Sep 032015
 
Vasco da Gama (from Gallica)

Vasco da Gama (from Gallica)

Caro conte Vasco, sebbene qualche sito in internet, vedi Wikipedia.it, dice oggi essere il suo compleanno, e sebbene della sua data di nascita non abbiamo precise notizie, le auguro lo stesso buon compleanno (sic).

Ma andiamo con ordine.

In quel tempo il Portogallo era una potenza navale di tutto rilievo, orientata verso le esplorazioni: lì nasce Vasco da Gama, a Sines, paesino sul mare, nel Sud, il 3 (?) settembre del 1469 (?). Morirà di malaria, a Cochin, oggi Kochi, in India, il 24 dicembre 1524.

Decenni effervescenti quelli di metà-fine XV secolo e principi del XVI, pieni di viaggi e scoperte. Manuele I del Portogallo (1469-1521), sulla scia di Giovanni II (1455-1495), continua favorendo le navigazioni e i viaggi lungo le coste dell’Africa, un tentativo per raggiungere l’Oriente e avere accesso diretto ai prodotti di quelle esotiche terre, fra cui le pregiate spezie. Un modo per sottrarsi agli arabi e alle loro carovane che a quel tempo avevano il monopolio dei commerci con l’India e paesi limitrofi.

Vasco da Gama gioca, fra i tanti contemporanei, un ruolo interessante in quegli intrecci esplorativi, essendo stato il primo, mettendo deciso le vele direzione Sud-Africa, a oltrepassare quello spazio di mare pericoloso chiamato Capo di Buona Speranza, salire ancora un po’ la costa orientale fino a Malindi, oggi in Kenia, e spingersi in India, grazie a un astronomo yemenita, Ahmad ibn Majid al-Najdi. Era il 20 maggio del 1498, sei anni dopo il primo viaggio di Colombo verso le Nuove Terre, Vasco approda a Calicut. Si aprì così una nuova rotta che avrebbe accelerato e ampliato le comunicazioni fra Occidente e Oriente, favorendo oltre a scambi commerciali, anche intrecci culturali. Si pensi solo che fra il 1501 e il 1508 sono salpate dal Portogallo per le Indie 81 navi con circa 7.000 uomini (1).

Vasco da Gama davanti il Zamorin di Calicut, José Veloso Salgado, 1898.

Vasco da Gama davanti il Zamorin di Calicut, José Veloso Salgado, 1898.

Vasco, in quel primo viaggio, sarebbe stato in mare per circa 300 giorni, navigando ben 24.000 miglia marine. Dei 150-170 uomini partiti insieme a lui, solo 54 vedranno al ritorno le coste lusitane, il resto morirà per la via.

Poco a poco il mondo diventava sempre più piccolo, a portata di mano, anzi a portata di caracca.

E allora buon compleanno Vasco da Gama!

*****
– 1. Wolfgang Reinhard, Storia dell’espansione europea, Guida ed., Napoli, 1987, pag. 82.

Suggerimento letture:

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Colombo e le Nuove Terre


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Aug 252015
 
Ippolito II d'Este

Ippolito II d’Este

Franz Liszt (1811-1886) amava Villa d’Este, a Tivoli. E l’amava a tal punto che, durante uno dei suoi soggiorni in alcune delle sue stanze, fu ispirato per comporre, fra l’altro, Les jeux d’eaux à la Villa d’Este. Non si può comprendere Liszt se non si visita Villa d’Este e le armonie delle sue forme, del suo giardino, del suo insieme. Prodotti del nostro festeggiato.

Figlio di Lucrezia Borgia (1480-1519) e Alfonso I d’Este (1476-1534), nipote di illustri personaggi rinascimentali, il nonno paterno era Ercole I d’Este (1431-1505), secondo duca di Ferrara, famoso mecenate, mentre quello materno niente di meno che papa Alessandro VI, ovvero Rodrigo Borgia (1431-1503), Ippolito II d’Este (1509-1572) fu figura di tutto rilievo nel panorama non solo italiano, ma europeo in generale.

