Gaspare Armato

Gaspare Armato è blogger dal 2005, topo di biblioteca una volta, topo del web oggi, si dedica a divulgare aspetti, temi, curiosità principalmente della Storia Moderna, con escursioni nei secoli e negli argomenti attinenti. Maggiori informazioni su di lui »»qua, per iscriversi alla Newsletter e restare in contatto »»qua.

Aug 012015
 

di Ute Margaret Saine

Donna nuda con scheletro in un sofà, Franz Fiedler, primi Novecento

Donna nuda con scheletro in un sofà, Franz Fiedler, primi Novecento

Questa foto, a destra, del 1900 ca. ci ricorda la preziosa lied di Franz Schubert (1797-1828), “La morte e la donzella” (Der Tod und das Mädchen), o forse l’opera di teatro dello stesso nome, “La muerte y la doncella” di Ariel Dorfman (1), sulle conseguenze della dittatura di Pinochet in Cile. Nel 1994 il regista Roman Polanski ne fece un film con Sigourney Weaver e Ben Kingsley. Basato sull’opera teatrale presentata a Londra nel 1991 da Dorfman, l’argomento parla di una donna violentata diverse volte mentre stava nelle carceri di un non precisato regime latino-americano di estrema destra. Anni dopo per caso, lei riconosce la voce del suo violentatore, che di solito ascoltava la lied di Schubert mentre la stuprava. Uno dei paesi in cui si svolgono le scene potrebbe essere l’Argentina, con una dittatura militare creata dalla CIA parallela a quella del Cile, che durò durante le presidenze di Nixon, Ford e Carter. Il regime cileno proseguí oltre, fino al 1990, per tutta la presidenza di Reagan.

La Morte e la Donzella è il titolo di una poesia molto piú antica. Nel Settecento il poeta e pastore protestante Matthias Claudius (1740-1815) di Wandsbek, piccola città alle porte di Amburgo, la scrisse in forma di dialogo, DER TOD UND DAS MÄDCHEN. In questa poesia, la Morte gentilmente calma la donzella, alludendo all’antica metafora della morte come sonno. Però la donzella grida: “Vattene, vattene, selvaggio uomo di ossa!” (Vorüber, ach, vorüber, geh, wilder Knochenmann!). Le sue vociferazioni sono in staccato e in chiave maggiore. Invece la Morte parla in un calmante legato sostenuto in chiave minore. Le sfumature erotiche sono piú esplicite nella foto, ma sì esistono nella lied.

Gabriel von Max, L'anatomista, 1869

Gabriel von Max, L’anatomista, 1869

A questo punto ci vuole un chiarimento storico. Nei secoli scorsi, le giovani donne di solito non morivano in stato nubile, come sembra suggerire “La Morte e la donzella“, ma dopo aver dato alla luce, morte dovuta all’allora inespiegabile febbre puerperale. Il medico austro-ungherese Ignác Semmelweis (1818-1865) scoprì verso il 1847 che la febbre puerperale si doveva al fatto che i medici, venendo dalla dissezione dei cadaveri, non si lavavano le mani prima di andare al reparto di ostetricia. Come spiega Wikipedia (inglese) nell’articolo su Semmelweis, “… le osservazioni di Semmelweis contraddicevano le opinioni scientifiche e mediche stabilite del suo tempo; le sue idee furono rifiutate dalla comunità medica. Alcuni medici si sentivano persino insultati all’idea di doversi lavare le mani.” Scoraggiato, Semmelweis morì all’età di 47 anni, nel 1865, in un manicomio. Schubert morì a 31 anni nel 1828.

Nel 1869, il pittore austriaco Gabriel von Max (1840-1915) nato a Praga dipinse “L’anatomista”, oggi alla Nuova Pinacoteca di Monaco. Questo quadro completa il nostro percorso: un vecchio medico medita sul corpo di una bella giovane, alzando il lenzuolo sul suo seno.

Death and the Maiden si è visto e ascoltato in tutto il mondo, ma il concetto della coppia eterosessuale Morte e Donzella ha senso solo nei paesi dove si parla una lingua germanica, in cui la Morte è di genere maschile, dove si tratta di uno scheletro maschile, “l’uomo d’ossa”. In Cile e Argentina però si parla lo spagnolo, una lingua romanza. Derivata dal latino “mors”, la morte, a morte, la muerte, la mort, è femmenile. A meno che supponessimo una relazione lesbica fra la vecchia donna Morte e una giovane bellezza femminile, il quale non sembra essere il caso.

