Gaspare Armato

Blogger dal 2005, nomade per indole, topo di biblioteca una volta, topo del web oggi, Gaspare Armato si dedica a divulgare aspetti noti e meno noti della Storia moderna. Puoi anche seguirlo sui social networks... e non dimenticare scaricare le Monografie

Apr 152014
 
Cacciatore di schiavi, Johann Moritz Rugendas, 1823

Cacciatore di schiavi, Johann Moritz Rugendas, 1823

I negri possiamo dire essere stati l’unica manodopera importata con la forza nelle terre americane del dopo Colombo, negri trasportati e utilizzati con violenza, negri che sono stati “elementi” necessari e imprescindibili nell’economia del continente.

E in Argentina il loro arrivo si ha già verso la fine del ‘500, un flusso più o meno continuo che seguì almeno fino ai primi dell’800. Secondo alcuni calcoli (1), entrarono legalmente o illegalmente nel territorio argentino fra il XVII e XVIII sec. qualcosa come 40.000 di origine africana, una massa che talvolta era il 40-45% della popolazione di origine europea, per esempio nella città di Tucumán.

I principali mercati di schiavi che si conoscono a Buenos Aires durante il XVIII sec. erano tre: uno appartenente alla Compañia Francesa de Guinea, operante nel sud della città dove oggi c’è il Parque Lezama; un altro inglese proprietà della South Sea Company nei pressi della Quinta del Retiro; infine quello degli spagnoli, negli ultimi anni del ‘700, nella zona dell’allora dogana, vicino il Riachuelo, detto Barracas.

I prezzi variavano da zona a zona, da corporatura a corporatura, da età a età, dall’essere maschile o femminile, adulto o vecchio. Nel 1731, un gruppo di essi si vendeva a Mendoza per 50 pesos a testa (2) più che nell’odierna capitale, mentre a Santiago del Cile potevano essere smerciati a 100 pesos di più.

Sebbene i negri fossero la maggiore forza lavoro, esistevano altri “individui” che partecipavano ai lavori quotidiani. Seguiamo il racconto di due padri gesuiti, Gaetano Cattaneo e Carlo Gervasoni che vissero in prima persona l’esperienza di visitare il Sud America e quei luoghi in particolare:

“[…]

Si trova la città di Buenos Aires sulle rive del grande Rio de la Plata, a 200 miglia dalla sua foce, ed è la capitale della provincia denominata Rio de la Plata, di cui fanno parte altre due piccole città, una chiamata Santa Fe e l’altra Corrientes, che sono le uniche di questa vasta provincia. Questa è la migliore e più popolata delle città che si trovano da questa parte delle imponenti montagne delle Ande fino al mare, a tal punto che hanno tre o quattro o al massimo cinque o sei mila anime (tranne Assunzione che è molto più numerosa), a Buenos Aires ve ne saranno almeno sedicimila, fra cui un migliaio di spagnoli europei e tre o quattromila spagnoli del paese, discendenti in linea retta da quelli che in precedenza si stabilirono qui con le loro famiglie e che si distinguono poco o nulla dagli europei né nello spirito né nelle capacità. Questi ultimi sono chiamati creoli. Tutto il resto sono mulatti, meticci e neri. Sono chiamati mulatti i nati da legittimo matrimonio tra bianchi e negri o viceversa […], meticci coloro i quali nascono da spagnoli sposati con indigeni o viceversa […]. I negri sono molti e l’America è piena di loro, non perché esista qualche nazione di negri, ma perché vengono continuamente portati dall’Africa dai britannici, dove li acquistano a migliaia come bestiame […]

Questi sono gli unici in tutte queste province che servono nelle case, coltivano i campi e lavorano in tutti gli altri ministeri. E se non fosse per questi schiavi non si potrebbe vivere, perché nessun spagnolo per quanto povero venga dall’Europa vuole essere servo, ma una volta raggiunte le Indie, anche non avendo con che sostenersi, vuole essere signore.

[…]” (3)

*****

- 1. Félix Luna, Historia integral de la Argentina, 2, El sistema colonial, Booket, Buenos Aires, 2009, pag. 258.
- 2. Félix Luna, Historia integral de la Argentina, 2, El sistema colonial, op. cit. pag. 261.
- 3. Segunda carta del padre Cattaneo, Societatis Iesu, a su hermano José, de Módena (»»qua) (trad. di Gaspare Armato).

