Gaspare Armato

Gaspare Armato è blogger dal 2005, topo di biblioteca una volta, topo del web oggi, si dedica a divulgare aspetti, temi, curiosità principalmente della Storia Moderna, con escursioni nei secoli e negli argomenti attinenti. Maggiori informazioni su di lui »»qua, per iscriversi alla Newsletter e restare in contatto »»qua.

Jun 292015
 

Francia XVIII secolo, illuminismo e rivoluzione


Che influenza ha avuto l’Illuminismo nella Rivoluzione francese del 1789? E la decapitazione di Carlo I d’Inghilterra un secolo prima? Quali donne conducevano i salotti letterari del Settecento francese? Che importanza hanno avuto i libri e la stampa in generale in quel periodo? E la pubblicazione dell’Encyclopédie di Diderot e compagnia bella? Che cosa erano i cahiers de doléances? Che cosa accadeva nella vita quotidiana di quei decenni? Che cosa scrivevano nelle loro corrispondenze Francesco Favi e Thomas Jefferson?

Un ebook che ci introduce nell’Illuminismo e nella Rivoluzione francese, passeggiando fra Augustin de Robespierre, il pane, i costumi tipici e le testimonianze dell’epoca.

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Jun 262015
 

Il Rinascimento, un’introduzione


Come si presenterebbe ai nostri occhi una cucina tipica rinascimentale del ceto medio-alto? Quali elementi di ieri sembrerebbero ancora attuali? Che oggetti l’arrederebbero?

Niente di meglio che andare a scomodare un famoso veneziano, Bartolomeo Scappi (1500-1577), cuoco “secreto” prima di papa Pio IV e poi di Pio V. “Vediamo” e analizziamo la cucina in questione grazie alle seguenti immagini tratte dal suo prezioso libro: Opera dell’arte del cucinare, del 1570.

Nell’ebook qui a fianco, parliamo di lui, di alcune sue ricette, del suo tempo, trattiamo dell’Età rinascimentale in generale con preziosi e curiosi dettagli (leggi l’anteprima e l’Indice generale cliccando sull’immagine a sinistra).

Cucina rinascimentale

Cucina rinascimentale

Cucina nel Rinascimento, 1570, B. Scappi

Mestoli e multiformi oggetti, cucina rinascimentale, 1570, B. Scappi

Cucina nel Rinascimento, 1570, B. Scappi.

Coltelli per ben determinati lavori, cucina rinascimentale, 1570, B. Scappi.

Brocche, mestoli, e varie, nel Rinascimento, di B. Scappi

Brocche, mestoli, e varie, nel Rinascimento, di B. Scappi

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Jun 232015
 

Colombo e le Nuove Terre


Chi erano i Quimbaya? E i Chibcha? Che relazione avevano avuto con Colombo e i conquistadores? Che cosa era il Capac Ñan? Come si alimentavano gli Incas? Come erano considerati gli indios dagli spagnoli? Che cosa diceva la bolla Veritas Ipsa di Paolo III e che importanza ebbe? E sugli schiavi che dall’Africa giungevano nel porto di Cartagena de Indias?

Questo ebook presenta una serie di argomenti relativi all’esplorazione delle Nuove Terre da parte di Colombo e contemporanei, fatti ed eventi che tanto rilievo ebbero nel trascorso del Cinquecento a tal punto da influenzare, fra l’altro, l’economia europea e parlare di uno spostamento dell’asse economico dal Mediterraneo verso l’Atlantico.

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Jun 162015
 

Visto dal Budavári Palota, c’è un incantevole alone storico che copre Budapest e la vecchia idea di Mitteleuropa, come foschia o nebbia che avvolge laggiù il Danubio nel suo lento deciso andar verso il Mar Nero, un gioco di destini che investe culture e società le cui alterità sono base di progresso.

Da qua si va al nord, si va al sud, si può altresì andare all’est come all’ovest. Budapest è luogo di arrivo di partenza di transito, Budapest è ai miei occhi una piacevole coesione di genti idee principi. Budapest è nodo importante della Storia che va dall’Europa verso l’Asia l’Africa e viceversa. Budapest è un grande fiume nella quale tutti si bagnano per sentirsi parte di un continuum che abbraccia i secoli del Danubio.