Diego Rivera, Sueño de una tarde dominical en la Alameda Central con Calaca, 1946-47

Diego Rivera, Sueño de una tarde dominical en la Alameda Central con Calaca, 1946-47

In nessuna altra cultura come la messicana sono piú abbondanti le immagini della Morte femminile. Chiamata La Calavera ovvero Calaca, ha una infinità di soprannomi: Catrina, Pelona, Huesuda, Novia Fiel, Tilica, Dama Blanca, etc. Il celebre incisore José Guadalupe Posada ne ha fatto il ritratto piú trascendente. Si trova ovunque nell’opera pittorica di Frida Kahlo e Diego Rivera, che, nel suo quadro panoramico “Sogno di un pomeriggio domenicale nel parco dell’Alameda Centrale” (Sueño dominical en la Alameda Central), rappresenta lui stesso da ragazzo tenendo la mano de La Calaca.

Ultimamente, noi umani immaginiamo la Morte come androgina o asessuale, come gli angeli.

© Ute Margaret Saine

(From my essay series: How we all hang together)

– 1. Ariel Dorfman è nato in Argentina, ma dopo un soggiorno negli Stati Uniti, ha vissuto e studiato per lo più in Cile.
– Régine Crespin, nel video di seguito, canta “Der Tod und das Mädchen“. Schubert scrisse anche un quartetto eponimo sui temi della lied.

YouTube Preview Image

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestShare on LinkedInShare on TumblrEmail this to someone
Jul 292015
 

Il Quattrocento, aspetti di un’epoca

Che cosa fu la cosiddetta Peste Nera del XIV secolo, e che influenza ha avuto nel Quattrocento? Erano più diffusi i mulini a vento o quelli ad acqua? Che funzione giocò l’Europa nell’economia ottomana e viceversa? Abbiamo mai sentito parlare del Cannone di Costantinopoli? E dei Monti di Pietà? O passando a temi più “intimi”, come si svolgeva un matrimonio popolare? Che ruolo aveva la donna nel XV secolo? Come ci si divertiva?

Alcuni dei temi affrontati in questo ebook in cui saltellando qua e là per l’Europa, dall’Italia alla Germania alla Spagna alla Boemia, esaminando vari aspetti dell’Impero ottomano, dando cenni di economia, entrando in particolari della vita quotidiana e tanto altro ancora, abbiamo cercato di fare enfasi sull’utilità di avere una più ampia visione d’insieme della Storia.

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestShare on LinkedInShare on TumblrEmail this to someone
Jul 232015
 
Contratto di acquisto di uno schiavo, Lima,1794

Contratto di acquisto di uno schiavo, Lima, 1794

La storia è fatta anche di cifre, di statistiche che parlano, che hanno un loro linguaggio, una loro concretezza, a volte triste, cifre che servono per comprendere determinate realtà storiche che hanno interessato un’epoca. Agli inizi dell’Ottocento, dopo tre secoli (ben oltre) di commercio di schiavi, alcuni stati coloniali ne dichiararono l’illegalità: la Gran Bretagna nel 1807 (»»qua), gli Stati Uniti d’America nel 1808 (»»qua una mappa), la Danimarca qualche anno prima, nel 1792. Il tutto almeno formalmente, giacché fino al gennaio 1870 continuavano a sbarcare a Cuba schiavi provenienti dall’Africa (»»qua).

La loro compravendita (»»qua come erano trasportati) aveva arricchito nobili, principi, re, aveva sostenuto diverse economie locali e statali, una responsabilità che pesa fra l’altro sull’Europa:

“… a cominciare dal reperimento dei capitali necessari all’organizzazione della tratta transatlantica per finire con gli alibi attraverso i quali cercava di legittimarla. Varrà ricordare che, prima del Settecento, gli africani deportati in America sono più di un milione, mentre nel corso del Settecento e agli inizi dell’Ottocento superano i sei milioni. La sempre maggiore richiesta di schiavi nelle colonie americane è dovuta all’incremento delle esportazioni – cotone, caffè, tabacco, zucchero – verso l’Europa. Ove si considerino i carovanieri arabi, le compagnie mercantili, le manifatture tessili europee, i coloni americani, il fenomeno della tratta rivela dimensioni globali.” (1)

Diamo una visione sulla quantità di schiavi che arrivarono nel Nuovo Mondo fra il 1492 e il 1870 (2).