Apr 132014
 

Timeline sulla Guerra d’Indipendenza Americana, una serie di eventi date e battaglie che vanno dal 1775 al 1783, dallo scontro a Lexington del 19 aprile 1775, inizio ufficiale delle ostilità, fino alle prime negoziazioni a Parigi e alla firma del Trattato del 3 settembre del 1783. Otto anni di lotta armata con migliaia di morti – vedi schema delle statistiche (da prendere con le dovute cautele).

(clicca sull’immagine per ampliarla)
 
 
Apr 092014
 

«Così finì, in un turbinio di idee, il XVII secolo. Un secolo che ha visto l’affermazione del borghese di fronte all’eroe, al cortigiano e al gentiluomo, l’espansione del capitalismo commerciale e la crescita industriale, la perfezione del mercantilismo e della monarchia assoluta, la bozza di un socialismo statale e la nascita del regime parlamentare.

Jean Racine

Jean Racine

Un secolo che ha visto l’apogeo del barocco e del classicismo, di Shakespeare e Racine, Ruben e Poussin, che ha dato alla luce uomini come Galileo, Cartesio e Newton, il razionalismo quantitativo e il meccanicismo. Un secolo in cui lo spirito umano ha rotto definitivamente con Aristotele e scoprì l’Universo per mezzo della meccanica e dell’esperienza; in cui i saggi, i filosofi e i teologi hanno aperto l’Infinito all’uomo e hanno proposto il progresso senza limiti, mentre cristiani di tutte le confessioni, Berulle e Pascal, Arminio e Gomarus, hanno aperto il loro cuore palpitante per lanciarlo verso l’infinito di grandezza e potere, di santità e perfezione, verso l’infinito d’amore; un secolo che ha realizzato, forse, una mutazione della specie umana.

Per tutto ciò ha ogni ragione per essere denominato “Il Grande Secolo”.

Finì con una nuova crisi; però deve la sua fecondità, in gran parte, esattamente alla sua crisi. Nella ricerca dei rimedi, nella sua lotta contro le forze di dissociazione e distruzione, l’uomo moltiplicò le sue invenzioni in tutti gli ordini e si superò.

Questo sforzo accrebbe l’individualismo. Nazioni e individui, scontrandosi e rivaleggiando, accentuarono i propri caratteri, le proprie particolari creazioni, intercambiarono idee, le hanno svegliate per compararle a nuove creazioni e le moltiplicarono. Certamente l’uomo è più vincolato alle corporazioni e alle comunità e alla famiglia […]. Dio non autorizza gli uomini a vendicare le proprie ferite, e il conflitto innesca mali più grandi di quelli che già esistevano.

Ratto di Europa, Carlo Cignani, dettaglio, 1680

Ratto di Europa, Carlo Cignani, dettaglio, 1680

Gli Stati europei formano una comunità di pari, dipendendo l’uno dall’altro. Devono proseguire riparando le ingiustizie commesse a danno di uno di essi. “La comunità internazionale è compromessa per tutte le ingiustizie, chiunque siano gli autori e le vittime.” Gli Stati devono tollerare il libero patto o convegno e lo stabilirsi di straniero dentro le proprie frontiere, fintanto questi non danneggino i cittadini. Gli Stati devono costruire una “società umana”, una “Repubblica dell’Umanità”.

Il secolo cerca compensare la crescita dell’individualismo con l’uguaglianza dei diritti, la solidarietà e la fraternità.» (1)

*****

- 1. Roland  Mousnier, Los siglos XVI y XVII, in Félix Luna, Historia integral de la Argentina, 2, El sistema colonial, Booket, Buenos Aires, 2009, pag. 138, trad. dallo spagnolo di Gaspare Armato.

Apr 072014
 

Una timeline che ci presenta le terre del nord America dal 1492, da quando Colombo sbarcò qualche migliaio di chilometri più giù, passando per l’immigrazione Puritana, fino al 1750, prima della loro indipendenza dalla madrepatria spagnola. Una serie di date con i principali avvenimenti che ci portano in un’epoca storica di vitale importanza per comprendere il nostro mondo contemporaneo. Interessante, ma da prendere solo come informazione da approfondire, il grafico relativo al numero di nativi e ai successivi arrivi europei.

(clicca sull’immagine per vederla più grande)
 
 
 
Apr 032014
 

La storia del passato vista a volo d’uccello. Sì, perché l’anno scorso, sei studenti (»»qua il loro sito) della De Montfort University di Leicester, cittadina nel centro dell’isola inglese, hanno realizzato un video dalle immagini tridimensionali davvero interessante per entrare nelle dinamiche visive degli eventi del tempo.

