Brexit e Decreto Dignità: un parallelo paradossale ma vero

Il populismo non affligge, chiaramente, solo l’Italia, ma paradossalmente le maggiori piazze della democrazia considerata “più evoluta”. Dalla Grecia agli States, in questi anni abbiamo assistito ad un progressivo accrescimento della spinta populista, che in alcuni casi ha ridisegnato gli scenari mondiali e stabilito nuovi equilibri. L’ultima, in ordine di tempo ma non di importanza, riguarda il Regno Unito e la Brexit. Un monito, un esempio, una lezione che potrebbe arrivare a maggior ragione ora. Dopo tanti slanci sovranisti a tendenza nazionalista, che hanno affascinato e condotto la maggior parte dei britannici, fieri sostenitori di una classe politica emergente e fortemente anti-sistema, i conti con la realtà sono stati ben diversi e sono emersi i primi problemi di fondo, accompagnati da tante perplessità: numerosi sono stati i passi indietro, dalle dimissioni di una corposa parte del governo, fino alla negoziazione di un accordo con l’Europa che lascia ipotizzare anche un abbandono del piano per uscire dall’Unione. Ma, anche se il governo è deciso a continuare a combattere, sono state già negoziate condizioni al ribasso rispetto a quelle promesse nella campagna di referendum. Ed ora la parola passa al Parlamento: sono oltre novanta i conservatori che si dichiarano sfavorevoli a certe condizioni. Un numero oggettivamente troppo alto per realizzare l’uscita dall’Eurozona.

Senza una soluzione alternativa gli scenari sono drammaticamente grotteschi: può saltare il governo, si può tornare alle elezioni, o si torna al voto con un nuovo referendum sulla Brexit, ad oggi la soluzione più probabile e sempre più concreta. E i sondaggi, in caso di ritorno al referendum, parlano chiaro: la maggioranza della cittadinanza britannica, spaventata ed impaurita dal quadro delle conseguenze palesato oggi, oggi impedirebbe l’uscita dall’Unione. Un caso emblematico e che ha fatto riflettere  e che dovrebbe, a maggior ragione, far riflettere anche gli italiani. E la classe dirigente, il Governo centrale. Che non promette, peraltro, nulla di buono agli occhi dell’Europa e dei propri cittadini: solo un dannoso e spesso sterile populismo. Niente concretezza, niente coerenza. A questo punto una lezione potrebbe arrivare nel nostro paese tracciando un parallelo col mondo dei giochi. Perché l’approccio del Movimento populista nel nostro paese non è molto diverso dalla campagna lanciata dai sostenitori della Brexit: il Decreto Dignità è in larga parte incentrato sul gioco, così come incentrata sul gioco fu a suo tempo la campagna elettorale. Il nemico da abbattere, come era l’U.E per i britannici. Era, badate bene.

Dopo aver dedicato gran parte della campagna elettorale al tema del gioco, come nel caso della Brexit, si è arrivati ad una semplice opposizione alla pubblicità, con l’introduzione di un vero e proprio divieto ma dal paradosso non si è usciti ed anzi lo Stato ha emanato una nuova lotteria, quella dei corrispettivi, un pensiero già maturato dai governi precedenti ma mai perseguito, per varie ragioni. Ed anche per decenza, per quella sì che servirebbe un decreto, data la proliferazione di una offerta di gioco grossomodo ricca nella nostra Penisola. Molte azioni venivano propagandate ma la loro attuazione sembrava già impossibile prima e la prova concreta si è avuta poi in seguito.

Ma tanto basta. Ora c’è la preoccupazione, lecita, che l’offerta “light”, o cosiddetta tale, pensata dal governo, cioè divieto assoluto di ogni forma di pubblicità, comporta conseguenze paradossalmente più gravi e devastanti, non solo per l’industria del gioco ma anche per la qualità di altri servizi, quali l’editoria, lo sport e la cultura, visto che i mancati introiti delle sponsorizzazioni del gioco andranno a compromettere tutte queste attività. Senza voler contare la difficoltà di gestione burocratica e amministrativa relativa a certe restrizioni. Il divieto di pubblicità sembra tradursi in una limitazione della libertà di impresa, rendendo illegale un servizio totalmente legale nel nostro paese. E l’offerta lecita viene equiparata, e questo è un altro paradosso, a quella illecita.

Intanto, tuttavia, le prime conseguenze negative legate al Decreto Dignità sono già arrivate e stanno arrivando: le società di gioco internazionali stanno spostando altrove i propri interessi e dalla prossima annata in Italia non saranno più possibili investimenti dal punto di vista pubblicitario. Un sistema destinato ad andare in tilt, data la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro: non è solo il gioco, a risentirne, ma il settore del marketing, della comunicazione.  E senza liberare minimamente gli italiani dal guaio dell’azzardo, vista l’esistenza di una offerta di Stato. Che paradosso. L’operazione dei giorni scorsi dell’Antimafia ha descritto un paese ancora alle prese con un’offerta illecita ampiamente diffusa, grazie anche alla possibilità di proliferare nell’illecito.    Benvenuti in Italia.

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