Sbarcati in:

– Messico: 200.000
– Cuba: 702.000
– Porto Rico: 77.000
– Santo Domingo: 30.000
– Centro America 21.000
– Ecuador e Panamá e Colombia: 200.000
– Venezuela: 121.000
– Perù: 95.000
– Bolivia e Rio della Plata: 100.000 (vedi articolo »»qua)
– Cile: 6.000
Totale: 1.552.000

Sebbene Carlo V avesse proibito nel 1526 la schiavitù e papa Paolo III dichiarava nella sua “Veritas Ipsa” (»»qua) che gli “indios erano uomini veri”, i fatti erano ben diversi da come alcune voci desideravano. Lo stesso Bartolomé de Las Casas scriveva nel 1542:

Per terminare con questa vicenda di infamie e di ferocie voglio soltanto aggiungere che, da quando han posto piede nel paese [si riferisce agli spagnoli] fino a oggi, nel corso cioè dei suddetti 16 anni, quegli aguzzini non han cessato di mettere in mare navi piene zeppe di indiani che hanno mandato a vendere a Santa Marta [N.d.R. Colombia], all’isola Spagnola, alla Giamaica e a San Juan: in tutto più di un milione di schiavi.” (3) (4)

*****

– 1. Attilio Brilli, Dove finiscono le mappe, il Mulino, 2012, ebook, pos. 3458, 3464.
– 2. da: The Atlantic Slave Trade: a census, di P.D. Curtin.
– 3. da: Brevisima relación de la Destrución de las Indias,  Bartolomé de Las Casas.
– 4. ancora oggi gli storici non sono concordi sulle cifre della schiavitù nell’età moderna, per cui alcuni autori parlano di vari milioni altri di poco più di un milione.

*****

(Articolo già pubblicato il 27 marzo 2008, corretto, ampliato e ripubblicato in data odierna)

Maggiori approfondimenti in:

Colombo e le Nuove Terre


Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestShare on LinkedInShare on TumblrEmail this to someone
Jul 192015
 

Storiografia e dintorni


È la storia da considerarsi come scienza? Che cosa ne pensava Jacques Le Goff? Ed Edward Carr? Che cosa è l’Angelo della Storia di Walter Benjamin? Come si deve scrivere la storia secondo Luciano di Samosata? Che cosa sono le quattro fasi della ricerca storica? E l’analisi intrinseca ed estrinseca di un documento? Che importanza hanno le immagini di oggi nella memoria storica?

Alcuni dei temi affrontati in questo ebook, passando inoltre dalle parole di Marc Bloch all’amore dei prigionieri di guerra verso la storia raccontata da Henri Pirenne, analizzando come trovare materiale per una ricerca e passeggiando come un flâneur in una città, stratificazione storica.

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestShare on LinkedInShare on TumblrEmail this to someone
Jul 142015
 
 Carlo V e Isabella del Portogallo, metà XVII sec., Tiziano


Carlo V e Isabella del Portogallo

Ben sappiamo che l’alimentazione è la base della nostra vita, della nostra sopravvivenza e, ancor più, quanto influisce sul carattere e sulle passioni di un uomo. Fare colazione da principe, pranzo da re e cena da povero, dice un vecchio adagio orientale, eppure raramente seguiamo i consigli storici dei nostri avi.

Carlo V (1500-1558) era un sovrano che amava la buona cucina, i pasti pantagruelici accompagnati da musica, canti, recitazione di versi, sebbene spesso mangiasse da solo per meglio assaporare il tutto. Il piatto prediletto era il pasticcio di anguille o il pesto di capponi con il latte o, addirittura, le zucche e le spezie che preferiva appena sveglio. Meglio se abbondantemente salato.

Accompagnato dalla fama di buongustaio, a Bologna, per esempio, nell’incoronazione del febbraio 1530, offrì dei buoi arrostiti e vino a piacimento al popolo. Sui prodotti provenienti dalle Nuove Terre, poi, aveva opinioni contrastanti, ricordiamo i sacchi di cacao che Hernán Cortés, dopo aver conquistato il Messico, portò in dono al sovrano, 1528, e sul cui sapore non seppe ben decidersi.