Nasceva dunque un 25 agosto, anno dell’assedio di Padova, 1509, città in cui lui andrà a studiare da giovane. Il nostro cardinale era un tipo bizzarro, amante del bello, dell’arte, dell’archeologia, non badava a spese e la sua “corte” era sempre in festa. Buon diplomatico, mite di carattere, fu educato alla cultura umanista dell’epoca, fra classi di latino, di analisi logica e grammaticale, fra ore dedicate alla scherma, alle cavalcate, non trascurando l’arte.

Appoggiava sempre coloro che potevano offrirgli onori e denari, anche quando, alla guerra di successione del ducato di Milano, c’era di mezzo un suo fratello. Preferì Francesco I, sovrano di Francia. Dopotutto i suoi propositi erano difendere i propri interessi, poi quelli di Francesco I di Francia e certamente quelli del fratello, Ercole d’Este. Il suo fine era rincorrere la tiara.

Villa d'Este, Tivoli, affreschi

Villa d’Este, Tivoli, affreschi

20.000 scudi costò il suo cappello cardinalizio, ottenuto grazie peraltro alla richiesta di Francesco I. Era il 5 marzo 1539, Ippolito II d’Este aveva 30 anni.

Dicevamo essere, il cardinale, amante dell’eleganza, dell’arte, espressioni che possiamo ben vedere nella Villa d’Este, a Tivoli, da lui voluta nel 1550, in cui i giochi d’acque fanno da scenario a un’architettura rinascimentale di primo piano nel panorama italiano. Giochi d’acqua dovuti al fiume Aniene che, tramite un articolato sistema di tubi, alimenta fontane, cascate, zampilli, vasche e altro ancora. Oggi patrimonio Unesco, fu inaugurata nel 1572 con la presenza di papa Gregorio XIII, ma quelle stanze affrescate vedranno ben poco la figura del nostro prelato, morirà difatti nel dicembre dello stesso anno. Liszt di sicuro si ricordava di lui un 25 agosto.

Buon compleanno caro cardinale, e grazie per la preziosa Villa!

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Aug 152015
 
Fernando Colombo (in icolombina.es)

Fernando Colombo (in icolombina.es)

Figlio illegittimo del ben famoso Cristoforo con Beatriz Enriquez de Arana, che mai prese in nozze, noi qua lo ricordiamo per esser stato un umanista e un bibliotecario di primo piano, nato proprio il 15 agosto.

Fernando Colombo (1488?-1539) accompagnò il padre nel suo quarto e ultimo viaggio verso le Nuove Terre, aveva appena 13-14 anni. Libri, cosmografia e matematica furono le sue passioni, oltre ai viaggi per l’Europa. Famosa la sua biblioteca, Hernandina o Fernandina, come lui stesso volle chiamarla, riunendo più di quindicimila volumi, di cui 1600 circa persi in un suo viaggio da Venezia a Siviglia (1). Suo un testo dedicato al padre, Vida del Almirante Don Cristobal Colon, dato alle stampe postumo nel 1571 e di cui alcuni storici dubitano dell’autenticità e affidabilità.

Noi soffermeremo la nostra attenzione sulla sua vasta raccolta di libri, che comprendeva inoltre incunaboli, vedi la Gramática de Nebrija, – si dice in numero di 1194 o forse più –, manoscritti e opere preziose per l’epoca: una forte determinazione a creare a Siviglia una biblioteca universale che comprendesse le più disparate materie. Peculiarità era annotare nel suo “Indice” i libri che acquistava o gli venivano donati, la data, il luogo, il prezzo e l’equivalente in ducati spagnoli, o se gli era stato regalato, così come, dopo averlo letto, una sua opinione al rispetto. Per catalogarlo invece gli dava un numero d’entrata e lo registrava con il nome dell’autore, il titolo dell’opera, luogo e anno di stampa, e tanto altro ancora per poi ritrovarlo facilmente, come materia trattata e parole d’inizio e fine del testo.

