Aug 122014
 
Poporo, Quimbaya

Poporo, Quimbaya, Colombia

In questi ultimi anni, interessandomi in situ dei nativi sudamericani, ho notato un diverso approccio storico da parte degli studiosi latinoamericani cercando di superare l’eurocentrismo che ha caratterizzato e caratterizza tuttavia la visione del mondo.

Vari autori si sono sforzati nell’affrontare le questioni partendo dalle ancestrali radici indigene che dovrebbero essere punti-forza per approfondire temi che li riguardano. Basta pensare al filosofo argentino-messicano Enrique Dussel o all’antropologo colombiano Ricardo Saldarriaga Gaviria o ancora all’arche-astronomo peruviano Carlos Milla Villena, persone che, mettendo in dubbio tradizionali opinioni, le hanno sfidate per presentare una diversa tesi.

E allora, il Museo de oro di Bogotà, museo che raccoglie protegge e tramanda dal 1939 un tesoro memoria, fra l’altro, della locale arte orafa, potrebbe essere spunto per considerare che la cultura andina aveva raggiunto uno sviluppo che non aveva nulla da invidiare all’Europa del tempo, una cultura non da intendersi come periferica o secondaria, ma una realtà storica interrotta dall’invasione spagnola e che adesso cerca riprendere i contatti di continuità con le ancestrali memorie (»»qua il Museo de oro Quimbaya in Armenia, Colombia). Una realtà, insomma, che dovrebbe vedere oggi la pacifica convivenza fra l’indigeno, per esempio, Mapuche o Emberá, e l’europeo venuto nel XVI secolo.

Per tal motivo, è valido necessario e doveroso che tali istituzioni siano depositi di memoria non passivi, non semplici vetrine inerte, ma spingano a studiare e approfondite temi che hanno un lungo continuum storico che si intreccia e confluisce in un unico fiume.

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Suggerimenti lettura:

Luoghi e storia, Bogotà, immagini
Chibcha, un popolo fra luce e oscurità
Cultura Quimbaya, Colombia
Laguna di Guatavita, Colombia
Società Quimbaya, immagini

Jul 222014
 

Il Quattrocento si arricchì di un fertile dialogo con un nuovo interlocutore, o, per meglio dire, con un interlocutore che aveva attualizzato la sua evoluzione, stiamo parlando del passaggio dai manoscritti alla stampa gutenberghiana.

La lenta diffusione della cultura, che prendeva piede anche fra le classi meno abbienti, era stata accelerata dai torchi del tedesco Johann Gutenberg (1394 ca.-1468), dai quei libri che venivano alla luce in modo più rapido che un tempo e che prendevano, talvolta non rilegati e dentro botti per proteggersi dalle intemperie, le più disparate strade verso i quattro punti cardinali del continente europeo.

E ancor più grazie alla geniale immaginazione del veneziano Aldo Manuzio (1449-1515) – forse il primo editore inteso in senso moderno – che ne aveva ridotto altresì le dimensioni: nasceva il tascabile. Il libro in ottavo e senza commenti era tanto facile da trasportare che, nel 1501 da Budapest, Sigismondo Thurzó, segretario del re d’Ungheria, scriveva a Manuzio:

I tuoi libri – così maneggevoli da poterli usare camminando […] – sono diventati per me un piacere speciale”. (1)

Bene, tutto questo per introdurre alcuni dei tantissimi volumi a nostra disposizione per avvicinarci a un argomento rilevante della Storia Moderna e della Storia Contemporanea, un’invenzione che potremmo, in un certo qual senso, dire essere stata acceleratrice di un percorso che da tempo cercava una via più aperta a tutti, una via che doveva favorire l’alfabetizzazione del popolo.

In particolar modo, desidero inoltre sottolineare due testi che trattano della censura, del controllo, della proibizione, di quei metodi e mezzi che hanno cercato contrastare, fino ad ancora entrato l’Ottocento, la libera diffusione delle idee. Imperatori re principi, protestanti cattolici, paesi dell’ovest e dell’est, fra i tanti, con le loro leggi repressive favorivano però un mercato clandestino che avrebbe interessato mezza Europa, dall’Olanda fino al nostro Mezzogiorno, Napoli, in particolare, fu centro di un certo rilievo nella diffusione di opere che, per esempio, l’Indice aveva messo al bando, basta solo ricordare autori quali Boccaccio, Galileo Galilei e perfino il cappellano maggiore Celestino Galliani, nome legato alla censura.

L'alba dei libri. Quando Venezia ha fatto leggere il mondo

Alessandro Marzo Magno, L’alba dei libri. Quando Venezia ha fatto leggere il mondo.

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Stampa, censura e opinione pubblica in età moderna

Sandro Landi, Stampa, censura e opinione pubblica in età moderna.

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I libri proibiti da Gutenberg all'Encyclopédie

Mario Infelise, I libri proibiti da Gutenberg all’Encyclopédie.

 

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- in G. Armato, A Miglietta, Dal codice al libro stampato, Lulu, 2009, pag. 89.

