diventando popolari dalla seconda metà del secolo in poi. Si scambiavano nei caffè, nei salotti, per le strade, nei mercati locali e nazionali, una forma di pubblicità che indirizzava al proprio lavoro e alla propria specializzazione, un modo per farsi conoscere e proporsi.

E sebbene fossero un po’ più grandi rispetto agli odierni, erano frutto della fantasia e dell’inventiva del tempo, con disegni attrattivi e un linguaggio talvolta colorato e invitante. Venivano adoperati peraltro come specie di ricevuta, nel cui retro si annotava l’importo speso dal cliente, la data e l’articolo acquistato.

Erano diffusi fra le più disparate categorie sociali, gioiellieri, fabbricanti di scarpe, macellai, cartolai, venditori di stoffe, di cristalli, compagnie di trasporto e tanto altro, un gioco che interessava una collettività che si immetteva con forza nella rivoluzione industriale e che ne avrebbe cambiato la struttura commerciale (vedi articolo su Cultura materiale nell’Inghilterra georgiana »»qua).

Siamo nel periodo georgiano della storia inglese, in particolar modo di Giorgio III (1738-1820), regnante dal 1760 al 1800, il primo della casa Hannover a esser nato nell’isola inglese e ad adoperare l’inglese come prima lingua. Epoca di una vigorosa rinascita culturale, architettonica, letteraria, teatrale, delle arti in generale… , epoca ancora in cui una nuova classe mercantile si arricchiva grazie ai commerci, e aveva tempo e denaro per dedicarsi alle “compere”, al giardinaggio, alla danza, al turismo, al teatro, a sedersi in un caffè e conversare senza fretta, a visitare i musei e le dimore storiche, attività una volta impensabili.

Di seguito, una serie di immagini che mostrano i bigliettini da visita nell’Inghilterra della seconda metà del ‘700.

Biglietto da visita di George Beacher, tipografo, 1740 ca.

Biglietto da visita di George Beacher, tipografo, 1740 ca.

Biglietto da visita di George Beacher, tipografo, mostrando il suo laboratorio, mentre un uomo gira la ruota di una pressa e un cliente esamina un foglio appena stampato. Dietro, un anziano, presumibilmente Beacher stesso, lo guarda (1740 ca.).

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Biglietto da visita di Fraser, costruttore di strumenti ottici e matematici, 1777-1790 ca.

Biglietto da visita di Fraser, costruttore di strumenti ottici e matematici, 1777-1790 ca.

Biglietto da visita di Fraser, costruttore di “strumenti ottici e matematici”, con il ritratto dell’astronomo scozzese James Ferguson (1710-1776) in alto, mentre in basso si mostrano vari strumenti scientifici (1777-1790 ca.).

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Biglietto da visita di Wood, produttore di scarpe per donna, vendita al dettaglio e per esportazione (1790 ca.)

Biglietto da visita di Wood, produttore di scarpe per donna, vendita al dettaglio e per esportazione (1790 ca.)

Biglietto da visita di Wood, produttore di scarpe per donna, vendita al dettaglio e per esportazione. Nel suo negozio sono esposte varie tipologie di calzature (1790 ca.).

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Biglietto da visita di J. Bennett, macellaio e commerciante di patate, 1790 ca.

Biglietto da visita di J. Bennett, macellaio e commerciante di patate, 1790 ca.

Biglietto da visita di J. Bennett, macellaio e commerciante di patate, in cui si raffigura il suo magazzino pieno del vegetale che viene scaricato da un vascello e un maiale appeso fuori (1790 ca.).

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Biglietto da visita di Mansfield & Company, trasportatori (1790 ca.)

Biglietto da visita di Mansfield & Company, trasportatori (1790 ca.)

Biglietto da visita della ditta Mansfield & Company, trasportatori. Un carro pieno di merce viene trainato da otto cavalli che seguono un ben determinato viaggio descritto nello stesso (1790 ca.).

