May 162013
 

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Il libro, l'incunabolo del XV secolodall’Introduzione:

“Nel trascorrere della Storia, vari oggetti inventati dall’uomo, a volte casualmente altre volte coscientemente, hanno rivoluzionato un modo di vivere, di comportarsi, hanno dato luogo a un’accelerazione economica e sociale che, partendo da un determinato luogo fisico, ha coinvolto l’intero pianeta.

E oggi lo possiamo ben vedere, almeno in questi ultimi venti anni, dalla rapida e capillare diffusione che sta avendo internet, con le enormi possibilità di sviluppo che, se adoperate per il verso giusto, potrebbero ancor più migliorare la nostra forma di vita. Il web, in poche parole, sta riuscendo nel proposito di unire, dove i diversi governi hanno fallito, le più disparate parti del pianeta, dal Giappone alla Norvegia, dalla Russia al Perù, dal Canada all’Australia alla Germania, e, nello stesso tempo, permette assistere e conoscere eventi quasi in modo istantaneo – pensiamo solo alla cosiddetta Primavera araba -, come fossimo presenti, eventi che oramai hanno un’influenza determinante nel nostro quotidiano vivere. Ancor più, la rete, agevola condividere il sapere, le esperienze, avvicinare popoli e civiltà, consente, insomma, studiare da lontano gli indigeni Katíos antioqueñi, Colombia, sfogliare le pagine della Bibbia di Gutenberg, entrare in una biblioteca inglese e visionare un manoscritto del ‘300. Al di sopra del credo politico religioso sociale.

Avvenne, sebbene in diversa maniera, più di cinquecento anni fa, quando Gutenberg diede vita ai caratteri mobili, quegli “oggetti” che avvantaggiarono la circolazione delle idee, che favorirono la “moltiplicazione” dei libri, che permisero lo sviluppo della critica, che aprirono il campo al diffondersi del pensiero scientifico del XVII secolo, fra l’altro. Cosicché i libri cominciarono a viaggiare nei carri trainati da buoi o cavalli, o per via fluviale, nelle botti che li proteggevano dalla pioggia, spesso non rilegati, spesso ancora senza copertina, tuttavia a somiglianza dei grandi manoscritti, fino a quando non venne Manuzio e preparò il primo tascabile.

Tutto ciò, per introdurre un argomento, il libro, che è stato, a nostro avviso, acceleratore economico e sociale, oltre che politico, è stato precursore di una nuova rivoluzione che stiamo vivendo oggi, quella di internet. Un continuum storico che ci riguarda da vicino e che è bene conoscere con un certo dettaglio, giacché i frutti di adesso sono semi del passato, così come i semi di oggi saranno frutti di domani. […]”

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Indice dell’ebook

Introduzione

Un oggetto rivoluzionato
1. Una nuova età
2. Gutenberg e la stampa nel ‘400
- 2.1 La tenacia di Gutenberg
- 2.2 Fra nuove specializzazioni e costi vari
3. La grande invenzione della stampa

Un oggetto da perfezionare
1. Il secolo XV
2. Gli incunaboli e i proto-tipografi
3. La geografia del libro stampato nella seconda metà del ‘400
- 3.1 Germania
- 3.2 Italia
- 3.3 Francia
- 3.4 Inghilterra

A mo’ di conclusioni
Bibliografia

May 132013
 

Se nel XIII sec. il sistema delle peciae iniziò con il favorire una seppur lenta maggiore diffusione dei manoscritti, specialmente e inizialmente nelle varie città universitarie italiane, l’invenzione dei caratteri mobili nel XV sec. da parte di Gutenberg permise, fra l’altro, portare, in un relativamente breve periodo, la cultura nelle case anche dei meno abbienti, così oggi, proseguendo quel continum storico, internet facilita ancor più la condivisione di idee progetti libri, permette, da seduti, poter accedere addirittura al vecchio Sutra del diamante e ammirarlo nel suo splendore.

E allora, che senso hanno le biblioteche oggi se in rete si può trovare di tutto? Possono queste organizzarsi fra loro e prestare, oltre ai consueti servizi, un valore aggiunto?
Lo abbiamo chiesto a Debora Mapelli che lavora nell’innovativo Sistema Bibliotecario Vimercatese, che sembra avvicinare il web i libri i lettori.

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Debora Mapelli- Debora, potresti raccontarci in poche parole che cos’è il Sistema Bibliotecario Vimercatese e com’è organizzato?