Nella sua biblioteca, che riuniva, fra i tanti lasciti, le raccolte del padre e dello zio Bartolomeo, c’erano peraltro impiegati salariati che garantivano l’ordine, la catalogazione, la conservazione e la pulizia, fra questi basta ricordare l’amico e collaboratore Juan Pérez, di imprescindibile aiuto.

Testamento di Fernando Colombo (in Archivo Histórico Provincial de Sevilla)

Testamento di Fernando Colombo (in Archivo Histórico Provincial de Sevilla)

Fra il 1509 e il 1539 il suo percorrere le strade dell’Europa era all’ordine del giorno, da Siviglia a Barcellona a Valladolid, da Roma a Siena a Firenze, da Norimberga a piccole realtà locali, alla ricerca di libri stampati e manoscritti che potessero interessare lui e gli studiosi ai quali metteva a disposizione la sua biblioteca. Per esempio, in un viaggio verso il Nord Europa, Paesi Bassi e Germania, nell’ottobre 1520, a Lovanio, Fernando incontrò Erasmo da Rotterdam ricevendo dalle sue mani una copia dell’Antibarbarorum liber, mentre da Dürer comprò xilografie della serie Vita della Vergine (2).

Nel 1513 è a Roma, nel 1518 inizia a pianificare l’idea e forma un’équipe nel 1522 per procedere alla sua realizzazione, un immenso lavoro organizzativo che ben presto darà i suoi frutti: la Biblioteca Hernandina sarà una delle più grandi biblioteche private del XVI secolo, e non solo di Spagna, bensì dell’Europa intera.

Racconta Nicolás Antonio (1617-1684) in Bibliotheca Hispana Nova del 1783 riferendosi a Hernando Colón:

Là (vicino alla Porta Reale, una volta chiamata Goles) riunì e classificò con grandi spese e tanto interesse, una ricca biblioteca di quasi tutti i libri che allora erano impressi, oltre a moltissimi manoscritti; durante la sua vita si familiarizzò con loro e alla morte la lasciò alla Iglesia Hispalense, alla quale consegnò anche il suo corpo affinché gli dessero i riti cristiani e sepoltura in un luogo onorabile.” (3)

Oggi rimane appena un quinto di ciò che il bibliofilo Fernando Colombo era riuscito a raccogliere durante la sua vita, fra questi un migliaio incunaboli e più di 600 manoscritti che si conservano nella Cattedrale di Siviglia.

*****
– 1. Josefina Mateu lbars, Hernando Colón. Una biblioteca excepcional, la de Hernando Colón (1488-1539) y la actual edición de su “Catálogo concordado”, Sevilla, 1993.
– 2. Mark McDonalds, Humanist transmissions: Dürer, Erasmus and the print collection of Ferdinand Columbus.
– 3. Nicolás Antonio, Bibliotheca Hispana Nova, 1783. 

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Aug 102015
 
Elisabetta I, per commemorare la sconfitta dell'Armada spagnola, 1588 ca.

Elisabetta I, per commemorare la sconfitta dell’Armada spagnola, 1588 ca.

Nella Storia qualunque particolare deve essere analizzato per meglio avvicinarsi, fra l’altro, alla personalità del personaggio che stiamo studiando, e non importa se possa d’acchito sembrare insignificante, ché una determinata epoca è fatta nondimeno di un’immensità di piccole circostanze che completano e le danno una certa visione d’insieme, basta, a mo’ d’esempio, leggere la prima lettera che la futura sovrana inglese ancora fanciulla scriverà al padre (»»qua).

Come tutti i regnanti della sua epoca, anche Elisabetta I (1533-1603) aveva i suoi palazzi in cui soggiornare a piacimento, o dove ricevere delegazioni e rappresentanti, o semplicemente per piacere. Ricordiamo brevemente il Castello di Windsor, Hampton Court, Richmond Palace, Greenwich Palace, Nonsuch Palace, la Torre di Londra, St. James Palace, Whitehall Palace, quest’ultimo sicuramente il più grande palazzo europeo del tempo con 1500 stanze, prima del suo incendio del 1698.