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Biglietto da visita di Gibbs e Lewis, coltellinai (1760-1818)

Biglietto da visita di Gibbs e Lewis, coltellinai (1760-1818)

Biglietto da visita di Gibbs e Lewis, coltellinai, in cui oltre all’indirizzo si raffigurano forbici, cavatappi, rasoi e vari oggetti da taglio (1760-1818).

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Biglietto da visita di Charles Hill, luogo dove si poteva gustare caffè e cioccolato (1744)

Biglietto da visita di Charles Hill, luogo dove si poteva gustare caffè e cioccolato (1744)

Biglietto da visita del Charles Hill, luogo dove si poteva gustare comodamente seduti caffè e cioccolato, e nello stesso tempo comprare le esotiche bevande (1744).

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(Imm. tratte da The British Museum)

(vedi anche Bodleian Libraries)

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Nov 252015
 

Molti pittori di genio sono stati anche architetti;
pochissimi hanno pensato unicamente in termini di architettura
nella loro produzione dipinta, disegnata o incisa.” (1)

Giovanni Battista Piranesi, di Pietro Labruzzi, 1779

Giovanni Battista Piranesi, di Pietro Labruzzi, 1779

Artista poco conosciuto, Giovanni Battista Piranesi (1720-1778) incarna in Italia la corrente nata oltralpe, fra Germania Francia Inghilterra, chiamata Rovinismo, ovvero rappresentazione della decadenza storica di un luogo, di una particolare realtà locale, ovvero ancora raffigurazione delle rovine vere e proprie come testimonianza di un passato. E ciò fece, certamente non solo, il nostro Piranesi, con qualche punta di pre-romanticismo, nel riprodurre i resti le vestigia i ruderi di una Roma in completo degrado, una città da lui amata, sebbene nato nel Veneto. Conscio del valore storico delle immagini, interessato all’osservazione diretta e alla ricerca di reperti archeologici, scriveva:

“Quando mi accorsi che a Roma la maggior parte dei monumenti antichi giacevano abbandonati nei campi o nei giardini, oppure servivano da cava per nuove costruzioni, decisi di preservarne il ricordo con le mie incisioni. Ho dunque cercato di mettervi la più grande esattezza possibile”. (2)

Diamo di seguito qualche particolare della sua attività e della sua vita, una vita dedita fortemente al lavoro e piena di dinamismo a tal punto – le sue incisioni andranno a ruba – da dover chiamare figli e apprendisti affinché lo aiutassero.

  • Quando la prima volta, 1740, andò a Roma, a seguito dell’ambasciatore veneziano Marco Foscarini, alloggiò in una delle stanze di Palazzo Venezia. Da quel viaggio in poi si sarebbe innamorato dell’Urbe, dedicandogli l’intera vita.
  • Le 16 tavole titolate Carceri d’invenzione, 1745-1750, in cui si mostrano architetture fantasiose, grandi spazi sotterranei a volta e poderosi macchinari, influenzarono le scene teatrali del ‘700 e diedero corso alle più disparate interpretazioni.
Giovanni Battista Piranesi, Differents vues de Pesto, Tempio di Nettuno, 1777

Giovanni Battista Piranesi, Differents vues de Pesto, Tempio di Nettuno, 1777

  • Fu altresì attratto dalle rovine di Paestum, pubblicò infatti, fra il 1777 e il 1778, una raccolta di incisioni, Differents vues de Pesto, una descrizione acuta e appassionata della caducità in cui si palesa la dimensione dell’uomo.
  • Si potrebbe avvertire nelle opere del Piranesi un voler insistere sulla forza del Tempo, quel passaggio che porta inevitabilmente alla “caduta” delle cose, una tensione che lui cercava cogliere e immortalare nella memoria, dilatando in un certo qual modo il disfacimento.
  • Il nostro artista sembra celebrare il ritorno dell’antico, e nello stesso tempo gioca a riassemblare i pezzi di una Roma che inizia a esser frequentata da turisti stranieri, archeologi, pittori, poeti, letterati, curiosi. Sono gli anni del Grand Tour (»»qua un articolo su L’Italia vista dai viaggiatori tedeschi del Settecento)
  • Grande influenza ha avuto l’opera piranesiana nel trascorso dei secoli sugli artisti e letterati, basta menzionare Alessandro Verri, Samuel Taylor Coleridge, Herman Melville, Victor Hugo, Baudelaire…
Giovanni Battista Piranesi, Carceri d’invenzione, 1750