Jun 092014
 
Cronache di Norimberga, Dio creando il mondo

Cronache di Norimberga, Dio creando il mondo

L’invenzione gutenberghiana, quella dei caratteri mobili, agevolò lo sviluppo e la diffusione della cultura, quei libri non ancora rilegati che viaggiavano dentro botti per proteggersi, anche, dall’umidità e dalle intemperie raggiungevano in relativamente poco tempo le più disparate parti dell’Europa: la stessa copia in mano a un borghese olandese poteva essere letta da un nobile tedesco o da un artista italiano. La cultura acquistava e conquistava quello spazio necessario per lo sviluppo di un popolo di uno stato di un gruppo di individui.

E proprio in Germania, nell’allora frammentata Germania, si diede alle stampe, prima in latino – giugno 1493 – e pochi mesi dopo – dicembre 1493 – in tedesco, un simpatico e “colorato” testo detto Cronache di Norimberga, ovvero Liber Chronicarum o Die Schedelsche Weltchronik (»»qua).

L’incunabolo, riccamente illustrato da 1809 xilografie, ha un valore artistico davvero inestimabile, un lodevole risultato dell’epoca scritto dal medico di Norimberga Hartmann Schedel (1440-1514), un umanista che incarnava i valori culturali dell’epoca, lui che s’interessava di fisica, di storia, che collezionava manoscritti, opere d’arte, stampe. Umanista altresì che aveva seguito il suo maestro, Peter Luder (1410 ca.-1472), fino in Italia, Padova, per completare i suoi studi.

L’opera, illustrata da Michael Wohlgemut (1434-1519) e dal suo figliastro Wilhelm Pleydenwurff (1450 ca.-1494) (1), relata, sulle orme della Bibbia, una storia universale che partendo dalla creazione di Adamo raggiunge proprio il 1490, un’opera in cui si intrecciano temi religiosi, evoluzione umana, considerazioni personali sulla vita. Tratta così, in un dialogo fra immaginazione e realtà, di importanti personaggi, come re, membri del clero, pensatori, filosofi, talvolta accompagnati da brevi profili biografici, descrive genealogie, presenta città, ma la parte più importante è riservata alle immagini, basti pensare che sono varie quelle che occupano, addirittura, due pagine.

Quella di seguito, Argentina, non è il paese sudamericano, bensì la città franco-tedesca Strasburgo, in cui l’artista, esagerando, fa svettare la guglia della cattedrale per farla apparire la più alta d’Europa.

Cronache di Norimberga, Argentina/Strasburgo

Cronache di Norimberga, Argentina/Strasburgo

Bisogna pur notare che sebbene siano presenti 1809 immagini, si realizzarono solo 652 piastre, giacché alcune di queste furono adoperate più di una volta pur rappresentando concetti diversi. In poche parole, non sempre l’immagine era riproduzione fedele della realtà, bensì serviva per intrattenere e ricordare al lettore l’argomento letto, un modo per meglio memorizzare.

Per esempio la stessa piastra è servita, come si nota nella seguente immagine, per ritrarre sia Prometo sia il poeta latino Ovidio.

Cronache di Norimberga, la stessa stampa per raffigurare Prometeo e Ovidio

Cronache di Norimberga, la stessa stampa per raffigurare Prometeo e Ovidio

L’editore delle circa 600 pagine del libro fu Anton Koberger, finanziato da Sebald Schreyer e Sebastian Kammermaister, mentre la traduzione in tedesco fu lavorata da Georg Alt.

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- 1. Ricordiamo che Albrecht Dürer (1471-1528) fu allievo di Michael Wohlgemut.

May 272014
 

Ciò che l’occhio è per il corpo,
la ragione lo è per l’anima” (1)

Erasmo da Rotterdam,  Holbein Hans il Giovane, 1530 ca.

Erasmo da Rotterdam, Holbein Hans il Giovane, 1530 ca.

Figura imprescindibile per comprendere il periodo storico in questione, fine Medioevo-inizi dell’Età Moderna, Erasmo da Rotterdam è uno di quei personaggi su cui tanti autori contemporanei e non hanno dissertato.

Desiderius Erasmus, come si firmava, era un uomo dal pensiero poliedrico, razionale per quel si poteva all’epoca, contro la guerra e le ingiustizie, a favore dell’ascolto prima di intraprendere una decisione che avrebbe recato danno all’altro, il dialogo come punto d’appoggio per una necessaria comprensione.

La figura di Erasmo da Rotterdam come intellettuale ha caratteri intrinseci di modernità. Ne ha la complessità di volti e di funzioni; ne ha la tensione di una ricerca sempre in itinere; ne ha la volontà di essere protagonista e insieme mediatrice. Ma ha anche aspetti ulteriori: la fede nella parola stampata; l’atteggiamento del “propagandista” (di idee, di valori); la dimensione internazionale del suo pensiero. Ma soprattutto manifesta due connotati decisivi: l’essere testimone e interprete dei valori in gestazione del Moderno (l’individualità e la coscienza; la tolleranza; la pace; la persuasione razionale: valori che si dipanano in Occidente, pur tra ecclissi e contrasti, dall’Umanesimo all’Illuminismo, e anche oltre, e che proprio la “classe dei colti” elabora, richiama, propugna), e di esserlo in un modo costante e convinto all’interno di un itinerario esistenziale e intellettuale tormentato e carico di tensioni; l’assumere un ruolo di “educatore” della società nel suo complesso, alla quale indica non solo valori e ideali, ma anche gli strumenti per realizzarli e uno stile di vita per incarnarli. (2)

Umanista, dunque, che avrebbe influenzato i pensieri e le tendenze non solo del XVI secolo, ma anche quelli a venire, amico, fra l’altro, di Tommaso Moro.