Caccia in onore di Carlo V, Lucas Cranach, 1544

Caccia in onore di Carlo V, Lucas Cranach, 1544

I medici glielo avevano suggerito di correggere le sue abitudini alimentari, giacché aveva, da sempre, seri problemi di salute, attaccato spesso da una dolorosissima gotta, oltre che di attrite e ulcera, che lo accompagnerà sino alla morte. Ma lui sembra facesse orecchio da mercante, specialmente quando ad abbeverare un lauto pranzo c’era abbondanza di birra, meglio fredda. Addirittura quando nel 1555 si ritirò, abdicando al trono, nei pressi del monastero di San Jerónimo di Yuste, in Estremadura, si portò dietro tutta una comitiva di servitori e cuochi: non riusciva a frenare la sua gola.

Visse fino al 30 agosto 1558, giorno in cui il sovrano di un impero in cui “non tramontava mai il sole” cominciò a sentire dolori di testa, pesantezza, sete e caldo, dovuti all’incipiente febbre malarica che gli procurava altresì tremori, delirio e freddo interno.

Il 19 settembre 1558, oramai in coma, il malinconico Carlo V morirà pronunciando la parola “Ay Jesus!”

*****

(Articolo già pubblicato il 22 febbraio 2008, corretto, ampliato e ripubblicato in data odierna)

Proposte letture:

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestShare on LinkedInShare on TumblrEmail this to someone
Jul 112015
 

Inghilterra e Rivoluzione industriale, XVIII sec.


Da quale ragionamento possiamo dedurre le cause del nuovo corso storico? Quando furono interrati quei semi che diedero tali frutti? E perché avvenne nel Settecento e non prima o dopo? Perché proprio nell’isola inglese? Che cosa pensava lo storico Toynbee di ciò che stava accadendo?

Un ebook che partendo dalle scoperte scientifiche del Seicento, accennando alla Gloriosa Rivoluzione, ci porta nelle dinamiche della Rivoluzione industriale, passando fra l’altro per Londra vista dagli ambasciatori veneziani e per le tele di William Hogarth.

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestShare on LinkedInShare on TumblrEmail this to someone
Jul 072015
 
FotóRiporter, 2006-4

FotóRiporter, 2006-4

Scrivere sul concetto di Mitteleuropa e consigliare qualche testo è impresa ardua e difficile, ché come il Danubio, fluido mutevole instabile, il termine è uno “stimolo” della storia, di una storia multinazionale, che supera confini ed eccezioni, ma che comprende eccezioni e confini.

Nel nostro immaginario collettivo, è rappresentata dall’efficienza burocratica austro-ungarica, da un’amministrazione rigida e funzionante, dai severi gendarmi baffuti, dai caffè che caldi accolgono il viandante vuoi a Vienna a Budapest, come a Praga o a Trieste, dagli alti campanili a cipolla delle chiese stile barocco, e sicuramente anche dall’operetta e dal valzer.

Ma Mitteleuropa era, è, altresì arcobaleno di pensieri idee nozioni, espressione Occidentale e Orientale nello stesso tempo, era, è, identità individualità temperamento multiculturalità. Mitteleuropa era, è, una certa comunanza di arte storia politica letteratura, un gioco che coinvolgeva e coinvolge i sentimenti di paesi quali la Germania, l’Austria, la Slovacchia, l’Ungheria, la Serbia, la Bulgaria, la Romania, e vari altri ancora.

E il Danubio potrebbe rappresentare la spina dorsale di molteplici mondi che prendono il cuore dell’Europa centrale e che potrebbero essere avvicinati da affinità sociali, storiche, culturali, da una lotta rappresentata contro l’impero ottomano del XVI-XVII sec., contro la Russia del XVIII-XIX-XX sec., contro le idee rivoluzionarie dell’Illuminismo del Settecento.

La cultura danubiana è una fortezza che offre grande rifugio quando ci si sente minacciati dal mondo, aggrediti dalla vita e timorosi di perdersi nella realtà infida, sicché ci si chiude in casa, dietro le carte e i protocolli d’ufficio, nella biblioteca, intorno all’abete natalizio di Stifter, chiusi nel ruvido e caldo loden.” (1)

Friedrich Naumann, 1913 ca.

