Archivi autore: babilonia61

Due libri sulla conquista dell’America

Quando Colombo approdò nelle Nuove Terre, non si sarebbe mai immaginato gli avvenimenti che sarebbero scaturiti da quel viaggio, quei fatti e misfatti frutti di un’avventura che doveva aver finalità, anche ma non solo, commerciali. Il contatto con una cultura, quella indigena, considerata dai più come sottosviluppata, ben diversa da quella europea, creò situazioni di scontro, a tal punto da contribuire a distruggere, nel trascorso dei decenni, una società con un proprio passato storico, con usi e costumi atavici, forme e modi di vita che gli europei non seppero accogliere così come si presentavano. E il dibattito che sorse non fu di poco conto (»»qua, »»qua)
Di seguito due libri che potrebbero darci un’idea generale della realtà di quei secoli.

Massimo Livi Bacci, in Conquista, La distruzione degli indios americani, interrogando la varietà dei documenti pervenutici, dalle relazioni dei missionari a quelli dei militari, dalla corrispondenza dei conquistadores ai funzionari, sottolinea l’aspetto sociale e demografico, e le possibili cause della decadenza degli indios. Un libro che vale la pena leggere per le conseguenti riflessioni cui ci conduce.

La conquista dell’America, del filosofo e saggista bulgaro Tzvetan Todorov, è diviso in quattro capitoli che racchiudono i principali accostamenti verso gli abitanti delle terre americane: Scoprire, Conquistare, Amare, Conoscere. Due sistemi culturali e sociali messi a confronto, due mondi che, entrando in relazione, videro, come primo problema, quello della comunicazione. Un libro necessario per immettersi pienamente nella coscienza dell’epoca.


L’Editto di Nantes ed Enrico IV

Enrico IV insieme a Maria de' Medici e ai loro figli.

Le Guerre di religione, che avevano lacerato la Francia per oltre 30 anni e avuto come culmine la strage della Notte di San Bartolomeo del 1572, si potrebbero dire concluse con l’Editto di Nantes promulgato da Enrico IV di Francia, il 13 aprile 1598. Il re francese, protestante convertito al cattolicesimo per poter salire sul trono, promulgava così una serie di leggi che davano una certa libertà di culto ai calvinisti, e sebbene editti precedenti avevano cercato di porre fine alle discordie religiose, solo con questo si ebbe un certo risultato grazie alla forte e autorevole determinazione del sovrano.
Concedendo ai protestanti piena libertà di culto, i 92 o 95 articoli principali con i 56 segreti assicuravano loro anche diritti e privilegi pur essendo una minoranza, come possibilità di concorrere a cariche pubbliche, scuole, concedendo inoltre un centinaio di piazzeforti come quella di La Rochelle, mantenendo perfino un esercito.
A ben vedere l’editto aveva affermato il cattolicesimo come religione dominante, dovendo, fra le altre cose, i protestanti pagare la decima ecclesiastica, rispettare le feste cattoliche e le restrizioni canoniche sul matrimonio. In ogni caso fu un passo avanti sul piano della convivenza pacifica, sebbene non accettato, l’editto, immediatamente da tutti, ricordiamo per esempio la città di Parigi che lo ratificò ben dieci anni dopo.
L’Editto di Nantes venne poco a poco messo da parte, iniziando da Luigi XIII fino a Luigi XIV che lo revocò definitivamente nel 1685 con il suo Editto di Fontainebleau.


Di seguito parte del discorso che Enrico IV pronunciò al parlamento di Parigi, che rifiutava, i vescovi in particolare, la registrazione dell’Editto di Nantes, in una seduta al Louvre il 7 gennaio 1599:

Mi avete esortato al mio dovere; vi esorto al vostro. Facciamo a gara gli uni con gli altri. I miei predecessori vi hanno offerto bei discorsi; ma io, con il mio abito dimesso, vi offrirò dei buoni risultati: esaminerò le vostre lagnanze, e vi risponderò il più favorevolmente possibile”. E rispose al parlamento che era venuto a presentargli delle rimostranze: “Voi mi vedete nel mio ufficio, dove mi sono appena intrattenuto con voi, non in veste regale, né in cappa e spada, come i miei predecessori, ma vestito come un padre di famiglia, in farsetto, per parlare familiarmente ai suoi figli. Voglio dirvi soltanto che vi prego di ratificare l’editto che ho accordato agli Ugonotti. Ho preso queste disposizioni per il bene della pace. L’ho instaurata all’esterno, voglio instaurarla all’interno del mio regno”. Dopo aver loro esposto per quali motivi aveva fatto l’editto, aggiunse: “Quando tentano d’impedire al mio editto di passare, vogliono la guerra; la dichiarerò domani agli Ugonotti; ma io non la farò; ce li manderò. Ho fatto l’editto; voglio che sia osservato. La mia volontà dovrebbe servire da motivo; non lo si chiede mai al principe in uno Stato obbediente. Sono il re. Vi parlo da re. Voglio essere obbedito”. (1)