Concentrando la loro attenzione nel quartiere da dove partì il famoso incendio del 1666, intorno alla Puddin Lane, nella casa del fornaio Thomas Farriner, il dinamico filmato ci immette nei vicoli, nelle viuzze, nei passaggi di una città ancora stile medievale, in cui il fuoco ha avuto vita facile nelle case addossate l’una all’altra, costruite con materiali altamente incendiari. Ci fa toccare, in poche parole, l’atmosfera quotidiana inglese, basta osservare per esempio le insegne dei negozi, i fangosi viottoli su cui si appoggiavano le assi di legno per camminare, i prodotti venduti lungo le vie, e tanto altro ancora.

Con il sostegno di mappe dell’epoca, con precise descrizioni, con documenti e testimonianze alla mano, i ragazzi sono riusciti a ricreare una suggestiva parte della Londra della metà XVII secolo, nell’Inghilterra di Carlo II Stuart.

Di seguito il bel filmato.

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Apr 012014
 

Una timeline che ci mostra una successione di date e di fatti che hanno interessato la religione cattolica in Europa dalla fine del XV secolo in poi, dallo “scossone” di Zwingli, non certo il primo, a quello di Lutero, passando per Calvino, la Controriforma, le guerre di religione in Francia, poi quella dei Trent’anni, fino a raggiungere gli inizi del XVIII secolo, un modo per avere un quadro d’insieme su un tema che è principale nello sviluppo degli eventi dell’Età Moderna.

(clicca sull’immagine per vederla più grande)

Timeline of the Reformation

 

Mar 282014
 

Una serie di immagini tratte da pubblicazioni dell’epoca, prodotto talvolta di viaggiatori che hanno descritto ciò che hanno visto o sentito, che si riferiscono alla storia dell’America del Sud durante la conquista spagnola. Suggerisco dettagliarle con estrema cura, presentano particolari davvero interessanti, per esempio, nella terza i locali sono dipinti senza capelli.

Lama caricati di merce destinata agli spagnoli

Metodo con cui i minerali preziosi, argento e oro, venivano trasportati, in Perù, dai lama, XVII sec. Quando un animale era sovraccaricato, spesso si sedeva e difficilmente si rialzava. Se scappavano, dovevano essere uccisi per recuperare il carico.
- Immagine da Theodor de Bry; autore dell’opera Historia general de los hechos de los castellanos Antonio de Herrera y Tordesillas.

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Donna che rema in una zattera

Una donna rema in una zattera fatta di balsa, fine XVII secolo. Già dalla prima metà del ‘500 questo tipo di imbarcazioni erano note agli spagnoli (Pizarro).
- da Francisco Coreal, Voyages de François Coreal aux Indes Occidentales.
- nota: Coreal potrebbe essere il nome fittizio di uno scrittore che non ha mai viaggiato nei territori descritti nel libro.

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L'inca Atahualpa in catene

Atahualpa, l’ultimo re degli Incas, giustiziato dagli spagnoli nel 1533. Qua viene mostrato con le catene ai polsi e al collo. Attorno alla sua immagine, scene di vita quotidiana degli indigeni locali.
- Immagine da Theodor de Bry; autore dell’opera Historia general de los hechos de los castellanos Antonio de Herrera y Tordesillas.

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Ostaggi in mano spagnola

Nativi americani, in questo caso del Costa Rica, detenuti a scopo di estorsione, fine XVII inizi XVIII sec., con il fine di essere riscattati dietro ricompensa. Notare gli esotici animali (sic) e il cesto che doveva contenere oro, argento e oggetti vari (vedi qua).

Mar 252014
 

Abbiamo trattato (»»qua) delle calzature del periodo rinascimentale, ‘400-‘500, e le abbiamo viste raffigurate in alcuni dei tanti dipinti europei dell’epoca. Ma come erano in realtà, come si sentivano al tatto? Ecco due immagini, grazie al MMA, in cui possiamo ben distinguere la loro forma, il loro essere, in questo caso, di cuoio, una bassa, l’altra alta allacciata: insomma potremmo quasi percepirle al tatto. Scarpe popolari fra il XV e XVI secolo provenienti da un sito archeologico lungo il fiume Tamigi nei pressi di Londra.

Scarpa inglese del XVI secolo

Scarpa popolare inglese del XVI secolo, a collo medio.