Friedrich Naumann, 1913 ca.

Concetto, Mitteleuropa, entrato in crisi con la caduta dei grandi imperi centrali, Austro-Ungarico in particolare, mutato e ampliato con la fine della Guerra Fredda del secolo scorso. A tal pro, interessante il saggio del triestino Arduino Agnelli (1932-2004), La genesi dell’idea di Mitteleuropa (1971), per meglio capire l’oggi.

In ogni caso, faticoso, faticoso da definire un concetto che cambiava con il mutare dei tempi, del corso degli eventi, della politica, un concetto oggi ampliato territorialmente che investe peraltro economie di mercato, avendo attraversato il Pangermanesimo di Friedrich Naumann (1860-1919) che teorizzava la necessità di una federazione di stati centro-europei, federazione economica e culturale, il cui perno centrale fosse la Germania e l’Austria-Ungheria, con aperture verso Ovest ed Est (famosa la sua opera Mitteleuropa del 1915).

Un concreto rilievo ebbe, almeno dalla fine del XIX secolo fino all’avvento del nazismo in Germania, la comunità ebraica vissuta in quelle regioni, che dette impulso non solo all’economia, ma anche alla letteratura, una letteratura risultato di provenienze e nazionalità ben diverse.

Ricordando le parole dello scrittore ungherese György Konrád nel suo The Dream of Central Europe (1984), la Mitteleuropa è:

“… una sensibilità estetica che permette la complessità e il multilinguismo, una strategia che si appoggia sulla comprensione anche del nemico mortale…”, uno spirito che “consiste accettare la pluralità come un valore in sé e per sé…”. (2)

Claudio Magris, Danubio

A questo punto non ci resta che approfondire l’argomento viaggiando per quei paesi (alcuni) che compongono la “Terra di mezzo europea”, magari con il pesante volume del triestino, scrittore e germanista, Claudio Magris, Danubio, del 1986, seguendo il corso del lungo fiume dalle sorgenti tedesche allo sfocio delle sue acque nel Mar Negro, un cammino di oltre 2.800 km. che abbraccia storia letteratura ricordi pensieri miti.

*****

Massimo Libardi, Fernando Orlandi, Mitteleuropa. Mito, letteratura, filosofia

Mitteleuropa. Mito, letteratura, filosofia di Massimo Libardi e Fernando Orlandi, un testo che ci porta nelle accezioni del termine nato nell’Ottocento e reso famoso da Friedrich Naumann, nell’entità geografica e politica, interpretazioni per cercare di definire uno spazio che va oltre la fisicità del territorio, per entrare nelle forze inquiete dei luoghi.

*****

Igor Fiatti, La mitteleuropa nella letteratura contemporanea

E giacché oggi il termine Mitteleuropa viene associato più a un intorno intellettuale che territoriale (sic), ecco il libro di Igor Fiatti, La mitteleuropa nella letteratura contemporanea. Necessario per comprendere quel variopinto mosaico, che va dal centro alle periferie, composto dalle più disparate lingue e conoscenze, quel mosaico in cui il tedesco doveva, una volta, essere legame, in cui le diverse realtà nazionali, nelle continue tensioni, si esprimevano a loro modo.

*****

– 1. Claudio Magris, Danubio, Garzanti, 2011, ed. Kindle pos. 2366.
– 2. in Sara B. Young, Cultural Memory Studies: An International and Interdisciplinary Handbook, a cura di Astrid Erll, Ansgar Nünning, ed. De Gruyter, 2010, pag. 40.

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestShare on LinkedInShare on TumblrEmail this to someone
Jul 022015
 

Boton quiz

Abbiamo già parlato di Enrico VIII (»»qua), dedicandogli anche un quiz (»»qua). Approfondiamo l’argomento con altre sei domande che rivelano aspetti poco noti del sovrano inglese.

– 1. Quale delle sei mogli Enrico VIII chiamava “rosa senza spine”?
– 2. Chi fu il suo precettore, continuando a essere suo principale consigliere per lungo tempo?
– 3. Che cosa accadde nel 1536 che influì nella salute del sovrano per il resto della sua vita?
– 4. Che cosa era il “Valor Ecclesiasticus” voluto da Enrico VIII nel 1535?
– 5. Chi era Henry Fitzroy?
– 6. Una delle mogli di Enrico VIII era stata ambasciatrice, chi?