Non sempre però in buone condizioni:

A Hampton Court, un Natale, il maestro delle feste lottò impavidamente contro gli elementi. Preso dalla disperazione, a causa dei buchi nei muri e delle correnti d’aria alla finestre, ordinò al supervisore dei lavori di procurargli delle grandi tende «per evitare che vento e neve entrassero nella sala»”. (1)

Luoghi pieni di storia: in St. James Palace, per esempio, il 30 gennaio 1649 fu decapitato Carlo I, dando l’avvio al periodo di Oliver Cromwell, luoghi sempre allestiti per ricevere la regina e la sua corte in qualunque momento ella desiderasse. Corte i cui intrattenimenti potevano essere il gioco delle carte, le scommesse, la veggenza, il tennis, molto stimata la danza, mentre caccia ed equitazione erano prediletti nelle belle giornate primaverili o estive.

Una donna più austera rispetto al padre “spendaccione e festaiolo”, sovrana che, fin dai primi anni del suo insediamento, si sforzava riassettare le finanze dello stato, favorire lo sviluppo economico incentivando la produzione tessile e spingendo all’esportazione. Poco a poco imprenditori commercianti piccoli borghesi saranno motore del futuro progresso inglese, un’isola che vedrà, fra i tanti, artisti letterati pensatori del livello di Marlow, Shakespeare, Bacon…

Quando Elisabetta decideva spostarsi, al suo seguito vi erano sempre non meno di 40-50 persone fra dame di compagnia, guardie del corpo, servitù, oltre a una serie di cavalli, carrozze, insomma una grande comitiva al seguito. Le piaceva visitare il suo regno, era uno di quei personaggi vivaci, attivi, che spesso girovagava per città e villaggi, parlando con i suoi sudditi. Di seguito immagini di alcune sue dimore.

Hampton Court Palace, ai tempi di Enrico VIII

Hampton Court Palace, ai tempi di Enrico VIII

Nonsuch Palace, 1582

Nonsuch Palace, 1582

Whitehall Palace, 1647 ca.

Whitehall Palace, 1647 ca.

St. James's Palace 1816

St. James’s Palace 1816

*****

– 1.  Carolly Erickson, Elisabetta I. La vergine regina, Mondadori, 2000.

(Articolo già pubblicato il 22 febbraio 2008, corretto, ampliato e ripubblicato in data odierna)

Letture suggerite:

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Jul 232015
 
Contratto di acquisto di uno schiavo, Lima,1794

Contratto di acquisto di uno schiavo, Lima, 1794

La storia è fatta anche di cifre, di statistiche che parlano, che hanno un loro linguaggio, una loro concretezza, a volte triste, cifre che servono per comprendere determinate realtà storiche che hanno interessato un’epoca. Agli inizi dell’Ottocento, dopo tre secoli (ben oltre) di commercio di schiavi, alcuni stati coloniali ne dichiararono l’illegalità: la Gran Bretagna nel 1807 (»»qua), gli Stati Uniti d’America nel 1808 (»»qua una mappa), la Danimarca qualche anno prima, nel 1792. Il tutto almeno formalmente, giacché fino al gennaio 1870 continuavano a sbarcare a Cuba schiavi provenienti dall’Africa (»»qua).

La loro compravendita (»»qua come erano trasportati) aveva arricchito nobili, principi, re, aveva sostenuto diverse economie locali e statali, una responsabilità che pesa fra l’altro sull’Europa:

“… a cominciare dal reperimento dei capitali necessari all’organizzazione della tratta transatlantica per finire con gli alibi attraverso i quali cercava di legittimarla. Varrà ricordare che, prima del Settecento, gli africani deportati in America sono più di un milione, mentre nel corso del Settecento e agli inizi dell’Ottocento superano i sei milioni. La sempre maggiore richiesta di schiavi nelle colonie americane è dovuta all’incremento delle esportazioni – cotone, caffè, tabacco, zucchero – verso l’Europa. Ove si considerino i carovanieri arabi, le compagnie mercantili, le manifatture tessili europee, i coloni americani, il fenomeno della tratta rivela dimensioni globali.” (1)

Diamo una visione sulla quantità di schiavi che arrivarono nel Nuovo Mondo fra il 1492 e il 1870 (2).