Scarpa popolare inglese del XVI secolo, bassa.

Scarpa popolare inglese del XVI secolo, bassa.

 

Mar 222014
 

Nella storia nulla è predeterminato; la storia è una traccia lasciata nel tempo da scelte umane molteplici e di diversa origine, quasi mai coordinate.” (1)

Scelte fatte dagli uomini, da coloro che hanno saputo, in un certo qual modo, “imporre” le proprie decisioni, personaggi a volte carismatici, altre volte solo giocatori ignoti di un continuum che ha segnato una data epoca.

Non è vano ricordare che la storia non è lineare, non va da un punto a un altro, non ha un cammino ben definito, la sua ragnatela (»»qua un articolo sugli intrecci) è così grande che abbraccia l’intero mondo, l’intero universo delle passioni umane, quasi a dire che la storia è il percorso dei sentimenti, degli impulsi di quegli esseri che sono stati e sono soggetti e oggetti nell’evoluzione materiale del nostro essere su questa Terra (»»qua un articolo sulla trasformazione).

Il prof. Alessandro Barbero ci introduce alcuni di quei protagonisti.

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- 1. Zygmunt Bauman, Nascono sui confini le nuove identità, Corriere della Sera, 24 maggio 2009.

Mar 182014
 
Solimano il Magnifico da giovane

Solimano il Magnifico da giovane

Ha fama di essere molto giusto, dimodoché quando è bene informato non fa torto ad alcuno. […] È uomo che per la continua pratica che ha avuta già tanti anni che è nell’imperio, intende tutte le cose molto bene, e si risolve il più delle volte al meglio.” (1),

scriveva alla metà del ‘500 l’ambasciatore veneziano Bernardo Navagero parlando del sultano Süleyman Khan.

L’impero ottomano ebbe la sua massima espansione sotto Solimano il Magnifico (1494-1566), un impero che raggiunse le porte di Vienna dopo aver conquistato l’Ungheria e territori vicini, mantenendone il controllo per ben oltre 150 anni. Ad est, l’Iraq veniva assoggettato (1534) dopo esser stato tolto ai Safavidi dell’Iran, inoltre, buona parte dei porti del Mediterraneo erano nelle sue mani, con una flotta che dominava quasi incontrastata. Insomma, l’egemonia ottomana, verso gli ultimi anni del regno di Solimano, andava dall’Asia all’Africa all’Europa, con una capitale, Istanbul, che contava circa 400.000 abitanti, raggiungendo i 700.000 alla fine del suo governo, sicuramente una delle città più popolose del periodo (XVI sec.).

Istanbul, in cui confluivano, liberamente o portati dallo stesso sultano, vuoi genti dai più disparati luoghi per sviluppare ulteriormente le attività commerciali, vuoi artigiani e operai per abbellire ancor più la città, vuoi ancora diplomatici, letterati, artisti di ogni genere. E il Palazzo Topkapı fu motore del tutto, da cui partiva ogni idea, ogni progetto, ogni proposta, raggiungendo le estreme periferie del vasto dominio, adeguandosi poi alle varie realtà locali.

Elmetto ottomano, metà XVI sec.

Elmetto ottomano, metà XVI sec.

Rilevante fu dunque la crescita economica con i relativi scambi che interessavano buona parte del territorio, un territorio in cui anche le arti, la letteratura, le scienze, le matematiche avevano fatto da protagoniste. Così vigorose le attività culturali, a tal punto che qualcuno disse essere stato quel secolo il “Golden Age” del Medio-Oriente, proprio quando il Rinascimento italiano iniziava a trasformarsi, lasciando semi che si svilupperanno ben oltre le frontiere europee. Fra gli artisti ricordiamo Ahmad Karahisari (1468–1566), uno dei più importanti calligrafi del tempo – suo uno dei preziosi Corani scritti per Solimano il Magnifico -, i pittori Shahquli e Kara Memi che illustrarono, fra l’altro, diverse pagine delle Scritture sacre musulmane.

Formulando stili unici, con occhio attento al passato, gli artisti hanno sviluppato esempi davvero alti di codici miniati, di armature e armi, oggetti modellati in oro e argento, lavori di legno intarsiato, recipienti di ceramica, piastrelle, arazzi, tappeti: in sostanza, l’arte di quelle terre ebbe tanto splendore e fecondità che lascerà un’impronta indelebile a cui tanti successivamente attingeranno. Vestigie tuttavia visibili ai nostri giorni.