Come umanista Erasmo si sente apparentato alla società dalla duttile forza della parola che ne saggia criticamente le valenze in termini di ironia, sarcasmo, gioco allusivo, bonariamente lungimirante, tolleranza magnanina, moralismo contenuto.
Rivive in lui la vena ilare di tanta letteratura pagana, irrobustita dall’arguzia umanistica di Boccaccio, Leonardo Bruni, Poggio Bracciolini, che avevano recentemente espresso pratica di mondo precisamente in qualità di cristiani rinascimentali. […] (3)

La follia scende dal palco, Hans Holbein il Giovane, 1515

La follia scende dal palco, Hans Holbein il Giovane, 1515

Vissuto in un’epoca irrequieta dal punto di vista religioso, ricordiamo Lutero e i vari “riformatori” della chiesa cattolica,

Erasmo fu spesso definito come «teologo» dai suoi contemporanei. Ci possono essere motivi per etichettarlo in questo modo invece che «umanista», «educatore» o «intellettuale», ma non ne consegue che tutte le opere di Erasmo siano teologiche. (3)

Questi pochi accenni per considerare che ci troviamo davanti un uomo che regalò all’umanità importanti tesi su cui riflettere, su cui costruire un mondo meno bellicoso, un mondo in cui la conversazione, la comunicazione dovrebbe essere pilastro della nostra società.

Erasmo da Rotterdam con il suo segretario Gilbert Cousin

Erasmo da Rotterdam con il suo segretario Gilbert Cousin

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– 1. Erasmo da Rotterdam, Il libero arbitrio, Fabbri ed., Milano, 1996.
– 2. a cura di Franco Cambi, Erasmo da Rotterdam, Sulle buone maniere dei bambini, Armando ed., 2000, pag. 9.
– 3. Erasmo da Rotterdam, Elogio alla follia, Newton Compton ed., Roma 1995, dall’Introduzione di Paolo Miccoli.
– 4. a cura di Erika Rummel, I colloqui di Erasmo da Rotterdam, Jaca Book, Milano, 1997, pag. 13.

Apr 072014
 

Una timeline che ci presenta le terre del nord America dal 1492, da quando Colombo sbarcò qualche migliaio di chilometri più giù, passando per l’immigrazione Puritana, fino al 1750, prima della loro indipendenza dalla madrepatria spagnola. Una serie di date con i principali avvenimenti che ci portano in un’epoca storica di vitale importanza per comprendere il nostro mondo contemporaneo. Interessante, ma da prendere solo come informazione da approfondire, il grafico relativo al numero di nativi e ai successivi arrivi europei.

(clicca sull’immagine per vederla più grande)
 
 
 
Apr 012014
 

Una timeline che ci mostra una successione di date e di fatti che hanno interessato la religione cattolica in Europa dalla fine del XV secolo in poi, dallo “scossone” di Zwingli, non certo il primo, a quello di Lutero, passando per Calvino, la Controriforma, le guerre di religione in Francia, poi quella dei Trent’anni, fino a raggiungere gli inizi del XVIII secolo, un modo per avere un quadro d’insieme su un tema che è principale nello sviluppo degli eventi dell’Età Moderna.

(clicca sull’immagine per vederla più grande)

Timeline of the Reformation

 

Feb 162014
 

La scoperta dell’America ha dato avvio altresì, nel medio lungo periodo, a una trasformazione politico economica e sociale che ha interessato mezzo mondo, forse il mondo intero. Le vie commerciali, che una volta avevano il Mediterraneo come centro, sono adesso spostate verso l’Atlantico e i paesi del nord Europa, fra cui Olanda Francia Inghilterra. Le politiche esteriori degli stati europei guardano con occhio attento alle nuove terre e alle possibilità di arricchirsi e ampliare i propri confini. Le società di casa nostra vedranno persone e merci giungere da oltreoceano, indigeni inviati in Inghilterra, per esempio, a scopo di studio – ricordiamo Jemmy Button arrivare a Londra dal profondo sud americano -, non dimenticando poi l’enorme tratta degli schiavi, così come prodotti agricoli prima sconosciuti, mais patata fagioli, e tanto altro ancora.

Diamo pertanto suggerimento di tre, dei tantissimi testi, che potrebbero introdurci all’argomento in questione.

La conquista dell'America

Partiamo da un volume necessario e utile per capire chi era “l’altro”, chi erano gli indigeni, che rapporto hanno avuto con i conquistatori nel trascorso degli eventi avvenuti durante la conquista del Messico. Erano considerati inferiori o riconosciuti uguali? Tzvetan Todorov in La conquista dell’America analizza con spirito investigativo la storia di un popolo la cui cultura è stata quasi del tutto distrutta.

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Conquista. La distruzione degli indios americani

Ma quali furono le cause della loro scomparsa? Quali sono stati i meccanismi che hanno permesso la loro sconfitta essendo pur più numerosi degli spagnoli o degli europei in generale che sbarcavano in quelle terre? Nel suo Conquista. La distruzione degli indios americani, Massimo Livi Bacci ci porta nelle testimonianze di quegli eventi che hanno condotto al loro annientamento, annientamento causato anche, dice l’autore, per la natura umana delle società sottomesse.