Sbarcati in:

– Messico: 200.000
– Cuba: 702.000
– Porto Rico: 77.000
– Santo Domingo: 30.000
– Centro America 21.000
– Ecuador e Panamá e Colombia: 200.000
– Venezuela: 121.000
– Perù: 95.000
– Bolivia e Rio della Plata: 100.000 (vedi articolo »»qua)
– Cile: 6.000
Totale: 1.552.000

Sebbene Carlo V avesse proibito nel 1526 la schiavitù e papa Paolo III dichiarava nella sua “Veritas Ipsa” (»»qua) che gli “indios erano uomini veri”, i fatti erano ben diversi da come alcune voci desideravano. Lo stesso Bartolomé de Las Casas scriveva nel 1542:

Per terminare con questa vicenda di infamie e di ferocie voglio soltanto aggiungere che, da quando han posto piede nel paese [si riferisce agli spagnoli] fino a oggi, nel corso cioè dei suddetti 16 anni, quegli aguzzini non han cessato di mettere in mare navi piene zeppe di indiani che hanno mandato a vendere a Santa Marta [N.d.R. Colombia], all’isola Spagnola, alla Giamaica e a San Juan: in tutto più di un milione di schiavi.” (3) (4)

*****

– 1. Attilio Brilli, Dove finiscono le mappe, il Mulino, 2012, ebook, pos. 3458, 3464.
– 2. da: The Atlantic Slave Trade: a census, di P.D. Curtin.
– 3. da: Brevisima relación de la Destrución de las Indias,  Bartolomé de Las Casas.
– 4. ancora oggi gli storici non sono concordi sulle cifre della schiavitù nell’età moderna, per cui alcuni autori parlano di vari milioni altri di poco più di un milione.

*****

(Articolo già pubblicato il 27 marzo 2008, corretto, ampliato e ripubblicato in data odierna)

Maggiori approfondimenti in:

Colombo e le Nuove Terre


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Jul 142015
 
 Carlo V e Isabella del Portogallo, metà XVII sec., Tiziano


Carlo V e Isabella del Portogallo

Ben sappiamo che l’alimentazione è la base della nostra vita, della nostra sopravvivenza e, ancor più, quanto influisce sul carattere e sulle passioni di un uomo. Fare colazione da principe, pranzo da re e cena da povero, dice un vecchio adagio orientale, eppure raramente seguiamo i consigli storici dei nostri avi.

Carlo V (1500-1558) era un sovrano che amava la buona cucina, i pasti pantagruelici accompagnati da musica, canti, recitazione di versi, sebbene spesso mangiasse da solo per meglio assaporare il tutto. Il piatto prediletto era il pasticcio di anguille o il pesto di capponi con il latte o, addirittura, le zucche e le spezie che preferiva appena sveglio. Meglio se abbondantemente salato.

Accompagnato dalla fama di buongustaio, a Bologna, per esempio, nell’incoronazione del febbraio 1530, offrì dei buoi arrostiti e vino a piacimento al popolo. Sui prodotti provenienti dalle Nuove Terre, poi, aveva opinioni contrastanti, ricordiamo i sacchi di cacao che Hernán Cortés, dopo aver conquistato il Messico, portò in dono al sovrano, 1528, e sul cui sapore non seppe ben decidersi.