Il Sistema Bibliotecario Vimercatese è nato da una convenzione tra 27 Comuni delle Province di Milano e Monza e Brianza. Le 27 Biblioteche che fanno parte del Sistema pagano una quota annua per ogni abitante e in cambio ricevono dal Sistema Bibliotecario: assistenza hardware e software sulle circa 450 postazioni che fanno parte della rete informatica; assistenza nell’uso e nello sviluppo del programma di gestione biblioteconomica; catalogazione dei documenti; formazione permanente sia attraverso corsi per i neo assunti, sia attraverso aggiornamenti per i bibliotecari che lavorano già in una delle biblioteche afferenti, gestione centralizzata del prestito interbibliotecario (attraverso appalto a una cooperativa sociale che trasporta i libri richiesti da una biblioteca ad un’altra). Oltre a questi servizi di base il Sistema si occupa di elaborare annualmente le statistiche d’uso per le biblioteche e della comunicazione all’esterno delle nostre attività comuni, attraverso conferenze stampa, volantini, sito web e social network.
Per il Sistema bibliotecario lavorano: una coordinatrice, un’impiegata amministrativa, due catalogatrici, tre assistenti all’helpdesk informatico.

- In che cosa consiste esattamente il tuo lavoro?

Io mio occupo di assistenza alla rete informatica delle biblioteche, aggiornamenti e manutenzione del sito web, assistenza agli utenti che ci contattano via email o attraverso apposito modulo del nostro sito, gestione della pagina Facebook in collaborazione con altre colleghe delle biblioteche del Sistema.

- Qual è il ruolo del bibliotecario oggi e com’è cambiato rispetto, per esempio, a una ventina di anni addietro?

Io credo che l’obiettivo di un buon bibliotecario sia stato e continui ad essere quello di facilitare l’accesso alle informazioni per i propri utenti. Nelle biblioteche pubbliche di base, come quelle per cui lavoro, oltre a questo importante obiettivo, c’è sicuramente anche un ruolo sociale che vede la biblioteca come luogo per la promozione della lettura, fin dalla più tenera età e, perché no, di scambio di opinioni su libri e autori.
Penso che, rispetto ad una ventina di anni fa, siano cambiati i mezzi a disposizione del bibliotecario, non tanto gli obiettivi. Oggi è più facile comunicare con gli utenti attraverso email, social network e App. La società mi sembra cambiata perché sempre più frenetica e anche il nostro lavoro si adegua a questi nuovi ritmi, raggiungendo gli utenti anche al di fuori della biblioteca.
Di certo l’evoluzione tecnologica che abbiamo visto nell’ultimo ventennio ha trasformato completamente il lavoro del bibliotecario che, oggi più che mai, non può farsi trovare impreparato di fronte alle nuove possibilità che esistono. Solo negli ultimi 5 anni ho visto arrivare nelle nostre biblioteche: postazioni touch screen per il prestito automatizzato dei libri, App per smartphone che permettono di richiedere in prestito i nostri documenti ma anche personalizzare le proprie ricerche, box esterni alle biblioteche che permettono la restituzione dei libri 24 ore su 24, ecc. Ad un bibliotecario di oggi non basta più conoscere la Classificazione Decimale Dewey e indirizzare l’utente al giusto scaffale, un buon bibliotecario deve essere consapevole delle esigenze della società in cui vive e lavora e deve anticipare le esigenze della propria utenza attraverso servizi che rendano più facile l’accesso alla biblioteca.

- Si parla di e.book, sembra addirittura che negli Stati Uniti le vendite abbiano superato quelle dei libri cartacei, pensi che le biblioteche siano pronte ad ospitarli, e in che modo?

È un tema complesso perché nuovo e pieno di protagonisti dell’intera filiera libro. Nella mia piccola esperienza posso dire che gli ebook nel nostro Sistema sono arrivati solo da pochi mesi ma, visti i numeri, direi che è già un successo. Quello che ho potuto constatare è che c’è molta curiosità e voglia di provare questa nuova forma di lettura e anche i corsi che abbiamo offerto agli utenti in merito agli ebook hanno visto il “tutto esaurito” in pochissimo tempo.
Attualmente mi sembra che ci sia una certa diffidenza nei confronti di questa nuova possibilità e lo dimostrano sia gli innumerevoli formati a disposizione, sia le protezioni, a volte fin troppo rigide, che vengono applicate agli ebook. Tutto questo confonde e disorienta i lettori e non rende facile nemmeno la scelta del device sul quale leggerli.
Credo che le biblioteche si siano aperte alla possibilità di offrire questa nuova possibilità di lettura e che, grazie a piattaforme come MediaLibraryOnline, questo compito ci sia facilitato. Credo comunque che la confusione e la paura del nuovo spaventi soprattutto gli editori e, finché non si troveranno linguaggi e strategie comuni, è difficile dire che cosa potrebbe succedere.
Nel caso particolare delle biblioteche, ad esempio, deve essere chiaro e garantito che, al di là delle protezioni adottate dall’editore, si possa conservare una copia dell’opera acquistata. In che modo e con quali diritti è ancora un tema aperto.

- In un’epoca come la nostra, dove i social network oramai fanno parte del quotidiano vivere, come le biblioteche potrebbero adoperare, per esempio, facebook twitter pinterest?