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Verso il nuovo mondo. L'immaginario europeo e la scoperta dell'America

Francesco Surdich, Verso il nuovo mondo. L’immaginario europeo e la scoperta dell’America. Motivazioni politiche religiose economiche spinsero a ricercare nuove vie di comunicazione, vie che dettero come risultato la scoperta di terre al di fuori dai paradigmi di quel periodo, mettendo l’Europa difronte a una realtà ben diversa e distinta. L’esplorazione dell’America, oltre a sconvolgere tutta una serie di archetipi scientifici e religiosi, fu la porta d’ingresso verso la costruzione di una nuova società, oggigiorno alla base del nostro modus vivendi.

Feb 132014
 
El Primer nueva corónica y buen gobierno, Guamán Poma

El Primer nueva corónica y buen gobierno, Guamán Poma

14 febbraio 1615,
Santiago de Chipao, provincia di Lucanas,
Departamento de Ayacucho, odierno Perù

L’inca Felipe Guamán Poma de Ayala fa sapere al re spagnolo Filippo III che ha appena finito di scrivere le oltre 1200 pagine del suo “El Primer nueva corónica y buen gobierno”, dove annotava tutto ciò aver appreso nei suoi ottanta anni di vita (?), una relazione che trattava della società andina, dagli inizi passando per gli inca fino alla colonizzazione spagnola. Relazione ancora che evidenziava la profonda crisi che stava attraversando tutta la zona dopo la conquista da parte delle truppe iberiche.

Nella complessa descrizione dei fatti, Guamán Poma invitava il sovrano affinché fermasse la distruzione di un’antica società che, costretta a lavorare con la forza nei campi e nelle miniere a ritmi sovrumani, a stento sopravviveva ai nuovi arrivati.

Il testo includeva peraltro 398 disegni che risaltavano visivamente le sue posizioni, in particolar modo sull’abuso coloniale commesso verso la popolazione nativa.

Non si sa se lo scritto sia giunto in alcun modo nelle mani del re, il fatto è che attualmente si trova in una biblioteca danese (»»qua).

Ciò per evidenziare un testo di notevole importanza nello studio degli eventi di quei decenni, un testo scritto da un indigeno, Guamán Poma, di nobile famiglia, che crebbe fra gli spagnoli, apprendendone usi costumi lingua religione, elementi che cercava trasmettere alla sua gente e che, nello stesso tempo, difendeva tenacemente.

E a proposito degli inca, di quella somma di culture che dominò per circa un secolo le terre dal sud della Colombia fino a buona parte del Cile, passando per il Perù, l’Equador e la Bolivia, di seguito una serie di articoli:

L’economia nell’impero inca
Gli incas e la patata
Gli incas e le abitazioni
Gli incas e il matrimonio
Gli incas e le loro vie di comunicazione
Machu Picchu, Montaña vieja
Gli incas e la musica, danza, teatro
Lima, città dei re

Jan 292014
 
Machi - Chamán - Mapuche, 1903

Machi – Chamán – Mapuche, 1903

Sono oramai più di due anni che mi dedico in situ agli studi sugli indigeni sudamericani prima dell’arrivo di Colombo, passando per gruppi etnici colombiani, peruviani, adesso cileni, dai quimbaya ai muisca, dai wari ai lima agli inca, seguendo ancora con gli yàmana e i mapuche, fra gli altri. E c’è un particolare che mi colpisce, il loro rispetto verso la natura, verso la terra in cui vivono e lavorano, la loro devozione verso quelle “energie” che “abitano” i luoghi sacri, le montagne in particolare. Tutto ha un ritmo, tutto è legato all’aspetto religioso, tutto segue una tradizione tramandata da padre in figlio, per secoli. Cosicché diamo un’occhiata generale a quegli elementi che li accomuna.

L’armonia della natura, l’amore verso Pachamama, insieme a certi principi di reciprocità e dualità sono la base della spiritualità del nativo sudamericano che gli spagnoli trovarono al loro arrivo nelle Nuove Terre – XVI sec.

Nelle loro credenze, la realtà visibile e tangibile non è certamente l’unica, esiste un mondo occulto ai più che determina la sussistenza del cosmo e dell’uomo. Un uomo caratterizzato da due elementi, corpo e spirito, potendo a sua volontà e con determinati metodi, passare da uno stato a un altro, quando lo spirito si libera del corpo.

Tale particolare evento può manifestarsi per diverse cause, in particolari circostanze della vita, essendo volontario o involontario. E il cosiddetto Chamán è stato ed è colui che ben conosce queste diverse realtà, colui che ha capacità e potere di varcare la soglia del tangibile con l’intangibile, interpretare i sogni, è colui che maneggia con destrezza le piante sacre e le bevande “embriagantes”. Riesce, in poche parole, a comunicare con il sacro, attuando pratiche curative e di divinazione.

Machitún, cerimonia di sanazione da parte di un machi mapuche, immagine di  Claude Gay

Machitún, cerimonia di sanazione da parte di un machi mapuche, immagine di Claude Gay

Il suo “dono” è di solito ricevuto per eredità, rare volte per vocazione, in ogni caso deve passare per un’iniziazione e per un periodo di digiuno e ritiro spirituale, sommettendosi a un rigoroso addestramento per prepararsi a viaggiare nel mondo spirituale mediante le alterazioni di coscienza.