Giovanni Battista Piranesi, Carceri d’invenzione, 1750

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– 1. Marguerite Yourcenar, La mente nera di Piranesi, in Con beneficio d’inventario, Bompiani, 1985.
– 2. Francesco Leoni, Giovanni Battista Piranesi. Morfologia e sintassi del frammento, Maggioli Ed., 2008, pag. 66.

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Nov 152015
 

Buon compleanno Pietro Longhi. Lei, nato a Venezia il 15 novembre 1701 e qua morto all’età di 83 anni, nel 1785. Lei, che giocava in modo davvero nobile con i colori e le scene, lei che immortalava con destrezza la sua epoca, nella Venezia del Settecento in lenta decadenza, quella Serenissima che vedeva Rosalba Carriera.

Mi piacciono le sue rappresentazioni domestiche, così come quelle che escono dalle quattro mura e colgono quell’unico momento che descrive l’istante (bella questa, le piace!). E ancor più: resto affascinato dai particolari che impreziosiscono l’insieme, i bordati dei vestiti femminili e maschili, le gesta delle mani, le posture dei corpi, gli sguardi presenti che, quando ti guardano, vanno oltre la tela, i giochi delle composizioni, gli abbinamenti dei colori…

Tutto ciò conferisce alla sua opera un carattere che sembra dialogare con il pubblico, con lo spettatore, mi par quasi assistere a scene delle opere del buon Goldoni (1707-1793), a lei contemporaneo. In poche parole, i suoi quadri sembrano scene goldoniane (o forse le cose stanno all’inverso!), ma, mi permetta, privi di anima, di movimento.

E allora, guardi, sa che cosa faccio, per meglio spiegarmi le metto di seguito qualche suo lavoro che ha attirato la mia attenzione.

Il parrucchiere e la dama, 1760, Pietro Longhi

Il parrucchiere e la dama, 1760, Pietro Longhi

Questo quadro mi ha colpito per i dettagli, dagli attrezzi del parrucchiere allo specchio, dalla ragazza con la bambina in braccio fino alle sfumature di rosso, al ritratto del doge Carlo Ruzzini… narrazioni della vita di tutti i giorni, a parer mio, vita cui lei ha assistito e ha dipinto, nulla più!

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La caccia all'anatra, 1760 ca., Pietro Longhi

La caccia all’anatra, 1760 ca., Pietro Longhi

Questa caccia all’anatra mi sembra avvolta nel mistero, sarà forse per l’alone di nebbia che copre l’ambiente, e i colori lo suggeriscono. I volti dei rematori, inoltre, sembrano quasi sfidare le capacità della mira del gentil signore! Lodevole la sua acutezza nel raffigurare.

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Il cavadenti, 1746, Pietro Longhi

Il cavadenti, 1746, Pietro Longhi

E del cavadenti vogliamo parlarne? No, io non mi siederei su quel tavolo, no, neanche morto! Che cosa ci fa poi quell’animale alle spalle del “dottore”? Certo, è vero, qualcuno dice che nel dipingere lei abbia delle “carenze”, ma che importa, la scena, le scene in generale, percepiscono l’aura del momento, a cui lei rende un temperamento di distacco.

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Il farmacista, 1752 ca., Pietro Longhi

Il farmacista, 1752 ca., Pietro Longhi

Preferisco invece le mani di questo farmacista che sicure sfiorano la bocca della donna, almeno si avvisa una certa delicatezza. Sono attratto dai suoi occhiali e da quei barattoli pieni di erbe medicinali, mi rassicurano, mi danno un senso di possibile cura.