«Stando al poco che ho potuto vederne dal treno e percorrendone brevemente le strade di Budapest, mi sembra una bellissima città. Non ho osato allontanarmi troppo dalla stazione, poiché, giunti in ritardo, saremmo però ripartiti quanto più possibile in orario. Ne ho ricavato l’impressione che, abbandonato l’Occidente, stessimo entrando nell’Oriente, e infatti anche il più occidentale degli splendidi porti sul Danubio, che qui è maestosamente ampio e profondo, ci richiamava alle tradizioni della dominazione turca.» (1)

Stazione ferroviaria orientale, Budapest

Stazione ferroviaria orientale, Budapest

Secoli dunque, da quando nell’896 i magiari si fermarono in queste terre e, grazie ad Arpad che unificò le sette tribù, fondarono un regno più o meno stabile. Poco a poco l’Ungheria prenderà la via che conduce all’oggi, di cui re Stefano (969-1038), fatto santo, è considerato punto di partenza – anno mille.

Quel re che, scrivendo al figlio Imre nel 1036, diceva:

«Gli ospiti e gli stranieri devono occupare un posto nel tuo regno. Accoglili bene e accetta i lavori e le armi che possono recarti; non aver paura delle novità; esse possono servire alla grandezza e alla gloria della tua corte. Lascia agli stranieri la loro lingua e le loro abitudini, giacché il regno che possiede una sola lingua e da per tutto i medesimi costumi è debole e caduco…» (»»qua)

Una terra che vide passare, fra l’altro, la dinastia degli Angioini, dei Lussemburgo, degli Jagelloni, per arrivare a Mattia Corvino (1443-1490) e alla sua famosa biblioteca data al fuoco per ordine di Solimano il Magnifico, ai quasi 150 anni di dominio turco, e via via fino agli Asburgo e alla rinascita di metà-fine ‘800, alla Prima Guerra Mondiale, al disastroso avvenimento della Seconda Guerra Mondiale, al comunismo, all’entrata nella Comunità Europea.

E Budapest, in tutto questo andirivieni, giocò un ruolo di primo piano, un gioco che la vedrà sulle scene come raffinata e distinta protagonista, realtà che percorrendo le sue strade si può toccare con mano.

«Budapest è la più bella città del Danubio; una sapiente auto-messinscena, come Vienna, ma con una robusta sostanza e una vitalità sconosciute alla rivale austriaca. Budapest dà la sensazione fisica della capitale, con una signorilità e un’imponenza da città protagonista della storia.» (2)

Book Café, Budapest

Book Café, Budapest

Se c’è un particolare che risalta all’occhio per chi, come me, è appassionato di caffè storici, è quello di una buona certa quantità che hanno ancora un’aria ottocentesca, dove si può sedere a bere un caffè, gustare un dolce, dedicarsi alla scrittura e, di sicuro, connettersi a internet grazie agli avanzi tecnologi che convivono con armonia con il tradizionale stile che li contraddistingue.

«I cafè, qui, non hanno nulla a che vedere con i nostri bar. La speciale atmosfera di quei locali dal sapore “imperiale” in Italia si trova soltanto a Trieste, o in qualche posto a Torino. Ma se è vero che nella capitale ungherese molto è cambiato dall’epoca gloriosa del Central e del New York, è altrettanto vero che la cultura dei cafè qui è nata prima che in altre metropoli europee e le sale più antiche risalgono all’epoca dei turchi che diffusero la bevanda in Ungheria già nel 1500. L’epoca d’oro però si concentra tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, quando si contavano fino a seicento luoghi di incontro dove ritrovarsi.» (3)

Mezzo di trasporto per distribuire la posta, Postamúzeum, Budapest

Mezzo di trasporto per distribuire la posta, Postamúzeum, Budapest

Facendo flanella per le sue strade, è bello perdersi per scovare angoli vie viuzze che il turismo non vede, quel turismo dedicato solo ai grandi musei o alle solite quattro arterie principali. E allora vivi il palpitare della vita quotidiana nei negozi alimentari della Damjanich utca (utca=via), o ti immetti nell’intenso verde dei tigli e dei platani della zona attorno al Postamúzeum che pochi vanno a visitare, nella Benczúr utca. Poi, se magari si ha voglia di cosmopolitismo, va bene un dolce nello Starbucks della Király utca, luogo in cui giovani di mezzo mondo si incontrano, studiano, chiacchierano in inglese, in russo, in polacco, in spagnolo…

Ma Budapest è anche il VII e l’VIII kerület (=distretto), gli ebrei che lì vivevano e vivono e che hanno dato esistenza alla Grande Sinagoga, quegli ebrei perseguitati dal nazismo, luogo, la Dohány utca, che vide la nascita di Theodor Herzl (1860-1904), fondatore del movimento politico del sionismo, 1897.