I social network sono le nuove piazze dove le persone si incontrano e discutono dei loro interessi. Chi meglio di una biblioteca potrebbe sfruttare queste nuove possibilità? Credo che sia importantissimo guardare con curiosità ai social network. Credo comunque che, un approccio improvvisato potrebbe essere controproducente perché un profilo gestito male potrebbe dare un’immagine negativa della Biblioteca. La giusta via di mezzo è quella di non affidarsi all’istinto o alla moda del momento, ma quella di valutare molto bene se si hanno le forze per sostenere un progetto di ampia portata che, spesso, va al di là del nostro orario di lavoro, porsi obiettivi ben chiari e studiare molto bene le nuove tecniche di comunicazione richieste. Una biblioteca non deve necessariamente lavorare da sola in tutto questo, il nostro Sistema propone una pagina Facebook che parla di tutte le biblioteche e che prevede, nella redazione, la presenza di nove bibliotecarie appartenenti a cinque biblioteche del Sistema e i contributi possono arrivare da tutti i nostri bibliotecari. Oltre a questa possibilità ci sarebbe anche quella di guardare ai nuovi protagonisti del web e dei social network, per esempio i book-bloggers: non sarebbe bella una pagina che nasce dalla collaborazione tra un book-blogger e una biblioteca?
Per quanto riguarda Pinterest credo che possa essere maggiormente sfruttato per le vetrine tematiche, le bibliografie e tutte le proposte di lettura che le biblioteche da sempre propongono ai loro utenti. Si tratta di un social network giovane ma credo valga la pena scommetterci.

- Alla luce della tua esperienza, Debora, che cosa cambieresti nel sistema bibliotecario italiano? Quali modifiche apporteresti, quali sono i rami secchi che toglieresti?

Il sistema bibliotecario italiano è in difficoltà da qualche anno per mancanza di finanziamenti. Credo che una Nazione dovrebbe difendere la cultura e la possibilità di accesso libero e gratuito al sapere con ogni mezzo. Mi dispiace leggere di biblioteche che devono ridurre gli orari di apertura, chiudere o rinunciare ad accrescere il proprio patrimonio per mancanza di fondi, credo siano ferite culturali che difficilmente potranno essere sanate. Oggi si parla tanto di sprechi e credo che, come in ogni settore, ci siano stati anche nelle biblioteche, ma è giusto fermarsi ad analizzare quali siano veramente le cose da tagliare e non procedere a tagli indiscriminati sui bilanci per far quadrare i conti.
In questi ultimi anni la nostra associazione di categoria, l’AIB ha sensibilizzato molto l’opinione pubblica sulla realtà delle biblioteche, a partire da iniziative come il Bibliopride ed è stato molto bello vedere quanti cittadini hanno risposto positivamente. Il lavoro di rinnovamento è già iniziato, posso solo augurarmi che ci sia data la possibilità di continuare ad offrire i servizi importanti definiti dal Manifesto dell’Unesco.

- Per concludere, quale e come credi sarà il futuro delle biblioteche in Italia e nel Mondo in generale?

Mi auguro che ci sia sempre posto per le biblioteche in Italia e nel Mondo in generale perché solo garantendo un libero accesso alle informazioni e al patrimonio culturale ci saranno popoli liberi e responsabili. Spesso si sente dire che, viste le nuove possibilità di reperire in rete tutto il patrimonio documentario, le biblioteche potrebbero anche sparire. Io sono convinta del contrario. Intanto non è detto che avere a disposizione tutti questi documenti permetta di accedervi, sono necessarie competenze di ricerca bibliografica che, purtroppo, si stanno perdendo sempre di più e chi meglio di un bibliotecario può fare da intermediario tra il mare magnum di informazioni e quello che si cerca davvero? In secondo luogo ritengo assolutamente doveroso conservare una memoria storica libera e indipendente del patrimonio culturale dell’umanità perché la tecnologia apre le porte anche a scenari di controllo che spaventano: basta pensare all’accesso alle informazioni che è permesso nei Paesi non democratici. Gli scenari sono di così ampia portata che si potrebbe dedicare un’intera monografia all’argomento, ma credo che già solo sfiorarlo renda comprensibile quanto sia importante difendere le biblioteche.
Infine mi piace pensare che resta ancora una dimensione umana nel nostro lavoro e che, con il tempo, potrebbero cambiare i nostri servizi, ma non la possibilità di ospitare utenti che abbiano voglia di incontrarsi, leggere un giornale in un locale accogliente e silenzioso, far avvicinare i loro bambini ai libri, scambiare quattro chiacchiere sull’ultimo romanzo di un autore famoso.

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Letture consigliate:

- Antonella Agnoli, Caro sindaco, parliamo di biblioteche, Editrice Bibliografica, 2011
- Antonella Agnoli, Le piazze del sapere. Biblioteche e libertà, Laterza, 2009.
- Valeria Baudo, Come cambiano i servizi bibliotecari per ragazzi. Nuove tecnologie e nuove prospettive per le biblioteche pubbliche e scolastiche, Editrice Bibibliografica, 2008.
- Cecilia Cognigni, La biblioteca raccontata a una ragazza venuta da lontano, Editrice Bibliografica, 2012.