Buon compleanno Pietro Longhi.

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Nov 102015
 

Frutti misti di Storia Moderna

Frutti misti di storia moderna, ebookOgni buon frutto di stagione partecipa a una stuzzicante macedonia, ogni avvenimento è parte integrante di un mosaico che serve a presentarci un determinato periodo storico.

Ebbene, salterellando per la cultura, per l’economia, per questioni della società, per la storia degli ebrei, mi sono soffermato sullo sviluppo e la crisi dell’università italiana, sull’erotismo, sui cambiamenti climatici, sul real spagnolo e i talleri di Maria Teresa, sul problema degli emigranti e degli schiavi, sono approdato in Cina e in India, ho dato una svista all’espulsione degli ebrei dalla Spagna nel 1492 e ai loro affari ad Amsterdam, e tanto altro ancora.

Argomenti di un insieme, questi, come frutti misti che contribuiscono alla macedonia!
Un ebook che, tassello dopo tassello, ci presenta un collage di particolari aspetti della Storia Moderna, periodo del quale siamo figli.

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Oct 302015
 
Gian Gastone de’ Medici, ultimo Granduca di Toscana

Gian Gastone de’ Medici, ultimo Granduca di Toscana

Gian Gastone (1671-1737) fu l’ultimo rappresentante della Famiglia de’ Medici a sedere in quella rinomata città, Firenze, un tempo culla del Rinascimento. Di carattere schivo, incline alla solitudine, aveva interessi verso gli studi scientifici, preferendo la botanica e la matematica. Sposato con Anna Maria Francesca di Saxe-Lauenburg, non ebbe successori da porre sul granducato.

Vediamo alcune caratteristiche della sua vita pubblica e privata.

  • Dopo le nozze celebrate nel 1697 nella città tedesca di Düsseldorf, fu costretto a vivere in Boemia, nel castello di Reichstadt, ma ben presto fuggirà da quel “piccolo villaggio”, come lui lo aveva definito, per andare dalla madre a Parigi. Prima di ritornare definitivamente a Firenze nel 1708, sosterà a Praga. Il matrimonio era durato poco.
  • La moglie, poco colta e istruita, aveva un temperamento duro e altezzoso, scontrandosi con uno più calmo e fragile, quale era Gian Gastone. Poco a poco il granduca si darà alle bevande alcoliche e a una vita sfrenata senza misura.
  • Grande influenza nelle sue decisioni avrà il suo favorito Giuliano Dami, definito giovane di rara bellezza, giovane che lo aveva accompagnato in Boemia, al tempo del matrimonio, rimanendogli accanto fino alla morte.
  • Visse appartato e disinteressandosi quasi del tutto della vita pubblica, aiutato da ministri illuminati quali Filippo Buonarroti e Giulio Rucellai. Malgrado la sua pigrizia, cercò di ridurre il debito pubblico, il carico fiscale e le spese di corte, anche a costo di allontanare pittori e architetti. L’influenza della Chiesa nella vita politica fu ridotta.
  • Gian Gastone dal 1729 in poi si rinchiuderà nelle sue stanze, la maggior parte del tempo a letto, mentre si spegneva mentalmente e fisicamente. Man mano si avvicinava la sua morte, le potenze europee, in particolar modo quella Asburgica e quella Borbonica, cercavano il modo di accaparrarsi il titolo di successori.
  • Prima di lasciare il corpo fisico aveva ordinato erigere un monumento funerario a Galileo Galilei, scienziato contrastato dagli ambienti ecclesiastici.