«All’inizio del ventesimo secolo dell’era cristiana l’Ottavo Distretto di Budapest era già stato occupato da decine di migliaia di ebrei e zingari, le due minoranze reiette dell’impero austro-ungarico, mentre il mercato di piazza Teleky, con chioschi e bottegucce piazzati su ogni metro quadrato, era divenuto un non trascurabile centro d’affari nonché crogiuolo di povertà e di sofferenza umana.» (4)

Mercato centrale di Budapest, facciata principale

Mercato centrale di Budapest, facciata principale

Si cammina e si incontrano qua e là il Teatro dell’Opera, il Museo Casa del Terrore, il Museo dedicato a Listz, all’Agricoltura, alle Belle Arti e decine e decine di altri ancora, un percorso che aggiunge un senso storico alla città e che è necessariamente bene complementare scoprendo il grande Mercato Centrale coperto in piazza Fővám dove sapori come la paprika tipicamente ungherese ti investono e ti portano nella storia che attraversando l’Atlantico passando per l’Oriente ti ricordano i turchi (»»qua). E lì, nei corridoi dove maestosi pilastri di ferro sorreggono un tetto di tegole rosse di fine Ottocento, scovi le alterità di una locale “vita movimentata” che si alimenta di verdura frutta carne pesce spezie e tanto altro ancora, gusto e delizia del palato umano. L’antropologo culturale gioisce per la varietà umana da studiare!

Tramonto sul Danubio, in lontananza il Ponte delle Catene, Budapest

Tramonto sul Danubio, in lontananza il Ponte delle Catene, Budapest

Poi cala la notte e un alone magico copre Budapest, s’accendono soffuse le luci, s’abbassa ancor più il bisbiglio diurno, i passi si fanno più lenti, la storia sembra fermare le sue pedine. Si sa, non bastano né diecimila né un milione di parole per descrivere la capitale ungherese, non ci sono aggettivi che possono identificarla, ché lei è filosofa come un Lukács, fotografa come un Capa, inventrice come un Bíró, illusionista come un Houdini…

… ops, aggettivi pure questi!

*****

– 1. Bram Stoker, Dracula, Oscar Mondadori, Milano, 1992.
– 2. Claudio Magris, Danubio, Garzanti, Milano, 1986.
– 3. Francesca Mazzucato, Kaddish profano per il corpo perduto, ed. Azimut, Roma, 2008.
– 4. Giorgio Pressburger, Nicola Pressburger, Storie dell’Ottavo Distretto, ed. Marietti, Genova, 1986.

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Jun 112015
 

Il Rinascimento, un’introduzione


Prepariamo una ricetta di Martino di Como? Passeggiamo per la Roma rinascimentale, fra concubine prelati e papi? E Firenze, che ruolo ha avuto nel Quattro-Cinquecento?
Facciamo due chiacchiere con Erasmo, Vives e Moro? Entriamo nella corte di Lorenzo de’ Medici? E se nella spinta culturale italiana ci siano stati elementi della Rinascita di Costantinopoli prima della sua caduta?

Il presente ebook ci introduce in particolari aspetti del Rinascimento, periodo storico che tuttavia influenza il nostro quotidiano e che ha determinato la civilizzazione occidentale.

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Jun 052015
 

Boton quiz

– 1. Quando Colombo salpò nell’agosto del 1492, che cosa cercava?
– 2. Come si chiamavano le navi con le quali Colombo solcò l’Oceano Atlantico, e quale era l’ammiraglia?
– 3. Quali terre scoprì quel 12 ottobre 1492?
– 4. Quante volte viaggiò verso le Nuove Terre?
– 5. Chi erano i sovrani spagnoli al tempo delle sue scoperte?
– 6. In che anno Colombo fu arrestato e perché?
– 7. Quando e come morì?