May 112013
 

Dalla Francia, due siti da tenere in particolare attenzione e da scoprire con immensa calma e curiosità per la gran quantità di informazioni che contengono:

- L’Histoire par l’image.
- Bibliothèque virtuelle des manuscrits médiévaux.

Il primo, dedicato principalmente alle immagini alla loro descrizione alla storia correlata, contenente documenti cha vanno principalmente dal 1643 al 1945, con l’interessante possibilità di ricercare per tema.

Nel secondo sito invece possiamo trovare preziosi manoscritti così come incunaboli che ci immettono direttamente nel Medioevo e nella prima Età moderna. Un portale imprescindibile per lo storico che non ha possibilità di viaggiare direttamente per archivi e biblioteche

Bibliothèque virtuelle des manuscrits médiévaux.

May 092013
 

by Ute Margaret Saine

Today, music, both classical and popular, is exuberantly global. Soloists and orchestras perform, today in Tokyo and tomorrow in Johannesburg: an Argentine composer such as Oscar Golijov is performed equally in Moscow and in Los Angeles. But music was not always so cosmopolitan.

In 1957, we were visiting the house of a young architect in Celle near Hanover. I was thirteen years old, when I heard Vivaldi for the first time, it was like a shock, I instantly fell in love with this music. Until then, and before 33 and 45 rpm long-playing records became available, I had been raised on a diet of German composers, mostly Beethoven, Bach, Schumann, Schubert, Brahms. Family members either played them on the piano or I listened to them on the radio, an important source of music for me. Not bad, but national composers, considered German. Other than they, there was Chopin, indispensable for the piano, and perhaps at Christmas, the radio would play the Corelli concerto grosso “Natale”. We will return to this strange postwar musical ghettoization after a look at music history.

Josquin des PrésIn the Middle Ages and the Renaissance, European music was international in the sense that there was a flux North-South, in both directions. In addition to the outflow of Italian musicians to other European capitals, or rather courts, Flemish composers like Josquin des Prés worked in Italy, in Ferrara, while Germans, like Schütz and Pachelbel, had come to Italy in their youth to study music in Venice. In fact, Pachelbel’s “Canon” is arguably more a part of the Venetian “canon,” than any German one.

The great music whirlpool was unleashed in the Baroque period and continued through the eighteenth century. Musicians went from everywhere to everywhere. London had Bononcini and later Handel, as well as Johann Christian Bach; Domenico Scarlatti worked in Lisbon and Madrid, in the latter city with the castrato, Farinelli; Leo Hasse went to Naples, Willaerts and Lassus both worked in Italy. In Rome, Cardinal Ottoboni was able to organize a contest between two international musicians who happened to be in town at the same time, Scarlatti and Handel: Handel won on the organ, Scarlatti on the harpsichord. Many Italian musicians, as well as painters, gathered in Dresden. Salieri was in Vienna. Gluck worked in Vienna, Milan, and Paris. A pro like Johann Sebastian Bach would compose harpsichord concertos in the Italian style, orchestral suites in the French style, and the Brandenburg concertos in a supposedly new German style, plus making many transcriptions, from Vivaldi to Rameau, which were not considered a plagiarism, but an homage to the original composer. All this in addition to a highly mathematical personal idiom, found in “The Art of the Fugue”.

French music was not as well-integrated with that of other countries. To be sure, Paris had a strand of so-called “Italian musicians“, mostly operatic, but someone like Lully, though originally having come from Italy (Lulli), was thoroughly gallicized. [It's ironic that the current EU fanfare would be by Charpentier, during a time when France war relatively isolated musically. Contemporaries from other European countries would not have heard this music, which squarely belonged to the court of Louis XIV.]

At that time, composers collaborated with international opera librettists, Gluck had count Ranieri Calzabigi and, somewhat later, Mozart used padre Lorenzo Da Ponte; all four of whom greatly contributed to internationalizing the opera repertoire. During this time, music was still largely financed by the courts, but began to attract growing bourgeois audiences.

MAJ06_12_Shepheard.inddDuring and after the French Revolution, musicians were largely spared any grief and continued being mobile. Countries such as Russia would still remain somewhat aloof, but occasionally received guest composers, performers, and orchestras, such as Berlioz and Clara Schumann. Boccherini worked in Madrid, Rossini cooked in Paris, composing only under duress, Cherubini went to Paris to head the Conservatoire. Paris was also the haunt of the German-Hungarian Franz Liszt, as well as of Wagner. Berlioz was regularly premiered in Weimar from 1843-1863, and Spontini was in Berlin. It was during this time that the great music halls were build in European capitals and big cities hired musicians for their “modern orchestras” of the nineteenth century, such as the Gewandhaus orchestra in Leipzig and the London Philharmonic orchestra, but really every major city had a concert hall and an orchestra. Symphonies and solo-instrument concertos became the preferred medium. Opera houses also became larger and were frequented by a large bourgeois public: from the tiny Cuvilliés Theater in Munich, built 1751-1753, to the huge Garnier Opéra in Paris, 110 years later for a public of 1.900, the change is striking.