Caccia in onore di Carlo V, Lucas Cranach, 1544

Caccia in onore di Carlo V, Lucas Cranach, 1544

I medici glielo avevano suggerito di correggere le sue abitudini alimentari, giacché aveva, da sempre, seri problemi di salute, attaccato spesso da una dolorosissima gotta, oltre che di attrite e ulcera, che lo accompagnerà sino alla morte. Ma lui sembra facesse orecchio da mercante, specialmente quando ad abbeverare un lauto pranzo c’era abbondanza di birra, meglio fredda. Addirittura quando nel 1555 si ritirò, abdicando al trono, nei pressi del monastero di San Jerónimo di Yuste, in Estremadura, si portò dietro tutta una comitiva di servitori e cuochi: non riusciva a frenare la sua gola.

Visse fino al 30 agosto 1558, giorno in cui il sovrano di un impero in cui “non tramontava mai il sole” cominciò a sentire dolori di testa, pesantezza, sete e caldo, dovuti all’incipiente febbre malarica che gli procurava altresì tremori, delirio e freddo interno.

Il 19 settembre 1558, oramai in coma, il malinconico Carlo V morirà pronunciando la parola “Ay Jesus!”

*****

(Articolo già pubblicato il 22 febbraio 2008, corretto, ampliato e ripubblicato in data odierna)

Proposte letture:

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Jul 022015
 

Boton quiz

Abbiamo già parlato di Enrico VIII (»»qua), dedicandogli anche un quiz (»»qua). Approfondiamo l’argomento con altre sei domande che rivelano aspetti poco noti del sovrano inglese.

– 1. Quale delle sei mogli Enrico VIII chiamava “rosa senza spine”?
– 2. Chi fu il suo precettore, continuando a essere suo principale consigliere per lungo tempo?
– 3. Che cosa accadde nel 1536 che influì nella salute del sovrano per il resto della sua vita?
– 4. Che cosa era il “Valor Ecclesiasticus” voluto da Enrico VIII nel 1535?
– 5. Chi era Henry Fitzroy?
– 6. Una delle mogli di Enrico VIII era stata ambasciatrice, chi?

*****

Enrico VIII, moneta, Half Groat, XVI sec.

Enrico VIII, moneta, Half Groat, XVI sec.

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– 1. Catherine Howard, quinta delle sue consorti, che, malgrado le dolci parole del sovrano, fu poi fatta decapitare nel 1542 accusata d’infedeltà. Caterina aveva circa la metà degli anni di Enrico.
– 2. Thomas More, famoso umanista scrittore e politico dell’epoca. Tommaso fu anche insignito della carica di Lord Cancelliere, carica che non fu ostacolo alla sua decapitazione nel 1535, avendo rifiutato accettare la rottura con la Chiesa cattolica e l’annullamento del matrimonio di Enrico con Caterina d’Aragona.
– 3. Durante una “giostra” Enrico cadde dal suo cavallo che a sua volta precipitò sulle sue gambe, schiacciandole in modo serio e doloroso. Causa che gli procurò durante gli anni a venire forti mal di testa e ulcera agli arti inferiori. Da quel giorno, 24 gennaio 1536, il re iniziò a ingrassare notevolmente.
– 4. Fu una specie di indagine per classificare e quantificare i beni del clero cattolico, dopo esser stato lui nominato capo della Chiesa d’Inghilterra. Era un modo per valutare le relative tassazioni.
– 5. Figlio illegittimo di Enrico VIII e di una delle sue amanti, Elizabeth Blount, avuto nel 1519, figlio che cercava legittimare elevandolo a duca di Richmond e Somerset.
– 6. Caterina d’Aragona, moglie del deceduto fratello maggiore Arturo. La futura regina sarà ambasciatrice spagnolo in Inghilterra nel 1507. La prima ambasciatrice femminile in Europa.

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Jun 262015
 

Il Rinascimento, un’introduzione


Come si presenterebbe ai nostri occhi una cucina tipica rinascimentale del ceto medio-alto? Quali elementi di ieri sembrerebbero ancora attuali? Che oggetti l’arrederebbero?