*****
- 1. Voltaire, Histoire du parlement de Paris, cap. XL, Louis Moland, XV, pp. 571-572.
– Editto di Nantes »»»qua
- Editto di Nantes, articoli segreti »»»qua
- Voltaire, Histoire du Parlement de Paris »»»qua


Martin Lutero, immagini

Le 95 Tesi luterane diedero scintilla a un dibattito religioso che seguì con la scomunica di Martin Lutero, il 3 gennaio 1521 da parte di Leone X, e, col tempo, alla nascita di una Riforma protestante che dilagò prima nei vari stati tedeschi – non tutti -, poi altrove. E la vendita delle indulgenze da parte della Chiesa cattolica erano state principio, in un certo qual modo, della scissione.
Di seguito alcuni punti delle Tesi.

[…]
- 10 Agiscono male e con ignoranza quei sacerdoti, i quali riservano penitenze canoniche per il purgatorio ai moribondi.
– 16 L’inferno, il purgatorio ed il cielo sembrano distinguersi tra loro come la disperazione, la quasi disperazione e la sicurezza.
– 32 Saranno dannati in eterno con i loro maestri coloro che credono di essere sicuri della loro salute sulla base delle lettere di indulgenza.
– 62 Vero tesoro della Chiesa di Cristo è il sacrosanto Vangelo, gloria e grazia di Dio.
– 71 Chi parla contro la verità dei perdoni apostolici sia anatema e maledetto.
– 75 Ritenere che le indulgenze papali siano tanto potenti da poter assolvere un uomo, anche se questi, per un caso impossibile, avesse violato la madre di Dio, è essere pazzi.
[…]”

Una serie di immagini su Lutero.

Lutero da monaco agostiniano

Lutero e la moglie Caterina Bore, Lucas Cranach il Vecchio, 1529

Lutero alla Dieta di Worms, 1557

Martin Lutero non desiderava una scissione dalla Chiesa, non voleva, nelle sue idee, dividere un ordine pre-esistente, desiderava, fra le altre cose, un rinnovamento, un rinnovamento che iniziasse da sé stessi, dal leggere capire interpretare le sacre scritture, dallo svincolarsi da certe “regole” che avevano deviato il cristianesimo dalla forma iniziale. La Bibbia, dunque, fonte di fede testimonianza verità, quella Bibbia cammino per avvicinarsi a Cristo.

Lutero predicando nel castello di Wartburg, di Hugo Vogel 1882

Tavola che illustra Lutero e gli "eroi" della Riforma


Enrico I del Portogallo, il re sacerdote

Nato il 31 gennaio 1512, morto il 31 gennaio 1580: per Enrico I del Portogallo il mese di gennaio doveva avere un certo significato. Conosciuto come Il Casto, giacché sacerdote cattolico, governò solo un paio di anni, dal 1578, alla morte di Sebastiano I (1554-1578) avvenuta nella battaglia di Alcazarquivir, fino a quella sua, a 68 anni. I nonni furono Isabella di Castiglia e Ferdinando II d’Aragona, essendo genitori Manuele I del Portogallo (1469-1521) e Maria d’Aragona (1582-1517).
Reggente quando Sebastiano I, suo nipote, era ancora giovane per governare, dal 1557 al 1568.

Enrico era stato colui che aveva portato i gesuiti nel paese, così come nelle colonie d’oltremare, gesuiti che rivestivano una certa importanza nelle decisioni dell’impero.
Appena sul trono, tentò rinunciare ai voti cardinalizi per trovare una moglie e proseguire con la dinastia Avís, proposte che il papa Gregorio XIII (1502-1585) rifiutò. Cosicché, non avendo avuto eredi, nacque una disputa, da cui Filippo II di Spagna se ne avvantaggiò, inviando il Duca d’Alba a conquistare e sottomettere il Portogallo. Purtroppo le Cortes, convocate dallo stesso re nel 1579, non erano riuscite a dare un successore.