Change came in the latter part of the nineteenth and early twentieth century: pushed by nationalism and colonialism, the horizon of music shrank. To be sure, great European music radiated out, and famous performers, such as Adelina Patti, Enrico Caruso and Benjamino Gigli would still travel, now including the United States, or at least Boston, New York, and Philadelphia, in their tour circuit. In fact, Caruso had sung in San Francisco the night of the earthquake and the great fire of 1906, and some had jokingly blamed it on his powerful voice. Sometimes even composers traveled: Dvořák lived in New York and Indiana for some time. Enrique Granados went to New York for a premiere in 1916, of an opera based on his famous ‘Goyescas’ for piano, only to be killed upon his return, when his ocean liner was struck by a German submarine.

There was now “exotic” music, such as Brahms’s “Hungarian Dances”, where the folklore of a non-sovereign nation became fodder for a descriptive music that would purport to give the public some relief from the more rigorous symphonies and concertos. Composers of these conquered nations themselves would follow suit, such as Dvořák, with his “Slovakian Dances”, Smetana with “My Fatherland” (Má vlast) and “Moldau” (Vltava). Mily Balakireff’s “Islamey” is the composition of a St. Petersburg resident check evoking the mysterious Islamic Inner Asian regions of Russia.

Giuseppe Verdi fotografato da NadarOnly the opera repertoire remained international, but it did not concern itself with contemporary political reality, taking refuge in a largely escapist content instead: orientalism, nationalist mysticism as in Wagner, and love in all its forms became the grand operatic themes. Verdi’s operas, some of which for Italians had a political, Risorgimento content (Nabucco), were not so understood by the non-Italian public, but reduced to a fancy, pseudo-historical orientalism. “Aida”, though Verdi did not write it on the occasion of the opening of the Suez Canal in 1869, was premiered in Cairo in 1891 and was appreciated merely as mythologized oriental historicism with a love theme.

With sporadic exceptions during the Twenties, the large horizon of music began to shrink, especially in Germany, until the dark hour in which the Nazis overlaid music and art with their sordid mythologemes. For example, Beethoven’s luminous “Sixth symphony”, the “Pastoral”, was seen through the narrative glass darkly of atavistic Germanic “folk” urges, rising like blood from the earth, the so-called Blut-und-Boden [blood and soil] ideology. That blood did not usually cover the earth, until the Nazi wars made it so, was overlooked by these Barbarians. Musicians collaborated actively or merely tried to survive the brown surge, many emigrated, among them the 80 German, Polish, and Hungarian Jewish musicians, whom Bronislav Hubermann brought to Palestine to form the Jerusalem Symphony Orchestra in 1936.

The postwar music scene was still heavily compartmentalized, in that many Jewish musicians (Yehudi Menuhin, Isaac Stern, Yasha Heifetz) would boycott Germany, some of them for their entire lifetime, while at the same time, German musicians viewed as collaborators, such as Walter Gieseking, were not welcome abroad (the photograph of a New York poster, reproduced in Life International, famously read: “Geiseking Go Home”). Switzerland proved the neutral hunting ground where musicians from both camps would sometimes meet.

The besmirching of music by fascist narrative motivated a fourteen-year-old German girl in the Fifties to play for a long time only Bach’s “Well-Tempered Clavier”: finally pure music! At the time, I was unaware of Gounod’s “Ave Maria” parody of the first prelude in c-major of the first volume.

©Ute Margaret Saine

May 082013
 

Con un patrimonio di oltre 14.000 volumi, la Biblioteca Carlos Castro Saavedra di Medellin custodisce la memoria storica antioqueña. E in effetti tutti i libri pubblicati da un autore antioqueño o da un editore antioqueño o su tema antioqueño, per legge, una copia deve essere depositata proprio in quegli archivi.
Per tal motivo riveste un’importanza davvero unica e particolare, essendo ponte tra il passato e il presente, legame indissolubile che serve a mettere in evidenza la memoria le tradizioni il passato di un dipartimento che in questi ultimi anni è proiettato solidamente verso un futuro che lo vede protagonista.

Di seguito un video che ci mostra le varie sale, grazie alla bibliotecaria Emilse Cardona.

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May 082013
 

Con un patrimonio de más de 14.000 volúmenes, la Biblioteca Carlos Castro Saavedra de Medellín es la depositaria de la memoria histórica Antioqueña. De hecho, por ley, se deberá dejar una copia de todos los libros publicados por un autor o un editor Antioqueño o sobre tema Antioqueño.
Por esta razon, la biblioteca es de gran importancia, ya que es el puente entre el pasado y el presente, legado indisoluble que sirve para poner en relieve las tradiciones, la herencia y los recuerdos de un departamento que en los últimos años ha sido proyectado sólidamente hacia un futuro en el cual es ya protagonista.