*****

Enrico VIII, moneta, Half Groat, XVI sec.

Enrico VIII, moneta, Half Groat, XVI sec.

*****

– 1. Catherine Howard, quinta delle sue consorti, che, malgrado le dolci parole del sovrano, fu poi fatta decapitare nel 1542 accusata d’infedeltà. Caterina aveva circa la metà degli anni di Enrico.
– 2. Thomas More, famoso umanista scrittore e politico dell’epoca. Tommaso fu anche insignito della carica di Lord Cancelliere, carica che non fu ostacolo alla sua decapitazione nel 1535, avendo rifiutato accettare la rottura con la Chiesa cattolica e l’annullamento del matrimonio di Enrico con Caterina d’Aragona.
– 3. Durante una “giostra” Enrico cadde dal suo cavallo che a sua volta precipitò sulle sue gambe, schiacciandole in modo serio e doloroso. Causa che gli procurò durante gli anni a venire forti mal di testa e ulcera agli arti inferiori. Da quel giorno, 24 gennaio 1536, il re iniziò a ingrassare notevolmente.
– 4. Fu una specie di indagine per classificare e quantificare i beni del clero cattolico, dopo esser stato lui nominato capo della Chiesa d’Inghilterra. Era un modo per valutare le relative tassazioni.
– 5. Figlio illegittimo di Enrico VIII e di una delle sue amanti, Elizabeth Blount, avuto nel 1519, figlio che cercava legittimare elevandolo a duca di Richmond e Somerset.
– 6. Caterina d’Aragona, moglie del deceduto fratello maggiore Arturo. La futura regina sarà ambasciatrice spagnolo in Inghilterra nel 1507. La prima ambasciatrice femminile in Europa.

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestShare on LinkedInShare on TumblrEmail this to someone
Jun 292015
 

Francia XVIII secolo, illuminismo e rivoluzione


Che influenza ha avuto l’Illuminismo nella Rivoluzione francese del 1789? E la decapitazione di Carlo I d’Inghilterra un secolo prima? Quali donne conducevano i salotti letterari del Settecento francese? Che importanza hanno avuto i libri e la stampa in generale in quel periodo? E la pubblicazione dell’Encyclopédie di Diderot e compagnia bella? Che cosa erano i cahiers de doléances? Che cosa accadeva nella vita quotidiana di quei decenni? Che cosa scrivevano nelle loro corrispondenze Francesco Favi e Thomas Jefferson?

Un ebook che ci introduce nell’Illuminismo e nella Rivoluzione francese, passeggiando fra Augustin de Robespierre, il pane, i costumi tipici e le testimonianze dell’epoca.

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestShare on LinkedInShare on TumblrEmail this to someone
Jun 262015
 

Il Rinascimento, un’introduzione


Come si presenterebbe ai nostri occhi una cucina tipica rinascimentale del ceto medio-alto? Quali elementi di ieri sembrerebbero ancora attuali? Che oggetti l’arrederebbero?

Niente di meglio che andare a scomodare un famoso veneziano, Bartolomeo Scappi (1500-1577), cuoco “secreto” prima di papa Pio IV e poi di Pio V. “Vediamo” e analizziamo la cucina in questione grazie alle seguenti immagini tratte dal suo prezioso libro: Opera dell’arte del cucinare, del 1570.

Nell’ebook qui a fianco, parliamo di lui, di alcune sue ricette, del suo tempo, trattiamo dell’Età rinascimentale in generale con preziosi e curiosi dettagli (leggi l’anteprima e l’Indice generale cliccando sull’immagine a sinistra).

Cucina rinascimentale

Cucina rinascimentale

Cucina nel Rinascimento, 1570, B. Scappi

Mestoli e multiformi oggetti, cucina rinascimentale, 1570, B. Scappi

Cucina nel Rinascimento, 1570, B. Scappi.

Coltelli per ben determinati lavori, cucina rinascimentale, 1570, B. Scappi.

Brocche, mestoli, e varie, nel Rinascimento, di B. Scappi

Brocche, mestoli, e varie, nel Rinascimento, di B. Scappi

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestShare on LinkedInShare on TumblrEmail this to someone