*****
- Documento sul diritto di Filippo II al trono del Portogallo »»»qua.


Louise de La Vallière e il giovane Luigi XIV

L’amore fra Luigi XIV e Louise Françoise La Baume Le Blanc de La Vallière descritto da Daniela Nutini.

*****

Luigi era infatuato della cognata, Enrichetta d’Inghilterra. Dapprima non gli era piaciuta ma poi se ne invaghì. Enrichetta non era bella, ma colta, spiritosa e civetta, e corrispondeva alle attenzioni del real cognato. Il re era romantico: voleva essere amato come uomo, in quanto Luigi, e non in quanto re. La sua corte alla cognata però cominciava a destare mille pettegolezzi: la madre, Anna d’Austria ne era infastidita, e il fratello, sebbene amasse di più i suoi favoriti che la moglie, si mostrava geloso. Così fu trovato un imbroglio: fu scovata una damigella di Enrichetta, dolce e timida, appena diciassettenne, non bellissima, appena claudicante, ma con una aria di modestia verginale, bei capelli biondo cenere e occhi azzurrissimi. La ragazza si prestò a fare da paravento all’intrigo galante e Luigi, simulando un interesse per la dolce Luisa, poteva giustificare le sue visitine a Madama Enrica. Fu preso dal suo stesso gioco e cadde nella sua trappola: si innamorò della fanciulla. Una cavalcata fu galeotta: sorpresi dalla pioggia si assentarono molte ore, tornando bagnati fradici e felici. Il re si innamorò davvero quando capì che Luisa lo amava per davvero. Ella si dette senza riserve al bel re ventiduenne, in quanto a lui, l’amore senza riserve della fanciulla assunse un valore incalcolabile. Egli sentì di essere amato come gli altri bei vagheggini della corte e ne era felice. Furono momenti di gioia squisita.
Luisa gli dette vari figli, prontamente messi a balia: la dolce fanciulla non brillava infatti per amore materno. Non era popolare a corte perché chi sperava di avere favori per mezzo suo rimase deluso. Era inoltre molto pia e affettava pentimenti e rimorsi per l’adulterio, proclamando una sua aspirazione al convento. Arrivò ad essere lamentosa, noiosa, e Luigi aveva in orrore i rimproveri e le rimostranze. Gli storici hanno descritto a colori neri l’abbandono della poverina, i suoi muti rimproveri, i suoi parti avvenuti in solitudine, il suo caparbio amore che la tenne a corte più anni accanto alla rivale, alla Montespan, a dispetto di ogni suggerimento o di ogni ragione di prudenza o convenienza.
Infatti, Luigi amava le convenienze, l’ordine prestabilito, anche tra le sue donne. E Luisa, per ripicca e per senso di un suo tragico romanticismo reiterava le impennate, le fughe dalla corte, mentre a lui pareva tutto una montatura e la ostacolò in ogni modo non credendo alla sua vocazione di monaca. Sapeva che dopo ogni fuga se la sarebbe vista tornare, singhiozzante, creando imbarazzo anche nella regina, mentre le chiedeva clamorosamente perdono per l’adulterio. E poi, le si era affezionato, in fondo, come si è detto era un abitudinario. Quando però la sua decisione di monacarsi fu irrevocabile, Luisa infiorettò il suo martirio di tali gemiti e spettrali pallori che Luigi non sapeva più a che santo votarsi, disse di sì per sfinimento, la rivide una ultima volta attraverso la grata e si affidò alle sue preghiere. Aveva cercato una donna che lo amasse per se stesso, l’aveva trovata e ricambiata la sua passione, ma con l’andar degli anni questo affare si era rivelato oltremodo seccante. Ora era ritornato il re che bisognava amare come re, ed ecco così affermare il suo incontrastato regno Atenaide di Montespan, la sua concubina più splendente, bella e avida di potere, intrigante e sensuale, degna amante di colui che scelse per sé l’appellativo di Re Sole.

©Daniela Nutini

*****

Luigi XIV dichiara il suo amore a Louise de La Vallière, Jean-Frederic Schall

*****
»»»qua altri articoli di Daniela Nutini


Follow

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 48 other followers