Ogni gruppo ha il proprio Chamán che cura la propria gente, adoperando accorgimenti ancestrali e tipici della zona culturale in cui vive, un Chamán è rispettato e temuto, preso in grande considerazione in quando depositario, inoltre, sia del sapere, sia della storia del gruppo a cui appartiene.

I siti dove si praticano riti chamanici sono luoghi molto spirituali, dove l’energia della terra vibra in maniera più alta che altrove, per cui è di suprema importanza salvaguardarli e venerarli. Le montagne sono posti destinati a tale attività, montagne chiamate “apus” dalla cultura andina, e che proteggono il gruppo o il villaggio mediante gli spiriti – “achachilas”.

Montagne ancora che, considerate maschili, accompagnano a Pachamama, femminile, testimoni del tempo che trascorre, grandi blocchi di terra e pietra modellati dal vento dalla pioggia dalla vegetazione dagli animali. Sono onnipresenti, punto di riferimento della vita dell’indigeno sudamericano, elemento spirituale e magico che forma parte della “cosmovisione” del popolo delle Ande.

Una tradizione che, in un certo qual modo, si conserva tuttavia, per esempio in San Pedro de Atacama, Cile, dove i residenti sono soliti affermare:

Somos un pueblo muy espiritual, respetamos sagradamente la naturaleza y ocupamos mucho el movimiento de las energías”. (1)

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- 1. in Ya, rivista allegata al quotidiano El Mercurio, martes 28 de enero de 2014, n. 1584, pag. 51.

Jan 262014
 

Sembrerà banale affermarlo, Colombo (1451-1506) non sarebbe approdato sulle coste della futura America, se non avesse viaggiato e sfidato le credenze del tempo. Gli esploratori portoghesi del XV secolo non avrebbero dato i nomi alle nuove terre se non avessero forzato i limiti della conoscenza. Ancor più, Magellano (1480-1521) non avrebbe circumnavigato il globo se non avesse avuto la spinta interiore di andare oltre il sicuro, il noto, portando nell’attraversata la sua esperienza. Questo per quanto riguarda l’età da noi studiata, la moderna.

Jan Bruegel, Paesaggio con viaggiatori, seconda metà XVI sec.

Jan Bruegel, Paesaggio con viaggiatori, seconda metà XVI sec.

Vogliamo andar avanti?

Sulle nostre tavole non ci sarebbero le patate, il peperoncino, il mais se qualcuno, per curiosità, per indagine, per interesse per non li avesse imbarcati in uno dei vascelli diretti verso l’Europa, così come non avremmo conosciuto gli indigeni del nord America se John White non avesse visitato l’odierna Nord Carolina. Non avremmo “visto” certa flora e fauna del sud America se Maria Sybilla Merian non fosse andata in Suriname a disegnare piante e insetti poco noti nel Seicento.

Insomma, per quanto ovvio e logico possa sembrare alla luce della nostra concezione contemporanea della vita, i viaggi sono stati, e sono ancora in un certo qual senso, la forza motrice della nostra civilizzazione, della nostra crescita. L’incontro e incrocio di culture differenti potrebbe essere indicato come punto di forza per lo sviluppo dell’umanità.

Vengono per associazione di idee immediatamente in mente i 15.000 km. del ben famoso viaggio di Marco Polo (1254-1324), un lungo cammino da Venezia a Pechino che avrebbe portato notizie di popoli e mondi lontani (»»qua Il Milione da ascoltare), in quel Medioevo età precorritrice dei grandi viaggi dei secoli successivi.

Non bisogna altresì dimenticare che il nostro Paese fu meta preferita di artisti e letterati del Settecento e dell’Ottocento – certamente non solo di quei secoli -, basta ricordare al Goethe scrittore, al Winckelmann scopritore di Ercolano e Pompei, a Johann Jacob Volkmann anch’egli scrittore, a Guy de Maupassant ammiratore della Venere di Siracusa, fra i tantissimi, personaggi alla ricerca delle impronte del passato per completare il loro percorso di studi, quel Grand Tour a cui tutti, aristocratici e non, aspiravano, e che poteva durare da pochi mesi ad anni interi.

L’Italia senza la Sicilia, non lascia nello spirito immagine alcuna. È in Sicilia che si trova la chiave di tutto [...] La purezza dei contorni, la morbidezza di ogni cosa, la cedevole scambievolezza delle tinte, l’unità armonica del cielo col mare e del mare con la terra… chi li ha visti una sola volta, li possederà per tutta la vita […]”. (1)

Vuoi in carrozza, vuoi a cavallo, vuoi in barca, percorrevano, in condizioni per noi poco comode, le strade e le campagne di mezza Europa, ritraendo con i colori con la matita con la scrittura gli aspetti più bizzarri e interessanti di paesaggi e costumi che colpivano la loro attenzione, prodotto per ricordare e far conoscere le loro peregrinazioni.

Goethe ammirando il Colosseo, Jakob Phillip Hackert, 1790 ca.

Goethe ammirando il Colosseo, Jakob Phillip Hackert, 1790 ca.