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Sep 282015
 
Castello del Belvedere, Vienna

Palazzo Belvedere, Vienna

  • Sicuramente è uno dei Palazzi barocchi più belli d’Europa.
  • Fu costruito, su volere del Principe Eugenio di Savoia (1663-1736), prima dall’architetto austriaco Johann Bernhard Fischer von Erlach e poi da Johann Lucas von Hildebrandt.
  • Qua Eugenio morirà una sera dopo aver giocato a carte con la contessa Eleonore Batthyány, sua grande amica, era il 21 aprile 1736.
  • I giardini alla francese furono progettati dal fontaniere di Luigi XIV, Dominique Girard, il quale darà importanza ai giochi d’acqua e ai parterre.
  • Le terre dove fu edificato erano zone a basso prezzo, assediate e saccheggiate anni prima dall’esercito turco che minacciava Vienna.
  • Nel 1758 il pittore veneto Canaletto immortalò il palazzo in un suo dipinto.
  • Eugenio non ebbe eredi, cosicché l’imperatore Carlo VI decretò la nipote Vittoria come proprietaria dei beni del Principe. Maria Teresa d’Austria comprerà la dimora a metà del Settecento.
Veduta su Vienna dal Belvedere, Canaletto, 1758-61.

Veduta su Vienna dal Belvedere, Canaletto, 1758-61.

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Sep 112015
 
Globo di Vincenzo Coronelli, Biblioteca Nazionale Austriaca

Globo di Vincenzo Coronelli, Biblioteca Nazionale Austriaca

Custodendo quasi 7 milioni e mezzo di documenti, fra cui preziosi incunaboli, manoscritti, mappe, globi, papiri, la Biblioteca Nazionale Austriaca è la più grande d’Austria e una delle più preziose d’Europa. Voluta come biblioteca di corte fin dal XV sec., collocata in una parte dell’Hofburg, ex Palazzo imperiale, centro di potere di ieri e oggi, fu Carlo VI Asburgo nel 1722 ad autorizzare la costruzione di una sala che potesse definitivamente fungere a tal proposito.

Il progetto iniziale fu disegnato dall’architetto austriaco Johann Bernhard Fischer von Erlach (1656-1723), eseguito poi dal figlio Joseph Emanuel (1693-1742), tra il 1723 e il 1737. La parte che usualmente il turista visita è la grandiosa Prunksaal, la “Sala Magnifica o Sfarzosa”, a due piani a galleria, di stile barocco, riccamente decorata, piena di statue, con circa 200.000 volumi di cui 15.000 della collezione del principe Eugenio di Savoia (1663-1736) conservati nell’ovale centrale. I suoi 78 metri di lunghezza, con 20 m. di altezza e 14 m. di larghezza attraversano tutto l’edificio, in cui una cupola alta 30 metri affrescata da Daniel Gran (1694-1756) con motivi che esaltano l’imperatore Carlo VI conferisce all’insieme una sontuosità davvero unica. Quattro Globi barocchi del veneziano Vincenzo Maria Coronelli (1650-1718) abbelliscono ancor più i giochi prospettici.

Biblioteca nazionale austriaca, panoramica

Biblioteca Nazionale Austriaca, panoramica

La biblioteca ospita, fra i tanti tesori, la prima Bibbia di Gutenberg del 1455, i cosiddetti Dioscuri di Vienna, un codice greco miniato del 520 d.C., la Tabula Peutingeriana, una mappa del XIII sec., copia di un’antica carta romana che mostrava le vie militari dell’impero, la Bibbia di Wenzel del 1390-1400, la prima Bibbia tradotta in tedesco, i manoscritti di Tycho Brahe e Giovanni Keplero, e tanto tanto altro ancora.

Ultimamente, proprio a fine luglio 2015, si sono ritrovate delle carte d’amore che il principe ereditario Rodolfo d’Asburgo (1858-1889) inviava a Maria Vetsera (1871-1889), baronessa sua amante, morti suicidi, i due, nel 1889, un dramma ancora oggi pieno di polemiche.

Con l’aiuto di Google, la Biblioteca sta convertendo in formato digitale questa storica collezione di libri, parte dei lavori si possono già vedere »»qua.

Di seguito un mio breve video.

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