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Cristoforo Colombo ritratto nella Sala de los Almirantes, all'Alcazar di Siviglia

Cristoforo Colombo ritratto nella Sala de los Almirantes, all’Alcazar di Siviglia

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– 1. Colombo cercava la rotta più breve per andare in Oriente, nell’Asia, che fino allora si raggiungeva via terra, attraverso la Via della Seta, un percorso pericoloso e pieno di insidie.
– 2. L’ammiraglia era la caracca Santa Maria, dove lui era imbarcato, seguito dalle caravelle Niña e Pinta.
– 3. Il genovese approdò in un’isola delle attuali Bahamas che chiamò San Salvador.
– 4. Dopo il suo ritorno da eroe in Spagna, ebbe la possibilità di ripartire per altre tre volte, esplorando i Caraibi e alcune parti del Centro-Sud America.
– 5. Isabella di Castiglia e Ferdinando II d’Aragona, investiti da papa Innocenzo VIII con il titolo di “Maestà cattolica”.
– 6. Da governatore di Hispaniola, fu arrestato nel 1500 accusato di tirannia, maltratto e commercio di schiavi. Ricordiamo inoltre che sull’isola c’erano stati disordini capeggiati da dissidenti spagnoli. Rientrato in catene in Spagna, fu liberato dai sovrani, e pronto a ripartire per la quarta e ultima volta.
– 7. Colombo morì a Valladolid nel maggio del 1506, si dice per un attacco al cuore.

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Jun 012015
 

Il libro, l’incunabolo del XV sec. L’invenzione che ha accelerato il mondo

Fra le grandi invenzioni dell’Età moderna, i caratteri mobili gutenberghiani della metà del XV sec. rivestono un’importanza da non sottovalutare, un oggetto, il libro, che ha continuato e continua a modificarsi.

Come avvenne tutto ciò? Quali furono le specializzazioni create a seguito di quelle innovazioni? Chi erano i punzonisti, e i torcolieri? In quali regioni si sviluppò principalmente la proto-tipografia?

Questo ebook ci porta nell’incunabolo della fine del Quattrocento e nelle sue dinamiche, un gioco storico che è necessario conoscere per comprendere i cambi culturali dei nostri ultimi decenni.

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May 272015
 

Inghilterra e Rivoluzione industriale, XVIII sec.


Che cosa avvenne socialmente con la Rivoluzione inglese del Settecento? Si può affermare esserci stata una certa rottura consuetudinaria nella famiglia? Che importanza aveva la trasmissione orale e che evoluzione ebbe verso la fine del secolo in questione? E gli usi e costumi che venivano da tempi immemorabili come si trasformarono?

Appassionante tema che ci porta nei dettagli sociali della spinta economica di fine XVIII secolo, uno dei temi affrontati in questo ebook.

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May 232015
 
Planisfero di Battista Agnese, 1544, con la rotta del viaggio di Ferdinando Magellano

Planisfero di Battista Agnese, 1544, con la rotta del viaggio di Ferdinando Magellano

Avevano lasciato il Muelle de las Mulas, un po’ più al sud della Torre dell’Oro, nel fiume spagnolo Guadalquivir, il 10 agosto 1519, scendendo lentamente verso Sanlucar de Barrameda per mettersi definitivamente nell’Oceano Atlantico.

Erano cinque navi, Trinidad, San Antonio, Concepción, Victoria, Santiago, partite da Siviglia al comando di Ferdinando Magellano (1480-1521) e poi, alla morte di questi, da Juan Sebastián Elcano (1486/87-1526). Li accompagnava un italiano di Vicenza, Antonio Pigafetta (1492 ca.-1531), diventato famoso per aver descritto minuziosamente quel lungo viaggio nel suo Relazione del primo viaggio intorno al mondo.

Poi andando a 52 gradi al medesimo polo, trovassemo nel giorno delle Undecimila vergine uno stretto, el capo del quale chiamammo Capo de le undece mila Vergine, per grandissimo miracolo. Questo stretto è longo cento e dieci leghe, che sono 440 miglia, e largo più o manco de mezza lega, che va a riferire in un altro mare, chiamato mar Pacifico, circondato da montagne altissime caricate de neve.” (1)

Finanziata dalla corona spagnola, all’epoca di Carlo V quasi al culmine della sua gloria e potenza mondiale, la spedizione, la prima circumnavigazione del globo, partita con 234 uomini, sarebbe tornata in patria il 6 settembre 1522 con una sola nave ad aver raggiunto il proposito (2), la Victoria, e 18 superstiti, fra cui Elcano – Magellano era stato ucciso dagli indigeni nell’isola di Mactan, nelle Filippine, nel 1521.