Decenni altresì di fioritura architettonica, come la costruzione degli edifici pubblici progettati da Sinān (1489/90 ca.-1588), capo del Corpo degli Architetti Reali, personaggio, Sinān, particolarmente celebre e importante, sebbene qualcuno dica essere stato poco originale e innovativo, altri critici lo identificano come il Brunelleschi del Medio-oriente. Delle centinaia di lavori, ricordiamo le moschee di Shehzāde e di Solimano (Suleimaniyye) a İstanbul.

Oltre a edifici sacri, Solimano, abile mecenate cui piaceva ispezionare personalmente i lavori, fece erigere anche scuole, ospizi, mense, mercati, caravanserragli, bagni pubblici in varie parti del suo regno, ogni opera tenendo in contro le tradizioni indigene, così come gli elementi tipici del luogo.

Fatti ed eventi che giocarono un ruolo davvero stimolante nello sviluppo dell’Europa del Cinquecento.

Manoscritto illustrato, metà XVI sec.

Il Futuh al-Haramain è una guida per coloro che vanno in pellegrinaggio alla Mecca e in altri luoghi sacri alla fede musulmana. Di solito, questi testi comprendono descrizioni di rituali e preghiere, oltre a una serie di immagini dei santuari e di vari luoghi di pellegrinaggio.
L’illustrazione di sopra mostra la pianura di Arafat.

*****

- 1. in Alessandro Barbero, Solimano il Magnifico, ed. Laterza, 2012, kindle pos. 15.

Mar 132014
 

Quando mi trastullo con la mia gatta,
chi sa se essa non faccia di me il proprio passatempo
più di quanto io faccia con lei?
(Michel de Montaigne)

Animale presente nelle raffigurazioni pittoriche fin dalla preistoria, passando, fra l’altro, per gli egizi poi saltando nella Grecia classica e nella Roma imperiale, per giungere rafforzato e indenne al nostro oggi, il gatto ha avuto un posto d’onore, insieme al cane, nei quadri rinascimentali, elemento che va oltre il decorativo o il semplice simbolismo, gatto che poteva identificare il male, il bene, l’astuzia, l’indipendenza o addirittura rappresentare le varie razze nell’epoca in questione, diventando con il tempo animale domestico caro ai bambini, partecipe finanche dei salotti perbene. Il gatto è presente nell’Ultima cena, accanto alla Madonna, nella Sacra famiglia, nell’Arca che lo salva,  fra Adamo ed Eva, nelle cucine, giocando con i bambini, accarezzato da donne, dietro a principi e conti, mentre dorme, sbadiglia, si diverte con un cestino o con un ragazzo: insomma sembra sia proprio, azzarderemo dire, il Rinascimento del gatto!

Di seguito una breve serie di immagini di gatti nei dipinti del Cinquecento.

Gatto, volpe e scimmia. Dettaglio da Creazione degli animali, Libro d'ore, Francia, seconda metà XVI sec.

Gatto, volpe e scimmia. Dettaglio da Creazione degli animali, Libro d’ore, Francia, seconda metà XVI sec.

Ritratto di Cleophea Holzhalb con gatto, Hans Asper, 1538

Ritratto di Cleophea Holzhalb con gatto, Hans Asper, 1538

Ritratto di donna con gatto, Ambrosius Benson, 1540 ca.

Ritratto di donna con gatto, Ambrosius Benson, 1540 ca.

Due ragazzi con gatto, Annibale Carracci, 1588 ca.

Due ragazzi con gatto, Annibale Carracci, 1588 ca.

Giovane donna con gatto, Francesco Bacchiacca, 1525

Giovane donna con gatto, Francesco Bacchiacca, 1525

La cucina, Vincenzo Campi, 1580 ca.

La cucina, Vincenzo Campi, 1580 ca.

Henry Wriothesley, attribuito a John de Critz il vecchio, 1603 ca.

Henry Wriothesley, attribuito a John de Critz il vecchio, 1603 ca.

L'Ultima cena, Leandro Bassano, fine XVI sec.

L’Ultima cena, Leandro Bassano, fine XVI sec.

Mar 092014
 

Il 1580, quando già Lima era capitale di un vasto regno spagnolo nell’America del dopo Colombo, è l’anno della definitiva fondazione di Buenos Aires: l’11 giungo, Juan de Garay (1528-1583) la chiama Ciudad de la Santisima Trinidad y Puerto de Santa Maria del Buen Ayre.