A continuación, un video que nos muestra las distintas salas, gracias a la bibliotecaria Emilse Cardona.

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May 042013
 

Pistoia, Dialoghi sull'uomo, IV edizione, 2013Inizia fra qualche giorno, 24-25-26 maggio 2013, la IV edizione di Pistoia, Dialoghi sull’uomo, evento cui sono particolarmente legato, giacché presente in una città a me cara.

Stavolta il tema è “L’oltre e l’altro. Il viaggio e l’incontro”, un tema che mi riguarda, giacché come nomade, come viaggiatore instancabile, analizza i vari aspetti culturali dell’essere.
Argomenti come Professione giramondo di Tony Wheeler e Gabriele Romagnoli, o Il viaggio: andata o ritorno di Claudio Magris, e ancora Lontano da dove? Diverso da chi? Il viaggio e l’immaginario di Marco Aime, Viaggiatori e antropologi nello sguardo dei nativi di Adriano Favole, e via dicendo, temi da non perdersi assolutamente per entrare nelle nostre dinamiche ancestrali, noi, popolo nomade da sempre, fin dalla comparsa su questa terra.

Non perdetevi un evento culturale che potrebbe cambiare il vostro modo di vedere la vita!

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May 022013
 

Emilse Cardona, Biblioteca Carlos Castro Saavedra, MedellinBibliotecaria orgogliosa della sua attività, Emilse Cardona lavora nella Biblioteca Departamental Carlos Castro Saavedra di Medellín, in un edificio, il Palacio de la Cultura “Rafael Uribe Uribe”, che conserva le memorie di una terra legata alle tradizioni, alla storia, al proprio passato, terra che “beneficia” dei ricordi per proiettarsi con successo in un futuro che già la vede protagonista (»»»qua, »»»qua).

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- Ci può dire come si svolge il suo lavoro nella Biblioteca Departamental Carlos Castro Saavedra di Medellin, di che cosa si occupa, e com’è una sua giornata tipica?

Il mio lavoro nella Biblioteca Dipartimentale Carlos Castro Saavedra adempie funzioni ausiliarie, ma in realtà presto servizio a un pubblico speciale e diverso, questo perché la biblioteca è a carattere “patrimoniale”. In questo luogo si conserva parte della memoria del nostro territorio Antioquia; le sue origini e le informazioni di 125 comuni che lo compongono.

Inoltre, il Ministero della Cultura della Colombia (Biblioteca Nacional de Bogotà) ha assegnato a questa biblioteca la funzione di essere Deposito Legale (Legge 44 del 1993), questa legge in poche parole dice che tutti gli editori e scrittori di Antioquia devono depositare una copia delle pubblicazioni in questa biblioteca, con il fine di preservare la memoria del nostro territorio. Ci sono tre condizioni per lasciare un lavoro in Deposito Legale: trattare argomento antioqueño, essere autore antioqueño, essere editore antioqueño. Se si compie uno di questi tre requisiti, si può consegnare il lavoro. Deve essere stampato in più di 100 copie.

In questo modo la biblioteca possiede una gran ricchezza, formandosi una unione tra il passato e il presente.

Precisazione: in biblioteca ci sono inoltre libri di medicina, diritto, letteratura, sociologia, questo perché i principali editori delle università ci stanno inviando la loro produzione.

- Qual è il ruolo del bibliotecario oggi e com’è cambiato rispetto, per esempio, a una ventina di anni addietro?

Il ruolo del bibliotecario è servire da mediatore all’usuario; il suo lavoro è essenziale perché è colui che conosce il materiale ed è responsabile affinché le informazioni raccolte possano giungere ai visitatori. Penso che deve avere un certo carisma, trattare con grande rispetto a tutte le persone e cercare di soddisfare le loro esigenze, di tal maniera li seduce affinché si sentano sicuri percependo che questo posto è per loro.

Inoltre deve mantenere il materiale in ordine ed essere attento alle non conformità al fine di migliorare giorno per giorno.

Il ruolo del bibliotecario è sì cambiato rispetto a venti anni fa. Ora c’è la tecnologia e deve essere aperto alle mutazioni per utilizzare le due alternative (formati fisici e virtuali).

- In che modo le biblioteche potrebbero attrarre l’attenzione del cittadino per farlo partecipare attivamente agli eventi che questa organizza?

I formati menzionati prima sono complementari, e soprattutto in una biblioteca “patrimoniale” dove vengono tanti ricercatori (studenti di antropologia, architettura, diritto, storia, ecc), si deve fare enfasi che il materiale consultato nei libri fisici, non si trova da nessun’altra parte e che il nostro ruolo non è solo di tenere i libri, ma coinvolgerli in eventi come forum, presentazioni, incontri, dove il professionista manifesta l’importanza del patrimonio e ciò che è cultura. Evidenziare il “nostro”, dare un senso di appartenenza, conservare e valorizzare anche quelle cose che posseggono gli altri.