Di seguito un video in cui il prof. Alessandro Barbero ci parla di quell’esperienza.

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– 1. Antonio Pigafetta, Relazione del primo viaggio intorno al mondo.
– 2. La Trinidad non completò il giro, rientrerà in Spagna nel 1525.

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May 182015
 

pàprica (o pàprika) s. f. [dal serbocr. (ma anche ungh. e ted.) paprika, propr. «peperone», der. di papar «pepe» che risale al lat. piper «pepe»]. – Polvere di colore rosso vivo, ricavata da alcune varietà di peperone, leggermente piccante o fortemente acre a seconda che si utilizzino i pericarpi e i semi lavati in acqua, oppure il frutto intero con i semi non lavati; è detta anche pepe rosso, pimento rosso, capsico”:

così recita il vocabolario Treccani alla voce paprica. Ma andiamo con ordine.

Mercato centrale di Budapest

Mercato centrale di Budapest (foto G. Armato)

Sicuramente Cristoforo Colombo non avrebbe mai immaginato che i prodotti vegetali caricati nelle stive dei suoi vascelli nelle terre americane da lui raggiunte a fine Quattrocento avrebbero cambiato nel lungo periodo le abitudini alimentari di mezzo continente europeo, anzi di mezzo mondo (»»vedi qua). Uno di questi è il capsicum di cui accennava nel suo diario a metà gennaio del 1493. Pianticella da secoli conosciuta dagli indigeni del Messico e del Perù, sarà una delle prime specie vegetali introdotte nell’impero spagnolo, un impero che, ricordiamolo, prima con Carlo V e poi con Filippo II comprenderà peraltro le lontane terre asiatiche.

In breve il capsicum si diffuse in tutti questi paesi col nome di pimiento, peperone, spagnolino, paprika. Con l’unione delle corone di Spagna e di Portogallo sotto Filippo II le Molucche del Nord, dove a Cebù morì Magellano, divennero Filippine, ed il piccante e clorato vegetale invase l’Asia fino alle vette dell’Himalaia.” (1)

E giacché la Storia è una grande ragnatela che tutto copre e tutto collega, basta andar per il mercato centrale di Budapest per vedere assaporare e comprare il risultato di quell’avventura del nostro genovese: la paprica. Passeggiando per i lunghi corridoi del Nagyvásárcsarnok, edificio dalla possente struttura principale in ferro della fine dell’800, ci si imbatte in decine e decine di locali che la offrono nei più disparati sapori, da piccante a meno piccante, a dolce e ancor più dolce, insomma per tutti i palati.

Eppure la storiella è tuttavia più curiosa.

Paprica nel mercato centrale di Budapest

Paprica nel mercato centrale di Budapest (foto G. Armato)

Quantunque fosse dunque presente in Spagna già dai primi del ‘500, coltivata localmente nella provincia di Murcia e Cáceres, furono i turchi, probabilmente prendendola in India – giunta, come letto, dalle nuove terre americane -, a portarla durante la loro avanzata del XVI-XVII sec. verso il centro Europa, conosciuta in Ungheria nel 1569 (»»qua), a Buda, ma solo nel XIX secolo diventata famosa e di uso comune. I turchi la adoperavano sia come alimento, sia come medicina contro febbre e malaria.

Il peperoncino fu, ed è, specie che si adattò molto bene al clima mite continentale ungherese, pianta di facile riproduzione che si propagò in modo davvero veloce per le varie regioni del sud a partire dalla fine del Settecento inizi dell’Ottocento, considerando che un ben noto chef francese, Georges Auguste Escoffier (1846-1935), fu colui che nel 1879 introdusse la paprica ungherese nella cucina occidentale, avendola comprata a Szeged (Seghedino). Due i piatti da lui proposti nel Casinò di Montecarlo: Poulet au Paprika, Gulyás Hongroise (»»qua le ricette di Escoffier).

Motivo per cui l’Ungheria si convertì in paese produttore ed esportatore di paprika, ingrediente principale di uno dei loro piatti più famosi, il gulasch. Basta altresì ricordare la cittadina di Kalocsa a poco meno di 130 km. al sud di Budapest con il suo museo dedicato proprio alla paprika.

Adesso non ci resta che preparare un buon piatto di Gulasch:

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– 1. Giovanni Rebora, La civiltà della forchetta. Storie di cibi e di cucine, ed. Laterza, Roma-Bari, 2011, Kindle pos. 1364-1374.

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