Ma la città aveva ricevuto un primo battesimo già il 3 febbraio 1536, quando lo spagnolo Pedro de Mendoza (1487 ca.-1537) aveva stabilito un insediamento con il nome di Nuestra Señora del Buen Ayre, in una regione abitata da aborigeni noti come querandíes. Carestia e conflitti con i locali furono motivi per abbandonarla, distruggendo, gli stessi spagnoli, la località nel 1541.

Buenos Aires dopo la prima fondazione, 1536

Buenos Aires dopo la prima fondazione, 1536

In quel fine ‘500, il luogo aveva ben poco da offrire, ché l’unica cosa attrattiva erano le fertili terre intorno al fiume Paranà, oltre al fatto che si trovava ben lontano dai luoghi di commercio spagnoli e portoghesi del tempo. “La colonia porteña sorse modesta, ridotta e democratica”. (1)

In questa città… non ci sono altri stati sociali… che l’ecclesiastico, il militare, il commerciante, il lavoratore e i mestieri meccanici” (2), scriveva il Cabildo sulla struttura sociale del XVIII secolo. Cosicché nella piazza principale, accanto al potere religioso – grande importanza ebbero i gesuiti nell’evangelizzazione – che si centrava nella chiesa, viveva quello politico militare, con intorno le abitazioni della famiglie più rappresentative.

Ricordando che a Lima erano i nobili a prevalere e dirigere le sorti di quei territori, qua, nel profondo sud americano, erano invece i commercianti a giocare un ruolo di primo piano. Attività principale era l’agricoltura che, sebbene limitata nella produzione, riusciva a soddisfare il fabbisogno locale, agricoltura inoltre pregiudicata da una legislazione che favoriva l’allevamento del bestiame.

Paraguay, Rio de la Plata e province limitrofe, Jan Jansson,1640 ca.

Paraguay, Rio de la Plata e province limitrofe, Jan Jansson,1640 ca.

La corona spagnola agevolava per lo più i porti sul Pacifico, per i preziosi carichi, piuttosto che quelli sull’Atlantico, per cui lo scalo argentino riceveva ben pochi vascelli provenienti dalla madre patria, 1-2 l’anno, talvolta nessuno.

E allora bisognava darsi da fare altrimenti.

Mentre i commercianti a cambio d’oro e argento o cuoio trafficavano dal vicino Brasile, in modo legale o no, ferro, zucchero, tessuti, schiavi negri, e merce varia, gli ecclesiastici e i militari dominavano nella politica e nell’aspetto spirituale. I funzionari ricevevano in denaro contante il loro stipendio, elemento da considerare importante in una zona in cui scarseggiava e per lo più ci si rivolgeva al baratto.

Bisogna pur considerare che solo chi partecipava ai vari commerci poteva dirsi persona influente, difatti, riportano le cronache, non si conosce prelato, militare o funzionario pubblico che abbia avuto un certo potere senza aver negoziato direttamente o indirettamente, ricavandone buoni compensi.

*****

- 1. Guillermo Céspedes del Castillo, Lima y Buenos Aires, in Félix Luna, Historia integral de la Argentina, 2, El sistema colonial,  Booket, 2009, pag. 250.
- 2. Félix Luna, Historia integral de la Argentina, 2, El sistema colonial, op. cit. pag. 250.

Mar 052014
 
Giorgio III in avanzata età

Giorgio III in avanzata età

Personaggio chiave nell’Europa del XVIII primi decenni del XIX secolo, Giorgio III Hannover (1738-1820) successe al nonno Giorgio II, morto il padre, Federico di Hannover (1707-1751), quando lui ancora giovane.

Amante delle arti – ricordiamo fondò nel dicembre 1798 la Royal Academy of Arts -, delle scienze, buon collezionista di libri, di mappe, di musica, religioso a tal punto da restare per varie ore al giorno in preghiera, ebbe ben 15 figli dalla regina Carlotta di Meclemburgo-Strelitz (1744-1818), molti dei quali raggiunsero l’età adulta, e addirittura due furono sovrani britannici, uno re di Hannover e una principessa di Württemberg.