Niente di meglio che andare a scomodare un famoso veneziano, Bartolomeo Scappi (1500-1577), cuoco “secreto” prima di papa Pio IV e poi di Pio V. “Vediamo” e analizziamo la cucina in questione grazie alle seguenti immagini tratte dal suo prezioso libro: Opera dell’arte del cucinare, del 1570.

Nell’ebook qui a fianco, parliamo di lui, di alcune sue ricette, del suo tempo, trattiamo dell’Età rinascimentale in generale con preziosi e curiosi dettagli (leggi l’anteprima e l’Indice generale cliccando sull’immagine a sinistra).

Cucina rinascimentale

Cucina rinascimentale

Cucina nel Rinascimento, 1570, B. Scappi

Mestoli e multiformi oggetti, cucina rinascimentale, 1570, B. Scappi

Cucina nel Rinascimento, 1570, B. Scappi.

Coltelli per ben determinati lavori, cucina rinascimentale, 1570, B. Scappi.

Brocche, mestoli, e varie, nel Rinascimento, di B. Scappi

Brocche, mestoli, e varie, nel Rinascimento, di B. Scappi

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Jun 232015
 

Colombo e le Nuove Terre


Chi erano i Quimbaya? E i Chibcha? Che relazione avevano avuto con Colombo e i conquistadores? Che cosa era il Capac Ñan? Come si alimentavano gli Incas? Come erano considerati gli indios dagli spagnoli? Che cosa diceva la bolla Veritas Ipsa di Paolo III e che importanza ebbe? E sugli schiavi che dall’Africa giungevano nel porto di Cartagena de Indias?

Questo ebook presenta una serie di argomenti relativi all’esplorazione delle Nuove Terre da parte di Colombo e contemporanei, fatti ed eventi che tanto rilievo ebbero nel trascorso del Cinquecento a tal punto da influenzare, fra l’altro, l’economia europea e parlare di uno spostamento dell’asse economico dal Mediterraneo verso l’Atlantico.

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Jun 052015
 

Boton quiz

– 1. Quando Colombo salpò nell’agosto del 1492, che cosa cercava?
– 2. Come si chiamavano le navi con le quali Colombo solcò l’Oceano Atlantico, e quale era l’ammiraglia?
– 3. Quali terre scoprì quel 12 ottobre 1492?
– 4. Quante volte viaggiò verso le Nuove Terre?
– 5. Chi erano i sovrani spagnoli al tempo delle sue scoperte?
– 6. In che anno Colombo fu arrestato e perché?
– 7. Quando e come morì?

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Cristoforo Colombo ritratto nella Sala de los Almirantes, all'Alcazar di Siviglia

Cristoforo Colombo ritratto nella Sala de los Almirantes, all’Alcazar di Siviglia

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– 1. Colombo cercava la rotta più breve per andare in Oriente, nell’Asia, che fino allora si raggiungeva via terra, attraverso la Via della Seta, un percorso pericoloso e pieno di insidie.
– 2. L’ammiraglia era la caracca Santa Maria, dove lui era imbarcato, seguito dalle caravelle Niña e Pinta.
– 3. Il genovese approdò in un’isola delle attuali Bahamas che chiamò San Salvador.
– 4. Dopo il suo ritorno da eroe in Spagna, ebbe la possibilità di ripartire per altre tre volte, esplorando i Caraibi e alcune parti del Centro-Sud America.
– 5. Isabella di Castiglia e Ferdinando II d’Aragona, investiti da papa Innocenzo VIII con il titolo di “Maestà cattolica”.
– 6. Da governatore di Hispaniola, fu arrestato nel 1500 accusato di tirannia, maltratto e commercio di schiavi. Ricordiamo inoltre che sull’isola c’erano stati disordini capeggiati da dissidenti spagnoli. Rientrato in catene in Spagna, fu liberato dai sovrani, e pronto a ripartire per la quarta e ultima volta.
– 7. Colombo morì a Valladolid nel maggio del 1506, si dice per un attacco al cuore.

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