- Che ruolo ha la Biblioteca Departamental Carlos Castro Saavedra di Medellin nella società medellinese?

Il ruolo della Biblioteca Dipartimentale Carlos Castro Saavedra di Medellín è di ricevere, conservare e custodire il materiale bibliografico che entra per deposito legale. Si deve informare costantemente il pubblico della nostra funzione affinché ci invii il materiale pubblicato.

Così, la biblioteca diventa un vero tesoro che trascenderà le epoche e servirà di sito di riferimento per tutte le generazioni.

- Crede che, nell’epoca di internet, le biblioteche hanno ancora un senso? Non pensa siano superate?

Sì, le biblioteche hanno ancora un senso, perché soprattutto in questi paesi, non tutti hanno accesso a Internet, e ci sono informazioni e una storia di vita quotidiana che non trova riscontro in Internet.

- Si parla di e.book, le biblioteche sono pronte ad ospitare, e in che modo, questi testi in versione digitale?

In Colombia l’e.book è qualcosa di nuovo per molti, inoltre non si hanno direttrici dalla Biblioteca Nazionale di Colombia, su come dovrebbe organizzarsi il deposito legale. E sì, sarebbero disposte a riceverli ma avendo politiche chiare sulla loro sistemazione. Poi ci sono i costi, non tutti possono accedere a questa tecnologia perché molti di questi e.book sono ospitati su siti web dove si deve pagare.

Ho chiesto (»»»qua) ai miei lettori di farle alcune domande. Fra le tante ne riporto due.

- Perché fa questo lavoro? È felice?

Faccio il mio lavoro con passione e perché ho deciso, ho studiato tecnologia di gestione aziendale e lavorato in produzione commerciale e di servizio, ma tutta la mia vita ho amato la lettura e libri. La vita mi ha presentato l’opportunità di lavorare in biblioteca e ho cambiato. É stato molto gradevole, sono felice soprattutto ora che sono a contatto con un pubblico così vario, è stato un apprendimento meraviglioso sia personalmente sia intellettualmente.

- Qualche statistica sui suoi frequentatori (sesso, età, livello d’istruzione, testi preferiti).

Vengono molti studenti (più uomini che donne), universitari che studiano storia, antropologia, architettura, quasi tutte le discipline. I testi preferiti sono quelli di storia di Antioquia e i suoi municipi, architettura, economia, mezzi di trasporto e personaggi che hanno costruito Antioquia.

Vengono uomini già adulti a leggere giornali e riviste, giovani a utilizzare Internet e per informarsi, è bloccato youtube e facebook.

Qui ci visitiamo peraltro molti turisti da tutto il mondo, per essere in un edificio storico, nel “Palazzo della Cultura Rafael Uribe Uribe“.

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»»»qua in spagnolo.

May 022013
 

Emilse Cardona, Biblioteca Carlos Castro Saavedra, MedellinBibliotecaria orgullosa de su actividad, Emilse Cardona trabaja en la Biblioteca Departamental Carlos Castro Saavedra de Medellín, en un edificio, el Palacio de la Cultura “Rafael Uribe Uribe”, que conserva los “recuerdos” de una tierra vinculada a las tradiciones, a la historia, a su pasado, una tierra que se “beneficia” de la memoria para proyectarse con éxito en un futuro en donde es ya protagonista (»» »aquí, »»»aquí).

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- ¿Puede decirnos cómo realiza su trabajo en la Biblioteca Departamental Carlos Castro Saavedra de Medellín, cuales son sus funciones, y como es su día típico?

Mi trabajo en la Biblioteca Departamental Carlos Castro Saavedra es cumpliendo las funciones de auxiliar, pero en realidad es estar prestando servicio frente a un público especial y muy diverso, esto porque la biblioteca es de carácter patrimonial. En este sitio se conserva parte de la memoria de nuestro territorio Antioquia; sus orígenes e información de 125 municipios que lo componen.

Además, el Ministerio de Cultura de Colombia (Biblioteca Nacional de Bogotá), asignó a esta biblioteca la función de ser Depositaria Legal (Ley 44 de 1993), esta ley en resumen dice que todo editor y escritor antioqueño debe entregar una copia de lo producido a esta biblioteca, con el fin de conservar la memoria de nuestro territorrio. Existen tres condiciones para depositar una obra en Depósito Legal: que sea tema antioqueño, autor antioqueño, editorial antioqueña. Si cumple una de estas tres caracteristicas, aplica para entregar la obra. Debe haber impreso más de 100 copias.

De esta forma la biblioteca posee una gran riqueza porque se forma un paralelo entre lo pasado y lo presente.

Nota aclaratoria: en la biblioteca se encuentran libros de medicina, derecho, literatura, sociología, ésto porque las principales editoriales de las universidades nos estan enviando su producción.

- ¿Cuál es el papel del bibliotecario y cómo ha cambiado, segun Usted, hoy en día en comparación con hace veinte años?