Si accavallano i decenni, passano i secoli. I viaggi restano ancora oggi un modo per incontrare “l’altro” e andar oltre le frontiere patrie della mentalità e delle proprie tradizioni. Scriveva Bruce Chatwin (1940-1989), autore britannico di racconti di viaggi, nel suo Anatomia dell’irrequietezza:

Il viaggio non soltanto allarga la mente: le dà forma.” (2)

Lo stesso autore che in un’altra sua opera annotava:

Non riescono a star fermi [gli sherpa], e nella terra degli sherpa, ogni pista è contrassegnata da cumuli di sassi e bandiere da preghiere, messi lì a rammentare che la vera casa dell’Uomo non è una casa, ma la Strada, e che la vita stessa è un viaggio da fare a piedi” (3),

quasi a dire che l’essere nomadi è insito nel DNA di noi umani.

Oggigiorno la tecnologia ha accorciato le distanze, attenuato le incertezze, ha eliminato i possibili pericoli, si sa già a che cosa si andrà incontro, il viaggio sembra, per alcuni, più una ricerca interiore, una sfida con sé stessi.

Una maniera, il “girovagare”, per entrare nelle dinamiche contemporanee di un mondo che oramai appare senza più confini fisici territoriali, un mondo alla portata di tutti, e ancor più con le immense possibilità che offre internet, fra cui quella di poter viaggiare e lavorare nello stesso tempo, un nomadismo che, nell’accezione moderna, diventa digitale (»»qua).

Prima del viaggio si scrutano gli orari,
le coincidenze, le soste, le pernottazioni
e le prenotazioni (di camere con bagno
o doccia, a un letto o due o addirittura un flat);
si consultano le guide Hachette e quelle dei musei,
si cambiano valute, si dividono
franchi da escudos, rubli da copechi;
prima del viaggio s’informa
qualche amico o parente, si controllano
valige e passaporti, si completa
il corredo, si acquista un supplemento
di lamette da barba, eventualmente
si dà un’occhiata al testamento, pura
scaramanzia perché i disastri aerei
in percentuale sono nulla;
prima del viaggio si è tranquilli ma si sospetta che
il saggio non si muova e che il piacere
di ritornare costi uno sproposito.
E poi si parte e tutto è O.K. e tutto
è per il meglio e inutile.

E ora, che ne sarà
del mio viaggio?
Troppo accuratamente l’ho studiato
senza saperne nulla. Un imprevisto
è la sola speranza. Ma mi dicono
che è una stoltezza dirselo.” (4)

E allora un viaggio potrebbe iniziare così:

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- 1. Johann Wolfgang von Goethe, Viaggio in Italia, Mondadori, 2004.
– 2. Bruce Chatwin, Anatomia dell’irrequietezza, Adelphi, 2012.
– 3. Bruce Chatwin, Che ci faccio qui?, Adelphi, 1990.
– 4. Eugenio Montale, Prima del viaggio, in Satura (1962-1970).

Jan 172014
 

  “Dell’erotismo si può dire, innanzitutto,
che esso è l’approvazione della vita
fin dentro la morte.”
(George Bataille)

 

Eros, dal greco, divinità dell’amore fisico.

È ben noto che l’erotismo, strettamente legato alla sessualità, di epoca in epoca viene alimentato ed elaborato dalla mediazione culturale in cui si sviluppa e si manifesta.

Se nell’età medievale solo le classi accomodate potevano permettersi i servizi dei pittori, degli scultori, dei letterati, con lo sviluppo della borghesia e della proto-industrializzazione, libri e dipinti furono più a “portata di mano”, grazie anche ai caratteri mobili gutenberghiani e a una maggiore diffusione dei pigmenti e all’introduzione di nuove tecniche.

Il passaggio, chiamato Rinascimento, quel passaggio che consolida, con il trascorrere del tempo, la personalità, l’individualità dell’essere umano, e che culmina con la Rivoluzione francese, è uno di quei percorsi in cui determinate connotazioni evidenziano caratterizzazioni sociali che si affermano man mano.

L’erotismo fu uno degli aspetti che si palesò nella nuova realtà storica, un erotismo che poco a poco si esprimeva apertamente, contro le restrizioni imposte dalla Chiesa nel Medioevo, contro le imposizioni dello Stato, una delle tante forme per ribellarsi al conservatorismo sessuale.

Lussuria incarnata, secondo la Chiesa di quei secoli, dalle donne salite sul rogo, streghe accusate di rapporti sessuali con il diavolo, modalità perverse e oscene, orge che il Canon Episcopi (906 ca.), precursore del ben noto e completo Malleus Maleficarum del 1487, condannava, donne, quelle streghe, che

“… credono e affermano di cavalcare nottetempo certe bestie, in compagnia di una moltitudine di donne, al seguito di Diana, dea pagana e di attraversare istantaneamente, nel silenzio della notte, enormi spazi di terre e di ubbidire agli ordini di questa loro signora e di essere chiamate certe notti al suo servizio…”.