Nel 1811, il sovrano britannico, quasi cieco e pieno di reumatismi, fu dichiarato pazzo, vivendo rinchiuso nel castello di Windsor fino alla sua morte. E a proposito dei suoi disturbi mentali, vale la pena sottolineare il film, diretto da Nicholas Hytner,  La pazzia di Re Giorgio, del 1994, in cui si sottolinea, fra l’altro, anche la perdita di potere da parte della corona inglese a favore del Parlamento. Nello stesso tempo l’opera cinematografica, premio Oscar per la migliore scenografia, mostra le pratiche mediche del periodo giorgiano che tentavano curare il re cercando di comprendere il corpo umano, per esempio, attraverso le analisi delle feci e delle urine, proponendo cure come le purghe e altro ancora.

Vari eventi di un certo rilievo interessarono il suo regno, fra cui ricordiamo:

→1763:
Trattato di Parigi, termina la Guerra dei Sette Anni, la Gran Bretagna diventa una potenza mondiale;

→ 1776:
Dichiarazione di Indipendenza Americana, la Gran Bretagna in seguito perde parte dell’America;

→ 1789-1815:
Rivoluzione francese e successive guerre napoleoniche;

→1805:
Battaglia di Trafalgar, morte dell’ammiraglio Lord Nelson, oramai la Gran Bretagna è una potenza marittima;

→ 1807:
Abolizione del commercio degli schiavi.

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Mar 012014
 

Questo non vuole essere un articolo sulle mongolfiere (ne avevo accennato »»qua), né essere dedicato al volo e alla sua storia, desidera solo rilevare le grandi possibilità dell’ingegno umano (»»qua), del suo passare dalle idee alla realizzazione, dalla fantasia alla realtà, una realtà concreta e tangibile che ha accompagnato lo sviluppo del nostro esistere su questa Terra a trasformazioni davvero sbalorditive. Trasformazioni avvenute, se lo pensiamo bene, specialmente in questi ultimi due secoli quando, a partire dalla Rivoluzione industriale, gli avanzi tecnologi sono stati di un livello e di una rapidità prima impensabile. L’Illuminismo, inoltre, supponiamo essere stato ulteriore motore di spinta di quella ricerca scientifica che già procedeva dal XVII secolo.

L'elicotterro, o la vite aerea, di Leonardo da Vinci

L’elicotterro, o la vite aerea, di Leonardo da Vinci

Si accennava all’ingegno: chi meglio di Leonardo potrebbe personificarlo? Fu suo un primitivo tentativo di creare un’elica per portare l’uomo fra le nuvole.

Trovo, se questo strumento a vite sarà ben fatto, cioè fatto di tela lina, stopata i suoi pori con amido, e svoltata con prestezza, che detta vite si fa la femmina nell’aria e monterà in alto” (1).

Ma tutto finì lì, su qui fogli che sono giunti fino a noi e che testimoniano il suo acume, la sua fantasia.

Sebbene vi siano stati vari tentativi fra il Seicento e il primo Settecento (1709), ricordiamo a mo’ d’esempio il gesuita portoghese Bartolomeu Lourenço de Gusmão, furono solo i famosi fratelli francesi a dar avvio ai giochi.

La mongolfiera dei fratelli Montgolfier, 1783

La mongolfiera dei fratelli Montgolfier, 1783

Dicono esserci stati 130.000 spettatori in quel 19 settembre francese del 1783. In presenza di Luigi XVI e Maria Antonietta, il pallone gonfiato con aria calda dei Montgolfier s’innalzava lentamente. E fu tale l’impatto che ebbe nella mente collettiva del tempo – l’uomo sfidava la natura e si preparava a emulare gli uccelli -, che l’eco si propagò ben presto per il continente europeo, aprendo le sfide sulla creatività e sulle immense possibilità della mente.

Una sfida, dicevamo, non da tutti recepita e compresa, allora come oggi. Mettiamoci nei pensieri di un povero contadino vedersi cadere sulla testa un tale oggetto sconosciuto e non sapere che cosa essere e che reazione avrebbe dato, immaginiamoci la sua paura, il suo comportamento, il suo difendersi.

Allarme generale degli abitanti di Gonesse, Francia, causato dalla caduta della pallone volante dei Montgolfier, 1783

Allarme generale degli abitanti di Gonesse, Francia, causato dalla caduta della pallone volante dei Montgolfier, 1783

Nel frattempo il nostro Monti, Vincenzo il poeta del Settecento, celebrava nel suo “Al Signor Montgolfier”:

“[…]
Deh! perchè al nostro secolo
non diè propizio il Fato
d’un altro Orfeo la cetera,
se Montgolfier n’ha dato?
[…]” (2)

La mongolfiera di Vincenzo Lunardi, 1784

La mongolfiera di Vincenzo Lunardi, 1784

Tuttavia ci voleva qualcosa di più leggero dell’aria. Nel 1766, Henry Cavendish aveva ideato un apparato per produrre diidrogeno.