El papel del bibliotecario es servir al usuario como mediador; es básico su trabajo porque él es quien conoce la colección y es el responsable de que la información que allí se tiene, pueda llegar a los visitantes. Pienso que debe tener cierto carisma; tratar con mucho respeto a todas las personas y tratar de satisfacer sus necesidades, de esta manera lo seduce para que sienta confianza y sienta que ese lugar es para él.

Por otro lado debe mantener ordenado el material y estar atento a las no conformidades para mejorar día a día.

El papel del bibliotecario sì ha cambiado en comparación de hace veinte años. Ahora está la técnología y debe estar abierto a los cambios para utilizar las dos alternativas (formatos físicos y virtuales).

- ¿Cómo pueden las bibliotecas atraer la atención del ciudadano para hacerlo participar activamente en los eventos que esta organiza?

Los formatos mencionados anteriormente son complementarios, y sobre todo en una biblioteca patrimonial donde vienen tantos investigadores (estudiantes de antropología, arquitectura, derecho, historia, entre otros), se debe hacer énfasis en que el material que se consulta en los libros físicos, no lo encuentran en ninguna parte y que nuestra función no es solamente de guardar libros sino hacerlos partícipes de eventos como foros, conversatorios, reuniones donde cada profesional manifiesta la importancia del patrimonio y lo que es cultura. Hacer sentir lo nuestro, tener sentido de pertenencia, conservar, y valorar también aquellas cosas que poseen los demás.

- ¿Qué papel juega la Biblioteca Departamental Carlos Castro Saavedra de Medellín en la sociedad paisa?

El papel de la Biblioteca Departamental Carlos Castro Saavedra de Medellín es de recibir, conservar y custodiar el material bibliográfico que ingresa por Depósito Legal. Constantemente se debe informar al público de nuestra función para que nos envíen el material producido.

Así, la biblioteca se convierte en un verdadero tesoro que trascenderá épocas y servirá de sitio de consulta para todas las generaciones.

- ¿Cree Usted que, en la era de Internet, las bibliotecas aún tienen sentido?

Sí, las bibliotecas aún tienen sentido porque sobre todo en estos paises, no todo el mundo tiene acceso a la Internet y existe una información y una historia del diario vivir que no está plasmada en la Internet.

- ¿Se habla de e.book, las bibliotecas están dispuestas a acogerlos, y cómo, de que forma?

En Colombia el e.book es algo novedoso para muchos, incluso no se tienen directrices de la Biblioteca Nacional de Colombia, de cómo sería su Depósito Legal. Y sí estarán dispuestas a acogerlas pero teniendo unas políticas claras de su manejo. Por otra parte están los costos, no todos pueden acceder a dicha tecnología porque muchos de éstos e.books son alojados en sitios de la Web donde hay que pagar por ello.

Estas son algunas preguntas que mis lectores quisieran hacerle»»aquí).

- ¿Por que hace este trabajo. Es feliz haciendolo?

Hago mi trabajo por pasión y porque lo decidí, yo estudié tecnología administración comercial y trabajé en empresas comerciales de producción y servicios, pero toda la vida he amado la lectura y los libros. La vida me presentó la oportunidad de trabajar en biblioteca y cambié. Ha sido muy agradable, he sido feliz sobre todo ahora que estoy frente a un público tan diverso ha sido un aprendizaje maravilloso en lo personal e intelectual.

- Algunas estadísticas sobre sus usuarios (sexo, edad, nivel de educación, textos favoritos).

Llegan muchos estudiantes (mas hombres que mujeres), universitarios que estudian historia, antropología, arquitectura, casi todas las disciplinas. Los textos favoritos son los de historia de Antioquia y sus municipios, arquitectura, empresas, medios de transporte y personajes que han constituido a Antioquia.

Vienen hombres en edad adulta a leer la prensa y revistas, jovenes a utilizar el internet y realizar consulta (está bloqueado el youtube y el facebook).

Acá nos visitan también muchos turistas de todo el mundo por estar en un edificio patrimonial “Palacio de la Cultura Rafael Uribe Uribe”.

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»»»aquí en italiano.

Apr 192013
 

Una serie di manoscritti digitalizzati, opere che vanno dal tardo medioevo a buona parte dell’età moderna, più o meno dal 1450 al 1720, disponibili per lo studioso o per il semplice curioso, un lavoro che prosegue sviluppandosi.

»»»qua un’occhiata ai manoscritti, mentre »»»qua si può apprendere (o, per i più profani, almeno tentare) a leggere i manoscritti, e per stuzzicare l’appetito una pagina scritta dal cappellano di Francis Bacon (1561-1626), William Rawley (c.1588-1667).

Manoscritti on-line

Pagina scritta dal cappellano di Francis Bacon (1561-1626), William Rawley (c.1588-1667)

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P.s.: E già che ci siete, sfogliate anche i manoscritti di questo buon sito »»»qua, potete finanche trovare il Tratato de agricoltura di Ibn Luyun »»»qua.

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