Parnasse satyrique

Parnasse satyrique

Pittori scultori letterati decisero dunque immettersi, pubblicamente o no, in territori che di sicuro andavano a cozzare contro ataviche mentalità e ancestrali tabù. Alcuni di loro in aperta sfida, ricordiamo il francese ugonotto Théophile de Viau (1590-1626), che a causa – anche ma non solo – della raccolta di poemetti licenziosi, suoi e di altri, “Le Parnasse satyrique” (1525 ca.), o Claude Le Petit (1638-1662), furono condannati a morte. Mentre il primo morì di stenti dopo un periodo di carcere, il secondo fu messo al rogo: il primo a 36 anni, il secondo ad appena 23 anni. Versi libertini che incitavano a godersi la vita liberamente, ponendo in discussione i dogmi religiosi del tempo.

Le passioni dell’uomo sono soltanto i mezzi di cui la natura si serve per conseguire i suoi scopi”,

avrebbe annotato qualche secolo dopo, nel 1795, ne La filosofia nel boudoir, Donatien Alphonse François de Sade.

Letteratura libertina potrebbe essere inoltre il primo romanzo di Denis Diderot (1713-1784), Les bijoux indiscrets, pubblicato nel 1748 in forma anonima. Non dimentichiamo poi il nostro Giacomo Casanova (1725-1798) accusato di libertinaggio e il cui nome oggigiorno è associato alla seduzione, o il Marchese de Sade (1740-1814), per antonomasia autore erotico.

Cosicché, la protagonista è la nuova società borghese – certamente non solo -, una classe che acquista potere economico e sociale, desiderosa di uscire da vecchi schemi e provare “emozioni” una volta riservate ai nobili. Quella parte di società che darà incarico ad artisti di eseguire dipinti erotici.

Più trascorrono gli anni, più le azioni prendono piede pur oltre Manica. Memorie di una donna di piacere, o Fanny Hill, del britannico John Cleland (1709-1789), pubblicato in Inghilterra nel 1748, sarebbe stato il primo romanzo erotico inglese in prosa così come oggi lo conosciamo, un lavoro scandaloso per l’epoca che suscitò non poche reazioni. John l’aveva scritto nel periodo in cui fu ospite delle prigioni, a causa di un debito.

Passiamo alle immagini, rimaste maggiormente impresse nell’immaginario collettivo del tempo da noi studiato, Età moderna.

Agnolo Bronzino, Allegoria del trionfo di Venere, 1543 ca.

Agnolo Bronzino, Allegoria del trionfo di Venere, 1543 ca.

Hans Baldung, Fillide cavalca Aristotele innamorato, 1513 ca.

Hans Baldung, Fillide cavalca Aristotele innamorato, 1513 ca.

Potrebbe venirci immediatamente in mente uno degli allievi di Dürer, Hans Baldung detto il Grigio (1485-1545), che spesso si divertiva a raffigurare temi a sfondo erotico, pensiamo a Fillide cavalca Aristotele innamorato (1513) (qui sopra), o a Le tre streghe (1514). Immagini per eccitare la mente del lettore, nel caso della scrittura, dello spettatore, nel caso della pittura, a godere di un aspetto intrinseco alla fantasia umana.

Giulio Romano, Giove seduce Olimpiade, 1526-1534.

Giulio Romano, Giove seduce Olimpiade, 1526-1534.

“Gli organi genitali hanno sempre avuto una grande importanza nella vita dei popoli latini, e specialmente nella vita del popolo italiano [...] La vera bandiera italiana non è il tricolore, ma il sesso, il sesso maschile”,

scriveva l’italiano Curzio Malaparte nel romanzo La pelle del 1949.

In effetti, l’Italia sembra aver rivestito, nel XVI secolo, un interessante ruolo di rottura con il passato, introducendo in modo fantasioso una nuova maniera di “vedere” e “fruire” dell’erotismo.

Cosicché, se pittore e scrittore vengono a contatto, risultato sarà una delle opere dell’Aretino (1492-1556), Sonetti lussuriosi (1526), sonetti ispirati dalle incisioni erotiche realizzate da Marcantonio Raimondi (1480-1534) su disegni di Giulio Romano (1499-1546). Parole e immagini, testo e didascalia – I modi -, che iniziarono a circolare in quantità maggiore rispetto alle norme di quei decenni, quantità non più controllabile, che iniziava a dar fastidio alla Chiesa Cattolica – Clemente VII (1478-1534) papa all’epoca -, censurando il lavoro e mettendolo nell’Indice.

“[...]

Vedi com’ei l’ha sopra delle braccia

Sospesa con le gambe alte a suoi fianchi,
E par che per dolcezza si disfaccia.

    

 
Ne già si turban perche siano stanchi

Anzi par che tal gioco ad ambo piaccia,
Si che bramin fottendo venir manchi.

[...]”

appuntava nel Sonetto VIII, il toscano Pietro Aretino.

Il geniale dialogo da lui proposto, fra pittura e scrittura, fu chiave d’acceso per una ulteriore carica erotico-emotiva, chiave che schiudeva altrimenti le porte dell’immaginazione popolare, un successo inaspettato, che valicava confini sociali entrando nelle case di “tutti”. Figure, a volte economiche, a buon prezzo, impresse in volantini, incisioni di cui non sappiamo la quantità che andò bruciata per la censura.

Nel XVIII secolo i giochi si fanno ancor più liberi, il piacere, dicevano i contemporanei, deve essere privo di complicazioni filosofiche o religiose, di falso moralismo, ognuno deve essere libero di esprimere la propria fantasia.