L’immagine di sopra rappresenta sicuramente la prima mongolfiera che sorvolò i cieli inglesi: era il 15 settembre del 1784. Il pallone era stato gonfiato con idrogeno da Lunardi, quel Vincenzo nato nella nostra Toscana Lucca, e si elevava da Chelsea, Londra. Gli spettatori erano migliaia, da tutte le parti, addirittura dai tetti delle case. Presente altresì la corte reale. Il volo durò ben oltre due ore.

Oramai la competizione era stata lanciata, di lì a poco gli sforzi dell’intelletto umano daranno origine a macchine sempre più complesse, per arrivare ai primi rudimenti dei fratelli Wright e del loro Flyer (1903).

Crocifissione, 1350 c.ca, nel Monastero Visoki Decani, Kosovo

Crocifissione, 1350 c.ca, nel Monastero Visoki Decani, Kosovo

Giochiamo adesso un po’ con l’immaginazione e trasportiamoci in pieno Medioevo. Siamo sicuri che le prime macchine volanti con uomini dentro siano state quelle dei fratelli Montgolfier?

1350 circa: questo affresco di sopra che rappresenta la Crocifissione, è in Kosovo, sull’altare del monastero Visoki Dečani. Ai due lati, due individui sembrano pilotare due palle, due “oggetti volanti” poco usuali, siamo a metà XIV secolo (sic!).

E mentre riflettiamo, vediamoci questo simpatico video:

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- 1. Manoscritto B, foglio 83 v., 1483-1486.
- 2. »»qua.

Feb 252014
 
A sinistra, esecuzione di Carlo I d'Inghilterra, a destra esecuzione di Luigi XVI di Francia

A sinistra, esecuzione di Carlo I d’Inghilterra, a destra esecuzione di Luigi XVI di Francia

È assai probabile che Luigi XVI e soprattutto sua moglie sognassero di ripetere la storia di Carlo 1°, e di dare una battaglia in piena regola al parlamento, ma con successo migliore. La storia del re inglese era il loro incubo: si afferma anzi che l’unico libro che Luigi XVI fece venire dalla sua biblioteca di Versaglia a Parigi, dopo il 6 ottobre, fosse la storia di Carlo 1°.” (1)

Londra, 30 gennaio 1649, decapitano Carlo I d’Inghilterra;
Parigi, 21 gennaio 1793, Luigi XVI di Francia subisce la stessa sorte: la Rivoluzione francese accelera il passo.

La testa del sovrano inglese, di rimbalzo, ha colpito quella di Luigi XVI facendola cadere a distanza di 144 anni. Due eventi distanti nel tempo e nello spazio, un lungo percorso storico che, in un certo qual senso, è collegato. Se l’hanno fatto gli inglesi, possono farlo anche i francesi, si potrebbe suggerire (sic!).

Nella storia, gli avvenimenti hanno sempre una causa e una conseguenza, così come se di primo acchito possono sembrare slegati, discontinui e indipendenti, alla fine risultano essere, analizzati a distanza di anni, un insieme di fili che si sorreggono a vicenda, una matassa intrecciata dall’uomo nella quale, lo ripetiamo spesso, tutto ha una relazione-interrelazione.

E in effetti, lo scossone che ebbe nel XVII secolo l’Inghilterra degli Stuart, la ricerca di un miglior modo di vivere e governare, quelle tasse – certamente non solo – che gravavano sulle spalle dei meno abbienti, ebbe ripercussioni, con il trascorrere dei decenni, anche nella Francia dell’Ancien Régime di fine XVIII secolo, una Francia in crisi economica e sociale, una Francia che spesso insorgeva per la mancanza di pane, una Francia che vedrà peraltro nella guerra d’indipendenza delle colonie americane motivo d’ispirazione per la sua.

Leggiamo di seguito una serie di articoli riguardanti alcuni particolari della Rivoluzione francese.

- Introduzione alla Rivoluzione francese del 1789.
- La marcia su Versailles, ottobre 1789.
- L’abolizione dei diritti feudali in Francia: 1789.
- I cahiers de doléances nella Francia del XVIII secolo.
- Le donne della Rivoluzione francese.

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- 1. Petr Alekseevic Kropotkin, La Grande Rivoluzione: 1789-1793, kindle pos. 2195.

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