Dipinti come quello del francese François Boucher (1703-1770), Odalisca Bruna, del 1745, o quello dello svedese Adolf Ulrik Wertmüller (1751-1811), Danae, del 1787, oramai rappresentano le esigenze di una società che tenta slegarsi dalle corde del passato, società appena entrata nel periodo dei Lumi, dell’industrializzazione, della Rivoluzione francese che farà da spartiacque fra l’ieri fortemente legato alle tradizioni morali e l’oggi che tenta ancora sciogliere gli ultimi nodi di quel passato.

François Boucher, Odalisca bruna, 1745.

François Boucher, Odalisca bruna, 1745.

Adolf Ulrik Wertmüller, Danae, 1787.

Adolf Ulrik Wertmüller, Danae, 1787.

Questo breve excursus, necessariamente e volutamente incompleto, è solo un modo per entrare nelle dinamiche delle varie mentalità che hanno “frequentato” la storia, resoconto di un percorso che dovremmo aver presente per meglio penetrare il nostro “comportamento”.

Jan 062014
 
Lo Scheggia, Trionfo della Fama, 1449 ca.

Lo Scheggia, Trionfo della Fama, 1449 ca.

Giovanni di Bicci de’ Medici (1360-1429), fondatore del Banco Medici, viene considerato come uno dei primi esponenti di rilievo di una famiglia che tanta influenza ha avuto dagli ultimi decenni del Medioevo fino a inoltrata l’Età moderna, epoca in cui le loro decisioni hanno contribuito a dare un corso ben determinato alla storia dell’Europa. Condottieri, mecenati, duchi, granduchi, papi, cardinali, banchieri, i Medici di Firenze giocarono ruoli ben decisivi.

E fra tutti, Lorenzo de’ Medici è colui che ha rappresentato la famiglia, rendendola famosa ben oltre i confini patri, uomo che, grazie ai vari artisti di cui ha avuto intelligenza circondarsi, ha fatto sì che la Firenze di oggi – ma non solo la città – sia visitata da migliaia di turisti l’anno.

L’immagine di sopra (»»qua), Trionfo della fama (1449), è rappresentata in un vassoio commemorativo dell’epoca – desco da parto -, vassoio adoperato per portare vivande alla nuova madre, nel nostro caso a Lucrezia Tornabuoni (1425-1482), dipinto dallo Scheggia, Giovanni di Ser Giovanni (1406-1486) per celebrare la nascita di Lorenzo de’ Medici, 1449.

Di seguito, una serie di articoli per approfondire alcuni aspetti dell’epoca.

- L’Italia rinascimentale in Europa.
I Medici rappresentati da Botticelli.
Lorenzo il Magnifico e alcuni suoi contemporanei.
I Medici e la congiura dei Pazzi nella Firenze del 1478.
Cosimo I de’ Medici e l’orologio.
Gli ultimi Medici.

Jan 022014
 

Elementi di storia moderna.Un e.book che raccoglie ben 16 monografie dedicate ai principali avvenimenti della Storia moderna, dalla scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo, al problema della schiavitù, al cosiddetto Rinascimento, alla Rivoluzione industriale e alle sue conseguenze, alla Rivoluzione francese, passando per l’erotismo, per gli indumenti tipici dell’epoca, per le cucine e le ricette culinarie, per elementi di storiografia. Un volume necessario e indispensabile per entrare nelle dinamiche di un periodo del quale siamo figli.

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Indice generale

– Sulla scoperta dell’America e dintorni
– Carlo V
– Enrico VIII
– Il denaro nell’età moderna
– L’Europa religiosa del XVI sec.
– Il Rinascimento
– Sulla schiavitù nell’Età Moderna fra il XV e XIX sec.
– Studiare fra il XVI e il XVII secolo
– L’erotismo nell’Età moderna
– A tavola nell’Età moderna
– Su Oliver Cromwell e la Rivoluzione inglese
– I primi passi dell’America a stelle e strisce
– La Rivoluzione industriale
– La Rivoluzione francese
– Vestirsi nell’Età Moderna
– Storiografia e dintorni

Dec 272013
 
Malleus maleficarum

Malleus maleficarum, inizio Cap. V.

Le streghe hanno smesso di esistere
quando noi abbiamo smesso di bruciarle.” (1)

Con una scopa di paglia fra le gambe, con un lungo vestito che svolazzava, la strega del Cinquecento viaggiava qua e là per tentare sovvertire l’ordine religioso: così è illustrata dall’immaginario popolare del tempo. La sua caccia, da parte delle autorità religiose, vuoi cattoliche vuoi protestanti, durò ben inoltrato il XVIII secolo, una lotta che finiva spesso con la morte sul rogo della perseguitata.

Ma la questione viene da ben lontano, da quando religione magia e scienza intrecciano i loro cammini, sicuramente da quando l’uomo è apparso su questa terra, sebbene sia solo nell’Epoca moderna quando il problema viene maggiormente considerato.

E il trattato dei domenicani Jacob Sprenger e Heinrich Institor Kramer, Malleus Maleficarum (1487), sarà un punto di partenza per affrontare la contesa, per identificare e condannare le streghe, una condanna che però sarà eseguita dalle autorità civili, la cui ultima sembra essere stata nel 1782 (»»qua).

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-1. Voltaire, Lettere filosofiche, 1734.

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